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2025-06-08
Con la scusa di Gaza l’opposizione va in piazza e rompe il silenzio elettorale
Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni (Ansa)
Piazza San Giovanni stracolma per la manifestazione di ieri organizzata da Pd, M5s e Avs per chiedere lo stop al massacro a Gaza. Un successo prevedibile, quello di questa iniziativa delle opposizioni, poiché, come segnalano tutti i sondaggi, e come si può facilmente comprendere parlando con parenti, amici, conoscenti, l’azione del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu viene condannata dalla stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle opinioni politiche. Le immagini dei bambini massacrati a Gaza stanno facendo il giro del mondo da mesi, e così le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo fanno registrare partecipazioni di massa. È successo anche ieri a Roma, con i leader delle opposizioni che hanno avuto gioco facile nel radunare centinaia di migliaia di persone sensibili a questo argomento (e magari tirare la volata al referendum).
Dopodiché, come era inevitabile, Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Bonelli&Fratoianni hanno colto l’occasione per attaccare pesantemente il governo di centrodestra, accusato di voltarsi dall’altra parte rispetto al massacro in atto a Gaza. Sul palco, prima degli interventi dei leader dei partiti, salgono tra gli altri Abubaker Abed, giornalista palestinese; Iddo Elam, giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare e preso parte alle proteste contro il governo Netanyahu; Anna Foa, storica (in video); i giornalisti Rula Jebreal e Gad Lerner; Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli; Walter Massa, presidente di Arci; Luisa Morgantini, di Assopace Palestina. Particolarmente applaudito l’intervento di Anna Foa: «Non c’è bisogno di ricordare uno a uno gli episodi atroci. Quello che c’è bisogno di ricordare», sottoline la Foa, «è che tutti facciamo il possibile per far udire la nostra voce, per premere sul governo e sull’Unione europea per fermare questo indicibile massacro e riportare gli ostaggi a casa. Sono una ebrea della diaspora», ricorda la Foa, «non sono sionista, ma considero antisemita chi vuol buttare a mare 8 milioni di ebrei che vivono in Israele. Tutto il resto è legittima critica al governo di Netanyahu». Tanti i protagonisti politici presenti in piazza: tra gli altri, i riformisti del Pd, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Chiara Braga, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è pure Massimo D’Alema, secondo il quale «fermare l’accordo di associazione Ue-Israele sarebbe un atto dovuto». Gli interventi dei leader dei partiti sono un concentrato di attacchi al governo: «Lo dico alla Meloni», accusa Bonelli, dopo aver ricordato raccontato l’incontro con una mamma palestinese disperata per il figlio mutilato «che usa il fatto di dirsi mamma: cara Meloni, noi non vogliamo un governo codardo e vigliacco, che con la mano sinistra dice, come Tajani e Meloni, “noi aiutiamo i bambini e li portiamo in Italia” e con la mano destra fa un accordo militare ed economico con Israele. Questo è inaccettabile». Scatenato Giuseppe Conte: «Il nostro governo», sottolinea il leader del M5s, «ha lasciato che sotto i nostri occhi ci fossero 60.000 vite distrutte di palestinesi, con 16.000 bambini trucidati. Che fossero distrutte scuole e ospedali o che fossero occupati i territori della Cisgiordania. Questo lo chiamiamo genocidio. Questa è la piazza dell’umanità di tutti gli italiani», aggiunge Conte, «che avvertono il senso di umanità e non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu che considerano amico. Noi l’accusa di antisemitismo la respingiamo con forza. Non è un’accusa accettabile, condannare il governo di Netanyahu non si chiama antisemitismo, si chiama umanità». «Questo», sostiene Nicola Fratoianni, «è un atto di accusa nei confronti del governo. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più». «Basta con il massacro di civili palestinesi», scandisce Elly Schlein, «basta con i crimini del governo di estrema destra Netanyahu. Basta con le occupazioni illegali e le bombe sulle scuole. Basta allo sterminio di migliaia di civili e basta spari contro le persone che vanno a chiedere un tozzo di pane. Siamo qui per chiedere un cessate il fuoco immediato è la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. Pretendiamo la fine delle occupazioni illegali in Cisgiordania. Il popolo palestinese», aggiunge la Schlein, «deve avere pace e giustizia e la pace si costruisce solo con due popoli e due Stati. La nostra critica a Netanyahu e ai suoi crimini non è antisemitismo. La condanna dell’antisemitismo è nel nostro Dna e nella nostra storia». Poi l’affondo contro la premier: «Il mondo non può rimanere a guardare», sottolinea la segretaria del Pd, «e non possono farlo l’Unione europea e questo governo codardo di Giorgia Meloni che non è riuscita ad esprimere una condanna di quanto accade e di ciò che fa Netanyahu». Appare come una risposta implicita il video pubblicato ieri mattina sui social da Giorgia Meloni, con le immagini degli incontri con i leader mondiali e il commento «Mentre qualcuno a sinistra parla di isolamento, noi continuiamo a lavorare per rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo. Una grande nazione, a cui vogliamo restituire il posto da protagonista che merita».
Alla fine, lo scivolone che smaschera la strumentalità politica dell’iniziativa: «Ci eravamo dimenticati», dicono i leader dei partiti, «andiamo tutti a votare l’8 e 9 giugno!». Alla faccia del silenzio elettorale.
La nave di Greta verso la Striscia: verrà bloccata
Ieri la Gaza Humanitarian Foundation ha reso noto di non aver potuto aprire i propri centri di distribuzione a causa di minacce provenienti da Hamas. Nella nota diffusa, non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla natura delle intimidazioni. Tuttavia, un portavoce dell’organizzazione ha precisato che le minacce erano rivolte agli autisti della fondazione e ai collaboratori palestinesi impiegati nella gestione logistica dei punti di distribuzione. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diramato un nuovo avvertimento in lingua araba rivolto agli abitanti di due ulteriori quartieri situati nel Nord della Striscia di Gaza esortandoli a lasciare immediatamente l’area in previsione di imminenti operazioni militari. «Le Idf prenderanno di mira qualsiasi zona impiegata per il lancio di razzi», si legge nell’avviso. Il messaggio è stato diffuso tramite un post sui social media dal portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee, che ha precisato: «Questo è un avvertimento prima dell’attacco! Le Idf colpiranno ogni luogo da cui vengono lanciati razzi. La responsabilità per l’evacuazione, lo sfollamento e le sofferenze della popolazione civile ricade interamente sulle organizzazioni terroristiche, in particolare su Hamas. Per la vostra sicurezza, evacuate subito verso Sud». Nelle ultime 48 ore Idf hanno inoltre scoperto il corpo di Muhammad Sinwar già leader di Hamas a Gaza, all’interno di un complesso sotterraneo situato sotto l’Ospedale europeo di Khan Yunis. Le Idf hanno eliminato As'ad Abu Shakriya, comandante delle Brigate Al Mujahideen, responsabile dell'omicidio della famiglia Bibas, e un altro alto funzionario dell'organizzazione salafita nei pressi di un ospedale di Gaza City. È intanto previsto che la Marina israeliana blocchi una missione di attivisti diretta a Gaza, volta a contestare il blocco imposto da Israele, qualora l’imbarcazione si avvicinasse alle acque territoriali israeliane. A bordo della nave Madleen, al centro dell’iniziativa promossa dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, potrebbero verificarsi tensioni diplomatiche: Francia e Regno Unito, secondo fonti accreditate, starebbero monitorando attentamente l’evolversi della situazione. Londra, per ora, ha respinto le richieste israeliane di ostacolare la partenza della nave, che batte bandiera britannica. Tra i dodici attivisti a bordo ci sono la svedese Greta Thunberg, il brasiliano Thiago Ávila, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e Rima Hassan, eurodeputata franco-palestinese. Alla Hassan, una dei sei cittadini francesi presenti sulla nave, era già stato negato l’ingresso in Israele a febbraio per via di precedenti dichiarazioni a favore di sanzioni e della lotta armata contro Israele. Nel caso in cui la Madleen puntasse nuovamente verso Gaza, verrebbe fermata dalla Marina israeliana, secondo quanto affermato dai funzionari. A quel punto potrebbe essere rimorchiata al porto di Ashdod o lasciata alla deriva, ha riportato nei giorni scorsi l’emittente pubblica israeliana Kan.
Infine, mentre scriviamo, Hamas ha diffuso una nuova immagine dell’ostaggio israeliano Matan Zangauker, accompagnata da un messaggio minaccioso secondo cui «non tornerà vivo». Il rilascio della foto avviene mentre il gruppo afferma che le forze israeliane stanno «assediando» l’area della Striscia di Gaza dove l’ostaggio sarebbe detenuto. Nell’immagine si vede la foto di Zangauker fissata a un sacco nero macchiato di sangue, adagiato su un pavimento anch’esso intriso di sangue, accanto ad alcuni proiettili. Il giovane appare disteso su un fianco, parzialmente coperto da una coperta, con una sacca per flebo visibile sullo sfondo.
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Manifestazione per la Palestina a Roma: critiche all’esecutivo e appello finale nel disperato tentativo di portare gente alle urne.Hamas pubblica una nuova immagine dell’ostaggio Matan Zangauker con un messaggio minaccioso: «Non tornerà vivo».Lo speciale contiene due articoli.Piazza San Giovanni stracolma per la manifestazione di ieri organizzata da Pd, M5s e Avs per chiedere lo stop al massacro a Gaza. Un successo prevedibile, quello di questa iniziativa delle opposizioni, poiché, come segnalano tutti i sondaggi, e come si può facilmente comprendere parlando con parenti, amici, conoscenti, l’azione del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu viene condannata dalla stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle opinioni politiche. Le immagini dei bambini massacrati a Gaza stanno facendo il giro del mondo da mesi, e così le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo fanno registrare partecipazioni di massa. È successo anche ieri a Roma, con i leader delle opposizioni che hanno avuto gioco facile nel radunare centinaia di migliaia di persone sensibili a questo argomento (e magari tirare la volata al referendum). Dopodiché, come era inevitabile, Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Bonelli&Fratoianni hanno colto l’occasione per attaccare pesantemente il governo di centrodestra, accusato di voltarsi dall’altra parte rispetto al massacro in atto a Gaza. Sul palco, prima degli interventi dei leader dei partiti, salgono tra gli altri Abubaker Abed, giornalista palestinese; Iddo Elam, giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare e preso parte alle proteste contro il governo Netanyahu; Anna Foa, storica (in video); i giornalisti Rula Jebreal e Gad Lerner; Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli; Walter Massa, presidente di Arci; Luisa Morgantini, di Assopace Palestina. Particolarmente applaudito l’intervento di Anna Foa: «Non c’è bisogno di ricordare uno a uno gli episodi atroci. Quello che c’è bisogno di ricordare», sottoline la Foa, «è che tutti facciamo il possibile per far udire la nostra voce, per premere sul governo e sull’Unione europea per fermare questo indicibile massacro e riportare gli ostaggi a casa. Sono una ebrea della diaspora», ricorda la Foa, «non sono sionista, ma considero antisemita chi vuol buttare a mare 8 milioni di ebrei che vivono in Israele. Tutto il resto è legittima critica al governo di Netanyahu». Tanti i protagonisti politici presenti in piazza: tra gli altri, i riformisti del Pd, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Chiara Braga, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è pure Massimo D’Alema, secondo il quale «fermare l’accordo di associazione Ue-Israele sarebbe un atto dovuto». Gli interventi dei leader dei partiti sono un concentrato di attacchi al governo: «Lo dico alla Meloni», accusa Bonelli, dopo aver ricordato raccontato l’incontro con una mamma palestinese disperata per il figlio mutilato «che usa il fatto di dirsi mamma: cara Meloni, noi non vogliamo un governo codardo e vigliacco, che con la mano sinistra dice, come Tajani e Meloni, “noi aiutiamo i bambini e li portiamo in Italia” e con la mano destra fa un accordo militare ed economico con Israele. Questo è inaccettabile». Scatenato Giuseppe Conte: «Il nostro governo», sottolinea il leader del M5s, «ha lasciato che sotto i nostri occhi ci fossero 60.000 vite distrutte di palestinesi, con 16.000 bambini trucidati. Che fossero distrutte scuole e ospedali o che fossero occupati i territori della Cisgiordania. Questo lo chiamiamo genocidio. Questa è la piazza dell’umanità di tutti gli italiani», aggiunge Conte, «che avvertono il senso di umanità e non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu che considerano amico. Noi l’accusa di antisemitismo la respingiamo con forza. Non è un’accusa accettabile, condannare il governo di Netanyahu non si chiama antisemitismo, si chiama umanità». «Questo», sostiene Nicola Fratoianni, «è un atto di accusa nei confronti del governo. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più». «Basta con il massacro di civili palestinesi», scandisce Elly Schlein, «basta con i crimini del governo di estrema destra Netanyahu. Basta con le occupazioni illegali e le bombe sulle scuole. Basta allo sterminio di migliaia di civili e basta spari contro le persone che vanno a chiedere un tozzo di pane. Siamo qui per chiedere un cessate il fuoco immediato è la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. Pretendiamo la fine delle occupazioni illegali in Cisgiordania. Il popolo palestinese», aggiunge la Schlein, «deve avere pace e giustizia e la pace si costruisce solo con due popoli e due Stati. La nostra critica a Netanyahu e ai suoi crimini non è antisemitismo. La condanna dell’antisemitismo è nel nostro Dna e nella nostra storia». Poi l’affondo contro la premier: «Il mondo non può rimanere a guardare», sottolinea la segretaria del Pd, «e non possono farlo l’Unione europea e questo governo codardo di Giorgia Meloni che non è riuscita ad esprimere una condanna di quanto accade e di ciò che fa Netanyahu». Appare come una risposta implicita il video pubblicato ieri mattina sui social da Giorgia Meloni, con le immagini degli incontri con i leader mondiali e il commento «Mentre qualcuno a sinistra parla di isolamento, noi continuiamo a lavorare per rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo. Una grande nazione, a cui vogliamo restituire il posto da protagonista che merita».Alla fine, lo scivolone che smaschera la strumentalità politica dell’iniziativa: «Ci eravamo dimenticati», dicono i leader dei partiti, «andiamo tutti a votare l’8 e 9 giugno!». 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Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diramato un nuovo avvertimento in lingua araba rivolto agli abitanti di due ulteriori quartieri situati nel Nord della Striscia di Gaza esortandoli a lasciare immediatamente l’area in previsione di imminenti operazioni militari. «Le Idf prenderanno di mira qualsiasi zona impiegata per il lancio di razzi», si legge nell’avviso. Il messaggio è stato diffuso tramite un post sui social media dal portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee, che ha precisato: «Questo è un avvertimento prima dell’attacco! Le Idf colpiranno ogni luogo da cui vengono lanciati razzi. La responsabilità per l’evacuazione, lo sfollamento e le sofferenze della popolazione civile ricade interamente sulle organizzazioni terroristiche, in particolare su Hamas. Per la vostra sicurezza, evacuate subito verso Sud». Nelle ultime 48 ore Idf hanno inoltre scoperto il corpo di Muhammad Sinwar già leader di Hamas a Gaza, all’interno di un complesso sotterraneo situato sotto l’Ospedale europeo di Khan Yunis. Le Idf hanno eliminato As'ad Abu Shakriya, comandante delle Brigate Al Mujahideen, responsabile dell'omicidio della famiglia Bibas, e un altro alto funzionario dell'organizzazione salafita nei pressi di un ospedale di Gaza City. È intanto previsto che la Marina israeliana blocchi una missione di attivisti diretta a Gaza, volta a contestare il blocco imposto da Israele, qualora l’imbarcazione si avvicinasse alle acque territoriali israeliane. A bordo della nave Madleen, al centro dell’iniziativa promossa dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, potrebbero verificarsi tensioni diplomatiche: Francia e Regno Unito, secondo fonti accreditate, starebbero monitorando attentamente l’evolversi della situazione. Londra, per ora, ha respinto le richieste israeliane di ostacolare la partenza della nave, che batte bandiera britannica. Tra i dodici attivisti a bordo ci sono la svedese Greta Thunberg, il brasiliano Thiago Ávila, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e Rima Hassan, eurodeputata franco-palestinese. Alla Hassan, una dei sei cittadini francesi presenti sulla nave, era già stato negato l’ingresso in Israele a febbraio per via di precedenti dichiarazioni a favore di sanzioni e della lotta armata contro Israele. Nel caso in cui la Madleen puntasse nuovamente verso Gaza, verrebbe fermata dalla Marina israeliana, secondo quanto affermato dai funzionari. A quel punto potrebbe essere rimorchiata al porto di Ashdod o lasciata alla deriva, ha riportato nei giorni scorsi l’emittente pubblica israeliana Kan. Infine, mentre scriviamo, Hamas ha diffuso una nuova immagine dell’ostaggio israeliano Matan Zangauker, accompagnata da un messaggio minaccioso secondo cui «non tornerà vivo». Il rilascio della foto avviene mentre il gruppo afferma che le forze israeliane stanno «assediando» l’area della Striscia di Gaza dove l’ostaggio sarebbe detenuto. Nell’immagine si vede la foto di Zangauker fissata a un sacco nero macchiato di sangue, adagiato su un pavimento anch’esso intriso di sangue, accanto ad alcuni proiettili. Il giovane appare disteso su un fianco, parzialmente coperto da una coperta, con una sacca per flebo visibile sullo sfondo.
Jeffrey Epstein (Ansa)
Dalle carte, consultabili online sul sito del Doj, emerge che due ragazze straniere sarebbero morte per strangolamento dopo sesso estremo nel ranch del predatore sessuale in New Messico, per poi essere sepolte su suo ordine nei dintorni della tenuta. In una email, inviata il 21 novembre 2019 da una persona che afferma di aver lavorato per Epstein a un uomo di nome Eddy Aragon, ci sono diversi link che mostrerebbero il defunto pedofilo filmato durante performances sessuali con ragazze minorenni e la confessione di un tentato omicidio di una delle ragazze. Nel testo il mittente scrive che due ragazze sono state sepolte su ordine di Epstein e «Madam G», verosimilmente la complice del faccendiere, Ghislaine Maxwell, tuttora reclusa in un carcere di massima sicurezza in Texas, nella vasta proprietà in New Mexico già nota come parco giochi privato del faccendiere per abusi sessuali e traffico di minori.
«Edward, questa vicenda è delicata, quindi sarà la prima e ultima mail, a seconda della tua discrezione. Puoi scegliere se tenerla o buttarla via, ma questo materiale viene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, come ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che ti allego è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di eventuali contenziosi tra me e lui. Non mi fare domande», chiosa in stampatello l’uomo. «Le cose più terribili su Jeffrey Epstein devono ancora essere scritte. Sapevi che da qualche parte nelle colline fuori dallo Zorro, due ragazze straniere sono state sepolte per ordine di Jeffrey e Madam G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish», scrive l’uomo. L’email è stata inoltrata all’Fbi tre mesi dopo il decesso di Epstein, ufficialmente morto suicida mentre era detenuto al Metropolitan Correctional Center di New York City.
Il finanziere pedofilo intendeva lasciare il suo Zorro Ranch, acquistato nel 1993 dall’ex governatore democratico del New Mexico Bruce King, alla sua ragazza bielorussa Karyna Shuliak. La tenuta di 13 miglia quadrate in mezzo al deserto vicino a Santa Fe includeva una residenza di circa 2.500 metri quadri. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, Epstein usava lo Zorro Ranch per i suoi appuntamenti segreti, dato che gli ospiti potevano andare e venire più discretamente rispetto a quanto potessero fare a Little St James, l’isola caraibica privata di Epstein al largo di St Thomas. Uno degli ospiti più importanti nel ranch degli orrori è, come noto, il principe Andrew d’Inghilterra, duca di York, insieme con sua moglie Sarah Ferguson.
Continuano nel frattempo le reazioni a catena dopo la pubblicazione dei file. Ed è ancora un quotidiano inglese, il Times, a riferire che la poltrona del primo ministro inglese Keir Starmer sarebbe in bilico dopo le rivelazioni sul caso dell’ex ambasciatore Peter Mandelson. Secondo quanto appreso, il premier ha deciso di confermare la sua nomina a rappresentante diplomatico del Regno Unito negli Stati Uniti, avvenuta ad aprile del 2025, nonostante i rapporti tra Mandelson ed Epstein fossero ampiamente noti a Downing Street. Un rapporto del Cabinet Office aveva infatti evidenziato, già prima della nomina, quale fosse la natura delle relazioni tra i due, facendo riferimento a un dossier confidenziale di JP Morgan che diceva che i due uomini avevano rapporti «particolarmente stretti». L’Ufficio del Gabinetto aveva presentato il dossier a Starmer, ma il primo ministro decise di credere «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson. I funzionari coinvolti nel processo di controllo hanno detto di aver trovato l’approccio di Starmer «sconcertante». «Le informazioni ora disponibili rendono chiaro che le risposte che ha dato Mandelson erano bugie», si è difeso il premier britannico. «Mi ha descritto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena. Tale inganno non è compatibile con il servizio pubblico», ha dichiarato il primo ministro inglese. La vicenda però ha aperto un dibattito sulla sua affidabilità: la decisione di credere alle smentite dell’ambasciatore anziché ai documentati dossier su di lui è una scelta che l’opposizione conservatrice e parte del Partito laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo, ma il premier ha chiarito che non intende dimettersi. Il filone rischia comunque di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora per molto.
Non poteva mancare il tormentone sulle spie venute dal freddo mandate da Vladimir Putin. Questa, perlomeno, è la versione del premier polacco Donald Tusk, secondo il quale il defunto faccendiere pedofilo statunitense avrebbe collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali, usando la trappola della seduzione, la cosiddetta «esca dolce». »La stampa globale ruota intorno al sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha concluso Donald Tusk e così le autorità polacche hanno aperto un’inchiesta, proprio mentre dall’altra parte dell’emisfero, in America, sono usciti alcuni file che mostrano con chiarezza che Epstein stava lavorando per rovesciare il presidente russo. «Dovremo andare presto in Russia», scriveva infatti Boris Nicolic, consulente e socio di Bill Gates alla Bill and Melinda Gates Foundation, a Epstein, «per incontrare Ilja Ponomarev (imprenditore e ex deputato della Duma, ndr) e la sua ragazza Alyona, che sono i principali organizzatori della rivolta contro Putin. Ho paura per quanto può succedergli», continuava Nicolic, «qualche idea per aiutarlo? Non con Davos», suggerisce l’uomo di Bill Gates a Epstein. «È impossibile studiare i materiali relativi al caso Epstein senza provare nausea», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, paragonando la lettura dei documenti alla visione di film thriller e polizieschi. «Ma tutto ha un limite morale».
I magistrati turchi stanno intanto passando al setaccio decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo, con l’obiettivo di ricostruire un traffico di minori dalla Turchia. A rendere drammatico il quadro ci sono i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di statistica turco Tuik), secondo cui tra il 2008 e il 2016 si sono perse le tracce di 104,531 minori. «Bisogna capire se sono stati contattati politici, funzionari o rappresentanti delle istituzioni. Bisogna risalire agli orfanotrofi e centri di accoglienza», ha dichiarato Dogan Bekin, parlamentare del partito conservatore Refah.
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«Salvador» (Netflix)
Otto episodi su Netflix per raccontare un padre e una figlia: lui ex medico, lei coinvolta in un gruppo neonazista. La serie spagnola evita la retorica e indaga fragilità, responsabilità e bisogno di appartenenza con uno sguardo sobrio.
Otto episodi, disponibili, in un'unica soluzione, su Netflix, a partire da venerdì 6 febbraio. Salvador non è lunga, né promette (per ora) di proseguire oltre questa prima stagione. Eppure, è capace, in uno spazio breve e curato, di raffigurare un quadro complesso: quello di una genitorialità in crisi, di figli incapaci di trovare un'identità rappresentativa, del disperato bisogno di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
Salvador, serie tv di origine spagnola, muove dal caso particolare di un padre, un ex medico demansionato, costretto - nonostante gli studi e il curriculum - a guidare le ambulanze. Salvador Aguirre ha un passato complicato, fatto di dipendenze che, piano piano, gli hanno eroso la vita. Ha una figlia, Milena, e con lei un rapporto travagliato. Un rapporto che, come il passato di Salvador, non è, però, al vaglio della serie.
Lo show, come già Adolescence, non sembra andare a ritroso, ma guardare avanti, muovendosi tra strade già battute, già note.
Salvador è la storia di un padre che, in una notte di lavoro, senza nessuna avvisaglia precedente, scopre la figlia essere parte di un gruppo di disadattati, violenti e pericolosi. Decisi, soprattutto, a rivendicare l'esatto opposto di quel che lui, per una vita intera, ha cercato di insegnarle. Milena si è unita ad una frangia di estrema destra, razzista e omofoba, una frangia all'interno della quale si nascondono anche svariati Incel. Odiano gli stranieri, i gay e le donne. Sono neonazisti. Fuor di retorica, però, perché quello che la serie vuole fare è provare ad indagare le ragioni che possano preludere ad una tale scelta.
Salvador cerca di scavare oltre la superficie, andando a fondo delle insicurezze, dei bisogni degli adolescenti. Chiedendosi quali e quante responsabilità abbiano i genitori, quante e quali la società nella quale cresciamo. Il risultato non è perfetto, ma convincente. Gli otto episodi della serie televisiva spagnola sono scorrevoli e ben costruiti, pensati per poter essere visti senza pruriti e ritrosie. Non c'è politica, non c'è grande giudizio. Solo la ricostruzione, piuttosto fedele e dettagliata, di uno spaccato che dimora vicino a tutti noi.
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È importante sottolineare come i ricercatori abbiano dialogato in stretta cooperazione, dando così vita a un modello di collaborazione realmente integrato e sinergico. Inoltre, il coinvolgimento di numerose aziende del settore spaziale ha dimostrato l’utilità e la validità di un approccio congiunto nel tradurre la ricerca di base in soluzioni e prodotti caratterizzati da un elevato livello di maturità tecnologica. In molti settori - in particolare quelli legati all’abitabilità dello spazio - l’Italia ha già dimostrato di aver conquistato una posizione di primo piano. Resta tuttavia aperta la sfida di consolidare e rafforzare tale ruolo, in un contesto internazionale altamente competitivo, per mantenere il passo con i progressi compiuti da Usa, Cina e Russia. Non basta allocare risorse finanziarie in assenza di un adeguato capitale di competenze, in particolare fra le giovani generazioni.
È necessario investire in ambito educativo, per reclutare risorse umane qualificate. In questa prospettiva, il progetto Space it Up! ha reso possibile la contrattualizzazione di oltre 180 ricercatori post-dottorato e più di 100 dottorandi di ricerca. Occorre però rendere i percorsi formativi sempre più coerenti con i profili professionali oggi richiesti dalla ricerca scientifica e dall’industria. I temi dello spazio devono trovare un’integrazione strutturata per entrare a pieno titolo nella programmazione universitaria, attraverso il consolidamento di iniziative già avviate con l’istituzione di un dottorato nazionale sullo spazio, l’avvio di un corso di alta formazione e specializzazione sulla medicina aeronautica e la promozione di centri di studio e ricerca a forte carattere interdisciplinare.
In secondo luogo, al netto della rilevanza della ricerca di base, emerge la necessità di fare un ulteriore balzo in avanti sul piano tecnologico. Le attività e le soluzioni presentate a Firenze, mostrano in molti casi, fatte salve alcune lodevoli eccezioni, un basso livello di maturità tecnologica. Tale aspetto risulta particolarmente critico in ambito biomedico, data la frequente compromissione di funzioni essenziali a cui gli equipaggi vanno incontro nel corso di una missione spaziale, al punto che gli effetti ne possono compromettere prestazioni e sicurezza. Lo sviluppo di contromisure efficaci, in particolare per i danni causati da microgravità e radiazioni, è quindi di rilevanza assolutamente strategica per il futuro dell’esplorazione spaziale, ma si trovano ancora in fase preliminare rispetto alla tabella di marcia che auspicano politici e tecnocrati. Ciò che si rende necessario è quindi la costruzione di un dialogo più stretto tra mondo accademico e industria spaziale, per migliorare il trasferimento tecnologico e massimizzare l’impatto complessivo dell’iniziativa scientifica. Inoltre, è necessario rimodulare gli obiettivi della ricerca e dello sviluppo tecnologico secondo modelli e tempi realistici, in aderenza ai vettori di cui oggi disponiamo.
Tutto questo richiede una governance priva di intralci burocratici inutili e che sappia soprattutto concentrarsi su poche e selezionate priorità, evitando la dispersione su una miriade di iniziative frammentate. In questo contesto, è verosimile nonché auspicabile che il progetto Space it Up! possa proseguire oltre il suo orizzonte temporale attraverso nuovi finanziamenti che tengano conto delle criticità incontrate e che enfatizzino l’impatto che la ricerca spaziale genera in termini di ricadute scientifiche, tecnologiche e socio-economiche sulla Terra. In prospettiva, la ricerca spaziale renderà disponibili nuovi farmaci, inclusi antibiotici ottenuti da funghi e alghe in condizioni di microgravità, sensori diagnostici in grado di analizzare saliva o aria espirata, tute teranostiche capaci di eseguire diagnosi e praticare terapie per mezzo di stimolazioni biofisiche, avanzati sistemi di telemedicina, tessuti di cellule per trapianti, applicazioni robotiche per la chirurgia. Tali ricadute costituiscono una dimostrazione concreta del valore della ricerca spaziale. E questa è la risposta migliore a quanti credono che i fondi investiti nelle missioni spaziali siano superflui. Di superfluo, c’è solo la loro ignoranza.
coordinatore scientifico Comint
consigliere scientifico Asi
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