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2025-06-08
Con la scusa di Gaza l’opposizione va in piazza e rompe il silenzio elettorale
Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni (Ansa)
Piazza San Giovanni stracolma per la manifestazione di ieri organizzata da Pd, M5s e Avs per chiedere lo stop al massacro a Gaza. Un successo prevedibile, quello di questa iniziativa delle opposizioni, poiché, come segnalano tutti i sondaggi, e come si può facilmente comprendere parlando con parenti, amici, conoscenti, l’azione del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu viene condannata dalla stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle opinioni politiche. Le immagini dei bambini massacrati a Gaza stanno facendo il giro del mondo da mesi, e così le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo fanno registrare partecipazioni di massa. È successo anche ieri a Roma, con i leader delle opposizioni che hanno avuto gioco facile nel radunare centinaia di migliaia di persone sensibili a questo argomento (e magari tirare la volata al referendum).
Dopodiché, come era inevitabile, Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Bonelli&Fratoianni hanno colto l’occasione per attaccare pesantemente il governo di centrodestra, accusato di voltarsi dall’altra parte rispetto al massacro in atto a Gaza. Sul palco, prima degli interventi dei leader dei partiti, salgono tra gli altri Abubaker Abed, giornalista palestinese; Iddo Elam, giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare e preso parte alle proteste contro il governo Netanyahu; Anna Foa, storica (in video); i giornalisti Rula Jebreal e Gad Lerner; Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli; Walter Massa, presidente di Arci; Luisa Morgantini, di Assopace Palestina. Particolarmente applaudito l’intervento di Anna Foa: «Non c’è bisogno di ricordare uno a uno gli episodi atroci. Quello che c’è bisogno di ricordare», sottoline la Foa, «è che tutti facciamo il possibile per far udire la nostra voce, per premere sul governo e sull’Unione europea per fermare questo indicibile massacro e riportare gli ostaggi a casa. Sono una ebrea della diaspora», ricorda la Foa, «non sono sionista, ma considero antisemita chi vuol buttare a mare 8 milioni di ebrei che vivono in Israele. Tutto il resto è legittima critica al governo di Netanyahu». Tanti i protagonisti politici presenti in piazza: tra gli altri, i riformisti del Pd, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Chiara Braga, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è pure Massimo D’Alema, secondo il quale «fermare l’accordo di associazione Ue-Israele sarebbe un atto dovuto». Gli interventi dei leader dei partiti sono un concentrato di attacchi al governo: «Lo dico alla Meloni», accusa Bonelli, dopo aver ricordato raccontato l’incontro con una mamma palestinese disperata per il figlio mutilato «che usa il fatto di dirsi mamma: cara Meloni, noi non vogliamo un governo codardo e vigliacco, che con la mano sinistra dice, come Tajani e Meloni, “noi aiutiamo i bambini e li portiamo in Italia” e con la mano destra fa un accordo militare ed economico con Israele. Questo è inaccettabile». Scatenato Giuseppe Conte: «Il nostro governo», sottolinea il leader del M5s, «ha lasciato che sotto i nostri occhi ci fossero 60.000 vite distrutte di palestinesi, con 16.000 bambini trucidati. Che fossero distrutte scuole e ospedali o che fossero occupati i territori della Cisgiordania. Questo lo chiamiamo genocidio. Questa è la piazza dell’umanità di tutti gli italiani», aggiunge Conte, «che avvertono il senso di umanità e non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu che considerano amico. Noi l’accusa di antisemitismo la respingiamo con forza. Non è un’accusa accettabile, condannare il governo di Netanyahu non si chiama antisemitismo, si chiama umanità». «Questo», sostiene Nicola Fratoianni, «è un atto di accusa nei confronti del governo. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più». «Basta con il massacro di civili palestinesi», scandisce Elly Schlein, «basta con i crimini del governo di estrema destra Netanyahu. Basta con le occupazioni illegali e le bombe sulle scuole. Basta allo sterminio di migliaia di civili e basta spari contro le persone che vanno a chiedere un tozzo di pane. Siamo qui per chiedere un cessate il fuoco immediato è la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. Pretendiamo la fine delle occupazioni illegali in Cisgiordania. Il popolo palestinese», aggiunge la Schlein, «deve avere pace e giustizia e la pace si costruisce solo con due popoli e due Stati. La nostra critica a Netanyahu e ai suoi crimini non è antisemitismo. La condanna dell’antisemitismo è nel nostro Dna e nella nostra storia». Poi l’affondo contro la premier: «Il mondo non può rimanere a guardare», sottolinea la segretaria del Pd, «e non possono farlo l’Unione europea e questo governo codardo di Giorgia Meloni che non è riuscita ad esprimere una condanna di quanto accade e di ciò che fa Netanyahu». Appare come una risposta implicita il video pubblicato ieri mattina sui social da Giorgia Meloni, con le immagini degli incontri con i leader mondiali e il commento «Mentre qualcuno a sinistra parla di isolamento, noi continuiamo a lavorare per rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo. Una grande nazione, a cui vogliamo restituire il posto da protagonista che merita».
Alla fine, lo scivolone che smaschera la strumentalità politica dell’iniziativa: «Ci eravamo dimenticati», dicono i leader dei partiti, «andiamo tutti a votare l’8 e 9 giugno!». Alla faccia del silenzio elettorale.
La nave di Greta verso la Striscia: verrà bloccata
Ieri la Gaza Humanitarian Foundation ha reso noto di non aver potuto aprire i propri centri di distribuzione a causa di minacce provenienti da Hamas. Nella nota diffusa, non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla natura delle intimidazioni. Tuttavia, un portavoce dell’organizzazione ha precisato che le minacce erano rivolte agli autisti della fondazione e ai collaboratori palestinesi impiegati nella gestione logistica dei punti di distribuzione. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diramato un nuovo avvertimento in lingua araba rivolto agli abitanti di due ulteriori quartieri situati nel Nord della Striscia di Gaza esortandoli a lasciare immediatamente l’area in previsione di imminenti operazioni militari. «Le Idf prenderanno di mira qualsiasi zona impiegata per il lancio di razzi», si legge nell’avviso. Il messaggio è stato diffuso tramite un post sui social media dal portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee, che ha precisato: «Questo è un avvertimento prima dell’attacco! Le Idf colpiranno ogni luogo da cui vengono lanciati razzi. La responsabilità per l’evacuazione, lo sfollamento e le sofferenze della popolazione civile ricade interamente sulle organizzazioni terroristiche, in particolare su Hamas. Per la vostra sicurezza, evacuate subito verso Sud». Nelle ultime 48 ore Idf hanno inoltre scoperto il corpo di Muhammad Sinwar già leader di Hamas a Gaza, all’interno di un complesso sotterraneo situato sotto l’Ospedale europeo di Khan Yunis. Le Idf hanno eliminato As'ad Abu Shakriya, comandante delle Brigate Al Mujahideen, responsabile dell'omicidio della famiglia Bibas, e un altro alto funzionario dell'organizzazione salafita nei pressi di un ospedale di Gaza City. È intanto previsto che la Marina israeliana blocchi una missione di attivisti diretta a Gaza, volta a contestare il blocco imposto da Israele, qualora l’imbarcazione si avvicinasse alle acque territoriali israeliane. A bordo della nave Madleen, al centro dell’iniziativa promossa dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, potrebbero verificarsi tensioni diplomatiche: Francia e Regno Unito, secondo fonti accreditate, starebbero monitorando attentamente l’evolversi della situazione. Londra, per ora, ha respinto le richieste israeliane di ostacolare la partenza della nave, che batte bandiera britannica. Tra i dodici attivisti a bordo ci sono la svedese Greta Thunberg, il brasiliano Thiago Ávila, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e Rima Hassan, eurodeputata franco-palestinese. Alla Hassan, una dei sei cittadini francesi presenti sulla nave, era già stato negato l’ingresso in Israele a febbraio per via di precedenti dichiarazioni a favore di sanzioni e della lotta armata contro Israele. Nel caso in cui la Madleen puntasse nuovamente verso Gaza, verrebbe fermata dalla Marina israeliana, secondo quanto affermato dai funzionari. A quel punto potrebbe essere rimorchiata al porto di Ashdod o lasciata alla deriva, ha riportato nei giorni scorsi l’emittente pubblica israeliana Kan.
Infine, mentre scriviamo, Hamas ha diffuso una nuova immagine dell’ostaggio israeliano Matan Zangauker, accompagnata da un messaggio minaccioso secondo cui «non tornerà vivo». Il rilascio della foto avviene mentre il gruppo afferma che le forze israeliane stanno «assediando» l’area della Striscia di Gaza dove l’ostaggio sarebbe detenuto. Nell’immagine si vede la foto di Zangauker fissata a un sacco nero macchiato di sangue, adagiato su un pavimento anch’esso intriso di sangue, accanto ad alcuni proiettili. Il giovane appare disteso su un fianco, parzialmente coperto da una coperta, con una sacca per flebo visibile sullo sfondo.
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Manifestazione per la Palestina a Roma: critiche all’esecutivo e appello finale nel disperato tentativo di portare gente alle urne.Hamas pubblica una nuova immagine dell’ostaggio Matan Zangauker con un messaggio minaccioso: «Non tornerà vivo».Lo speciale contiene due articoli.Piazza San Giovanni stracolma per la manifestazione di ieri organizzata da Pd, M5s e Avs per chiedere lo stop al massacro a Gaza. Un successo prevedibile, quello di questa iniziativa delle opposizioni, poiché, come segnalano tutti i sondaggi, e come si può facilmente comprendere parlando con parenti, amici, conoscenti, l’azione del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu viene condannata dalla stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle opinioni politiche. Le immagini dei bambini massacrati a Gaza stanno facendo il giro del mondo da mesi, e così le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo fanno registrare partecipazioni di massa. È successo anche ieri a Roma, con i leader delle opposizioni che hanno avuto gioco facile nel radunare centinaia di migliaia di persone sensibili a questo argomento (e magari tirare la volata al referendum). Dopodiché, come era inevitabile, Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Bonelli&Fratoianni hanno colto l’occasione per attaccare pesantemente il governo di centrodestra, accusato di voltarsi dall’altra parte rispetto al massacro in atto a Gaza. Sul palco, prima degli interventi dei leader dei partiti, salgono tra gli altri Abubaker Abed, giornalista palestinese; Iddo Elam, giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare e preso parte alle proteste contro il governo Netanyahu; Anna Foa, storica (in video); i giornalisti Rula Jebreal e Gad Lerner; Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli; Walter Massa, presidente di Arci; Luisa Morgantini, di Assopace Palestina. Particolarmente applaudito l’intervento di Anna Foa: «Non c’è bisogno di ricordare uno a uno gli episodi atroci. Quello che c’è bisogno di ricordare», sottoline la Foa, «è che tutti facciamo il possibile per far udire la nostra voce, per premere sul governo e sull’Unione europea per fermare questo indicibile massacro e riportare gli ostaggi a casa. Sono una ebrea della diaspora», ricorda la Foa, «non sono sionista, ma considero antisemita chi vuol buttare a mare 8 milioni di ebrei che vivono in Israele. Tutto il resto è legittima critica al governo di Netanyahu». Tanti i protagonisti politici presenti in piazza: tra gli altri, i riformisti del Pd, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Chiara Braga, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è pure Massimo D’Alema, secondo il quale «fermare l’accordo di associazione Ue-Israele sarebbe un atto dovuto». Gli interventi dei leader dei partiti sono un concentrato di attacchi al governo: «Lo dico alla Meloni», accusa Bonelli, dopo aver ricordato raccontato l’incontro con una mamma palestinese disperata per il figlio mutilato «che usa il fatto di dirsi mamma: cara Meloni, noi non vogliamo un governo codardo e vigliacco, che con la mano sinistra dice, come Tajani e Meloni, “noi aiutiamo i bambini e li portiamo in Italia” e con la mano destra fa un accordo militare ed economico con Israele. Questo è inaccettabile». Scatenato Giuseppe Conte: «Il nostro governo», sottolinea il leader del M5s, «ha lasciato che sotto i nostri occhi ci fossero 60.000 vite distrutte di palestinesi, con 16.000 bambini trucidati. Che fossero distrutte scuole e ospedali o che fossero occupati i territori della Cisgiordania. Questo lo chiamiamo genocidio. Questa è la piazza dell’umanità di tutti gli italiani», aggiunge Conte, «che avvertono il senso di umanità e non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu che considerano amico. Noi l’accusa di antisemitismo la respingiamo con forza. Non è un’accusa accettabile, condannare il governo di Netanyahu non si chiama antisemitismo, si chiama umanità». «Questo», sostiene Nicola Fratoianni, «è un atto di accusa nei confronti del governo. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più». «Basta con il massacro di civili palestinesi», scandisce Elly Schlein, «basta con i crimini del governo di estrema destra Netanyahu. Basta con le occupazioni illegali e le bombe sulle scuole. Basta allo sterminio di migliaia di civili e basta spari contro le persone che vanno a chiedere un tozzo di pane. Siamo qui per chiedere un cessate il fuoco immediato è la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. Pretendiamo la fine delle occupazioni illegali in Cisgiordania. Il popolo palestinese», aggiunge la Schlein, «deve avere pace e giustizia e la pace si costruisce solo con due popoli e due Stati. La nostra critica a Netanyahu e ai suoi crimini non è antisemitismo. La condanna dell’antisemitismo è nel nostro Dna e nella nostra storia». Poi l’affondo contro la premier: «Il mondo non può rimanere a guardare», sottolinea la segretaria del Pd, «e non possono farlo l’Unione europea e questo governo codardo di Giorgia Meloni che non è riuscita ad esprimere una condanna di quanto accade e di ciò che fa Netanyahu». Appare come una risposta implicita il video pubblicato ieri mattina sui social da Giorgia Meloni, con le immagini degli incontri con i leader mondiali e il commento «Mentre qualcuno a sinistra parla di isolamento, noi continuiamo a lavorare per rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo. Una grande nazione, a cui vogliamo restituire il posto da protagonista che merita».Alla fine, lo scivolone che smaschera la strumentalità politica dell’iniziativa: «Ci eravamo dimenticati», dicono i leader dei partiti, «andiamo tutti a votare l’8 e 9 giugno!». 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Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diramato un nuovo avvertimento in lingua araba rivolto agli abitanti di due ulteriori quartieri situati nel Nord della Striscia di Gaza esortandoli a lasciare immediatamente l’area in previsione di imminenti operazioni militari. «Le Idf prenderanno di mira qualsiasi zona impiegata per il lancio di razzi», si legge nell’avviso. Il messaggio è stato diffuso tramite un post sui social media dal portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee, che ha precisato: «Questo è un avvertimento prima dell’attacco! Le Idf colpiranno ogni luogo da cui vengono lanciati razzi. La responsabilità per l’evacuazione, lo sfollamento e le sofferenze della popolazione civile ricade interamente sulle organizzazioni terroristiche, in particolare su Hamas. Per la vostra sicurezza, evacuate subito verso Sud». Nelle ultime 48 ore Idf hanno inoltre scoperto il corpo di Muhammad Sinwar già leader di Hamas a Gaza, all’interno di un complesso sotterraneo situato sotto l’Ospedale europeo di Khan Yunis. Le Idf hanno eliminato As'ad Abu Shakriya, comandante delle Brigate Al Mujahideen, responsabile dell'omicidio della famiglia Bibas, e un altro alto funzionario dell'organizzazione salafita nei pressi di un ospedale di Gaza City. È intanto previsto che la Marina israeliana blocchi una missione di attivisti diretta a Gaza, volta a contestare il blocco imposto da Israele, qualora l’imbarcazione si avvicinasse alle acque territoriali israeliane. A bordo della nave Madleen, al centro dell’iniziativa promossa dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, potrebbero verificarsi tensioni diplomatiche: Francia e Regno Unito, secondo fonti accreditate, starebbero monitorando attentamente l’evolversi della situazione. Londra, per ora, ha respinto le richieste israeliane di ostacolare la partenza della nave, che batte bandiera britannica. Tra i dodici attivisti a bordo ci sono la svedese Greta Thunberg, il brasiliano Thiago Ávila, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e Rima Hassan, eurodeputata franco-palestinese. Alla Hassan, una dei sei cittadini francesi presenti sulla nave, era già stato negato l’ingresso in Israele a febbraio per via di precedenti dichiarazioni a favore di sanzioni e della lotta armata contro Israele. Nel caso in cui la Madleen puntasse nuovamente verso Gaza, verrebbe fermata dalla Marina israeliana, secondo quanto affermato dai funzionari. A quel punto potrebbe essere rimorchiata al porto di Ashdod o lasciata alla deriva, ha riportato nei giorni scorsi l’emittente pubblica israeliana Kan. Infine, mentre scriviamo, Hamas ha diffuso una nuova immagine dell’ostaggio israeliano Matan Zangauker, accompagnata da un messaggio minaccioso secondo cui «non tornerà vivo». Il rilascio della foto avviene mentre il gruppo afferma che le forze israeliane stanno «assediando» l’area della Striscia di Gaza dove l’ostaggio sarebbe detenuto. Nell’immagine si vede la foto di Zangauker fissata a un sacco nero macchiato di sangue, adagiato su un pavimento anch’esso intriso di sangue, accanto ad alcuni proiettili. Il giovane appare disteso su un fianco, parzialmente coperto da una coperta, con una sacca per flebo visibile sullo sfondo.
La partecipazione della gente al funerale del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, a Pontida (Ansa)
Pontida è tornata a essere il luogo simbolo della Lega per l’ultimo saluto a Umberto Bossi. A tre giorni dalla morte, centinaia di militanti si sono ritrovati davanti all’abbazia di San Giacomo, tra bandiere con il Sole delle Alpi, fazzoletti verdi e striscioni che richiamano i temi che hanno segnato una stagione politica. Su uno, appeso all’ingresso del paese, la frase: «Una vita senza libertà non è vita. W Bossi».
L’arrivo del feretro è stato accolto da un lungo applauso e da cori scanditi dalla folla: «Bossi, Bossi», ma anche «Padania libera» e «Libertà». Sulla bara, oltre ai fiori, la bandiera con il simbolo del movimento. All’interno della chiesa, circa quattrocento posti riservati alla famiglia e alle autorità; all’esterno, i militanti hanno seguito la cerimonia attraverso un maxischermo, raccolti davanti alle transenne che delimitavano l’area. Tra i primi ad arrivare il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre tra i presenti si è visto anche Mario Borghezio, con il tradizionale fazzoletto verde. In chiesa, tra gli altri, i presidenti delle Camere Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, diversi ministri e rappresentanti delle istituzioni. L’atmosfera si è fatta più tesa con l’arrivo del segretario della Lega Matteo Salvini. Indossava una camicia verde, richiamo esplicito alla storia del movimento, ma una parte dei presenti lo ha contestato con cori come «Vergogna» e «Molla la camicia verde». Salvini si è avvicinato alle transenne per salutare i militanti, senza fermarsi, mentre attorno a lui si alternavano applausi e dissenso. Poco dopo, il clima si è ricompattato nel ricordo del fondatore, con nuovi cori «Bossi, Bossi» che hanno accompagnato l’ingresso in abbazia.
Contestazioni anche per l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, mentre è stata accolta dagli applausi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata insieme al vicepremier Antonio Tajani. Al suo arrivo si sono sentiti slogan diversi, da «Secessione, secessione» a cori con il suo nome. Applausi anche per Luca Zaia e Attilio Fontana, salutati calorosamente dai militanti lungo le transenne. Una presenza diffusa, quella del mondo leghista di ieri e di oggi, che ha segnato tutta la giornata. A spiegare il malumore di una parte della base nei confronti dell’attuale leadership anche le parole dell’ex ministro Roberto Castelli, che ha parlato apertamente di una «eredità tradita», sostenendo che «la Lega di Salvini non è la Lega».
Durante la funzione e fino all’uscita del feretro, la piazza è rimasta attraversata da cori e richiami identitari. Nel momento conclusivo, mentre la bara veniva accompagnata fuori dalla chiesa insieme alla famiglia e alle autorità, un gruppo di militanti ha scandito: «Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore». Dal microfono, Giorgetti è intervenuto con un «per cortesia» per riportare il silenzio e permettere la conclusione della preghiera.
Già dalle prime ore del mattino, Pontida aveva mostrato il volto più riconoscibile del suo popolo: striscioni, bandiere, simboli e una partecipazione che mescolava memoria e identità. Tra i presenti anche giovani militanti, arrivati per rendere omaggio a quello che molti hanno definito il loro punto di riferimento politico. Nel giorno dell’addio al Senatùr, il paese che per anni è stato teatro dei raduni leghisti si è trasformato ancora una volta in un luogo di appartenenza. Tra applausi, tensioni e richiami alle origini, il ricordo di Bossi ha finito per tenere insieme, almeno per qualche ora, una comunità attraversata da divisioni ma ancora legata al suo fondatore.
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