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2025-06-08
Con la scusa di Gaza l’opposizione va in piazza e rompe il silenzio elettorale
Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni (Ansa)
Piazza San Giovanni stracolma per la manifestazione di ieri organizzata da Pd, M5s e Avs per chiedere lo stop al massacro a Gaza. Un successo prevedibile, quello di questa iniziativa delle opposizioni, poiché, come segnalano tutti i sondaggi, e come si può facilmente comprendere parlando con parenti, amici, conoscenti, l’azione del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu viene condannata dalla stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle opinioni politiche. Le immagini dei bambini massacrati a Gaza stanno facendo il giro del mondo da mesi, e così le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo fanno registrare partecipazioni di massa. È successo anche ieri a Roma, con i leader delle opposizioni che hanno avuto gioco facile nel radunare centinaia di migliaia di persone sensibili a questo argomento (e magari tirare la volata al referendum).
Dopodiché, come era inevitabile, Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Bonelli&Fratoianni hanno colto l’occasione per attaccare pesantemente il governo di centrodestra, accusato di voltarsi dall’altra parte rispetto al massacro in atto a Gaza. Sul palco, prima degli interventi dei leader dei partiti, salgono tra gli altri Abubaker Abed, giornalista palestinese; Iddo Elam, giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare e preso parte alle proteste contro il governo Netanyahu; Anna Foa, storica (in video); i giornalisti Rula Jebreal e Gad Lerner; Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli; Walter Massa, presidente di Arci; Luisa Morgantini, di Assopace Palestina. Particolarmente applaudito l’intervento di Anna Foa: «Non c’è bisogno di ricordare uno a uno gli episodi atroci. Quello che c’è bisogno di ricordare», sottoline la Foa, «è che tutti facciamo il possibile per far udire la nostra voce, per premere sul governo e sull’Unione europea per fermare questo indicibile massacro e riportare gli ostaggi a casa. Sono una ebrea della diaspora», ricorda la Foa, «non sono sionista, ma considero antisemita chi vuol buttare a mare 8 milioni di ebrei che vivono in Israele. Tutto il resto è legittima critica al governo di Netanyahu». Tanti i protagonisti politici presenti in piazza: tra gli altri, i riformisti del Pd, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Chiara Braga, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è pure Massimo D’Alema, secondo il quale «fermare l’accordo di associazione Ue-Israele sarebbe un atto dovuto». Gli interventi dei leader dei partiti sono un concentrato di attacchi al governo: «Lo dico alla Meloni», accusa Bonelli, dopo aver ricordato raccontato l’incontro con una mamma palestinese disperata per il figlio mutilato «che usa il fatto di dirsi mamma: cara Meloni, noi non vogliamo un governo codardo e vigliacco, che con la mano sinistra dice, come Tajani e Meloni, “noi aiutiamo i bambini e li portiamo in Italia” e con la mano destra fa un accordo militare ed economico con Israele. Questo è inaccettabile». Scatenato Giuseppe Conte: «Il nostro governo», sottolinea il leader del M5s, «ha lasciato che sotto i nostri occhi ci fossero 60.000 vite distrutte di palestinesi, con 16.000 bambini trucidati. Che fossero distrutte scuole e ospedali o che fossero occupati i territori della Cisgiordania. Questo lo chiamiamo genocidio. Questa è la piazza dell’umanità di tutti gli italiani», aggiunge Conte, «che avvertono il senso di umanità e non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu che considerano amico. Noi l’accusa di antisemitismo la respingiamo con forza. Non è un’accusa accettabile, condannare il governo di Netanyahu non si chiama antisemitismo, si chiama umanità». «Questo», sostiene Nicola Fratoianni, «è un atto di accusa nei confronti del governo. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più». «Basta con il massacro di civili palestinesi», scandisce Elly Schlein, «basta con i crimini del governo di estrema destra Netanyahu. Basta con le occupazioni illegali e le bombe sulle scuole. Basta allo sterminio di migliaia di civili e basta spari contro le persone che vanno a chiedere un tozzo di pane. Siamo qui per chiedere un cessate il fuoco immediato è la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. Pretendiamo la fine delle occupazioni illegali in Cisgiordania. Il popolo palestinese», aggiunge la Schlein, «deve avere pace e giustizia e la pace si costruisce solo con due popoli e due Stati. La nostra critica a Netanyahu e ai suoi crimini non è antisemitismo. La condanna dell’antisemitismo è nel nostro Dna e nella nostra storia». Poi l’affondo contro la premier: «Il mondo non può rimanere a guardare», sottolinea la segretaria del Pd, «e non possono farlo l’Unione europea e questo governo codardo di Giorgia Meloni che non è riuscita ad esprimere una condanna di quanto accade e di ciò che fa Netanyahu». Appare come una risposta implicita il video pubblicato ieri mattina sui social da Giorgia Meloni, con le immagini degli incontri con i leader mondiali e il commento «Mentre qualcuno a sinistra parla di isolamento, noi continuiamo a lavorare per rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo. Una grande nazione, a cui vogliamo restituire il posto da protagonista che merita».
Alla fine, lo scivolone che smaschera la strumentalità politica dell’iniziativa: «Ci eravamo dimenticati», dicono i leader dei partiti, «andiamo tutti a votare l’8 e 9 giugno!». Alla faccia del silenzio elettorale.
La nave di Greta verso la Striscia: verrà bloccata
Ieri la Gaza Humanitarian Foundation ha reso noto di non aver potuto aprire i propri centri di distribuzione a causa di minacce provenienti da Hamas. Nella nota diffusa, non sono stati forniti ulteriori dettagli sulla natura delle intimidazioni. Tuttavia, un portavoce dell’organizzazione ha precisato che le minacce erano rivolte agli autisti della fondazione e ai collaboratori palestinesi impiegati nella gestione logistica dei punti di distribuzione. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diramato un nuovo avvertimento in lingua araba rivolto agli abitanti di due ulteriori quartieri situati nel Nord della Striscia di Gaza esortandoli a lasciare immediatamente l’area in previsione di imminenti operazioni militari. «Le Idf prenderanno di mira qualsiasi zona impiegata per il lancio di razzi», si legge nell’avviso. Il messaggio è stato diffuso tramite un post sui social media dal portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee, che ha precisato: «Questo è un avvertimento prima dell’attacco! Le Idf colpiranno ogni luogo da cui vengono lanciati razzi. La responsabilità per l’evacuazione, lo sfollamento e le sofferenze della popolazione civile ricade interamente sulle organizzazioni terroristiche, in particolare su Hamas. Per la vostra sicurezza, evacuate subito verso Sud». Nelle ultime 48 ore Idf hanno inoltre scoperto il corpo di Muhammad Sinwar già leader di Hamas a Gaza, all’interno di un complesso sotterraneo situato sotto l’Ospedale europeo di Khan Yunis. Le Idf hanno eliminato As'ad Abu Shakriya, comandante delle Brigate Al Mujahideen, responsabile dell'omicidio della famiglia Bibas, e un altro alto funzionario dell'organizzazione salafita nei pressi di un ospedale di Gaza City. È intanto previsto che la Marina israeliana blocchi una missione di attivisti diretta a Gaza, volta a contestare il blocco imposto da Israele, qualora l’imbarcazione si avvicinasse alle acque territoriali israeliane. A bordo della nave Madleen, al centro dell’iniziativa promossa dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, potrebbero verificarsi tensioni diplomatiche: Francia e Regno Unito, secondo fonti accreditate, starebbero monitorando attentamente l’evolversi della situazione. Londra, per ora, ha respinto le richieste israeliane di ostacolare la partenza della nave, che batte bandiera britannica. Tra i dodici attivisti a bordo ci sono la svedese Greta Thunberg, il brasiliano Thiago Ávila, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e Rima Hassan, eurodeputata franco-palestinese. Alla Hassan, una dei sei cittadini francesi presenti sulla nave, era già stato negato l’ingresso in Israele a febbraio per via di precedenti dichiarazioni a favore di sanzioni e della lotta armata contro Israele. Nel caso in cui la Madleen puntasse nuovamente verso Gaza, verrebbe fermata dalla Marina israeliana, secondo quanto affermato dai funzionari. A quel punto potrebbe essere rimorchiata al porto di Ashdod o lasciata alla deriva, ha riportato nei giorni scorsi l’emittente pubblica israeliana Kan.
Infine, mentre scriviamo, Hamas ha diffuso una nuova immagine dell’ostaggio israeliano Matan Zangauker, accompagnata da un messaggio minaccioso secondo cui «non tornerà vivo». Il rilascio della foto avviene mentre il gruppo afferma che le forze israeliane stanno «assediando» l’area della Striscia di Gaza dove l’ostaggio sarebbe detenuto. Nell’immagine si vede la foto di Zangauker fissata a un sacco nero macchiato di sangue, adagiato su un pavimento anch’esso intriso di sangue, accanto ad alcuni proiettili. Il giovane appare disteso su un fianco, parzialmente coperto da una coperta, con una sacca per flebo visibile sullo sfondo.
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Manifestazione per la Palestina a Roma: critiche all’esecutivo e appello finale nel disperato tentativo di portare gente alle urne.Hamas pubblica una nuova immagine dell’ostaggio Matan Zangauker con un messaggio minaccioso: «Non tornerà vivo».Lo speciale contiene due articoli.Piazza San Giovanni stracolma per la manifestazione di ieri organizzata da Pd, M5s e Avs per chiedere lo stop al massacro a Gaza. Un successo prevedibile, quello di questa iniziativa delle opposizioni, poiché, come segnalano tutti i sondaggi, e come si può facilmente comprendere parlando con parenti, amici, conoscenti, l’azione del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu viene condannata dalla stragrande maggioranza degli italiani, al di là delle opinioni politiche. Le immagini dei bambini massacrati a Gaza stanno facendo il giro del mondo da mesi, e così le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese in tutto il mondo fanno registrare partecipazioni di massa. È successo anche ieri a Roma, con i leader delle opposizioni che hanno avuto gioco facile nel radunare centinaia di migliaia di persone sensibili a questo argomento (e magari tirare la volata al referendum). Dopodiché, come era inevitabile, Elly Schlein, Giuseppe Conte e la coppia Bonelli&Fratoianni hanno colto l’occasione per attaccare pesantemente il governo di centrodestra, accusato di voltarsi dall’altra parte rispetto al massacro in atto a Gaza. Sul palco, prima degli interventi dei leader dei partiti, salgono tra gli altri Abubaker Abed, giornalista palestinese; Iddo Elam, giovane israeliano che ha rifiutato il servizio militare e preso parte alle proteste contro il governo Netanyahu; Anna Foa, storica (in video); i giornalisti Rula Jebreal e Gad Lerner; Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli; Walter Massa, presidente di Arci; Luisa Morgantini, di Assopace Palestina. Particolarmente applaudito l’intervento di Anna Foa: «Non c’è bisogno di ricordare uno a uno gli episodi atroci. Quello che c’è bisogno di ricordare», sottoline la Foa, «è che tutti facciamo il possibile per far udire la nostra voce, per premere sul governo e sull’Unione europea per fermare questo indicibile massacro e riportare gli ostaggi a casa. Sono una ebrea della diaspora», ricorda la Foa, «non sono sionista, ma considero antisemita chi vuol buttare a mare 8 milioni di ebrei che vivono in Israele. Tutto il resto è legittima critica al governo di Netanyahu». Tanti i protagonisti politici presenti in piazza: tra gli altri, i riformisti del Pd, Pierluigi Bersani, Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Chiara Braga, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. C’è pure Massimo D’Alema, secondo il quale «fermare l’accordo di associazione Ue-Israele sarebbe un atto dovuto». Gli interventi dei leader dei partiti sono un concentrato di attacchi al governo: «Lo dico alla Meloni», accusa Bonelli, dopo aver ricordato raccontato l’incontro con una mamma palestinese disperata per il figlio mutilato «che usa il fatto di dirsi mamma: cara Meloni, noi non vogliamo un governo codardo e vigliacco, che con la mano sinistra dice, come Tajani e Meloni, “noi aiutiamo i bambini e li portiamo in Italia” e con la mano destra fa un accordo militare ed economico con Israele. Questo è inaccettabile». Scatenato Giuseppe Conte: «Il nostro governo», sottolinea il leader del M5s, «ha lasciato che sotto i nostri occhi ci fossero 60.000 vite distrutte di palestinesi, con 16.000 bambini trucidati. Che fossero distrutte scuole e ospedali o che fossero occupati i territori della Cisgiordania. Questo lo chiamiamo genocidio. Questa è la piazza dell’umanità di tutti gli italiani», aggiunge Conte, «che avvertono il senso di umanità e non accettano che sia calpestato il diritto internazionale umanitario e non accettano che la convenienza politica possa spingersi, come sta facendo il governo italiano, sino a offrire copertura politica e addirittura militare alla condotta criminale di un governo di Netanyahu che considerano amico. Noi l’accusa di antisemitismo la respingiamo con forza. Non è un’accusa accettabile, condannare il governo di Netanyahu non si chiama antisemitismo, si chiama umanità». «Questo», sostiene Nicola Fratoianni, «è un atto di accusa nei confronti del governo. Noi tutti insieme, uniti, da oggi ancora di più». «Basta con il massacro di civili palestinesi», scandisce Elly Schlein, «basta con i crimini del governo di estrema destra Netanyahu. Basta con le occupazioni illegali e le bombe sulle scuole. Basta allo sterminio di migliaia di civili e basta spari contro le persone che vanno a chiedere un tozzo di pane. Siamo qui per chiedere un cessate il fuoco immediato è la liberazione degli ostaggi nelle mani di Hamas. Pretendiamo la fine delle occupazioni illegali in Cisgiordania. Il popolo palestinese», aggiunge la Schlein, «deve avere pace e giustizia e la pace si costruisce solo con due popoli e due Stati. La nostra critica a Netanyahu e ai suoi crimini non è antisemitismo. La condanna dell’antisemitismo è nel nostro Dna e nella nostra storia». Poi l’affondo contro la premier: «Il mondo non può rimanere a guardare», sottolinea la segretaria del Pd, «e non possono farlo l’Unione europea e questo governo codardo di Giorgia Meloni che non è riuscita ad esprimere una condanna di quanto accade e di ciò che fa Netanyahu». Appare come una risposta implicita il video pubblicato ieri mattina sui social da Giorgia Meloni, con le immagini degli incontri con i leader mondiali e il commento «Mentre qualcuno a sinistra parla di isolamento, noi continuiamo a lavorare per rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo. Una grande nazione, a cui vogliamo restituire il posto da protagonista che merita».Alla fine, lo scivolone che smaschera la strumentalità politica dell’iniziativa: «Ci eravamo dimenticati», dicono i leader dei partiti, «andiamo tutti a votare l’8 e 9 giugno!». 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Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno diramato un nuovo avvertimento in lingua araba rivolto agli abitanti di due ulteriori quartieri situati nel Nord della Striscia di Gaza esortandoli a lasciare immediatamente l’area in previsione di imminenti operazioni militari. «Le Idf prenderanno di mira qualsiasi zona impiegata per il lancio di razzi», si legge nell’avviso. Il messaggio è stato diffuso tramite un post sui social media dal portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee, che ha precisato: «Questo è un avvertimento prima dell’attacco! Le Idf colpiranno ogni luogo da cui vengono lanciati razzi. La responsabilità per l’evacuazione, lo sfollamento e le sofferenze della popolazione civile ricade interamente sulle organizzazioni terroristiche, in particolare su Hamas. Per la vostra sicurezza, evacuate subito verso Sud». Nelle ultime 48 ore Idf hanno inoltre scoperto il corpo di Muhammad Sinwar già leader di Hamas a Gaza, all’interno di un complesso sotterraneo situato sotto l’Ospedale europeo di Khan Yunis. Le Idf hanno eliminato As'ad Abu Shakriya, comandante delle Brigate Al Mujahideen, responsabile dell'omicidio della famiglia Bibas, e un altro alto funzionario dell'organizzazione salafita nei pressi di un ospedale di Gaza City. È intanto previsto che la Marina israeliana blocchi una missione di attivisti diretta a Gaza, volta a contestare il blocco imposto da Israele, qualora l’imbarcazione si avvicinasse alle acque territoriali israeliane. A bordo della nave Madleen, al centro dell’iniziativa promossa dalla coalizione filo-palestinese Freedom Flotilla, potrebbero verificarsi tensioni diplomatiche: Francia e Regno Unito, secondo fonti accreditate, starebbero monitorando attentamente l’evolversi della situazione. Londra, per ora, ha respinto le richieste israeliane di ostacolare la partenza della nave, che batte bandiera britannica. Tra i dodici attivisti a bordo ci sono la svedese Greta Thunberg, il brasiliano Thiago Ávila, l’attore irlandese di Game of Thrones Liam Cunningham e Rima Hassan, eurodeputata franco-palestinese. Alla Hassan, una dei sei cittadini francesi presenti sulla nave, era già stato negato l’ingresso in Israele a febbraio per via di precedenti dichiarazioni a favore di sanzioni e della lotta armata contro Israele. Nel caso in cui la Madleen puntasse nuovamente verso Gaza, verrebbe fermata dalla Marina israeliana, secondo quanto affermato dai funzionari. A quel punto potrebbe essere rimorchiata al porto di Ashdod o lasciata alla deriva, ha riportato nei giorni scorsi l’emittente pubblica israeliana Kan. Infine, mentre scriviamo, Hamas ha diffuso una nuova immagine dell’ostaggio israeliano Matan Zangauker, accompagnata da un messaggio minaccioso secondo cui «non tornerà vivo». Il rilascio della foto avviene mentre il gruppo afferma che le forze israeliane stanno «assediando» l’area della Striscia di Gaza dove l’ostaggio sarebbe detenuto. Nell’immagine si vede la foto di Zangauker fissata a un sacco nero macchiato di sangue, adagiato su un pavimento anch’esso intriso di sangue, accanto ad alcuni proiettili. Il giovane appare disteso su un fianco, parzialmente coperto da una coperta, con una sacca per flebo visibile sullo sfondo.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti
Nessun attrito con il ministro della Difesa Guido Crosetto sul tema dei fondi per il comparto militare. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo al «Giorno della Verità», rispondendo a una domanda sulle presunte tensioni interne al governo.
«Il mestiere del ministro dell’Economia è vedere che tutti i ministri, legittimamente, chiedono stanziamenti e finanziamenti, e chi deve quadrare il bilancio deve utilizzare in modo saggio e opportuno le risorse», ha spiegato Giorgetti, sottolineando come non vi sia «nessun conflitto in particolare».
Nel suo intervento il titolare del Mef ha richiamato anche il contesto internazionale e gli impegni dell’Italia, che hanno inciso sulle scelte di bilancio e sul confronto con le istituzioni europee. In questo quadro, ha ricordato, si è sviluppato un negoziato con la Commissione Ue, che avrebbe recepito le richieste italiane legate alla gestione della spesa e alla considerazione di alcuni capitoli come parte del più ampio concetto di sicurezza nazionale.
Giorgetti ha insistito sulla necessità di una gestione «saggia» delle risorse pubbliche, soprattutto in una fase in cui le richieste di spesa aumentano in diversi settori e i margini di bilancio restano limitati.
Ampio spazio anche al tema dei conti pubblici e del debito, con riferimento alle dinamiche legate alle revisioni statistiche e agli effetti delle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. Il ministro ha ricordato come alcuni dati siano ancora provvisori e soggetti a revisione da parte di Istat ed Eurostat, con una definizione attesa nei prossimi mesi.
Nel corso del dialogo è emersa anche la questione del Superbonus, richiamato da Giorgetti come esempio di misura che ha avuto un impatto rilevante sui conti pubblici e che ha richiesto successivi interventi correttivi. Una scelta che, nelle sue parole, si inserisce nel contesto delle decisioni prese in fase emergenziale e poi ritarate dai governi successivi.
Più in generale, il ministro ha ribadito l’esigenza di tenere insieme crescita, sostenibilità del debito e rispetto dei vincoli europei, in un quadro che resta complesso e condizionato da variabili economiche e geopolitiche. Le previsioni, ha osservato, dipendono infatti da molteplici fattori e possono cambiare in base all’evoluzione dello scenario internazionale.
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Guido Crosetto e Maurizio Belpietro
,Il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore Maurizio Belpietro al Giorno della Verità spiega: «Nessun problema con Giorgetti, mai litigato con lui fondi per la Difesa».
Per gli Usa non esiste alcuna ragione per lamentarsi dell'Italia. Il ministro della Difesa liquida così la questione Roma Washington e la presunta rottura dei rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump dovuta alla famosa telefonata sfogo del presidente degli Stati Uniti. Crosetto, incalzato dal direttore Belpietro, ha riconosciuto che esiste da parte degli Stati Uniti un malessere dovuto al fatto che l'Europa negli ultimi anni ha speso troppo poco per la Difesa. Un argomento che però «aveva già sollevato Obama prima e Biden poi, prima di lui». Crosetto ha spiegato che non esiste l'impegno di portare le spese per la difesa al 3,5% e che «il 5 comprende la parte di sicurezza, quindi le forze di polizia. Un impegno fatto al 2035. L'impegno che esiste è preso dal Parlamento: un aumento dello 0,15 ogni anno». E «quest'anno non c'è stato», ha riconosciuto il ministro, spiegando: mi è chiaro: «non siamo usciti dalla procedura di infrazione». Crosetto ha però detto di aspettarsi che nella finanziaria del prossimo anno «l'impegno che ci siamo presi, che ripeto non è il 3,5, ma è lo 0,15 per anno, sarà portato avanti. Il ministro si è detto convinto che «Giorgetti è assolutamente consapevole di questa cosa».
In questa occasione a Belpietro spiega che con Giorgetti non c'è alcun tipo di discussione e non c'è mai stata. «So che Giancarlo (Giorgetti, ndr) sa perfettamente quali sarebbero le cose che io vorrei. Io so perfettamente quali sono le cose che lui può fare e i tempi con cui può farle, per cui è impossibile che noi litighiamo» ma «sul Safe dipende dalla possibilità che lui ha». Poi si chiede: «I paesi del nord e est Europa sono spaventati da Putin, non so se a torto o a ragione, ma stanno spendendo in difesa più di chiunque altro. Putin arriverà a 2,4 milioni di soldati. Qualcuno mi deve spiegare a cosa servono visto che sono troppi anche per l'Ucraina».
Per Crosetto le crisi e le guerre sono dovute alla «sfida degli Usa con la Cina, iniziata 15-20 anni che sta arrivando a un punto di rottura". D'altro canto la guerra ha cambiato faccia e questa sfida «sarà sempre di più sull'intelligenza artificiale, chi arriva prima, sulla quantistica, sul computer quantistico, sullo spazio», ha detto Crosetto, osservando che la Cina ha «un'unica regia e un unico attore che è lo Stato", con una strategia centrale e investimenti massicci. Gli Stati uniti, al contrario, stanno fondando una parte della propria risposta su grandi multinazionali tecnologiche, alcune delle quali hanno ormai capacità superiori a quelle degli Stati. «Perché è la prima volta nella storia dell'umanità che ci sono aziende private che dispongono di strumenti tecnologici superiori a quelli di cui dispongono gli Stati» ha precisato Crosetto, riferendosi a Space X di Elon Musk. Per Crosetto il nodo per Trump resta Israele, perché «la capacità militare di Israele non può reggere senza l'aiuto degli Usa. Israele è ossessionato dall'eliminazione di Hezbollah in Libano. Ma eliminare Hezbollah significa eliminare il Libano. Quindi non è possibile».
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Il direttore de «La Verità» Maurizio Belpietro e il ministro degli Esteri Antonio Tajani
La terza edizione de Il giorno della Verità si è aperta con l'intervista del direttore Maurizio Belpietro al ministro degli Esteri Antonio Tajani. In merito allo scontro degli ultimi giorni fra Meloni e Trump, Tajani ha ribadito come sia «inaccettabile che vi siano offese nei confronti della premier». Eppure, ha sottolineato che «dobbiamo preservare la nostra alleanza con gli Usa: non possiamo pensare di dividere l'Occidente, che deve essere sempre più unito di fronte alle sfide odierne con Russia, CIna, India. Altrimenti sarà difficile essere competitivi da soli. Anche gli Usa hanno bisogno di noi: ricordiamo che l'Italia è la seconda manifattura europea».
Sempre riguardo alla querelle con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri ritiene che «non bisogna fare la guerra a nessuno, ma dobbiamo farci rispettare. Abbiamo dato dei segnali politici forti, annullando la mia missione negli Usa. Continuiamo comunque a lavorare su tutti i dossier che riguardano le materie prime e la Nato. Guardiamo avanti come alleati».
Belpietro ha introdotto quindi la situazione del conflitto russo-ucraino, in vista di un possibile accordo di pace. «Bisogna trovare una figura che parli per tutti. Ma dobbiamo sceglierla noi, non Putin. E deve essere una figura credibile a livello istituzionale, possibilmente che abbia buone relazioni con il Cremlino», sostiene Tajani. Sul gas russo, l'Italia deve rimanere coerente con quanto ha scelto secondo il ministro degli Esteri: «Abbiamo fatto una scelta e dobbiamo essere coerenti, abbiamo alternative e le stiamo perseguendo. Lavoreremo anche sul nucleare. Ma se vogliamo spingere Putin a sedersi al tavolo, bisogna mandargli dei messaggi chiari. Non può valere la regola del più forte».
A livello geopolitico, Tajani ha ribadito con vigore la posizione in cui l'Italia si colloca sullo scacchiere geopolitico: «Non abbiamo alternativa all'Europa, non possiamo competere a livello globale con Cina, Usa, Russia. L'Europa, oltretutto, condivide le radici comuni cristiane. Il problema è che manca di una leadership forte. L'Italia, in questo contesto, è il Paese più stabile: si tratta del secondo governo più longevo di tutti i tempi. Per migliorare come Unione europea, dobbiamo creare un mercato unico dei capitali e dell'energia.»
Il soggetto si è poi spostato sulla politica interna, in particolare su Roberto Vannacci e il suo partito, Futuro nazionale, come nuovo soggetto politico: La coalizione di centrodestra si è sempre mostrata solida, anche se apparteniamo a famiglie diverse. Siamo un'alleanza strategica che offre all'elettorato opportunità e sfumature diverse con lo stesso obiettivo. Governiamo quindi bene insieme. Per quanto riguarda Vannacci, è lui che si è messo contro il centrodestra. Aveva detto che non avrebbe mai creato un nuovo partito, che era un'insinuazione di Conte e Schlein per dividere il centrodestra. Poi, invece, ha fatto tutto il contrario. È lui, quindi, che esclude qualsiasi alleanza con il centrodestra, perché fa il gioco della sinistra. Deve trovare un accordo con se stesso».
Il tema di un allargamento della coalizione verso il centro trova invece terreno fertile nella visione strategica di Forza Italia: «In alcuni casi è possibile, magari nelle grandi città. Aggregarsi aiuta a vincere le elezioni. Su alcune questioni abbiamo idee simili. Nello specifico, se a Milano ci fosse Cottarelli come civico potrebbe essere vincente, e mettere la sinistra all'opposizione dopo la pessima gestione dell'attuale giunta. Credo che nel capoluogo lombardo serva proprio un alleato civico che allarghi i confini del centrodestra».
Infine, il direttore della Verità chiama in causa il presunto conflitto di Tajani con la famiglia Berlusconi. «Assolutamente no, sono i giornali di sinistra che cercano di mettere in risalto qualsiasi cosa come se fosse una guerra civile. In realtà» spiega il ministro «non c'è mai stata nessuna polemica. Ascolto i loro consigli perché forniscono idee preziose, perché hanno a cuore Forza Italia. Ma il mio compito è far sì che il partito vada avanti, non sia legato alla storia. Io sono stato la guida in questa fase e continuerò a esserlo».
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