True
2023-06-13
«Silvio è morto», l’Italia si ferma. Funerali di Stato e lutto nazionale
Getty Images
Se l’aspettava. Non adesso però. Non così presto. Invece Silvio Berlusconi è morto ieri mattina, alle 9.30, nel suo letto d’ospedale al San Raffaele, dov’era ricoverato da venerdì scorso. Ed è stato, fino all’ultimo, il solito Cavaliere. Sabato sera ha visto la finale di Champions league, tra Inter e Manchester City. Poi, ha lavorato sulla riorganizzazione di Forza Italia. Dopo, sul dossier della guerra in Ucraina e il timore dello scontro nucleare. Ma nella notte tra domenica e lunedì, c’è stato l’improvviso tracollo. Quello definitivo. Come nessuno aveva immaginato. L’automobile del suo medico personale, Alberto Zangrillo, arriva di soppiatto nell’ospedale milanese. Sono le 4 del mattino. Due ore più tardi, il primario di terapia intensiva ha chiaro, dopo i tanti scampati allarmi, che è la fine: stavolta, l’ex premier non ce l’avrebbe fatta.
Marta Fascina, la fidanzata del leader, è al suo fianco come sempre. Viene allertata la famiglia. Alle nove arrivano il fratello Paolo e, uno dopo l’altro, i figli: Marina, Eleonora, Piersilvio e Barbara. Fanno appena in tempo a salutarlo. Smette di respirare alle 9.30. Il flash, però, giunge nelle redazioni solo alle 10.17: «Berlusconi è in fin vita». Ma l’ottantaseienne Cavaliere, in realtà, è già morto da un pezzo. E non per la polmonite, che l’ha costretto al precedente ricovero di 45 giorni, terminato il 19 maggio 2023. Ma per la leucemia, di cui soffriva da tempo. Gliel’avevano diagnosticata a dicembre 2021, ma era diventata di pubblico dominio solo con quella penultima ed estenuante degenza. Già due mesi fa, certo, la situazione era critica. Il midollo non funzionava più. Per almeno dieci giorni, i valori dei globuli bianchi sembravano impazziti. Si temeva per la sua vita. Ma poi Silvio era parso nuovamente l’immortale propagandato per una vita: «Ce l’ho fatta anche questa volta, l’incubo è passato». Era tornato ad Arcore, a Villa San Martino, assieme alla compagna. Ma nuovi malesseri, nei giorni passati, hanno convinto i medici, Zangrillo e l’oncoematologo Fabio Ciceri, a un altro ricovero. Tutti i valori sballati, di nuovo. Tac, esami, chemioterapia. Ma il riacutizzarsi della leucemia gli è stato fatale. I suoi fedelissimi erano convinti che potesse superare il Natale. Lui, nato e vissuto con «il sole in tasca», molto di più.
La cronaca della giornata comincia al San Raffaele, con il repentino arrivo dei familiari. La notizia della scomparsa si diffonde rapidamente. «È gravissimo». Pochi minuti dopo, l’ufficialità: «È morto». I figli del Cavaliere abbandonano la clinica. Hanno i volti scuri. Gli occhi gonfi di lacrime, coperti da occhialoni neri. Alle 14.01 è Berlusconi a lasciare per sempre il San Raffaele, il teatro delle ultime battaglie. Il feretro viene trasferito nella residenza di Arcore, il suo regno più intimo, dove viene accolto tra gli applausi. Una nota ufficiale annuncia: «La camera ardente sarà allestita allo studio 20 di Mediaset a Cologno Monzese a partire da domani». L’ultimo saluto, nel suo impero televisivo. Ma la notizia è smentita, dopo un sopralluogo dei carabinieri: ci sono rischi di ordine pubblico che sconsigliano. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice disponibile ad accogliere la salma a Palazzo Madama. Così come il sindaco di Milano, Beppe Sala: offre Sala Alessi, nella sede del Comune.
Alla fine, però, viene deciso che la camera ardente resterà a Villa San Martino. L’accesso sarà consentito solo ai familiari, fino al giorno dei funerali: mercoledì 14 giugno. Verranno celebrati dall’arcivescovo della città, Mario Delpini, alle 15, nel Duomo di Milano. Ci saranno, ovviamente, sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il premier, Giorgia Meloni. Ed è scontata la presenza di altri capi di Stato. Da definire ancora la capienza massima della cattedrale, che può contenere circa 5.000 persone. La bara dovrebbe rimanere qualche minuto sul sagrato, ma senza il saluto e la processione della cittadinanza. Ci sarà comunque una folla oceanica. Per questo, saranno piazzati alcuni maxischermi in piazza Duomo.
Il giorno dei funerali è proclamato lutto nazionale, annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Mentre tutti gli edifici pubblici italiani, comprese le ambasciate e i consolati all'estero, dovranno subito esporre bandiere nazionali ed europee a mezz’asta. Sulla torre Mediaset continuano, intanto, ad alternarsi due scritte, che campeggiano sulle tangenziali milanesi: «Ciao Papà» e «Grazie Silvio». Mentre davanti ai cancelli di Arcore si raccoglie una moltitudine di giornalisti, curiosi, tifosi sia del Milan che del Monza. Accanto a una siepe, ci sono decine di sciarpe delle due squadre di calcio, mazzi di fiori, bandiere di Forza Italia, bigliettini. «Grazie Silvio». «Mancherai zio Silvio». Arrivano i familiari. Da ultimo entra pure Orazio Fascina, il padre di Marta. Nessuno ha voglia di parlare della morte di un uomo per cui ieri il pomposo detto anglosassone, «Larger than life», ovvero più grande della sua vita stessa, è sembrato d’un colpo riduttivo.
Non se l’aspettava, Silvio. In ospedale continuava a consumarsi gli occhi sugli organigrammi forzisti e le analisi geopolitiche. È morto come ha sempre vissuto. Da vero Cavaliere.
Putin: «Una perdita irreparabile»
Tanti i commenti alla notizia della morte di Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che domani sarà a Milano per i funerali di Stato, ha scritto: «Protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane, è stato un grande leader, che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi». La premier, Giorgia Meloni, ha diffuso un videomessaggio nel quale parla di un «un combattente» e di un uomo «che non ha mai avuto paura di difendere le sue convinzioni e sono state esattamente quel coraggio e quella determinazione a farne uno degli uomini più influenti della storia d’Italia, a consentirgli di imprimere delle vere e proprie svolte nel mondo della politica, della comunicazione e dell’impresa». Commosso il leader della Lega, Matteo Salvini: «Sono distrutto e piango raramente, oggi è uno di quei giorni. Conservo come un dono prezioso il valore della tua amicizia, i tuoi consigli, la tua generosità, il tuo rispetto, il tuo genio, i tuoi rari e affettuosi rimproveri subito seguiti da complimenti e attenzioni uniche. Ora dedicheremo ogni nostro sforzo e tutto il nostro impegno per proseguire le mille strade che hai per primo visto e tracciato». «Un dolore immenso. Semplicemente grazie presidente, grazie Silvio», ha twittato il ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha anticipato il rientro dagli Usa dove ha ricevuto le condoglianze del segretario di Stato, Antony Blinken: «Figura straordinariamente significativa nella vita italiana».
Nessun dubbio per il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Una cosa è sicura: c’è un’Italia prima che Berlusconi scendesse in politica e un’Italia dopo. Lui ha cambiato la politica italiana ma anche tante altre cose, dall’architettura a Milano al rapporto con i suoi dipendenti, tra loro non credo ce ne sia uno che non l’abbia amato. Lascia un vuoto che difficilmente può essere colmato». Lorenzo Fontana, presidente della Camera, lo ha definito un «protagonista assoluto della storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale».
Vladimir Putin ha parlato di «perdita irreparabile» e ha ricordato il Cav come un «vero amico», sostenendo che ha dato «un inestimabile contributo allo sviluppo della partnership russo-italiana, reciprocamente vantaggiosa».
Papa Francesco ha espresso vicinanza alla famiglia per la «perdita di un protagonista della vita politica italiana, che ha ricoperto pubbliche responsabilità con tempra energica». Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei dal 1991 al 2007, molto «addolorato per la perdita di un amico», ha definito l’ex Cav «persona di grande intelligenza e generosità. Ha avuto meriti storici per l’Italia, soprattutto avendo impedito al Partito ex comunista di andare al potere nel 1994, e anche per l’instaurazione del bipolarismo in Italia. Inoltre ha operato molto bene in politica estera». Ruini oggi celebrerà una messa «per lui, perché il Signore, nella sua misericordia, lo accolga nella sua eterna pienezza di vita».
La leader dem, Elly Schlein, ieri ha deciso di rinviare la direzione del partito, affermando che «con la scomparsa di Berlusconi si chiude un’epoca. Siamo stati sempre avversari ma in questo momento rimane il grande rispetto che si deve a un protagonista della vita politica di questo Paese». Giuseppe Conte lo ha definito «un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia», mentre per Matteo Renzi, con il quale fu protagonista del patto del Nazareno, il Cav «ha fatto la storia del Paese. Tanti lo hanno amato, tanti odiato: tutti oggi devono riconoscere che il suo impatto sulla vita politica ma anche economica, sportiva, televisiva è stato senza precedenti». Per Romano Prodi, avversario storico: «La nostra rivalità non è mai trascesa nell’inimicizia, mantenendo il confronto in un ambito di rispetto».
Continua a leggereRiduci
Berlusconi si è spento ieri al San Raffaele, a 86 anni. Ricoverato da venerdì, da tempo lottava con la leucemia. Bandiere a mezz’asta a Palazzo Chigi. Domani alle 15 la cerimonia nel Duomo di Milano, celebrata da Mario Delpini.Per Sergio Mattarella il Cav «ha segnato la Repubblica». Il Papa ricorda la sua «tempra energica». Camillo Ruini: «Impedì ai comunisti di governare». Romano Prodi: «Rivalità corretta».Lo speciale contiene due articoli.Se l’aspettava. Non adesso però. Non così presto. Invece Silvio Berlusconi è morto ieri mattina, alle 9.30, nel suo letto d’ospedale al San Raffaele, dov’era ricoverato da venerdì scorso. Ed è stato, fino all’ultimo, il solito Cavaliere. Sabato sera ha visto la finale di Champions league, tra Inter e Manchester City. Poi, ha lavorato sulla riorganizzazione di Forza Italia. Dopo, sul dossier della guerra in Ucraina e il timore dello scontro nucleare. Ma nella notte tra domenica e lunedì, c’è stato l’improvviso tracollo. Quello definitivo. Come nessuno aveva immaginato. L’automobile del suo medico personale, Alberto Zangrillo, arriva di soppiatto nell’ospedale milanese. Sono le 4 del mattino. Due ore più tardi, il primario di terapia intensiva ha chiaro, dopo i tanti scampati allarmi, che è la fine: stavolta, l’ex premier non ce l’avrebbe fatta. Marta Fascina, la fidanzata del leader, è al suo fianco come sempre. Viene allertata la famiglia. Alle nove arrivano il fratello Paolo e, uno dopo l’altro, i figli: Marina, Eleonora, Piersilvio e Barbara. Fanno appena in tempo a salutarlo. Smette di respirare alle 9.30. Il flash, però, giunge nelle redazioni solo alle 10.17: «Berlusconi è in fin vita». Ma l’ottantaseienne Cavaliere, in realtà, è già morto da un pezzo. E non per la polmonite, che l’ha costretto al precedente ricovero di 45 giorni, terminato il 19 maggio 2023. Ma per la leucemia, di cui soffriva da tempo. Gliel’avevano diagnosticata a dicembre 2021, ma era diventata di pubblico dominio solo con quella penultima ed estenuante degenza. Già due mesi fa, certo, la situazione era critica. Il midollo non funzionava più. Per almeno dieci giorni, i valori dei globuli bianchi sembravano impazziti. Si temeva per la sua vita. Ma poi Silvio era parso nuovamente l’immortale propagandato per una vita: «Ce l’ho fatta anche questa volta, l’incubo è passato». Era tornato ad Arcore, a Villa San Martino, assieme alla compagna. Ma nuovi malesseri, nei giorni passati, hanno convinto i medici, Zangrillo e l’oncoematologo Fabio Ciceri, a un altro ricovero. Tutti i valori sballati, di nuovo. Tac, esami, chemioterapia. Ma il riacutizzarsi della leucemia gli è stato fatale. I suoi fedelissimi erano convinti che potesse superare il Natale. Lui, nato e vissuto con «il sole in tasca», molto di più. La cronaca della giornata comincia al San Raffaele, con il repentino arrivo dei familiari. La notizia della scomparsa si diffonde rapidamente. «È gravissimo». Pochi minuti dopo, l’ufficialità: «È morto». I figli del Cavaliere abbandonano la clinica. Hanno i volti scuri. Gli occhi gonfi di lacrime, coperti da occhialoni neri. Alle 14.01 è Berlusconi a lasciare per sempre il San Raffaele, il teatro delle ultime battaglie. Il feretro viene trasferito nella residenza di Arcore, il suo regno più intimo, dove viene accolto tra gli applausi. Una nota ufficiale annuncia: «La camera ardente sarà allestita allo studio 20 di Mediaset a Cologno Monzese a partire da domani». L’ultimo saluto, nel suo impero televisivo. Ma la notizia è smentita, dopo un sopralluogo dei carabinieri: ci sono rischi di ordine pubblico che sconsigliano. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice disponibile ad accogliere la salma a Palazzo Madama. Così come il sindaco di Milano, Beppe Sala: offre Sala Alessi, nella sede del Comune. Alla fine, però, viene deciso che la camera ardente resterà a Villa San Martino. L’accesso sarà consentito solo ai familiari, fino al giorno dei funerali: mercoledì 14 giugno. Verranno celebrati dall’arcivescovo della città, Mario Delpini, alle 15, nel Duomo di Milano. Ci saranno, ovviamente, sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il premier, Giorgia Meloni. Ed è scontata la presenza di altri capi di Stato. Da definire ancora la capienza massima della cattedrale, che può contenere circa 5.000 persone. La bara dovrebbe rimanere qualche minuto sul sagrato, ma senza il saluto e la processione della cittadinanza. Ci sarà comunque una folla oceanica. Per questo, saranno piazzati alcuni maxischermi in piazza Duomo.Il giorno dei funerali è proclamato lutto nazionale, annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Mentre tutti gli edifici pubblici italiani, comprese le ambasciate e i consolati all'estero, dovranno subito esporre bandiere nazionali ed europee a mezz’asta. Sulla torre Mediaset continuano, intanto, ad alternarsi due scritte, che campeggiano sulle tangenziali milanesi: «Ciao Papà» e «Grazie Silvio». Mentre davanti ai cancelli di Arcore si raccoglie una moltitudine di giornalisti, curiosi, tifosi sia del Milan che del Monza. Accanto a una siepe, ci sono decine di sciarpe delle due squadre di calcio, mazzi di fiori, bandiere di Forza Italia, bigliettini. «Grazie Silvio». «Mancherai zio Silvio». Arrivano i familiari. Da ultimo entra pure Orazio Fascina, il padre di Marta. Nessuno ha voglia di parlare della morte di un uomo per cui ieri il pomposo detto anglosassone, «Larger than life», ovvero più grande della sua vita stessa, è sembrato d’un colpo riduttivo. Non se l’aspettava, Silvio. In ospedale continuava a consumarsi gli occhi sugli organigrammi forzisti e le analisi geopolitiche. È morto come ha sempre vissuto. Da vero Cavaliere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/silvio-e-morto-italia-ferma-2661234697.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="putin-una-perdita-irreparabile" data-post-id="2661234697" data-published-at="1686632268" data-use-pagination="False"> Putin: «Una perdita irreparabile» Tanti i commenti alla notizia della morte di Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che domani sarà a Milano per i funerali di Stato, ha scritto: «Protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane, è stato un grande leader, che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi». La premier, Giorgia Meloni, ha diffuso un videomessaggio nel quale parla di un «un combattente» e di un uomo «che non ha mai avuto paura di difendere le sue convinzioni e sono state esattamente quel coraggio e quella determinazione a farne uno degli uomini più influenti della storia d’Italia, a consentirgli di imprimere delle vere e proprie svolte nel mondo della politica, della comunicazione e dell’impresa». Commosso il leader della Lega, Matteo Salvini: «Sono distrutto e piango raramente, oggi è uno di quei giorni. Conservo come un dono prezioso il valore della tua amicizia, i tuoi consigli, la tua generosità, il tuo rispetto, il tuo genio, i tuoi rari e affettuosi rimproveri subito seguiti da complimenti e attenzioni uniche. Ora dedicheremo ogni nostro sforzo e tutto il nostro impegno per proseguire le mille strade che hai per primo visto e tracciato». «Un dolore immenso. Semplicemente grazie presidente, grazie Silvio», ha twittato il ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha anticipato il rientro dagli Usa dove ha ricevuto le condoglianze del segretario di Stato, Antony Blinken: «Figura straordinariamente significativa nella vita italiana». Nessun dubbio per il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Una cosa è sicura: c’è un’Italia prima che Berlusconi scendesse in politica e un’Italia dopo. Lui ha cambiato la politica italiana ma anche tante altre cose, dall’architettura a Milano al rapporto con i suoi dipendenti, tra loro non credo ce ne sia uno che non l’abbia amato. Lascia un vuoto che difficilmente può essere colmato». Lorenzo Fontana, presidente della Camera, lo ha definito un «protagonista assoluto della storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale». Vladimir Putin ha parlato di «perdita irreparabile» e ha ricordato il Cav come un «vero amico», sostenendo che ha dato «un inestimabile contributo allo sviluppo della partnership russo-italiana, reciprocamente vantaggiosa». Papa Francesco ha espresso vicinanza alla famiglia per la «perdita di un protagonista della vita politica italiana, che ha ricoperto pubbliche responsabilità con tempra energica». Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei dal 1991 al 2007, molto «addolorato per la perdita di un amico», ha definito l’ex Cav «persona di grande intelligenza e generosità. Ha avuto meriti storici per l’Italia, soprattutto avendo impedito al Partito ex comunista di andare al potere nel 1994, e anche per l’instaurazione del bipolarismo in Italia. Inoltre ha operato molto bene in politica estera». Ruini oggi celebrerà una messa «per lui, perché il Signore, nella sua misericordia, lo accolga nella sua eterna pienezza di vita». La leader dem, Elly Schlein, ieri ha deciso di rinviare la direzione del partito, affermando che «con la scomparsa di Berlusconi si chiude un’epoca. Siamo stati sempre avversari ma in questo momento rimane il grande rispetto che si deve a un protagonista della vita politica di questo Paese». Giuseppe Conte lo ha definito «un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia», mentre per Matteo Renzi, con il quale fu protagonista del patto del Nazareno, il Cav «ha fatto la storia del Paese. Tanti lo hanno amato, tanti odiato: tutti oggi devono riconoscere che il suo impatto sulla vita politica ma anche economica, sportiva, televisiva è stato senza precedenti». Per Romano Prodi, avversario storico: «La nostra rivalità non è mai trascesa nell’inimicizia, mantenendo il confronto in un ambito di rispetto».
Giuseppe Conte e Elly Schlein (Ansa)
A proposito di politiche: il centrosinistra ieri ha scoperto, e non ci credevano neanche i suoi leader, di essere competitivo anche in vista delle elezioni del 2027. Hanno vinto, anzi stravinto, un po’ per gli errori a raffica della coalizione di governo, ma anche e soprattutto perché mai come in questo caso il Fronte del No poteva definirsi tale in senso letterale. Cattolici di sinistra, sindacalisti, esponenti di Pd, M5s, Avs, universitari: sono andati tutti alle urne e hanno votato con convinzione, non avendo, stavolta, il problema di scegliere pure un’alternativa. «Ti piace il governo Meloni?», hanno letto sulla scheda, e hanno barrato la casella del No. Niente scontri, frizioni o sfumature: hanno votato No i dem e i pentastellati ai quali non piace Elly Schlein, i sostenitori di Giuseppe Conte che non sopportano (ricambiati) Matteo Renzi, gli elettori di Bonelli e Fratoianni che vedono come il fumo negli occhi i riformisti (che non hanno mai fatto una riforma) del Pd e i riformisti del Pd che non condividono praticamente niente della linea politica della Schlein. Tutti, allegramente condotti per mano dall’Associazione nazionale magistrati e dalla Cgil, sono andati a votare, hanno vinto e festeggiano.
Ma ora? Parliamoci chiaro: la Schlein da questa competizione esce sicuramente rafforzata. Ha dimostrato che la «Sinistra per il Sì» è elettoralmente ininfluente: il costituzionalista Stefano Ceccanti, che tanto si è speso per un voto favorevole sul merito della riforma, non ha spostato neanche un voto. Conoscendolo se ne farà una ragione: molto diverso invece il caso di Pina Picierno, vicepresidente dem del Parlamento europeo, sostenitrice del Sì e sempre rigorosamente in polemica con la Schlein, esce politicamente assai malridotta dal referendum.
Ha vinto anche Conte, che si è speso tantissimo in campagna elettorale e ha dimostrato che senza di lui non c’è centrosinistra. E hanno vinto Avs e tutti i cespugli. Ma ora, che si fa? Il centrosinistra ha il preciso dovere di cementare l’alleanza e tentare di vincere le prossime elezioni, ma la strada che porta al governo è lastricata di insidie, una su tutte la scelta del candidato premier.
Schlein, in conferenza stampa, annuncia l’ok alle primarie: «Ho sempre detto», dice Elly, «che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile. Noi continuiamo a essere testardamente unitari». Conte raccoglie immediatamente l’assist: «Ci apriamo alla prospettiva delle primarie aperte», sottolinea Giuseppi, «come un’occasione per i cittadini dopo aver contribuito al programma. Per avere una condivisione ampia e individuare il candidato più competitivo per attuare questo programma. Dobbiamo definire tempi e modi ma oggi non possiamo trascurare questo segnale politico. I cittadini chiedono le primarie e non possiamo sottrarci». Conte dice pure che potrebbe non essere lui il candidato del M5s: «È presto per dirlo», sottolinea, «ma il M5s si sente protagonista e sarà sicuramente rappresentato nelle primarie». Evitare una battaglia tra i leader dei due partiti maggiori della coalizione potrebbe essere una mossa astuta: del resto in caso di vittoria, Conte si vedrebbe bene, anzi benissimo, alla Farnesina.
Detto ciò, però, ora sia lui che la Schlein dovranno ancora più di prima rendere conto, politicamente, ai due azionisti di riferimento del fronte del No: l’Associazione nazionale magistrati e la Cgil... Azionisti di maggioranza, i magistrati, come ha sapientemente detto al nostro giornale, alcuni giorni fa, l’ex presidente della Corte Costituzionale Augusto Barbera, ex parlamentare del Pci e del Pds: «Non è la sinistra che ha l’egemonia sulla magistratura», ha detto barbera alla Verità, «ma è la magistratura che ha l’egemonia culturale sulla sinistra e la manovra. Il rischio non è una dittatura della classe operaia, ma della magistratura che interpretando le leggi in base alla propria ideologia, in diversi casi si sostituisce al legislatore, confinando la politica a un ruolo marginale rispetto alla giustizia». Parole dure quanto cristalline, provenienti da un giurista di sinistra, non da un propagandista televisivo di destra. Parole (e concetti) con le quali Schlein, Conte e compagnia festante dovranno fare i conti, come prima e più di prima. Non hanno alternativa: se vogliono sfruttare l’onda lunga del referendum, la Schlein, Conte e tutti gli alleati devono tenere presenti i desiderata della Cgil e dell’Anm.
Landini già detta l’agenda: «Con questa giornata», dice il leader della Cgil, «vogliamo dire un no alla guerra, sotto ogni forma. Tutti assieme in piazza il 28 marzo». Le dimissioni di Carlo Nordio? «Naturalmente», risponde Landini, «ogni forza politica, nella sua autonomia, valuterà quello che ritiene più opportuno fare. Mi pare che le forze di governo in questo momento abbiano qualcosa in più su cui riflettere dopo questo voto». L’idea è che tenere il ministro della Giustizia al suo posto possa a questo punto essere un vantaggio per il centrosinistra.
Continua a leggereRiduci