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2023-06-13
«Silvio è morto», l’Italia si ferma. Funerali di Stato e lutto nazionale
Getty Images
Se l’aspettava. Non adesso però. Non così presto. Invece Silvio Berlusconi è morto ieri mattina, alle 9.30, nel suo letto d’ospedale al San Raffaele, dov’era ricoverato da venerdì scorso. Ed è stato, fino all’ultimo, il solito Cavaliere. Sabato sera ha visto la finale di Champions league, tra Inter e Manchester City. Poi, ha lavorato sulla riorganizzazione di Forza Italia. Dopo, sul dossier della guerra in Ucraina e il timore dello scontro nucleare. Ma nella notte tra domenica e lunedì, c’è stato l’improvviso tracollo. Quello definitivo. Come nessuno aveva immaginato. L’automobile del suo medico personale, Alberto Zangrillo, arriva di soppiatto nell’ospedale milanese. Sono le 4 del mattino. Due ore più tardi, il primario di terapia intensiva ha chiaro, dopo i tanti scampati allarmi, che è la fine: stavolta, l’ex premier non ce l’avrebbe fatta.
Marta Fascina, la fidanzata del leader, è al suo fianco come sempre. Viene allertata la famiglia. Alle nove arrivano il fratello Paolo e, uno dopo l’altro, i figli: Marina, Eleonora, Piersilvio e Barbara. Fanno appena in tempo a salutarlo. Smette di respirare alle 9.30. Il flash, però, giunge nelle redazioni solo alle 10.17: «Berlusconi è in fin vita». Ma l’ottantaseienne Cavaliere, in realtà, è già morto da un pezzo. E non per la polmonite, che l’ha costretto al precedente ricovero di 45 giorni, terminato il 19 maggio 2023. Ma per la leucemia, di cui soffriva da tempo. Gliel’avevano diagnosticata a dicembre 2021, ma era diventata di pubblico dominio solo con quella penultima ed estenuante degenza. Già due mesi fa, certo, la situazione era critica. Il midollo non funzionava più. Per almeno dieci giorni, i valori dei globuli bianchi sembravano impazziti. Si temeva per la sua vita. Ma poi Silvio era parso nuovamente l’immortale propagandato per una vita: «Ce l’ho fatta anche questa volta, l’incubo è passato». Era tornato ad Arcore, a Villa San Martino, assieme alla compagna. Ma nuovi malesseri, nei giorni passati, hanno convinto i medici, Zangrillo e l’oncoematologo Fabio Ciceri, a un altro ricovero. Tutti i valori sballati, di nuovo. Tac, esami, chemioterapia. Ma il riacutizzarsi della leucemia gli è stato fatale. I suoi fedelissimi erano convinti che potesse superare il Natale. Lui, nato e vissuto con «il sole in tasca», molto di più.
La cronaca della giornata comincia al San Raffaele, con il repentino arrivo dei familiari. La notizia della scomparsa si diffonde rapidamente. «È gravissimo». Pochi minuti dopo, l’ufficialità: «È morto». I figli del Cavaliere abbandonano la clinica. Hanno i volti scuri. Gli occhi gonfi di lacrime, coperti da occhialoni neri. Alle 14.01 è Berlusconi a lasciare per sempre il San Raffaele, il teatro delle ultime battaglie. Il feretro viene trasferito nella residenza di Arcore, il suo regno più intimo, dove viene accolto tra gli applausi. Una nota ufficiale annuncia: «La camera ardente sarà allestita allo studio 20 di Mediaset a Cologno Monzese a partire da domani». L’ultimo saluto, nel suo impero televisivo. Ma la notizia è smentita, dopo un sopralluogo dei carabinieri: ci sono rischi di ordine pubblico che sconsigliano. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice disponibile ad accogliere la salma a Palazzo Madama. Così come il sindaco di Milano, Beppe Sala: offre Sala Alessi, nella sede del Comune.
Alla fine, però, viene deciso che la camera ardente resterà a Villa San Martino. L’accesso sarà consentito solo ai familiari, fino al giorno dei funerali: mercoledì 14 giugno. Verranno celebrati dall’arcivescovo della città, Mario Delpini, alle 15, nel Duomo di Milano. Ci saranno, ovviamente, sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il premier, Giorgia Meloni. Ed è scontata la presenza di altri capi di Stato. Da definire ancora la capienza massima della cattedrale, che può contenere circa 5.000 persone. La bara dovrebbe rimanere qualche minuto sul sagrato, ma senza il saluto e la processione della cittadinanza. Ci sarà comunque una folla oceanica. Per questo, saranno piazzati alcuni maxischermi in piazza Duomo.
Il giorno dei funerali è proclamato lutto nazionale, annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Mentre tutti gli edifici pubblici italiani, comprese le ambasciate e i consolati all'estero, dovranno subito esporre bandiere nazionali ed europee a mezz’asta. Sulla torre Mediaset continuano, intanto, ad alternarsi due scritte, che campeggiano sulle tangenziali milanesi: «Ciao Papà» e «Grazie Silvio». Mentre davanti ai cancelli di Arcore si raccoglie una moltitudine di giornalisti, curiosi, tifosi sia del Milan che del Monza. Accanto a una siepe, ci sono decine di sciarpe delle due squadre di calcio, mazzi di fiori, bandiere di Forza Italia, bigliettini. «Grazie Silvio». «Mancherai zio Silvio». Arrivano i familiari. Da ultimo entra pure Orazio Fascina, il padre di Marta. Nessuno ha voglia di parlare della morte di un uomo per cui ieri il pomposo detto anglosassone, «Larger than life», ovvero più grande della sua vita stessa, è sembrato d’un colpo riduttivo.
Non se l’aspettava, Silvio. In ospedale continuava a consumarsi gli occhi sugli organigrammi forzisti e le analisi geopolitiche. È morto come ha sempre vissuto. Da vero Cavaliere.
Putin: «Una perdita irreparabile»
Tanti i commenti alla notizia della morte di Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che domani sarà a Milano per i funerali di Stato, ha scritto: «Protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane, è stato un grande leader, che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi». La premier, Giorgia Meloni, ha diffuso un videomessaggio nel quale parla di un «un combattente» e di un uomo «che non ha mai avuto paura di difendere le sue convinzioni e sono state esattamente quel coraggio e quella determinazione a farne uno degli uomini più influenti della storia d’Italia, a consentirgli di imprimere delle vere e proprie svolte nel mondo della politica, della comunicazione e dell’impresa». Commosso il leader della Lega, Matteo Salvini: «Sono distrutto e piango raramente, oggi è uno di quei giorni. Conservo come un dono prezioso il valore della tua amicizia, i tuoi consigli, la tua generosità, il tuo rispetto, il tuo genio, i tuoi rari e affettuosi rimproveri subito seguiti da complimenti e attenzioni uniche. Ora dedicheremo ogni nostro sforzo e tutto il nostro impegno per proseguire le mille strade che hai per primo visto e tracciato». «Un dolore immenso. Semplicemente grazie presidente, grazie Silvio», ha twittato il ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha anticipato il rientro dagli Usa dove ha ricevuto le condoglianze del segretario di Stato, Antony Blinken: «Figura straordinariamente significativa nella vita italiana».
Nessun dubbio per il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Una cosa è sicura: c’è un’Italia prima che Berlusconi scendesse in politica e un’Italia dopo. Lui ha cambiato la politica italiana ma anche tante altre cose, dall’architettura a Milano al rapporto con i suoi dipendenti, tra loro non credo ce ne sia uno che non l’abbia amato. Lascia un vuoto che difficilmente può essere colmato». Lorenzo Fontana, presidente della Camera, lo ha definito un «protagonista assoluto della storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale».
Vladimir Putin ha parlato di «perdita irreparabile» e ha ricordato il Cav come un «vero amico», sostenendo che ha dato «un inestimabile contributo allo sviluppo della partnership russo-italiana, reciprocamente vantaggiosa».
Papa Francesco ha espresso vicinanza alla famiglia per la «perdita di un protagonista della vita politica italiana, che ha ricoperto pubbliche responsabilità con tempra energica». Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei dal 1991 al 2007, molto «addolorato per la perdita di un amico», ha definito l’ex Cav «persona di grande intelligenza e generosità. Ha avuto meriti storici per l’Italia, soprattutto avendo impedito al Partito ex comunista di andare al potere nel 1994, e anche per l’instaurazione del bipolarismo in Italia. Inoltre ha operato molto bene in politica estera». Ruini oggi celebrerà una messa «per lui, perché il Signore, nella sua misericordia, lo accolga nella sua eterna pienezza di vita».
La leader dem, Elly Schlein, ieri ha deciso di rinviare la direzione del partito, affermando che «con la scomparsa di Berlusconi si chiude un’epoca. Siamo stati sempre avversari ma in questo momento rimane il grande rispetto che si deve a un protagonista della vita politica di questo Paese». Giuseppe Conte lo ha definito «un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia», mentre per Matteo Renzi, con il quale fu protagonista del patto del Nazareno, il Cav «ha fatto la storia del Paese. Tanti lo hanno amato, tanti odiato: tutti oggi devono riconoscere che il suo impatto sulla vita politica ma anche economica, sportiva, televisiva è stato senza precedenti». Per Romano Prodi, avversario storico: «La nostra rivalità non è mai trascesa nell’inimicizia, mantenendo il confronto in un ambito di rispetto».
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Berlusconi si è spento ieri al San Raffaele, a 86 anni. Ricoverato da venerdì, da tempo lottava con la leucemia. Bandiere a mezz’asta a Palazzo Chigi. Domani alle 15 la cerimonia nel Duomo di Milano, celebrata da Mario Delpini.Per Sergio Mattarella il Cav «ha segnato la Repubblica». Il Papa ricorda la sua «tempra energica». Camillo Ruini: «Impedì ai comunisti di governare». Romano Prodi: «Rivalità corretta».Lo speciale contiene due articoli.Se l’aspettava. Non adesso però. Non così presto. Invece Silvio Berlusconi è morto ieri mattina, alle 9.30, nel suo letto d’ospedale al San Raffaele, dov’era ricoverato da venerdì scorso. Ed è stato, fino all’ultimo, il solito Cavaliere. Sabato sera ha visto la finale di Champions league, tra Inter e Manchester City. Poi, ha lavorato sulla riorganizzazione di Forza Italia. Dopo, sul dossier della guerra in Ucraina e il timore dello scontro nucleare. Ma nella notte tra domenica e lunedì, c’è stato l’improvviso tracollo. Quello definitivo. Come nessuno aveva immaginato. L’automobile del suo medico personale, Alberto Zangrillo, arriva di soppiatto nell’ospedale milanese. Sono le 4 del mattino. Due ore più tardi, il primario di terapia intensiva ha chiaro, dopo i tanti scampati allarmi, che è la fine: stavolta, l’ex premier non ce l’avrebbe fatta. Marta Fascina, la fidanzata del leader, è al suo fianco come sempre. Viene allertata la famiglia. Alle nove arrivano il fratello Paolo e, uno dopo l’altro, i figli: Marina, Eleonora, Piersilvio e Barbara. Fanno appena in tempo a salutarlo. Smette di respirare alle 9.30. Il flash, però, giunge nelle redazioni solo alle 10.17: «Berlusconi è in fin vita». Ma l’ottantaseienne Cavaliere, in realtà, è già morto da un pezzo. E non per la polmonite, che l’ha costretto al precedente ricovero di 45 giorni, terminato il 19 maggio 2023. Ma per la leucemia, di cui soffriva da tempo. Gliel’avevano diagnosticata a dicembre 2021, ma era diventata di pubblico dominio solo con quella penultima ed estenuante degenza. Già due mesi fa, certo, la situazione era critica. Il midollo non funzionava più. Per almeno dieci giorni, i valori dei globuli bianchi sembravano impazziti. Si temeva per la sua vita. Ma poi Silvio era parso nuovamente l’immortale propagandato per una vita: «Ce l’ho fatta anche questa volta, l’incubo è passato». Era tornato ad Arcore, a Villa San Martino, assieme alla compagna. Ma nuovi malesseri, nei giorni passati, hanno convinto i medici, Zangrillo e l’oncoematologo Fabio Ciceri, a un altro ricovero. Tutti i valori sballati, di nuovo. Tac, esami, chemioterapia. Ma il riacutizzarsi della leucemia gli è stato fatale. I suoi fedelissimi erano convinti che potesse superare il Natale. Lui, nato e vissuto con «il sole in tasca», molto di più. La cronaca della giornata comincia al San Raffaele, con il repentino arrivo dei familiari. La notizia della scomparsa si diffonde rapidamente. «È gravissimo». Pochi minuti dopo, l’ufficialità: «È morto». I figli del Cavaliere abbandonano la clinica. Hanno i volti scuri. Gli occhi gonfi di lacrime, coperti da occhialoni neri. Alle 14.01 è Berlusconi a lasciare per sempre il San Raffaele, il teatro delle ultime battaglie. Il feretro viene trasferito nella residenza di Arcore, il suo regno più intimo, dove viene accolto tra gli applausi. Una nota ufficiale annuncia: «La camera ardente sarà allestita allo studio 20 di Mediaset a Cologno Monzese a partire da domani». L’ultimo saluto, nel suo impero televisivo. Ma la notizia è smentita, dopo un sopralluogo dei carabinieri: ci sono rischi di ordine pubblico che sconsigliano. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice disponibile ad accogliere la salma a Palazzo Madama. Così come il sindaco di Milano, Beppe Sala: offre Sala Alessi, nella sede del Comune. Alla fine, però, viene deciso che la camera ardente resterà a Villa San Martino. L’accesso sarà consentito solo ai familiari, fino al giorno dei funerali: mercoledì 14 giugno. Verranno celebrati dall’arcivescovo della città, Mario Delpini, alle 15, nel Duomo di Milano. Ci saranno, ovviamente, sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il premier, Giorgia Meloni. Ed è scontata la presenza di altri capi di Stato. Da definire ancora la capienza massima della cattedrale, che può contenere circa 5.000 persone. La bara dovrebbe rimanere qualche minuto sul sagrato, ma senza il saluto e la processione della cittadinanza. Ci sarà comunque una folla oceanica. Per questo, saranno piazzati alcuni maxischermi in piazza Duomo.Il giorno dei funerali è proclamato lutto nazionale, annuncia il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Mentre tutti gli edifici pubblici italiani, comprese le ambasciate e i consolati all'estero, dovranno subito esporre bandiere nazionali ed europee a mezz’asta. Sulla torre Mediaset continuano, intanto, ad alternarsi due scritte, che campeggiano sulle tangenziali milanesi: «Ciao Papà» e «Grazie Silvio». Mentre davanti ai cancelli di Arcore si raccoglie una moltitudine di giornalisti, curiosi, tifosi sia del Milan che del Monza. Accanto a una siepe, ci sono decine di sciarpe delle due squadre di calcio, mazzi di fiori, bandiere di Forza Italia, bigliettini. «Grazie Silvio». «Mancherai zio Silvio». Arrivano i familiari. Da ultimo entra pure Orazio Fascina, il padre di Marta. Nessuno ha voglia di parlare della morte di un uomo per cui ieri il pomposo detto anglosassone, «Larger than life», ovvero più grande della sua vita stessa, è sembrato d’un colpo riduttivo. Non se l’aspettava, Silvio. In ospedale continuava a consumarsi gli occhi sugli organigrammi forzisti e le analisi geopolitiche. È morto come ha sempre vissuto. Da vero Cavaliere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/silvio-e-morto-italia-ferma-2661234697.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="putin-una-perdita-irreparabile" data-post-id="2661234697" data-published-at="1686632268" data-use-pagination="False"> Putin: «Una perdita irreparabile» Tanti i commenti alla notizia della morte di Silvio Berlusconi. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che domani sarà a Milano per i funerali di Stato, ha scritto: «Protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane, è stato un grande leader, che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi». La premier, Giorgia Meloni, ha diffuso un videomessaggio nel quale parla di un «un combattente» e di un uomo «che non ha mai avuto paura di difendere le sue convinzioni e sono state esattamente quel coraggio e quella determinazione a farne uno degli uomini più influenti della storia d’Italia, a consentirgli di imprimere delle vere e proprie svolte nel mondo della politica, della comunicazione e dell’impresa». Commosso il leader della Lega, Matteo Salvini: «Sono distrutto e piango raramente, oggi è uno di quei giorni. Conservo come un dono prezioso il valore della tua amicizia, i tuoi consigli, la tua generosità, il tuo rispetto, il tuo genio, i tuoi rari e affettuosi rimproveri subito seguiti da complimenti e attenzioni uniche. Ora dedicheremo ogni nostro sforzo e tutto il nostro impegno per proseguire le mille strade che hai per primo visto e tracciato». «Un dolore immenso. Semplicemente grazie presidente, grazie Silvio», ha twittato il ministro degli Esteri e coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha anticipato il rientro dagli Usa dove ha ricevuto le condoglianze del segretario di Stato, Antony Blinken: «Figura straordinariamente significativa nella vita italiana». Nessun dubbio per il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Una cosa è sicura: c’è un’Italia prima che Berlusconi scendesse in politica e un’Italia dopo. Lui ha cambiato la politica italiana ma anche tante altre cose, dall’architettura a Milano al rapporto con i suoi dipendenti, tra loro non credo ce ne sia uno che non l’abbia amato. Lascia un vuoto che difficilmente può essere colmato». Lorenzo Fontana, presidente della Camera, lo ha definito un «protagonista assoluto della storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale». Vladimir Putin ha parlato di «perdita irreparabile» e ha ricordato il Cav come un «vero amico», sostenendo che ha dato «un inestimabile contributo allo sviluppo della partnership russo-italiana, reciprocamente vantaggiosa». Papa Francesco ha espresso vicinanza alla famiglia per la «perdita di un protagonista della vita politica italiana, che ha ricoperto pubbliche responsabilità con tempra energica». Il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei dal 1991 al 2007, molto «addolorato per la perdita di un amico», ha definito l’ex Cav «persona di grande intelligenza e generosità. Ha avuto meriti storici per l’Italia, soprattutto avendo impedito al Partito ex comunista di andare al potere nel 1994, e anche per l’instaurazione del bipolarismo in Italia. Inoltre ha operato molto bene in politica estera». Ruini oggi celebrerà una messa «per lui, perché il Signore, nella sua misericordia, lo accolga nella sua eterna pienezza di vita». La leader dem, Elly Schlein, ieri ha deciso di rinviare la direzione del partito, affermando che «con la scomparsa di Berlusconi si chiude un’epoca. Siamo stati sempre avversari ma in questo momento rimane il grande rispetto che si deve a un protagonista della vita politica di questo Paese». Giuseppe Conte lo ha definito «un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia», mentre per Matteo Renzi, con il quale fu protagonista del patto del Nazareno, il Cav «ha fatto la storia del Paese. Tanti lo hanno amato, tanti odiato: tutti oggi devono riconoscere che il suo impatto sulla vita politica ma anche economica, sportiva, televisiva è stato senza precedenti». Per Romano Prodi, avversario storico: «La nostra rivalità non è mai trascesa nell’inimicizia, mantenendo il confronto in un ambito di rispetto».
Ditonellapiaga e Tony Pitony si esibiscono sul palco del teatro Ariston (Ansa)
La serata delle cover, con i duetti tra concorrenti e ospiti, è la più attesa del Festival. A incuriosire sono gli abbinamenti e la scelta dei brani. L’Ariston risponde con entusiasmo: tra omaggi, energia e qualche azzardo, ecco le pagelle della serata.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup 6,5 Aserejé, tormentone primi Duemila, è perfetta per tenere vivo il clima di festa creato dal medley di Laura Pausini. L’Ariston ha voglia di divertirsi. Fasciate in uno sgargiante abito lungo trasmettono spensieratezza. Frizzanti.
Alessandro Siani 6,5 Arriva da Napoli, come cinque dei cantanti in gara e chissà se c’entra la caccia all’audience. Il ping-pong con Carlo Conti sui motivi, istituzionali e giocosi, perché Sanremo è Sanremo è una bella idea, ma è appena abbozzata. Timido.
Bianca Balti 8 Un anno dopo, con i capelli, elegante e sorridente. «Sono qua per godermela, non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto come me». E «sono innamoratissima». Entusiasta.
Malika Ayane con Claudio Santamaria 4,5 Quando si sceglie Mi sei scoppiato dentro il cuore di Mina bisogna pensarci 10 volte. Inevitabile balzi all’orecchio ciò che manca. E lo scoppio floppa. Temerari.
Bambole di pezza con Cristina D’Avena 6 per l’impegno Sembrano copiare i Maneskin senza riuscirci e questo la dice tutta. Infatti, il meglio lo danno quando citano Whole lotta love dei Led Zeppelin. Ma perché non hanno proposto quella? Confuse.
Tommaso Paradiso con Stadio 7,5 Una sferzata di rock visionario e apocalittico atterra all’Ariston con L’ultima luna di Lucio Dalla. Gaetano Curreri non ha la voce giusta, Tommaso sì. Di culto.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia 5 Per la scelta di Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni vale quanto detto per il brano di Mina: si sente il vuoto. Non c’è il carisma, non c’è la drammaticità, non c’è la voce piena dell’interprete originale. Pazienza.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & The Band 8,5 Il figlio d’arte cresce e si muove meglio ogni sera. Figurarsi se spunta papà Gianni che Vita la cantava con Lucio Dalla. Chissenefregadeimoralisti.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas 8 la voce di Colombre si avvicina a quella di Jimmy Fontana di Il mondo e il confronto con una delle più belle canzoni della musica italiana non è penalizzante. Plausibili.
Fulminacci con Francesca Fagnani 6,5 Qui è più teatro che musica, ma citare Mina e Alberto Lupo di Parole parole dà i brividi. Si può accettare solo in un copione scanzonato e autoironico. Coraggiosi.
LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo 7,5 A 80 anni l’energia e il feeling di De Piscopo sono intatti. E fa tutta la differenza cantare la cover con il suo inventore. L’Ariston continua a fare festa. Andamento veloce.
J-Ax con Ligera County Fam 8 All star de Milan: Cochi Ponzoni (senza Renato Pozzetto) Paolo Rossi, Paolo Jannacci, Ale & Franz accompagnano il rapper. Felicemente sgangherati.
Ditonellapiaga con Tony Pitony 8,5 Parrucca rosa e maschera di plastica. Cabaret anni Quaranta, jazz americano, Broadway, Quartetto Cetra. Con The Lady is a tramp un’altra scarica di energia. E si balla.
Caterina Caselli 9 Emozionata. Ancora con la sua voce metallica e contundente. Non smette di ringraziare le persone dalle quali ha imparato. Interprete, scopritrice di talenti, produttrice discografica, artista completa. Magnetica.
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I veicoli dei talebani controllano la sicurezza a un posto di blocco vicino al confine tra Pakistan e Afghanistan a Nangarhar (Ansa)
L’aviazione pachistana la settimana scorsa aveva condotto una serie di attacchi aerei in Afghanistan, colpendo alcuni campi di addestramento per terroristi. Il bilancio era stato di 18 morti e 7 feriti secondo il governo talebano, che aveva convocato l'ambasciatore del Pakistan a Kabul. Era così iniziata quella che in gergo si definisce come una guerra a bassa intensità con continue «scaramucce» sul confine che avvevano comunque provocato morti e feriti. Il governo del primo ministro Shehbaz Sharif ha deciso per un attacco in grande stile con missili terra-aria su uffici, caserme e centri di addestramento del regime talebano che non ha una contraerea in grado di difendere il territorio. Gli studenti coranici avevano «ereditato» dagli americani, al loro abbandono dell’Afghanistan, una serie di aerei ed elicotteri, molti dei quali danneggiati e ormai inservibili. Sul confine si sono moltiplicate le battaglie fra le truppe di terra, ma le cifre di morti e feriti divergono sensibilmente. Islamabad ha dichiarato di aver colpito 22 obiettivi militari e che sono stati uccisi 274 funzionari e militanti talebani. Stando a quanto dichiarato dal portavoce delle forze armate pachistane sarebbero stati solamente 12 i militari caduti negli scontri. Il ministro della Difesa dei talebani ha detto che l’aeronautica militare del ministero della Difesa nazionale ha condotto attacchi aerei coordinati contro un accampamento militare vicino a Faizabad, a Islamabad, una base militare a Nowshera, posizioni militari a Jamrud, mentre Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano, ha subito indetto una conferenza stampa per annunciare che 55 soldati pachistani erano stati uccisi e 19 postazioni conquistate, mentre 8 combattenti talebani erano caduti. Numeri ovviamente incontrollabili, ma appare difficile credere che la cadente aviazione dell’Afghanistan possa aver ottenuto questi risultati. Zabihullah Mujahid, ha aggiunto di voler subito ricorrere al dialogo per risolvere il conflitto con il vicino Pakistan, sottolineando la necessità di una soluzione pacifica e continuando a sperare che il problema venga risolto senza altra violenza. Il portavoce talebano ha respinto le accuse di Islamabad di essere coinvolti negli attacchi terroristici, rispondendo che sono invece loro che sostengono lo Stato islamico che combatte, sotto il nome di Isis K, per abbattere l’emirato dei talebani. Se proseguisse, lo scontro militare sembrerebbe avere un esito certo, perché le forze armate pachistane dispongono di oltre mezzo milione di uomini e di una forza aerea efficiente, oltre ad un arsenale atomico. L’Afghanistan dichiara di avere 150.000 combattenti, ma non si tratta di un vero e proprio esercito, bensì di milizie abituate soltanto alla guerriglia irregolare. Il fronte però è più ampio di quello che potrebbe sembrare perché il ministro della Difesa di Islamabad ha accusato l’India di avere influenza politica sui talebani. Nuova Delhi ha respinto le accuse, denunciando un piano pachistano per destabilizzare il subcontinente indiano. La Cina e la Russia, unica nazione che ha ufficialmente riconosciuto l’emirato dell’Afghanistan, sono al lavoro per una soluzione diplomatica di un conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera Asia centrale.
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Matteo Del Fante (Ansa)
L’amministratore delegato sorride tra numeri e strategie, mentre la stima per il 2026 promette ulteriori crescite: «Abbiamo rafforzato la nostra politica dei dividendi», dice, e non è un dettaglio da poco: la cedola proposta sale del 16%, arrivando a 1,25 euro per azione, a testimonianza di un’azienda che non vuole solo correre, ma premiare chi le ha dato fiducia. A dare contenuto a questo risultati soprattutto la finanza e la logistica, con il primato nella consegna dei pacchi.
Il futuro, però, non sono solo conti e percentuali: è anche digitale, innovativo e strategico. Del Fante non si limita a parlare di numeri, ma racconta un percorso di trasformazione che intreccia Poste con Tim, «una partnership che non è mirata a un guadagno immediato ma alla creazione di valore durevole e sostenibile per entrambi i gruppi». Il filo conduttore? Sinergie, integrazione e visione a lungo termine. E per dare concretezza alle parole, la riorganizzazione di gruppo in corso prevede un hub finanziario integrato, dove PostePay e BancoPosta dialogheranno fianco a fianco attraverso la fusione delle rispettive attività. Business come energia e telecomunicazioni saranno distribuiti dalla rete degli sportelli Poste. E non si tratta di semplice fantasia digitale: la nuova super-app di Poste, fiore all’occhiello del 2025, è diventata un fenomeno nazionale, con oltre quattro milioni di utenti giornalieri, la più utilizzata tra gli algoritmi proposti da un’azienda italiana. L’Intelligenza artificiale non è un concetto fumoso: Del Fante la indica come «un acceleratore di crescita chiave» del piano strategico pluriennale che verrà presentato entro il 2026, pronto a inaugurare una nuova stagione dopo nove anni di evoluzioni continue.
I numeri del bilancio restano sotto i riflettori: i ricavi di gruppo hanno raggiunto 13,1 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2024. Il margine operativo tocca i 3,2 miliardi, con un balzo del 10%, e l’utile netto segna 2,2 miliardi, anche questo con un +10%, in anticipo sui target del piano 2024-28. Dalle parole di Del Fante emerge che Poste non solo cresce, ma lo fa stabilmente, costruendo le basi per guardare oltre, fino al 2026: i ricavi sono previsti a 13,5 miliardi, il margine operativo superiore a 3,3 miliardi e l’utile netto (esclusa la partecipazione in Tim) a 2,3 miliardi. Anche i dividendi resteranno generosi, con una percentuale di assegnazione ai soci superiore al 70% degli utili. Da aggiungere un piccolo extra legato all’arrivo del dividendo Tim stimato in cento milioni di euro a partire dal 2027.
Proprio dal gruppo telefonico arriva una novità nella governance. Adrian Calaza, ex direttore finanziario di Tim, è il nuovo presidente di Tim Brasil dove già ricopriva il ruolo di consigliere. Prende il posto di Nicandro Durante. In consiglio entra anche Camillo Greco, direttore finanziario di Poste Italiane. Nell’illustrazione dei conti da parte di Matteo Del Fante manca, naturalmente, il capitolo «grandi manovre»: tra le priorità c’è l’acquisizione del 20% del Polo strategico nazionale da Cdp, un investimento contenuto ma strategico per supportare Tim nella migrazione della pubblica amministrazione italiana verso il cloud. Insomma, tra numeri da record e strategie a lungo termine, Poste italiane si conferma un gigante in movimento: non solo un’azienda di servizi postali e finanziari, ma un ecosistema digitale in piena espansione, pronto a cavalcare la tecnologia, l’Intelligenza artificiale e le sinergie industriali. Matteo Del Fante lo annuncia a tutta la comunità finanziaria che l’ascolta durante la conference call: il 2025 è stato eccezionale, ma l’avventura è appena all’inizio.
Il riflesso dell’uso dell’Ia si vedrà anche sul fronte dei dipendenti: le assunzioni annuali nei centri aziendali nel 2026 si stimano in calo del 15% rispetto alla media degli ultimi quattro anni. Con Tim, di cui è primo socio, Poste ha aperto vari tavoli. I risparmi attesi si aggirano sui cento milioni.
A inizio del prossimo anno, Poste attende, inoltre, completare la riorganizzazione con la creazione di un hub finanziario e la fusione di BancoPosta con PostePay. «A seguito di questa fusione deterremo il business energia e tlc a livello di capogruppo», ha detto l’ad, spiegando il progetto di creazione dell’hub finanziario. L’Intelligenza artificiale sarà cruciale nello sviluppo previsto. Nel servizio clienti ha permesso la riduzione dei costi del 30%. Sono attesi altri 30 milioni entro i prossimi quattro anni. Inoltre, sono stimati fino a circa 100 milioni di euro di risparmio annuo sui costi It.
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