
La verità è che la rotta balcanica non si è mai chiusa. Ha solo cambiato pelle come un serpente alle prese con la muta. La porta d'ingresso orientale per il Vecchio continente per migliaia e migliaia di migranti, provenienti per lo più dal Medio Oriente, è un lunghissimo corridoio che parte dalla Grecia e si snoda lungo quella che un tempo era l'ex Jugoslavia fino a sbucare sull'uscio della Croazia o dell'Italia. Un camminamento che è quasi impossibile controllare per la presenza di foreste, laghi e fiumi, piccoli e grandi, che si estendono spesso ben oltre le frontiere dei diversi Paesi.
Nel marzo 2016, un accordo tra l'Europa e la Turchia avrebbe dovuto limitare i flussi impegnando Ankara a fermare i barconi che trasportavano frotte di disperati nel mar Egeo. Tentativo riuscito solo in parte e solo per i primi tempi. Da qualche mese, infatti, i migranti hanno ripreso la marcia cambiando le tappe intermedie del viaggio. Oggi, le carovane passano per l'Ungheria o per la Bosnia Erzegovina, dove nel 2018 sono transitate oltre 40.000 persone. Di queste circa 6.000 sono state bloccate nel cantone di Una Sana, nei pressi di Bihac, in attesa di provare ad attraversare il confine con Zagabria.
In Italia il punto debole è invece sempre il Nord Est. Come conferma il segretario generale provinciale Fsp polizia di Trieste, Alessio Edoardo, dopo la morte di un migrante precipitato in un burrone lungo la dorsale del Monte Carso mentre provava a scalare la parete rocciosa. «Continua imperterrita la fiumana di immigrati clandestini sul territorio nazionale dal versante nord orientale», ha scritto in una nota, «Siamo a denunciare per l'ennesima volta la mancanza di una strategia per arginare l'affluenza migratoria della rotta balcanica». E ancora: «Purtroppo, nell'indifferenza del governo, il personale della polizia di frontiera deve affrontare una mole di lavoro pesantissima con un organico ridotto ai minimi termini da politiche ministeriali che non prendono in dovuta considerazione la situazione del confine orientale trattandola come secondaria ma che con i numeri in possesso sembra essere una vera e propria emergenza quasi pari alla rotta mediterranea», attacca Edoardo. E aggiunge: «Infatti, nel silenzio dei boschi, ogni giorno scendono in città decine di migranti mettendo in crisi il sistema sicurezza». Il sindacalista delle forze dell'ordine chiede «più responsabilità al governo per un impegno nel rafforzare il personale della Ps sul territorio, senza utilizzare le solite e inutili attività di tampone per mezzo di aggregazioni temporanee». «Ci auguriamo una presa di posizione seria e costruttiva, che porti a un immediato aumento del personale permanente, il quale possa attuare una attività di vigilanza del territorio superiore alle due unità attuali […] c'è bisogno di attivare protocolli sanitari per il controllo dei migranti rintracciati e del personale di polizia operante il quale è a stretto contatto con loro per tutto il tempo delle operazioni di identificazione».
Secondo i dati della questura di Trieste, nel 2019 sono stati individuati circa 4.000 migranti ai quali vanno aggiunti altri 1.300 soggetti che si sono presentati spontaneamente alle autorità. Come ha sottolineato il questore del capoluogo giuliano, Giuseppe Petronzi, i numeri dell'immigrazione sono «in aumento per un 50% rispetto all'anno scorso» e riguardano per «il 60% arrivi di cittadini di origine pachistana» seguiti dagli afghani, dagli iracheni e dai bengalesi.
La rotta balcanica continua a rappresentare una fonte molto redditizia per i trafficanti di esseri umani. «Nel 2019 abbiamo messo a segno 27 arresti nei confronti di altrettanti passeur». Riuscire a localizzare i sentieri battuti dai contrabbandieri è sempre più complicato. La nuova rotta balcanica è infatti diventata assai più «mobile» rispetto al passato. Spiega il Guardian citando fonti di organizzazioni internazionali: «Molti entrano in Europa attraverso la Bulgaria, invece di prendere un barcone dalla Turchia alla Grecia, dove tutti i nuovi arrivati vengono fatti prigionieri. I migranti bloccati in Grecia (che secondo alcune stime sono fra i 50.000 e i 60.000) a volte pagano i trafficanti per portarli sulla terraferma, e poi cercano di raggiungere la Macedonia a piedi».
La speranza di arrivare in Europa costa circa 7.000 dollari a persona. C'è poi chi ci prova inventando escamotage che farebbero sorridere se non riguardassero persone in fuga da Afghanistan, Pakistan, Iran, Siria e Iraq e da altre nazioni del Nord Africa.
Un gruppo di tunisini, infatti, superata fortunosamente la frontiera con la Croazia, si era dato una ripulita comprando abiti nuovi e tagliandosi la barba lunga. Poi aveva acquistato i biglietti per il bus per l'Italia. Gli «ospiti» sono stati bloccati solo quando la polizia ha chiesto loro i documenti, e a nulla è servito esibire un buon francese per convincere gli agenti di essere turisti parigini in trasferta. In un altro caso, raccontato dal Giornale, invece, sei migranti hanno finto di essere ciclisti partecipanti a una gara di beneficenza, dal nome Bellastoria, organizzata dalle diocesi lombarde. Inforcate le mountain bike con tanto di magliettina d'ordinanza, sono stati bloccati prima della volata finale.





