Semestre bianco Copasir nel 2023
Tra scioglimento Camere e nuovo governo, il Comitato rischia di non poter visionare testi come il decreto di invio armi. Carteggio al Senato per risolvere il baco normativo.

Il Copasir, comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, nasce come elemento di garanzia della democrazia. È filtro tra le azioni del governo, dell’intelligence che da esso dipende e i parlamentari. Con lo scoppio della guerra sono aumentate le tensioni e anche le occasioni di frizione. Al tempo stesso si è allargato il perimetro di intervento del Copasir. Non intendiamo il perimetro di competenza, ché esso è definito dalla norme e dalle leggi d’Aula, ma cresce il numero delle attività e le occasioni di valutazione. Un esempio su tutti: l’invio di armi in Ucraina. Il governo si è fatto autorizzare dalle Camere, con una copertura valida fino al termine del 2022. I singoli decreti ministeriali contenenti la lista delle armi spedite oltre confine sono stati visionati e bollinati dai membri del Copasir. Se ciò avvenisse di nuovo il prossimo anno c’è il rischio che nessuno possa intervenire per bilanciare il ruolo e il potere del governo.

Il rischio è infatti che per un semestre il Copasir resti prima sospeso e poi decaduto. Se, come tutti si attendono, Sergio Mattarella dovesse sciogliere le Camere appena prima del 23 marzo, le elezioni cadrebbero a fine maggio e il nuovo Parlamento non si formerebbe prima del 15 o del 20 giugno. In questi tre mesi il Comitato dovrebbe sospendere le attività e in casi eccezionali essere convocato tramite mediazione di appositi funzionari. Ma è nel periodo successivo che si complicherebbe ulteriormente l’efficienza del comitato che andrebbe a decadere. Infatti, una volta formato il Parlamento bisogna attendere che si formi il governo e una compagine di maggioranza. Solo in quel momento i partiti potranno indicare i rispettivi membri. Il presidente toccherà alla minoranza e via scendendo. Mediamente nelle legislature precedenti ci sono voluti tra i 2 mesi e mezzo e i tre mesi e mezzo. In questo lasso di tempo se il governo dovesse prendere decisioni come quelle legate all’invio di armi, spedirebbe il decreto in Piazza San Macuto, dove ha sede il Coapsir, ma nessuno potrebbe aprire la busta. Il «baco» normativo è stato già preso in considerazione nel decennio scorso. Ma non si è mai considerata l’urgenza di intervenire. Con lo scoppio della guerra le cose sono cambiate. C’è stato infatti uno scambio di corrispondenza tra il presidente del comitato, Adolfo Urso, e i presidenti di Camera e Senato. Elisabetta Casellati a sua volta ha coinvolto il numero uno della commissione Affari costituzionali del Senato. L’obiettivo sarebbe quello di cercare una soluzione. Una possibile potrebbe prevedere all’indomani della formazione del Parlamento una lista di membri provvisori del Copasir, ciascuno nominato da un gruppo, in attesa che si formi governo e maggioranza e entri in carico il comitato definitivo. Al provvisorio potrebbe essere assegnati compiti di garanzia e attività di vigilanza al di fuori di quelle di indagine o di approfondimento. In fondo sembrano temi di lana caprina, ma riguardano gli ingranaggi alla base della nostra democrazia. Spesso nodi o bachi restano in frigorifero fino a che eventi esterni non spingono ad andare oltre. La guerra in Ucraina potrebbe essere l’occasione.

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