True
2021-03-12
Scoppia il caso Astrazeneca
Getty Images
Bufera sul vaccino Astrazeneca. Nella giornata di ieri, l'Agenzia italiana del farmaco ha disposto il divieto di utilizzo del lotto Abv2856 a seguito della «segnalazione di alcuni eventi avversi gravi», verificatisi «in concomitanza con la somministrazione». Un caso, in particolare, avrebbe indotto l'Aifa a imporre il blocco sulla partita, quello relativo al decesso di Stefano Paternò, sottoufficiale della Marina di 43 anni in servizio ad Augusta. Nella notte tra lunedì e martedì, appena 12 ore dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca appartenente al lotto incriminato, il militare è stato colpito da febbre alta e forti convulsioni, prima di finire stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, Paternò non avrebbe sofferto di altre patologie, circostanza che avrebbe convinto la famiglia a presentare un esposto in Procura. «Essendo il decesso chiaramente ascrivibile alla somministrazione del vaccino», recita l'esposto depositato dai legali della vedova, «va verificata nell'interesse della collettività l'ipotesi di uno stock di fiale difettose o di improvvide manovre o ogni altra possibile causa».
Nell'attesa che l'autopsia del giovane militare chiarisca il nesso tra l'inoculo e il tragico evento, si è inevitabilmente sollevato un polverone giudiziario. Mentre in un primo momento la Procura di Siracusa si era mostrata particolarmente prudente, sostenendo l'assenza di «evidenze che il decesso sia legato alla somministrazione del vaccino», nel primo pomeriggio di ieri gli inquirenti hanno reso noto di aver iscritto nel registro degli indagati almeno dieci soggetti, riconducibili all'intera catena di distribuzione del vaccino Astrazeneca, dalla società che lo produce fino al personale che si è occupato dell'inoculazione. Gravissima l'accusa: omicidio colposo. In serata, i carabinieri del Nas hanno avviato in tutta Italia i sequestri dei lotti bloccati dall'Aifa. Poco prima era sta sospesa la somministrazione del vaccino anti Covid nel centro vaccinale gestito dall'esercito a Cosenza. Nei prossimi giorni, i 173 membri del personale scolastico che hanno ricevuto la dose saranno sottoposti a farmacovigilanza.
Ma i decessi sospetti a seguito della vaccinazione con Astrazeneca non si limitano al caso del militare siciliano. Sempre ieri, la Procura di Catania ha aperto un'indagine con l'ipotesti di reato di omicidio colposo - per il momento a carico di ignoti - a seguito della morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania. Il poliziotto è deceduto una dozzina giorni fa, un paio di settimane dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca, appartenente al famigerato lotto 2856. C'è poi un terzo episodio che riguarda il decesso di Giuseppe Maniscalco, vicecomandante della sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri di Trapani, anche lui destinatario di una dose della fornitura sotto inchiesta. Nella serata di ieri, tuttavia, l'autopsia disposta a seguito della denuncia dei familiari avrebbe escluso ogni collegamento tra il vaccino e la morte dell'uomo. Sequestrata, infine, la salma di Vincenzo Russo, collaboratore scolastico deceduto mercoledì nel napoletano due giorni dopo aver ricevuto il vaccino. Gli agenti del commissariato di Acerra hanno disposto l'esame autoptico, volto a stabilire l'eventuale legame tra l'inoculo e il decesso del bidello. «Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi», tenta di rassicurare l'Aifa, ma gli interrogativi permangono.
Tuttavia, le brutte notizie per la casa farmaceutica britannico-svedese non si limitano al nostro Paese. Proprio ieri, l'Autorità sanitaria danese ha annunciato di aver sospeso per 14 giorni la somministrazione delle dosi Astrazeneca a seguito della segnalazione di alcuni casi di coaguli di sangue. Anche in questo caso, il problema sarebbe riconducibile a uno specifico lotto (Abv5300), distribuito in 17 Paesi (ma non l'Italia). «Siamo nel mezzo della più imponente e importante campagna di vaccinazioni nella storia della Danimarca, abbiamo bisogno di tutti i vaccini possibili, e per questo motivo la decisione di sospenderne uno non è affatto semplice», ha dichiarato il direttore del Comitato nazionale per la salute Soren Brostrom, «ma è proprio perché vacciniamo tante persone che dobbiamo rispondere con tempestività quando emergono possibili gravi effetti collaterali». Domenica scorsa l'ufficio federale austriaco aveva sospeso la somministrazione di questa partita a seguito del decesso di una donna e al ricovero di un'altra per embolia polmonare, naturalmente dopo aver ricevuto il vaccino. Temendo l'insorgenza di gravi effetti collaterali, nei giorni precedenti anche Estonia, Lettonia e Lussemburgo avevano sospeso le somministrazioni, seguite ieri da Norvegia e Islanda. Critico nei confronti della casa farmaceutica il virologo Roberto Burioni, che ha dedicato diversi tweet alla vicenda. «Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino Astrazeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che Astrazeneca, che ha 76.000 dipendenti e 3 miliardi di utili annui possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è acceduto». Burioni ha poi auspicato che «dopo i mille errori già commessi l'Unione europea non faccia anche quello di consentire a questa multinazionale di rimanere in silenzio come se nulla fosse».
Durante il colloquio telefonico svoltosi ieri con il premier Mario Draghi, il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha negato l'esistenza di un legame tra il vaccino e gli episodi di trombosi, annunciando l'avvio da parte dell'Ema di «un'ulteriore review accelerata» sul farmaco Astrazeneca. Il premier, come si apprende da fonti di Palazzo Chigi, si pronuncerà sull'accaduto oggi, alle 15, durante la visita al centro vaccinale di Fiumicino. Nel comunicato diffuso ieri, l'Agenzia Ue ha reso noto che si sono verificati 30 casi di trombosi su 5 milioni di vaccinazioni effettuate con il farmaco nel vecchio continente. Spetta ad Astrazeneca e alle autorità europee fare chiarezza.
Dubbi nei dosaggi e liti sui contratti. Tutti i guai del siero anglosvedese
Le morti dell'agente catanese Davide Villa e del militare siracusano Stefano Paternò, avvenute dopo la somministrazione di un vaccino anti Covid prodotto da Astrazeneca, saranno forse frutto di una drammatica coincidenza: a deciderlo saranno le indagini della magistratura siciliana. Resta il fatto che tutta la storia del vaccino dell'azienda biofarmaceutica anglosvedese è purtroppo costellata di polemiche, controversie e contrattempi. E non soltanto perché ieri le autorità sanitarie danesi, allarmate da due casi di trombosi, si sono affiancate all'Agenzia italiana del farmaco, che nelle stesse ore ha vietato l'utilizzo di un lotto del vaccino Astrazeneca, adottando così le stesse precauzioni decise pochi giorni prima da Austria, Lettonia, Estonia, Lituania e Lussemburgo. Ma anche perché gli inciampi e le avversità che hanno colpito la casa, nell'ultimo anno, sono stati davvero tanti.
A partire dall'effettiva capacità produttiva di Astrazeneca. In un'intervista al Financial Times del 30 aprile 2020 l'amministratore delegato della società, Pascal Soriot, aveva detto: «Vogliamo essere pronti lanciare e fornire fino a 100 milioni di dosi entro la fine dell'anno». Nemmeno due mesi dopo, il 13 giugno 2020, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva quadruplicato la misura: forse per regalare un brivido mediatico ai sonnacchiosi «Stati generali» che Giuseppe Conte aveva convocato a Roma per segnare la via d'uscita dal Covid, quel giorno Speranza aveva annunciato di aver firmato, assieme ai ministri di Germania, Francia e Olanda, «un contratto con Astrazeneca per l'approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino per tutta la popolazione europea». Speranza aveva garantito che «la distribuzione della prima tranche di dosi sarebbe arrivata entro la fine dell'anno». Proprio La Verità, al contrario, aveva appurato che nessun contratto era stato siglato allora con Astrazeneca, perché la Commissione europea s'era già intestata la trattativa globale con tutte le case produttrici.
Certo, nella primavera del 2020 il vaccino Astrazeneca sembrava da favorire perché più economico e più facile da conservare. Ma a noi italiani pareva preferibile anche perché buona parte della sua produzione sarebbe uscita dai laboratori della Advent del gruppo Irbm, di Pomezia (che incidentalmente nel 2017 aveva versato 30.000 euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi). Quindi c'era un bel po' di Italia, in quelle fialette. Tanto che il ministro Speranza, nel suo libro mai pubblicato, Perché guariremo, la scorsa estate s'era sbilanciato a scrivere che la ricerca di Astrazeneca era quella che «al momento sta ottenendo i risultati migliori».
Resta il fatto che da allora, purtroppo, i numeri delle dosi di Astrazeneca ordinate e prodotte sono sempre rimasti ballerini, confusi. E la stessa confusione ha avvolto il contratto siglato lo scorso agosto tra l'azienda e l'Unione europea. La confusione è divenuta addirittura caos lo scorso gennaio, quando - al culmine della controversia con Bruxelles sulla consegna dei vaccini, mentre gran parte del prodotto Astrazeneca veniva destinata al Regno Unito - la società ha comunicato che avrebbe consegnato appena 31 milioni di dosi entro il primo trimestre 2021, contro gli 80 milioni attesi dall'Unione. Soriot aveva dichiarato che il contratto non stabiliva «alcun nostro obbligo verso l'Ue», ma solo l'impegno a fare «del nostro meglio». In quel momento, in base agli accordi di prelazione stipulati dall'ex commissario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, con oltre 40 milioni di dosi il siero di Astrazeneca in Italia avrebbe dovuto fare la parte del leone. Oggi ci si domanda se arriveranno mai entro giugno.
È vero che le consegne dei vaccini Astrazeneca in tutta Europa sono state rallentate dal fatto che l'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, ha dato il suo benestare solo alla fine dello scorso gennaio. Ma sulla prudenza dell'Ema ha giocato l'esempio americano: lo scorso settembre, negli Stati Uniti, alcuni casi di reazioni avverse hanno spinto la Food and drug administration a sospendere per mesi la sperimentazione del vaccino Astrazeneca su 30.000 volontari. E almeno fin qui la Fda non ha ancora dato la sua «patente» al vaccino.
Lo scorso dicembre, infine, è emerso l'ultimo mezzo pasticcio: la rivista Lancet ha rivelato che il siero Astrazeneca ha un'efficacia del 90% con una dose e mezza, mentre con due dosi intere si ferma al 62%. Quel risultato, però, è stato scoperto grazie a un sorprendente errore di somministrazione, compiuto su oltre un decimo dei volontari che si erano sottoposti ai test: i ricercatori hanno verificato che a 2.700 di loro, su un totale di 23.000, era stato data una sbagliata quantità di vaccino. Il risultato, alla fine, è positivo. Resta il fatto che un errore di quel tipo, nel bel mezzo di una sperimentazione clinica, non è proprio tranquillizzante.
Continua a leggereRiduci
Dieci indagati per il militare morto in Sicilia, altri tre casi sospetti. Sette Paesi europei hanno stoppato il farmaco. Oggi parla Mario Draghi.L'antidoto ha incontrato diversi intoppi tecnici e ha sollevato persino diatribe politiche: l'intesa inventata da Roberto Speranza, il braccio di ferro con Ursula von der Leyen, il ruolo di Irbm, la ditta «amica» di Matteo Renzi.Bufera sul vaccino Astrazeneca. Nella giornata di ieri, l'Agenzia italiana del farmaco ha disposto il divieto di utilizzo del lotto Abv2856 a seguito della «segnalazione di alcuni eventi avversi gravi», verificatisi «in concomitanza con la somministrazione». Un caso, in particolare, avrebbe indotto l'Aifa a imporre il blocco sulla partita, quello relativo al decesso di Stefano Paternò, sottoufficiale della Marina di 43 anni in servizio ad Augusta. Nella notte tra lunedì e martedì, appena 12 ore dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca appartenente al lotto incriminato, il militare è stato colpito da febbre alta e forti convulsioni, prima di finire stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, Paternò non avrebbe sofferto di altre patologie, circostanza che avrebbe convinto la famiglia a presentare un esposto in Procura. «Essendo il decesso chiaramente ascrivibile alla somministrazione del vaccino», recita l'esposto depositato dai legali della vedova, «va verificata nell'interesse della collettività l'ipotesi di uno stock di fiale difettose o di improvvide manovre o ogni altra possibile causa».Nell'attesa che l'autopsia del giovane militare chiarisca il nesso tra l'inoculo e il tragico evento, si è inevitabilmente sollevato un polverone giudiziario. Mentre in un primo momento la Procura di Siracusa si era mostrata particolarmente prudente, sostenendo l'assenza di «evidenze che il decesso sia legato alla somministrazione del vaccino», nel primo pomeriggio di ieri gli inquirenti hanno reso noto di aver iscritto nel registro degli indagati almeno dieci soggetti, riconducibili all'intera catena di distribuzione del vaccino Astrazeneca, dalla società che lo produce fino al personale che si è occupato dell'inoculazione. Gravissima l'accusa: omicidio colposo. In serata, i carabinieri del Nas hanno avviato in tutta Italia i sequestri dei lotti bloccati dall'Aifa. Poco prima era sta sospesa la somministrazione del vaccino anti Covid nel centro vaccinale gestito dall'esercito a Cosenza. Nei prossimi giorni, i 173 membri del personale scolastico che hanno ricevuto la dose saranno sottoposti a farmacovigilanza. Ma i decessi sospetti a seguito della vaccinazione con Astrazeneca non si limitano al caso del militare siciliano. Sempre ieri, la Procura di Catania ha aperto un'indagine con l'ipotesti di reato di omicidio colposo - per il momento a carico di ignoti - a seguito della morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania. Il poliziotto è deceduto una dozzina giorni fa, un paio di settimane dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca, appartenente al famigerato lotto 2856. C'è poi un terzo episodio che riguarda il decesso di Giuseppe Maniscalco, vicecomandante della sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri di Trapani, anche lui destinatario di una dose della fornitura sotto inchiesta. Nella serata di ieri, tuttavia, l'autopsia disposta a seguito della denuncia dei familiari avrebbe escluso ogni collegamento tra il vaccino e la morte dell'uomo. Sequestrata, infine, la salma di Vincenzo Russo, collaboratore scolastico deceduto mercoledì nel napoletano due giorni dopo aver ricevuto il vaccino. Gli agenti del commissariato di Acerra hanno disposto l'esame autoptico, volto a stabilire l'eventuale legame tra l'inoculo e il decesso del bidello. «Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi», tenta di rassicurare l'Aifa, ma gli interrogativi permangono. Tuttavia, le brutte notizie per la casa farmaceutica britannico-svedese non si limitano al nostro Paese. Proprio ieri, l'Autorità sanitaria danese ha annunciato di aver sospeso per 14 giorni la somministrazione delle dosi Astrazeneca a seguito della segnalazione di alcuni casi di coaguli di sangue. Anche in questo caso, il problema sarebbe riconducibile a uno specifico lotto (Abv5300), distribuito in 17 Paesi (ma non l'Italia). «Siamo nel mezzo della più imponente e importante campagna di vaccinazioni nella storia della Danimarca, abbiamo bisogno di tutti i vaccini possibili, e per questo motivo la decisione di sospenderne uno non è affatto semplice», ha dichiarato il direttore del Comitato nazionale per la salute Soren Brostrom, «ma è proprio perché vacciniamo tante persone che dobbiamo rispondere con tempestività quando emergono possibili gravi effetti collaterali». Domenica scorsa l'ufficio federale austriaco aveva sospeso la somministrazione di questa partita a seguito del decesso di una donna e al ricovero di un'altra per embolia polmonare, naturalmente dopo aver ricevuto il vaccino. Temendo l'insorgenza di gravi effetti collaterali, nei giorni precedenti anche Estonia, Lettonia e Lussemburgo avevano sospeso le somministrazioni, seguite ieri da Norvegia e Islanda. Critico nei confronti della casa farmaceutica il virologo Roberto Burioni, che ha dedicato diversi tweet alla vicenda. «Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino Astrazeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che Astrazeneca, che ha 76.000 dipendenti e 3 miliardi di utili annui possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è acceduto». Burioni ha poi auspicato che «dopo i mille errori già commessi l'Unione europea non faccia anche quello di consentire a questa multinazionale di rimanere in silenzio come se nulla fosse».Durante il colloquio telefonico svoltosi ieri con il premier Mario Draghi, il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha negato l'esistenza di un legame tra il vaccino e gli episodi di trombosi, annunciando l'avvio da parte dell'Ema di «un'ulteriore review accelerata» sul farmaco Astrazeneca. Il premier, come si apprende da fonti di Palazzo Chigi, si pronuncerà sull'accaduto oggi, alle 15, durante la visita al centro vaccinale di Fiumicino. Nel comunicato diffuso ieri, l'Agenzia Ue ha reso noto che si sono verificati 30 casi di trombosi su 5 milioni di vaccinazioni effettuate con il farmaco nel vecchio continente. Spetta ad Astrazeneca e alle autorità europee fare chiarezza.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scoppia-il-caso-astrazeneca-2651025335.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dubbi-nei-dosaggi-e-liti-sui-contratti-tutti-i-guai-del-siero-anglosvedese" data-post-id="2651025335" data-published-at="1615499064" data-use-pagination="False"> Dubbi nei dosaggi e liti sui contratti. Tutti i guai del siero anglosvedese Le morti dell'agente catanese Davide Villa e del militare siracusano Stefano Paternò, avvenute dopo la somministrazione di un vaccino anti Covid prodotto da Astrazeneca, saranno forse frutto di una drammatica coincidenza: a deciderlo saranno le indagini della magistratura siciliana. Resta il fatto che tutta la storia del vaccino dell'azienda biofarmaceutica anglosvedese è purtroppo costellata di polemiche, controversie e contrattempi. E non soltanto perché ieri le autorità sanitarie danesi, allarmate da due casi di trombosi, si sono affiancate all'Agenzia italiana del farmaco, che nelle stesse ore ha vietato l'utilizzo di un lotto del vaccino Astrazeneca, adottando così le stesse precauzioni decise pochi giorni prima da Austria, Lettonia, Estonia, Lituania e Lussemburgo. Ma anche perché gli inciampi e le avversità che hanno colpito la casa, nell'ultimo anno, sono stati davvero tanti. A partire dall'effettiva capacità produttiva di Astrazeneca. In un'intervista al Financial Times del 30 aprile 2020 l'amministratore delegato della società, Pascal Soriot, aveva detto: «Vogliamo essere pronti lanciare e fornire fino a 100 milioni di dosi entro la fine dell'anno». Nemmeno due mesi dopo, il 13 giugno 2020, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva quadruplicato la misura: forse per regalare un brivido mediatico ai sonnacchiosi «Stati generali» che Giuseppe Conte aveva convocato a Roma per segnare la via d'uscita dal Covid, quel giorno Speranza aveva annunciato di aver firmato, assieme ai ministri di Germania, Francia e Olanda, «un contratto con Astrazeneca per l'approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino per tutta la popolazione europea». Speranza aveva garantito che «la distribuzione della prima tranche di dosi sarebbe arrivata entro la fine dell'anno». Proprio La Verità, al contrario, aveva appurato che nessun contratto era stato siglato allora con Astrazeneca, perché la Commissione europea s'era già intestata la trattativa globale con tutte le case produttrici. Certo, nella primavera del 2020 il vaccino Astrazeneca sembrava da favorire perché più economico e più facile da conservare. Ma a noi italiani pareva preferibile anche perché buona parte della sua produzione sarebbe uscita dai laboratori della Advent del gruppo Irbm, di Pomezia (che incidentalmente nel 2017 aveva versato 30.000 euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi). Quindi c'era un bel po' di Italia, in quelle fialette. Tanto che il ministro Speranza, nel suo libro mai pubblicato, Perché guariremo, la scorsa estate s'era sbilanciato a scrivere che la ricerca di Astrazeneca era quella che «al momento sta ottenendo i risultati migliori». Resta il fatto che da allora, purtroppo, i numeri delle dosi di Astrazeneca ordinate e prodotte sono sempre rimasti ballerini, confusi. E la stessa confusione ha avvolto il contratto siglato lo scorso agosto tra l'azienda e l'Unione europea. La confusione è divenuta addirittura caos lo scorso gennaio, quando - al culmine della controversia con Bruxelles sulla consegna dei vaccini, mentre gran parte del prodotto Astrazeneca veniva destinata al Regno Unito - la società ha comunicato che avrebbe consegnato appena 31 milioni di dosi entro il primo trimestre 2021, contro gli 80 milioni attesi dall'Unione. Soriot aveva dichiarato che il contratto non stabiliva «alcun nostro obbligo verso l'Ue», ma solo l'impegno a fare «del nostro meglio». In quel momento, in base agli accordi di prelazione stipulati dall'ex commissario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, con oltre 40 milioni di dosi il siero di Astrazeneca in Italia avrebbe dovuto fare la parte del leone. Oggi ci si domanda se arriveranno mai entro giugno. È vero che le consegne dei vaccini Astrazeneca in tutta Europa sono state rallentate dal fatto che l'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, ha dato il suo benestare solo alla fine dello scorso gennaio. Ma sulla prudenza dell'Ema ha giocato l'esempio americano: lo scorso settembre, negli Stati Uniti, alcuni casi di reazioni avverse hanno spinto la Food and drug administration a sospendere per mesi la sperimentazione del vaccino Astrazeneca su 30.000 volontari. E almeno fin qui la Fda non ha ancora dato la sua «patente» al vaccino. Lo scorso dicembre, infine, è emerso l'ultimo mezzo pasticcio: la rivista Lancet ha rivelato che il siero Astrazeneca ha un'efficacia del 90% con una dose e mezza, mentre con due dosi intere si ferma al 62%. Quel risultato, però, è stato scoperto grazie a un sorprendente errore di somministrazione, compiuto su oltre un decimo dei volontari che si erano sottoposti ai test: i ricercatori hanno verificato che a 2.700 di loro, su un totale di 23.000, era stato data una sbagliata quantità di vaccino. Il risultato, alla fine, è positivo. Resta il fatto che un errore di quel tipo, nel bel mezzo di una sperimentazione clinica, non è proprio tranquillizzante.
Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.
Iolanda Apostolica
Scatto di carriera. Postumo, però. Perché la giudice nel 2024 si è dimessa dopo le polemiche per la disapplicazione del decreto Cutro e per un video che la immortalava alla testa di una manifestazione pro-migranti e contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una promozione a carriera finita. Sembra un paradosso, ma è un passaggio tecnico rispetto alla progressione economica dei magistrati. Gli scatti non sono tutti uguali: c’è quello economico, che incide sullo stipendio, e quello funzionale, che apre la strada a incarichi più rilevanti. In questo caso inciderà sulla pensione dell’ex toga salva-migranti.
Non ci gira attorno la consigliera laica Claudia Eccher: «Indipendentemente dal fatto che la Apostolico abbia lasciato la magistratura, il nostro dovere è valutare nel merito il quadriennio di servizio seguendo le leggi e le circolari del Csm. La settima e ultima valutazione di professionalità non è un mero passaggio burocratico, ma determina un avanzamento sia professionale che economico, con riflessi diretti anche sul trattamento pensionistico e di fine rapporto». E arriva al punto: «Nel caso della Apostolico si riscontra una carenza sul prerequisito dell’indipendenza. Non si contesta il diritto ad avere opinioni politiche, ma la scelta di manifestarle in un contesto di contrapposizione frontale con le autorità di pubblica sicurezza e con le scelte del governo, proprio su una materia che rientra nelle sue specifiche competenze funzionali».
Il togato Tullio Morello spiega perché il Csm ha votato a favore della ex collega: «Le sue idee non hanno influenzato la decisione giurisdizionale. Se nelle motivazioni fosse emerso un pregiudizio, allora potremmo discutere della sua imparzialità». Il Consiglio però si è spaccato. Il laico Enrico Aimi è stato duro: «Doveroso esprimere una posizione critica rispetto alla proposta di riconoscere alla Apostolico il superamento della settima valutazione di professionalità. Non può essere un automatismo, ma richiede una verifica rigorosa e sostanziale del permanere dei requisiti fondamentali, ovvero indipendenza, imparzialità ed equilibrio. Nel caso di specie, tali requisiti appaiono meritevoli di un approfondimento ben più incisivo».
Dopo la partecipazione alla manifestazione filmata, «il magistrato», secondo Aimi, «avrebbe dovuto astenersi dalla trattazione di procedimenti in materia di immigrazione». «Non basta essere imparziali, bisogna anche apparirlo, perché la credibilità della giurisdizione si fonda sulla fiducia dei cittadini», ha ricordato la consigliera Isabella Bertolini, aggiungendo: «Proprio per questo ho sottolineato che questi principi impongono rigore, coerenza e senso del limite, soprattutto quando si toccano temi sensibili o esposti al confronto pubblico». Infine, un colpo al Consiglio: «La decisione del Csm rappresenta, a mio avviso, un’occasione persa. Si poteva, e si doveva, aprire una riflessione vera sul modello di magistrato che vogliamo, non solo tecnicamente preparato ma capace di incarnare fino in fondo terzietà, misura ed equilibrio. Senza questa chiarezza, il rischio è quello di indebolire la percezione stessa di imparzialità della magistratura. Oggi il Csm sul caso Apostolicoha dato l’ennesima pessima prova».
Continua a leggereRiduci