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2021-03-12
Scoppia il caso Astrazeneca
Getty Images
Bufera sul vaccino Astrazeneca. Nella giornata di ieri, l'Agenzia italiana del farmaco ha disposto il divieto di utilizzo del lotto Abv2856 a seguito della «segnalazione di alcuni eventi avversi gravi», verificatisi «in concomitanza con la somministrazione». Un caso, in particolare, avrebbe indotto l'Aifa a imporre il blocco sulla partita, quello relativo al decesso di Stefano Paternò, sottoufficiale della Marina di 43 anni in servizio ad Augusta. Nella notte tra lunedì e martedì, appena 12 ore dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca appartenente al lotto incriminato, il militare è stato colpito da febbre alta e forti convulsioni, prima di finire stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, Paternò non avrebbe sofferto di altre patologie, circostanza che avrebbe convinto la famiglia a presentare un esposto in Procura. «Essendo il decesso chiaramente ascrivibile alla somministrazione del vaccino», recita l'esposto depositato dai legali della vedova, «va verificata nell'interesse della collettività l'ipotesi di uno stock di fiale difettose o di improvvide manovre o ogni altra possibile causa».
Nell'attesa che l'autopsia del giovane militare chiarisca il nesso tra l'inoculo e il tragico evento, si è inevitabilmente sollevato un polverone giudiziario. Mentre in un primo momento la Procura di Siracusa si era mostrata particolarmente prudente, sostenendo l'assenza di «evidenze che il decesso sia legato alla somministrazione del vaccino», nel primo pomeriggio di ieri gli inquirenti hanno reso noto di aver iscritto nel registro degli indagati almeno dieci soggetti, riconducibili all'intera catena di distribuzione del vaccino Astrazeneca, dalla società che lo produce fino al personale che si è occupato dell'inoculazione. Gravissima l'accusa: omicidio colposo. In serata, i carabinieri del Nas hanno avviato in tutta Italia i sequestri dei lotti bloccati dall'Aifa. Poco prima era sta sospesa la somministrazione del vaccino anti Covid nel centro vaccinale gestito dall'esercito a Cosenza. Nei prossimi giorni, i 173 membri del personale scolastico che hanno ricevuto la dose saranno sottoposti a farmacovigilanza.
Ma i decessi sospetti a seguito della vaccinazione con Astrazeneca non si limitano al caso del militare siciliano. Sempre ieri, la Procura di Catania ha aperto un'indagine con l'ipotesti di reato di omicidio colposo - per il momento a carico di ignoti - a seguito della morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania. Il poliziotto è deceduto una dozzina giorni fa, un paio di settimane dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca, appartenente al famigerato lotto 2856. C'è poi un terzo episodio che riguarda il decesso di Giuseppe Maniscalco, vicecomandante della sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri di Trapani, anche lui destinatario di una dose della fornitura sotto inchiesta. Nella serata di ieri, tuttavia, l'autopsia disposta a seguito della denuncia dei familiari avrebbe escluso ogni collegamento tra il vaccino e la morte dell'uomo. Sequestrata, infine, la salma di Vincenzo Russo, collaboratore scolastico deceduto mercoledì nel napoletano due giorni dopo aver ricevuto il vaccino. Gli agenti del commissariato di Acerra hanno disposto l'esame autoptico, volto a stabilire l'eventuale legame tra l'inoculo e il decesso del bidello. «Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi», tenta di rassicurare l'Aifa, ma gli interrogativi permangono.
Tuttavia, le brutte notizie per la casa farmaceutica britannico-svedese non si limitano al nostro Paese. Proprio ieri, l'Autorità sanitaria danese ha annunciato di aver sospeso per 14 giorni la somministrazione delle dosi Astrazeneca a seguito della segnalazione di alcuni casi di coaguli di sangue. Anche in questo caso, il problema sarebbe riconducibile a uno specifico lotto (Abv5300), distribuito in 17 Paesi (ma non l'Italia). «Siamo nel mezzo della più imponente e importante campagna di vaccinazioni nella storia della Danimarca, abbiamo bisogno di tutti i vaccini possibili, e per questo motivo la decisione di sospenderne uno non è affatto semplice», ha dichiarato il direttore del Comitato nazionale per la salute Soren Brostrom, «ma è proprio perché vacciniamo tante persone che dobbiamo rispondere con tempestività quando emergono possibili gravi effetti collaterali». Domenica scorsa l'ufficio federale austriaco aveva sospeso la somministrazione di questa partita a seguito del decesso di una donna e al ricovero di un'altra per embolia polmonare, naturalmente dopo aver ricevuto il vaccino. Temendo l'insorgenza di gravi effetti collaterali, nei giorni precedenti anche Estonia, Lettonia e Lussemburgo avevano sospeso le somministrazioni, seguite ieri da Norvegia e Islanda. Critico nei confronti della casa farmaceutica il virologo Roberto Burioni, che ha dedicato diversi tweet alla vicenda. «Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino Astrazeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che Astrazeneca, che ha 76.000 dipendenti e 3 miliardi di utili annui possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è acceduto». Burioni ha poi auspicato che «dopo i mille errori già commessi l'Unione europea non faccia anche quello di consentire a questa multinazionale di rimanere in silenzio come se nulla fosse».
Durante il colloquio telefonico svoltosi ieri con il premier Mario Draghi, il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha negato l'esistenza di un legame tra il vaccino e gli episodi di trombosi, annunciando l'avvio da parte dell'Ema di «un'ulteriore review accelerata» sul farmaco Astrazeneca. Il premier, come si apprende da fonti di Palazzo Chigi, si pronuncerà sull'accaduto oggi, alle 15, durante la visita al centro vaccinale di Fiumicino. Nel comunicato diffuso ieri, l'Agenzia Ue ha reso noto che si sono verificati 30 casi di trombosi su 5 milioni di vaccinazioni effettuate con il farmaco nel vecchio continente. Spetta ad Astrazeneca e alle autorità europee fare chiarezza.
Dubbi nei dosaggi e liti sui contratti. Tutti i guai del siero anglosvedese
Le morti dell'agente catanese Davide Villa e del militare siracusano Stefano Paternò, avvenute dopo la somministrazione di un vaccino anti Covid prodotto da Astrazeneca, saranno forse frutto di una drammatica coincidenza: a deciderlo saranno le indagini della magistratura siciliana. Resta il fatto che tutta la storia del vaccino dell'azienda biofarmaceutica anglosvedese è purtroppo costellata di polemiche, controversie e contrattempi. E non soltanto perché ieri le autorità sanitarie danesi, allarmate da due casi di trombosi, si sono affiancate all'Agenzia italiana del farmaco, che nelle stesse ore ha vietato l'utilizzo di un lotto del vaccino Astrazeneca, adottando così le stesse precauzioni decise pochi giorni prima da Austria, Lettonia, Estonia, Lituania e Lussemburgo. Ma anche perché gli inciampi e le avversità che hanno colpito la casa, nell'ultimo anno, sono stati davvero tanti.
A partire dall'effettiva capacità produttiva di Astrazeneca. In un'intervista al Financial Times del 30 aprile 2020 l'amministratore delegato della società, Pascal Soriot, aveva detto: «Vogliamo essere pronti lanciare e fornire fino a 100 milioni di dosi entro la fine dell'anno». Nemmeno due mesi dopo, il 13 giugno 2020, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva quadruplicato la misura: forse per regalare un brivido mediatico ai sonnacchiosi «Stati generali» che Giuseppe Conte aveva convocato a Roma per segnare la via d'uscita dal Covid, quel giorno Speranza aveva annunciato di aver firmato, assieme ai ministri di Germania, Francia e Olanda, «un contratto con Astrazeneca per l'approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino per tutta la popolazione europea». Speranza aveva garantito che «la distribuzione della prima tranche di dosi sarebbe arrivata entro la fine dell'anno». Proprio La Verità, al contrario, aveva appurato che nessun contratto era stato siglato allora con Astrazeneca, perché la Commissione europea s'era già intestata la trattativa globale con tutte le case produttrici.
Certo, nella primavera del 2020 il vaccino Astrazeneca sembrava da favorire perché più economico e più facile da conservare. Ma a noi italiani pareva preferibile anche perché buona parte della sua produzione sarebbe uscita dai laboratori della Advent del gruppo Irbm, di Pomezia (che incidentalmente nel 2017 aveva versato 30.000 euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi). Quindi c'era un bel po' di Italia, in quelle fialette. Tanto che il ministro Speranza, nel suo libro mai pubblicato, Perché guariremo, la scorsa estate s'era sbilanciato a scrivere che la ricerca di Astrazeneca era quella che «al momento sta ottenendo i risultati migliori».
Resta il fatto che da allora, purtroppo, i numeri delle dosi di Astrazeneca ordinate e prodotte sono sempre rimasti ballerini, confusi. E la stessa confusione ha avvolto il contratto siglato lo scorso agosto tra l'azienda e l'Unione europea. La confusione è divenuta addirittura caos lo scorso gennaio, quando - al culmine della controversia con Bruxelles sulla consegna dei vaccini, mentre gran parte del prodotto Astrazeneca veniva destinata al Regno Unito - la società ha comunicato che avrebbe consegnato appena 31 milioni di dosi entro il primo trimestre 2021, contro gli 80 milioni attesi dall'Unione. Soriot aveva dichiarato che il contratto non stabiliva «alcun nostro obbligo verso l'Ue», ma solo l'impegno a fare «del nostro meglio». In quel momento, in base agli accordi di prelazione stipulati dall'ex commissario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, con oltre 40 milioni di dosi il siero di Astrazeneca in Italia avrebbe dovuto fare la parte del leone. Oggi ci si domanda se arriveranno mai entro giugno.
È vero che le consegne dei vaccini Astrazeneca in tutta Europa sono state rallentate dal fatto che l'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, ha dato il suo benestare solo alla fine dello scorso gennaio. Ma sulla prudenza dell'Ema ha giocato l'esempio americano: lo scorso settembre, negli Stati Uniti, alcuni casi di reazioni avverse hanno spinto la Food and drug administration a sospendere per mesi la sperimentazione del vaccino Astrazeneca su 30.000 volontari. E almeno fin qui la Fda non ha ancora dato la sua «patente» al vaccino.
Lo scorso dicembre, infine, è emerso l'ultimo mezzo pasticcio: la rivista Lancet ha rivelato che il siero Astrazeneca ha un'efficacia del 90% con una dose e mezza, mentre con due dosi intere si ferma al 62%. Quel risultato, però, è stato scoperto grazie a un sorprendente errore di somministrazione, compiuto su oltre un decimo dei volontari che si erano sottoposti ai test: i ricercatori hanno verificato che a 2.700 di loro, su un totale di 23.000, era stato data una sbagliata quantità di vaccino. Il risultato, alla fine, è positivo. Resta il fatto che un errore di quel tipo, nel bel mezzo di una sperimentazione clinica, non è proprio tranquillizzante.
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Dieci indagati per il militare morto in Sicilia, altri tre casi sospetti. Sette Paesi europei hanno stoppato il farmaco. Oggi parla Mario Draghi.L'antidoto ha incontrato diversi intoppi tecnici e ha sollevato persino diatribe politiche: l'intesa inventata da Roberto Speranza, il braccio di ferro con Ursula von der Leyen, il ruolo di Irbm, la ditta «amica» di Matteo Renzi.Bufera sul vaccino Astrazeneca. Nella giornata di ieri, l'Agenzia italiana del farmaco ha disposto il divieto di utilizzo del lotto Abv2856 a seguito della «segnalazione di alcuni eventi avversi gravi», verificatisi «in concomitanza con la somministrazione». Un caso, in particolare, avrebbe indotto l'Aifa a imporre il blocco sulla partita, quello relativo al decesso di Stefano Paternò, sottoufficiale della Marina di 43 anni in servizio ad Augusta. Nella notte tra lunedì e martedì, appena 12 ore dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca appartenente al lotto incriminato, il militare è stato colpito da febbre alta e forti convulsioni, prima di finire stroncato da un arresto cardiocircolatorio. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, Paternò non avrebbe sofferto di altre patologie, circostanza che avrebbe convinto la famiglia a presentare un esposto in Procura. «Essendo il decesso chiaramente ascrivibile alla somministrazione del vaccino», recita l'esposto depositato dai legali della vedova, «va verificata nell'interesse della collettività l'ipotesi di uno stock di fiale difettose o di improvvide manovre o ogni altra possibile causa».Nell'attesa che l'autopsia del giovane militare chiarisca il nesso tra l'inoculo e il tragico evento, si è inevitabilmente sollevato un polverone giudiziario. Mentre in un primo momento la Procura di Siracusa si era mostrata particolarmente prudente, sostenendo l'assenza di «evidenze che il decesso sia legato alla somministrazione del vaccino», nel primo pomeriggio di ieri gli inquirenti hanno reso noto di aver iscritto nel registro degli indagati almeno dieci soggetti, riconducibili all'intera catena di distribuzione del vaccino Astrazeneca, dalla società che lo produce fino al personale che si è occupato dell'inoculazione. Gravissima l'accusa: omicidio colposo. In serata, i carabinieri del Nas hanno avviato in tutta Italia i sequestri dei lotti bloccati dall'Aifa. Poco prima era sta sospesa la somministrazione del vaccino anti Covid nel centro vaccinale gestito dall'esercito a Cosenza. Nei prossimi giorni, i 173 membri del personale scolastico che hanno ricevuto la dose saranno sottoposti a farmacovigilanza. Ma i decessi sospetti a seguito della vaccinazione con Astrazeneca non si limitano al caso del militare siciliano. Sempre ieri, la Procura di Catania ha aperto un'indagine con l'ipotesti di reato di omicidio colposo - per il momento a carico di ignoti - a seguito della morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania. Il poliziotto è deceduto una dozzina giorni fa, un paio di settimane dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca, appartenente al famigerato lotto 2856. C'è poi un terzo episodio che riguarda il decesso di Giuseppe Maniscalco, vicecomandante della sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri di Trapani, anche lui destinatario di una dose della fornitura sotto inchiesta. Nella serata di ieri, tuttavia, l'autopsia disposta a seguito della denuncia dei familiari avrebbe escluso ogni collegamento tra il vaccino e la morte dell'uomo. Sequestrata, infine, la salma di Vincenzo Russo, collaboratore scolastico deceduto mercoledì nel napoletano due giorni dopo aver ricevuto il vaccino. Gli agenti del commissariato di Acerra hanno disposto l'esame autoptico, volto a stabilire l'eventuale legame tra l'inoculo e il decesso del bidello. «Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi», tenta di rassicurare l'Aifa, ma gli interrogativi permangono. Tuttavia, le brutte notizie per la casa farmaceutica britannico-svedese non si limitano al nostro Paese. Proprio ieri, l'Autorità sanitaria danese ha annunciato di aver sospeso per 14 giorni la somministrazione delle dosi Astrazeneca a seguito della segnalazione di alcuni casi di coaguli di sangue. Anche in questo caso, il problema sarebbe riconducibile a uno specifico lotto (Abv5300), distribuito in 17 Paesi (ma non l'Italia). «Siamo nel mezzo della più imponente e importante campagna di vaccinazioni nella storia della Danimarca, abbiamo bisogno di tutti i vaccini possibili, e per questo motivo la decisione di sospenderne uno non è affatto semplice», ha dichiarato il direttore del Comitato nazionale per la salute Soren Brostrom, «ma è proprio perché vacciniamo tante persone che dobbiamo rispondere con tempestività quando emergono possibili gravi effetti collaterali». Domenica scorsa l'ufficio federale austriaco aveva sospeso la somministrazione di questa partita a seguito del decesso di una donna e al ricovero di un'altra per embolia polmonare, naturalmente dopo aver ricevuto il vaccino. Temendo l'insorgenza di gravi effetti collaterali, nei giorni precedenti anche Estonia, Lettonia e Lussemburgo avevano sospeso le somministrazioni, seguite ieri da Norvegia e Islanda. Critico nei confronti della casa farmaceutica il virologo Roberto Burioni, che ha dedicato diversi tweet alla vicenda. «Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino Astrazeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che Astrazeneca, che ha 76.000 dipendenti e 3 miliardi di utili annui possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è acceduto». Burioni ha poi auspicato che «dopo i mille errori già commessi l'Unione europea non faccia anche quello di consentire a questa multinazionale di rimanere in silenzio come se nulla fosse».Durante il colloquio telefonico svoltosi ieri con il premier Mario Draghi, il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha negato l'esistenza di un legame tra il vaccino e gli episodi di trombosi, annunciando l'avvio da parte dell'Ema di «un'ulteriore review accelerata» sul farmaco Astrazeneca. Il premier, come si apprende da fonti di Palazzo Chigi, si pronuncerà sull'accaduto oggi, alle 15, durante la visita al centro vaccinale di Fiumicino. Nel comunicato diffuso ieri, l'Agenzia Ue ha reso noto che si sono verificati 30 casi di trombosi su 5 milioni di vaccinazioni effettuate con il farmaco nel vecchio continente. Spetta ad Astrazeneca e alle autorità europee fare chiarezza.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scoppia-il-caso-astrazeneca-2651025335.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dubbi-nei-dosaggi-e-liti-sui-contratti-tutti-i-guai-del-siero-anglosvedese" data-post-id="2651025335" data-published-at="1615499064" data-use-pagination="False"> Dubbi nei dosaggi e liti sui contratti. Tutti i guai del siero anglosvedese Le morti dell'agente catanese Davide Villa e del militare siracusano Stefano Paternò, avvenute dopo la somministrazione di un vaccino anti Covid prodotto da Astrazeneca, saranno forse frutto di una drammatica coincidenza: a deciderlo saranno le indagini della magistratura siciliana. Resta il fatto che tutta la storia del vaccino dell'azienda biofarmaceutica anglosvedese è purtroppo costellata di polemiche, controversie e contrattempi. E non soltanto perché ieri le autorità sanitarie danesi, allarmate da due casi di trombosi, si sono affiancate all'Agenzia italiana del farmaco, che nelle stesse ore ha vietato l'utilizzo di un lotto del vaccino Astrazeneca, adottando così le stesse precauzioni decise pochi giorni prima da Austria, Lettonia, Estonia, Lituania e Lussemburgo. Ma anche perché gli inciampi e le avversità che hanno colpito la casa, nell'ultimo anno, sono stati davvero tanti. A partire dall'effettiva capacità produttiva di Astrazeneca. In un'intervista al Financial Times del 30 aprile 2020 l'amministratore delegato della società, Pascal Soriot, aveva detto: «Vogliamo essere pronti lanciare e fornire fino a 100 milioni di dosi entro la fine dell'anno». Nemmeno due mesi dopo, il 13 giugno 2020, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva quadruplicato la misura: forse per regalare un brivido mediatico ai sonnacchiosi «Stati generali» che Giuseppe Conte aveva convocato a Roma per segnare la via d'uscita dal Covid, quel giorno Speranza aveva annunciato di aver firmato, assieme ai ministri di Germania, Francia e Olanda, «un contratto con Astrazeneca per l'approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino per tutta la popolazione europea». Speranza aveva garantito che «la distribuzione della prima tranche di dosi sarebbe arrivata entro la fine dell'anno». Proprio La Verità, al contrario, aveva appurato che nessun contratto era stato siglato allora con Astrazeneca, perché la Commissione europea s'era già intestata la trattativa globale con tutte le case produttrici. Certo, nella primavera del 2020 il vaccino Astrazeneca sembrava da favorire perché più economico e più facile da conservare. Ma a noi italiani pareva preferibile anche perché buona parte della sua produzione sarebbe uscita dai laboratori della Advent del gruppo Irbm, di Pomezia (che incidentalmente nel 2017 aveva versato 30.000 euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi). Quindi c'era un bel po' di Italia, in quelle fialette. Tanto che il ministro Speranza, nel suo libro mai pubblicato, Perché guariremo, la scorsa estate s'era sbilanciato a scrivere che la ricerca di Astrazeneca era quella che «al momento sta ottenendo i risultati migliori». Resta il fatto che da allora, purtroppo, i numeri delle dosi di Astrazeneca ordinate e prodotte sono sempre rimasti ballerini, confusi. E la stessa confusione ha avvolto il contratto siglato lo scorso agosto tra l'azienda e l'Unione europea. La confusione è divenuta addirittura caos lo scorso gennaio, quando - al culmine della controversia con Bruxelles sulla consegna dei vaccini, mentre gran parte del prodotto Astrazeneca veniva destinata al Regno Unito - la società ha comunicato che avrebbe consegnato appena 31 milioni di dosi entro il primo trimestre 2021, contro gli 80 milioni attesi dall'Unione. Soriot aveva dichiarato che il contratto non stabiliva «alcun nostro obbligo verso l'Ue», ma solo l'impegno a fare «del nostro meglio». In quel momento, in base agli accordi di prelazione stipulati dall'ex commissario all'emergenza Covid, Domenico Arcuri, con oltre 40 milioni di dosi il siero di Astrazeneca in Italia avrebbe dovuto fare la parte del leone. Oggi ci si domanda se arriveranno mai entro giugno. È vero che le consegne dei vaccini Astrazeneca in tutta Europa sono state rallentate dal fatto che l'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, ha dato il suo benestare solo alla fine dello scorso gennaio. Ma sulla prudenza dell'Ema ha giocato l'esempio americano: lo scorso settembre, negli Stati Uniti, alcuni casi di reazioni avverse hanno spinto la Food and drug administration a sospendere per mesi la sperimentazione del vaccino Astrazeneca su 30.000 volontari. E almeno fin qui la Fda non ha ancora dato la sua «patente» al vaccino. Lo scorso dicembre, infine, è emerso l'ultimo mezzo pasticcio: la rivista Lancet ha rivelato che il siero Astrazeneca ha un'efficacia del 90% con una dose e mezza, mentre con due dosi intere si ferma al 62%. Quel risultato, però, è stato scoperto grazie a un sorprendente errore di somministrazione, compiuto su oltre un decimo dei volontari che si erano sottoposti ai test: i ricercatori hanno verificato che a 2.700 di loro, su un totale di 23.000, era stato data una sbagliata quantità di vaccino. Il risultato, alla fine, è positivo. Resta il fatto che un errore di quel tipo, nel bel mezzo di una sperimentazione clinica, non è proprio tranquillizzante.
Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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Maurizio Belpietro analizza l'operato di Giuseppe Conte durante l'emergenza sanitaria e la sua incredibile ascesa politica. Tra le anomalie della gestione Covid, i contratti milionari distribuiti senza motivazione e il silenzio dei grandi media, emerge un quadro preoccupante e di fronte alle richieste di trasparenza richieste dalla Commissione Covid, l’ex Premier risponde con una pioggia di querele per diffamazione.