Michaela Biancofiore: «Scissione M5s? Un bluff per moltiplicare le poltrone»

Nei momenti di fermento parlamentare come quello attuale, le mosse di alcuni leader non sempre sono immediatamente comprensibili. Michaela Biancofiore, esponente storica di Forza Italia, ex sottosegretaria e deputata che circa un anno fa ha aderito al progetto di Coraggio Italia (ora in stand by) ha certamente l’intuito e l’esperienza politica per interpretare nel modo corretto alcuni eventi delle ultime settimane. A partire dalla scissione di Luigi Di Maio dal M5s, che però, a suo avviso, potrebbe essere nient'altro che un trucco
Onorevole, cosa pensa della folgorazione di Di Maio sulla via del centrismo e della clamorosa rottura con Giuseppe Conte?
«Quello di Di Maio, con almeno una parte del M5s, è un gioco delle parti. Ha ragionato anche per avere la maggioranza non solo nell’ufficio di presidenza, ma anche nelle commissioni, per poterne gestire le più importanti e orientare così l’attività di governo. È un gioco delle parti: non fa altro che imitare Matteo Renzi con Iv, che lasciò i suoi capogruppo nel Pd, così poteva gestire due partiti. Quando vedo che rimangono in M5s Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, che Di Maio ha detto più volte essere due fratelli, c’è qualcosa che non quadra. Potrebbe essere addirittura una mossa concordata con Beppe Grillo. Con un solo marchio M5s non avrebbe riportato nessuno a casa, se tu dividi l’offerta puoi portare a casa un numero maggiore di parlamentari. I grillini sono ben consci di aver fatto un errore enorme col taglio dei parlamentari».
E ora tentano di correre ai ripari, magari cambiando la legge elettorale, anche se pare molto difficile?
«In politica non c’è nulla di certo, e ribadisco che è un errore che non si cambi la legge elettorale, non perché io sia filocentrista, ma il maggioritario ha mostrato gli stessi limiti del proporzionale e ha fallito. Magari cambiasse, perché il problema principale di tutta la politica è la mancanza di partecipazione. Il proporzionale lascia all’elettore la possibilità di scelta attraverso la preferenza, la possibilità di partecipare maggiormente senza lasciar scegliere le segreterie di partito. Con questa legge elettorale temo che il problema sarà decidere chi mettere nei collegi e ci sarà la guerra dei lunghi coltelli e, con il taglio dei parlamentari, questa lotta sarà all’interno degli stessi partiti e poi ovviamente anche all’interno della coalizione».
Nel centrodestra, come abbiamo visto alle comunali, pare che le cose già adesso non vadano molto bene.
«A Verona il centrodestra perde per presunzione. Non esiste un fenomeno Tommasi, che è sicuramente una brava persona: l’errore è stato del grande amore politico della mia vita, di Forza Italia, perché non è accettabile che in una città di centrodestra si possa presentare con una coalizione divisa».
Anche la scelta dei candidati, in ogni caso, conta.
«Oggi non vince più la politica, ma le singole persone che sono capaci sui territori di rappresentare al meglio quelli che sono gli interessi della gente su quel territorio. Si decanta oggi l’effetto Fedriga, che è certamente una persona equilibrata, ma questo conferma che in Italia chi fa politica e anche i giornalisti non conoscono i territori. Massimiliano Fedriga va bene perché dove ci sono delle autonomie speciali la forza preponderante del governatore è evidente che porti l’elettorato ad avvicinarsi al suo partito».
Per finire, una domanda sul suo futuro politico.
«Faccio parte della direzione nazionale di Coraggio Italia, mi riservo di decidere. Quello che è successo nell’ultimo anno non mi ha gratificato, né colpito in positivo. Vediamo quale sarà il progetto di Luigi Brugnaro. È chiaro che se alla componente di Coraggio Italia dovesse mancare un deputato aderirò, ma questo non mi impedisce di essere lucida e al di fuori delle parti».






