
La voce trafelata di Elly Schlein. Giuseppe Conte prende affannosamente appunti. Matteo Renzi con il fiatone mentre sbraita. Nel gran circo del Parlamento non è mancato nulla. La prima informativa ufficiale alle Camere del premier, Giorgia Meloni, dall’esito del referendum, ha fatto venire la tachicardia alle opposizioni. Con rischio infarto. Difficile descrivere per iscritto ciò che le immagini hanno trasmesso: le espressioni, i toni e le parole dei leader della sinistra con le facce rosso paonazzo. Non aspettavano altro che farsi venire le palpitazioni pur di inveire contro il governo.
Una carnevalata di dichiarazioni che ha rasentato una comicità surreale. La segretaria del Pd ansima, schiuma dalla bocca per dire che la premier non riesce nemmeno «a fermare Donald Trump!». Poi corregge: «Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Stati Uniti, ma ci si sta a testa alta, dicendogli che si sbaglia, che si deve fermare!». Da appuntarsi la formula di politica estera della Schlein che goffamente è certa del suo futuro: «Toccherà a noi costruire l’alternativa con gli alleati e tra le persone e riuscire ad attuare fino in fondo la Costituzione». Poi la provocazione: «Si vede che avete molta voglia di tornare all’opposizione. Non vi preoccupate, vi accontenteremo. Lei ci sfida, ma le do una notizia: l’avete già persa quella sfida, perché avete sfidato la Costituzione e il popolo vi ha battuto nelle urne». Schlein prova a parlare da premier ma, finito lo sproloquio, criticando tutto l’universo mondo (stipendi bassi, calo della produzione industriale, scarsa sicurezza, pensioni minime, sanità, scuola, infrastrutture), torna a essere semplicemente Elly. Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, sale in cattedra: «Meloni trasforma Palazzo Chigi in fortino. Non siamo più davanti a un errore politico: siamo davanti a un fallimento». La guerrigliera, Laura Boldrini, deputata pd, si mette in coda: «Toccherà a noi risolvere i problemi delle italiane e degli italiani. Lo faremo nella prossima legislatura».
La palla passa a Conte, assente in aula quando la compagna Schlein interveniva, che invece crede di non essere mai andato via da Palazzo Chigi: «Lei continua a dire “ma io ci metto la faccia”, cosa lodevole, ma se non ci metti anche competenza e capacità l’Italia si trova in braghe di tela». Per inciso le competenze e le capacità sarebbero le sue. E in politica estera taccia Meloni di «subalternità ignobile» nei confronti di Trump: «Sta contribuendo a distruggere il diritto internazionale«. E in più «Se Vance, il vicepresidente, dice che siamo dei parassiti in Europa e lei si fa firmare la prefazione per vendere qualche copia in più, commette un delitto morale», aggiunge il leader M5s. Che, infine, la minaccia: «La manderemo a casa perché gli italiani non ne possono più delle sue menzogne». Per il vicepresidente M5s, Stefano Patuanelli, abbiamo assistito al primo comizio della campagna elettorale della destra. Mentre il Paese arranca, loro fanno propaganda».
Lo spettacolo più bello è quello inscenato da quell’altro ex premier. Mister 2% Renzi, leader di Italia viva, sprigiona veleno da tutti i pori, con le sue faccette e i suoi falsetti, regalandoci dieci minuti di pura stand up comedy: «Sa qual è la differenza tra voi e noi? Io non ho mai attaccato il presidente del Consiglio per suo padre, sua madre o la sua famiglia», addita Renzi il livoroso. Lo show continua con le accuse ai suoi colleghi senatori della maggioranza: «Colleghi battimani che avete approvato una riforma costituzionale senza avere il diritto di portare un emendamento perché non vi hanno fatto fare nemmeno un emendamento». Poi fa quello che gli riesce meglio, gli slogan: «Il Sì conferma, il No riaccende. C’è stato un No grosso come una casa che cambia la storia politica di questa legislatura, se lo faccia dire da un esperto della materia. Il No rimbomba per i prossimi 14 mesi». Anche lui ne è certo: «Con le opposizioni unite, alle prossime elezioni va a casa». Aggiungendo: «Quando i cittadini ti dicono no, non si fa il video con gli uccellini ma si va al Quirinale e ci si dimette. Ma voi siete il governo Vinavil. Avete una possibilità per restare in piedi: quella di far dividere l’opposizione. Preparate le valigie. Tra poco ritocca a noi». La sua sodale, presidente dei deputati di Italia viva, Maria Elena Boschi, la mette sul personale: «Dice che non scappa, ma per averla in aula ci sono voluti 20 giorni. La verità è che scappa, eccome. E quando dice che ci ha messo la faccia, sì, una faccia ce l’ha messa, ma non la sua, quella della Santanchè».
Non poteva mancare il buon Carlo Calenda, che studia ancora da premier. Il leader di Azione, che ha festeggiato in aula il suo compleanno, definisce questa «l’ora più buia» per l’Italia a livello internazionale ma invita ad abbassare i toni ed evitare le risse verbali. «La rissa non giova a nessuno, non le attribuiamo colpe che non ha».
Infine, tocca alle briciole, che premier non diventeranno mai. Il leader di +Europa, Riccardo Magi, parla di «governo in crisi irreversibile, ha esaurito la spinta politica». Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi, gioca a fare il cinefilo: «Meloni ai titoli di coda, fine di una stagione». Per Angelo Bonelli di Avs quello della Meloni è stato «il discorso del suo declino». Poi la butta sul comico: «Come Avs siamo pronti a governare l’Italia. Abbiamo proposte». Anzi, tragicomico.






