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2020-10-15
Schiaffo del giudice sportivo alla serie Asl
Getty Images
L'eventualità di trasformare la Serie A di calcio nella Serie Asl, innescando ripercussioni sportive e politiche, c'era. Ma rimane nell'iperuranio delle ipotesi archiviate. È arrivata ieri, dopo otto giorni di attesa, la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea circa l'esito della partita Juventus - Napoli. In calendario il 4 ottobre scorso, non era stata disputata per l'assenza della squadra partenopea, bloccata dalle Asl regionali a causa della positività dei calciatori Zielinski e Elmas. Risultato: 3-0 a tavolino per i bianconeri e un punto di penalizzazione in campionato per i campani. Si tratta di una decisione di primo grado nei confronti della quale il Napoli ricorrerà alla Corte d'Appello Federale, ma per il momento il precedente giuridico ha un significato lampante: i protocolli anti-Covid stabiliti dalla Figc e dal Cts sono la linea guida di riferimento anche nei confronti della discrezionalità decisionale delle istituzioni sanitarie locali. Nel merito dei fatti, Mastandrea dice: «La nota della Asl Napoli 1 inviata venerdì (quando era già emersa la positività del napoletano Zielinski e, a distanza ravvicinata, del compagno di club Elmas, ndr) al medico sociale del Napoli dichiarava in maniera chiara e inequivocabile che la responsabilità nell'attuare i protocolli previsti dalla Figc per il contenimento dell'epidemia da Covid 19 è in capo alla società Napoli e pertanto l'Azienda sanitaria locale non ha alcuna competenza». E ancora: «I pronunciamenti descritti dalle Asl delineano un quadro che non appare affatto incompatibile con l'applicazione delle norme specifiche dell'apposito Protocollo sanitario Figc e quindi con la possibilità di disputare l'incontro di calcio programmato a Torino». Mastandrea sottolinea come la prima parte della corrispondenza tra la dirigenza del Napoli e le Asl non avesse un significato ostativo nei confronti della partenza della squadra per lo Juventus Stadium. Soltanto domenica pomeriggio, quando ormai non sarebbe stato possibile raggiungere il campo da gioco nei tempi previsti, le indicazioni delle Asl assumevano connotati prescrittivi. Ma il Napoli, si legge nella nota, avrebbe dovuto tentare di percorrere «tutte le strade astrattamente possibili» per la buona riuscita della trasferta, attenendosi alle norme Figc emanate nel mese di giugno. La decisione del giudice sportivo, pur rimanendo nell'alveo di una controversia di pallone, portava in dote cascami politici evidenti. Molti gli indizi nell'aria a certificarlo. Da un lato, gli otto giorni di tempo per ufficializzare una deliberazione che in una situazione di normalità sarebbe stata formalizzata nell'arco di 48 ore al massimo. Poi i commenti quasi sibillini del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che auspicava una decisione figlia della «saggezza», e la parola saggezza, così generica e eterea, in un contesto simile, avrebbe potuto essere interpretabile in maniera non univoca, magari per qualcuno pure non del tutto favorevole all'applicazione tassativa delle norme. Non scordando le affermazioni del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a ridosso delle elezioni regionali della Campania, tutte a favore del governatore rieletto Vincenzo De Luca: «Il Napoli sostiene De Luca alle Regionali, è l'uomo migliore del momento», aveva scritto sui social il numero uno della compagine calcistica partenopea. De Luca, successivamente, non aveva tardato a difendere la decisione del Napoli di non schierare la squadra nel match contro la Juve: «Ci sono stati due giocatori positivi al coronavirus. Le Asl vengono investite del problema e fanno quello che prevede la legge. Mettono in isolamento domiciliare i contatti stretti, per fare i tamponi, e assicurarsi che siano negativi. Qui interviene una complicazione: la Federcalcio ha un protocollo in deroga rispetto alle disposizioni relative ai positivi del ministero della Salute e della regione. Nasce un polverone. Il protocollo è un atto privato che non conta niente dal punto di vista sanitario. I giocatori, sul piano sanitario, sono sottoposto alle stesse regole dei cittadini italiani», aveva affermato il presidente della regione Campania, indossando l'usbergo di paladino della discrezionalità territoriale. In tempi in cui tira l'aria di un'ennesima reclusione forzata per i cittadini, con il virologo Andrea Crisanti che quasi si sfrega le mani nel vaticinare un possibile confinamento domestico per tutti in vista del Natale, si comprende come la posta in gioco, oltre che sportiva, fosse politica e sociale. La decisione assunta dal giudice sportivo di Lega Mastandrea sigla un precedente. Nel futuro, in qualunque caso, il protocollo previsto dalla Figc per la gestione del calcio in tempi di Covid sarà l'unico testo a cui attenersi. Chi farà riferimento alle aziende sanitarie locali e non schiererà la propria squadra, perderà la partita a tavolino. La discussione è destinata a tornare con ciclicità, considerato il bollettino degli atleti contagiati. Proprio sul fronte Juventus, l'altro ieri è giunta la notizia della positività di Cristiano Ronaldo, che ieri ha deciso di salire a bordo di un aereo privato e tornare in Italia dal ritiro della nazionale portoghese dove si trovava in isolamento, per trascorrere i dieci giorni di quarantena a Torino. Non è l'unico calciatore bianconero ad aver contratto il Covid. Ieri il tampone ha dato esito positivo anche al centrocampista statunitense Weston McKennie. Tutta la squadra è tornata da ieri sera in isolamento fiduciario al JHotel.
È record di nuovi casi: sono 7.332. Ma con oltre 152.000 tamponi fatti
In Italia non ci sono mai stati così tanti contagi in 24 ore. Ieri sono stati 7.332 (martedì erano stati 5.901), che portano il totale a 372.799. Il picco massimo di +6.557 nuovi casi era stato registrato il 21 marzo scorso a fronte però di un numero basso di tamponi, ossia 26.336, quindi in situazioni non paragonabili. Nell'ultimo giorno sono stati 152.196 e, in sostanza, il 5% dei «tamponati» è risultato positivo. Le vittime sono state 43, due di più rispetto a martedì, cifra che porta il totale a 36.289 dall'inizio della pandemia. Aumentano anche le persone ricoverate in ospedale: 394 in più rispetto a martedì, 5.470 in totale. Allo stesso modo crescono i pazienti in terapia intensiva: ieri erano 539, con un incremento di 25. Va però detto che, rispetto a martedì, i guariti e dimessi sono stati 2.037, con una forte crescita rispetto ai 1.428 di 24 ore prima. Migliora anche la percentuale dei positivi in rapporto ai tamponi effettuati (4,82%, contro il 5,24% di due giorni fa). Inoltre i nuovi ricoveri in terapia intensiva sono meno della metà di quelli del giorno precedente: 25 contro 62.
Attenzione alla Lombardia e in particolare ai positivi di Milano, che ieri si sono attestati a 504 sul totale di 1.844. Numero record anche per i morti di ieri: 17. Dei 1.844 nuovi positivi 189 sono «debolmente positivi» e 13 sono stati rilevati a seguito di test sierologico. I guariti o dimessi dagli ospedali sono 865, che portano il totale a 84.415, di cui 1.522 dimessi e 82.893 guariti. Secondo i dati comunicati dalla Regione Lombardia, ci sono 2 nuovi ricoveri in terapia intensiva per un totale di 64. Come ha spiegato ieri Antonio Pesenti, coordinatore dell'Unità di crisi della Regione per le terapie intensive «in Lombardia sono 150 i posti letto in terapia intensiva previsti nei vari hub destinati a ricevere i malati di Covid. Se si dovessero riempire tutti, il progetto della Regione è di riaprire l'ospedale della Fiera di Milano».
I ricoverati non in terapia intensiva sono 645, e cioè 99 in più rispetto a martedì. I tamponi effettuati sono 29.048: il tasso di positività (nuovi casi/tamponi) è del 6,3%. Proprio la massiccia attività di tracciamento, «ha permesso di individuare un numero molto alto di casi positivi» ha spiegato il direttore generale dell'assessorato al Welfare, Marco Trivelli. A fronte di queste evoluzioni, il direttore generale ha sottolineato che «insieme ai direttori generali delle Ats, Asst e Irccs delle Lombardia, e con i rappresentanti delle associazioni di categoria degli ospedali privati accreditati, stiamo lavorando per disporre un rapido incremento della disponibilità di posti letto dedicati ai pazienti Covid, in linea con quanto prevede il Piano regionale».
Inoltre «sarà ulteriormente rafforzata l'attenzione della rete dei servizi e degli interventi territoriali sui cittadini più esposti: 1.212 dei positivi odierni sono persone con meno di 50 anni. Di questi, 297 sono minorenni». Tuttavia, «il 92% dei positivi», ha aggiunto Trivelli, «manifesta pochi sintomi o addirittura nessuno».
Anche in Toscana ieri si sono registrati numeri record: 575 nuovi casi positivi al Covid-19. I nuovi casi sono il 3% in più rispetto al totale del giorno precedente. Si sale così complessivamente a 19.681 contagiati. L'età media dei 575 casi di ieri è di 42 anni circa (il 19% ha meno di 20 anni, il 27% tra 20 e 39 anni, il 29% tra 40 e 59 anni, il 21% tra 60 e 79 anni, il 4% ha 80 anni o più). I morti sono 2, età media 81 anni, entrambi di Pisa. In Veneto i contagi aumentano in maniera significativa, ma i ricoveri sono stabili, anzi in leggerissima flessione. Nella regione si registrano 657 positivi nelle ultime 24 ore e nessuna vittima. Salgono invece nettamente sia i soggetti in isolamento domiciliare, 12.834 (+1.151), sia gli attualmente positivi, 7.182 (+527).
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Arriva l'atteso responso sulla partita di Torino: vittoria per 3-0 alla Juventus, un punto di penalizzazione ai campani non presentatisi. Intanto Cristiano Ronaldo rientra dal Portogallo con volo privato: farà la quarantena in Italia. Contagiato Weston McKennie, bianconeri in isolamento.È record di nuovi casi. Migliora la percentuale dei positivi. Allerta in Lombardia, però il 92% è asintomatico.Lo speciale contiene due articoli.L'eventualità di trasformare la Serie A di calcio nella Serie Asl, innescando ripercussioni sportive e politiche, c'era. Ma rimane nell'iperuranio delle ipotesi archiviate. È arrivata ieri, dopo otto giorni di attesa, la decisione del giudice sportivo Gerardo Mastrandrea circa l'esito della partita Juventus - Napoli. In calendario il 4 ottobre scorso, non era stata disputata per l'assenza della squadra partenopea, bloccata dalle Asl regionali a causa della positività dei calciatori Zielinski e Elmas. Risultato: 3-0 a tavolino per i bianconeri e un punto di penalizzazione in campionato per i campani. Si tratta di una decisione di primo grado nei confronti della quale il Napoli ricorrerà alla Corte d'Appello Federale, ma per il momento il precedente giuridico ha un significato lampante: i protocolli anti-Covid stabiliti dalla Figc e dal Cts sono la linea guida di riferimento anche nei confronti della discrezionalità decisionale delle istituzioni sanitarie locali. Nel merito dei fatti, Mastandrea dice: «La nota della Asl Napoli 1 inviata venerdì (quando era già emersa la positività del napoletano Zielinski e, a distanza ravvicinata, del compagno di club Elmas, ndr) al medico sociale del Napoli dichiarava in maniera chiara e inequivocabile che la responsabilità nell'attuare i protocolli previsti dalla Figc per il contenimento dell'epidemia da Covid 19 è in capo alla società Napoli e pertanto l'Azienda sanitaria locale non ha alcuna competenza». E ancora: «I pronunciamenti descritti dalle Asl delineano un quadro che non appare affatto incompatibile con l'applicazione delle norme specifiche dell'apposito Protocollo sanitario Figc e quindi con la possibilità di disputare l'incontro di calcio programmato a Torino». Mastandrea sottolinea come la prima parte della corrispondenza tra la dirigenza del Napoli e le Asl non avesse un significato ostativo nei confronti della partenza della squadra per lo Juventus Stadium. Soltanto domenica pomeriggio, quando ormai non sarebbe stato possibile raggiungere il campo da gioco nei tempi previsti, le indicazioni delle Asl assumevano connotati prescrittivi. Ma il Napoli, si legge nella nota, avrebbe dovuto tentare di percorrere «tutte le strade astrattamente possibili» per la buona riuscita della trasferta, attenendosi alle norme Figc emanate nel mese di giugno. La decisione del giudice sportivo, pur rimanendo nell'alveo di una controversia di pallone, portava in dote cascami politici evidenti. Molti gli indizi nell'aria a certificarlo. Da un lato, gli otto giorni di tempo per ufficializzare una deliberazione che in una situazione di normalità sarebbe stata formalizzata nell'arco di 48 ore al massimo. Poi i commenti quasi sibillini del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che auspicava una decisione figlia della «saggezza», e la parola saggezza, così generica e eterea, in un contesto simile, avrebbe potuto essere interpretabile in maniera non univoca, magari per qualcuno pure non del tutto favorevole all'applicazione tassativa delle norme. Non scordando le affermazioni del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, a ridosso delle elezioni regionali della Campania, tutte a favore del governatore rieletto Vincenzo De Luca: «Il Napoli sostiene De Luca alle Regionali, è l'uomo migliore del momento», aveva scritto sui social il numero uno della compagine calcistica partenopea. De Luca, successivamente, non aveva tardato a difendere la decisione del Napoli di non schierare la squadra nel match contro la Juve: «Ci sono stati due giocatori positivi al coronavirus. Le Asl vengono investite del problema e fanno quello che prevede la legge. Mettono in isolamento domiciliare i contatti stretti, per fare i tamponi, e assicurarsi che siano negativi. Qui interviene una complicazione: la Federcalcio ha un protocollo in deroga rispetto alle disposizioni relative ai positivi del ministero della Salute e della regione. Nasce un polverone. Il protocollo è un atto privato che non conta niente dal punto di vista sanitario. I giocatori, sul piano sanitario, sono sottoposto alle stesse regole dei cittadini italiani», aveva affermato il presidente della regione Campania, indossando l'usbergo di paladino della discrezionalità territoriale. In tempi in cui tira l'aria di un'ennesima reclusione forzata per i cittadini, con il virologo Andrea Crisanti che quasi si sfrega le mani nel vaticinare un possibile confinamento domestico per tutti in vista del Natale, si comprende come la posta in gioco, oltre che sportiva, fosse politica e sociale. La decisione assunta dal giudice sportivo di Lega Mastandrea sigla un precedente. Nel futuro, in qualunque caso, il protocollo previsto dalla Figc per la gestione del calcio in tempi di Covid sarà l'unico testo a cui attenersi. Chi farà riferimento alle aziende sanitarie locali e non schiererà la propria squadra, perderà la partita a tavolino. La discussione è destinata a tornare con ciclicità, considerato il bollettino degli atleti contagiati. Proprio sul fronte Juventus, l'altro ieri è giunta la notizia della positività di Cristiano Ronaldo, che ieri ha deciso di salire a bordo di un aereo privato e tornare in Italia dal ritiro della nazionale portoghese dove si trovava in isolamento, per trascorrere i dieci giorni di quarantena a Torino. Non è l'unico calciatore bianconero ad aver contratto il Covid. Ieri il tampone ha dato esito positivo anche al centrocampista statunitense Weston McKennie. Tutta la squadra è tornata da ieri sera in isolamento fiduciario al JHotel.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/schiaffo-del-giudice-sportivo-alla-serie-asl-2648214436.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-record-di-nuovi-casi-sono-7-332-ma-con-oltre-152-000-tamponi-fatti" data-post-id="2648214436" data-published-at="1602746097" data-use-pagination="False"> È record di nuovi casi: sono 7.332. 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Migliora anche la percentuale dei positivi in rapporto ai tamponi effettuati (4,82%, contro il 5,24% di due giorni fa). Inoltre i nuovi ricoveri in terapia intensiva sono meno della metà di quelli del giorno precedente: 25 contro 62. Attenzione alla Lombardia e in particolare ai positivi di Milano, che ieri si sono attestati a 504 sul totale di 1.844. Numero record anche per i morti di ieri: 17. Dei 1.844 nuovi positivi 189 sono «debolmente positivi» e 13 sono stati rilevati a seguito di test sierologico. I guariti o dimessi dagli ospedali sono 865, che portano il totale a 84.415, di cui 1.522 dimessi e 82.893 guariti. Secondo i dati comunicati dalla Regione Lombardia, ci sono 2 nuovi ricoveri in terapia intensiva per un totale di 64. Come ha spiegato ieri Antonio Pesenti, coordinatore dell'Unità di crisi della Regione per le terapie intensive «in Lombardia sono 150 i posti letto in terapia intensiva previsti nei vari hub destinati a ricevere i malati di Covid. Se si dovessero riempire tutti, il progetto della Regione è di riaprire l'ospedale della Fiera di Milano». I ricoverati non in terapia intensiva sono 645, e cioè 99 in più rispetto a martedì. I tamponi effettuati sono 29.048: il tasso di positività (nuovi casi/tamponi) è del 6,3%. Proprio la massiccia attività di tracciamento, «ha permesso di individuare un numero molto alto di casi positivi» ha spiegato il direttore generale dell'assessorato al Welfare, Marco Trivelli. A fronte di queste evoluzioni, il direttore generale ha sottolineato che «insieme ai direttori generali delle Ats, Asst e Irccs delle Lombardia, e con i rappresentanti delle associazioni di categoria degli ospedali privati accreditati, stiamo lavorando per disporre un rapido incremento della disponibilità di posti letto dedicati ai pazienti Covid, in linea con quanto prevede il Piano regionale». Inoltre «sarà ulteriormente rafforzata l'attenzione della rete dei servizi e degli interventi territoriali sui cittadini più esposti: 1.212 dei positivi odierni sono persone con meno di 50 anni. Di questi, 297 sono minorenni». Tuttavia, «il 92% dei positivi», ha aggiunto Trivelli, «manifesta pochi sintomi o addirittura nessuno». Anche in Toscana ieri si sono registrati numeri record: 575 nuovi casi positivi al Covid-19. I nuovi casi sono il 3% in più rispetto al totale del giorno precedente. Si sale così complessivamente a 19.681 contagiati. L'età media dei 575 casi di ieri è di 42 anni circa (il 19% ha meno di 20 anni, il 27% tra 20 e 39 anni, il 29% tra 40 e 59 anni, il 21% tra 60 e 79 anni, il 4% ha 80 anni o più). I morti sono 2, età media 81 anni, entrambi di Pisa. In Veneto i contagi aumentano in maniera significativa, ma i ricoveri sono stabili, anzi in leggerissima flessione. Nella regione si registrano 657 positivi nelle ultime 24 ore e nessuna vittima. Salgono invece nettamente sia i soggetti in isolamento domiciliare, 12.834 (+1.151), sia gli attualmente positivi, 7.182 (+527).
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Ansa)
La sicurezza del Golfo, si legge nel documento, «non rappresenta soltanto una questione regionale, ma un pilastro fondamentale della stabilità economica globale». Dietro la formula diplomatica emerge una verità strategica: la linea dei mullah sta producendo l’effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati. Per anni la Repubblica islamica ha puntato su un’espansione indiretta, affidandosi a milizie alleate e a una pressione costante lungo le rotte energetiche. Il 7 ottobre, nella visione dell’asse guidato da Teheran, avrebbe dovuto innescare una destabilizzazione capace di piegare Israele e isolarlo sul piano internazionale.
La realtà si è rivelata diversa. Israele non è stato distrutto né isolato. Le milizie sostenute da Teheran, Hezbollah in primis, sono sotto pressione e la stessa Repubblica islamica è finita sotto attacco. L’idea di accrescere l’egemonia attraverso la tensione permanente si è trasformata in un boomerang politico e militare. Il vertice del Gcc fotografa questo ribaltamento. Paesi storicamente divisi hanno trovato nell’attivismo iraniano un collante politico inatteso. Anche Stati tradizionalmente inclini alla mediazione, come Oman e Qatar, si sono allineati a una posizione comune che contempla una risposta coordinata. La percezione della minaccia ha rafforzato cooperazione militare e scambio di intelligence. Il Qatar ha annunciato la sospensione di parte delle attività legate al gas naturale liquefatto dopo attacchi che hanno colpito l’area industriale di Ras Laffan. Un drone avrebbe centrato un serbatoio d’acqua e diversi siti sono stati presi di mira. Il ministero della Difesa di Doha ha affermato che le proprie forze armate hanno abbattuto due aerei Su-24 di fabbricazione russa provenienti dall’Iran, come riferito da Sky News. Un portavoce del ministero degli Esteri qatariota ha dichiarato alla Cnn che Teheran «deve pagare il prezzo» per gli attacchi contro la popolazione e che un’azione simile non può restare senza risposta.
Anche le strutture petrolifere saudite di Aramco sono state prese di mira, sebbene senza danni significativi. Segnali che mostrano come la pressione iraniana tocchi direttamente il cuore energetico globale. In questo quadro si inserisce l’irritazione saudita. Il principe Mohammed bin Salman aveva investito nel riavvicinamento con Teheran, puntando sulla distensione. Gli attacchi sono percepiti a Ryad come una rottura di quell’equilibrio. L’Arabia Saudita ha respinto le indiscrezioni secondo cui avrebbe spinto Washington verso un’opzione militare, ribadendo di aver sostenuto «costantemente gli sforzi diplomatici». Ma la sicurezza resta una linea rossa. La dimensione internazionale della crisi è confermata dal colloquio telefonico tra Vladimir Putin e l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, che hanno auspicato una «rapida de-escalation». Tuttavia la posizione russa appare indebolita: Mosca invoca dialogo in Medio Oriente mentre sul fronte ucraino continua a respingere soluzioni negoziali. Secondo fonti vicine al Consiglio per la sicurezza e la difesa statunitense, il presidente Donald Trump sarebbe sempre più irritato dall’atteggiamento del Cremlino. Resta il dato politico centrale: la strategia dei mullah è sotto pressione. Il progetto che mirava a intimidire i vicini sta producendo l’effetto contrario. Ogni attacco rafforza il fronte regionale e legittima nuove architetture difensive. Il Golfo Persico è il cuore del mercato energetico mondiale: minacciarne la stabilità significa esporsi a reazioni globali. Il paradosso è evidente. Se il 7 ottobre doveva segnare l’inizio della fine per Israele, oggi la Repubblica islamica appare più isolata e vulnerabile.
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L’attacco ha scatenato la risposta israeliana: l’Idf ha iniziato a colpire gli obiettivi terroristici nel Libano meridionale e nel quartiere di Dahiyeh a Beirut, entrambe roccaforti di Hezbollah. I target delle diverse ondate dei raid di Gerusalemme sono stati il quartiere generale, le infrastrutture del gruppo, le filiali di un istituto finanziario legato a Hezbollah e i terroristi senior. A essere stato eliminato nella capitale è proprio il capo del quartiere generale dell’intelligence di Hezbollah, Hussein Makled. Però il primo obiettivo di Israele, come annunciato dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, resta il leader di Hezbollah, Naim Qassem. Nel frattempo, all’avanzare dei bombardamenti, è cominciata anche la fuga di migliaia di libanesi: lunghe file di auto hanno intasato le strade della capitale e del Sud del Libano, anche perché Israele ha emesso ordini di evacuazione per 55 villaggi e città. Dall’altra parte, il presidente libanese, Joseph Aoun, ha preso esplicitamente le distanze dalle iniziative di Hezbollah: «Continuare a usare il Libano come piattaforma di guerre proxy mette in pericolo il nostro Paese». Il bilancio dopo poche ore contava già 52 morti e 154 feriti secondo il ministero della Salute libanese.
Tra l’altro, secondo i media libanesi, pare che ci sia Hezbollah anche dietro l’attacco alla base britannica di Akrotiri, a Cipro, che ha riportato dei lievi danni. Durante la giornata, l’aeroporto internazionale di Paphos è stato evacuato, mentre due droni sono stati intercettati. A sostegno dell’isola, la Grecia si è impegnata a inviare due fregate e due caccia F-16.
Nel frattempo, la rappresaglia iraniana continua a colpire Israele e i Paesi del Golfo, con i pasdaran che parlano complessivamente di 500 siti colpiti, sganciando più di 700 droni e centinaia di missili. La milizia iraniana ha dichiarato di aver attaccato una petroliera presumibilmente legata agli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz. Nello Stato ebraico sono suonate a più riprese le sirene, sia al Sud sia al centro del Paese. La Guardia rivoluzionaria iraniana ha poi annunciato in televisione che «nella decima ondata» ha preso di mira il complesso governativo a Tel Aviv, Gerusalemme Est e i centri militari e di sicurezza a Haifa. Una nuova ondata di raid iraniani ha poi interessato l’area di Beersheba, dove si contano almeno 19 feriti. E dato che è improbabile una de-escalation nel breve periodo, l’esercito ha esteso la chiusura delle scuole e dei luoghi di lavoro fino al 7 marzo.
Nei Paesi del Golfo, le prime esplosioni hanno coinvolto Dubai, Abu Dhabi e Doha. Il Qatar ha individuato alcuni droni attorno all’aeroporto e nel pomeriggio il ministero della Difesa ha reso noto di aver abbattuto due caccia bombardieri di fabbricazione russa provenienti dall’Iran, oltre ad aver intercettato sette missili balistici. Ma non è tutto: QatarEnergy ha infatti deciso di interrompere la produzione di gas naturale liquefatto a causa degli attacchi contro i suoi impianti. Spostandoci in Bahrein, una persona è morta a seguito dei raid e l’ambasciata americana ha invitato i connazionali a evitare gli hotel di Manama. Le tensioni hanno coinvolto di nuovo anche il Kuwait: all’alba sono stati «intercettati dei droni ostili». E sempre nel Paese sono stati abbattuti tre F-15 statunitensi a causa di «un incidente di fuoco amico». Infatti, come ha evidenziato il Centcom americano, «durante il combattimento attivo, che includeva attacchi da parte di aerei iraniani, missili balistici, droni», i caccia americani «sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane». Tutti i membri dell’equipaggio si sono però salvati, gettandosi dagli aerei con il paracadute. In un episodio separato, l’ambasciata americana presente nel Paese è stata avvolta da una colonna di fumo. E come il Qatar, in Arabia Saudita, il colosso petrolifero statale Aramco ha sospeso le attività della raffineria di Ras Tanura dopo l’attacco di un drone.
Dall’altra parte, procede contro l’Iran l’operazione Furia epica. Secondo Yinet, nel giro di 48 ore, Washington e Gerusalemme hanno sganciato 3.800 bombe sul territorio iraniano. E stando a quanto riferito dalla Mezzaluna rossa, dall’inizio dell’operazione sono state uccise almeno 555 persone in Iran. Nella notte, le forze aeree israeliane hanno condotto nuovi attacchi contro il regime, colpendo obiettivi «nel cuore di Teheran». E a fare la stessa fine dell’ayatollah è stata anche sua moglie, Mansoureh Khojasteh. La donna è morta a seguito delle ferite riportate negli attacchi di sabato. Non sono invece chiare le sorti dell’impianto nucleare di Natanz: l’ambasciatore iraniano presso l’Aiea ha puntato il dito contro Israele e gli Usa, accusandoli di aver colpito la struttura, ma l’agenzia Onu non ha rilevato danni.
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