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2021-12-23
Scatto di «nonno» Mario. Si butta sul Colle e passa la palla all’Aula
Sergio Mattarella (Ansa)
E meno male che non era un «politico»! Mario Draghi trasforma la conferenza stampa di fine anno in quella di fine mandato (a Palazzo Chigi), si candida, anzi si stracandida, al Quirinale utilizzando con raffinata maestria l’arsenale retorico del politichese old school. La trovata del «nonno al servizio delle istituzioni» è stata studiata accuratamente, e raggiunge l’effetto di conquistare i titoli dei giornali on line e dei tg, consegnando agli italiani l’immagine rassicurante di «Nonno Mario» e imbiancando di colpo la chioma del premier, troppo corvina per quel che è l’immagine che gli italiani hanno del presidente della Repubblica, quella di una figura che dopo aver servito la nazione nel suo ambito di competenza ascende al Colle e assume il ruolo di arbitro super partes. Nonno Mario, però, sa bene, molto bene, che tra la sua ambizione di diventare capo dello Stato e la realizzazione del progetto c’è di mezzo un Parlamento terrorizzato dall’idea che la sua elezione al Colle comporti il ritorno alle urne, e cerca in ogni modo di tranquillizzare deputati e senatori: «È essenziale», sottolinea Draghi, «per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, di attuazione del Pnrr che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale».
Riavvolgiamo il nastro di questa conferenza stampa così attesa, e partiamo dalla risposta alla prima domanda, la più scontata: «Presidente, considera indispensabile che la legislatura prosegua per un altro anno, e per garantire continuità all’azione del governo, considera necessario che lei rimanga alla guida?». Draghi scoppia a ridere, rivolge un applauso alla giornalista e risponde: «Noi abbiamo conseguito tre grandi risultati. Abbiamo reso l’Italia uno dei Paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e abbiamo raggiunto i 51 obiettivi, quindi abbiamo creato le condizioni perché il lavoro sul Pnrr continui. Il governo ha creato queste condizioni indipendentemente da chi ci sarà: l’importante», sottolinea Draghi, «è che il governo sia sostenuto da una maggioranza come quella che ha sostenuto questo governo, ed è la più ampia possibile. È una maggioranza che voglio ringraziare molto perché capisco benissimo che non è facile per i partiti lavorare insieme pur avendo idee spesso drammaticamente diverse. Eppure», aggiunge Draghi, ci siamo riusciti».
Dunque, gli obiettivi sono stati raggiunti e il lavoro sul Pnrr continuerà indipendentemente da chi sarà a Palazzo Chigi. Traduzione: per quanto mi riguarda, posso tranquillamente andare al Quirinale. Le immaginiamo, le facce di quelle centinaia e centinaia di deputati e senatori che, tra taglio dei parlamentari e crolli di consenso dei rispettivi partiti, hanno pregato e acceso ceri affinché Draghi restasse a Palazzo Chigi per conservare la poltrona per un altro annetto, almeno fino a settembre, quando matureranno i vitalizi per quelli alla prima legislatura. Nonno Mario prova a rassicurare tutti: «È essenziale», dice il premier, «per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, di attuazione del Pnrr che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale». Basterà a tranquillizzare deputati e senatori? A convincerli che eleggere Draghi al Quirinale non vorrà dire tornarsene a casa? Certo che no, e infatti Draghi alla carota fa seguire il bastone: «Avendo detto che ci vuole una maggioranza ampia», sottolinea Draghi, «anche più ampia della attuale perché l’azione di governo continui, è immaginabile una maggioranza che si spacchi sulla elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga nel sostegno al governo?». Traduzione: attenti che se si elegge un capo dello Stato senza una super maggioranza, ovvero un capo dello Stato che non sia io, crolla tutto lo stesso.
La risposta all’ennesima domanda sul Quirinale è un’altra conferma alla sua ambizione di succedere a Sergio Mattarella: «Il mio destino personale non conta assolutamente niente», dice Draghi, «non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. Io non immagino il mio futuro all’interno o all’esterno delle Istituzioni. L’ho detto una volta rispondendo ad una domanda fatta da alcuni ragazzini al punto luce di Torre Maura: l’importante è vivere il presente», filosofeggia Nonno Mario, «e farlo al meglio possibile. Forse sbaglio, ma i motivi del successo del governo, per me sicuramente ma credo anche per altri ministri, è che ha lavorato sul presente senza chiedersi cosa c’è nel futuro, cosa c’è per me nel futuro». Ma i partiti sono in grado di trovare un altro premier che possa tenere unita l’attuale maggioranza? «Questo», risponde Draghi, «dovete chiederlo a loro. Il governo comincia con una chiamata del presidente Mattarella, che si è tradotta con una vicinanza costante all’azione di governo. Ma la responsabilità dell’azione di governo sta nel Parlamento. È il Parlamento che decide la vita del governo». È immaginabile un presidente della Repubblica che possa incidere sull’azione del governo? «Il governo previsto dalla Costituzione», sottolinea ancora Draghi, «è parlamentare. Il presidente della Repubblica non è tanto un notaio quanto un garante». Infine una nota sulla crisi tra Russia e Ucraina: «Le relazioni tra l’Ucraina e la Russia», sottolinea il premier, «sono disciplinate dagli accordi di Minsk, che non sono stati osservati da nessuna delle due parti. Quindi l’osservanza di questi accordi potrebbe essere un primo passo per sdrammatizzare la situazione».
I partiti spiazzati dall’accelerata. «Come si va avanti senza di lui?»
«Sul tavolo ora abbiamo tre problemi: il Quirinale, la successione a Palazzo Chigi e la durata delle legislatura. Votare con il Rosatellum sarebbe una sciagura. Anche per il Pd, non è più il momento di stare a guardare»: la sintesi di quello che pensano, e in qualche caso dicono, i principali esponenti politici, dopo la conferenza stampa di Mario Draghi, è del senatore del Pd Andrea Marcucci, che da buon toscano dice pane al pane e vino al vino. L’autocandidatura al Quirinale dell’attuale premier è infatti una bella grana per un po’ tutti i partiti: l’idea di Nonno Mario, ovvero piazzare un suo clone a Palazzo Chigi, per esempio Marta Cartabia o Daniele Franco, senza che la maggioranza batta ciglio, non è così semplice da mettere in pratica. C’è il rischio che crolli tutto, e che il primo atto di un Draghi Capo dello Stato sia sciogliere le camere e indire le elezioni anticipate. Il che porta a un secondo rischio, ovvero che nel segreto dell’urna qualche deputato o senatore non voti per l’attuale premier, facendo a quel punto esplodere una delle crisi più complesse della storia repubblicana.
Matteo Salvini, in serata, sgancia la bomba: «Un governo che ha ben lavorato», dice il leader della Lega, «guidato da una personalità autorevole come Draghi, credo che debba poter andare avanti: se togli una casella autorevole come Draghi del doman non ci sarebbe certezza. Conto di poter lavorare ancora con questa squadra». Tattica? Necessità di mostrare a Silvio Berlusconi fedeltà assoluta? Non si sa: quello che si sa è che Salvini incalza: «Draghi è Draghi», argomenta Salvini, «la sua autorevolezza come presidente del Consiglio ce l’ha solo Draghi. Stiamo lavorando bene? Sì. È una maggioranza complessa da gestire? Sì. Draghi tiene insieme tutto questo, chiunque non sia Draghi avrebbe molta più difficoltà. Il Paese sta attraversando momenti difficili. Ogni incognita nei prossimi mesi è un rischio. La stabilità di cui tutti parlano è un valore aggiunto. Un nome alternativo? Parliamo a gennaio», sottolinea ancora Salvini, «a me le idee non mancano. Avanti con Draghi è quello che dirò anche al vertice del centrodestra». Vertice in programma oggi, a Villa Grande, residenza romana di un Silvio Berlusconi al quale la candidatura al Colle di Draghi non può certo far piacere, considerato che all’ascesa al Colle il leader di Forza Italia crede ancora. Del resto, se Draghi è nonno, lui è diventato bisnonno: ieri si è appreso che Lucrezia Vittoria Berlusconi, figlia di Piersilvio, ad aprile 2021 ha dato alla luce la piccola Olivia. Un pronipote e 14 nipoti: da questo punto di vista con Draghi, che ha due nipoti, non c’è partita. Non a caso, in una call di auguri con gli europarlamentari di Forza Italia, bisnonno Silvio, a quanto apprende La Verità, dice che lui e Draghi sarebbero «una coppia straordinaria»: uno al Colle, naturalmente, e uno a Palazzo Chigi. «Questo governo», aggiunge Berlusconi, «rappresenta una esperienza di grande successo e vorremmo continuasse, senza scossoni, fino alla fine della legislatura».
Durissima Giorgia Meloni: «Più che una conferenza di fine anno», commenta la leader di Fratelli d’Italia, «quella di Draghi è sembrata una conferenza di fine mandato e questo spiegherebbe anche gli applausi e la commozione dei giornalisti. Dal premier due ore e mezza di autocelebrazioni: dice tra le righe che i suoi obiettivi sono stati raggiunti ma questo non ci risulta da nessuna evidenza. Nessuna ammissione di colpa, invece», aggiunge la Meloni, «sugli errori e le contraddizioni del governo di questi mesi, a partire dalla gestione della pandemia». «Draghi», infierisce la senatrice di Fdi Daniela Santanchè a Rai Radio 1, «ha mandato un messaggio chiaro e forte alla sua maggioranza: se vi andavo bene come premier ora mi mandate a fare il presidente della Repubblica sennò vi attaccate al tram». Spiazzati i dem: dal Nazareno trapela che il Pd «condivide il giudizio sulla prosecuzione fino alla scadenza naturale della legislatura con continuità dell’azione di governo». «Il M5s», fanno sapere fonti pentastellate, «ritiene necessaria una continuità dell’azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di vacatio, senza un governo, che comporterebbe seri problemi per tutti». «Appare evidente», dicono fonti di Leu, «che il raggiungimento di questi risultati verrebbe inevitabilmente messo in discussione da una fase di incertezza istituzionale che alterasse gli attuali delicati equilibri di governo e di maggioranza».
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L’ex banchiere si sbilancia: «Il governo procede indipendentemente da chi lo guida. Coalizione ampia anche per eleggere il presidente».I partiti spiazzati dall’accelerata. «Come si va avanti senza di lui?» Forze politiche disorientate: la maggioranza non regge con un altro capo dell’esecutivo. Lo speciale comprende due articoli. E meno male che non era un «politico»! Mario Draghi trasforma la conferenza stampa di fine anno in quella di fine mandato (a Palazzo Chigi), si candida, anzi si stracandida, al Quirinale utilizzando con raffinata maestria l’arsenale retorico del politichese old school. La trovata del «nonno al servizio delle istituzioni» è stata studiata accuratamente, e raggiunge l’effetto di conquistare i titoli dei giornali on line e dei tg, consegnando agli italiani l’immagine rassicurante di «Nonno Mario» e imbiancando di colpo la chioma del premier, troppo corvina per quel che è l’immagine che gli italiani hanno del presidente della Repubblica, quella di una figura che dopo aver servito la nazione nel suo ambito di competenza ascende al Colle e assume il ruolo di arbitro super partes. Nonno Mario, però, sa bene, molto bene, che tra la sua ambizione di diventare capo dello Stato e la realizzazione del progetto c’è di mezzo un Parlamento terrorizzato dall’idea che la sua elezione al Colle comporti il ritorno alle urne, e cerca in ogni modo di tranquillizzare deputati e senatori: «È essenziale», sottolinea Draghi, «per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, di attuazione del Pnrr che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale». Riavvolgiamo il nastro di questa conferenza stampa così attesa, e partiamo dalla risposta alla prima domanda, la più scontata: «Presidente, considera indispensabile che la legislatura prosegua per un altro anno, e per garantire continuità all’azione del governo, considera necessario che lei rimanga alla guida?». Draghi scoppia a ridere, rivolge un applauso alla giornalista e risponde: «Noi abbiamo conseguito tre grandi risultati. Abbiamo reso l’Italia uno dei Paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato in tempo il Pnrr e abbiamo raggiunto i 51 obiettivi, quindi abbiamo creato le condizioni perché il lavoro sul Pnrr continui. Il governo ha creato queste condizioni indipendentemente da chi ci sarà: l’importante», sottolinea Draghi, «è che il governo sia sostenuto da una maggioranza come quella che ha sostenuto questo governo, ed è la più ampia possibile. È una maggioranza che voglio ringraziare molto perché capisco benissimo che non è facile per i partiti lavorare insieme pur avendo idee spesso drammaticamente diverse. Eppure», aggiunge Draghi, ci siamo riusciti». Dunque, gli obiettivi sono stati raggiunti e il lavoro sul Pnrr continuerà indipendentemente da chi sarà a Palazzo Chigi. Traduzione: per quanto mi riguarda, posso tranquillamente andare al Quirinale. Le immaginiamo, le facce di quelle centinaia e centinaia di deputati e senatori che, tra taglio dei parlamentari e crolli di consenso dei rispettivi partiti, hanno pregato e acceso ceri affinché Draghi restasse a Palazzo Chigi per conservare la poltrona per un altro annetto, almeno fino a settembre, quando matureranno i vitalizi per quelli alla prima legislatura. Nonno Mario prova a rassicurare tutti: «È essenziale», dice il premier, «per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, di rilancio della crescita, di attuazione del Pnrr che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale». Basterà a tranquillizzare deputati e senatori? A convincerli che eleggere Draghi al Quirinale non vorrà dire tornarsene a casa? Certo che no, e infatti Draghi alla carota fa seguire il bastone: «Avendo detto che ci vuole una maggioranza ampia», sottolinea Draghi, «anche più ampia della attuale perché l’azione di governo continui, è immaginabile una maggioranza che si spacchi sulla elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga nel sostegno al governo?». Traduzione: attenti che se si elegge un capo dello Stato senza una super maggioranza, ovvero un capo dello Stato che non sia io, crolla tutto lo stesso. La risposta all’ennesima domanda sul Quirinale è un’altra conferma alla sua ambizione di succedere a Sergio Mattarella: «Il mio destino personale non conta assolutamente niente», dice Draghi, «non ho particolari aspirazioni di un tipo o di un altro, sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. Io non immagino il mio futuro all’interno o all’esterno delle Istituzioni. L’ho detto una volta rispondendo ad una domanda fatta da alcuni ragazzini al punto luce di Torre Maura: l’importante è vivere il presente», filosofeggia Nonno Mario, «e farlo al meglio possibile. Forse sbaglio, ma i motivi del successo del governo, per me sicuramente ma credo anche per altri ministri, è che ha lavorato sul presente senza chiedersi cosa c’è nel futuro, cosa c’è per me nel futuro». Ma i partiti sono in grado di trovare un altro premier che possa tenere unita l’attuale maggioranza? «Questo», risponde Draghi, «dovete chiederlo a loro. Il governo comincia con una chiamata del presidente Mattarella, che si è tradotta con una vicinanza costante all’azione di governo. Ma la responsabilità dell’azione di governo sta nel Parlamento. È il Parlamento che decide la vita del governo». È immaginabile un presidente della Repubblica che possa incidere sull’azione del governo? «Il governo previsto dalla Costituzione», sottolinea ancora Draghi, «è parlamentare. Il presidente della Repubblica non è tanto un notaio quanto un garante». Infine una nota sulla crisi tra Russia e Ucraina: «Le relazioni tra l’Ucraina e la Russia», sottolinea il premier, «sono disciplinate dagli accordi di Minsk, che non sono stati osservati da nessuna delle due parti. Quindi l’osservanza di questi accordi potrebbe essere un primo passo per sdrammatizzare la situazione». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatto-di-nonno-mario-si-butta-sul-colle-e-passa-la-palla-allaula-2656093445.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-partiti-spiazzati-dallaccelerata-come-si-va-avanti-senza-di-lui" data-post-id="2656093445" data-published-at="1640205061" data-use-pagination="False"> I partiti spiazzati dall’accelerata. «Come si va avanti senza di lui?» «Sul tavolo ora abbiamo tre problemi: il Quirinale, la successione a Palazzo Chigi e la durata delle legislatura. Votare con il Rosatellum sarebbe una sciagura. Anche per il Pd, non è più il momento di stare a guardare»: la sintesi di quello che pensano, e in qualche caso dicono, i principali esponenti politici, dopo la conferenza stampa di Mario Draghi, è del senatore del Pd Andrea Marcucci, che da buon toscano dice pane al pane e vino al vino. L’autocandidatura al Quirinale dell’attuale premier è infatti una bella grana per un po’ tutti i partiti: l’idea di Nonno Mario, ovvero piazzare un suo clone a Palazzo Chigi, per esempio Marta Cartabia o Daniele Franco, senza che la maggioranza batta ciglio, non è così semplice da mettere in pratica. C’è il rischio che crolli tutto, e che il primo atto di un Draghi Capo dello Stato sia sciogliere le camere e indire le elezioni anticipate. Il che porta a un secondo rischio, ovvero che nel segreto dell’urna qualche deputato o senatore non voti per l’attuale premier, facendo a quel punto esplodere una delle crisi più complesse della storia repubblicana. Matteo Salvini, in serata, sgancia la bomba: «Un governo che ha ben lavorato», dice il leader della Lega, «guidato da una personalità autorevole come Draghi, credo che debba poter andare avanti: se togli una casella autorevole come Draghi del doman non ci sarebbe certezza. Conto di poter lavorare ancora con questa squadra». Tattica? Necessità di mostrare a Silvio Berlusconi fedeltà assoluta? Non si sa: quello che si sa è che Salvini incalza: «Draghi è Draghi», argomenta Salvini, «la sua autorevolezza come presidente del Consiglio ce l’ha solo Draghi. Stiamo lavorando bene? Sì. È una maggioranza complessa da gestire? Sì. Draghi tiene insieme tutto questo, chiunque non sia Draghi avrebbe molta più difficoltà. Il Paese sta attraversando momenti difficili. Ogni incognita nei prossimi mesi è un rischio. La stabilità di cui tutti parlano è un valore aggiunto. Un nome alternativo? Parliamo a gennaio», sottolinea ancora Salvini, «a me le idee non mancano. Avanti con Draghi è quello che dirò anche al vertice del centrodestra». Vertice in programma oggi, a Villa Grande, residenza romana di un Silvio Berlusconi al quale la candidatura al Colle di Draghi non può certo far piacere, considerato che all’ascesa al Colle il leader di Forza Italia crede ancora. Del resto, se Draghi è nonno, lui è diventato bisnonno: ieri si è appreso che Lucrezia Vittoria Berlusconi, figlia di Piersilvio, ad aprile 2021 ha dato alla luce la piccola Olivia. Un pronipote e 14 nipoti: da questo punto di vista con Draghi, che ha due nipoti, non c’è partita. Non a caso, in una call di auguri con gli europarlamentari di Forza Italia, bisnonno Silvio, a quanto apprende La Verità, dice che lui e Draghi sarebbero «una coppia straordinaria»: uno al Colle, naturalmente, e uno a Palazzo Chigi. «Questo governo», aggiunge Berlusconi, «rappresenta una esperienza di grande successo e vorremmo continuasse, senza scossoni, fino alla fine della legislatura». Durissima Giorgia Meloni: «Più che una conferenza di fine anno», commenta la leader di Fratelli d’Italia, «quella di Draghi è sembrata una conferenza di fine mandato e questo spiegherebbe anche gli applausi e la commozione dei giornalisti. Dal premier due ore e mezza di autocelebrazioni: dice tra le righe che i suoi obiettivi sono stati raggiunti ma questo non ci risulta da nessuna evidenza. Nessuna ammissione di colpa, invece», aggiunge la Meloni, «sugli errori e le contraddizioni del governo di questi mesi, a partire dalla gestione della pandemia». «Draghi», infierisce la senatrice di Fdi Daniela Santanchè a Rai Radio 1, «ha mandato un messaggio chiaro e forte alla sua maggioranza: se vi andavo bene come premier ora mi mandate a fare il presidente della Repubblica sennò vi attaccate al tram». Spiazzati i dem: dal Nazareno trapela che il Pd «condivide il giudizio sulla prosecuzione fino alla scadenza naturale della legislatura con continuità dell’azione di governo». «Il M5s», fanno sapere fonti pentastellate, «ritiene necessaria una continuità dell’azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di vacatio, senza un governo, che comporterebbe seri problemi per tutti». «Appare evidente», dicono fonti di Leu, «che il raggiungimento di questi risultati verrebbe inevitabilmente messo in discussione da una fase di incertezza istituzionale che alterasse gli attuali delicati equilibri di governo e di maggioranza».
Ecco #DimmiLaVerità del 13 maggio 2026. Con il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi commentiamo la visita di Trump in Cina.
Nessuno sia lasciato indietro. Il diritto di Taiwan a cooperare per una salute universale
Dal 18 al 23 maggio 2026, mentre si svolge a Ginevra la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità (AMS), una questione di giustizia e sicurezza globale rimane aperta e inaccettabilmente irrisolta. Nonostante il passare degli anni, la partecipazione di Taiwan ai lavori dell'Assemblea continua a essere ostacolata, lasciando un vuoto ingiustificabile nella rete sanitaria internazionale. L’AMS affronta temi cruciali sulla salute, dall'impatto del cambiamento climatico alla preparazione verso nuove pandemie e alla lotta contro la resistenza antimicrobica, eppure si continua a permettere che ragioni politiche prevalgano sul diritto universale alla salute, emarginando un Paese libero e democratico da un dialogo che appartiene a tutti.
L’esclusione di Taiwan dal sistema delle Nazioni Unite e dalle sue agenzie specializzate affonda le radici in una grave e persistente distorsione della Risoluzione 2758. È necessario ribadire con fermezza che tale documento, insieme alla Risoluzione 25.1 dell’AMS, affronta esclusivamente la rappresentanza della Cina all’ONU, ma non menziona Taiwan, non stabilisce che sia parte della Repubblica Popolare Cinese, né le conferisce il diritto di rappresentarla. Solo il governo democraticamente eletto di Taiwan può dare voce ai suoi 23 milioni di abitanti. Subire questa imposizione esterna è un’ingiustizia verso un intero popolo e mina l'integrità della sicurezza sanitaria globale.
Negli ultimi anni, il sostegno internazionale a favore di Taiwan è aumentato. In Italia, la Camera dei deputati ha approvato diverse risoluzioni, in particolare nel marzo 2025 ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sull’Indo-Pacifico, riaffermando l’importanza di Taiwan per la stabilità della regione. Nel mese di novembre 2025, l'Aula consiliare della Regione Lombardia ha compiuto un passo storico, approvando all'unanimità la mozione n. 370. L'atto promuove l’inclusione del Paese nelle organizzazioni internazionali, agendo concretamente contro il suo isolamento diplomatico. Un simile orientamento è condiviso anche dal Parlamento Europeo, dai suoi Stati membri e da numerosi altri governi, tra cui quelli di Giappone, Stati Uniti, Canada e Regno Unito, che hanno adottato risoluzioni affini, condannando le provocazioni militari della Cina e l’uso strumentale derivante dalla distorta interpretazione della Risoluzione 2758. Tali iniziative testimoniano la crescente consapevolezza delle democrazie mondiali e la ferma volontà di porre fine a un’emarginazione forzata e non più sostenibile per garantire a Taiwan il pieno riconoscimento nel contesto internazionale.
Taiwan ha dato prova di una competenza straordinaria nella gestione delle crisi e nell’innovazione medica. Nel 2025, ha raggiunto con cinque anni di anticipo i target dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'eliminazione dell'epatite C, portando i tassi di diagnosi e trattamento sopra il 90%. La sua esperienza nella prevenzione delle malattie infettive, supportata da un sistema di sorveglianza digitale all'avanguardia, è un bene pubblico che il mondo non può permettersi di sprecare. Oltre alla gestione delle emergenze, sta guidando la transizione verso la "Sanità Intelligente". Attraverso l’implementazione del Programma 888 per il monitoraggio delle patologie croniche e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei protocolli clinici, ha sviluppato modelli di cura predittiva con il potenziale di rivoluzionare l'efficienza dei sistemi sanitari.
In netto contrasto con questi contributi, dal 2017 a oggi la partecipazione di Taiwan ai meccanismi tecnici e informativi dell'OMS è stata drasticamente ridotta a causa dell'ostruzionismo di Pechino. Tale esclusione compromette la capacità di risposta globale, come abbiamo tragicamente appreso durante la pandemia di COVID-19, quando i nostri tempestivi segnali d'allerta rimasero inascoltati. Nell’attuale scenario del 2026, rinnoviamo con urgenza l’appello affinché l'Italia e la comunità internazionale si pongano come contrappeso a queste pressioni arbitrarie e discriminatorie. Sostenere l’ammissione di Taiwan in qualità di osservatore alle Nazioni Unite e alle sue agenzie specializzate non è un gesto politico contro qualcuno, ma un gesto di responsabilità verso tutti.
Taiwan è sempre pronta a mettere a disposizione strategie, tecnologie avanzate e l'eccellenza dei propri professionisti nella convinzione che il diritto alla salute e la sicurezza non debbano conoscere confini. “Insieme è meglio”, solo se nessuno viene lasciato indietro.
Riccardo Tsan Nan Lin
Direttore Generale
Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia
Ufficio di Milano
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