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Si cercano accordi con Sudamerica o India mentre a casa nostra rallentano gli scambi. Scendono consumi e redditi, ride la Cina.

La morbosa attenzione riservata ai dazi imposti da Donald Trump non ha portato bene all’Unione europea, che continua a picconare quella che dovrebbe essere la sua reale ragione d’essere, ovvero il mercato unico.Secondo una bozza del rapporto annuale sulla salute del mercato unico dell’Unione, il commercio tra gli Stati membri in percentuale sul Pil è sceso dal 23,8% del 2023 al 22% del 2024. La bozza del documento, la cui versione ufficiale è attesa per la fine di questo mese, è stata vista dal Financial Times che ha rilanciato la notizia. Dopo avere scandagliato il rapporto dello scorso anno, noi aggiungiamo che anche nel 2023 il dato era in calo, rispetto ad un 2022 in cui la percentuale era al 26% del Pil europeo.

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Il Brasile inizia già a piazzare i suoi spumanti
Luiz Inácio Lula da Silva (Ansa)
L’ambasciata a Roma organizza una Masterclass. Senza tariffe l’export in Germania crescerà a nostre spese.

Gli impatti economici del Mercosur per l’Ue non solo sono modesti come emerge da uno studio del Parlamento europeo, riportato dalla Verità domenica scorsa, ma rischia di spalancare un portone, all’ingresso di prodotti dal blocco Brasile-Argentina-Paraguay-Uruguay con una concorrenza insidiosa per le nostre aziende. La Commissione Ue ha promesso che avvierà un’indagine per tutelare i produttori puniti da una concorrenza low cost se il prezzo è inferiore di oltre il 5% a parità di prodotto, ma con quali tempi e con quale capillarità è tutto da vedere.

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Studio di Bankitalia smonta i catastrofisti. L’export in America non ha perso coi dazi
iStock
Le imprese che vendono negli States hanno visto calare i margini di appena lo 0,3%. Preoccupa di più l’aumento di import cinese.

Gli economisti avevano pronosticato sfaceli, crisi del sistema produttivo, crollo del Pil, ma a nove mesi (il 2 aprile scorso il primo annuncio di tariffe del 10% su tutte le importazioni mondiali) dall’ondata di dazi imposti dal presidente americano Donald Trump il cataclisma non c’è stato. Semmai, il maggior impatto si è avuto in modo indiretto dalle imposte doganali applicate alla Cina che, vedendosi sbarrato il mercato degli Stati Uniti, ha riversato un’ondata di merci sull’Europa.

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Il deficit commerciale con Pechino tocca i 73 miliardi nei primi dieci mesi dell’anno. L’industria (divisa) chiede tutele, ma Merz dovrebbe stravolgere il modello tedesco.

Ogni stagione ha il suo «Fate presto!». Questa volta, l’esortazione non è rivolta all’Italia ma alla Germania, e non per tagliare il debito pubblico bensì per tagliare i legami con la Cina. Il lamento degli industriali tedeschi, sempre più in difficoltà di fronte alla potenza industriale cinese, risuona potente nei corridoi della cancelleria di Berlino.

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L’Ue deve fare da leva sull’export e migliorare l’accordo col Mercosur
Emmanuel Macron (Ansa)
L’intesa risponderebbe al bisogno europeo di terre rare sottraendoci dal giogo cinese.

Il tema è come rendere l’Ue un moltiplicatore di vantaggi per le nazioni partecipanti. Mettendo a lato la priorità della sicurezza, la seconda urgenza è spingere l’Ue a siglare accordi commerciali nel mondo come leva per l’export delle sue nazioni, in particolare per quelle che non riescono a ridurre la dipendenza dall’export stesso aumentando i consumi interni e con il problema di ridurre i costi di importazione di minerali critici, in particolare Italia e Germania. Tra i tanti negoziati in corso tra Ue e diverse nazioni del globo, quello con il Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay ed Uruguay) è tra i più maturi (dopo 20 anni circa di trattative) e ha raggiunto una bozza abbastanza strutturata.

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