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2020-05-04
Scatta la fase 2. Quanto ci costa ritornare a vivere dopo la clausura
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Sapete quanto deve spendere un bar per mettere in pratica le decisioni di Giuseppe Conte e compagnia? Fate due conti: termoscanner per misurare la temperatura 50 euro, plexiglass per separare i clienti 200 euro a metro quadrato, sanificazione dei locali 3.000 euro, sanificazione per piccoli spazi 150 euro per l'acquisto dell'apparecchio e straordinari per il personale perché non si può sanificare quando i clienti mangiano la brioche o bevono uno spritz, dispenser del gel 70 euro, gel sanificante per dieci giorni 20 euro, cappello con visiera 11 euro, guanti 10 euro per pacchi da 20, grembiule 8 euro l'uno, 30 guanti al giorno in media per 100 euro al mese.
Domanda: secondo voi qualcuno dalle parti del governo ha fatto i conti di quanto costasse tutto questo? Secondo voi qualcuna di quelle illustrissime personalità delle 16 commissioni si è messo, carta e penna, a fare due conticini invece di pontificare e fare analisi sociologiche su come sarà la nostra vita dopo la pandemia? Non ci voleva molto, bastava mettere in qualche commissione un barista che magari gli avrebbe portato anche un thermos di caffè per tenerli svegli, senza dover passare dalla Consip per appaltarlo?
Quando chi governa emana una legge, impone un regolamento, adotta una direttiva, insomma qualsiasi provvedimento che incida concretamente, e non a discorsi, sulla vita dei cittadini, la prima preoccupazione che dovrebbe avere è esattamente quella di misurare nel modo più preciso possibile gli effetti concreti che quegli atti avranno e, in particolare, che cosa significheranno in termini economici. Quanto costeranno ai cittadini quei provvedimenti? Cosa significheranno per le loro tasche?
Ora, questo governo sembra che invece che tenere il metro in mano, per misurare, ci tenga il megafono, per annunciare ciò che poi non si realizza e non abbia la minima idea di quello che nella vita di tutti i giorni provochi quanto decidono. Se chiamano un falegname, o qualsiasi altro artigiano - che non sognano neanche di sentire - il metro, magari, glielo regala pure. Eppure una delle buone regole sarebbe proprio l'abitudine di consultare i cittadini e le imprese che saranno toccati da quelle decisioni del governo. E, in tempo di crisi, la regola non cambia, anzi è ancora più valida perché in quel momento gli stessi cittadini e imprese sono più deboli e, quindi, è più facile fargli del male.
Un albergo: 25.000 euro in più al mese per i personale, 5.000 euro per l'acquisto della macchina per l'ozono necessaria per la sanificazione. Conte dice che il turismo è fondamentale, bene. O si riferisce a quello all'aperto o in tenda, oppure, generalmente, i cittadini vanno in albergo e se gli alberghi sono costretti ad aumentare i prezzi, in questo momento, chi ci va?
Impresa edile con 5 dipendenti (la stragrande maggioranza): maggiore costo di 10.000 euro. Una cifra importante per chi conosce le piccole imprese. Categoria ignota ai nostri governanti. Ci voleva molto a sentire un impresa edile, un falegname, un carrozziere, un salumiere, un imbianchino, un pasticciere, un parrucchiere, un albergatore, un ristoratore, un'impresa di moda? Nulla, non ci hanno nemmeno pensato, meglio affidarsi a chi parla di loro, a chi li studia.
In termini giuridici si chiama valutazione ex ante delle politiche pubbliche, in parole povere si tratta di valutare quanti soldi dovranno spendere cittadini e imprese per mettere in pratica i comandi governativi. Questo significa che non andavano imposte quelle regole? No, significa che il governo doveva venire incontro alle imprese con l'erogazione di quattrini a fondo perduto che li alleggerissero da quei costi, tutto qua. Se si ammazzano queste imprese con chi si riparte? Senza benzina nel motore dell'economia, cioè le piccole e medie imprese, chi darà la spinta della ripartenza? Si dice in Toscana che i discorsi non fan farina e qui, a oggi, sono quasi solo discorsi. Invece di annunciare il bazooka per l'economia sarebbe bastata una fionda con nella toppa un po' di quattrini da lanciare alle imprese.
Formazione e sanificazione. Il cantiere non è più lo stesso
Non solo il consueto kit con termoscanner, mascherine, guanti, gel, camici e macchine per la sanificazione. Una piccola azienda edile deve affrontare anche costi più importanti. A cominciare dal professionista che prepara il piano di sicurezza per i cantieri e l'assicurazione per i dipendenti, perché «se scoppia qualche caso e il malato mi accusa di non aver rispettato alla lettera il disciplinare, l'Inail si rivale su di me e allora sono guai». Michele Furlan è un imprenditore edile veneto con un'azienda di 5 dipendenti. Imprese come la sua vedranno raddoppiare i costi di esercizio soprattutto per il rallentamento dei tempi di produzione. Si comincia la mattina presto con la sanificazione delle attrezzature e una riunione di formazione. Il cantiere deve dotarsi di cartelloni per indicare il percorso in modo da evitare assembramenti. All'entrata un addetto con termoscanner verificherà la temperatura. «I tempi saranno diluiti anche con i fornitori. Nei capannoni di rivendita di materiali, i camion dovranno entrare uno alla volta. E questo si traduce in un maggior costo», spiega Furlan. La riorganizzazione di un cantiere prevede un box dove mangiare, uno alla volta, con doppio ingresso e dotato di dispenser di disinfettante. Lo spogliatoio va sanificato ogni giorno. Indispensabili le tute bianche usa e getta se l'attività prevede distanze ravvicinate. Costo: 6 euro l'una. Per le mascherine Furlan ha calcolato una spesa di 50 euro al mese per dipendente, a cui vanno aggiunti occhiali e visiera. Indispensabile stipulare una polizza assicurativa per il personale contro il contagio. «Questo tipo di copertura al momento mi è costata 200 euro ma solo perché siamo a metà anno. Nel 2021 raddoppierà», prevede Furlan.Altra spesa arriverà dalle visite mediche: a quella di routine, potrebbe essere necessario fare i tamponi. Una voce importante nel nuovo bilancio aziendale è il Pos (Piano operativo per la sicurezza). In una situazione straordinaria, con una normativa spesso confusa, è necessario rivolgersi a un professionista specializzato. Dice Furlan: «Già siamo stati contattati, la parcella richiesta è di 2.500 euro. Inoltre mi aspetto che il coordinatore della sicurezza, una figura centrale in un cantiere, mi chieda un aumento rivendicando la delicatezza della situazione, i rischi e le maggiori responsabilità».
Alimenti, trasporti, sport: i rincari superano il 100%
Le famiglie hanno già visto aumentare del 150-200% molti generi alimentari, soprattutto frutta e verdura. Il prezzo della farina è raddoppiato, quello dei broccoli è salito del 40% a 4,50 euro. Le alici vengono vendute anche a 12 euro il chilo contro i 7 prima del Covid. Le arance sono balzate a 3 euro il chilo. Frutta e ortaggi 150% in più. Sul Web una confezione da 1 chilo di pasta è a 12 euro. Nei supermercati sono spariti sconti e promozioni. I prodotti per l'igiene della casa, quando si trovano, hanno raggiunto prezzi da speculazione. L'Amuchina è arrivata a costare anche 35 euro per 80 millilitri, cioè 377 euro il litro contro 40 euro di prima. L'alcol etilico è rincarato dell'80% a 6 euro. Introvabili i guanti. In farmacia la confezione da 100 pezzi è venduta a 8 euro mentre online oscilla tra 15 e 30 euro. In tempi normali costano 3 euro. Gli aumenti sono stati rispettivamente del 114 e 575%.Una famiglia di tre persone spende mediamente per l'alimentazione, secondo l'Istat, circa 600 euro al mese. Su questa cifra si può considerare un incremento di circa il 70%, ma risparmiando al massimo. Una voce importante è quella dei trasporti. In condizione normale l'onere annuale è di circa 3.500 euro. Ma si prospettano rincari dei treni e viaggiare in aereo diventerà un lusso. La difficoltà a servirsi dei mezzi di trasporto urbani indurrà a usare con più frequenza l'auto. Peserà anche l'istruzione dei figli. Chi non ha ancora acquistato un pc o un tablet per le lezioni da casa ora dovrà far fronte a questa spesa. Si va dal tablet di circa 100 euro al pc che supera i 1.000 euro. Il costo varia in base al numero dei figli perché ognuno ha bisogno del suo device. Vacanze da dimenticare. Il Codacons stima rincari di oltre il 22%. Infine le voci extra come il parrucchiere e la palestra: numerosi centri fitness hanno comunicato aumenti di circa 200 euro sull'abbonamento annuale. I parrucchieri sono pronti ad alzare i listini di un 10-20%.
Prezzi alle stelle per il plexiglas che distanzia i tavoli
Il plexiglas ha ormai raggiunto quotazioni da collezionisti. A Milano e Roma i ristoratori si contendono i fornitori. Da 60-70 euro al metro quadrato, ora il prezzo è schizzato a 190 euro. E per giunta è introvabile. L'ipotesi di mettere il divisorio di plastica tra i commensali, con l'effetto parlatorio del carcere, pare tramontata. Resta la necessità di creare una separazione tra i tavoli. Ecco quindi i pannelli a terra rimovibili. Un locale medio con 40-60 coperti, di circa 200 metri quadrati, dovrà spendere oltre 5.000 euro in plexiglas ai prezzi odierni. Fabio Acampora, proprietario a Milano di 4 ristoranti e altrettanti bar, dice di aver messo in conto 10.000 euro di spese «solo per alzare la saracinesca». L'elenco dei dispositivi per la sicurezza è lungo. Guanti, mascherine, un dispenser all'ingresso per il gel disinfettante e un flaconcino a tavolo. La sanificazione va fatta ogni giorno: le attrezzature costano circa 3.000 euro. Il termoscanner ha un costo che varia tra 50 e 80 euro. Acampora non nasconde che l'aumento delle spese a fronte di un crollo del fatturato che valuta intorno al 70% comporterà un dimezzamento del personale.I bar richiedono una diversa organizzazione. I pannelli di separazione in plexiglas tra i tavolini saranno indispensabili se non sarà possibile occupare più superficie esterna. Abolita la consumazione al bancone. Il caffè verrà servito al cliente che attende fuori o portato direttamente in ufficio. Le tazzine e i bicchierini in vetro saranno sostituiti da quelli in cartone o in plastica. Una fornitura di 100 pezzi costa circa 8 euro che salgono a 15 se provvisti di coperchio. Quelli termici, per i giorni invernali, vanno da 12 a 25 euro. Queste cifre possono essere limate per grandi quantità. Chi vuole aggiungere i vassoi per l'asporto, sempre in cartone, deve spendere 5 euro. In un bar di 300 metri quadrati si spendono oltre 2.000 euro solo per la riapertura tra sanificazione, acquisto di mascherine e guanti, divise lavabili e gel sui tavoli.
Aria pulita con l’ozono e sensore per il gel. I clienti chiedono l’«igiene intelligente»
«Comunque vada, abbiamo messo in conto che per la gestione dovremo spendere il doppio a fronte di un crollo del fatturato almeno del 50%»: è un coro quello dei proprietari di negozi di abbigliamento e calzature. Carla Ponti ha un locale di 45 metri quadrati con due dipendenti e vende biancheria intima e costumi da bagno. Il problema numero uno è la sanificazione: «Mi hanno proposto un apparecchio da 500 euro per l'ambiente e la Vaporella per sterilizzare i capi che costa circa 200 euro». Al momento sembra sia tramontata l'ipotesi di dover portare in tintoria i capi di abbigliamento dopo ogni prova. Nella lista dei dispositivi irrinunciabili c'è il dispenser all'ingresso con il gel per le mani. Chi lo vuole con il sensore lo paga 40 euro rispetto alla metà della bottiglietta, ma il vantaggio è che ne se spreca meno. Un litro di gel dura da una settimana a 10 giorni, in base all'afflusso di clienti: all'ingrosso è proposto a 20 euro. Poi ci sono le mascherine. «Oltre che al personale, vogliamo fornirle gratuitamente alle clienti: bisogna farne una scorta importante. I guanti sono indispensabili. Un pacco da 100 costa circa 10 euro. Abbiamo stimato che saranno usati circa 30 paia al giorno», spiega Ponti. A questi prodotti vanno aggiunti i liquidi sanificanti per le superfici lavabili e le pulizie dei camerini all'uscita di ogni cliente. Alla cassa il solito pannello di plexiglas farà da schermo ai contatti tra persone. «Stiamo pensando di mettere un divisorio di plexiglas anche tra i due spogliatoi che ora sono separati solo da una tenda, per dare maggior sicurezza. Spenderemo 150 euro». Se invece delle mascherine chirurgiche si scelgono le Ffp2 l'onere sale fino a 15 euro ciascuna. E sono riutilizzabili solo tre volte. «Per chi ha un negozio di calzature e un contatto ravvicinato con il cliente sono indispensabili», dice Claudia Sermoneta, che ha un punto vendita di scarpe nel centro di Roma. Chi ha un negozio di media ampiezza sta scegliendo le colonnine all'ozono che disinfettano l'aria in automatico. Impossibile trovarlo a meno di 4.300 euro. Prima di alzare la saracinesca è obbligatoria la sanificazione di tutto l'ambiente. Le ditte vendono il servizio a circa 250 euro.
Per rifare una camera bastavano 20 minuti. E adesso invece ci vorrà quasi un’ora
«Solo il costo del personale potrebbe raddoppiare. Per un albergo con 50 stanze con venti dipendenti si passerebbe. come minimo, da 50.000 a 75.000 euro al mese»: è lo scenario che disegna Giancarlo Barocci, presidente di Federalberghi di Cesenatico, una delle capitali italiane del turismo alberghiero. «Il lavoro di manutenzione aumenterà e anche le piccole strutture saranno costrette ad allargare l'organico. Poi c'è la cura della struttura. La pulizia degli spazi richiederà più tempo. A ogni cambio di cliente bisogna sanificare l'ambiente. Se prima bastavano 20 minuti, per mettere in ordine una stanza con le nuove disposizioni servirà quasi un'ora. E allora o si fanno attendere i clienti, o si fanno nuove assunzioni».Barocci elenca i dispositivi di cui una struttura deve dotarsi per riaprire. Si va dalla macchina all'ozono per la sanificazione (per un albergo si parte dai 5.000 euro), ai prodotti per l'igiene delle mani, dai pannelli di plexiglas alla reception a quelli per evitare il contatto con il cibo al buffet. «I fornitori offrono un'ampia gamma di prodotti e macchinari, ma nonostante la concorrenza nel settore i costi sono alti», dice Barocci. E spiega che un onere è anche riorganizzare il personale: «Nella sala da pranzo bisognerà prevedere un cameriere in più che si occupi del buffet. Non sarà più consentito servirsi da soli». Il personale dovrà indossare divise usa e getta, o lavabili con maggior frequenza. Il listino che circola tra gli albergatori prevede un kit di grembiuli e tute di 100 pezzi a 18 euro, mascherine chirurgiche per un utilizzo di massimo tre ore a 52 euro per 50 pezzi. Ma c'è anche la Ffp2 a 4,80 l'una e il cappello con la visiera a 10 euro. I liquidi per la sanificazione delle superfici vanno dai 10 ai 65 euro. Particolare attenzione avranno i bagni: «Devono essere disinfettati con maggior frequenza con prodotti specifici», spiega Barocci. Ma questi costi aggiuntivi come saranno ammortizzati? Soggiorni più cari? «Impossibile ritoccare i listini», garantisce. «Anzi, pensiamo di fare operazioni promozionali per incentivare le vacanze. Questa stagione la diamo per persa».
Niente mascherina ai clienti con la barba e il figaro dovrà vestirsi come un chirurgo
I parrucchieri sono in rivolta: «Con le misure stringenti che ci imporranno, rischiamo di chiudere». Assediati dai fornitori, che quanto più si avvicina la data della riapertura propongono i prodotti-sicurezza a prezzi maggiorati, i saloni di bellezza si avviano verso una stagione nera. Bisognerà garantire il rapporto di un lavoratore per ogni cliente (dunque si procederà solo su appuntamento), sterilizzare gli strumenti di lavoro e rendere disponibili dispenser contenenti disinfettanti. Obbligatoria la pulizia due volte al giorno. Mascherine, guanti, mantelline, kimono e asciugamani saranno monouso. Tutta l'attrezzatura, spazzole, pettini, forbici, va igienizzata subito dopo l'uso e lo stesso vale per le poltrone. Il barbiere quando fa la barba avrà bisogno di un'ulteriore protezione, perché il cliente in quel momento è senza mascherina e a contatto ravvicinato: dovrà quindi indossare una mascherina Ffp2 (quelle che si usano nei reparti Covid) e una visiera di plexiglas come in una sala chirurgica. Per la sanificazione dell'ambiente il parrucchiere dovrà rivolgersi a una ditta specializzata. La lista dei maggiori costi si allunga ogni giorno. Fabrizio Narducci, due saloni tra via Sistina a Roma e Capri ci dà qualche cifra: «Il settore si aspetta un crollo della clientela. Si farà meno vita sociale e quindi le signore avranno meno necessità del parrucchiere. E se dobbiamo distanziare le poltrone e ricevere solo su appuntamento il flusso si dimezza. A meno che non allunghiamo l'orario». Poi i prezzi. Si comincia con la sanificazione del locale che è intorno ai 6 euro al metro quadrato. I fornitori propongono kit completi di gel igienizzanti per le mani, spray per le superfici lavabili, visiere di plastica e mascherine, guanti di lattice alla cifra di 270 euro. «Usandoli tutti i giorni, anche con un numero di clienti inferiore a quello solito, questi prodotti durano circa due settimane», dice Narducci. Un costo a parte è rappresentato da kimono, mantelline e asciugamani monouso. Alcuni rappresentanti li forniscono a circa 5 euro. Le conseguenze si faranno sentire anche sulla tasca del cliente. Molti parrucchiere già prevedono di ritoccare i listini del 10%.
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Famiglie, negozi, imprese devono fronteggiare nuove spese. Dai termoscanner alle polizze, tutti gli esborsi da sostenere.All'interno sei approfondimenti.Sapete quanto deve spendere un bar per mettere in pratica le decisioni di Giuseppe Conte e compagnia? Fate due conti: termoscanner per misurare la temperatura 50 euro, plexiglass per separare i clienti 200 euro a metro quadrato, sanificazione dei locali 3.000 euro, sanificazione per piccoli spazi 150 euro per l'acquisto dell'apparecchio e straordinari per il personale perché non si può sanificare quando i clienti mangiano la brioche o bevono uno spritz, dispenser del gel 70 euro, gel sanificante per dieci giorni 20 euro, cappello con visiera 11 euro, guanti 10 euro per pacchi da 20, grembiule 8 euro l'uno, 30 guanti al giorno in media per 100 euro al mese.Domanda: secondo voi qualcuno dalle parti del governo ha fatto i conti di quanto costasse tutto questo? Secondo voi qualcuna di quelle illustrissime personalità delle 16 commissioni si è messo, carta e penna, a fare due conticini invece di pontificare e fare analisi sociologiche su come sarà la nostra vita dopo la pandemia? Non ci voleva molto, bastava mettere in qualche commissione un barista che magari gli avrebbe portato anche un thermos di caffè per tenerli svegli, senza dover passare dalla Consip per appaltarlo?Quando chi governa emana una legge, impone un regolamento, adotta una direttiva, insomma qualsiasi provvedimento che incida concretamente, e non a discorsi, sulla vita dei cittadini, la prima preoccupazione che dovrebbe avere è esattamente quella di misurare nel modo più preciso possibile gli effetti concreti che quegli atti avranno e, in particolare, che cosa significheranno in termini economici. Quanto costeranno ai cittadini quei provvedimenti? Cosa significheranno per le loro tasche?Ora, questo governo sembra che invece che tenere il metro in mano, per misurare, ci tenga il megafono, per annunciare ciò che poi non si realizza e non abbia la minima idea di quello che nella vita di tutti i giorni provochi quanto decidono. Se chiamano un falegname, o qualsiasi altro artigiano - che non sognano neanche di sentire - il metro, magari, glielo regala pure. Eppure una delle buone regole sarebbe proprio l'abitudine di consultare i cittadini e le imprese che saranno toccati da quelle decisioni del governo. E, in tempo di crisi, la regola non cambia, anzi è ancora più valida perché in quel momento gli stessi cittadini e imprese sono più deboli e, quindi, è più facile fargli del male.Un albergo: 25.000 euro in più al mese per i personale, 5.000 euro per l'acquisto della macchina per l'ozono necessaria per la sanificazione. Conte dice che il turismo è fondamentale, bene. O si riferisce a quello all'aperto o in tenda, oppure, generalmente, i cittadini vanno in albergo e se gli alberghi sono costretti ad aumentare i prezzi, in questo momento, chi ci va?Impresa edile con 5 dipendenti (la stragrande maggioranza): maggiore costo di 10.000 euro. Una cifra importante per chi conosce le piccole imprese. Categoria ignota ai nostri governanti. Ci voleva molto a sentire un impresa edile, un falegname, un carrozziere, un salumiere, un imbianchino, un pasticciere, un parrucchiere, un albergatore, un ristoratore, un'impresa di moda? Nulla, non ci hanno nemmeno pensato, meglio affidarsi a chi parla di loro, a chi li studia. In termini giuridici si chiama valutazione ex ante delle politiche pubbliche, in parole povere si tratta di valutare quanti soldi dovranno spendere cittadini e imprese per mettere in pratica i comandi governativi. Questo significa che non andavano imposte quelle regole? No, significa che il governo doveva venire incontro alle imprese con l'erogazione di quattrini a fondo perduto che li alleggerissero da quei costi, tutto qua. Se si ammazzano queste imprese con chi si riparte? Senza benzina nel motore dell'economia, cioè le piccole e medie imprese, chi darà la spinta della ripartenza? Si dice in Toscana che i discorsi non fan farina e qui, a oggi, sono quasi solo discorsi. Invece di annunciare il bazooka per l'economia sarebbe bastata una fionda con nella toppa un po' di quattrini da lanciare alle imprese.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatta-la-fase-2-quanto-ci-costa-ritornare-a-vivere-dopo-la-clausura-2645908417.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="formazione-e-sanificazione-il-cantiere-non-e-piu-lo-stesso" data-post-id="2645908417" data-published-at="1588533625" data-use-pagination="False"> Formazione e sanificazione. 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Nei capannoni di rivendita di materiali, i camion dovranno entrare uno alla volta. E questo si traduce in un maggior costo», spiega Furlan. La riorganizzazione di un cantiere prevede un box dove mangiare, uno alla volta, con doppio ingresso e dotato di dispenser di disinfettante. Lo spogliatoio va sanificato ogni giorno. Indispensabili le tute bianche usa e getta se l'attività prevede distanze ravvicinate. Costo: 6 euro l'una. Per le mascherine Furlan ha calcolato una spesa di 50 euro al mese per dipendente, a cui vanno aggiunti occhiali e visiera. Indispensabile stipulare una polizza assicurativa per il personale contro il contagio. «Questo tipo di copertura al momento mi è costata 200 euro ma solo perché siamo a metà anno. Nel 2021 raddoppierà», prevede Furlan.Altra spesa arriverà dalle visite mediche: a quella di routine, potrebbe essere necessario fare i tamponi. Una voce importante nel nuovo bilancio aziendale è il Pos (Piano operativo per la sicurezza). In una situazione straordinaria, con una normativa spesso confusa, è necessario rivolgersi a un professionista specializzato. Dice Furlan: «Già siamo stati contattati, la parcella richiesta è di 2.500 euro. Inoltre mi aspetto che il coordinatore della sicurezza, una figura centrale in un cantiere, mi chieda un aumento rivendicando la delicatezza della situazione, i rischi e le maggiori responsabilità». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatta-la-fase-2-quanto-ci-costa-ritornare-a-vivere-dopo-la-clausura-2645908417.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="alimenti-trasporti-sport-i-rincari-superano-il-100" data-post-id="2645908417" data-published-at="1588533625" data-use-pagination="False"> Alimenti, trasporti, sport: i rincari superano il 100% Le famiglie hanno già visto aumentare del 150-200% molti generi alimentari, soprattutto frutta e verdura. Il prezzo della farina è raddoppiato, quello dei broccoli è salito del 40% a 4,50 euro. Le alici vengono vendute anche a 12 euro il chilo contro i 7 prima del Covid. Le arance sono balzate a 3 euro il chilo. Frutta e ortaggi 150% in più. Sul Web una confezione da 1 chilo di pasta è a 12 euro. Nei supermercati sono spariti sconti e promozioni. I prodotti per l'igiene della casa, quando si trovano, hanno raggiunto prezzi da speculazione. L'Amuchina è arrivata a costare anche 35 euro per 80 millilitri, cioè 377 euro il litro contro 40 euro di prima. L'alcol etilico è rincarato dell'80% a 6 euro. Introvabili i guanti. In farmacia la confezione da 100 pezzi è venduta a 8 euro mentre online oscilla tra 15 e 30 euro. In tempi normali costano 3 euro. Gli aumenti sono stati rispettivamente del 114 e 575%.Una famiglia di tre persone spende mediamente per l'alimentazione, secondo l'Istat, circa 600 euro al mese. Su questa cifra si può considerare un incremento di circa il 70%, ma risparmiando al massimo. Una voce importante è quella dei trasporti. In condizione normale l'onere annuale è di circa 3.500 euro. Ma si prospettano rincari dei treni e viaggiare in aereo diventerà un lusso. La difficoltà a servirsi dei mezzi di trasporto urbani indurrà a usare con più frequenza l'auto. Peserà anche l'istruzione dei figli. Chi non ha ancora acquistato un pc o un tablet per le lezioni da casa ora dovrà far fronte a questa spesa. Si va dal tablet di circa 100 euro al pc che supera i 1.000 euro. Il costo varia in base al numero dei figli perché ognuno ha bisogno del suo device. Vacanze da dimenticare. Il Codacons stima rincari di oltre il 22%. Infine le voci extra come il parrucchiere e la palestra: numerosi centri fitness hanno comunicato aumenti di circa 200 euro sull'abbonamento annuale. I parrucchieri sono pronti ad alzare i listini di un 10-20%. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatta-la-fase-2-quanto-ci-costa-ritornare-a-vivere-dopo-la-clausura-2645908417.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="prezzi-alle-stelle-per-il-plexiglas-che-distanzia-i-tavoli" data-post-id="2645908417" data-published-at="1588533625" data-use-pagination="False"> Prezzi alle stelle per il plexiglas che distanzia i tavoli Il plexiglas ha ormai raggiunto quotazioni da collezionisti. A Milano e Roma i ristoratori si contendono i fornitori. Da 60-70 euro al metro quadrato, ora il prezzo è schizzato a 190 euro. E per giunta è introvabile. L'ipotesi di mettere il divisorio di plastica tra i commensali, con l'effetto parlatorio del carcere, pare tramontata. Resta la necessità di creare una separazione tra i tavoli. Ecco quindi i pannelli a terra rimovibili. Un locale medio con 40-60 coperti, di circa 200 metri quadrati, dovrà spendere oltre 5.000 euro in plexiglas ai prezzi odierni. Fabio Acampora, proprietario a Milano di 4 ristoranti e altrettanti bar, dice di aver messo in conto 10.000 euro di spese «solo per alzare la saracinesca». L'elenco dei dispositivi per la sicurezza è lungo. Guanti, mascherine, un dispenser all'ingresso per il gel disinfettante e un flaconcino a tavolo. La sanificazione va fatta ogni giorno: le attrezzature costano circa 3.000 euro. Il termoscanner ha un costo che varia tra 50 e 80 euro. Acampora non nasconde che l'aumento delle spese a fronte di un crollo del fatturato che valuta intorno al 70% comporterà un dimezzamento del personale.I bar richiedono una diversa organizzazione. I pannelli di separazione in plexiglas tra i tavolini saranno indispensabili se non sarà possibile occupare più superficie esterna. Abolita la consumazione al bancone. Il caffè verrà servito al cliente che attende fuori o portato direttamente in ufficio. Le tazzine e i bicchierini in vetro saranno sostituiti da quelli in cartone o in plastica. Una fornitura di 100 pezzi costa circa 8 euro che salgono a 15 se provvisti di coperchio. Quelli termici, per i giorni invernali, vanno da 12 a 25 euro. Queste cifre possono essere limate per grandi quantità. Chi vuole aggiungere i vassoi per l'asporto, sempre in cartone, deve spendere 5 euro. In un bar di 300 metri quadrati si spendono oltre 2.000 euro solo per la riapertura tra sanificazione, acquisto di mascherine e guanti, divise lavabili e gel sui tavoli. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatta-la-fase-2-quanto-ci-costa-ritornare-a-vivere-dopo-la-clausura-2645908417.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="aria-pulita-con-lozono-e-sensore-per-il-gel-i-clienti-chiedono-l-igiene-intelligente" data-post-id="2645908417" data-published-at="1588533625" data-use-pagination="False"> Aria pulita con l’ozono e sensore per il gel. I clienti chiedono l’«igiene intelligente» «Comunque vada, abbiamo messo in conto che per la gestione dovremo spendere il doppio a fronte di un crollo del fatturato almeno del 50%»: è un coro quello dei proprietari di negozi di abbigliamento e calzature. Carla Ponti ha un locale di 45 metri quadrati con due dipendenti e vende biancheria intima e costumi da bagno. Il problema numero uno è la sanificazione: «Mi hanno proposto un apparecchio da 500 euro per l'ambiente e la Vaporella per sterilizzare i capi che costa circa 200 euro». Al momento sembra sia tramontata l'ipotesi di dover portare in tintoria i capi di abbigliamento dopo ogni prova. Nella lista dei dispositivi irrinunciabili c'è il dispenser all'ingresso con il gel per le mani. Chi lo vuole con il sensore lo paga 40 euro rispetto alla metà della bottiglietta, ma il vantaggio è che ne se spreca meno. Un litro di gel dura da una settimana a 10 giorni, in base all'afflusso di clienti: all'ingrosso è proposto a 20 euro. Poi ci sono le mascherine. «Oltre che al personale, vogliamo fornirle gratuitamente alle clienti: bisogna farne una scorta importante. I guanti sono indispensabili. Un pacco da 100 costa circa 10 euro. Abbiamo stimato che saranno usati circa 30 paia al giorno», spiega Ponti. A questi prodotti vanno aggiunti i liquidi sanificanti per le superfici lavabili e le pulizie dei camerini all'uscita di ogni cliente. Alla cassa il solito pannello di plexiglas farà da schermo ai contatti tra persone. «Stiamo pensando di mettere un divisorio di plexiglas anche tra i due spogliatoi che ora sono separati solo da una tenda, per dare maggior sicurezza. Spenderemo 150 euro». Se invece delle mascherine chirurgiche si scelgono le Ffp2 l'onere sale fino a 15 euro ciascuna. E sono riutilizzabili solo tre volte. «Per chi ha un negozio di calzature e un contatto ravvicinato con il cliente sono indispensabili», dice Claudia Sermoneta, che ha un punto vendita di scarpe nel centro di Roma. Chi ha un negozio di media ampiezza sta scegliendo le colonnine all'ozono che disinfettano l'aria in automatico. Impossibile trovarlo a meno di 4.300 euro. Prima di alzare la saracinesca è obbligatoria la sanificazione di tutto l'ambiente. Le ditte vendono il servizio a circa 250 euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatta-la-fase-2-quanto-ci-costa-ritornare-a-vivere-dopo-la-clausura-2645908417.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="per-rifare-una-camera-bastavano-20-minuti-e-adesso-invece-ci-vorra-quasi-unora" data-post-id="2645908417" data-published-at="1588533625" data-use-pagination="False"> Per rifare una camera bastavano 20 minuti. E adesso invece ci vorrà quasi un’ora «Solo il costo del personale potrebbe raddoppiare. Per un albergo con 50 stanze con venti dipendenti si passerebbe. come minimo, da 50.000 a 75.000 euro al mese»: è lo scenario che disegna Giancarlo Barocci, presidente di Federalberghi di Cesenatico, una delle capitali italiane del turismo alberghiero. «Il lavoro di manutenzione aumenterà e anche le piccole strutture saranno costrette ad allargare l'organico. Poi c'è la cura della struttura. La pulizia degli spazi richiederà più tempo. A ogni cambio di cliente bisogna sanificare l'ambiente. Se prima bastavano 20 minuti, per mettere in ordine una stanza con le nuove disposizioni servirà quasi un'ora. E allora o si fanno attendere i clienti, o si fanno nuove assunzioni».Barocci elenca i dispositivi di cui una struttura deve dotarsi per riaprire. Si va dalla macchina all'ozono per la sanificazione (per un albergo si parte dai 5.000 euro), ai prodotti per l'igiene delle mani, dai pannelli di plexiglas alla reception a quelli per evitare il contatto con il cibo al buffet. «I fornitori offrono un'ampia gamma di prodotti e macchinari, ma nonostante la concorrenza nel settore i costi sono alti», dice Barocci. E spiega che un onere è anche riorganizzare il personale: «Nella sala da pranzo bisognerà prevedere un cameriere in più che si occupi del buffet. Non sarà più consentito servirsi da soli». Il personale dovrà indossare divise usa e getta, o lavabili con maggior frequenza. Il listino che circola tra gli albergatori prevede un kit di grembiuli e tute di 100 pezzi a 18 euro, mascherine chirurgiche per un utilizzo di massimo tre ore a 52 euro per 50 pezzi. Ma c'è anche la Ffp2 a 4,80 l'una e il cappello con la visiera a 10 euro. I liquidi per la sanificazione delle superfici vanno dai 10 ai 65 euro. Particolare attenzione avranno i bagni: «Devono essere disinfettati con maggior frequenza con prodotti specifici», spiega Barocci. Ma questi costi aggiuntivi come saranno ammortizzati? Soggiorni più cari? «Impossibile ritoccare i listini», garantisce. «Anzi, pensiamo di fare operazioni promozionali per incentivare le vacanze. Questa stagione la diamo per persa». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scatta-la-fase-2-quanto-ci-costa-ritornare-a-vivere-dopo-la-clausura-2645908417.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="niente-mascherina-ai-clienti-con-la-barba-e-il-figaro-dovra-vestirsi-come-un-chirurgo" data-post-id="2645908417" data-published-at="1588533625" data-use-pagination="False"> Niente mascherina ai clienti con la barba e il figaro dovrà vestirsi come un chirurgo I parrucchieri sono in rivolta: «Con le misure stringenti che ci imporranno, rischiamo di chiudere». Assediati dai fornitori, che quanto più si avvicina la data della riapertura propongono i prodotti-sicurezza a prezzi maggiorati, i saloni di bellezza si avviano verso una stagione nera. Bisognerà garantire il rapporto di un lavoratore per ogni cliente (dunque si procederà solo su appuntamento), sterilizzare gli strumenti di lavoro e rendere disponibili dispenser contenenti disinfettanti. Obbligatoria la pulizia due volte al giorno. Mascherine, guanti, mantelline, kimono e asciugamani saranno monouso. Tutta l'attrezzatura, spazzole, pettini, forbici, va igienizzata subito dopo l'uso e lo stesso vale per le poltrone. Il barbiere quando fa la barba avrà bisogno di un'ulteriore protezione, perché il cliente in quel momento è senza mascherina e a contatto ravvicinato: dovrà quindi indossare una mascherina Ffp2 (quelle che si usano nei reparti Covid) e una visiera di plexiglas come in una sala chirurgica. Per la sanificazione dell'ambiente il parrucchiere dovrà rivolgersi a una ditta specializzata. La lista dei maggiori costi si allunga ogni giorno. Fabrizio Narducci, due saloni tra via Sistina a Roma e Capri ci dà qualche cifra: «Il settore si aspetta un crollo della clientela. Si farà meno vita sociale e quindi le signore avranno meno necessità del parrucchiere. E se dobbiamo distanziare le poltrone e ricevere solo su appuntamento il flusso si dimezza. A meno che non allunghiamo l'orario». Poi i prezzi. Si comincia con la sanificazione del locale che è intorno ai 6 euro al metro quadrato. I fornitori propongono kit completi di gel igienizzanti per le mani, spray per le superfici lavabili, visiere di plastica e mascherine, guanti di lattice alla cifra di 270 euro. «Usandoli tutti i giorni, anche con un numero di clienti inferiore a quello solito, questi prodotti durano circa due settimane», dice Narducci. Un costo a parte è rappresentato da kimono, mantelline e asciugamani monouso. Alcuni rappresentanti li forniscono a circa 5 euro. Le conseguenze si faranno sentire anche sulla tasca del cliente. Molti parrucchiere già prevedono di ritoccare i listini del 10%.
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Nel frattempo a Bondeno, in provincia di Ferrara, si è tenuto un incontro promosso dal comitato remigrazione, e di nuovo tutti i progressisti si sono scatenati. Sono arrivate le immancabili richieste alle istituzioni di impedire l’iniziativa, la Cgil ha dato in escandescenze, è stato organizzato un presidio di protesta contro l’evento. Tutto legittimo, per carità: mai una volta, però, che qualcuno da sinistra scelga la via del dialogo e non quella dell’attacco frontale o del tentativo di oscuramento. Del resto i primi a dare l’esempio sono stati i parlamentari di sinistra che hanno fisicamente impedito la conferenza sulla remigrazione alla Camera dei deputati, gesto nobile che è costato cinque giorni di sospensione a 22 deputati, di cui dieci del Pd, otto del Movimento 5 stelle e quattro di Avs. Altri dieci deputati, di cui cinque del Pd e cinque del Movimento 5 stelle, si sono presi quattro giorni di sanzione. E sono ancora lì che gridano contro il fascismo e l’ingiusta punizione.
In estrema sintesi, secondo il pensiero buonista dominante, la remigrazione è tema proibito, proibitissimo. Anche se non prevede alcuna deportazione o discriminazione, bensì un aiuto economico agli stranieri per il rimpatrio volontario, cosa che per altro è già messa in pratica dall’Italia e da altre nazioni europee. In compenso, però, l’immigrazione di massa che continua a produrre morti, sfruttamento e disagi sociali può essere non solo promossa ma pure celebrata in ogni modo.
Piccolo esempio. Giusto un paio di giorni fa, nella prestigiosa sede della Radio Vaticana è stato presentato il Festival della Migrazione, in programma dal 5 al 15 novembre di quest’anno in varie città italiane. Per questa edizione il titolo sarà: «Donne migranti - Vite in movimento tra diritti, cittadinanza, lavoro e culture». Edoardo Patriarca, presidente dell’associazione che gestisce la kermesse, ha spiegato che «il Festival è un’esperienza che continua e un progetto culturale, sociale e politico diffuso sul territorio. Culturale perché tratta i temi del diritto alla mobilità, un’esperienza che è parte integrante della natura umana; sociale perché guarda alla realtà del nostro Paese così come è: multiculturale, multireligioso, multietnico, per costruire una convivialità delle differenze senza dimenticare le tradizioni. Politico, in quanto i flussi migratori sono un fenomeno strutturale che non deve essere affrontato con emergenza, barriere e paure, ma con politiche lungimiranti e orientate al futuro». Ecco, questa è la retorica che bisogna utilizzare quando si parla di immigrazione: bisogna celebrare il multiculturalismo, sostenere che agli sbarchi tocca abituarsi, spiegare che lo spostamento è un diritto. Mai che si faccia cenno a tutti gli orrori e le sofferenze che tale meccanismo produce. Del resto se si dovesse parlare del lato oscuro dell’immigrazione mica si potrebbero organizzare festival e altre belle iniziative con ricchi premi e cotillons. Sappiamo come funziona ormai da anni: la celebrazione delle migrazioni è divenuta essa stessa un business, e ci sono professionisti della propaganda che ne traggono sostentamento e beneficio.
Il Festival della migrazione, per altro, gode del sostegno di numerosi enti pubblici e privati. L’edizione 2025 è stata foraggiata dalla Regione Emilia Romagna e ha avuto il patrocinio di parecchi comuni emiliani, oltre a vantare la collaborazione di atenei prestigiosi: Firenze, Padova, Bologna, Ferrara. Poi ci sono gli immancabili aiuti di banche e fondazioni. Chiaro: basta accodarsi al pensiero dominante e arrivano fondi, spazi e applausi. Che i vari profeti dell’accoglienza usano a proprio vantaggio soprattutto per mandare messaggi politici.
Alla presentazione del festival migratorio, tanto per fare un esempio, ha preso la parola il presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa, che come ogni volta se l’è presa con il governo e pure con le autorità europee tra cui Frontex.
«L’azione di Frontex che doveva essere un’azione di supporto al soccorso, in realtà sta diventando di supporto a quegli accordi con la Libia e con la Tunisia e quindi ai respingimenti», ha detto, «mentre stiamo vedendo come il soccorso sia ancora un’emergenza grave. Così come emergenza grave sono mille morti in tre mesi che non si sono mai avuti dal 2017, quando erano 36.000 le persone che attraversavano il Mediterraneo. Lasciar morire la gente, come abbiamo visto in questo triduo pasquale, in mare è certamente un fatto vergognoso per la politica europea, ma anche per l’Italia». A parte che Frontex servirebbe a proteggere i confini europei e non ad altro, ci si chiede che bisogno ci sia di un festival della migrazione quando Perego e gli altri che la pensano come lui possono esternare il loro pensiero ogni giorno e praticamente ovunque. Se ne deduce che per la propaganda c’è sempre spazio. I problemi sorgono quando emerge un pensiero radicalmente alternativo come quello della remigrazione.
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Jannik Sinner trionfa a Montecarlo (Getty Images)
Sinner batte Alcaraz 7-6, 6-3 nella finale del Masters 1000 di Montecarlo e si riprende la vetta Atp. Primo set deciso al tie-break dopo oltre un’ora, poi la rimonta nel secondo: è l’ottavo titolo 1000 per l’azzurro.
Jannik Sinner torna sul trono del tennis mondiale e lo fa vincendo uno dei tornei più prestigiosi della stagione sulla terra battuta. Nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, l’altoatesino supera Carlos Alcaraz in due set, 7-6(5), 6-3, al termine di una partita lunga oltre due ore e combattuta soprattutto nel primo parziale. Un successo che vale il titolo e anche il ritorno al numero uno del ranking Atp.
La sfida si gioca in condizioni non semplici, con il vento a disturbare costantemente il ritmo degli scambi e a rendere complicato il controllo dei colpi. Il primo set è segnato da diversi errori, ma anche da una tensione evidente: i game scorrono senza un vero padrone, tra occasioni mancate e improvvisi cambi di inerzia. Sinner fatica a trovare continuità con la prima di servizio, mentre Alcaraz alterna soluzioni brillanti a passaggi a vuoto, soprattutto con il dritto. L’equilibrio resta intatto fino al 6-6, con entrambi costretti più volte ai vantaggi. Nel tie-break l’azzurro cambia passo: alza la qualità al servizio, prende l’iniziativa negli scambi e si costruisce due set point. Sul secondo, un doppio fallo dello spagnolo chiude il parziale dopo oltre un’ora di gioco. L’avvio del secondo set sembra premiare Alcaraz, più aggressivo in risposta e capace di strappare il servizio a Sinner nel terzo gioco. Il match, però, non prende la direzione che lo spagnolo sperava. Sinner resta lucido, non forza le soluzioni e torna subito in partita con un controbreak costruito sulla profondità dei colpi e su una maggiore solidità negli scambi lunghi. Da quel momento cresce progressivamente, mentre Alcaraz perde precisione e si espone a qualche errore di troppo, anche nei momenti in cui avrebbe la possibilità di consolidare il vantaggio. Il passaggio chiave arriva sul 3-3, in un game lungo e molto combattuto: Sinner si procura più di una palla break e alla fine riesce a convertire grazie a una risposta aggressiva seguita da un dritto decisivo. È lo strappo che indirizza definitivamente la partita. L’italiano, avanti nel punteggio, gestisce con attenzione i propri turni di servizio, senza concedere occasioni, mentre lo spagnolo fatica a rientrare. Nel nono game arriva la chiusura: Sinner sale rapidamente sul 40-0 e, alla prima occasione utile, archivia l’incontro con una prima vincente. È il punto finale di una partita meno spettacolare del previsto ma estremamente solida da parte di Sinner, capace di adattarsi alle condizioni e di leggere meglio i momenti del match. Per lui si tratta dell’ottavo titolo Masters 1000 in carriera, un traguardo che conferma la sua continuità ai massimi livelli.
A fine partita Sinner ha espresso tutta la sua gioia: «Non so da dove cominciare per commentare questa settimana. Sono venuto qui per accumulare più partite possibili in vista dei grandi tornei che si avvicinano e ho ottenuto un altro traguardo incredibile» - ha detto il tennista altoatesino - «Tornare numero 1 è importante per me, ma la classifica è secondaria, voglio vincere trofei». Il campione italiano ha poi aggiunto: «Ho cercato di restare lì mentalmente anche quando ero sotto, è stata una partita di alti e bassi per tutti e due, ma oggi non era semplice per il vento che continuava a cambiare. Questo torneo per me vuol dire tanto. Sono super super contento di avere almeno un trofeo come questo a casa». Il successo di Montecarlo ha anche un peso simbolico: Sinner interrompe la serie negativa contro Alcaraz sulla terra battuta e si riprende la vetta del tennis mondiale. Un segnale importante all’inizio della stagione sul rosso, proprio contro il rivale che negli ultimi anni lo aveva più spesso messo in difficoltà su questa superficie.
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Autorevoli commentatori italiani scrivono che sarebbe necessario un «Re-Made in Italy». Inoltre, Giorgio Parisi, premio Nobel 2021 per la fisica invoca (dal 2025) la creazione di un centro di ricerca europeo sull’Intelligenza artificiale con visione sistemica e non solo settoriale per la seguente argomentazione: l’Intelligenza artificiale non è soltanto una nuova tecnologia computazionale, ma è un fenomeno fisico, energetico e informazionale di scala inedita. Concordo, ma data la quasi certa concorrenza intraeuropea suggerisco di crearne intanto uno in Italia con missione d’avanguardia dedicata alla super robotica multifunzionale. Da un paio d’anni sento crescere nel mondo industriale piccolo e grande l’inquietudine per le strategie di competitività futura globale e una crescente domanda per acquisire un maggiore potere cognitivo sia per la conduzione di un’azienda sia per la sua riorganizzazione interna. Sempre più imprenditori, in particolare giovani, mostrano la consapevolezza della discontinuità in atto. Per inciso, si veda il libro di Giordano Riello e Carlo Pelanda Gestire la discontinuità. Dialogo futurizzante tra imprenditore e professore (Rubbettino, luglio 2025). La società di investimento italiana in cui opero ha creato un fondo in collaborazione con una grande azienda statunitense produttrice di sistemi di Intelligenza artificiale per dare il giusto capitale di sviluppo ad aziende innovative. Semplificando, anche se ora il sistema italiano appare in ritardo nelle statistiche comparative internazionali sul piano dell’adeguamento rapido alla rivoluzione tecnologica in atto, ritengo che il potenziale scientifico-tecnico residente in Italia abbia un’elevata capacità di mettersi nel gruppo di testa mondiale della rivoluzione tecnologica, ma a date condizioni.
Prima di suggerirle, devo citare il caso del sistema robotico Mythos prodotto dall’azienda statunitense Anthropic guidata da Dario Amodei che è la prova concreta della discontinuità in corso: è emerso che Mythos ha la capacità di penetrare tutti gli attuali sistemi informatici e, volendo, anche sabotarli. Consapevole di avere in mano una sorta di bomba nucleare e perseguendo un comportamento etico-prudenziale, Amodei la ha immessa solo selettivamente sul mercato (statunitense) ed in configurazione difensiva contro cyberattacchi. Ciò ha irritato il Pentagono, interessato ad avere il sistema completo, e creato un conflitto tra Washington ed Anthropic dopo informazioni che lo spionaggio cinese è riuscito a rubare alcune parti di Mythos. E ciò è una parte della storia. L’altra parte riguarda le riunioni con toni d’emergenza convocate da Scott Bessent, ministro del Tesoro Usa, e Jerome Powell, presidente della Fed, per valutare la vulnerabilità del sistema bancario americano a nuovi «gizmo» come Mythos. Mossa adeguata perché il tenere segreta una tecnologia così potente è impossibile. Infatti ci sono segnali crescenti che alcune potenze stanno cercando non solo sistemi simili a Mythos, ma anche più penetranti. Questo cenno serve intanto a definire una priorità di adattamento: la guerra sta evolvendo dalla cinetica tradizionale a quella informatica con competizione accelerata per la superiorità sulla seconda. Tale evidenza pone in priorità la sicurezza di tutti i sistemi chiave attraverso i quali si svolge la nostra vita civile. In altri termini, per la sicurezza del prossimo futuro non serve solo uno scudo antimissile e antidroni, ma anche uno cibernetico.
Ma se si capisce anche vagamente come Mythos riesca a penetrare tutto l’esistente elettronico è facile immaginare quanto ampia sia l’innovazione possibile. Sia per sfruttarne il potenziale sia per restare concorrenziali e in sicurezza secondo me servono, in valutazione preliminare, le seguenti soluzioni.
1 Creare un Nasdaq italiano, cioè una Borsa dedicata alla tecnologia che possa incrociare bene capitale di investimento e aziende tecnologiche promettenti, in particolare startup. Dalle mie ricerche ricavo che ce ne sono più di 1.000 residenti in Italia, ma con problemi di capitalizzazione. Già Mario Draghi aveva sostenuto l’urgenza di rivedere le regole che limitano i flussi di capitale di rischio (venture capital) per evitare che le startup europee (qui enfatizzo le italiane) migrassero in America dove il capitale di investimento è più fluido.
2 Unire sicurezza e futurizzazione tecnologica. Tema delicato, ma penso inevitabile usare la concentrazione di capitale per programmi militari e di polizia per ricadute rapide sulla futurizzazione dei sistemi civili, soprattutto, robotica eso, endo, sub e cognitiva.
3 Stimolare una rivoluzione cognitiva di massa per diffondere la cultura tecnica utile a costruire una competenza diffusa, per esempio aumentando i programmi universitari di Terza missione, cioè collegando di più università, centri di ricerca e suole superiori.
4 Competizioni a premio per la robotica operativa e cognitiva meglio performante.
Tanto altro, ma suggerisco questi primi passi futurizzanti.
www.carlopelanda.com
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