Tutti i tentacoli della Piovra. Il «modello Spagna» è socializzare le tangenti?
- Nella cerchia di Sánchez sono sotto accusa parenti, consiglieri, magistrati e politici. Scandalo oltre la corruzione: casi di associazione a delinquere e traffico di influenze.
- I dati smentiscono i fan dell’esempio green di Madrid per abbassare i costi in bolletta. Nel 2025 la spesa media è salita a 54 euro al mese (+14%), in Italia è addirittura scesa.
Lo speciale contiene due articoli.
Moglie, fratello, consiglieri, ministri, magistrati e leader politici, a cominciare da Zapatero, l’ex premier nonché icona del progressismo all’amatriciana, pizzicato con un tesoro di 3 milioni prima di volare a Caracas: ci sono proprio tutti nella cerchia (diretta e indiretta) del capo del governo Pedro Sánchez, quella coinvolta nel mega scandalo di corruzione esploso mentre il premier e leader del Partito socialista spagnolo (Psoe) era in visita da papa Leone XIV. Uno scandalo che copre tutti i livelli, con capi d’imputazione che vanno dall’associazione a delinquere alla corruzione, il traffico d’influenze, la rivelazione di segreti d’ufficio, la falsa testimonianza, il falso documentale e altri reati contro le istituzioni dello Stato. Non è chiaro, a questo punto, come Sánchez possa ancora escludere elezioni anticipate e ribadire che la legislatura andrà avanti fino al 2027, mentre i cittadini marciano contro la Moncloa e il braccio operativo della magistratura, la Guardia Civil, è mobilitata massicciamente contro l’esecutivo.
Lo scandalo è nato all’inizio del 2024 con il cosiddetto caso Koldo, che ha coinvolto Koldo García, ex consigliere politico dell’allora ministro dei trasporti José Luis Ábalos, figura di spicco del Psoe, anch’egli imputato: i due si trovano attualmente in carcere in custodia cautelare per corruzione - l’accusa è di aver intascato tangenti in cambio di appalti pubblici - traffico di influenze e frodi nell’acquisto di mascherine e Dpi durante la pandemia (indagini che in Italia si sono concluse con assoluzioni e proscioglimenti, ndr). Ad aprile 2024 anche la moglie del premier Begoña Gómez era finita nel mirino delle toghe: un tribunale di Madrid aveva aperto un’indagine preliminare su di lei per presunto traffico di influenze e corruzione, a giugno era stata iscritta nel registro degli indagati e da allora l’indagine si è allargata fino a coinvolgere Santos Cerdán, già segretario del Psoe ritenuto il coordinatore politico dell’operazione e Isabel Pardo de Vera, ex capo delle Ferrovie spagnole Adif ed ex viceministro dei Trasporti, accusata di irregolarità nei contratti.
La Mani Pulite spagnola ruota intorno alle rivelazioni di Víctor de Aldama, imprenditore oggi pentito, considerato l’intermediario del caso Koldo: ha dichiarato di aver consegnato mazzette di contanti ai vertici del Psoe e lo accusano di essere stato il trait d’union con il regime venezuelano di Nicolás Maduro. Sempre nel 2024 sono scattate le indagini anche sul fratello minore del premier, David Sánchez, accusato di assunzioni irregolari, assenteismo e irregolarità fiscali nel suo ruolo di direttore delle Arti sceniche a Badajoz, in Estremadura.
La vicenda Koldo ha implicato anche Ángel Torres, attuale ministro delle politiche territoriali e María Jesús Montero, ex vicepresidente dell’esecutivo ed ex ministro delle finanze, accusata da Aldama di aver ricevuto tangenti, ma i due non sono ancora indagati. Nel girone dei corrotti è finito perfino Álvaro García Ortiz, giurista e magistrato spagnolo, ex procuratore generale dello Stato e primo capo della Procura spagnola a essere condannato per rivelazione di segreti d’ufficio.
Nel 2024 Sánchez aveva sospeso gli impegni pubblici per cinque giorni per riflettere sulle possibili dimissioni (poi rimase incollato alla poltrona, tra gli applausi dei socialisti europei, a cominciare dal Pd di Elly Schlein). Proprio in quei giorni, secondo i giudici, nella sede del Psoe si sarebbero riuniti i mammasantissima del Psoe per avviare un’azione di boicottaggio nei confronti di chiunque indagasse sul governo. A coordinare la rete era la giornalista freelance Leire Diez, che sarebbe stata pagata circa 4.000 euro al mese per queste attività (in un’intercettazione, avrebbe chiesto un dossier per colpire un comandante della Guardia Civil) attraverso fatture false emesse da società legate al partito, per cui risulta indagata anche l’amministratrice del Psoe, Ana Maria Fuentes.
Il governo di Sánchez, nato con la promessa solenne di ripulire le istituzioni, vive insomma in un clima di assedio permanente.
E il «miracolo» energetico è un bluff
Per anni è stata raccontata così: la Spagna come il paradiso terrestre dell’energia, l’Italia come il girone infernale della bolletta. Da una parte il «miracolo iberico» fatto di sole e di vento, dall’altra un sistema impiccato al gas. Poi arrivano i numeri. E i numeri non partecipano alle campagne pubblicitarie. I dati Eurostat aggiornati a maggio 2026, infatti, fanno saltare parecchie certezze costruite negli ultimi anni attorno al presunto «miracolo energetico» spagnolo intessuto di ideologia green. La realtà è assai meno cinematografica della propaganda
Per un cliente domestico con consumi pari a 2 MWh annui, la spesa media mensile in Italia è scesa nel 2025 a 59 euro al mese. Nel 2024 erano 60. Poco? Certo. Ma comunque un calo. In Spagna, invece, accade l’opposto: la bolletta sale da 48 a 54 euro mensili. Tradotto: più 14%.
Risultato finale? Quel fossato che veniva raccontato come la prova vivente dell’inferiorità italiana si restringe da 12 euro al mese a soli 5 euro. E allora viene da chiedersi: dov’è finito il miracolo? Perché il racconto dominante era molto semplice, quasi didattico. La Spagna aveva trovato la formula magica: rinnovabili, intervento pubblico, modello iberico, ecologismo intelligente, prezzi sotto controllo. L’Italia, invece, sarebbe rimasta il solito dinosauro alimentato a gas e petrolio. Una narrazione perfetta. Peccato che la realtà abbia il vizio di presentare il conto. Il dato più interessante, infatti, non è soltanto la riduzione del differenziale. È che oggi il costo dell’elettricità per le famiglie italiane è sostanzialmente allineato alla media dell’Area Euro, pari a 57 euro mensili.
A certificare il salto di parametro è l’Eurostat, l’istituto di statistica europeo. Se si allarga lo sguardo, il quadro diventa persino imbarazzante per certi sacerdoti del catastrofismo energetico italiano. La Germania resta sopra i 70 euro mensili. Stiamo parlando del Paese che dopo aver smantellato il nucleare si è ritrovata a comprare gas mentre predicava sostenibilità al resto del continente.
La Francia resta leggermente sotto l’Italia. Ma anche lì la dinamica di riduzione appare meno marcata. E soprattutto Parigi continua a beneficiare di un fattore che molti commentatori dimenticano quando fanno i confronti internazionali: il nucleare costruito negli anni Settanta, cioè esattamente quel tipo di investimento strutturale che oggi gli stessi ambientalisti osteggiano con zelo missionario. La verità è che il mercato energetico europeo è infinitamente più complesso delle favole buone per i titoli dei giornali.
Prendiamo la composizione della bolletta. Nel dibattito pubblico si parla sempre del «costo dell’energia» come se fosse l’unica variabile. Ma dentro una bolletta ci sono anche reti, imposte, oneri, fiscalità, sussidi incrociati e tutta quella foresta di componenti che i governi usano come bancomat silenzioso. Ed è qui che il mito di Madrid comincia a scricchiolare. Nel 2025, infatti, in Spagna cresce significativamente il peso fiscale e degli altri oneri. Mentre in Italia tali componenti restano relativamente stabili. Risultato: una parte importante del vantaggio evapora proprio dentro quella struttura dei costi che per anni era stata ignorata nel racconto pubblico.
In pratica, il Paese indicato come esempio di efficienza energetica si ritrova a fare i conti con l’aritmetica. E l’aritmetica, a differenza della propaganda, non concede sconti. Sulla base dei dati Eurostat quello spagnolo appare un bluff narrativo, più che un miracolo economico.






