{{ subpage.title }}

True

«Anche i tessuti per la casa hanno un’anima»

«Anche i tessuti per la casa hanno un’anima»
Nel riquadro Davide Mazzarini, brand manager di Society Limonta
  • Society Limonta, azienda specializzata in lenzuola, tovaglie e asciugamani, è tra i protagonisti del Salone del Mobile a Milano. Il brand manager: «La tecnica del tinto in capo rende ogni pezzo unico. Ora puntiamo a crescere negli Stati Uniti e in Asia».
  • Biblioteche, totem, tecnologia: ecco tutte le attrazioni connesse alla Design Week.

    Lo speciale contiene due articoli


In occasione del Salone del Mobile, appuntamento internazionale per il mondo del design e dell’abitare (21/26 aprile), Society Limonta si conferma tra le realtà più interessanti nel panorama della ricerca tessile contemporanea.

Il brand ha costruito negli anni un linguaggio distintivo fatto di materia, colore e sperimentazione, ridefinendo il concetto di biancheria per la casa in chiave libera e personale. Dalla ricchezza del suo archivio tessile alla continua innovazione sui materiali, Society Limonta interpreta l’abitare come un’esperienza dinamica. Ne parliamo con Davide Mazzarini, brand manager, per approfondire filosofia, ricerca e prospettive.

Society Limonta nasce all’interno di una realtà storica come Gruppo Limonta: quanto pesa oggi questa eredità nel definire l’identità contemporanea del brand?

«Nascere all’interno del Gruppo Limonta è un’opportunità fondamentale per definire l’identità contemporanea di Society Limonta. Questa eredità si traduce in un patrimonio di competenze, che spazia dagli sviluppi tessili innovativi alle tecniche di finissaggio avanzate e un know-how unico. Allo stesso tempo, il confronto costante tra professionalità diverse all’interno del Gruppo alimenta un ambiente dinamico, capace di stimolare ricerca e sperimentazione continua. In particolare, ciò che distingue Society Limonta è proprio l’opportunità di attingere alla cultura e sensibilità che il Gruppo ha sviluppato nel mondo della moda: un approccio progettuale e creativo che va oltre il concetto tradizionale di biancheria per la casa».

L’archivio tessile è una risorsa straordinaria: in che modo questo patrimonio influenza concretamente le nuove collezioni senza diventare un vincolo creativo?

«L’archivio è un punto di partenza e una fonte di stimolo. La sua consultazione avvia un processo di ricerca e selezione che porta nuove interpretazioni del tessile. Rivisitato attraverso il know-how contemporaneo, questo patrimonio non diventa un vincolo ma un’opportunità, dando vita a un connubio tra passato e presente che definisce il valore intrinseco dei prodotti Society Limonta».

Come nasce, oggi, un nuovo tessuto?

«Da un processo creativo continuo, in cui ogni prodotto diventa punto di partenza per nuove evoluzioni e interpretazioni. Da un’idea ne nascono sempre altre, grazie anche alla costante contaminazione con gli sviluppi tessili del Gruppo Limonta - dall’abbigliamento all’accessorio fino all’interior - che rappresentano una fonte di ispirazione continua».

Il concetto di «tinto in capo» è centrale per voi: cosa rappresenta in termini di innovazione e di linguaggio estetico?

«Mi piace dire che il tinto in capo dona anima al tessuto. Questa tecnica conferisce ai prodotti un aspetto vivo, fatto di effetti mossi e voluminosi, pur mantenendo una grande leggerezza: un equilibrio che rappresenta l’essenza estetica di Society Limonta. Allo stesso tempo, il tinto in capo rende ogni pezzo unico, grazie a variazioni e sfumature naturali che ne esaltano il carattere distintivo».

La collezione Permanent rompe l’idea tradizionale di coordinato: quanto è cambiato il modo di concepire la biancheria per la casa negli ultimi anni?

«La collezione Permanent, con la sua palette di 14 colori tra toni caldi e freddi, apre la possibilità di mix cromatici unici e sofisticati, superando l’idea tradizionale di coordinato e permettendo di esprimere una visione sofisticata e personale dell’abitare. Il mix & match, la possibilità di acquistare i capi singolarmente e abbinarli liberamente, insieme al finissaggio in capo, hanno contribuito a rivoluzionare il concetto di set letto. Oggi la biancheria per la casa si sceglie sempre più per piacere, con un approccio vicino a quello della moda, e non più solo per necessità».

Lavorate molto con fibre naturali: quanto conta oggi la sostenibilità?

«Già il fatto di creare prodotti belli, realizzati con materiali pregiati e pensati per durare nel tempo rappresenta, per noi, una forma concreta di sostenibilità. L’utilizzo di fibre naturali come lino, alpaca e cachemire risponde non solo a una scelta qualitativa, ma anche a un’attenzione verso il benessere e la sensorialità: il tatto è infatti uno dei sensi più coinvolti nei nostri prodotti, dalle lenzuola alle coperte, fino a tovaglie e asciugamani».

Con la collezione Oltre Society entrate nel mondo dell’oggetto di design.

«Oltre Society rappresenta un’estensione naturale del nostro approccio alla ricerca. Come nel tessile, anche questo progetto nasce dal desiderio di esplorare nuove forme espressive, ampliando il linguaggio del brand grazie all’incontro tra idee, capacità artigianali e collaborazioni con artisti e designer».

Cosa c’è nel futuro?
«L’obiettivo è continuare a crescere nel retail, in particolare negli Usa e in Asia, sviluppare ulteriormente il canale online e rafforzare la presenza nel mondo dell’hospitality».


Le maison atterrano al Fuorisalone con installazioni immersive e artisti 

Il Salone del Mobile (21-26 aprile) e la Milano Design Week confermano una trasformazione ormai evidente: la moda non è più un elemento accessorio del design, ma una presenza strutturale che ne ridefinisce linguaggi, spazi e pubblico. All’interno del Fuorisalone, le grandi maison - da Louis Vuitton a Hermès fino a Bottega Veneta - costruiscono un sistema parallelo fatto di location ricorrenti, rituali e installazioni molto attese, capaci di attrarre un pubblico ampio, spesso oltre il mondo del design. Questo dialogo ha ampliato i confini del progetto, coinvolgendo nuove comunità e intrecciando creatività, ricerca e cultura.

Alcuni brand, come Prada, Jil Sander e Issey Miyake, mantengono un approccio più sperimentale e culturale, mentre realtà come Nike e Asics portano un legame diretto con tecnologia, performance e corpo. Piattaforme come Capsule Plaza rendono questo intreccio ancora più concreto, trasformandolo in una pratica condivisa. L’edizione 2026 si distingue per una mappa coerente di progetti che spaziano tra biblioteche temporanee, archivi e installazioni immersive. Tra i più significativi: «Reference Library» di Jil Sander, una biblioteca effimera costruita attorno a libri scelti da creativi; il «Literary Club» di Miu Miu, che trasforma la lettura in spazio di riflessione critica; e il progetto Gucci, che rilegge il proprio archivio come narrazione contemporanea.

Accanto a questi, installazioni come «NikeAir_Lab» esplorano la tecnologia come processo aperto, mentre Louis Vuitton con «Objets Nomades» e Loro Piana con i suoi studi sul plaid reinterpretano l’universo domestico attraverso materiali e savoir-faire. Hermès e Bottega Veneta lavorano invece sulla dimensione dello spazio e della materia, mentre Prada continua la sua ricerca teorica con «Prada Frames». Tra le varie installazioni e i vari progetti, «Still 1492 Never Ending Story», il totem monumentale di Fidia Falaschetti by Angelino Artworks si troverà davanti alla Pinacoteca di Brera dal 20 al 26 aprile, accogliendo il pubblico nel cuore della città. La Galleria Robertaebasta, in qualità di sede istituzionale del progetto, ospiterà l’artista Fidia Falaschetti, e con il coinvolgimento di prestigiosi partner, tra cui Seguso Vetri d’Arte, diventerà un centro nevralgico di relazioni, incontri e approfondimenti per tutta la settimana.

In occasione del suo 35esimo anniversartio, Xinao Textiles, leader globale nelle fibre naturali di alta qualità, ha realizzato l’installazione «The Art of Yarn» con l’art direction di Pierluigi Fucci, che ha dato vita a una serie di complementi d’arredo realizzati con preziosi filati di purissimo cashmere, ispirati all’artista croata Jagoda Buić, figura chiave del movimento «New Tapestry». Tra i pezzi presentati, ci sarà anche una rilettura con texture di cashmere di una poltrona e di una serie di pouf di Moroso.

Chichi Meroni trasforma l’Arabesque design gallery in un passaggio attraverso memorie fotografiche ricostruite da arredi intrisi di emozioni immutabili, incisori di tracce sulle riflessioni dell’oggi sull’estetica. È uno spazio dedicato all’esplorazione del design firmato dallo stilista John Richmond.

Blauer presenta una nuova collaborazione con Alvin, artista che esplora il confine tra arte, moda, design e spettacolo. Insieme presenteranno un’installazione dedicata, trasformando lo store Blauer in un’esperienza visiva e partecipativa.

Dimmi La Verità | Elena Bonetti (Azione): «La nuova legge elettorale sarebbe un disastro»

Ecco #DimmiLaVerità del 22 maggio 2026. Il presidente di Azione Elena Bonetti spiega perché la nuova legge elettorale sarebbe un disastro per i cittadini.

L’ex Rottamatore dice che quelli «reali» sono peggiorati durante il governo di centrodestra rispetto ai tempi di Supermario. Ma dati Istat e dinamica degli accordi nazionali collettivi lo smentiscono: è vero il contrario.

Per Matteo Renzi è diventato un mantra. «I salari reali durante il governo Meloni sono peggiorati dell’8% rispetto al governo Draghi», afferma il leader di Italia viva. Una dichiarazione che merita un’analisi approfondita per separare la propaganda dalla realtà, incrociando i dati Istat e la dinamica dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Continua a leggereRiduci
A Milano si versano in media 1.641 euro in meno a cittadino. Colmando il gap taglieremmo le tasse per 2.330 euro a testa.

A Bruxelles si combatte per il 3%, il debito pubblico sale, servono soldi per alleviare il caro-carburante, ci vorrebbero soldi per tagliare le tasse e dare uno choc al Pil. Eh... come? C’è un numero che il documento della Ragioneria Generale dello Stato pubblicato a inizio anno mette nero su bianco, senza troppo clamore: 1.641 euro. È la differenza tra la spesa regionalizzata pro capite media italiana e quella della Lombardia. Moltiplicata per i 58,96 milioni di abitanti del Paese, quella cifra produce un risparmio potenziale di 96,8 miliardi di euro l’anno. Quasi cento miliardi. Due manovre finanziarie. Un numero che rovescia completamente la narrazione abituale sulla spesa pubblica italiana.

Il rapporto «La spesa statale regionalizzata - Anno 2024, Stima provvisoria» dell’Ispettorato Generale per la Contabilità e la Finanza Pubblica analizza come lo Stato distribuisce territorialmente i propri pagamenti. Su una spesa totale di 876,529 miliardi di euro, ben 342,73 miliardi sono stati regionalizzati - cioè attribuiti a specifici territori - pari al 39% del totale. Al netto degli interessi sul debito pubblico (la componente meno controllabile), la spesa regionalizzata scende a 293,449 miliardi, con una media nazionale di 4.977 euro per abitante. Ecco, la Lombardia si ferma invece a 3.336 euro per abitante: il valore più basso di tutta Italia, nonostante offra fra i servizi pubblici migliori d’Italia. In cima alla classifica per spesa pro capite si trovano le province autonome e le regioni a statuto speciale, che beneficiano di meccanismi di finanziamento propri: Bolzano tocca 12.089 euro per abitante (+8.753 rispetto alla Lombardia), Valle d’Aosta 11.980 euro (+8.644), Trento 10.822 euro (+7.486). Tra le regioni ordinarie, la Sardegna raggiunge 8.103 euro (+4.767), il Lazio 7.429 euro (+4.093) - quest’ultimo gonfiato dalla concentrazione delle amministrazioni centrali dello Stato nella capitale. Seguono, tutte ampiamente sopra la media nazionale: Sicilia a 6.243 euro, Molise a 6.066, Liguria a 5.330, Basilicata a 5.257, Calabria a 5.101, Abruzzo a 5.033, Campania a 4.700, Puglia a 4.590, Umbria a 4.350, Marche a 4.259, Toscana a 4.226, Piemonte a 4.159. Anche Emilia-Romagna (3.977 euro) e Veneto (3.783 euro), le regioni più vicine alla Lombardia in termini di efficienza, spendono rispettivamente 641 e 447 euro in più per abitante.

E dunque, calcolo teorico matematico, se tutta l’Italia ricevesse - e spendesse - 3.336 euro per abitante come la Lombardia, la spesa regionalizzata totale scenderebbe da 293,4 a 196,7 miliardi: un risparmio netto di 96,8 miliardi l’anno. Cosa si potrebbe fare con questo tesoro? Rimanendo ai dati del 2024 il deficit non solo verrebbe azzerato completamente, ma rimarrebbero 21,3 miliardi di avanzo da destinare ad altri obiettivi. Il saldo primario - già positivo nel 2024 per la prima volta da anni (+0,4% del Pil, pari a 9,6 miliardi) - schizzerebbe al +4,9% del prodotto interno lordo: un livello che nessun governo italiano ha mai stabilmente raggiunto. L’Italia passerebbe da Paese strutturalmente in deficit a Paese con un consistente surplus di bilancio. L’impatto sui mercati finanziari, sullo spread e sulla credibilità internazionale del Paese sarebbe immediato e profondo. Sul fronte debito pubblico invece, sempre in riferimento ai numeri di due anni fa, in 10 anni il rapporto debito-Pil scenderebbe verso il 78-80%. Dunque sotto il tetto europeo del 100% e in linea con la media dei Paesi fondatori dell’euro. In 20 anni il debito scenderebbe di circa 1.000 miliardi. E in 30 anni quasi si azzererebbe. Con 96,8 miliardi di spazio fiscale liberato dall’efficientamento della spesa, si potrebbero invece ridurre le tasse.

Di quanto? A spanne un taglio medio di 2.330 euro l’anno per ogni contribuente. In alternativa, è ipotizzabile l’eliminazione completa dell’Irpef per tutti i redditi fino a 28.000 euro - la soglia entro cui si concentrano la grande maggioranza di lavoratori dipendenti e pensionati - che costerebbe circa 95 miliardi. Un sogno. Basterebbe solo copiare la Lombardia. Non ci vuole poi molto...

L’Ue approva la «direttiva vittime». Ma Zan crede sia passato il suo ddl
Alessandro Zan (Ansa)
La replica di Lega e Carlo Fidanza (Fdi): «Scambia l’assistenza alle parti lese con il Codice penale».

Manie di protagonismo, così si possono inquadrare le dichiarazioni di Alessandro Zan, europarlamentare del Pd, che ha commentato così l’approvazione della direttiva Ue sulle vittime: «Si rafforza finalmente la protezione per chi subisce reati come stalking, violenza, abusi sessuali, reati d’odio. Persone troppo spesso lasciate sole e troppo spesso costrette a percorsi di giustizia complicati e dolorosi. Da oggi cambia il paradigma: denunciare sarà più semplice, le vittime avranno maggiori tutele durante il processo e potranno accedere a servizi di supporto medico, psicologico e legale. Nella legge c’è anche un pezzo del ddl Zan, affossato nel 2021 in Senato tra applausi indecenti della destra. Nel 2021 avevamo detto che la nostra battaglia non si sarebbe fermata e così è stato».

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy