
Vivere nel bosco senza televisione, senza tablet e senza bagno è talmente grave che i giudici decidono prima di mandare tre bambini e la loro mamma, senza papà, in una «attrezzata» casa famiglia. Ma poi, visto che la mamma non è «collaborativa» e che i bambini sono diventati «aggressivi», sempre i giudici decidono di separare nuovamente il nucleo familiare rimandando la madre dal marito e spedendo i tre piccoli in un’altra casa famiglia. Più lontana, così che vedere i bambini diventa oltremodo più difficoltoso.
Hanno, invece, più vita facile figli e genitori rom anche se vanno in macchina senza patente e ammazzano una donna mentre fuggono dalle forze dell’ordine. L’incredibile e inquietante fatto di cronaca raccontato ieri sera da Fuori dal coro, la trasmissione di Rete 4 condotta da Mario Giordano, è successo a Modena. La scorsa settimana quattro giovani rom a bordo di un’auto in fuga dai carabinieri hanno travolto il veicolo su cui viaggiavano madre e figlia che erano praticamente arrivate a due passi dal casa. A causa dell’alta velocità della macchina condotta dai giovani balordi, nel violento impatto è rimasta uccisa Antonietta Berselli, di 89 anni. Il ventenne alla guida di un’Alfa Romeo era senza patente e quando ha visto i carabinieri è scappato contromano a folle velocità. Subito dopo l’impatto, i quattro rom erano scappati a piedi per rientrare nel campo abusivo in località San Matteo, alle porte della città, dove da un decennio un gruppo di famiglie stazionavano con le loro roulotte sotto il ponte della Tav. Il giovane al volante è stato poi arrestato, un altro si è costituito mentre gli altri due a bordo della vettura sono stati riaffidati alle famiglie.
Ed ecco il punto ben evidenziato dalla troupe di Mediaset. Il ventenne alla guida è andato in carcere mentre uno dei due riconsegnati alle famiglie è il fratello minorenne. Ma a quale famiglia, visto che anche il padre è in galera da alcuni anni per un reato che la moglie definisce «una cosa riservata nostra»? La madre, inoltre, ha altri quattro figli a cui badare mentre si dice «dispiaciuta» per la morte dell’anziana ma non sa se è vero, come dicono i carabinieri, che il figlio non ha la patente e che lui «non sa guidare». Del resto il ragazzino, che non frequenta una scuola da anni, all’inizio del servizio televisivo neanche dice che l’arrestato è il fratello ma afferma, invece, che è «normale scappare dai carabinieri, come fanno tutti» e manda a quel paese l’Italia e tutti gli italiani. Ma tant’è, lui e un altro amico sono tornati in famiglia e chissà se nel campo abusivo degradato quanto basta c’è l’acqua corrente e il bagno che mancano alla famiglia del bosco… Epperò c’è stata una svolta arrivata dopo la tragedia, lo smantellamento del campo perché, come detto dal sindaco Massimo Mezzetti, «occorre ripristinare la legalità e chi sbaglia deve pagare». Infatti la polizia locale insieme ai servizi sociali, hanno provveduto con i carro attrezzi a rimuovere roulotte e camper dove vivevano due famiglie. Una condizione ai margini della legalità alla quale si sommava lo stato di assoluto degrado dall’altra parte della strada, diventata una discarica a cielo aperto.
Il giudice, però, aveva scelto quel campo abusivo come domicilio per gli arresti domiciliari di uno dei componenti della famiglia. E così senza nuocere ai minorenni, anche se delinquenti, il nucleo famigliare è stato spostato presso la parrocchia di San Pancrazio, sempre nel Modenese. Una decisione che non era stata comunicata al parroco don Damiano che, contrariato ora chiede spiegazioni a Comune e diocesi in merito a tempi, spese e organizzazione: «Eravamo ignari di tutto. Vorremmo sapere per quanto tempo queste persone rimarranno qua, a chi spetteranno le spese per le utenze, chi si farà garante del decoro dell’area».






