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2023-08-31
Si va verso il rinvio dello stop agli Euro 5
Parola d’ordine: prendere tempo. Il governo si muove, finalmente, per risolvere, o almeno tentare di farlo, il problema dello stop alle auto diesel Euro 5 previsto dal 15 settembre dalla Regione Piemonte, un divieto che riguarda Torino e altri 76 comuni. Ieri mattina si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato i tecnici dei ministeri delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Ambiente e delle Politiche Ue: «Fare il punto sui risultati conseguiti», recita una nota congiunta diffusa al termine dell’incontro, «nella tutela della qualità dell’aria dalle misure fino ad oggi implementate concretamente dalle amministrazioni nazionali e locali e, in questa prospettiva, rivalutare la misura della Regione Piemonte per lo stop ai veicoli diesel Euro 5 dal prossimo 15 settembre e lavorare a una serie di soluzioni normative per aggiornare l’impegno del governo italiano per tutelare l’ambiente, nel solco degli accordi con l’Europa ma facendo i conti con la nuova realtà post-Covid e alla luce di altre iniziative messe in campo per abbattere le emissioni. È quanto stabilito nel corso della riunione tecnica», aggiunge il comunicato, «tra esperti dei ministeri guidati da Pichetto, Salvini e Fitto oltre ad esponenti della Regione Piemonte. Tutti gli attori stanno lavorando in pieno coordinamento e sintonia».
Una soluzione, almeno questa è l’impressione, si troverà, magari rinviando di un paio d’anni la questione: in Piemonte si vota in primavera e il centrodestra, che governa la Regione con il presidente Alberto Cirio di Forza Italia, non può certo andare incontro a un vero e proprio suicidio politico. Tra il dire e il fare però c’è di mezzo un mare di aspetti tecnici, burocratici e legali: «Come è noto», spiegano Cirio e l’assessore all’ambiente Matteo Marnati, tra l’altro vittima di minacce sui social, «la Regione Piemonte sul blocco degli Euro 5 si è trovata costretta ad attuare una scelta figlia di una procedura di infrazione europea. Però, il governo italiano ha aperto alla possibilità di rivalutare le misure messe in campo e di procedere ad una analisi tecnica che prenda in considerazione l'impatto effettivo misure alternative al blocco dei veicoli diesel Euro 5». Cirio e Marmati fanno riferimento al tavolo tecnico di ieri, con il quale «ha preso il via ufficialmente il confronto tra il governo nazionale e la Regione Piemonte per individuare una soluzione che garantisca la tutela della salute e il mantenimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni inquinanti, scongiurando il blocco dei veicoli diesel Euro 5 a partire dal 15 settembre. L’obiettivo è valutare l’aggiornamento del piano della qualità dell’aria con la pianificazione di misure e interventi alternativi al blocco Euro 5, alla luce degli interventi già messi in campo negli ultimi anni», grazie agli investimenti regionali, nazionali e alle misure del Pnrr. Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni. Si tratta di un passaggio di estrema importanza», aggiungono Cirio e Marmati, «perché ci dà la possibilità di mettere sul tavolo e di valorizzare tutte le misure messe in campo dal 2021 ad oggi che, allora, non erano né conosciute né tanto meno previste. Ad esempio in questi due anni sono stati rottamati 704 autobus inquinanti e la quota di emissioni è stata ridotta notevolmente grazie agli interventi del bonus 110%».
Ironia della sorte, il centrodestra si affida in Piemonte al tanto vituperato Superbonus per scongiurare lo stop. Gli unici a sperare che il problema non si risolva sono, inevitabilmente, i titolari delle concessionarie automobilistiche, che con l’obbligo di rinnovare il parco auto farebbero affari d’oro. Ieri pomeriggio intanto gli assessori regionali alle Attività produttive, Andrea Tronzano, e al Commercio, Vittoria Poggio, hanno incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria per fare il punto sugli incentivi già in campo per la rottamazione dei veicoli e per raccogliere suggerimenti sul potenziamento di questi strumenti in modo che possano rispondere alle esigenze delle imprese e dei cittadini.
La Regione Piemonte fa sapere di aver già messo in campo una serie di misure per favorire la sostituzione dei veicoli più inquinanti. Nei mesi scorsi è stato attivato un bando per la sostituzione dei veicoli commerciali che ha ancora una dotazione di 5 milioni di euro per i quali saranno rivisti i criteri di accesso, mentre altri 10 milioni sono disponibili già ora sul Fondo artigiani per l’acquisto di automezzi con una dotazione che può crescere fino a 25 milioni.
Affonda i colpi il M5s: «Le discussioni interne al centrodestra», sottolineano i consiglieri regionali pentastellati, Sarah Disabato, Sean Sacco, e Ivano Martinetti, «sul blocco dei veicoli diesel Euro 5 sono una pagliacciata» ma «con la maggioranza totalmente in frantumi governo e Regione giustificheranno all’Europa il posticipo del blocco degli Euro 5 rivendicando i miglioramenti della qualità dell’aria ottenuti con il Superbonus. Il centrodestra, folgorato sulla via di Damasco, ha scoperto oggi che la tutela dell’ambiente e la transizione ecologica passano dai grandi investimenti per le famiglie».
«Sono del Pd ma questo non conta. Io quell’ordinanza non la applico»
Il Comune di Verbania è stato inserito nella lista di quelli per i quali il 15 settembre scatterà il divieto di circolazione per gli Euro 5. Il sindaco, Silvia Marchionini, del Pd, ha detto che non applicherà l’ordinanza. Perché? «Siamo stati sommersi da proteste e manifestazioni di preoccupazione da parte dei cittadini, preoccupazioni che abbiamo fatto nostre, per una scelta inopportuna e intempestiva. Dal punto di vista economico è impossibile, in tre settimane, con la crisi che attanaglia le famiglie, cambiare l’auto o acquistare dei dispositivi che permettono di circolare contando i chilometri, che sono delle furbate. Non si vede come una città come Verbania e questa provincia, ai confini con la Svizzera, geograficamente molto favorita, possa avere l’aria inquinata. È esattamente l’opposto, siamo uno dei luoghi con il più alto indice di vivibilità d’Italia anche per la qualità dell’aria». Ma come è possibile che siate stati inseriti tra i Comuni nei quali occorre bloccare la circolazione delle Euro 5? «Siamo stati inseriti in questa delibera regionale che fa tutti uguali come sempre. Siamo convinti che una sospensione di questa decisione sia necessaria, quindi per ora non adottiamo nessuna ordinanza, e vedremo di discutere di questa vicenda facendo sentire forte la nostra protesta. È vero che le direttive europee sono una cosa molto seria, così come le procedure di infrazione, ma è vero pure che allora bisognava pensarci per tempo». La delibera prevede che siano i Comuni ad applicarla nel concreto? «Sì, ma io per ora mi rifiuto di firmare una ordinanza di questo genere perché va contro gli interessi dei cittadini. Sarebbe una decisione che poi non saremmo neanche in grado di mettere in atto, le persone non la cambiano l’auto, nessuno può far fronte in tre settimane a una spesa di questo tipo. Io credo che ci siano tutti i margini per rivedere questa decisione scellerata, un vero e proprio pasticcio, con poi la furbata di buttare la responsabilità sui sindaci». In che senso? «Beh esce la notizia e certo le persone non si mettono a cercare l’ordinanza regionale, immediatamente si rivolgono al sindaco per capire cosa sta succedendo e come faranno ad andare a lavorare. È stata comunicata una cosa così importante in maniera talmente maldestra che viene da pensar male, magari che poi qualche ministro si intesterà la soluzione. L’inquinamento atmosferico, lo ribadisco, è una questione serissima, così come lo sono le direttive europee, ma è stata trattata come un piccolo intoppo. Non è stata fatta neanche una riunione con i sindaci» Che avreste proposto voi primi cittadini? «Avremmo potuto portare il nostro contributo. In ogni caso, se in queste due settimane non cambierà nulla farò un’ordinanza piena di deroghe, che di fatto tranquillizzeranno i cittadini. Dire: c’è questo problema quindi ora tutti cambiate l’auto mi sembra una maniera pressapochista di affrontare problemi molto seri. Faccio un altro esempio: i mezzi pubblici sono tutti fuorilegge. Interveniamo prima sul trasporto pubblico locale, con i dovuti finanziamenti per rinnovarlo. Invece ce la prendiamo con il lavoratore, il frontaliere, l’anziano che usa l’auto per le sue commissioni. Non va bene». Lei è del Pd, un partito molto sensibile ai temi dell’ambientalismo… «Quando si amministra non conta il colore politico, e comunque non solo in questa maniera non si tutela l’ambiente, ma anzi si aumenta l’antipatia dei cittadini verso l’ambientalismo. Credo ci fossero tutti gli elementi per agire molto prima e in maniera diversa».
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Ieri tavolo tecnico tra i ministeri interessati e la Regione Piemonte. Allo studio una sorta di moratoria di due anni prima dell’entrata in vigore delle nuove regole. Il governatore Cirio rivendica: «Abbiamo già rottamato ben 704 autobus e le emissioni si sono ridotte». Il sindaco di Verbania Silvia Marchionini: «Rispettarla sarebbe impossibile, sono sommersa da proteste».Lo speciale contiene due articoli.Parola d’ordine: prendere tempo. Il governo si muove, finalmente, per risolvere, o almeno tentare di farlo, il problema dello stop alle auto diesel Euro 5 previsto dal 15 settembre dalla Regione Piemonte, un divieto che riguarda Torino e altri 76 comuni. Ieri mattina si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato i tecnici dei ministeri delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Ambiente e delle Politiche Ue: «Fare il punto sui risultati conseguiti», recita una nota congiunta diffusa al termine dell’incontro, «nella tutela della qualità dell’aria dalle misure fino ad oggi implementate concretamente dalle amministrazioni nazionali e locali e, in questa prospettiva, rivalutare la misura della Regione Piemonte per lo stop ai veicoli diesel Euro 5 dal prossimo 15 settembre e lavorare a una serie di soluzioni normative per aggiornare l’impegno del governo italiano per tutelare l’ambiente, nel solco degli accordi con l’Europa ma facendo i conti con la nuova realtà post-Covid e alla luce di altre iniziative messe in campo per abbattere le emissioni. È quanto stabilito nel corso della riunione tecnica», aggiunge il comunicato, «tra esperti dei ministeri guidati da Pichetto, Salvini e Fitto oltre ad esponenti della Regione Piemonte. Tutti gli attori stanno lavorando in pieno coordinamento e sintonia». Una soluzione, almeno questa è l’impressione, si troverà, magari rinviando di un paio d’anni la questione: in Piemonte si vota in primavera e il centrodestra, che governa la Regione con il presidente Alberto Cirio di Forza Italia, non può certo andare incontro a un vero e proprio suicidio politico. Tra il dire e il fare però c’è di mezzo un mare di aspetti tecnici, burocratici e legali: «Come è noto», spiegano Cirio e l’assessore all’ambiente Matteo Marnati, tra l’altro vittima di minacce sui social, «la Regione Piemonte sul blocco degli Euro 5 si è trovata costretta ad attuare una scelta figlia di una procedura di infrazione europea. Però, il governo italiano ha aperto alla possibilità di rivalutare le misure messe in campo e di procedere ad una analisi tecnica che prenda in considerazione l'impatto effettivo misure alternative al blocco dei veicoli diesel Euro 5». Cirio e Marmati fanno riferimento al tavolo tecnico di ieri, con il quale «ha preso il via ufficialmente il confronto tra il governo nazionale e la Regione Piemonte per individuare una soluzione che garantisca la tutela della salute e il mantenimento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni inquinanti, scongiurando il blocco dei veicoli diesel Euro 5 a partire dal 15 settembre. L’obiettivo è valutare l’aggiornamento del piano della qualità dell’aria con la pianificazione di misure e interventi alternativi al blocco Euro 5, alla luce degli interventi già messi in campo negli ultimi anni», grazie agli investimenti regionali, nazionali e alle misure del Pnrr. Il lavoro proseguirà nei prossimi giorni. Si tratta di un passaggio di estrema importanza», aggiungono Cirio e Marmati, «perché ci dà la possibilità di mettere sul tavolo e di valorizzare tutte le misure messe in campo dal 2021 ad oggi che, allora, non erano né conosciute né tanto meno previste. Ad esempio in questi due anni sono stati rottamati 704 autobus inquinanti e la quota di emissioni è stata ridotta notevolmente grazie agli interventi del bonus 110%». Ironia della sorte, il centrodestra si affida in Piemonte al tanto vituperato Superbonus per scongiurare lo stop. Gli unici a sperare che il problema non si risolva sono, inevitabilmente, i titolari delle concessionarie automobilistiche, che con l’obbligo di rinnovare il parco auto farebbero affari d’oro. Ieri pomeriggio intanto gli assessori regionali alle Attività produttive, Andrea Tronzano, e al Commercio, Vittoria Poggio, hanno incontrato i rappresentanti delle associazioni di categoria per fare il punto sugli incentivi già in campo per la rottamazione dei veicoli e per raccogliere suggerimenti sul potenziamento di questi strumenti in modo che possano rispondere alle esigenze delle imprese e dei cittadini. La Regione Piemonte fa sapere di aver già messo in campo una serie di misure per favorire la sostituzione dei veicoli più inquinanti. Nei mesi scorsi è stato attivato un bando per la sostituzione dei veicoli commerciali che ha ancora una dotazione di 5 milioni di euro per i quali saranno rivisti i criteri di accesso, mentre altri 10 milioni sono disponibili già ora sul Fondo artigiani per l’acquisto di automezzi con una dotazione che può crescere fino a 25 milioni. Affonda i colpi il M5s: «Le discussioni interne al centrodestra», sottolineano i consiglieri regionali pentastellati, Sarah Disabato, Sean Sacco, e Ivano Martinetti, «sul blocco dei veicoli diesel Euro 5 sono una pagliacciata» ma «con la maggioranza totalmente in frantumi governo e Regione giustificheranno all’Europa il posticipo del blocco degli Euro 5 rivendicando i miglioramenti della qualità dell’aria ottenuti con il Superbonus. Il centrodestra, folgorato sulla via di Damasco, ha scoperto oggi che la tutela dell’ambiente e la transizione ecologica passano dai grandi investimenti per le famiglie».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rinvio-dello-stop-euro-5-2664704969.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sono-del-pd-ma-questo-non-conta-io-quellordinanza-non-la-applico" data-post-id="2664704969" data-published-at="1693495882" data-use-pagination="False"> «Sono del Pd ma questo non conta. Io quell’ordinanza non la applico» Il Comune di Verbania è stato inserito nella lista di quelli per i quali il 15 settembre scatterà il divieto di circolazione per gli Euro 5. Il sindaco, Silvia Marchionini, del Pd, ha detto che non applicherà l’ordinanza. Perché? «Siamo stati sommersi da proteste e manifestazioni di preoccupazione da parte dei cittadini, preoccupazioni che abbiamo fatto nostre, per una scelta inopportuna e intempestiva. Dal punto di vista economico è impossibile, in tre settimane, con la crisi che attanaglia le famiglie, cambiare l’auto o acquistare dei dispositivi che permettono di circolare contando i chilometri, che sono delle furbate. Non si vede come una città come Verbania e questa provincia, ai confini con la Svizzera, geograficamente molto favorita, possa avere l’aria inquinata. È esattamente l’opposto, siamo uno dei luoghi con il più alto indice di vivibilità d’Italia anche per la qualità dell’aria». Ma come è possibile che siate stati inseriti tra i Comuni nei quali occorre bloccare la circolazione delle Euro 5? «Siamo stati inseriti in questa delibera regionale che fa tutti uguali come sempre. Siamo convinti che una sospensione di questa decisione sia necessaria, quindi per ora non adottiamo nessuna ordinanza, e vedremo di discutere di questa vicenda facendo sentire forte la nostra protesta. È vero che le direttive europee sono una cosa molto seria, così come le procedure di infrazione, ma è vero pure che allora bisognava pensarci per tempo». La delibera prevede che siano i Comuni ad applicarla nel concreto? «Sì, ma io per ora mi rifiuto di firmare una ordinanza di questo genere perché va contro gli interessi dei cittadini. Sarebbe una decisione che poi non saremmo neanche in grado di mettere in atto, le persone non la cambiano l’auto, nessuno può far fronte in tre settimane a una spesa di questo tipo. Io credo che ci siano tutti i margini per rivedere questa decisione scellerata, un vero e proprio pasticcio, con poi la furbata di buttare la responsabilità sui sindaci». In che senso? «Beh esce la notizia e certo le persone non si mettono a cercare l’ordinanza regionale, immediatamente si rivolgono al sindaco per capire cosa sta succedendo e come faranno ad andare a lavorare. È stata comunicata una cosa così importante in maniera talmente maldestra che viene da pensar male, magari che poi qualche ministro si intesterà la soluzione. L’inquinamento atmosferico, lo ribadisco, è una questione serissima, così come lo sono le direttive europee, ma è stata trattata come un piccolo intoppo. Non è stata fatta neanche una riunione con i sindaci» Che avreste proposto voi primi cittadini? «Avremmo potuto portare il nostro contributo. In ogni caso, se in queste due settimane non cambierà nulla farò un’ordinanza piena di deroghe, che di fatto tranquillizzeranno i cittadini. Dire: c’è questo problema quindi ora tutti cambiate l’auto mi sembra una maniera pressapochista di affrontare problemi molto seri. Faccio un altro esempio: i mezzi pubblici sono tutti fuorilegge. Interveniamo prima sul trasporto pubblico locale, con i dovuti finanziamenti per rinnovarlo. Invece ce la prendiamo con il lavoratore, il frontaliere, l’anziano che usa l’auto per le sue commissioni. Non va bene». Lei è del Pd, un partito molto sensibile ai temi dell’ambientalismo… «Quando si amministra non conta il colore politico, e comunque non solo in questa maniera non si tutela l’ambiente, ma anzi si aumenta l’antipatia dei cittadini verso l’ambientalismo. Credo ci fossero tutti gli elementi per agire molto prima e in maniera diversa».
Alla fine degli anni ’40 la Vespa ebbe la sua veste definitiva, con caratteristiche che manterrà per i decenni a venire. Nell’ultimo scorcio del decennio, a pochi anni dalla fine della guerra, Piaggio aveva riguadagnato anche i macchinari per la produzione in serie, persi sotto le bombe alleate negli stabilimenti di Pontedera. Il decennio si era concluso con l’introduzione della «125», evoluzione della prima e più spartana «98» del 1946. Nel 1951 la casa presentò la nuova Vespa «ottavo di litro», con notevoli migliorie tecniche nei cavi del cambio, nella sospensione anteriore e nella riduzione delle vibrazioni garantite dalla presenza di silent block. Lo stampaggio realizzato da moderne presse americane permise anche di abbassare i listini, dando di fatto uno slancio inarrestabile alla motorizzazione dell’Italia postbellica. Accanto alla rinnovata «125» la casa di Pontedera lanciò nel 1952 un modello ancora più economico, la oggi rarissima «125 U», dove la lettera «U» stava per «utilitaria». Lo scooter era riconoscibile dal cofano motore ridotto a semplice copertura degli organi, aperto lateralmente e dal faro anteriore di dimensioni ridotte. In Italia non ebbe grandissimo successo, mentre fu più apprezzata all’estero dove furono esportate in Svezia, Venezuela e Iran (in Venezuela furono adottate dalla polizia, in Iran dalle poste). Anche in Italia, la Vespa fu compagna del lavoro quotidiano dei difficili anni della ricostruzione, con la versione motocarro presentata già nel 1948 (con il nome provvisorio di TriVespa), poi diventata sempre più diffusa con il nome di «Ape».
Nel 1953 la Vespa fu consacrata sul grande schermo nel film culto «Vacanze romane» con Gregory Peck e Audrey Hepburn. L’attore americano guidava una «125» (V31T) faro basso del 1951 che fece il primo giro «virtuale» del mondo. Gli anni ’50 catapultano la Vespa in cima ai desideri degli italiani, seguita dalla rivale Lambretta Innocenti. Con la crescita delle vendite (500.000 esemplari alla fine del 1953) si alza anche la cilindrata. La «150 GS» del 1955 è la prima ad avere velleità sportive, con una potenza di 8 Cv e il cambio a 4 marce che permetteva alla GS di infrangere il muro dei 100 km/h. Fu messa in listino anche la vespa 150 «VL», una versione più tranquilla della GS, ribattezzata «struzzo» per la particolare forma della carenatura del faro anteriore al manubrio. Nel 1958 sarà rinnovata anche la «125» con l’adozione dei semigusci e dei comandi nascosti nel manubrio. Questo modello fu utilizzato nelle scene degli inseguimenti dei paparazzi ne «La Dolce Vita» di Federico Fellini.
All’inizio degli anni Sessanta la spinta del boom economico comincia a ridursi, mentre la motorizzazione degli italiani passa dalle 2 alle 4 ruote (con l’immissione sul mercato delle utilitarie Fiat «600» e «500» dalla metà del decennio precedente). Piaggio risponde alla contrazione con un’altra idea vincente. Nel 1963 presenta la prima Vespa «50», caratterizzata dalle dimensioni ridotte, dando vita alla generazione delle «small frame». Fu l'ultima Vespa firmata da Corradino D'Ascanio. Guidabile senza patente e a partire dai 14 anni, la nuova «50» si inserì nel mondo dei ciclomotori scalando in pochissimo tempo le classifiche di vendita. Nelle cilindrate più alte, per la prima volta la Vespa si presentò al pubblico con un motore da 180cc. Nel 1964 esce la «180 Super Sport», uno degli scooter più veloci sul mercato con i suoi 105 km/h di punta. Anche le linee sono rinnovate, con il faro trapezoidale e un disegno più squadrato, che porrà fine alle bombature accentuate della prima generazione dello scooter Piaggio. Anche la serie «piccola» vedrà evoluzioni a partire dalla metà del decennio. Nel 1965 vengono presentate due meteore da 90cc. con il telaio della «50», di cui una sportiva, la 90 «SS» caratterizzata da un finto serbatoio tra sellino e manubrio, che in realtà è un portaoggetti. Il manubrio, più stretto e inclinato verso il basso ricordava quelli utilizzati sulle moto sportive. Nello stesso anno viene lanciata la «125 Nuova», base small frame per quella che nel 1967 inizierà la serie best seller delle piccole targate, la «Primavera». Alla fine degli anni Sessanta Piaggio presenta una rinnovata 180cc, la «Rally», dotata di un faro di grandi dimensioni e per la prima volta del bauletto portaoggetti dietro la scocca anteriore. Il decennio si chiude con l’ampliamento dell’offerta sui »Vespini» da 50cc, con la nuova «50 N» dal telaio allungato per un maggiore confort di marcia e con la versione lusso con cromature, la «50 L». Nel 1969 Piaggio presenta una delle Vespa più iconiche della sua lunga storia: al Salone del Ciclo e Motociclo di Milano compare una Vespa 50 dal faro rettangolare, così come il fanalino posteriore ed il sellino a «gobba». E’ la «50 Special», il sogno dei ragazzi degli anni Settanta.
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Nella Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro, alla Torre dei Conti di Roma si è tenuta una commemorazione per Octav Stroici, l’operaio deceduto dopo ore di attesa sotto le macerie in seguito al crollo del 3 novembre 2025. «Noi siamo qui perché il sacrificio di Octav non sia vano», ha dichiarato a margine della cerimonia Natale Di Cola, segretario di CGIL Roma e Lazio. «Ci manca tantissimo e non lo dimenticheremo mai», ha detto alla stampa la figlia della vittima, Alina Stroici.