True
2021-12-10
Tra i ricoverati crescono i vaccinati, ma i giornali dicono il contrario
Hanno abboccato, l’amo era ghiotto perché veniva data l’ennesima conta dei no Vax in pericolo di morte, quindi nessun giornale si è preso la briga di comparare i dati. L’avessero fatto, controllando quando pubblica e aggiorna l’Istituto superiore di sanità, avrebbero evitato un’altra disinformazione per i cittadini. Due giorni fa la Fiaso, federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, ha «confermato» che è in aumento il numero dei ricoverati in gravi condizioni non vaccinati.
«In due settimane +32% no vax e -33% vax in terapia intensiva», faceva sapere, regalando a giornalisti distratti il titolo perfetto da sbattere in pasto ai lettori. Peccato che si tratti solo dei dati degli ospedali sentinella Fiaso, non della situazione delle terapie intensive in tutto il Paese dove sono in aumento i ricoveri pure dei vaccinati. E in reparto ci sono più pazienti con doppia dose che senza. I numeri arrivano dalle sedici strutture riunite in un network coordinato dall’Inmi Spallanzani di Roma, per monitorare l’andamento dei ricoveri Covid e «anticipare soluzioni organizzative per la gestione della pandemia», annunciava la Fiaso.
A diventare ospedali sentinella furono l’Asst Ospedali civili di Brescia, la Asl città di Torino, l’Irccs Ospedale policlinico San Martino di Genova, l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale, l’Irccs Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, la Ao Santa Croce e Carle di Cuneo, lo Spallanzani, la Asl Roma 6, la Fondazione Ptv Policlinico Tor Vergata di Roma, gli Ospedali riuniti di Ancona, l’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, il Policlinico di Bari, la Asm Matera e l’Azienda ospedaliera dei Colli Monaldi Cotugno di Napoli.
«In una settimana si consolida il trend di crescita di ospedalizzazioni di pazienti non vaccinati in terapia intensiva e di contestuale riduzione dei vaccinati in gravi condizioni», ha dichiarato il presidente della Fiaso, Giovanni Migliore. Diversi sono invece i dati della sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus Sars-CoV-2 riportati sul territorio nazionale, e coordinata dall’Iss.
Se il 24 novembre i non vaccinati in terapia intensiva erano in tutta Italia 509, quelli vaccinati con una dose 14 e quelli con due dosi 270, la settimana successiva erano saliti rispettivamente a 546, 16 e 285. Perciò il 1 dicembre i ricoveri in intensiva erano aumentati del 6,78% tra i non vaccinati, del 12,50% tra chi aveva fatto una sola dose e del 5,26% tra quanti avevano concluso in ciclo vaccinale. Altro che calo dei vaccinati come si vorrebbe far credere.
Singolare il commento del presidente della Fiaso: «Abbiamo comunque scelto di analizzare la condizione dei pazienti vaccinati in rianimazione e abbiamo rilevato come siano tutti soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 4 mesi», scrive nel comunicato. Ma come? Allora c’è da preoccuparsi e tanto, se dopo quattro mesi dalla vaccinazione rischi di finire in intensiva. Migliore forse non si è reso conto, ma la spiegazione che dà butta alle ortiche l’efficacia del farmaco anti Covid. «Questo da una parte suggerisce la buona protezione della vaccinazione nei primi mesi, dall’altra conferma una volta di più l’importanza di una anticipazione della terza dose soprattutto per gli anziani fragili», dichiara con la massima tranquillità. Altrimenti vai in rianimazione dopo quattro mesi?
Se poi guardiamo i dati della sorveglianza integrata dell’Iss a partire dallo scorso settembre, notiamo che gli ingressi in terapia intensiva di vaccinati con due dosi sono andati crescendo, passando da 157 l’8 settembre a 174 il 29 settembre, poi sono calati fino a 128 il 27 ottobre per tornare in costante aumento il 3 novembre (140), il 10 novembre (178), il 17 novembre (224), il 24 novembre (270) e il 1 dicembre (285).
Al contrario, i ricoveri in rianimazione di non vaccinati sono andati diminuendo dal 29 settembre (717) scendendo a 604 il 6 ottobre, 414 il 20 ottobre, 319 il 3 novembre per poi risalire a 370 il 10 di quello stesso mese e arrivando ai 546 del 1 dicembre. In rianimazione ci sono dunque molti non vaccinati, ma in compagnia di pazienti con doppia dose fatta e questo dovrebbe allarmare.
Un’occhiata ai ricoveri in ospedale per Covid è altrettanto utile, per capire quanta disinformazione sanitaria circoli. Dal 24 novembre al 1 dicembre, secondo l’Iss gli ingressi in reparto dei non vaccinati sono calati da 3.737 a 3.733 (-0,11%), quelli dei vaccinati con una dose sono aumentati da 182 a 217 (+ 16,13%) e sono cresciuti pure i ricoveri di pazienti con doppia dose, passati da 3.693 a 3.845 (+ 21,56%).
Dati che si preferisce offuscare, meglio sparare i numeri di pochi ospedali e aggiungere un focus pediatria che è di una pochezza disarmante. «Il totale dei pazienti di età inferiore ai 18 anni ricoverati negli ospedali sentinella Fiaso è di 19», si legge nel comunicato. «La metà dei ricoverati ha più di 5 anni». Informazioni davvero utili per non capire se i pazienti sono under 11 (prossimi destinatari del vaccino) o sopra i 12 anni.
«Corsie in affanno: tornino i no vax»
Andrebbe rivisto l’allontanamento dagli ospedali dei sanitari non vaccinati. Nelle corsie, medici e infermieri che hanno già ricevuto due o tre dosi di anti-Covid vivono la situazione paradossale di essere in prima linea da due anni, sempre in meno, stremati e malpagati, mentre delle risorse sono a casa perché non «immunizzate» o impossibilitate a farlo, per motivi di salute. «Non capisco l’allontanamento dal lavoro di chi non è vaccinato», dice alla Verità Giampiero Avruscio, presidente per l’Ao-Università di Padova dell’Anpo, il sindacato che rappresenta i primari ospedalieri. «Quando non avevamo il vaccino eravamo tutti al lavoro e, usando i dispositivi e i tamponi, abbiamo ridotto tantissimo il contagio intraospedaliero. Perché non far rientrare e monitorare i sanitari sospesi?». La situazione è ormai insostenibile. «I medici ospedalieri sono in carenza di organico da ben prima del Covid: solo in Veneto ne mancavano 1.300», osserva il primario di Anpo. I motivi sono diversi. «Da una parte», spiega, «un’errata programmazione delle scuole di specialità e dall’altra la scarsa valorizzazione dei medici ospedalieri: non c’è Pasqua, Natale e Ferragosto» e gli stipendi sono fermi da anni. Il Covid ha peggiorato la situazione. Molti vanno all’estero - dove guadagnano anche il doppio, con turni diversi - altri si licenziano per i fare i medici di medicina generale. «In provincia di Padova», aggiunge Avruscio, «sei pediatri ospedalieri, compreso il primario, si sono licenziati per andare sul territorio a svolgere la libera professione, dove non si è dipendenti del Sistema sanitario, si ha un rischio clinico meno gravoso e una migliore qualità della vita». Nulla di nuovo: è notizia di queste settimane che nei pronto soccorso italiani mancano 4.000 medici - il 50% della carenza si è registrato negli ultimi due anni - che i concorsi per anestesisti e rianimatori vanno deserti e che interi reparti assicurano un servizio con un quarto dell’organico ritenuto necessario. In questo contesto, anche solo una persona in più, può fare la differenza. «Al momento ci sono 230 persone non vaccinate tra i sanitari del solo ospedale di Padova, ma nell’Ulss Euganea sono 500. È un numero grande per le ricadute sull’assistenza perché quelle che restano a casa sono persone di esperienza», dice Avruscio. «Uno specializzando non può risolvere molte situazioni: ci vogliono anni - e 200.000 euro - per formare un professionista sanitario». Certo, aggiunge il primario, «i sanitari devono vaccinarsi, lo capisco, ma siamo in emergenza e le prime linee sono esauste. Perché non trovare un’altra soluzione?». Del resto, «prima del Covid», ricorda, «quando non eravamo vaccinati, abbiamo lavorato, avevamo mense e bar sempre aperti, ma grazie alle protezioni e ai tamponi - fatti con frequenza diversa in base al rischio - abbiamo mantenuto basso il contagio. Invece di allontanare i non vaccinati, lasciando tutto sulle spalle di chi resta, facciamoli rientrare e prevediamo un salivare al giorno». Questa riflessione, che l’Anpo sta facendo anche a livello nazionale, nasce anche da un’altra costatazione. Anche in chi ha fatto le due o tre dosi, deve «in ogni caso indossare i dispositivi di protezione», fa notare Avruscio. «È chiaro che con il vaccino si diminuiscono i contagi, ma non si annullano. A tale proposito, è bene ricordare che non è il numero dei contagiati a preoccupare, ma delle ospedalizzazioni in contemporanea. Il vaccino», precisa, «permette di poter stare a casa e non essere ricoverati in reparto o in rianimazione, se non in casi particolari». Infine, si deve considerare che «oggi, come anche prima dei vaccini, se il sanitario ha uno stretto contatto con un positivo, a differenza degli altri cittadini, va a lavorare lo stesso, fa tamponi ravvicinati e, solo se positivo, sta a casa», aggiunge il primario Anpo. Alle prime linee, inoltre, sono state sospese anche le ferie. «C’è un certo affaticamento e i contagi stanno aumentando: non possiamo restare senza forze lavoro, conclude Avruscio. «È controproducente allontanare i soldati di esperienza».
Continua a leggereRiduci
I dati della Fiaso sul calo degli inoculati negli ospedali, usati per spingere le punture, si riferiscono solo a 11 strutture. L’Iss rivela invece che, nei reparti ordinari, i pazienti con doppia dose superano i non immunizzati.A Padova è emergenza per la carenza di personale sanitario. Il sindacato dei primari: «I sospesi siano reinseriti e testati ogni giorno. Ingiusto allontanare chi ha esperienza».Lo speciale contiene due articoli.Hanno abboccato, l’amo era ghiotto perché veniva data l’ennesima conta dei no Vax in pericolo di morte, quindi nessun giornale si è preso la briga di comparare i dati. L’avessero fatto, controllando quando pubblica e aggiorna l’Istituto superiore di sanità, avrebbero evitato un’altra disinformazione per i cittadini. Due giorni fa la Fiaso, federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, ha «confermato» che è in aumento il numero dei ricoverati in gravi condizioni non vaccinati. «In due settimane +32% no vax e -33% vax in terapia intensiva», faceva sapere, regalando a giornalisti distratti il titolo perfetto da sbattere in pasto ai lettori. Peccato che si tratti solo dei dati degli ospedali sentinella Fiaso, non della situazione delle terapie intensive in tutto il Paese dove sono in aumento i ricoveri pure dei vaccinati. E in reparto ci sono più pazienti con doppia dose che senza. I numeri arrivano dalle sedici strutture riunite in un network coordinato dall’Inmi Spallanzani di Roma, per monitorare l’andamento dei ricoveri Covid e «anticipare soluzioni organizzative per la gestione della pandemia», annunciava la Fiaso. A diventare ospedali sentinella furono l’Asst Ospedali civili di Brescia, la Asl città di Torino, l’Irccs Ospedale policlinico San Martino di Genova, l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale, l’Irccs Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, la Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, la Ao Santa Croce e Carle di Cuneo, lo Spallanzani, la Asl Roma 6, la Fondazione Ptv Policlinico Tor Vergata di Roma, gli Ospedali riuniti di Ancona, l’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni, il Policlinico di Bari, la Asm Matera e l’Azienda ospedaliera dei Colli Monaldi Cotugno di Napoli. «In una settimana si consolida il trend di crescita di ospedalizzazioni di pazienti non vaccinati in terapia intensiva e di contestuale riduzione dei vaccinati in gravi condizioni», ha dichiarato il presidente della Fiaso, Giovanni Migliore. Diversi sono invece i dati della sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus Sars-CoV-2 riportati sul territorio nazionale, e coordinata dall’Iss. Se il 24 novembre i non vaccinati in terapia intensiva erano in tutta Italia 509, quelli vaccinati con una dose 14 e quelli con due dosi 270, la settimana successiva erano saliti rispettivamente a 546, 16 e 285. Perciò il 1 dicembre i ricoveri in intensiva erano aumentati del 6,78% tra i non vaccinati, del 12,50% tra chi aveva fatto una sola dose e del 5,26% tra quanti avevano concluso in ciclo vaccinale. Altro che calo dei vaccinati come si vorrebbe far credere. Singolare il commento del presidente della Fiaso: «Abbiamo comunque scelto di analizzare la condizione dei pazienti vaccinati in rianimazione e abbiamo rilevato come siano tutti soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 4 mesi», scrive nel comunicato. Ma come? Allora c’è da preoccuparsi e tanto, se dopo quattro mesi dalla vaccinazione rischi di finire in intensiva. Migliore forse non si è reso conto, ma la spiegazione che dà butta alle ortiche l’efficacia del farmaco anti Covid. «Questo da una parte suggerisce la buona protezione della vaccinazione nei primi mesi, dall’altra conferma una volta di più l’importanza di una anticipazione della terza dose soprattutto per gli anziani fragili», dichiara con la massima tranquillità. Altrimenti vai in rianimazione dopo quattro mesi? Se poi guardiamo i dati della sorveglianza integrata dell’Iss a partire dallo scorso settembre, notiamo che gli ingressi in terapia intensiva di vaccinati con due dosi sono andati crescendo, passando da 157 l’8 settembre a 174 il 29 settembre, poi sono calati fino a 128 il 27 ottobre per tornare in costante aumento il 3 novembre (140), il 10 novembre (178), il 17 novembre (224), il 24 novembre (270) e il 1 dicembre (285). Al contrario, i ricoveri in rianimazione di non vaccinati sono andati diminuendo dal 29 settembre (717) scendendo a 604 il 6 ottobre, 414 il 20 ottobre, 319 il 3 novembre per poi risalire a 370 il 10 di quello stesso mese e arrivando ai 546 del 1 dicembre. In rianimazione ci sono dunque molti non vaccinati, ma in compagnia di pazienti con doppia dose fatta e questo dovrebbe allarmare. Un’occhiata ai ricoveri in ospedale per Covid è altrettanto utile, per capire quanta disinformazione sanitaria circoli. Dal 24 novembre al 1 dicembre, secondo l’Iss gli ingressi in reparto dei non vaccinati sono calati da 3.737 a 3.733 (-0,11%), quelli dei vaccinati con una dose sono aumentati da 182 a 217 (+ 16,13%) e sono cresciuti pure i ricoveri di pazienti con doppia dose, passati da 3.693 a 3.845 (+ 21,56%). Dati che si preferisce offuscare, meglio sparare i numeri di pochi ospedali e aggiungere un focus pediatria che è di una pochezza disarmante. «Il totale dei pazienti di età inferiore ai 18 anni ricoverati negli ospedali sentinella Fiaso è di 19», si legge nel comunicato. «La metà dei ricoverati ha più di 5 anni». Informazioni davvero utili per non capire se i pazienti sono under 11 (prossimi destinatari del vaccino) o sopra i 12 anni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ricoverati-crescono-vaccinati-giornali-contrario-2655968841.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="corsie-in-affanno-tornino-i-no-vax" data-post-id="2655968841" data-published-at="1639102498" data-use-pagination="False"> «Corsie in affanno: tornino i no vax» Andrebbe rivisto l’allontanamento dagli ospedali dei sanitari non vaccinati. Nelle corsie, medici e infermieri che hanno già ricevuto due o tre dosi di anti-Covid vivono la situazione paradossale di essere in prima linea da due anni, sempre in meno, stremati e malpagati, mentre delle risorse sono a casa perché non «immunizzate» o impossibilitate a farlo, per motivi di salute. «Non capisco l’allontanamento dal lavoro di chi non è vaccinato», dice alla Verità Giampiero Avruscio, presidente per l’Ao-Università di Padova dell’Anpo, il sindacato che rappresenta i primari ospedalieri. «Quando non avevamo il vaccino eravamo tutti al lavoro e, usando i dispositivi e i tamponi, abbiamo ridotto tantissimo il contagio intraospedaliero. Perché non far rientrare e monitorare i sanitari sospesi?». La situazione è ormai insostenibile. «I medici ospedalieri sono in carenza di organico da ben prima del Covid: solo in Veneto ne mancavano 1.300», osserva il primario di Anpo. I motivi sono diversi. «Da una parte», spiega, «un’errata programmazione delle scuole di specialità e dall’altra la scarsa valorizzazione dei medici ospedalieri: non c’è Pasqua, Natale e Ferragosto» e gli stipendi sono fermi da anni. Il Covid ha peggiorato la situazione. Molti vanno all’estero - dove guadagnano anche il doppio, con turni diversi - altri si licenziano per i fare i medici di medicina generale. «In provincia di Padova», aggiunge Avruscio, «sei pediatri ospedalieri, compreso il primario, si sono licenziati per andare sul territorio a svolgere la libera professione, dove non si è dipendenti del Sistema sanitario, si ha un rischio clinico meno gravoso e una migliore qualità della vita». Nulla di nuovo: è notizia di queste settimane che nei pronto soccorso italiani mancano 4.000 medici - il 50% della carenza si è registrato negli ultimi due anni - che i concorsi per anestesisti e rianimatori vanno deserti e che interi reparti assicurano un servizio con un quarto dell’organico ritenuto necessario. In questo contesto, anche solo una persona in più, può fare la differenza. «Al momento ci sono 230 persone non vaccinate tra i sanitari del solo ospedale di Padova, ma nell’Ulss Euganea sono 500. È un numero grande per le ricadute sull’assistenza perché quelle che restano a casa sono persone di esperienza», dice Avruscio. «Uno specializzando non può risolvere molte situazioni: ci vogliono anni - e 200.000 euro - per formare un professionista sanitario». Certo, aggiunge il primario, «i sanitari devono vaccinarsi, lo capisco, ma siamo in emergenza e le prime linee sono esauste. Perché non trovare un’altra soluzione?». Del resto, «prima del Covid», ricorda, «quando non eravamo vaccinati, abbiamo lavorato, avevamo mense e bar sempre aperti, ma grazie alle protezioni e ai tamponi - fatti con frequenza diversa in base al rischio - abbiamo mantenuto basso il contagio. Invece di allontanare i non vaccinati, lasciando tutto sulle spalle di chi resta, facciamoli rientrare e prevediamo un salivare al giorno». Questa riflessione, che l’Anpo sta facendo anche a livello nazionale, nasce anche da un’altra costatazione. Anche in chi ha fatto le due o tre dosi, deve «in ogni caso indossare i dispositivi di protezione», fa notare Avruscio. «È chiaro che con il vaccino si diminuiscono i contagi, ma non si annullano. A tale proposito, è bene ricordare che non è il numero dei contagiati a preoccupare, ma delle ospedalizzazioni in contemporanea. Il vaccino», precisa, «permette di poter stare a casa e non essere ricoverati in reparto o in rianimazione, se non in casi particolari». Infine, si deve considerare che «oggi, come anche prima dei vaccini, se il sanitario ha uno stretto contatto con un positivo, a differenza degli altri cittadini, va a lavorare lo stesso, fa tamponi ravvicinati e, solo se positivo, sta a casa», aggiunge il primario Anpo. Alle prime linee, inoltre, sono state sospese anche le ferie. «C’è un certo affaticamento e i contagi stanno aumentando: non possiamo restare senza forze lavoro, conclude Avruscio. «È controproducente allontanare i soldati di esperienza».
Ansa
Un raid deliberato contro i civili dovrebbe essere considerato tale indipendentemente dalla bandiera, ma in questa guerra pare non essere così. L’identica postura tenuta dai governi europei ha fatto infuriare Mosca. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha comunicato: «Non abbiamo assistito ad alcuna azione che possa essere interpretata come una condanna di questo barbaro attacco terroristico contro dei giovani. Questo è tutto ciò che si può affermare in questo contesto».
Nei riguardi di Kiev, la rappresaglia russa pare non essere terminata. Dopo che nel weekend sono stati lanciati sull’Ucraina 600 droni e 90 missili - tra cui almeno un Oreshnik - uccidendo quattro persone, è stata annunciata una fase due della reazione di Mosca. «Raccomandiamo ai cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche e delle rappresentanze delle organizzazioni internazionali, della necessità di lasciare Kiev il prima possibile», ha scritto il ministero degli Esteri russo in una nota. Ricordando che il raid nel dormitorio è «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», il dicastero ha precisato: «Nelle circostanze attuali, le Forze armate russe stanno lanciando una serie di attacchi sistematici contro le strutture del complesso militare-industriale ucraino a Kiev, compresi siti specifici per la progettazione, la produzione, la programmazione e la preparazione all’uso dei droni impiegati dal regime di Kiev con l’assistenza di specialisti Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e della guida». Nel mirino di Mosca sono inclusi anche «i centri decisionali e i posti di comando». Ed è per questo, con le sedi «sparse per tutta Kiev», che è stato consigliato a tutto il personale diplomatico straniero di andarsene. Le raccomandazioni sono rivolte anche ai residenti della capitale ucraina: «Non avvicinatevi alle infrastrutture militari e amministrative del regime di Zelensky». Degli imminenti attacchi il ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, ha avisato anche l’omologo americano Marco Rubio in una telefonata avvenuta ieri. A ridimensionare l’allarme su Kiev è il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, il quale ha invitato gli alleati a non sottomettersi al «ricatto russo».
Intanto, anche ieri un attacco delle forze ucraine ha ucciso quattro persone a Horlivka, nella regione ucraina di Donetsk occupata dalla Russia. A rendere noto il bilancio delle vittime è stato il sindaco Ivan Prikhodko: si tratta di «quattro civili, tra cui due bambini nati nel 2012 e nel 2013». Altri droni ucraini hanno preso di mira le regioni russe di Yaroslav e Belgorod: uno di questi ha colpito un’auto, uccidendo l’autista. Inoltre, a detta del servizio di sicurezza federale russo (Fsb), è stato sventato un attacco contro una nave metaniera proveniente dal porto di Anversa e arrivata nelle acque della regione di Leningrado. I sommozzatori avrebbero trovato diverse mine magnetiche attaccate allo scafo dell’imbarcazione. L’Fsb ha già puntato il dito contro l’Alleanza atlantica, sostenendo che gli ordigni sono stati «fabbricati in un Paese Nato».
Dall’altra parte della barricata, un attacco aereo russo sulla città di Kramatorsk, nel Donetsk, ha ucciso due persone e ne ha ferite altre tre. Nel pomeriggio, Mosca ha preso di mira di nuovo la stessa città con bombe aeree guidate. Il primo bollettino parla di altri quattro feriti. Anche a Dnipro sono stati registrati tre feriti a seguito di un bombardamento di Mosca. E nella città di Derhachi, a Kharkiv, i raid russi hanno causato una vittima. Stando poi a quanto svelato dal Telegraph, ci sarebbe lo zampino di Mosca nello sconfinamento dei droni ucraini negli spazi aerei dei vicini. La Russia intercetterebbe e devierebbe nei Baltici i velivoli senza pilota ucraini grazie a un trasmettitore aereo collocato nella regione di Kaliningrad.
Di certo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha firmato una legge autorizzata dal Parlamento che consente l’utilizzo delle forze armate per proteggere i cittadini russi all’estero. Il documento in questione si riferisce a coloro che sono in stato d’arresto o detenuti al di fuori dei confini russi. Ma è rivolto anche a chi è sottoposto a procedure penali da parte di organi giurisdizionali internazionali di cui Mosca non fa parte. Lo zar ieri, in occasione del forum internazionale antifascista, ha anche lanciato un appello all’unità: «Insieme dobbiamo resistere alla diffusione di ideologie distruttive in tutto il pianeta: xenofobia, neonazismo, antisemitismo e russofobia».
E nonostante sembrano sempre più lontane le trattative per raggiungere la fine della guerra, pare che il presidente finlandese, Alexander Stubb, voglia prendersi lo scettro di negoziatore europeo. In un’intervista all’emittente ucraina Yle ha annunciato: «Se me lo chiedete, probabilmente non si può rispondere negativamente». Tuttavia, ha aggiunto che accetterebbe l’incarico solo dopo il raggiungimento di un cessate il fuoco. Chi invece interpreta cinicamente un eventuale coinvolgimento dell’Ue nelle trattative è il ministro degli Esteri dell’Estonia, Margus Tsahkna. Sostenendo che «i negoziati nella forma precedente», ovvero con la mediazione americana, «sono finiti», ha affermato che Putin mira a coinvolgere Bruxelles solo per «guadagnare tempo».
Continua a leggereRiduci
Sergio Sottani, procuratore generale della Repubblica di Perugia (Imagoeconomica)
Il pg ha fatto sapere, attraverso un comunicato, che dopo aver letto la denuncia dell’avvocato Alessandro Cannevale (suo ex collega, essendo stato anche procuratore di Spoleto) sul nostro giornale, ha chiesto spiegazioni alla Procura. Secondo il legale, lo ricordiamo, la polizia giudiziaria avrebbe registrato i colloqui in carcere di un avvocato sotto inchiesta con il proprio cliente e, come riassume Sottani, «secondo quanto rappresentato dal difensore», tali intercettazioni, «si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi nonché a soggetti estranei al procedimento».
Il procuratore generale, «mai in precedenza investito di tale questione», «ha immediatamente attivato i propri poteri di vigilanza e ha proceduto all’acquisizione di dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti». Il quadro emerso dopo gli approfondimenti sarebbe meno preoccupante del previsto: «All’esito delle notizie raccolte, connotate da fisiologica provvisorietà, può confermarsi che non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate senza autorizzazione. Per altro verso, se si dovesse effettivamente verificare la presenza di intercettazioni irrituali, si dovrà procedere alla loro distruzione». Sottani, «pur in attesa di ulteriori approfondimenti», conclude che, al momento, «la situazione non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione». Non si capisce se la tirata d’orecchi sia per noi o per l’intervistato. Che, però, letta la replica ha deciso di rispondere con fermezza all’ex collega (Cannevale ha fatto il magistrato per quasi quarant’anni): «Non ho mai detto che le intercettazioni illegittime sarebbero state utilizzate nel procedimento a carico della mia assistita (l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ndr). Anzi ho detto - e La Verità lo ha fedelmente riportato - che rendevo pubblico un fatto estraneo al processo, che interessava i detenuti del carcere di Perugia e gli avvocati a colloquio con loro. Una pratica illegittima che in teoria avrebbe potuto coinvolgere anche me».
La replica del legale evidenzia un’altra presunta imprecisione: «Neppure ho detto che il dottor Gennaro Iannarone (il procuratore facente funzione di Perugia, ndr) abbia preso cognizione delle registrazioni non autorizzate. In realtà non so neanche se abbia ascoltato quelle rilevanti, purtroppo la legge non glielo impone». Cannevale, a questo punto, chiama in causa direttamente Sottani: «Il procuratore generale sembra insensibile al problema che non solo io, ma l’intera avvocatura ha posto: la garanzia del diritto di difesa e del diritto alla riservatezza dei detenuti e dei loro familiari non può essere affidata alla buona volontà degli inquirenti e del magistrato, nella speranza che graziosamente si astengano dal prendere cognizione dei dati riservati dei loro docili sudditi, dei quali dispongono illegittimamente. Per come la vedo io, è questo che distingue uno Stato di diritto da uno Stato di polizia».
L’ultima stoccata riguarda la chiosa finale del comunicato: «Quanto alla presunta non sovrapponibilità della realtà a quanto riportato sulla stampa, non so se sia un curioso eufemismo per sostenere che sono state dette balle. Beh, in un certo senso è vero, ma abbiamo fornito dati sbagliati per difetto, solo perché non avevamo finito il lavoro: i colloqui intercettati illegittimamente non sono 40, come ritenevamo inizialmente, ma 70, di cui 56 di difensori diversi dalla mia assistita ed estranei al suo studio, mentre i rimanenti sono della Paccoi con clienti diversi dall’indagato G.C., l’unico che poteva essere intercettato legittimamente». Ma le novità non sono finite: «Abbiamo annotato anche la durata delle registrazioni non autorizzate e depositate agli atti. Alcune durano più di 40 minuti. Dunque c’era tutto il tempo per rendersi conto della loro inutilizzabilità e per interrompere la registrazione».
La conclusione di Cannevale è sconfortante: «Se non ci fossimo messi a verificare gli audio uno per uno, cosa che raramente una difesa riesce a fare, di questa storia nessuno avrebbe mai saputo nulla. Per questo ritengo che il peggio del comunicato stampa del procuratore generale sia ciò che in esso non si trova: le misure che intende adottare perché fatti del genere non si ripetano». In attesa della manifestazione di protesta indetta per l’11 giugno a Perugia dai penalisti, è probabile che ci siano altri round e che emergano nuovi particolari su questa inquietante vicenda e sulla gestione delle indagini da parte della Procura umbra.
Continua a leggereRiduci