Ricordiamoci che lo Zar ha l’atomica. Se fosse all’angolo, saremmo nei guai

La maggior parte dei commentatori ieri ha osservato che dal presunto golpe, Putin esce malconcio. Un accordo in extremis ha evitato che la Russia precipitasse in una guerra civile, ma lo zar del Cremlino è dovuto venire a patti con una canaglia del calibro di Prigozhin, perdendo gran parte del proprio potere e soprattutto minando l’idea da lui stesso alimentata che egli eserciti un controllo ferreo sul Paese. È l’inizio della fine di un uomo che ha costruito il proprio successo sulla paura e sulla forza, sostengono quasi tutti. «Putin mai cosi a rischio: ora il suo potere può sgretolarsi», ha scritto Repubblica. «Putin sempre più debole», ha confermato il Corriere. «Fragile e incapace di reagire, il punto di non ritorno di Putin», ha rilanciato La Stampa. Difficile non vedere un certo compiacimento nel tramonto di un dittatore che da un anno e mezzo a questa parte sta tenendo il mondo con il fiato sospeso.
Tuttavia, senza farci dominare dalle nostre passioni e dai nostri desideri di vedere conclusa una guerra, fosse anche con l’assassinio di colui che l’ha scatenata, mi corre l’obbligo di segnalare che un Putin indebolito non è meno pericoloso di un satrapo nel pieno possesso di tutte le sue forze. Qualcuno infatti sembra dimenticare che lo zar del Cremlino non è solo un uomo spregiudicato e pronto a tutto, ma è anche il presidente-padrone di una nazione che dispone del più grande arsenale nucleare dopo quello degli Stati Uniti. Nel mondo animale si sa che una bestia ferita a volte è più pericolosa di una che non sia limitata nei movimenti e non tema per la sua stessa vita. Infatti un animale, se non è in trappola o impedito a muoversi, una volta che avverta il pericolo può sempre scappare. Ma Putin dove volete che fugga? Lui meglio di altri sa che non esiste un posto fuori dalla Russia dove egli si possa sentire al sicuro. Putin non ha solo seviziato il suo popolo, mandando migliaia di persone a morire, ha anche annientato intere città, senza distinguere fra civili e militari. Qualora fosse deposto e costretto a nascondersi, non troverebbe asilo neppure nell’angolo più sperduto del mondo. Il suo destino perciò è già scritto: se non vince la guerra in Ucraina o per lo meno non riesce a trattare una tregua che in qualche modo gli consenta di tenere ciò che ha occupato, o muore oppure finirà i suoi giorni in una cella come il dittatore serbo Slobodan Milosevic. Soluzioni diverse non ne esistono.
Quindi, l’idea di un Putin indebolito, rafforza in me la paura di un uomo solo allo sbando con il dito pronto a premere il pulsante che governa qualche postazione nucleare. Muoia Sansone con tutti i filistei: se l’uomo che ha governato la Russia negli ultimi 25 anni deve farla finita, chi può escludere che voglia farlo insieme a tanti altri, tra i quali coloro che reputa i suoi nemici? Oh, lo so, gli analisti escludono che abbia questo potere: per quanto a Mosca ci sia una dittatura, il dittatore non è detto che abbia l’ultima parola, come si è visto nel passato in Russia e anche in Cina. In pratica, dovremmo sperare in Prigozhin o in quelli della sua risma. Davvero poco per guardare con fiducia al prossimo futuro. Già è difficile decifrare ciò che accade in un Paese dove l’intero apparato dello Stato vive da qualche secolo immerso in intrighi e epurazioni, figuratevi se poi le speranze di un cambiamento e della pace sono riposte in chi è addirittura peggio di colui che si vuole eliminare. Insomma, al momento io non mi rallegro affatto, né perché Putin è più debole di prima, né perché finalmente c’è qualche cosa di nuovo sul fronte orientale. Tuttavia, posso aggiungere una cosa: non penso che lo zar del Cremlino sia più debole. Credo poco alla pagliacciata di Prigozhin. Penso che non avesse alcuna possibilità di rovesciare Putin e temo che il finto golpe dia la possibilità al dittatore russo di dare un altro giro di vite a un sistema che è tirato. Avete presente Erdogan e il colpo di Stato che gli ha consentito di mettere in galera tutti gli oppositori? Ecco, non vorrei finisse così.






