Renzi tenta Vannacci: «Lasci la Meloni». Rumors sulla Salis: piace pure a Marina

Dio solo sa perché, ogni volta che nella politica italiana c’è qualcosa di poco chiaro, spunta sempre la manina di Matteo Renzi. Che sia un abile e scaltro manovratore ce ne siamo accorti in più occasioni, ma che dal basso delle sue infinitesime percentuali al voto, riesca sempre, in un modo o nell’altro, a influenzare questo o quello, condizionando i partiti e finendo per diventare la stampella di qualche governo, resta un mistero.
In vista delle Politiche 2027 il senatore di Rignano, da buon democristiano, è già al lavoro sottobanco. L’ultimo trucchetto che si è inventato è davvero machiavellico. È in cantiere un trappolone degno solo di Willy il Coyote per incastrare Bip Bip: ingolosire Roberto Vannacci a fare una scelta di campo dirompente che, se da una parte riempirebbe a dismisura il suo ego, dall’altra svuoterebbe di voti Giorgia Meloni, favorendo il campo largo, di cui Renzi, seppur fuori dai giochi riguardo alla sua guida, si sente in qualche modo l’ispiratore. Per Renzi, l’ex generale rappresenta la carta vincente. Se davvero uscisse dalla coalizione di centrodestra per correre da solo, porterebbe via alla Meloni quel tanto di voti (almeno tre punti), sufficienti alla sinistra per vincere.
Il leader di Italia viva ha accettato un confronto con Vannacci, ospite di Fedez e Davide Marra a Pulp Podcast, trasmesso su YouTube lunedì alle 13. È lo stesso Renzi ad annunciarlo sulla sua enews: «Se Vannacci crede in quello che dice, deve rompere con Meloni che così perderebbe le prossime elezioni. Se Vannacci non crede in quello che dice, fa l’accordo con Meloni ma perderebbe la faccia». Il sasso nello stagno è lanciato. Un modo vecchio come il mondo per sparigliare le carte, per ribaltare il tavolo del gioco, per mettere zizzania nella famiglia del tuo avversario, così da indebolirlo.
Renzi conta molto sulle intemperanze dell’ex generale. A febbraio, all’indomani del suo addio alla Lega, l’ex premier diceva al Corriere: «È la prima crepa nel centrodestra. Se la destra si divide, la vittoria del centrosinistra diventa probabile, non solo possibile. Vannacci non inventa niente, ma occupa uno spazio che c’è: lui prova a dare una casa ai delusi dalla Meloni». E continuava: «Se conosco Meloni, proverà a tenere Vannacci in coalizione, contro Salvini e Tajani. La coperta è corta: se vuole aprire al centro, perde a destra. Se si blinda a destra, perde al centro». Ecco perché oggi suggerisce a Vannacci di abbandonare Meloni. Finge di farlo sentire in colpa, «altrimenti vuol dire che non crede in quello che dice», mentre in verità cerca di minare le basi della coalizione di centrodestra: «Se Vannacci da solo arriva a un 2/3%, Meloni perde le elezioni». Perché come dice Renzi, «non sottovalutate mai chi sposta il 2%. O se volete sottovalutarlo prima guardate quante volte le elezioni si sono giocate con un range del 2%». Quei voti che, come insegna la vecchia regola della politica, non si contano, ma si pesano.
Ma in cantiere c’è dell’altro. Italia viva, nata già morta, tenta una disperata rinascita. A gennaio, Renzi aveva lanciato a Milano «Casa riformista», una «Cosa bianca» di nuova generazione, una specie di Margherita 4.0, rivolgendosi ai sindaci e ai dem che «non credono più nello stare in questo Pd» trovandosi a disagio con Elly Schlein. Pronti, dunque, due cavalli di Troia: uno per la destra, rappresentato da Vannacci, e uno per la sinistra, la «Casa riformista».
Tra i sindaci che aderirebbero alla Margherita 4.0., c’è Silvia Salis, sindaca di Genova e ospite d’onore dell’ultima Leopolda, che si sta ritagliando uno spazio da outsider nel campo largo ma che è sorprendentemente stimata anche a destra.
Secondo ciò che scrive L’Espresso, infatti, Salis avrebbe ricevuto l’endorsement addirittura di Marina Berluconi. Un’indiscrezione che, come possiamo immaginare, ha mandato in subbuglio Palazzo Chigi. «Non ne so nulla, io faccio la sindaca di Genova, la mia prospettiva presente e futura è qua», continua a ripetere Salis.
Se questo pettegolezzo che si mormora nei salotti della politica, si rivelasse vero, sarebbe un altro assist alla sinistra e alla macchinazione di Renzi. Se davvero anche Arcore cominciasse a guardare con interesse a una figura come Salis, gli equilibri del centrodestra potrebbero sgretolarsi.
Renzi osserva, studia, attende. L’idea è quella di utilizzare Salis come ariete per sfondare gli equilibri del campo largo, ma anche come ponte verso il centro, ovvero Forza Italia. Renzi crede che, nella sua «Casa riformista» «confluiranno anche da Forza Italia», perché dentro quel partito, svela l’intrallazzone, «con la corrente di Roberto Occhiuto sta succedendo qualcosa di molto interessante».
Non a caso, mentre il Pd si dibatte tra primarie sì e primarie no, Renzi spinge per un federatore. Una figura capace di tenere insieme mondi diversi, evitando lo scontro diretto tra Schlein e Conte. E Salis sarebbe perfetta. Possibile perno anche per un’operazione più ampia. Nei sogni fantapolitici di Renzi, infatti, potrebbe addirittura ridisegnare i confini tra centrodestra e centrosinistra. Un’asse tra centro e pezzi di centrosinistra, con una figura come la sindaca di Genova a fare da collante.
Secondo le suggestioni dell’Espresso, l’epicentro di tutto questo è Forza Italia dove le tensioni non mancano e il confronto tra Antonio Tajani e la famiglia Berlusconi non è finito. I colloqui con Marina e Pier Silvio non hanno sciolto la prognosi in cui versa il partito. Marina Berlusconi indica la via. Forza Italia riceve l’input a cambiare pelle, ma non ha ancora scelto il suo leader. E Salis piace anche da queste parti.






