True
2018-08-14
Renzi sequestra piazza Duomo per lo show tv
Ansa
Ma Matteo Renzi è un populista? Due anni fa, in un talkshow, fecero questa domanda al critico d'arte Philippe Daverio. Che rispose: «Sì. Io ogni tanto sono spaventato da un fatto hegeliano, che lui sia la sintesi di due antitesi: Berlusconi e Roberto Benigni. Renzi è un berlusconiano con l'accento toscano, che fa simpatia». Daverio non poteva sapere che adesso l'ex premier di Rignano sull'Arno non solo gli farà concorrenza, girando un documentario sulle bellezze di Firenze che quasi sicuramente (le trattative sono bene avviate) finirà sulle reti Mediaset del sullodato Cavaliere, ma lo farà proprio per combattere «il populismo, il qualunquismo e la paura». E per dare uno schiaffo morale a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio, grazie alle autorizzazioni concesse dal suo amico sindaco, Dario Nardella, potrà utilizzare gratis piazza del Duomo, sequestrandola a cittadini e turisti per un intero giorno. Come direbbe Renzi-Totò, «c'è chi può e chi non può: e io può».
E insomma, alla larga dal salotto di Firenze dalle ore 18 di martedì 21 alle ore 8 del giorno dopo. In caso di pioggia, l'autorizzazione è estesa anche al giorno successivo. Renzi sta mettendo a punto un documentario a puntate sulla città che, da sindaco, lo ha lanciato nella politica e per farlo si travestirà da esperto di arte e di storia, nonostante possa vantare solo una onesta laurea in giurisprudenza e la partecipazione a un quiz televisivo di cultura generale. L'uomo che si è abbattuto sulla storia della sinistra italiana come un uragano, in pochi anni passa dunque dalle slide con gli 80 euro allo spiegone del Corridoio vasariano, del Palazzo Medici Riccardi, di Santa Croce e di Santa Maria Novella. La vera notizia, visto il personaggio, è che non avrà al suo fianco Maria Elena Boschi.
Il nostro populista col Bignamino ha spiegato che «ne verrà fuori una grande battaglia contro la demagogia, il qualunquismo e la paura. Bellezza contro odio, apertura contro protezionismo, Rinascimento contro oscurantismo». Forse, più che all'amico Nardella, doveva chiedere il permesso al prefetto, alla voce «manifestazioni politiche».
In ogni caso le riprese che rischiano di scatenare più polemiche (si comincia domenica 19) sono quelle davanti a Santa Maria del fiore, con il transennamento di piazza Duomo. A fare domanda al Comune, ovviamente, non è stato Renzi, ma la casa di produzione del manager delle star tv Lucio Presta. Sarà vietato anche il semplice passaggio delle persone e per le riprese dall'alto verrà utilizzato un drone. Si spera che anche quello, come il famoso appartamento, non sia prestato all'amico Matteo dal tecnologicissimo Marco Carrai.
Francesco Torselli, battagliero capogruppo di Fdi in Comune, fa la sintesi di questa bizzarra situazione: «Così come il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Renzi perde le elezioni, ma non il vizio di utilizzare Firenze come il proprio palcoscenico personale». E spiega che «grazie ai permessi accordati dall'amico-sindaco Nardella, stavolta può addirittura improvvisarsi one man-show in una piazza del Duomo vietata perfino al transito pedonale. Ne approfitti ora, il Piero Angela di Rignano, perché tra dieci mesi, la musica cambierà anche a Firenze». E già, perché si vota e non è detto che impadronirsi dei Medici a scopi propagandistici salvi quel che resta del Pd.
Tanto per inquadrare il trattamento riservato al senatore Renzi, durante l'edizione 2018 del Torneo di San Giovanni di calcio storico fiorentino sono state effettuate riprese in esclusiva, durante le partite e in notturna, richieste da Martina Rojas Chaigneau per conto della Arcobaleno Tre srl, società riconducibile a Lucio Presta. Il costo della concessione, secondo fonti del municipio, si aggirava intorno ai 5.000 euro.
La stessa Rojas Chaigneau, sempre per conto dell'Arcobaleno Tre, ha chiesto e ottenuto l'utilizzo esclusivo di piazza del Duomo per Renzi-Cicerone.
Per regolamento del Comune, i primi tre giorni di utilizzo sono gratuiti, quindi non dovrebbe esserci alcuna spesa per l'occupazione di suolo pubblico da parte della Arcobaleno Tre. Ovviamente, essendo una piazza un po' speciale, ovvero al di fuori di quelle normalmente concesse, per poterla utilizzare c'è bisogno di un parere favorevole del sindaco e della giunta. Via libera che sono stati prontamente dati. Assai efficiente anche l'Enac, l'ente nazionale per l'aviazione civile, che ha subito autorizzato il sorvolo della piazza con il drone.
Le puntate dovrebbero essere trasmesse in Italia il prossimo inverno: l'accordo con Mediaset ieri era dato «a un passo» anche dal Giornale. A Renzi dovrebbe andare un compenso di alcune centinaia di migliaia di euro. Gli saranno utili per pagarsi il mutuo del villone da 1,3 milioni che si è appena comprato a Firenze dopo una vita di duro lavoro.
Francesco Bonazzi
L'affare immobiliare dei Conticini: un condominio extra lusso a Lisbona
L'inchiesta fiorentina sui fratelli Conticini e sulla presunta appropriazione indebita di donazioni dell'Unicef e della Fondazione Pulitzer prosegue. Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco e la pm Giuseppina Mione sono in attesa delle denunce delle organizzazioni umanitarie contro Alessandro Conticini, fratello di Andrea, cognato dell'ex premier Matteo Renzi. Anche Andrea Conticini, strettissimo collaboratore di Tiziano Renzi, e il gemello Luca sono indagati per riciclaggio e autoriclaggio. Nel fascicolo ci sono uno o più progetti che Alessandro Conticini, direttamente impegnato in attività umanitarie nel Corno d'Africa, avrebbe presentato alla Foundation Ceil and Michael E. Pulitzer (quella del celebre premio giornalistico), da cui ottenne donazioni per 5.515.767 dollari tra il 2009 e il 2016 tramite l'organizzazione non profit Operation Usa. Altri 3.882.907 dollari arrivarono dall'Unicef e per i magistrati fiorentini 6,6 milioni di donazioni vennero utilizzati dai Conticini per investimenti che nulla avevano a che fare con la beneficenza.
Nella documentazione dell'accusa di trova anche la segnalazione trasmessa dalla Banca d'Italia per presunte operazioni sospette realizzate attraverso un conto della Cassa di risparmio di Rimini (agenzia di Castenaso, paese di origine dei Conticini). Ma non solo. Per esempio la presidente di Play therapy international, la settantatreenne psicoterapeuta Monika Jephcott, a cui era affiliata la Play therapy Africa di Conticini, ha inviato in Procura una memoria con le proprie accuse, confermando quelle già riferite ai media nel 2016. «Abbiamo documenti, mail e prove che potrebbero essere utili ai magistrati per decidere sul caso che riguarda Conticini. Potremmo dare tutto ai magistrati tramite i nostri legali se ci contattassero per vie ufficiali», aveva dichiarato due anni fa la donna. Una promessa che si è tradotta nel j'accuse inviato ai pm e controfirmato dal suo legale.
La Pta Ltd, fondata nel 2008, era di Alessandro Conticini, della moglie Valérie Quéré e della Pti ltd. La sua prima segretaria è stata proprio la Jephcott. Quali erano gli obiettivi della Pta? Come abbiamo raccontato domenica scorsa i due coniugi hanno pubblicato uno studio, rintracciabile su Internet, sulla «Stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell'Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri. La società Pta Ltd si è sciolta nel 2013.
La sede era nel Sussex, contea dell'Inghilterra meridionale, ma ora i coniugi Conticini si sono trasferiti in Portogallo, a Cascais, dove nel gennaio 2017 hanno stabilito il quartier generale della loro società immobiliare, la Cosmikocean.
La Procura di Firenze ha messo gli occhi su due bonifici partiti dall'Italia il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017 destinati a «un investimento immobiliare per euro 1.965.445» proprio in Portogallo.
E due possibili acquisti emergerebbero dalla documentazione di cui la Verità è entrata in possesso. Il primo si trova in Travessa Sao Carlos 80 a Cascais, dove Alessandro Conticini e la moglie francese hanno trasferito la loro residenza. Allo stesso indirizzo, come detto, si trova anche la sede della Cosmikocean.
Il secondo bonifico, quello dell'aprile 2017, coincide con la richiesta fatta al Comune di Lisbona per ottenere l'autorizzazione a lavori di ristrutturazione in Rua de Santa Marta 66-66 b. La prima istanza è stata presentata il 10 maggio 2017, la seconda pochi giorni fa, il 12 giugno 2018.
Il 23 gennaio 2017 Conticini e il socio Alessandro Radici, un dirigente della Safilo residente a Estoril, hanno fondato la Cosmikocean investendo un capitale di 1.000 euro e ne sono diventati gli amministratori. Una società per quote con questo oggetto sociale: «Acquisto e vendita di beni immobili, affitto di beni immobili; alloggi arredati per turisti; riparazione, trasformazione e restauro di edifici».
Il 15 dicembre 2017 la Cosmikocean viene trasformata in «una società anonima», sono designati i nuovi organi sociali ed è deliberato un aumento di capitale. Conticini e Radici versano 24.500 euro ognuno e le loro due signore, Valérie Quéré e Debora Ripamonti, entrano nella compagine con una quota simbolica di 25 euro a testa. Con loro fa l'ingresso nella Cosmikocean anche Carlos Manuel GonÇalves da GraÇa. Gli amministratori restano Conticini e Radici. La società di revisione si trova in Rua de Santa Marta.
Non è facile avere informazioni sulla ditta dai diretti interessati. Radici, un amante del jiu jitsu brasiliano, praticato in una palestra di Lisbona, sabato ci ha risposto cortesemente via Facebook dalle ferie in Sardegna e ci ha chiesto di anticipargli l'argomento dei quesiti. A quel punto ci ha inviato il suo numero di cellulare. Ma deve avere avuto un repentino ripensamento. Infatti, quando abbiamo provato a contattarlo, il telefonino è risultato sempre spento. Inoltre Radici ha bloccato il cronista su Facebook, rendendo impossibile l'invio di altri messaggi.
Per tale motivo per trovare qualche traccia degli affari della Cosmikocean bisogna raggiungere il centro di Lisbona e precisamente Rua de Santa Marta, a un passo dall'avenida da Liberdade, il viale principale della capitale lusitana, l'«arteria della città che non dorme mai», con esclusivi hotel e boutique di lusso.
È una zona ricca di storia, con pregevoli palazzi del Settecento, vicina all'università e al centro di un significativo boom edilizio.
Al civico 66 si trova il condominio in piena ristrutturazione e su un balcone campeggia il cartello con indicato il «titular do alvarà», ovvero il titolare della licenza ai lavori: la Cosmikocean. Il termine è previsto per l'inizio del 2019, dopo 19 mesi.
Sul sito di Sotheby's, come ha segnalato ieri Il Fatto quotidiano, è possibile visionare l'intero progetto. «Il Santa Marta 66 si trova nel cuore di Lisbona (…)», si legge sul sito che presenta il lussuoso stabile. «Preservando meticolosamente la bellezza della facciata originale, recupera i dettagli classici dei primi anni del XX secolo e offre alla città 4 loft esclusivi. Un notevole progetto di recupero che offre alloggi moderni per coloro che amano il massimo del comfort e della funzionalità». Tre appartamenti misurano 147 metri quadrati, uno 118, e hanno tutti tre stanze da letto, tre bagni e un parcheggio. I prezzi vanno da 985.000 euro a 1.390.000 euro per un totale di 4.360.000 euro. Le foto mostrano stanze eleganti dalle tinte chiare e dall'arredamento moderno, mentre gli spazi comuni sono impreziositi da vasche e giardini. «Santa Marta 66 è il tuo rifugio segreto nel cuore di Lisbona» assicura l'annuncio. Un progetto per ricchi signori che sembra aver poco a che fare con i bambini africani malnutriti.
Giacomo Amadori
Continua a leggereRiduci
Iniziano domenica le riprese del documentario su Firenze del senatore semplice, a un passo dall'accordo con Mediaset per la messa in onda. Santa Maria del Fiore off limits per i turisti, verrà impiegato anche un drone. Il suo cachet? Centinaia di migliaia di euro.Il fratello del cognato dell'ex premier avrebbe utilizzato parte dei soldi sottratti ai bimbi africani per ristrutturare uno stabile nel centro della capitale. Ben quattro appartamenti di pregio in vendita anche a 1,3 milioni.Lo speciale contiene due articoliMa Matteo Renzi è un populista? Due anni fa, in un talkshow, fecero questa domanda al critico d'arte Philippe Daverio. Che rispose: «Sì. Io ogni tanto sono spaventato da un fatto hegeliano, che lui sia la sintesi di due antitesi: Berlusconi e Roberto Benigni. Renzi è un berlusconiano con l'accento toscano, che fa simpatia». Daverio non poteva sapere che adesso l'ex premier di Rignano sull'Arno non solo gli farà concorrenza, girando un documentario sulle bellezze di Firenze che quasi sicuramente (le trattative sono bene avviate) finirà sulle reti Mediaset del sullodato Cavaliere, ma lo farà proprio per combattere «il populismo, il qualunquismo e la paura». E per dare uno schiaffo morale a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio, grazie alle autorizzazioni concesse dal suo amico sindaco, Dario Nardella, potrà utilizzare gratis piazza del Duomo, sequestrandola a cittadini e turisti per un intero giorno. Come direbbe Renzi-Totò, «c'è chi può e chi non può: e io può». E insomma, alla larga dal salotto di Firenze dalle ore 18 di martedì 21 alle ore 8 del giorno dopo. In caso di pioggia, l'autorizzazione è estesa anche al giorno successivo. Renzi sta mettendo a punto un documentario a puntate sulla città che, da sindaco, lo ha lanciato nella politica e per farlo si travestirà da esperto di arte e di storia, nonostante possa vantare solo una onesta laurea in giurisprudenza e la partecipazione a un quiz televisivo di cultura generale. L'uomo che si è abbattuto sulla storia della sinistra italiana come un uragano, in pochi anni passa dunque dalle slide con gli 80 euro allo spiegone del Corridoio vasariano, del Palazzo Medici Riccardi, di Santa Croce e di Santa Maria Novella. La vera notizia, visto il personaggio, è che non avrà al suo fianco Maria Elena Boschi. Il nostro populista col Bignamino ha spiegato che «ne verrà fuori una grande battaglia contro la demagogia, il qualunquismo e la paura. Bellezza contro odio, apertura contro protezionismo, Rinascimento contro oscurantismo». Forse, più che all'amico Nardella, doveva chiedere il permesso al prefetto, alla voce «manifestazioni politiche». In ogni caso le riprese che rischiano di scatenare più polemiche (si comincia domenica 19) sono quelle davanti a Santa Maria del fiore, con il transennamento di piazza Duomo. A fare domanda al Comune, ovviamente, non è stato Renzi, ma la casa di produzione del manager delle star tv Lucio Presta. Sarà vietato anche il semplice passaggio delle persone e per le riprese dall'alto verrà utilizzato un drone. Si spera che anche quello, come il famoso appartamento, non sia prestato all'amico Matteo dal tecnologicissimo Marco Carrai. Francesco Torselli, battagliero capogruppo di Fdi in Comune, fa la sintesi di questa bizzarra situazione: «Così come il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Renzi perde le elezioni, ma non il vizio di utilizzare Firenze come il proprio palcoscenico personale». E spiega che «grazie ai permessi accordati dall'amico-sindaco Nardella, stavolta può addirittura improvvisarsi one man-show in una piazza del Duomo vietata perfino al transito pedonale. Ne approfitti ora, il Piero Angela di Rignano, perché tra dieci mesi, la musica cambierà anche a Firenze». E già, perché si vota e non è detto che impadronirsi dei Medici a scopi propagandistici salvi quel che resta del Pd.Tanto per inquadrare il trattamento riservato al senatore Renzi, durante l'edizione 2018 del Torneo di San Giovanni di calcio storico fiorentino sono state effettuate riprese in esclusiva, durante le partite e in notturna, richieste da Martina Rojas Chaigneau per conto della Arcobaleno Tre srl, società riconducibile a Lucio Presta. Il costo della concessione, secondo fonti del municipio, si aggirava intorno ai 5.000 euro.La stessa Rojas Chaigneau, sempre per conto dell'Arcobaleno Tre, ha chiesto e ottenuto l'utilizzo esclusivo di piazza del Duomo per Renzi-Cicerone. Per regolamento del Comune, i primi tre giorni di utilizzo sono gratuiti, quindi non dovrebbe esserci alcuna spesa per l'occupazione di suolo pubblico da parte della Arcobaleno Tre. Ovviamente, essendo una piazza un po' speciale, ovvero al di fuori di quelle normalmente concesse, per poterla utilizzare c'è bisogno di un parere favorevole del sindaco e della giunta. Via libera che sono stati prontamente dati. Assai efficiente anche l'Enac, l'ente nazionale per l'aviazione civile, che ha subito autorizzato il sorvolo della piazza con il drone. Le puntate dovrebbero essere trasmesse in Italia il prossimo inverno: l'accordo con Mediaset ieri era dato «a un passo» anche dal Giornale. A Renzi dovrebbe andare un compenso di alcune centinaia di migliaia di euro. Gli saranno utili per pagarsi il mutuo del villone da 1,3 milioni che si è appena comprato a Firenze dopo una vita di duro lavoro. Francesco Bonazzi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/renzi-sequestra-piazza-duomo-per-lo-show-tv-2595569726.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="laffare-immobiliare-dei-conticini-un-condominio-extra-lusso-a-lisbona" data-post-id="2595569726" data-published-at="1779273587" data-use-pagination="False"> L'affare immobiliare dei Conticini: un condominio extra lusso a Lisbona L'inchiesta fiorentina sui fratelli Conticini e sulla presunta appropriazione indebita di donazioni dell'Unicef e della Fondazione Pulitzer prosegue. Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco e la pm Giuseppina Mione sono in attesa delle denunce delle organizzazioni umanitarie contro Alessandro Conticini, fratello di Andrea, cognato dell'ex premier Matteo Renzi. Anche Andrea Conticini, strettissimo collaboratore di Tiziano Renzi, e il gemello Luca sono indagati per riciclaggio e autoriclaggio. Nel fascicolo ci sono uno o più progetti che Alessandro Conticini, direttamente impegnato in attività umanitarie nel Corno d'Africa, avrebbe presentato alla Foundation Ceil and Michael E. Pulitzer (quella del celebre premio giornalistico), da cui ottenne donazioni per 5.515.767 dollari tra il 2009 e il 2016 tramite l'organizzazione non profit Operation Usa. Altri 3.882.907 dollari arrivarono dall'Unicef e per i magistrati fiorentini 6,6 milioni di donazioni vennero utilizzati dai Conticini per investimenti che nulla avevano a che fare con la beneficenza. Nella documentazione dell'accusa di trova anche la segnalazione trasmessa dalla Banca d'Italia per presunte operazioni sospette realizzate attraverso un conto della Cassa di risparmio di Rimini (agenzia di Castenaso, paese di origine dei Conticini). Ma non solo. Per esempio la presidente di Play therapy international, la settantatreenne psicoterapeuta Monika Jephcott, a cui era affiliata la Play therapy Africa di Conticini, ha inviato in Procura una memoria con le proprie accuse, confermando quelle già riferite ai media nel 2016. «Abbiamo documenti, mail e prove che potrebbero essere utili ai magistrati per decidere sul caso che riguarda Conticini. Potremmo dare tutto ai magistrati tramite i nostri legali se ci contattassero per vie ufficiali», aveva dichiarato due anni fa la donna. Una promessa che si è tradotta nel j'accuse inviato ai pm e controfirmato dal suo legale. La Pta Ltd, fondata nel 2008, era di Alessandro Conticini, della moglie Valérie Quéré e della Pti ltd. La sua prima segretaria è stata proprio la Jephcott. Quali erano gli obiettivi della Pta? Come abbiamo raccontato domenica scorsa i due coniugi hanno pubblicato uno studio, rintracciabile su Internet, sulla «Stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell'Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri. La società Pta Ltd si è sciolta nel 2013. La sede era nel Sussex, contea dell'Inghilterra meridionale, ma ora i coniugi Conticini si sono trasferiti in Portogallo, a Cascais, dove nel gennaio 2017 hanno stabilito il quartier generale della loro società immobiliare, la Cosmikocean. La Procura di Firenze ha messo gli occhi su due bonifici partiti dall'Italia il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017 destinati a «un investimento immobiliare per euro 1.965.445» proprio in Portogallo. E due possibili acquisti emergerebbero dalla documentazione di cui la Verità è entrata in possesso. Il primo si trova in Travessa Sao Carlos 80 a Cascais, dove Alessandro Conticini e la moglie francese hanno trasferito la loro residenza. Allo stesso indirizzo, come detto, si trova anche la sede della Cosmikocean. Il secondo bonifico, quello dell'aprile 2017, coincide con la richiesta fatta al Comune di Lisbona per ottenere l'autorizzazione a lavori di ristrutturazione in Rua de Santa Marta 66-66 b. La prima istanza è stata presentata il 10 maggio 2017, la seconda pochi giorni fa, il 12 giugno 2018. Il 23 gennaio 2017 Conticini e il socio Alessandro Radici, un dirigente della Safilo residente a Estoril, hanno fondato la Cosmikocean investendo un capitale di 1.000 euro e ne sono diventati gli amministratori. Una società per quote con questo oggetto sociale: «Acquisto e vendita di beni immobili, affitto di beni immobili; alloggi arredati per turisti; riparazione, trasformazione e restauro di edifici». Il 15 dicembre 2017 la Cosmikocean viene trasformata in «una società anonima», sono designati i nuovi organi sociali ed è deliberato un aumento di capitale. Conticini e Radici versano 24.500 euro ognuno e le loro due signore, Valérie Quéré e Debora Ripamonti, entrano nella compagine con una quota simbolica di 25 euro a testa. Con loro fa l'ingresso nella Cosmikocean anche Carlos Manuel GonÇalves da GraÇa. Gli amministratori restano Conticini e Radici. La società di revisione si trova in Rua de Santa Marta. Non è facile avere informazioni sulla ditta dai diretti interessati. Radici, un amante del jiu jitsu brasiliano, praticato in una palestra di Lisbona, sabato ci ha risposto cortesemente via Facebook dalle ferie in Sardegna e ci ha chiesto di anticipargli l'argomento dei quesiti. A quel punto ci ha inviato il suo numero di cellulare. Ma deve avere avuto un repentino ripensamento. Infatti, quando abbiamo provato a contattarlo, il telefonino è risultato sempre spento. Inoltre Radici ha bloccato il cronista su Facebook, rendendo impossibile l'invio di altri messaggi. Per tale motivo per trovare qualche traccia degli affari della Cosmikocean bisogna raggiungere il centro di Lisbona e precisamente Rua de Santa Marta, a un passo dall'avenida da Liberdade, il viale principale della capitale lusitana, l'«arteria della città che non dorme mai», con esclusivi hotel e boutique di lusso. È una zona ricca di storia, con pregevoli palazzi del Settecento, vicina all'università e al centro di un significativo boom edilizio. Al civico 66 si trova il condominio in piena ristrutturazione e su un balcone campeggia il cartello con indicato il «titular do alvarà», ovvero il titolare della licenza ai lavori: la Cosmikocean. Il termine è previsto per l'inizio del 2019, dopo 19 mesi. Sul sito di Sotheby's, come ha segnalato ieri Il Fatto quotidiano, è possibile visionare l'intero progetto. «Il Santa Marta 66 si trova nel cuore di Lisbona (…)», si legge sul sito che presenta il lussuoso stabile. «Preservando meticolosamente la bellezza della facciata originale, recupera i dettagli classici dei primi anni del XX secolo e offre alla città 4 loft esclusivi. Un notevole progetto di recupero che offre alloggi moderni per coloro che amano il massimo del comfort e della funzionalità». Tre appartamenti misurano 147 metri quadrati, uno 118, e hanno tutti tre stanze da letto, tre bagni e un parcheggio. I prezzi vanno da 985.000 euro a 1.390.000 euro per un totale di 4.360.000 euro. Le foto mostrano stanze eleganti dalle tinte chiare e dall'arredamento moderno, mentre gli spazi comuni sono impreziositi da vasche e giardini. «Santa Marta 66 è il tuo rifugio segreto nel cuore di Lisbona» assicura l'annuncio. Un progetto per ricchi signori che sembra aver poco a che fare con i bambini africani malnutriti. Giacomo Amadori
Un momento della fiaccolata in memoria di Saman Abbas, uccisa dai suoi familiari a Novellara il 30 aprile 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato e aver rivendicato il proprio diritto alla libertà (Ansa)
Gli amministratori locali (stra)parlano di tentativo di una parte politica di lucrare sulla tragedia per soffiare sul fuoco del razzismo e della xenofobia, alimentando fake news sulle origini dell’attentatore (l’italianissimo Salim El Koudri), mentre la procura di Modena dice no all’aggravante terrorismo. «Insieme contro l’odio», invocano i sindaci: sì, ma quale? I crimini efferati degli ultimi tempi e i dati statistici sulla sicurezza pubblica documentano un’ostilità a senso unico, che non è quella denunciata dai primi cittadini, l’inefficacia delle politiche di integrazione regionali e l’approccio assistenziale. La storia della povera Saman Abbas, la ragazza pakistana di 18 anni uccisa dai suoi familiari a Novellara (Reggio Emilia) il 30 aprile 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato e aver rivendicato il proprio diritto alla libertà, è stato uno dei primi esempi del fallimento delle politiche di «inclusione» locali: il padre di Saman viveva in Emilia da 15 anni. Tra le brutali aggressioni fisiche, rapine e abusi sessuali perpetrati ad agosto 2017 a Rimini da una banda di extracomunitari minorenni a danno di passanti e turisti, fino alla tentata strage di Modena di sabato, In Emilia Romagna ci sono stati tanti altri crimini. La gestione dei minori (minori stranieri non accompagnati o Msna) è l’esempio più evidente del collasso strutturale delle politiche di accoglienza della regione: a novembre del 2023 una 15enne è rimasta vittima di una violenza sessuale in pieno giorno, a opera di due minori tunisini, sull’autobus che la stava portando a casa a Medicina (Bo). Ed è finita su tutti i giornali la vicenda della 66enne stuprata, riempita di botte e quasi uccisa da un 17enne tunisino a Formigine, in provincia di Modena, ad aprile del 2025. A Ravenna, a febbraio dello scorso anno, un agente della polizia municipale è stato ferito cercando di bloccare un cittadino marocchino che aveva aggredito un uomo con un coltello da cucina; ad agosto, nella stessa città, un immigrato irregolare proveniente dalla Guinea, ubriaco, ha attaccato il titolare di un bar sfregiandolo al volto con un coltello, per poi vandalizzare le auto in sosta e scagliarsi contro i Carabinieri. A Cesena, nell’ottobre del 2025, un bengalese ha aggredito una ragazza sul treno, ferendo poi uno dei carabinieri che aveva cercato di bloccarlo. Ad aprile del 2026 nel centro storico di Parma un nordafricano ha aggredito una donna in strada e colpito poi con i vetri di una bottiglia un uomo che era intervenuto per difenderla. Nello stesso mese, alla Darsena di Ravenna, un 29enne senegalese è stato ucciso con una coltellata mortale al collo da un 15enne originario del Mali dopo una discussione per un debito di 25 euro. E ancora ieri, veniva da Modena l’uomo originario del Gambia, con precedenti penali e un permesso di soggiorno scaduto, che è arrivato alla stazione di Milano armato di un machete.
Oltre ai fatti di cronaca, sono i dati ufficiali a smentire clamorosamente la narrazione dell’Emilia-Romagna come oasi felice di integrazione: secondo l’Indice della Criminalità elaborato con i dati ufficiali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, le province di Bologna, Rimini e Modena occupano stabilmente le posizioni più alte in Italia per furti, rapine e violenze sessuali. Modena è al 17esimo posto in Italia su 107 province per tasso di criminalità complessivo; Bologna registra percentuali critiche sul fronte delle violenze sessuali (spesso seconda solo a Milano) e delle rapine. La surreale giustificazione degli amministratori locali è che l’alto posizionamento è proporzionale all’elevato numero di denunce da parte dei cittadini «che si fidano delle istituzioni», come se nelle altre regioni i reati restassero sommersi: la chiamano «propensione alla trasparenza», sic. Città come Modena, Parma e Reggio Emilia mostrano aree urbane interamente sottratte al controllo statale. Nei dati sulla criminalità, l’incidenza di reati attribuibili a cittadini stranieri, spesso minorenni, risulta sproporzionata rispetto alla loro presenza demografica. Inoltre, la saturazione delle strutture di accoglienza - con criticità particolari a Bologna - e la mancanza di solidi percorsi di integrazione hanno favorito la formazione di baby gang che controllano zone centrali e stazioni. Del resto, le comunità di accoglienza per minori e i centri diurni sono strutture aperte e non detentive, gli «educatori» non hanno poteri di polizia, non possono trattenere i ragazzi con la forza, perquisirli o impedirne l’uscita notturna. Molti giovani, di conseguenza, usano i centri solo come «alberghi», per poi dedicarsi al crimine sul territorio durante il giorno. La natura assistenziale del welfare emiliano romagnolo impedisce, di fatto, interventi sanzionatori efficaci, trasformando l’accoglienza in una zona franca per la microcriminalità e lo spaccio. L’approccio rimane dunque ideologico, come dimostra la sfilata buonista dei sindaci dopo i tragici fatti di Modena: la «tolleranza» e la «mediazione culturale» vengono sempre prima del rigore e del controllo del territorio. E gli appelli delle anime belle che siedono nei municipi della regione finiscono per incoraggiare chi rifiuta i valori fondamentali dello Stato.
Continua a leggereRiduci
Monsignor Erio Castellucci (Ansa)
L’odio, per Avvenire, è quello di chi, dopo l’attentato di sabato scorso, dice che qualcosa è andato storto non solo nel seguire, nel corso degli anni, il disagio psicologico dell’attentatore, ma anche (e soprattutto) nel sistema dell’accoglienza e che quindi è bene correre ai ripari.
Per il quotidiano dei vescovi, quei corpi a terra nel centro di Modena sono frutto della «fragilità senza rete» provata da El Koudri. «La capitale italiana del volontariato 2026», scrive Avvenire, «sta reagendo, non ci sta a subire speculazioni politiche, a sentir parlare di jihadismo, di problemi di sicurezza e integrazione, di remigrazione, sentendo risuonare slogan fuori luogo come la proposta di togliere la cittadinanza a una persona di seconda generazione». Reagisce Modena e, ovviamente, ha gli «anticorpi per reagire a questa tragedia». Un’espressione, quella degli anticorpi, che va bene per tutte le stagioni. L’Italia ha gli anticorpi per salvarsi dal fascismo di ritorno. Gli italiani hanno gli anticorpi per salvare la magistratura minacciata dal governo. Ma la verità è che il nostro Paese gli anticorpi non li ha più da un pezzo quando si parla di immigrazione. Perché è fiacca. Perché ha paura di dire che così non si può più andare avanti e che c’è un problema di immigrazione. Chi osa farlo viene tacciato di razzismo o ridotto a macchietta.
La strage, secondo il quotidiano dei vescovi, sarebbe stata provocata unicamente dalla «follia». Anzi: da una «follia senza rete», visto che El Koudri sarebbe stato abbandonato. È la stessa tesi dell’arcivescovo di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, interpellato ieri sia dal Corriere sia da Avvenire. Il presule ha spiegato che, per il momento, «il perno del dramma è la solitudine». Come se questa da sola bastasse a giustificare la volontà di uccidere e la disponibilità ad essere ucciso (questo il programma di El Koudri quando è salito sulla sua C3). Quella della solitudine, prosegue l’arcivescovo, «è una condizione purtroppo molto diffusa, alla quale si legano tanti disagi e tante reazioni negative, fino alle violenze. Spesso incolpiamo il Covid, che certamente ha un ruolo: ma dovremmo tutti incentivare il monitoraggio sociale». Più che il Covid sarebbe meglio dire le folli restrizioni prese durante la pandemia, che hanno lasciato ferite che, soprattutto i giovani, si portano appresso ancora oggi. Ma tutto questo non basta. Certo, il disagio è aumentato, così come le insicurezze e i problemi psichici. Ma per desiderare una strage simile ci vuole ben altro e provare a nascondere il problema non fa che peggiorare la situazione.
La realtà è molto diversa rispetto a quanto affermato da monsignor Castellucci e Avvenire. In questa vicenda le polemiche politiche c’entrano ben poco. Così come i problemi psichici dell’aspirante killer visto che gran parte delle persone che si trovano in queste condizioni non compiono attentati. E quello di Modena lo è. Certo, si può discutere sulla matrice, ma modalità e intenzione sono chiare. Così come è palese il disagio provato dallo stesso El Koudri di fronte a una società che, secondo lui, non gli dava ciò che gli spettava. Ed è proprio questo il grande inganno di una certa propaganda immigrazionista: far credere che qui si otterrà tutto e subito. Anche il lavoro vicino casa, come reclamava lo stesso attentatore. Ma non è così. Vittima dell’inganno ha trasformato il suo odio in altre vittime. Questa volta vere. E a brandelli.
Continua a leggereRiduci
Nel riquadro Salim El Koudri, il trentunenne che sabato 16 maggio ha investito i passanti a Modena (Ansa)
Forse a tentare la strada delle criptovalute, considerato che, tra i vari scritti in arabo che sono stati sequestrati nella sua abitazione dagli inquirenti insieme ai tanti dispositivi elettronici e digitali, c’è anche quella che sembra essere una password criptata di un wallet elettronico.
Comunque sia, negli ultimi anni della vita di Salim El Koudri, classe 1995 di origine marocchina, nato a Bergamo e cresciuto a Ravarino, che sabato scorso si è messo a bordo della sua auto e ha tentato di compiere una strage lanciandosi a 100 chilometri orari sulle persone che passeggiavano nell’area pedonale del centro di Modena e colpendone otto di cui quattro ferite in modo gravissimo, ci sono parecchi buchi.
E data l’età (l’uomo ha 31 anni) è difficile immaginarli come semplici periodi di crisi di un giovane neolaureato alla ricerca del primo impiego.
Se è vero che nel paesino di 6.000 anime della profonda provincia modenese in cui abitava da anni nessuno lo conosceva se non per la sua scontrosità e per i comportamenti spesso molesti con le ragazze, chi lo frequentava dai tempi del liceo e aveva continuato a incontrarlo anche fuori dalle aule, ha raccontato di un ragazzo «normale» e persino «socievole ai tempi della scuola», che «era cambiato, soprattutto nell’ultimo anno e mezzo».
Dopo aver studiato presso il liceo Tassoni di Modena si era laureato in economia aziendale alla triennale Unimore e, nei mesi successivi, aveva lavorato presso diverse aziende del territorio, tra cui anche la Philip Morris di Crespellano. Magazziniere, spedizioniere, impiegato: tutti incarichi di breve durata che non gli avevano restituito quella immagine di sé e quei riconoscimenti che El Koudri riteneva gli spettassero di diritto. Da qui l’ormai nota mail del 2021, con la frase «Bastardi cristiani di merda voi e il vostro Gesù Cristo in croce lo brucio», indirizzata all’ateneo modenese, colpevole di non garantirgli un posto fisso e ben pagato. Tentata la strada della laurea magistrale (nello stesso anno si era iscritto al corso di International management per lasciare poi dopo il primo semestre), tra una ricerca e l’altra si era informato anche presso alcune basi Nato per sapere come fare per arruolarsi, chiedendo, tra le prime informazioni, quale fosse il menù riservato alle reclute. Nel 2022 si era spontaneamente rivolto al Centro di salute mentale di Castelfranco, dove gli era stato diagnosticato un disturbo schizoide di personalità (che molti emeriti psichiatri hanno pubblicamente chiarito, in questi giorni, non motiva in nessun modo il gesto compiuto da El Koudri), poi, dal 2024 a oggi, di lui nessuna traccia.
Salvo, probabilmente, nel Web: dai vari post cancellati da Meta perché ritenuti inappropriati (tra cui uno riguardante Chiara Ferragni, annoverata tra le «persone disoneste che fanno i soldi mentre chi fa sacrifici niente») alle attività che l’inchiesta dovrà appurare e che prevedevano evidentemente l’utilizzo di più pc e telefoni.
Quello che, comunque, sembra emergere come un filo conduttore tra le poche informazioni chiare raccolte fino a oggi sull’attentatore è che El Koudri era rimasto intimamente fedele alla sua cultura d’origine. Se è vero che non pareva frequentare assiduamente il centro islamico di Ravarino, la sua presenza era stata registrata presso la moschea di Crevalcore (importante realtà in provincia di Bologna che ha come motto all’ingresso: «Il migliore tra voi è chi impara il Corano e lo insegna»). Tra i pochi post recuperati dal suo profilo spicca la frase: «Vorrei capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba» (e non di quella italiana), mentre tra gli effetti personali sequestrati in casa del trentunenne, dagli inquirenti risultano quaderni e notes, con testi manoscritti in lingua araba, ancora da tradurre.
Per gli inquirenti, a prescindere dal movente, l’azione di El Koudri sarebbe inoltre stata «deliberata e preparata», prova ne sia anche il fatto che l’uomo si è messo in auto armato di coltello e convinto, per sua stessa ammissione, che quel giorno «sarebbe morto».
I genitori, dopo la strage di sabato scorso, hanno lasciato la casa di Ravarino in cui vivevano insieme al figlio. Nella giornata di ieri, a parlare è stata la sorella maggiore, residente a Sala Bolognese: «Di fronte a quello che è successo sabato è difficile trovare le parole per esprimere il dolore e l’enorme sofferenza che io e la mia famiglia proviamo», ha dichiarato tramite il suo legale. «È per noi qualcosa di inimmaginabile, pensando al ragazzo che è cresciuto con me, al fratellino studioso che non sgarrava mai», ha spiegato. «Io non so dove abbiamo sbagliato. Non avevamo capito la sua malattia e quanto fosse grave invece il male che covava dentro», ha aggiunto la madre. «Però, chissà perché queste persone italiane di seconda generazione, che a un certo punto impazziscono o hanno problemi psichiatrici e decidono di fare del male, guarda caso colpiscono solo ed esclusivamente occidentali...», si domanda con sagacia un utente Facebook, commentando proprio le parole dei genitori dell’assalitore. «Mi chiedo, perché non è andato vicino alla moschea per investire, per esempio, le tante persone che uscivano da lì?».
Continua a leggereRiduci