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2018-08-14
Renzi sequestra piazza Duomo per lo show tv
Ansa
Ma Matteo Renzi è un populista? Due anni fa, in un talkshow, fecero questa domanda al critico d'arte Philippe Daverio. Che rispose: «Sì. Io ogni tanto sono spaventato da un fatto hegeliano, che lui sia la sintesi di due antitesi: Berlusconi e Roberto Benigni. Renzi è un berlusconiano con l'accento toscano, che fa simpatia». Daverio non poteva sapere che adesso l'ex premier di Rignano sull'Arno non solo gli farà concorrenza, girando un documentario sulle bellezze di Firenze che quasi sicuramente (le trattative sono bene avviate) finirà sulle reti Mediaset del sullodato Cavaliere, ma lo farà proprio per combattere «il populismo, il qualunquismo e la paura». E per dare uno schiaffo morale a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio, grazie alle autorizzazioni concesse dal suo amico sindaco, Dario Nardella, potrà utilizzare gratis piazza del Duomo, sequestrandola a cittadini e turisti per un intero giorno. Come direbbe Renzi-Totò, «c'è chi può e chi non può: e io può».
E insomma, alla larga dal salotto di Firenze dalle ore 18 di martedì 21 alle ore 8 del giorno dopo. In caso di pioggia, l'autorizzazione è estesa anche al giorno successivo. Renzi sta mettendo a punto un documentario a puntate sulla città che, da sindaco, lo ha lanciato nella politica e per farlo si travestirà da esperto di arte e di storia, nonostante possa vantare solo una onesta laurea in giurisprudenza e la partecipazione a un quiz televisivo di cultura generale. L'uomo che si è abbattuto sulla storia della sinistra italiana come un uragano, in pochi anni passa dunque dalle slide con gli 80 euro allo spiegone del Corridoio vasariano, del Palazzo Medici Riccardi, di Santa Croce e di Santa Maria Novella. La vera notizia, visto il personaggio, è che non avrà al suo fianco Maria Elena Boschi.
Il nostro populista col Bignamino ha spiegato che «ne verrà fuori una grande battaglia contro la demagogia, il qualunquismo e la paura. Bellezza contro odio, apertura contro protezionismo, Rinascimento contro oscurantismo». Forse, più che all'amico Nardella, doveva chiedere il permesso al prefetto, alla voce «manifestazioni politiche».
In ogni caso le riprese che rischiano di scatenare più polemiche (si comincia domenica 19) sono quelle davanti a Santa Maria del fiore, con il transennamento di piazza Duomo. A fare domanda al Comune, ovviamente, non è stato Renzi, ma la casa di produzione del manager delle star tv Lucio Presta. Sarà vietato anche il semplice passaggio delle persone e per le riprese dall'alto verrà utilizzato un drone. Si spera che anche quello, come il famoso appartamento, non sia prestato all'amico Matteo dal tecnologicissimo Marco Carrai.
Francesco Torselli, battagliero capogruppo di Fdi in Comune, fa la sintesi di questa bizzarra situazione: «Così come il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Renzi perde le elezioni, ma non il vizio di utilizzare Firenze come il proprio palcoscenico personale». E spiega che «grazie ai permessi accordati dall'amico-sindaco Nardella, stavolta può addirittura improvvisarsi one man-show in una piazza del Duomo vietata perfino al transito pedonale. Ne approfitti ora, il Piero Angela di Rignano, perché tra dieci mesi, la musica cambierà anche a Firenze». E già, perché si vota e non è detto che impadronirsi dei Medici a scopi propagandistici salvi quel che resta del Pd.
Tanto per inquadrare il trattamento riservato al senatore Renzi, durante l'edizione 2018 del Torneo di San Giovanni di calcio storico fiorentino sono state effettuate riprese in esclusiva, durante le partite e in notturna, richieste da Martina Rojas Chaigneau per conto della Arcobaleno Tre srl, società riconducibile a Lucio Presta. Il costo della concessione, secondo fonti del municipio, si aggirava intorno ai 5.000 euro.
La stessa Rojas Chaigneau, sempre per conto dell'Arcobaleno Tre, ha chiesto e ottenuto l'utilizzo esclusivo di piazza del Duomo per Renzi-Cicerone.
Per regolamento del Comune, i primi tre giorni di utilizzo sono gratuiti, quindi non dovrebbe esserci alcuna spesa per l'occupazione di suolo pubblico da parte della Arcobaleno Tre. Ovviamente, essendo una piazza un po' speciale, ovvero al di fuori di quelle normalmente concesse, per poterla utilizzare c'è bisogno di un parere favorevole del sindaco e della giunta. Via libera che sono stati prontamente dati. Assai efficiente anche l'Enac, l'ente nazionale per l'aviazione civile, che ha subito autorizzato il sorvolo della piazza con il drone.
Le puntate dovrebbero essere trasmesse in Italia il prossimo inverno: l'accordo con Mediaset ieri era dato «a un passo» anche dal Giornale. A Renzi dovrebbe andare un compenso di alcune centinaia di migliaia di euro. Gli saranno utili per pagarsi il mutuo del villone da 1,3 milioni che si è appena comprato a Firenze dopo una vita di duro lavoro.
Francesco Bonazzi
L'affare immobiliare dei Conticini: un condominio extra lusso a Lisbona
L'inchiesta fiorentina sui fratelli Conticini e sulla presunta appropriazione indebita di donazioni dell'Unicef e della Fondazione Pulitzer prosegue. Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco e la pm Giuseppina Mione sono in attesa delle denunce delle organizzazioni umanitarie contro Alessandro Conticini, fratello di Andrea, cognato dell'ex premier Matteo Renzi. Anche Andrea Conticini, strettissimo collaboratore di Tiziano Renzi, e il gemello Luca sono indagati per riciclaggio e autoriclaggio. Nel fascicolo ci sono uno o più progetti che Alessandro Conticini, direttamente impegnato in attività umanitarie nel Corno d'Africa, avrebbe presentato alla Foundation Ceil and Michael E. Pulitzer (quella del celebre premio giornalistico), da cui ottenne donazioni per 5.515.767 dollari tra il 2009 e il 2016 tramite l'organizzazione non profit Operation Usa. Altri 3.882.907 dollari arrivarono dall'Unicef e per i magistrati fiorentini 6,6 milioni di donazioni vennero utilizzati dai Conticini per investimenti che nulla avevano a che fare con la beneficenza.
Nella documentazione dell'accusa di trova anche la segnalazione trasmessa dalla Banca d'Italia per presunte operazioni sospette realizzate attraverso un conto della Cassa di risparmio di Rimini (agenzia di Castenaso, paese di origine dei Conticini). Ma non solo. Per esempio la presidente di Play therapy international, la settantatreenne psicoterapeuta Monika Jephcott, a cui era affiliata la Play therapy Africa di Conticini, ha inviato in Procura una memoria con le proprie accuse, confermando quelle già riferite ai media nel 2016. «Abbiamo documenti, mail e prove che potrebbero essere utili ai magistrati per decidere sul caso che riguarda Conticini. Potremmo dare tutto ai magistrati tramite i nostri legali se ci contattassero per vie ufficiali», aveva dichiarato due anni fa la donna. Una promessa che si è tradotta nel j'accuse inviato ai pm e controfirmato dal suo legale.
La Pta Ltd, fondata nel 2008, era di Alessandro Conticini, della moglie Valérie Quéré e della Pti ltd. La sua prima segretaria è stata proprio la Jephcott. Quali erano gli obiettivi della Pta? Come abbiamo raccontato domenica scorsa i due coniugi hanno pubblicato uno studio, rintracciabile su Internet, sulla «Stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell'Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri. La società Pta Ltd si è sciolta nel 2013.
La sede era nel Sussex, contea dell'Inghilterra meridionale, ma ora i coniugi Conticini si sono trasferiti in Portogallo, a Cascais, dove nel gennaio 2017 hanno stabilito il quartier generale della loro società immobiliare, la Cosmikocean.
La Procura di Firenze ha messo gli occhi su due bonifici partiti dall'Italia il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017 destinati a «un investimento immobiliare per euro 1.965.445» proprio in Portogallo.
E due possibili acquisti emergerebbero dalla documentazione di cui la Verità è entrata in possesso. Il primo si trova in Travessa Sao Carlos 80 a Cascais, dove Alessandro Conticini e la moglie francese hanno trasferito la loro residenza. Allo stesso indirizzo, come detto, si trova anche la sede della Cosmikocean.
Il secondo bonifico, quello dell'aprile 2017, coincide con la richiesta fatta al Comune di Lisbona per ottenere l'autorizzazione a lavori di ristrutturazione in Rua de Santa Marta 66-66 b. La prima istanza è stata presentata il 10 maggio 2017, la seconda pochi giorni fa, il 12 giugno 2018.
Il 23 gennaio 2017 Conticini e il socio Alessandro Radici, un dirigente della Safilo residente a Estoril, hanno fondato la Cosmikocean investendo un capitale di 1.000 euro e ne sono diventati gli amministratori. Una società per quote con questo oggetto sociale: «Acquisto e vendita di beni immobili, affitto di beni immobili; alloggi arredati per turisti; riparazione, trasformazione e restauro di edifici».
Il 15 dicembre 2017 la Cosmikocean viene trasformata in «una società anonima», sono designati i nuovi organi sociali ed è deliberato un aumento di capitale. Conticini e Radici versano 24.500 euro ognuno e le loro due signore, Valérie Quéré e Debora Ripamonti, entrano nella compagine con una quota simbolica di 25 euro a testa. Con loro fa l'ingresso nella Cosmikocean anche Carlos Manuel GonÇalves da GraÇa. Gli amministratori restano Conticini e Radici. La società di revisione si trova in Rua de Santa Marta.
Non è facile avere informazioni sulla ditta dai diretti interessati. Radici, un amante del jiu jitsu brasiliano, praticato in una palestra di Lisbona, sabato ci ha risposto cortesemente via Facebook dalle ferie in Sardegna e ci ha chiesto di anticipargli l'argomento dei quesiti. A quel punto ci ha inviato il suo numero di cellulare. Ma deve avere avuto un repentino ripensamento. Infatti, quando abbiamo provato a contattarlo, il telefonino è risultato sempre spento. Inoltre Radici ha bloccato il cronista su Facebook, rendendo impossibile l'invio di altri messaggi.
Per tale motivo per trovare qualche traccia degli affari della Cosmikocean bisogna raggiungere il centro di Lisbona e precisamente Rua de Santa Marta, a un passo dall'avenida da Liberdade, il viale principale della capitale lusitana, l'«arteria della città che non dorme mai», con esclusivi hotel e boutique di lusso.
È una zona ricca di storia, con pregevoli palazzi del Settecento, vicina all'università e al centro di un significativo boom edilizio.
Al civico 66 si trova il condominio in piena ristrutturazione e su un balcone campeggia il cartello con indicato il «titular do alvarà», ovvero il titolare della licenza ai lavori: la Cosmikocean. Il termine è previsto per l'inizio del 2019, dopo 19 mesi.
Sul sito di Sotheby's, come ha segnalato ieri Il Fatto quotidiano, è possibile visionare l'intero progetto. «Il Santa Marta 66 si trova nel cuore di Lisbona (…)», si legge sul sito che presenta il lussuoso stabile. «Preservando meticolosamente la bellezza della facciata originale, recupera i dettagli classici dei primi anni del XX secolo e offre alla città 4 loft esclusivi. Un notevole progetto di recupero che offre alloggi moderni per coloro che amano il massimo del comfort e della funzionalità». Tre appartamenti misurano 147 metri quadrati, uno 118, e hanno tutti tre stanze da letto, tre bagni e un parcheggio. I prezzi vanno da 985.000 euro a 1.390.000 euro per un totale di 4.360.000 euro. Le foto mostrano stanze eleganti dalle tinte chiare e dall'arredamento moderno, mentre gli spazi comuni sono impreziositi da vasche e giardini. «Santa Marta 66 è il tuo rifugio segreto nel cuore di Lisbona» assicura l'annuncio. Un progetto per ricchi signori che sembra aver poco a che fare con i bambini africani malnutriti.
Giacomo Amadori
Continua a leggereRiduci
Iniziano domenica le riprese del documentario su Firenze del senatore semplice, a un passo dall'accordo con Mediaset per la messa in onda. Santa Maria del Fiore off limits per i turisti, verrà impiegato anche un drone. Il suo cachet? Centinaia di migliaia di euro.Il fratello del cognato dell'ex premier avrebbe utilizzato parte dei soldi sottratti ai bimbi africani per ristrutturare uno stabile nel centro della capitale. Ben quattro appartamenti di pregio in vendita anche a 1,3 milioni.Lo speciale contiene due articoliMa Matteo Renzi è un populista? Due anni fa, in un talkshow, fecero questa domanda al critico d'arte Philippe Daverio. Che rispose: «Sì. Io ogni tanto sono spaventato da un fatto hegeliano, che lui sia la sintesi di due antitesi: Berlusconi e Roberto Benigni. Renzi è un berlusconiano con l'accento toscano, che fa simpatia». Daverio non poteva sapere che adesso l'ex premier di Rignano sull'Arno non solo gli farà concorrenza, girando un documentario sulle bellezze di Firenze che quasi sicuramente (le trattative sono bene avviate) finirà sulle reti Mediaset del sullodato Cavaliere, ma lo farà proprio per combattere «il populismo, il qualunquismo e la paura». E per dare uno schiaffo morale a Matteo Salvini e a Luigi Di Maio, grazie alle autorizzazioni concesse dal suo amico sindaco, Dario Nardella, potrà utilizzare gratis piazza del Duomo, sequestrandola a cittadini e turisti per un intero giorno. Come direbbe Renzi-Totò, «c'è chi può e chi non può: e io può». E insomma, alla larga dal salotto di Firenze dalle ore 18 di martedì 21 alle ore 8 del giorno dopo. In caso di pioggia, l'autorizzazione è estesa anche al giorno successivo. Renzi sta mettendo a punto un documentario a puntate sulla città che, da sindaco, lo ha lanciato nella politica e per farlo si travestirà da esperto di arte e di storia, nonostante possa vantare solo una onesta laurea in giurisprudenza e la partecipazione a un quiz televisivo di cultura generale. L'uomo che si è abbattuto sulla storia della sinistra italiana come un uragano, in pochi anni passa dunque dalle slide con gli 80 euro allo spiegone del Corridoio vasariano, del Palazzo Medici Riccardi, di Santa Croce e di Santa Maria Novella. La vera notizia, visto il personaggio, è che non avrà al suo fianco Maria Elena Boschi. Il nostro populista col Bignamino ha spiegato che «ne verrà fuori una grande battaglia contro la demagogia, il qualunquismo e la paura. Bellezza contro odio, apertura contro protezionismo, Rinascimento contro oscurantismo». Forse, più che all'amico Nardella, doveva chiedere il permesso al prefetto, alla voce «manifestazioni politiche». In ogni caso le riprese che rischiano di scatenare più polemiche (si comincia domenica 19) sono quelle davanti a Santa Maria del fiore, con il transennamento di piazza Duomo. A fare domanda al Comune, ovviamente, non è stato Renzi, ma la casa di produzione del manager delle star tv Lucio Presta. Sarà vietato anche il semplice passaggio delle persone e per le riprese dall'alto verrà utilizzato un drone. Si spera che anche quello, come il famoso appartamento, non sia prestato all'amico Matteo dal tecnologicissimo Marco Carrai. Francesco Torselli, battagliero capogruppo di Fdi in Comune, fa la sintesi di questa bizzarra situazione: «Così come il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Renzi perde le elezioni, ma non il vizio di utilizzare Firenze come il proprio palcoscenico personale». E spiega che «grazie ai permessi accordati dall'amico-sindaco Nardella, stavolta può addirittura improvvisarsi one man-show in una piazza del Duomo vietata perfino al transito pedonale. Ne approfitti ora, il Piero Angela di Rignano, perché tra dieci mesi, la musica cambierà anche a Firenze». E già, perché si vota e non è detto che impadronirsi dei Medici a scopi propagandistici salvi quel che resta del Pd.Tanto per inquadrare il trattamento riservato al senatore Renzi, durante l'edizione 2018 del Torneo di San Giovanni di calcio storico fiorentino sono state effettuate riprese in esclusiva, durante le partite e in notturna, richieste da Martina Rojas Chaigneau per conto della Arcobaleno Tre srl, società riconducibile a Lucio Presta. Il costo della concessione, secondo fonti del municipio, si aggirava intorno ai 5.000 euro.La stessa Rojas Chaigneau, sempre per conto dell'Arcobaleno Tre, ha chiesto e ottenuto l'utilizzo esclusivo di piazza del Duomo per Renzi-Cicerone. Per regolamento del Comune, i primi tre giorni di utilizzo sono gratuiti, quindi non dovrebbe esserci alcuna spesa per l'occupazione di suolo pubblico da parte della Arcobaleno Tre. Ovviamente, essendo una piazza un po' speciale, ovvero al di fuori di quelle normalmente concesse, per poterla utilizzare c'è bisogno di un parere favorevole del sindaco e della giunta. Via libera che sono stati prontamente dati. Assai efficiente anche l'Enac, l'ente nazionale per l'aviazione civile, che ha subito autorizzato il sorvolo della piazza con il drone. Le puntate dovrebbero essere trasmesse in Italia il prossimo inverno: l'accordo con Mediaset ieri era dato «a un passo» anche dal Giornale. A Renzi dovrebbe andare un compenso di alcune centinaia di migliaia di euro. Gli saranno utili per pagarsi il mutuo del villone da 1,3 milioni che si è appena comprato a Firenze dopo una vita di duro lavoro. Francesco Bonazzi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/renzi-sequestra-piazza-duomo-per-lo-show-tv-2595569726.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="laffare-immobiliare-dei-conticini-un-condominio-extra-lusso-a-lisbona" data-post-id="2595569726" data-published-at="1774142539" data-use-pagination="False"> L'affare immobiliare dei Conticini: un condominio extra lusso a Lisbona L'inchiesta fiorentina sui fratelli Conticini e sulla presunta appropriazione indebita di donazioni dell'Unicef e della Fondazione Pulitzer prosegue. Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco e la pm Giuseppina Mione sono in attesa delle denunce delle organizzazioni umanitarie contro Alessandro Conticini, fratello di Andrea, cognato dell'ex premier Matteo Renzi. Anche Andrea Conticini, strettissimo collaboratore di Tiziano Renzi, e il gemello Luca sono indagati per riciclaggio e autoriclaggio. Nel fascicolo ci sono uno o più progetti che Alessandro Conticini, direttamente impegnato in attività umanitarie nel Corno d'Africa, avrebbe presentato alla Foundation Ceil and Michael E. Pulitzer (quella del celebre premio giornalistico), da cui ottenne donazioni per 5.515.767 dollari tra il 2009 e il 2016 tramite l'organizzazione non profit Operation Usa. Altri 3.882.907 dollari arrivarono dall'Unicef e per i magistrati fiorentini 6,6 milioni di donazioni vennero utilizzati dai Conticini per investimenti che nulla avevano a che fare con la beneficenza. Nella documentazione dell'accusa di trova anche la segnalazione trasmessa dalla Banca d'Italia per presunte operazioni sospette realizzate attraverso un conto della Cassa di risparmio di Rimini (agenzia di Castenaso, paese di origine dei Conticini). Ma non solo. Per esempio la presidente di Play therapy international, la settantatreenne psicoterapeuta Monika Jephcott, a cui era affiliata la Play therapy Africa di Conticini, ha inviato in Procura una memoria con le proprie accuse, confermando quelle già riferite ai media nel 2016. «Abbiamo documenti, mail e prove che potrebbero essere utili ai magistrati per decidere sul caso che riguarda Conticini. Potremmo dare tutto ai magistrati tramite i nostri legali se ci contattassero per vie ufficiali», aveva dichiarato due anni fa la donna. Una promessa che si è tradotta nel j'accuse inviato ai pm e controfirmato dal suo legale. La Pta Ltd, fondata nel 2008, era di Alessandro Conticini, della moglie Valérie Quéré e della Pti ltd. La sua prima segretaria è stata proprio la Jephcott. Quali erano gli obiettivi della Pta? Come abbiamo raccontato domenica scorsa i due coniugi hanno pubblicato uno studio, rintracciabile su Internet, sulla «Stimolazione emotiva per bambini gravemente malnutriti» in una regione dell'Etiopia, in particolare attraverso il gioco a cui vennero educate le madri. La società Pta Ltd si è sciolta nel 2013. La sede era nel Sussex, contea dell'Inghilterra meridionale, ma ora i coniugi Conticini si sono trasferiti in Portogallo, a Cascais, dove nel gennaio 2017 hanno stabilito il quartier generale della loro società immobiliare, la Cosmikocean. La Procura di Firenze ha messo gli occhi su due bonifici partiti dall'Italia il 17 novembre 2015 e il 4 aprile 2017 destinati a «un investimento immobiliare per euro 1.965.445» proprio in Portogallo. E due possibili acquisti emergerebbero dalla documentazione di cui la Verità è entrata in possesso. Il primo si trova in Travessa Sao Carlos 80 a Cascais, dove Alessandro Conticini e la moglie francese hanno trasferito la loro residenza. Allo stesso indirizzo, come detto, si trova anche la sede della Cosmikocean. Il secondo bonifico, quello dell'aprile 2017, coincide con la richiesta fatta al Comune di Lisbona per ottenere l'autorizzazione a lavori di ristrutturazione in Rua de Santa Marta 66-66 b. La prima istanza è stata presentata il 10 maggio 2017, la seconda pochi giorni fa, il 12 giugno 2018. Il 23 gennaio 2017 Conticini e il socio Alessandro Radici, un dirigente della Safilo residente a Estoril, hanno fondato la Cosmikocean investendo un capitale di 1.000 euro e ne sono diventati gli amministratori. Una società per quote con questo oggetto sociale: «Acquisto e vendita di beni immobili, affitto di beni immobili; alloggi arredati per turisti; riparazione, trasformazione e restauro di edifici». Il 15 dicembre 2017 la Cosmikocean viene trasformata in «una società anonima», sono designati i nuovi organi sociali ed è deliberato un aumento di capitale. Conticini e Radici versano 24.500 euro ognuno e le loro due signore, Valérie Quéré e Debora Ripamonti, entrano nella compagine con una quota simbolica di 25 euro a testa. Con loro fa l'ingresso nella Cosmikocean anche Carlos Manuel GonÇalves da GraÇa. Gli amministratori restano Conticini e Radici. La società di revisione si trova in Rua de Santa Marta. Non è facile avere informazioni sulla ditta dai diretti interessati. Radici, un amante del jiu jitsu brasiliano, praticato in una palestra di Lisbona, sabato ci ha risposto cortesemente via Facebook dalle ferie in Sardegna e ci ha chiesto di anticipargli l'argomento dei quesiti. A quel punto ci ha inviato il suo numero di cellulare. Ma deve avere avuto un repentino ripensamento. Infatti, quando abbiamo provato a contattarlo, il telefonino è risultato sempre spento. Inoltre Radici ha bloccato il cronista su Facebook, rendendo impossibile l'invio di altri messaggi. Per tale motivo per trovare qualche traccia degli affari della Cosmikocean bisogna raggiungere il centro di Lisbona e precisamente Rua de Santa Marta, a un passo dall'avenida da Liberdade, il viale principale della capitale lusitana, l'«arteria della città che non dorme mai», con esclusivi hotel e boutique di lusso. È una zona ricca di storia, con pregevoli palazzi del Settecento, vicina all'università e al centro di un significativo boom edilizio. Al civico 66 si trova il condominio in piena ristrutturazione e su un balcone campeggia il cartello con indicato il «titular do alvarà», ovvero il titolare della licenza ai lavori: la Cosmikocean. Il termine è previsto per l'inizio del 2019, dopo 19 mesi. Sul sito di Sotheby's, come ha segnalato ieri Il Fatto quotidiano, è possibile visionare l'intero progetto. «Il Santa Marta 66 si trova nel cuore di Lisbona (…)», si legge sul sito che presenta il lussuoso stabile. «Preservando meticolosamente la bellezza della facciata originale, recupera i dettagli classici dei primi anni del XX secolo e offre alla città 4 loft esclusivi. Un notevole progetto di recupero che offre alloggi moderni per coloro che amano il massimo del comfort e della funzionalità». Tre appartamenti misurano 147 metri quadrati, uno 118, e hanno tutti tre stanze da letto, tre bagni e un parcheggio. I prezzi vanno da 985.000 euro a 1.390.000 euro per un totale di 4.360.000 euro. Le foto mostrano stanze eleganti dalle tinte chiare e dall'arredamento moderno, mentre gli spazi comuni sono impreziositi da vasche e giardini. «Santa Marta 66 è il tuo rifugio segreto nel cuore di Lisbona» assicura l'annuncio. Un progetto per ricchi signori che sembra aver poco a che fare con i bambini africani malnutriti. Giacomo Amadori
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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