Renzi mette i voti alla Meloni ma sbaglia i conti
(Ansa)

Le bugie hanno le gambe corte, ma se ci sono di mezzo Matteo Renzi e il suo partito le hanno cortissime. Abbiamo già documentato da dove nasca il rischio che le accise sul gasolio vengano aumentate: a pretendere di togliere i sussidi considerati ambientalmente dannosi, cioè a favore dei carburanti, è la sinistra, che da tempo ha sposato le posizioni estremiste di Ultima generazione, senza rendersi conto che le misure sollecitate vanno a danno dei redditi bassi, che pagherebbero di più non soltanto il pieno per le automobili, ma anche i generi alimentari, per effetto dei rincari nell’autotrasporto.

Ma il meglio a proposito di mistificazione lo ha dato Italia viva, che scopiazzando la campagna elettorale di Trump, ha pubblicato via social network alcune tabelle per dimostrare che con Giorgia Meloni al governo, i prezzi di generi di prima necessità sono schizzati alle stelle. Secondo il partito di Renzi, sarebbe colpa della presidente del Consiglio se la carne, l’olio e il pane sono rincarati rispetto a quando a Palazzo Chigi c’era Mario Draghi. «Giorgia, quanto ci costi?» è stata la domanda retorica del partitino del senatore semplice di Rignano. Però i dati pubblicati da Renzi e compagni sono stati confutati dagli stessi utenti e, soprattutto, da un noto sito di fact checking come Pagella politica, che ha fatto le pulci alla propaganda di Italia viva non soltanto sulla grafica scopiazzata dalla campagna elettorale di The Donald, ma anche sui contenuti.

Nella grafica pubblicata dal partito di Renzi balzavano all’occhio gli aumenti del costo della carne (passato da 20,18 euro al chilo a 21,18), dell’olio (da 5,32 a 9,74 euro al litro), del latte (da 1,50 a 2,04 euro) e così via per tutti gli altri generi alimentari, partendo dal pane per finire al tonno in scatola, passando per la farina, il caffè, la passata di pomodoro eccetera. La fonte a cui Italia viva ha attinto le informazioni è l’Osservatorio prezzi e tariffe del ministero per le Imprese e il made in Italy. E fin qui nulla da dire. Il problema si presenta secondo Pagella politica quando si confrontano i dati con quelli del passato e si fa la media a livello nazionale. I prezzi mensili dei beni e dei servizi di largo consumo sono divisi per province e la media non è calcolata. Può darsi che il partito di Renzi abbia fatto la sintesi di tutte le informazioni ma, come nota il sito di fact checking, i dati relativi al mese di luglio, quello preso in esame, riguardano solo la provincia di Roma e non tutta Italia. Dunque, forse si sono mischiati numeri non compatibili.

Tuttavia, è sui periodi che i conti non tornano. «Se si prendono i dati relativi a febbraio 2021, il mese in cui si è insediato il governo Draghi, i prezzi dei prodotti scelti da Italia viva erano più bassi rispetto a quando Draghi ha ceduto il posto a Meloni». Ma se si guardano i prezzi di ottobre 2022, le cose cambiano, perché a seguito dell’invasione in Ucraina i prezzi sono saliti. «Non è finita qui. Il confronto fatto da Italia viva tra governo Draghi e governo Meloni», scrive il sito, «sta poco in piedi per un altro motivo». La ragione è presto detta: i prezzi cambiano da provincia a provincia, a seconda del periodo. Per questo, lo stesso Osservatorio mette in guardia da raffronti spericolati. Ciò detto, Pagella Politica spiega che «in realtà i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti soprattutto durante il governo Draghi, quando in generale c’è stato un forte aumento dell’inflazione, causati in particolare dall’aumento dei costi dell’energia». Durante il governo Meloni, i prezzi hanno continuato a crescere, sostiene il sito di fact checking, ma a un ritmo più lento, prova ne sia che a luglio l’Italia aveva l’inflazione più bassa tra i Paesi del G7 e, secondo Eurostat, tra tutti i Paesi della Ue. Conclusione di Pagella Politica, sito che non è sempre tenero con il centrodestra: «Seguendo il ragionamento fuorviante di Italia viva, il partito di Renzi dovrebbe attribuire al governo Meloni i meriti di questi risultati».

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