Troppi sbarchi, Starmer fa il duro. Le Ong rilanciano: «Visti per 10.000»
Sono 36.816 i migranti sbarcati sulle coste britanniche da gennaio a dicembre del 2024, con un aumento del 25% rispetto al 2023. Si tratta di dati che illustrano bene la situazione allarmante nel Regno Unito sul fronte dell’immigrazione e che non possono fare altro che condurre il primo ministro laburista, Keir Starmer, a lasciar da parte l’ideologia e affrontare la realtà. Solo nei quattro giorni successivi al giorno di Natale sono stati 1.500 i migranti giunti nel Regno Unito. A rendere più grave l’allarme sono anche i morti della traversata nel Canale della Manica che, secondo quanto riportato da Refugee council e da Reuters, sono stati 69 nel corso dello scorso anno: è il numero più alto mai registrato.
Dunque, per porre un freno all’immigrazione illegale, ieri il governo britannico ha annunciato una nuova legge ad hoc sulla sicurezza delle frontiere che sarà presentata al Parlamento nelle prossime settimane. A finire nel mirino dell’esecutivo britannico sono «le gang di trafficanti di esseri umani» che saranno sottoposte a una serie di limitazioni ancor prima del processo in tribunale e che includono: divieto di viaggiare, nessun accesso ai social media, restrizioni sull’uso dei telefoni e dei laptop e anche una stretta sull’accesso alle finanze per «evitare che i profitti criminali siano nascosti».
L’obiettivo del governo è stato chiarito in un comunicato in cui si spiega che «adottando queste misure in una fase precoce delle investigazioni e senza la necessità di una condanna, miriamo a introdurre ordinanze provvisorie che contribuiranno a contrastare i trafficanti e tutte le forme di criminalità organizzata». Nella nota viene anche chiarito che «attualmente, ottenere un’ordinanza di prevenzione dei reati gravi sui sospettati, inclusi i trafficanti di esseri umani, può essere un processo complicato e lungo», dunque «le nuove ordinanze provvisorie andranno oltre, velocizzando il procedimento per introdurre restrizioni contro persone sotto inchiesta».
Il ministro dell’Interno, Yvette Cooper, intervenendo sulla questione, ha detto: «Daremo alle forze dell’ordine poteri più forti necessari per perseguire e fermare queste vili reti di gang». E chi non rispetta l’ordinanza potrebbe rischiare fino a cinque anni di carcere.
Non tutti stanno accogliendo con entusiasmo le proposte dell’esecutivo, che viene criticato sia dal conservatore e ministro ombra dell’Interno, Chris Philp, sia dalle organizzazioni umanitarie. Secondo quanto riportato dal Guardian, Philp avrebbe commentato: «I laburisti hanno faccia tosta nel dichiarare di essere duri con i trafficanti di esseri umani. Hanno votato contro condanne più severe per queste stesse gang di criminali nell’ultima legislatura. Ciò che avrebbe fermato le barche sarebbe stato il deterrente delle espulsioni, ma i laburisti hanno cancellato l’accordo con il Ruanda ancor prima che iniziasse».
Mentre organizzazioni come Refugee council dubitano che fermare i criminali abbia un impatto diretto sulla riduzione degli sbarchi e nel report Deaths in the Channel - what needs to change (Morti nel Canale - cosa deve cambiare), l’associazione ha proposto l’introduzione di 10.000 visti per rifugiati nel tentativo di scoraggiare la traversata mortale.
Sempre ieri il governo britannico ha posto anche l’accento sull’importanza della «collaborazione internazionale» per arrestare i capibanda dei trafficanti, citando l’operazione congiunta tra il National crime agency (Nca) e il Belgio, che ha portato all’arresto di tre trafficanti afghani nel Regno Unito, ritenuti colpevoli del trasporto di migliaia di migranti in Europa e di molestie sessuali contro migranti minorenni.
Ed è proprio dall’Afghanistan che provengono la maggior parte dei migranti illegali nel Paese anglosassone. Infatti nel 2024, da gennaio a settembre, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno britannico, sono arrivati tramite piccole imbarcazioni 4.160 migranti originari dell’Afghanistan e a seguire: 3.132 vietnamiti, 2.948 iraniani, 2.895 siriani, 1.909 di nazionalità eritrea e 1.767 sudanesi.
Dall’altra parte dell’Oceano invece, sempre sul fronte migranti, l’Honduras è arrivata a minacciare di chiudere le basi militari americane presenti nel territorio honduregno nel caso in cui Donald Trump procedesse con l’espulsione di massa dei migranti dagli Stati Uniti. A parlarne è stato il presidente dell’Honduras Xiomara Castro, che ha dichiarato: «Dinanzi a un atteggiamento ostile di espulsione di massa, potremmo considerare un cambio della nostra politica di cooperazione con gli Stati Uniti, soprattutto in campo militare». E ha aggiunto che «Washington ha da decenni basi militari nel nostro territorio senza pagare un centesimo», basi che «perderebbero ogni ragione di esistere». Per affrontare la questione migrazione, Castro, presidente di turno della Comunità dei Paesi dell’America latina e dei Caraibi, convocherà insieme al presidente messicano Claudia Sheinbaum un vertice dei ministri degli Esteri a gennaio.





