Invogliano i migranti ad andare in Uk usando video con ragazzine di 12 anni

Su X è diventato di nuovo virale un video che ha fatto rabbrividire molti utenti britannici. Nella clip, realizzata nel 2023 da una scuola gallese e successivamente rilanciata dal Welsh refugee council, alcune ragazzine di circa 12 anni danno il benvenuto ai rifugiati, spiegando loro quali mirabolanti opportunità li attendono in Galles.
«Accogliamo tutti», affermano le giovani protagoniste, illustrando i servizi messi gentilmente a disposizione degli immigrati: corsi di inglese, assistenza per trovare un alloggio, accesso alla sanità pubblica, istruzione gratuita e sostegno per l’inserimento lavorativo. Una delle ragazze cita persino la collaborazione tra Ikea e il Welsh refugee council per favorire l’assunzione dei rifugiati.
Il video era già finito al centro delle polemiche nel gennaio 2025, quando venne condiviso da Elon Musk per mostrare le storture della propaganda immigrazionista. Oggi, però, è tornato a circolare sui social senza un intervento diretto del patron di Tesla. E il motivo è semplice: il contesto britannico è radicalmente cambiato. Se fino a poco tempo fa quel messaggio veniva presentato come un esempio virtuoso di integrazione e solidarietà, oggi molti cittadini lo interpretano come l’emblema di una stagione politico-culturale in cui istituzioni, scuole, enti pubblici e organizzazioni legate al mondo dell’accoglienza non esitavano a coinvolgere persino i minori nella promozione dell’immigrazione di massa. L’indignazione generale, del resto, è ancora più veemente di allora perché adesso il Regno Unito è stato letteralmente travolto da uno degli scandali più gravi della sua storia recente: quello delle grooming gang.
Negli ultimi mesi, infatti, il dibattito è andato ben oltre le responsabilità dei criminali delle «bande di adescamento». Al centro dell’attenzione, ormai, c’è soprattutto il comportamento delle istituzioni che, per anni, non riuscirono a proteggere migliaia di ragazze vulnerabili. Le recenti condanne inflitte a una ventina di persone, per la maggior parte uomini di origine pachistana, hanno riacceso i riflettori sul fenomeno, ma le polemiche sono state ulteriormente alimentate dal rapporto della baronessa Louise Casey e dall’avvio di una nuova inchiesta nazionale.
Secondo la Casey, per troppo tempo le istituzioni britanniche hanno affrontato il problema con un approccio burocratesco e superficiale. Le sue conclusioni, peraltro, hanno contribuito a far emergere nuove testimonianze delle vittime, molte delle quali sostengono di essere state trattate come responsabili del proprio destino, anziché come minorenni da proteggere. Alcune raccontano di essere state ignorate dalla polizia, mentre altre accusano servizi sociali e autorità locali di aver ignorato i loro ripetuti segnali d’allarme.
Nelle scorse settimane sono emersi nuovi casi di donne che, durante gli anni degli abusi, finirono per essere perseguite o condannate per reati collegati allo sfruttamento subito. Alcune di queste sentenze potrebbero ora essere riesaminate alla luce delle conclusioni dell’inchiesta Casey. Nel frattempo, in Parlamento sono state lette testimonianze drammatiche di sopravvissute che descrivono anni di violenze, intimidazioni e stupri sistematici consumati nell’indifferenza di chi avrebbe dovuto intervenire. E si tratta di vittime che, in alcuni casi, avevano appena 12 anni quando iniziarono gli abusi. Non stupisce che il video con le ragazzine gallesi abbia ripreso a spopolare sui social. Per molti britannici, quelle immagini rappresentano il simbolo di una stagione politica fallimentare.






