La Concertopoli targata Silvia Salis entra pure al palazzetto dello sport

È stata per un decennio campionessa italiana di lancio con il martello. Per questo non deve stupire che per lucidare la sua immagine patinata di politico alla moda non usi solo il palco delle manifestazioni musicali, ma anche gli eventi sportivi.
Il mondo da cui proviene e dove si è fatta le ossa, arrivando a ricoprire la carica di vicepresidente vicario del Comitato olimpico. Ma per regalarsi questo tipo di ribalta sembra che la nostra sindaca non badi a spese.
Tanto quello che conta è una bella photo opportunity in mezzo agli atleti o magari, come è accaduto nel recente quadrangolare a cui ha preso parte la pluridecorata nazionale di pallavolo femminile, uno scatto, molto poco istituzionale, mentre schiaccia la palla. Immagine subito postata sul profilo Facebook della Federazione del volley.
Il 17 marzo il vicesindaco dem Alessandro Terrile aveva dichiarato in Consiglio comunale: «Tutti gli eventi sportivi saranno finanziati a bando».
Un concetto ribadito il 15 aprile dalla stessa sindaca, mentre ribadiva la volontà della sua giunta di sostenere lo sport in modo «trasparente»: «Abbiamo scelto di erogare contributi solo attraverso un bando dedicato e non più con singoli provvedimenti separati per ciascuna richiesta...».
Terrile è lo stesso che il 28 aprile aveva dichiarato in aula: «Né il concerto di Charlotte De Witte, né quello di Olly allo stadio, che peraltro non è organizzato dal Comune, risultano organizzati dalla Rst events Srl che è la aggiudicataria della procedura di gara del Capodanno 2020».
Dichiarazioni smentite in pochi giorni. Infatti il nome della Rst è su tutte le locandine che pubblicizzano i tre spettacoli di Olly in programma a Genova in questi giorni (il primo si è svolto ieri).
Mentre per quanto riguarda lo sport il 7 maggio 2026 la Salis e i suoi assessori hanno votato una delibera di giunta che stabiliva di «riconoscere la rilevanza nazionale, di forte impatto socio-economico e culturale per la città, del Quadrangolare internazionale di pallavolo (Italia, Serbia, Polonia e Turchia)», «di concedere un contributo a favore della Federazione italiana pallavolo (Fipav) per le attività di organizzazione di un evento di tale portata […] per un importo non superiore a 180.000 euro» e «di accogliere la richiesta di erogazione anticipata del suddetto contributo, per l’importo di 30.000 euro».
Sempre dalla delibera apprendiamo che quella sponsorizzazione sarebbe stata richiesta direttamente dalla Fipav con «formale istanza di concessione di contributo».
Non sappiamo quando il Comune, che ha le casse che languono e l’azienda municipalizzata dei trasporti sull’orlo del crac, abbia deciso di versare l’obolo a favore dell’Aia Aequilibrium Cup Women elite che si è disputata al Palasport di Genova dal 22 al 24 maggio.
Il torneo, che coinvolgeva la nazionale femminile campione olimpica e del mondo, è stato presentato il 24 marzo presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi e la conferenza stampa, ça va sans dire, è stata aperta dalla sindaca.
Alla fine la tre giorni di sfide tra pallavoliste ha potuto contare su un main sponsor come Aia, sul contributo del Comune (a cui si aggiunge la concessione gratuita del Palasport, essendo, è scritto sempre nella delibera, «interesse dell’amministrazione valorizzare i grandi impianti sportivi della città») e sulla vendita dei biglietti. I ticket non avevano certo prezzi popolari (assistere a due partite costava 70 euro, prevendita compresa) e per questo molti posti sono rimasti vuoti. Una scelta poco lungimirante contestata dagli appassionati della pallavolo.
Dopo la firma della delibera, il 13 maggio scorso, Alessandra Bianchi, ex assessore allo Sport nella giunta di centrodestra e attuale capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, ha stigmatizzato, in un comunicato stampa, le dichiarazioni di Terrile e della Salis, contraddette nel giro di pochi giorni dai fatti: «Le parole ancora una volta si sono rivelate vuote visto che la giunta ha deliberato, proprio su singola richiesta della Fipav, un contributo di 180.000 euro per il quadrangolare».
A questo punto la Bianchi ha evidenziato un curioso ripensamento del capo della Federazione: «Non posso dimenticare le dichiarazioni del presidente federvolley, Giuseppe Manfredi, che avevano contribuito solamente ad alimentare polemiche, sterili, ma soprattutto prive di fondamento, cavalcate dai partiti del campo largo genovese sulle altezze del Palasport ritenute inidonee».
In effetti, durante la campagna elettorale regionale del 2024, il presidente della Fipav aveva rilasciato un’intervista al Secolo XIX, in cui prometteva di portare la nazionale a Genova, rimarcando, però, che il Palasport era «troppo basso per le competizioni internazionali».
Tali dichiarazioni erano state subito riprese dal centrosinistra per attaccare il candidato alla Regione Marco Bucci e l’amministrazione comunale che quell’arena avevano appena riacquistato per circa 23 milioni. Tali affermazioni erano state rilasciate senza che il presidente avesse mai effettuato un sopralluogo al Palasport.
Dopo due anni Manfredi ha fatto una bella piroetta e, in occasione della recente presentazione ufficiale dell’evento con la Salis, ha affermato: «Abbiamo aspettato molti anni per poter portare a Genova la pallavolo di grande livello. Ora però l'impiantistica ce lo permette e noi siamo davvero felici di essere qui a presentare un torneo che sono certo sarà davvero avvincente».
La Bianchi ha liquidato la svolta del dirigente sportivo come «una mera strumentalizzazione» e ha aggiunto: «Ha sconfessato di fatto se stesso visto che, nel frattempo, il Palasport e le altezze sono rimaste le stesse». Quindi l’ex assessore ha denunciato la presunta opacità delle procedure amministrative della giunta: «Sottolineiamo ulteriormente tutte le contraddizioni di un’amministrazione che a parole vuole fare della trasparenza il suo baluardo, ma che, ogni volta, con i fatti concreti smentisce se stessa». Il comunicato si concludeva in modo sarcastico: «In attesa anche di conoscere il prossimo evento extra bando che riceverà un finanziamento, sono curiosa di sapere quale scusa si inventeranno questa volta per provare a giustificarsi».
Il 29 maggio la consigliera ha chiesto al Comune, tra le altre cose, il piano finanziario e il rendiconto dettagliato delle spese per il torneo, la convenzione firmata dal Municipio con Fipav e i benefit ricevuti dal Comune, «con specifica degli accrediti messi a disposizione». Evidentemente la Bianchi vuole verificare se anche il quadrangolare di pallavolo, come il concerto di Rds di domenica scorsa, quelli della De Witte e di Capodanno con i Pinguini tattici nucleari sia diventato l’evento personale della Salis, capace di offrire esperienze esclusive per i suoi ospiti vip ai margini della kermesse del momento.
Ieri, intanto, allo stadio Luigi Ferraris si è svolto il primo concerto di Olly e i vertici della Friends & partners, il colosso italiano dell’intrattenimento che attraverso la sua Magellano concerti produce e organizza lo spettacolo, non ci hanno svelato quanto sia costato l’affitto dell’impianto sportivo genovese. Il manager Ferdinando Salzano (che controlla, con la sua Habita, il 40 per cento della F&p), in perfetta sintonia con i politici genovesi, ha deciso di non rispondere alle nostre domande. Silenzio assoluto anche da parte di Barbara Zaggia, amministratrice delegata della stessa F&p, e della genovese Rst di Alessandro Orlando e Nicolò Sasso.
Le due società sono le stesse che hanno portato a Genova i Pinguini tattici nucleari per il concerto di Capodanno. Formalmente la gara è stata vinta dalla Rst, ma chi produce i concerti dei Pinguini e di Olly è la Magellano. Il risultato è sub iudice e ai quesiti del nostro giornale non vuole rispondere nessuno. Salzano, a margine della conferenza stampa di ieri, avrebbe spiegato a un capannello di cronisti che la sua società si preoccuperà di far rifare il manto erboso dello stadio e che la spesa sarebbe di 250.000 euro.
In realtà Genoa e Sampdoria per lo stesso lavoro, in passato, hanno dichiarato di avere versato 1,2 milioni di euro.
In questa vicenda sia i politici che i manager musicali non ritengono di dover dare spiegazioni, né di dover rendere noti i termini degli accordi che riguardano l’utilizzo di beni pubblici.
Purtroppo nessuno in città gliene chiede conto. A partire dai giornali locali.






