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Rapina in villa con tortura. E non si deve sparare?

Rapina in villa con tortura. E non si deve sparare?
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Ogni volta che si discute di legittima difesa, ovvero del diritto a difendersi in casa propria, ti obiettano che i reati sono in diminuzione e dunque non c'è alcun bisogno di fare una legge che ti autorizzi a sparare a chi si introduce senza permesso all'interno della tua abitazione. «Così si legalizza l'omicidio», è arrivato a dire un magistrato contrario al decreto sicurezza predisposto dal ministro dell'Interno, «perché si consente di sparare a chiunque».

Ditegli insomma le consuete banalità che si dicono in tv e che vengono dette da chi una rapina violenta nel cuore delle notte non l'ha mai subita. E poi sentirete che cosa vi risponderanno. Io di certo le frasi scontate che sento pronunciare in tv quando si parla di legittima difesa non le dirò mai. Perché pur sapendo che i delitti sono in calo, e così pure i furti in casa, so anche che sono in aumento le rapine violente e soprattutto so che la criminalità è cambiata. Una volta un ladro si introduceva in una casa quando era certo che non vi fosse il proprietario, in modo da poter agire indisturbato. Ora, invece, i delinquenti attendono che il padrone di casa rientri, augurandosi di trovarlo nel momento in cui è più indifeso, cioè con la propria famiglia. I bambini, i figli, la moglie sono ostaggi da usare per convincere il capofamiglia ad aprire la cassaforte e a consegnare tutto ciò che possiede. Qualcuno magari potrebbe pensare che sia meglio non custodire niente in casa e anzi non avere neppure un forziere. Sbagliato. Come hanno potuto misurare sulla propria pelle i coniugi di Chieti, anche non avere preziosi e una cassaforte è rischioso, perché i banditi si possono arrabbiare, picchiare, violentare, fino a farsi consegnare il bancomat e il codice segreto per svuotarti il conto. Anni fa, i poveri custodi di una villa nel Veneto, furono picchiati, violentati e infine uccisi perché gli assassini non erano rimasti soddisfatti del bottino.

Di famiglie sorprese nel sonno, di pensionati torturati, di anziani soffocati dal bavaglio, sono piene le cronache degli ultimi anni. In tv, nelle puntate di Dalla vostra parte, su Rete 4, abbiamo dato spesso voce al popolo delle vittime, una voce che in molti non vogliono sentire. Soprattutto i tizi che in tv o sui giornali spiegano che la legittima difesa sarebbe il Far West. Io non sono un pistolero e non ho nessuna intenzione di armarmi. Però non posso biasimare chi invece intende farlo. Né ho intenzione di condannare chi, nel cuore della notte, trovandosi davanti un delinquente, reagisce sparando. Oggi la legge stabilisce che la reazione deve essere proporzionale all'offesa. Ma come si fa a sapere quale offesa ti arrecherà il bandito che entra in casa tua mentre dormi? Come si fa a stabilire se è armato, se ha cattive intenzioni, se sentendo che in casa c'è qualcuno scapperà? Come si fa, soprattutto, a imporre alle vittime di non avere paura e di reagire con sangue freddo?

Cari signori, voi che temete la trasformazione dell'Italia in una terra di nessuno, dove le persone dormono con la pistola sotto il cuscino e cenano tenendo la mano sul calcio della colt, quando criticate la legittima difesa, prima abbiate il coraggio di guardare negli occhi le vittime e di vedere i loro corpi torturati. Poi, con calma, ne riparliamo, perché sono certo che ci avrete ripensato.

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Il Maestro fa il bis e raduna un coro di 3.546 voci amatoriali, spiegando la teologia musicale dell’«Ave verum» e lavorando su Verdi, Boito e Bellini. Tra i cantanti, il genitore di Riccardo Minghetti, morto a 16 anni nel rogo.

La maschera con la maglietta gialla e la scritta «Tenori» dirige il traffico e indica gli ultimi posti liberi in platea. La collega in rosso istruisce mezzosoprani e contralti. Baritoni e bassi si dirigono sicuri verso le tribune verdi, mentre i soprani non si tengono e già intonano Azzurro e Volare. Il Pala De André di Ravenna è stracolmo, eppure stavolta il pubblico non c’è.

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La Chiesa non deve scusarsi per la schiavitù
Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, Papa Leone XIII dal 1878 al 1903 (Getty Images)
Le condanne risalgono almeno al 1400. Sull’Africa non arrivò tardi: si espresse quando aveva un senso farlo.

Com’era prevedibile, non è passata inosservata, negli organi di stampa, la parte dell’enciclica Magnifica humanitas nella quale papa Leone XIV, a nome della Chiesa, chiede perdono per l’asserito «ritardo con cui la Chiesa e la società hanno condannato il flagello della schiavitù», essendosi dovuto attendere - egli afferma - «il XIX secolo per trovare una condanna formale, assoluta e universale della schiavitù, in particolare con Leone XIII».

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Leone tira le orecchie agli scout «fluidi»: «Bene educare divisi maschi e femmine»
Papa Leone XIV (Ansa)
Prevost boccia Agesci parlando all’associazione Fse: «I giovani esplorino le caratteristiche proprie dell’essere uomo o donna».

In un’Aula Paolo VI gremita da oltre 3.000 capi dell’Associazione italiana guide e scouts d’Europa cattolici (Fse), papa Leone XIV ha celebrato il cinquantesimo anniversario della fondazione con un discorso che, pur rivolto ai festeggiati, sembra parlare all’intero mondo dello scoutismo cattolico italiano. Gli altri scout cattolici in Italia sono, infatti, rappresentati dall’Agesci, spesso avanguardia di un certo mondo cattolico e che solo qualche giorno fa ne ha dato prova con le discusse aperture in tema di identità di genere e orientamento sessuale anche per i capi educatori.

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«Mai trovate fosse comuni di bimbi». Crolla la bufala sui cattolici canadesi
Il monumento alle vittime della Kamloops Residential School in British Columbia, Canada (Getty Images)
Il più importante quotidiano di Ottawa smentisce la vicenda dei 215 piccoli indigeni inumati presso un istituto religioso: su vaghe «anomalie» del terreno fu montato un caso inconsistente. Ma rilanciato da tutti i giornali.

Cinque anni fa il Canada e gran parte dell’Occidente furono attraversati da un’ondata di indignazione e sgomento. Giornali, televisioni, governi e istituzioni religiose parlarono di «resti di bambini», «tombe anonime», «fosse comuni» e di una nuova prova delle sevizie perpetrate dall’«uomo bianco» contro gli indiani d’America. Oggi, però, a distanza di cinque anni dall’annuncio che fece il giro del mondo, resta un dato difficilmente contestabile: a Kamloops, nella Columbia britannica, non è stato rinvenuto alcun resto umano.

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