Imagoeconomica
Il vicebrigadiere ha ricevuto l’ingiunzione di 137.000 euro. A chiedere soldi persino familiari che dicono d’aver visto il morto anche quando questo si trovava in cella. E i cinque figli che avevano deciso di allontanarsi da lui.
Oggi è il giorno della consegna al vicebrigadiere Emanuele Marroccella dell’importo richiesto dal Tribunale di Roma per il pagamento della provvisionale e delle spese legali delle parti civili. Somma raccolta dalla Verità grazie alle vostre sottoscrizioni, che hanno superato di gran lunga la cifra necessaria arrivando a un totale di 450.000 euro. Le eccedenze faranno parte di un fondo vincolato da destinare a casi simili ritenuti meritevoli da questo giornale, sui quali informeremo al centesimo i lettori.
Giovedì, gli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo difensori del carabiniere di 44 anni, sposato con due figli, hanno inviato la richiesta alla Verità, indicando le coordinate Iban del carabiniere per il versamento. L’importo della provvisionale sarà quindi versato dal Marroccella sul conto corrente dell’avvocato Claudia Serafini, che rappresenta le parti civili assieme a Michele Vincelli. Era stato lo stesso studio legale Serafini-Vincelli a presentare ai difensori, tramite lettera raccomandata, la richiesta di pagamento «delle somme liquidate» il 7 gennaio dal giudice Claudio Politi.
Nella sentenza, oltre alla condanna del Marroccella a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», il magistrato aveva disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 125.000 ai parenti del siriano Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, che si sono costituiti parte civile.
La notte del 20 settembre 2020, il carabiniere era intervenuto dietro segnalazione di un furto in un condominio dell’Eur e per bloccare il delinquente, che aveva aggredito e ferito un altro vicebrigadiere, aveva sparato uccidendo il Badawi. L’anticipo sull’importo integrale che il carabiniere dovrà versare in via definitiva, qualora la sua condanna venga confermata in appello e in terzo grado di giudizio, è di 15.000 euro a ciascuno dei cinque figli e alla moglie di Badawi che si erano trasferiti in Svizzera; 5.000 a ciascuno dei sette fratelli per un totale di 125.000.
Ma non è finita. Gli avvocati delle parti civili chiedono anche il pagamento di 8.806 euro come «refusione delle spese di costituzione e difesa» sostenute da moglie, figli e fratelli del pregiudicato siriano. Somma maggiorata dalle voci indicate in ciascuna delle due parcelle come spese generali, contributo per la Cpa, la Cassa previdenza avvocati, e Iva, che eleva a 12.849,01 euro la cifra dovuta ai legali dei parenti del siriano.
Scandaloso è che i familiari avevano chiesto e ottenuto il patrocinio gratuito. Come aveva evidenziato La Verità, per gli extracomunitari può bastare una autocertificazione a dimostrazione di non essere abbienti. Il vicebrigadiere, al quale nemmeno sono state concesse le attenuanti generiche e che ha subìto pure l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, deve dunque dare ben 137.849,01 euro. Per fortuna c’è stata la straordinaria risposta dei lettori della Verità, altrimenti Marroccella non sapeva proprio come raccogliere tutti questi soldi, pari a più di sei anni di stipendio.
Sconcerta, inoltre, la domanda di risarcimento presentata da tredici tra figli e fratelli del siriano, che da come risulta nella memoria difensiva «hanno dichiarato di essere familiari stretti della persona deceduta. Tuttavia, il rapporto parentale, che costituisce il presupposto logico e giuridico per la legittimazione attiva e per la liquidazione del danno, non è stato oggetto di prova diretta».
In 13 si sono costituiti parte civile, ma «solo uno dei cinque figli del Badawi si è fatto vedere durante il processo, degli altri nemmeno l’ombra», sottolineano i legali del vicebrigadiere. Era questa la sofferenza dei familiari superstiti? C’era un provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale del siriano nei confronti di tutti e cinque i figli, la sua famiglia si era spostata in Svizzera come «volontà di allontanamento dalla persona di Jamal Badawi», dichiararono durante il procedimento penale gli avvocati Gallinelli e Rutolo.
L’unico figlio presente alle udienze affermò che nel 2019 c’erano state reciproche visite a Roma e in Svizzera tra il siriano e la sua famiglia, evidentemente per dimostrare il mantenimento di un legame. Non era possibile perché «il 24 luglio 2017, Badawi era stato tradotto in carcere per l’esecuzione di una pena detentiva pari ad anni 3 e mesi 3 per il reato di estorsione, con scarcerazione per fine pena il 22 gennaio 2020», documentava la difesa del Marroccella.
Bisognerà aspettare aprile, per conoscere le motivazioni di una sentenza così dura nei confronti del vicebrigadiere e che ha inasprito la pena a due anni e sei mesi chiesta dalla Procura. Però il risarcimento del danno da reato presuppone l’esistenza di un fatto illecito, ossia di una condotta antigiuridica produttiva di danno ingiusto. «Non si trattò né di legittima difesa né di eccesso colposo, ma di uso legittimo delle armi da parte di un pubblico ufficiale che non ha scelta: deve intervenire», sostengono i suoi avvocati che ricorreranno in Appello.
Per la provvisionale, la difesa riteneva che «non sussistano i presupposti per il riconoscimento delle statuizioni civili come richieste: in particolare, infatti, mancano sia il presupposto dell’illecito, sia la prova del vincolo parentale in capo alle parti civili costituite, il cui legittimo diritto al risarcimento non risulta né provato né presunto nei termini richiesti dall’ordinamento». Il giudice l’ha concessa, assieme al pagamento delle spese delle parti civili.
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- Mario Roggero perderà i beni già sequestrati. E rischia di fallire per i risarcimenti: 780.000 euro, più 88.000 di spese legali. Probabile il colpo di grazia in sede civile: oltre 3 milioni.
- Alessandro Modica, l’autista della banda, parzialmente invalido, pretende circa 250.000 euro. Tra le altre richieste spiccano quelle per la morte di chi ha dato l’assalto all’attività.
Lo speciale contiene due articoli.
Prima ancora che in carcere, Mario Roggero, il gioielliere settantunenne di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in Appello a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori, rischia di finire sotto i ponti, insieme a tutta la sua famiglia.
Se da un lato la sentenza di appello ha ridotto la pena rispetto ai 17 anni del pronunciamento di primo grado, dall’altro, la conferma della provvisionale di 780.000 euro complessivi (più spese legali per almeno 88.000 euro) rende esecutiva quella parte della sentenza, anche se, a differenza di quanto avveniva in passato, il pronunciamento (del quale non sono ancora state depositate le motivazioni) non è ancora irrevocabile. Dopo la sentenza di primo grado, nel maggio 2024, i due immobili di Roggero erano stati sottoposti a sequestro conservativo, disposto sulla base della provvisionale. E con l’esecutività del pronunciamento sulle questioni civilistiche il sequestro conservativo si è convertito in pignoramento immobiliare.
Il gioielliere ha già versato 300.000 euro (recuperati vendendo altri immobili), quindi attualmente devono essere corrisposti ancora 480.000 euro, come detto oltre le spese legali. Richieste risarcitorie alle quali Roggero non è in grado di far fronte. Ma in caso di condanna definitiva, oltre alle porte del carcere per il gioielliere si aprirebbero anche quelle di una causa civile multimilionaria. Per definizione, le provvisionali stabilite dai giudici all’interno di un processo penale sono l’importo dovuto dalla persona condannata come risarcimento parziale, mentre l’ammontare complessivo viene stabilito in un procedimento separato. Nel caso di Roggero, le richieste risarcitorie delle 15 parti civili corrispondono a circa 3.300.000 euro, cifra che rende facilmente prevedibile che, qualora la Cassazione dovesse confermare la condanna in via definitiva, si aprirebbe un processo civile con una richiesta risarcitoria di ben oltre 3 milioni di euro.
Al momento però il problema principale che Roggero si trova a dover affrontare è soprattutto quello dall’ormai prossima procedura di espropriazione forzata immobiliare, che ovviamente sarà impugnata dai suoi legali, ma che crea una situazione decisamente complessa, non solo per il gioielliere, ma per tutta la sua famiglia.
I fatti che hanno portato alla condanna del gioielliere risalgono al 28 aprile 2021, quando Roggero subì una rapina a mano armata all’interno del suo negozio. Tre banditi, armati di pistola (poi risultata finta) e coltello fecero irruzione nell’attività, terrorizzando il commerciante, sua figlia e la moglie. Secondo le dichiarazioni rilasciate nel corso del processo dal gioielliere, l’arma gli fu puntata in faccia ripetutamente, per costringerlo a consegnare il contenuto della cassaforte, mentre la moglie fu colpita duramente al volto. Convinto di essere in imminente pericolo di vita e affermando di voler proteggere sé stesso e la famiglia, dopo un’iniziale colluttazione all’interno del negozio, Roggero reagì sparando con una pistola legalmente detenuta.
A portare alla condanna del commerciante è stato proprio il conflitto a fuoco che si tenne all’esterno della gioielleria. Mentre tre i rapinatori cercavano di fuggire in auto con il bottino, Roggero li inseguì sparando in rapida successione quattro colpi di pistola. Il bilancio di quell’episodio fu tragico: due banditi, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli rimasero uccisi. Un terzo complice, Alessandro Modica, ferito a una gamba, patteggiò successivamente una condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione per la tentata rapina alla gioielleria. Sia durante le indagini che nel corso del processo il commerciante ha sempre sostenuto di non aver sparato per uccidere i rapinatori, ma per salvarsi la vita. Un concetto ribadito in una dichiarazione spontanea resa nell’aula della Corte d’Appello di Torino il 3 dicembre scorso: «Se lui non mi avesse puntato la pistola, io non avrei sparato». Un timore derivante anche da una violenta rapina subita nel 2015. I due responsabili erano stati condannati al pagamento di una somma pari a 95.000 euro come risarcimento. «Sapete quanto ci hanno versato i due rapinatori in cinque anni? Per due volte 50 euro. La mia vita e quella della mia famiglia non sono state più le stesse: continuiamo a vivere nella paura, ogni sconosciuto che entra in negozio ci ricorda quei momenti di terrore», aveva spiegato Roggero.
Ma già nel processo di primo grado i giudici del tribunale di Asti avevano escluso la legittima difesa, condannando, il 4 dicembre 2023, Roggero a 17 anni di reclusione per omicidio volontario, a fronte dei 14 chiesti dalla pubblica accusa. Eppure la perizia psichiatrica richiesta dal tribunale riconosceva che il gioielliere era in una condizione di «stress post-traumatico», derivante dalla rapina del 2015: «Vuole difendersi e difendere la sua famiglia dall’aggressione subita nella rapina. Deve difendere la moglie, le figlie. Perché sa come è andata la rapina precedente. Il dolore, la paura, il terrore, le conseguenze fisiche ancora presenti». Esattamente due anni dopo, il 3 dicembre scorso, la Corte d’Appello di Torino, ha confermato la decisione, abbassando però la pena.
Il complice vuol pure i danni biologici
A far arrivare la provvisionale che il gioielliere Mario Roggero dovrà pagare all’impressionante cifra di 780.000 euro complessivi, è il numero di parti civili, ben 15, che i giudici del tribunale di Asti hanno ammesso nel procedimento contro il commerciante settantunenne, condannato in appello a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e per il ferimento di un terzo. Complessivamente la cifra chiesta dalle parti civili arriva a 3,3 milioni di euro, ma a stabilire la fondatezza di quelle rivendicazioni dovrà essere, nell’eventualità di una condanna definitiva, un giudizio civile, che valuterà ogni singola posizione.
Tra gli atti per procedimento a colpire è la richiesta di danni avanzata dai legali di Alessandro Modica che per il tentato colpo del 28 aprile 2021 nella gioielleria di Grinzane Cavour, ha patteggiato successivamente una condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione. Durante il processo l’uomo, che era riuscito a fuggire dal luogo della tentata rapina per poi essere arrestato qualche ora dopo, raccontò di essere stato lui a indicare ai due complici poi rimasti uccisi l’attività commerciale di Roggero.
Per lui i legali hanno chiesto un risarcimento complessivo di 214.886 euro, che con la «personalizzazione massima» potrebbe arrivare a 250.000 euro. Nella richiesta affermano che Roggero «esplodendo non uno, ma ben due colpi di arma da fuoco nella direzione del Modica ha per ben due volte attentato alla sua vita». «All’evidenza», prosegue il documento, «non si tratta di una ipotesi di responsabilità per colpa, essendo al contrario evidente la natura dolosa dell’illecito contestato all’imputato, agli importi calcolati in forza delle percentuali accertate dai consulenti di parte si è applicata la maggiorazione massima prevista per il danno non patrimoniale risarcibile, tenuto conto dell’età del danneggiato al momento del fatto (34 anni), nonché della percentuale di danno permanente accertata (e non contestata dall’imputato) nella misura del 35%».
Tra le varie voci spicca quello del danno biologico di 140.000 euro, legato proprio a un’invalidità permanente del 35%, la cui esatta origine non è però specificata nel documento. A Modica i giudici hanno riconosciuto una provvisionale da 10.000 euro a fronte degli 80.000 richiesti.
Alla «figlia di fatto» di Andrea Spinelli, uno dei due rapinatori morti nella sparatoria avvenuta dopo il tentato colpo, le toghe hanno riconosciuto una provvisionale di 20.000 euro, a fronte di una richiesta di 245.000 euro, la stessa cifra rivendicata dalla madre dell’uomo, che ha però ottenuto un «acconto» di 30.000 euro.
Il «padre di fatto» del rapinatore ucciso ha chiesto anche lui 245.000 euro, per i quali ha ottenuto una provvisionale di 20.000. La convivente di Spinelli ha diritto a una provvisionale di 60.000 euro, calcolati su una richiesta di 323.000 euro, mentre al fratello e alla sorella dell’uomo, che hanno rispettivamente chiesto 124.000 e 137.000 euro, sono andati 20.000 euro a testa.
Nelle loro conclusioni i legali che rappresentato la famiglia (a eccezione del «padre di fatto») evidenziano che la legittima sofferenza dei loro assistiti è stata «ulteriormente ampliata dalla risonanza mediatica che ha avuto la vicenda», riservandosi «l’approfondimento del tema della personalizzazione del danno da morte violenza in sede civilistica». In poche parole, le cifre potrebbero salire ulteriormente.
La compagna dell’altro rapinatore ucciso, Giuseppe Mazzarino, chiede a Roggero un risarcimento di 343.000 euro, somma in parte giustificata da un aumento del punteggio legato a un’invalidità permanente originata da una grave patologia di cui soffre la donna. A lei i giudici di primo grado hanno riconosciuto una provvisionale da 60.000 euro. La stessa prevista per i due figli minorenni dell’uomo per conto dei quali i legali hanno presentato una richiesta di 294.000 euro a testa. Complessivamente le tre richieste ammontano a 931.000 euro.
Anche la madre e i quattro fratelli di Mazzarino sono tra le parti civili. Per la perdita del figlio i legali della donna hanno chiesto un risarcimento di 235.000 euro e i giudici le hanno riconosciuto una provvisionale di 35.000. I due fratelli e le due sorelle rivendicano invece 127.000 euro circa a testa, e a ognuno dei quattro è stata riconosciuta una provvisionale da 20.000 euro.
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Mario Roggero
Una vedova di un militare morto nell’attentato del 2003 in Iraq restò a bocca asciutta, in quanto «convivente non sposata». Per i congiunti dei delinquenti invece nessun problema: sono già 15 a essersi costituiti in massa.
A breve Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per aver sparato a tre rapinatori, uccidendone due e ferendo il terzo, dovrà dire addio a ogni suo bene. La sua casa e i soldi guadagnati in una vita da lui e dalla sua famiglia serviranno a pagare i parenti dei rapinatori, i quali hanno chiesto un indennizzo del valore di 3,3 milioni e il tribunale ha già concesso loro una provvisionale esecutiva di 780.000 euro, cui si devono aggiungere decine di migliaia di euro di parcelle degli avvocati. Le famiglie dei banditi, del resto, si sono costituite in massa: madri, figli, sorelle, fratelli e conviventi. In totale 15 persone, tutte a rivendicare un risarcimento per la morte dei loro cari, che, impegnati in una rapina, sono stati inseguiti da Roggero.
Il gioielliere avrebbe dovuto lasciarli scappare anche se avevano minacciato con una pistola moglie e figlia e legato quest’ultima. Invece di affrontare, a sua volta con un’arma, i criminali, forse avrebbe dovuto alzare le mani in segno di resa. Probabilmente i delinquenti gli avrebbero svaligiato il negozio, ma almeno si sarebbe risparmiato non soltanto una condanna a 14 anni di carcere ma pure di finire sul lastrico a 71 anni. Invece questo è ciò che sta accadendo dopo che la Corte d’Appello ha sostanzialmente confermato la sentenza di primo grado, riducendo in parte la pena. Oltre a finire in carcere nel caso in cui la Cassazione confermasse il giudizio, Roggero si vede costretto a pagare i parenti di chi lo voleva rapinare. Nonostante il perito nominato dalla Procura abbia ritenuto che quel giorno, dopo essere stato vittima di altre rapine violente e dopo aver visto la moglie e la figlia in pericolo, la sua capacità di intendere e soprattutto di volere si sia alterata fino al punto da renderla «grandemente scemata», Roggero deve risarcire i famigliari di chi ha rovinato la sua vita e quella della sua famiglia. Non solo i parenti, ma anche le conviventi, le quali evidentemente hanno diritto a essere indennizzate nonostante non siano legalmente coniugate.
Ricordo che anni fa, alla compagna di una vittima dell’attentato di Nassirya fu negato ogni risarcimento perché non era sposata. Ma quella era appunto la donna che aveva trascorso anni al fianco di un uomo ucciso durante una missione umanitaria in Iraq, non la convivente di un rapinatore. E nemmeno la figlia di una convivente.
Vi sembra tutto assurdo? Beh, tenetevi forte: il risarcimento andrà anche al patrigno di uno dei rapinatori, per la sofferenza patita. Ma soprattutto andrà pure a uno dei tre banditi, quello ferito e costituitosi parte offesa mentre è detenuto presso la casa di reclusione di Chiavari. Il componente del terzetto scampato all’assalto alla gioielleria di Grinzane Cavour, oltre a un’invalidità parziale, di fronte ai giudici ha lamentato un danno biologico e chiesto un risarcimento di 250.000 euro.
Insomma, tutti in fila per riscuotere da Roggero. Il quale ha già sborsato 300.000 euro e aggiungendo il resto deciso dal tribunale, oltre alle parcelle legali delle parti avverse e pure quelle per la sua difesa, ha visto bruciare più di 1 milione di euro. Ora tocca alla casa, ai terreni e a un edificio comprato negli anni. Dopo il pignoramento (il sequestro cautelare dei beni immobili è stato disposto subito) si procederà all’asta. Ma questo non è che l’inizio, perché con la vendita dell’abitazione della famiglia i parenti dei rapinatori riscuoteranno la cosiddetta provvisionale, cioè la somma stabilita dai giudici in via provvisoria, perché poi probabilmente seguirà la causa civile, per ottenere il resto di quei 3,3 milioni rivendicati dai familiari dei banditi.
Vi sembra giusto? A me no. Io credo che risarcire i parenti di un rapinatore, cioè di colui che accetta il rischio di uccidere o di farsi uccidere, sia sbagliato. Ne ho scritto anche a proposito della condanna del vicebrigadiere Emanuele Marroccella, il quale è stato condannato a indennizzare anche lontani parenti che vivono all’estero (in tutto 13). Se il loro congiunto non avesse cercato di rubare, ferendo un carabiniere, nessuno gli avrebbe sparato. Insomma, lo avete capito: la reazione a un crimine non può trasformare una vittima in un bancomat.
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