Volevano «eliminare i nemici», del premier Pedro Sánchez e del suo cerchio magico. Per questo, ieri agenti dell’Unità operativa centrale (Uco) della Guardia civil sono entrati nella sede federale del Psoe, in via Ferraz a Madrid. Non è stata una vera perquisizione, ma hanno chiesto e ottenuto documentazione.
Si tratta dell’ennesima, stavolta pesantissima, indagine sulle malefatte socialiste. I reati ipotizzati, nei confronti di diversi personaggi di spicco del Partido socialista obrero, o di imprenditori «amici», sono di associazione a delinquere, corruzione, divulgazione di segreti, istigazione alla falsa testimonianza, falsa accusa, falsificazione di documenti commerciali, abuso di potere, traffico di influenze e reati contro le istituzioni dello Stato. L’operazione è guidata dal giudice dell’Audiencia nacional Santiago Pedraz, che nell’ordinanza fa riferimento a un complotto orchestrato da Santos Cerdán, ex numero 3 del Psoe quando era segretario organizzativo del partito, per presunte campagne di disinformazione contro giudici, pubblici ministeri e membri delle forze dell’ordine. In particolare, contro i magistrati Juan Carlos Peinado, istruttore del cosiddetto «caso Begoña» in cui è indagata per presunti atti di corruzione Begoña Gómez, moglie del premier Sánchez; e contro Beatriz Biedma, il giudice del processo contro il fratello del primo ministro, David Sánchez, accusato dei reati di traffico di influenze e malversazione amministrativa, e contro altri dieci imputati. Processo che inizierà domani, presso il tribunale provinciale di Badajoz.
Tra gli indagati c’è anche la responsabile finanziaria del Psoe, Ana María Fuentes, ex deputata nei due governi guidati da José Luis Rodríguez Zapatero (tra il 2004 e il 2011), per aver «emesso gli ordini di acquisto necessari per creare fatture fraudolente che avrebbero consentito il trasferimento di fondi a Leire Díez». Secondo il giudice, la faccendiera María Leire Díez Castro, pagata 4.000 euro al mese con fondi del partito, ha ricevuto pagamenti attraverso diverse società per complessivi 188.000 euro, ma non è ancora stato fatto il conto totale delle somme versate.
L’inchiesta coinvolge Santos Cerdán, ex segretario dell’organizzazione e già indagato per il caso Koldo (dal nome di Koldo Garcia, consulente dell’allora ministro dei Trasporti, José Luis Abalos, per presunte tangenti legate a forniture di materiale sanitario durante la pandemia di Covid 19); Gaspar Zarrías, ex ministro della presidenza del governo regionale andaluso; l’imprenditore Javier Pérez Dolset. Sono state effettuate perquisizioni nelle abitazioni di questi ultimi tre.
Il nuovo filone d’indagine si ricongiunge a quello già aperto su Leire Díez Castro, figura di spicco del partito del premier Sánchez, e sui suoi rapporti con la Società statale di partecipazione industriale (Sepi); su Vicente Fernández ex presidente del Sepi, e sul costruttore Antxon Alonso, amico e socio di Cerdán, indagati perché tra il 2021 e il 2023 avrebbero riscosso commissioni illecite da aziende in cambio dell’esercizio di determinate influenze. Una vera organizzazione criminale, secondo gli inquirenti.
Nel nuovo caso, si indaga su pagamenti del Psoe alla rete di Díez, successivamente mascherati con fatture false, che servivano a finanziare le opere di screditamento di giudici e dell’Uco, il tutto sotto la direzione di Cerdán che avrebbe ordinato di «destabilizzare sistematicamente e continuamente qualsiasi procedura giudiziaria o azione di polizia che possa incidere direttamente o indirettamente sugli interessi del Psoe o del governo», secondo quanto riportano diversi quotidiani spagnoli che hanno avuto accesso all’ordinanza del tribunale.
Díez è soprannominata nel gergo politico «la fontanera», l’idraulica, perché sarebbe il personaggio ombra che agisce per conto del Psoe per «tappare le falle», anche raccogliendo informazioni compromettenti con l’obiettivo di screditare i magistrati che indagavano sulle persone vicine a Sánchez, inclusa la moglie.
Il boicottaggio, orchestrato con il sostegno dell’ex consigliere socialista Gaspar Zarrías e dell’avvocato Ismael Oliver, ex legale di Koldo García, avrebbe incluso l’offerta di «compensi e favori» a funzionari della Guardia civil o a pubblici ministeri «in cambio di informazioni» e di «azioni contrarie all’esercizio delle loro funzioni», al fine di «attaccare» il corretto svolgimento delle indagini giudiziarie che compromettono il Psoe o i suoi leader.
La decisione, di orchestrare questa operazione, sarebbe stata presa in occasione dei cinque «giorni di riflessione» che Pedro Sánchez si era preso nell’aprile del 2024, quando scoppiò il «caso Begoña», durante i quali aveva valutato se continuare o meno a guidare il governo. In quel periodo si svolsero due riunioni presso la sede del partito a Ferraz, una delle quali con l’allora direttore della comunicazione del Psoe, Ion Antolín. Incontro che per il giudice Pedraz rappresentò «il punto di svolta», l’origine delle operazioni che miravano a destabilizzare i procedimenti giudiziari che coinvolgevano il Psoe o il governo.
Ieri, l’Uco si è presentata anche alla direzione generale della Guardia civil, per richiedere tutti i fascicoli aperti su provvedimenti disciplinari, adottati nei confronti degli agenti che avevano indagato sui leader socialisti e sulla cerchia Sánchez.
Intanto, il giudice della Corte Nazionale José Luis Calama ha accolto la richiesta della difesa dell’ex primo ministro Zapatero di rinviare la sua deposizione al 17 e 18 giugno, perché possano essere studiate tutte le prove a suo carico. Indagato nel caso Plus Ultra sul salvataggio finanziario, con finanziamenti pubblici, dell’omonima compagnia aerea nel 2021, l’ex presidente socialista è accusato di traffico di influenze e riciclaggio di denaro.
E mentre fanno il giro del mondo le immagini dei gioielli trovati nella sua abitazione, si infittisce il mistero sulla loro provenienza e l’effettivo valore.