L’incognita venezuelana irrompe nel duello tra Washington e Pechino su Taiwan

Cresce l’incertezza sul dossier taiwanese. Un nodo che, con ogni probabilità, tornerà al centro delle tensioni tra Washington e Pechino.
La scorsa settimana, la Cina ha avviato delle esercitazioni militari nei pressi dell’isola, sostenendo di voler lanciare un «severo avvertimento» contro quelle che ha definito le «forze separatiste». In particolare, la Repubblica popolare ha schierato 14 navi da guerra e 89 caccia. «Di fronte alle crescenti ambizioni espansionistiche della Cina, la comunità internazionale sta osservando per vedere se il popolo taiwanese ha la determinazione di difendersi», ha dichiarato il presidente taiwanese, Lai Ching-te, riferendosi alle pressioni militari di Pechino.
«Come presidente, la mia posizione è sempre stata chiara: salvaguardare fermamente la sovranità nazionale, rafforzare la difesa nazionale e la resilienza dell'intera società e costruire in modo completo un meccanismo efficace di deterrenza e di difesa democratica», ha proseguito.
«Le attività militari e la retorica della Cina nei confronti di Taiwan e di altri Paesi della regione aumentano inutilmente le tensioni. Esortiamo Pechino a dar prova di moderazione, a cessare la pressione militare su Taiwan e a impegnarsi invece in un dialogo significativo», ha dichiarato, dal canto suo, il Dipartimento di Stato americano, per poi aggiungere: «Gli Stati Uniti sostengono la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e si oppongono a cambiamenti unilaterali dello status quo, anche tramite forza o coercizione». Ricordiamo che, a metà dicembre, l’amministrazione Trump aveva approvato una vendita di armi per 11 miliardi di dollari a Taipei: una mossa, questa, che aveva irritato Pechino.
Adesso, nuova incertezza sul dossier taiwanese è arrivata a seguito della cattura di Nicolas Maduro da parte di Washington. Analisti ascoltati dalla Reuters hanno riferito che «l'attacco degli Stati Uniti al Venezuela incoraggerà la Cina a rafforzare le sue rivendicazioni territoriali su aree come Taiwan e parti del Mar Cinese Meridionale, ma non accelererà una potenziale invasione di Taiwan». Tuttavia, dall’altra parte, Bloomberg News domenica titolava: «I social media cinesi la mossa degli Usa su Maduro come un modello per Taiwan».
Non è del resto ancora chiaro come debba essere interpretata la cattura del leader chavista. Un’ipotesi è che vada inserita in una sorta di tacita Jalta 2.0: il che porterebbe a un incremento della pressione cinese su Taipei all’interno di una logica di spartizione dello scacchiere internazionale in zone d’influenza tra grandi potenze. L’altra ipotesi è che la tensione tra Washington e Pechino aumenti proprio perché gli Stati Uniti non avrebbero intenzione di abbandonare l’isola al suo destino. Isola che, ricordiamolo, per Washington risulta strategica soprattutto per quanto concerne il delicato settore dei semiconduttori.






