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2022-07-11
Quarantotto ore in Calabria
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Castello e porto di Scilla (iStock)
È la punta della nostra penisola, e uno dei luoghi più variegati del Paese. Mare, montagna, vallate, colline, in Calabria c'è tutto. Tradizione e turismo marittimo si fondono perfettamente in una miscela di divertimento e relax alla portata di tutti. Le sagre sono uno dei motori della regione che ne vanta per ogni stagione. E poi c'è la storia, quella che fa riflettere e quella che lascia a bocca aperta, ii colori del sole che si immerge e sorge dal mare. Posta tra Tirreno e Jonio, la Calabria è una terra ricca di destinazioni di valore.
Tra le città più importanti, Reggio Calabria è alle pendici dell'Aspromonte e di fronte allo Stretto di Messina. La sua posizione privilegiata le ha permesso di intrecciare intensi rapporti commerciali con la Sicilia. Ha origini greche, ma un aspetto moderno modellato dai rovinosi terremoti che l'hanno colpita. La città custodisce nel Museo Archeologico di Reggio Calabria i celeberrimi Bronzi di Riace. Crotone è una delle province più recenti. Affacciata sulla costa ionica, è stata un fondamentale centro culturale e di commercio ai tempi della Magna Grecia. A oggi resta il centro più industrializzato della regione. Qui si trova Capo Colonna, uno dei siti archeologici calabresi più famosi. È ricca di fascino anche Cosenza, città nel centro di una delle valli più fertili della zona che l’ha resa un’importante area agricola. Nata come capitale dell'antica popolazione dei Bruzi, conserva ancora oggi, nella parte più antica in collina, un aspetto medievale. Il Duomo di Cosenza è una tappa interessante: in pieno stile romanico, troneggia nel centro storico della città. Di grande importanza per la regione c’è anche Catanzaro, posta su una cresta collinare. Fondata dai Bizantini in posizione elevata per ragioni difensive, nel corso della storia è stata a lungo isolata, ma nel Novecento si è sviluppata allargandosi verso il mare. Gli amanti della natura si lasceranno ammaliare dal Parco della Biodiversità di Catanzaro dedicato alla flora e fauna dell'area mediterranea.
Oltre alle sue città più importanti, la Calabria offre numerosi punti di interesse come Capo Vaticano, tra Pizzo Calabro e Nicotera, 7 chilometri di acque limpidissime, con panorami da cartolina tra lisce scogliere di tufo, rupi a picco sul mare e calette dai fondali sabbiosi e cristallini. L’Isola di Capo Rizzuto si trova su un promontorio nel cuore dell'area marina di Capo Rizzuto, per l’appunto, la zona protetta più estesa d’Europa e racchiude interessanti siti archeologici e spiagge incontaminate. Gli amanti del mare non possono fare a meno di prendere il sole sulle spiagge di Tropea, un angolo di paradiso dalla sabbia bianca e dal mare cristallino. Tra le più belle della regione spicca anche la Spiaggia dell’Arcomagno, meta caratteristica che si trova a San Nicola Arcella: è una piccola laguna composta da piccoli ciottoli e ghiaia e deve il suo nome al grande arco di roccia che la protegge dal mare.
E se nella bella Riviera dei Cedri, gioiello nel panorama calabrese, spicca l’Isola di Dino, teatro di numerose battaglie storiche e utilizzata per avvistare le navi dei pirati, un luogo davvero imperdibile ma anche insolito da visitare è anche Pentedattilo, un misterioso borgo antico delle “cinque dita”, così chiamato perché prende il nome dalla forma della rupe del Monte Calvario, a forma di una gigantesca mano. A lungo abbandonato, è diventato uno dei luoghi fantasma tra i più suggestivi d'Italia.
E poi la Calabria è cibo. La cucina calabrese è ricchissima: tra i prodotti della tradizione culinaria locale da provare assolutamente, spiccano la nduja di Spilinga, un salame spalmabile morbido e piccante ideale sul pane, sulla pizza e nei sughi, la soppressata calabrese, un insaccato preparato con carne magra e grasso di maiale, al quale spesso viene aggiunto il peperoncino e del finocchietto selvatico, il caciocavallo silano e la cipolla rossa di Tropea IGP, più dolce grazie alle particolari condizioni climatiche e geografiche in cui cresce.
Ischia, l'isola del dio Sole
Di origine vulcanica, l'isola è famosa per i suoi paesini incastonati nella roccia che creano un bizzarro panorama che al tramonto si accende dei colori del sole riflesso nel mare.
Ischia è da sempre meta irrinunciabile per le vacanze italiane. Fin da marzo, grazie al suo clima mediterraneo, avvicina i turisti con i suoi colori e i suoi profumi. Tra relax e cultura, Ischia offre ogni tipo di vacanza. Per chi ama la storia, immancabile è una visita al magnifico Castello aragonese - la fortificazione voluta verso la metà del 1400 da Alfonso d’Aragona - e alla Torre Michelangelo posta di fronte al castello. Da visitare anche il santuario della Madonna di Montevergine e il Museo-Giardino di Lady Walton, a Forio, conosciuto come La Mortella, creato dalla moglie del compositore William Walton e ricco di collezioni di specie vegetali provenienti da svariati Paesi.
Per chi non vuole rinunciare alle terme, anche in estate, Ischia è il luogo ideale, considerando le innumerevoli sorgenti, fumarole e fanghi che sono ampiamente sfruttate dai centri termali e wellness per rendere piacevole oltreché salutare la permanenza dei turisti. Nel Comune di Ischia si trovano i bacini di Fornello (con sorgenti a 45°) e la sorgente del Pontano, con acque più fredde e saline. Nel Comune di Casamicciola ci sono invece le sorgenti di Gurgitello, Sinigaglia e Cotto, con temperatura fino ai 65°. Sempre a Casamicciola sgorgano dal fondo di un cratere inattivo le acque delle sorgenti di La Rita, mentre nel parco termale del Castiglione le sorgenti nella mitologia erano dedicate al Dio Apollo. Nella zona di Lacco Ameno ci sono le sorgenti di Santa Restituta, della Regina Isabella, di San Montano. Nel Comune di Forio, quelle di Citara ed Agnone, la prima protetta dalla dea Venere. Sempre qui poi d’obbligo qualche ora presso le terme di Poseidon. Presso i Maronti, la spiaggia più lunga di Ischia, circa due km, si trovano le sorgenti che per prime furono utilizzate a scopo curativo, quelle di Olmitello, che in greco significa ‘eliminazione dei calcoli’, quelle di Nitrodi, che nella mitologia erano protette dalle Ninfe Nitrodi, e quelle di Cava Scura dove la temperatura dell’acqua arriva a 72°. Vi sono, inoltre, le sorgenti di Cava Chiara, della Gondola, dell’albergo Vittorio e di Afrodite, intensamente sfruttate dagli stabilimenti termali.
Rafting tra le gole del Raganello
Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, la riserva naturale protetta Gole del Raganello, compresa tra i comuni di San Lorenzo Bellizzi, Civita e Cerchiara (CS) è la terra del rafting. Qui, in un’area di 1.600 ettari si snoda un canyon lungo 17 chilometri in una adrenalinica discesa lunga 13 chilometri.
Il canyon del Raganello, che gli appassionati distinguono in Gole alte e Gole basse, offre un’esperienza che teme pochi confronti, tra acque tumultuose e cascate. Il percorso, a tratti insidioso, richiede a chi decide di scenderne le acque spirito di avventura, nervi saldi e una certa esperienza. Formato da maestosi costoni di roccia levigata e forgiata dalle acque del fiume Raganello, gode tutt’intorno di una lussureggiante vegetazione punteggiata da pini loricati, tipici di questo territorio. Vista la conformazione e le difficoltà del territorio, con una discesa in mezzo alle rocce che si sviluppa per ben 13 chilometri e pareti che in alcuni tratti raggiungono l’altezza di 800 metri, le Gole del Raganello sono raccomandate prevalentemente a sportivi esperti. Per praticare rafting qui è d’obbligo affidarsi a uno dei tanti centri specializzati presenti nella zona. Forniscono assistenza, formazione e attrezzatura adeguata alle discese, dal casco alla muta alla giacca antiacqua, in modo da garantire un’esperienza in completa sicurezza.
Se volete comunque immergervi nella natura, questo è il posto che fa per voi: oltre al rafting, il Canyon delle Gole del Raganello è l’ambiente perfetto per praticare altri sport estremi, dall’alpinismo al freeclimbing, oppure attività ben più placide che consentono di godere della bellezza del contesto naturale: passeggiate, trekking o birdwatching, per esempio.
Centocinquantamila ettari di ricchezze naturali uniche nel loro genere: è l'altopiano della Sila che si estende in Calabria tra le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Un patrimonio naturale dove la diversità dei paesaggi, la varietà di specie animali e vegetali e la bellezza dei luoghi hanno reso opportuna la costituzione del Parco Nazionale della Sila che ne tutela i tesori. Si tratta del più vecchio parco nazionale della Calabria, tra i primi 5 nati in Italia. Un'area che, pur conservando il suo affascinante aspetto di zona selvaggia e incontaminata, colpisce il visitatore grazie ai tanti caratteristici paesini che ospita, alla squisita accoglienza e all'opportunità di praticare numerosi sport outdoor. Ogni momento dell'anno è giusto per ammirare e godere lo splendido territorio di questa terra dalle mille risorse.
Il re della tavola: il peperoncino
In questa regione l’oro rosso è il peperoncino, assoluto principe della tavola. E Diamante ne è la capitale, tanto da aver dedicato al piparedduzzu (così si dice in dialetto) un’Accademia che ogni anno organizza a settembre (quest'anno dal 7 all'11) un Festival che ha raggiunto ormai fama internazionale: cinema, arte, cultura, incontri, dibattiti, satira, musica, sfilate di moda, spettacoli di strada e tanta gastronomia in cui l’oro rosso non manca mai.
L’itinerario parte proprio da Diamante, il “Giardino dei cedri”, otto chilometri di spiaggia, mare cristallino e vicoli allegramente colorati da murales. In questa graziosa cittadina è d’obbligo assaggiare le tante salse e la famosissima n’duja: un insaccato aromatizzato al peperoncino, ottimo come antipasto o per insaporire i primi piatti. Infine una visita a Maierà, 8 km da Diamante, dove, presso il palazzo ducale è ospitato il Museo del peperoncino. Seguendo la costa verso nord, si incontrano spiagge frequentatissime: Scalea, con il suo borgo antico disposto a gradinate e Praia a Mare, immersa tra i cedri, con la suggestiva Isola di Dino e il Santuario della Madonna della Grotta da cui si può godere di uno straordinario panorama sulla costa. Il nostro itinerario si conclude, ritornando sulla costa tirrenica, a Paola, dove dall’1 al 4 maggio si celebra il patrono della Calabria, San Francesco di Paola. Per la festa numerosi fedeli giungono da tutta Italia, trascorrendo le notti all’aperto, cantando e suonando. L’evento culmina con la processione con la statua del santo che, attraverso un viale con numerose edicole in maiolica in cui sono rappresentati i miracoli di San Francesco, prima giunge al convento dove, nella chiesa gotica, si conservano le reliquie del santo e nel pomeriggio approda sulla spiaggia per la benedizione delle barche. A mezzanotte, i fuochi d’artificio chiudono la festa.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine.Vivere la Calabria. Tra mare, sapori decisi, storia e natura.Ischia, l'isola del dio Sole. Da scoprire tra sentieri e panorami mozzafiato. Il lato selvaggio, tra cascate e canyon dove il rafting la fa da padrone. E poi il Parco Nazionale della Sila, polmone verde della regione.Il re della regione, il peperoncino. A lui, Diamante ha dedicato un'accademia e un festival.Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.È la punta della nostra penisola, e uno dei luoghi più variegati del Paese. Mare, montagna, vallate, colline, in Calabria c'è tutto. Tradizione e turismo marittimo si fondono perfettamente in una miscela di divertimento e relax alla portata di tutti. Le sagre sono uno dei motori della regione che ne vanta per ogni stagione. E poi c'è la storia, quella che fa riflettere e quella che lascia a bocca aperta, ii colori del sole che si immerge e sorge dal mare. Posta tra Tirreno e Jonio, la Calabria è una terra ricca di destinazioni di valore.Tra le città più importanti, Reggio Calabria è alle pendici dell'Aspromonte e di fronte allo Stretto di Messina. La sua posizione privilegiata le ha permesso di intrecciare intensi rapporti commerciali con la Sicilia. Ha origini greche, ma un aspetto moderno modellato dai rovinosi terremoti che l'hanno colpita. La città custodisce nel Museo Archeologico di Reggio Calabria i celeberrimi Bronzi di Riace. Crotone è una delle province più recenti. Affacciata sulla costa ionica, è stata un fondamentale centro culturale e di commercio ai tempi della Magna Grecia. A oggi resta il centro più industrializzato della regione. Qui si trova Capo Colonna, uno dei siti archeologici calabresi più famosi. È ricca di fascino anche Cosenza, città nel centro di una delle valli più fertili della zona che l’ha resa un’importante area agricola. Nata come capitale dell'antica popolazione dei Bruzi, conserva ancora oggi, nella parte più antica in collina, un aspetto medievale. Il Duomo di Cosenza è una tappa interessante: in pieno stile romanico, troneggia nel centro storico della città. Di grande importanza per la regione c’è anche Catanzaro, posta su una cresta collinare. Fondata dai Bizantini in posizione elevata per ragioni difensive, nel corso della storia è stata a lungo isolata, ma nel Novecento si è sviluppata allargandosi verso il mare. Gli amanti della natura si lasceranno ammaliare dal Parco della Biodiversità di Catanzaro dedicato alla flora e fauna dell'area mediterranea.Oltre alle sue città più importanti, la Calabria offre numerosi punti di interesse come Capo Vaticano, tra Pizzo Calabro e Nicotera, 7 chilometri di acque limpidissime, con panorami da cartolina tra lisce scogliere di tufo, rupi a picco sul mare e calette dai fondali sabbiosi e cristallini. L’Isola di Capo Rizzuto si trova su un promontorio nel cuore dell'area marina di Capo Rizzuto, per l’appunto, la zona protetta più estesa d’Europa e racchiude interessanti siti archeologici e spiagge incontaminate. Gli amanti del mare non possono fare a meno di prendere il sole sulle spiagge di Tropea, un angolo di paradiso dalla sabbia bianca e dal mare cristallino. Tra le più belle della regione spicca anche la Spiaggia dell’Arcomagno, meta caratteristica che si trova a San Nicola Arcella: è una piccola laguna composta da piccoli ciottoli e ghiaia e deve il suo nome al grande arco di roccia che la protegge dal mare. E se nella bella Riviera dei Cedri, gioiello nel panorama calabrese, spicca l’Isola di Dino, teatro di numerose battaglie storiche e utilizzata per avvistare le navi dei pirati, un luogo davvero imperdibile ma anche insolito da visitare è anche Pentedattilo, un misterioso borgo antico delle “cinque dita”, così chiamato perché prende il nome dalla forma della rupe del Monte Calvario, a forma di una gigantesca mano. A lungo abbandonato, è diventato uno dei luoghi fantasma tra i più suggestivi d'Italia.E poi la Calabria è cibo. La cucina calabrese è ricchissima: tra i prodotti della tradizione culinaria locale da provare assolutamente, spiccano la nduja di Spilinga, un salame spalmabile morbido e piccante ideale sul pane, sulla pizza e nei sughi, la soppressata calabrese, un insaccato preparato con carne magra e grasso di maiale, al quale spesso viene aggiunto il peperoncino e del finocchietto selvatico, il caciocavallo silano e la cipolla rossa di Tropea IGP, più dolce grazie alle particolari condizioni climatiche e geografiche in cui cresce.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-in-calabria-2657646843.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="ischia-l-isola-del-dio-sole" data-post-id="2657646843" data-published-at="1657547565" data-use-pagination="False"> Ischia, l'isola del dio Sole Di origine vulcanica, l'isola è famosa per i suoi paesini incastonati nella roccia che creano un bizzarro panorama che al tramonto si accende dei colori del sole riflesso nel mare. Ischia è da sempre meta irrinunciabile per le vacanze italiane. Fin da marzo, grazie al suo clima mediterraneo, avvicina i turisti con i suoi colori e i suoi profumi. Tra relax e cultura, Ischia offre ogni tipo di vacanza. Per chi ama la storia, immancabile è una visita al magnifico Castello aragonese - la fortificazione voluta verso la metà del 1400 da Alfonso d’Aragona - e alla Torre Michelangelo posta di fronte al castello. Da visitare anche il santuario della Madonna di Montevergine e il Museo-Giardino di Lady Walton, a Forio, conosciuto come La Mortella, creato dalla moglie del compositore William Walton e ricco di collezioni di specie vegetali provenienti da svariati Paesi.Per chi non vuole rinunciare alle terme, anche in estate, Ischia è il luogo ideale, considerando le innumerevoli sorgenti, fumarole e fanghi che sono ampiamente sfruttate dai centri termali e wellness per rendere piacevole oltreché salutare la permanenza dei turisti. Nel Comune di Ischia si trovano i bacini di Fornello (con sorgenti a 45°) e la sorgente del Pontano, con acque più fredde e saline. Nel Comune di Casamicciola ci sono invece le sorgenti di Gurgitello, Sinigaglia e Cotto, con temperatura fino ai 65°. Sempre a Casamicciola sgorgano dal fondo di un cratere inattivo le acque delle sorgenti di La Rita, mentre nel parco termale del Castiglione le sorgenti nella mitologia erano dedicate al Dio Apollo. Nella zona di Lacco Ameno ci sono le sorgenti di Santa Restituta, della Regina Isabella, di San Montano. Nel Comune di Forio, quelle di Citara ed Agnone, la prima protetta dalla dea Venere. Sempre qui poi d’obbligo qualche ora presso le terme di Poseidon. Presso i Maronti, la spiaggia più lunga di Ischia, circa due km, si trovano le sorgenti che per prime furono utilizzate a scopo curativo, quelle di Olmitello, che in greco significa ‘eliminazione dei calcoli’, quelle di Nitrodi, che nella mitologia erano protette dalle Ninfe Nitrodi, e quelle di Cava Scura dove la temperatura dell’acqua arriva a 72°. Vi sono, inoltre, le sorgenti di Cava Chiara, della Gondola, dell’albergo Vittorio e di Afrodite, intensamente sfruttate dagli stabilimenti termali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-in-calabria-2657646843.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="rafting-tra-le-gole-del-raganello" data-post-id="2657646843" data-published-at="1657547565" data-use-pagination="False"> Rafting tra le gole del Raganello Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, la riserva naturale protetta Gole del Raganello, compresa tra i comuni di San Lorenzo Bellizzi, Civita e Cerchiara (CS) è la terra del rafting. Qui, in un’area di 1.600 ettari si snoda un canyon lungo 17 chilometri in una adrenalinica discesa lunga 13 chilometri. Il canyon del Raganello, che gli appassionati distinguono in Gole alte e Gole basse, offre un’esperienza che teme pochi confronti, tra acque tumultuose e cascate. Il percorso, a tratti insidioso, richiede a chi decide di scenderne le acque spirito di avventura, nervi saldi e una certa esperienza. Formato da maestosi costoni di roccia levigata e forgiata dalle acque del fiume Raganello, gode tutt’intorno di una lussureggiante vegetazione punteggiata da pini loricati, tipici di questo territorio. Vista la conformazione e le difficoltà del territorio, con una discesa in mezzo alle rocce che si sviluppa per ben 13 chilometri e pareti che in alcuni tratti raggiungono l’altezza di 800 metri, le Gole del Raganello sono raccomandate prevalentemente a sportivi esperti. Per praticare rafting qui è d’obbligo affidarsi a uno dei tanti centri specializzati presenti nella zona. Forniscono assistenza, formazione e attrezzatura adeguata alle discese, dal casco alla muta alla giacca antiacqua, in modo da garantire un’esperienza in completa sicurezza.Se volete comunque immergervi nella natura, questo è il posto che fa per voi: oltre al rafting, il Canyon delle Gole del Raganello è l’ambiente perfetto per praticare altri sport estremi, dall’alpinismo al freeclimbing, oppure attività ben più placide che consentono di godere della bellezza del contesto naturale: passeggiate, trekking o birdwatching, per esempio. Centocinquantamila ettari di ricchezze naturali uniche nel loro genere: è l'altopiano della Sila che si estende in Calabria tra le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Un patrimonio naturale dove la diversità dei paesaggi, la varietà di specie animali e vegetali e la bellezza dei luoghi hanno reso opportuna la costituzione del Parco Nazionale della Sila che ne tutela i tesori. Si tratta del più vecchio parco nazionale della Calabria, tra i primi 5 nati in Italia. Un'area che, pur conservando il suo affascinante aspetto di zona selvaggia e incontaminata, colpisce il visitatore grazie ai tanti caratteristici paesini che ospita, alla squisita accoglienza e all'opportunità di praticare numerosi sport outdoor. Ogni momento dell'anno è giusto per ammirare e godere lo splendido territorio di questa terra dalle mille risorse. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-in-calabria-2657646843.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-re-della-tavola-il-peperoncino" data-post-id="2657646843" data-published-at="1657547565" data-use-pagination="False"> Il re della tavola: il peperoncino In questa regione l’oro rosso è il peperoncino, assoluto principe della tavola. E Diamante ne è la capitale, tanto da aver dedicato al piparedduzzu (così si dice in dialetto) un’Accademia che ogni anno organizza a settembre (quest'anno dal 7 all'11) un Festival che ha raggiunto ormai fama internazionale: cinema, arte, cultura, incontri, dibattiti, satira, musica, sfilate di moda, spettacoli di strada e tanta gastronomia in cui l’oro rosso non manca mai. L’itinerario parte proprio da Diamante, il “Giardino dei cedri”, otto chilometri di spiaggia, mare cristallino e vicoli allegramente colorati da murales. In questa graziosa cittadina è d’obbligo assaggiare le tante salse e la famosissima n’duja: un insaccato aromatizzato al peperoncino, ottimo come antipasto o per insaporire i primi piatti. Infine una visita a Maierà, 8 km da Diamante, dove, presso il palazzo ducale è ospitato il Museo del peperoncino. Seguendo la costa verso nord, si incontrano spiagge frequentatissime: Scalea, con il suo borgo antico disposto a gradinate e Praia a Mare, immersa tra i cedri, con la suggestiva Isola di Dino e il Santuario della Madonna della Grotta da cui si può godere di uno straordinario panorama sulla costa. Il nostro itinerario si conclude, ritornando sulla costa tirrenica, a Paola, dove dall’1 al 4 maggio si celebra il patrono della Calabria, San Francesco di Paola. Per la festa numerosi fedeli giungono da tutta Italia, trascorrendo le notti all’aperto, cantando e suonando. L’evento culmina con la processione con la statua del santo che, attraverso un viale con numerose edicole in maiolica in cui sono rappresentati i miracoli di San Francesco, prima giunge al convento dove, nella chiesa gotica, si conservano le reliquie del santo e nel pomeriggio approda sulla spiaggia per la benedizione delle barche. A mezzanotte, i fuochi d’artificio chiudono la festa.
Giorgia Meloni (Ansa)
La sveglia all’Unione europea l’ha data ieri Giorgia Meloni. Il premier ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al presidente di turno del Consiglio Ue, Nikos Christodoulides, e al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, riguardo la situazione epidemiologica in Africa collegata al recente focolaio di Ebola in Congo e in Uganda per sollecitare, «nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute», un «coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite». La situazione, ha scritto Meloni, richiede la «massima attenzione».
L’intervento del premier italiano mette a nudo i cortocircuiti dell’Ue nella gestione di flussi migratori e sicurezza sanitaria. Il quadro epidemiologico globale appare infatti frammentato: dopo la determinazione dell’epidemia come emergenza sanitaria pubblica, lo scorso 17 maggio, l’Organizzazione mondiale della sanità ha innalzato il livello di allerta in Congo a «molto alto», pur considerandolo «alto» su scala regionale e «basso» nel mondo. In Europa, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha valutato come «molto bassa» la probabilità di trasmissione secondaria del virus nell’Ue. Ma Bruxelles ha mandato messaggi contraddittori: da una parte, nell’invitare gli operatori sanitari a una «maggiore consapevolezza», ha chiesto, di fatto, di controllare i potenziali sintomi per le persone che «tornano» dalle aree colpite; dall’altra ha sollecitato screening ma soltanto in uscita, stabilendo che quello dei passeggeri in ingresso negli aeroporti europei non è attualmente necessario. «Non ci sono prove», ha scritto la Commissione, «che dimostrino che lo screening delle persone che tornano dalle regioni colpite in Ue sia efficace nel prevenire l’ingresso della malattia in Europa. Pertanto, il Comitato per la sicurezza sanitaria Ue conclude che non sono necessarie misure aggiuntive al momento dell’ingresso in Europa». Secondo la Commissione Ue, insomma, non esistendo dati scientifici che dimostrino l’utilità dello screening all’arrivo per bloccare il virus, è inutile introdurre barriere sanitarie ai confini continentali. Guai, dunque, a cercare di controllare l’immigrazione selvaggia.
Meloni ha proposto l’inserimento del tema della gestione delle frontiere all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno 2026. In vista di questo appuntamento, il governo ha chiesto di convocare una videoconferenza dei ministri della Salute europei già la prossima settimana, per definire le priorità operative nel Consiglio Epsco del 16 giugno, che riunirà i ministri del Lavoro, delle Politiche sociali, della Salute e della Tutela dei consumatori di tutti gli Stati membri. Inoltre, già questo fine settimana l’Italia invierà a Kinshasa, in Congo, una squadra di esperti dell’Istituto Spallanzani di Roma per fornire assistenza tecnica, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica. A livello nazionale, a ogni modo, i controlli alle frontiere sono attivi: «Il ministero della Salute, in raccordo con la Protezione civile, ha emanato circolari per attivare», recita la nota di Palazzo Chigi, «una sorveglianza sanitaria mirata e protocolli di vigilanza per i viaggiatori in rientro dalle regioni colpite», negli scali di Roma Fiumicino e Milano Malpensa.
Da Bruxelles, invece, la risposta dell’esecutivo europeo si muove nel segno dell’ambiguità e del paradosso. La Commissione «risponderà a tempo debito», ha dichiarato una delle portavoci, raccomandando, al tempo stesso, «misure di screening delle persone che provengono dalle zone colpite» (dunque dei passeggeri in entrata nell’Ue) ma sottolineando anche che «la misura più importante da adottare è lo screening in uscita dalle regioni colpite». Un doppio binario che fotografa la consueta incertezza comunicativa europea.
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Il capo di Confindustria, Emanuele Orsini (Ansa)
Soprattutto da quando Bruxelles si è data la mission di «salvare il pianeta» con un processo di decarbonizzazione a marce forzate. È una posizione trasversale, è la reazione di gran parte del mondo produttivo che percepisce l’Europa più come una camicia di forza che come un volano. L’ultima critica, in ordine di tempo, è venuta dall’assemblea di Confindustria, dove il presidente, Emanuele Orsini, pur ribadendo di «credere nell’Europa», ha sottolineato che «Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività», artefice di una burocrazia «lunare» che mette sotto scacco le istituzioni del Vecchio continente. E, come esempio, ha citato le 72 condizioni poste dalla Commissione per il via libera al decreto Bollette, definendole come «l’ultima conferma» della sua tesi. Di qui l’appello: «Fermatela!».
In trincea è soprattutto l’automotive, prima del Green deal fiore all’occhiello dell’industria europea, ora ruota di scorta delle case cinesi. A più riprese le associazioni di categoria, a cominciare da quelle tedesche, hanno evidenziato come le tempistiche per l’elettrificazione forzata non siano compatibili con la realtà e che la politica Ue abbia causato l’invasione di prodotti cinesi. Critiche alla mobilità sostenibile, come riferisce Politico, sono venute perfino dai commissari dell’Ue, che hanno manifestato profonda irritazione per i disagi logistici legati all’uso di auto elettriche durante gli spostamenti da Bruxelles a Strasburgo. Questo mentre la Commissione valuta l’introduzione di regole stringenti per costringere le grandi imprese ad acquistare o a prendere a noleggio a lungo termine quote elevate di auto a corrente.
Gli effetti delle rigidità normative di Bruxelles si fanno sentire anche sull’agricoltura e scatenano le proteste delle associazioni di categoria. La Coldiretti ha lanciato un forte appello alla Commissione europea per la sospensione del Cbam (Carbon border adjustment mechanism) e del sistema Ets (il sistema di scambio di quote di emissione di CO2), due pilastri del Green deal ritenuti oggi insostenibili. Per Coldiretti la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, non è assolutamente in grado di gestire il ruolo istituzionale che ricopre mentre oggi c’è bisogno di un’Europa diversa, più coraggiosa, meno ideologica e più vicina ai problemi reali.
Contro la Commissione si è mobilitata l’industria del tabacco dopo l’accelerazione dell’Unione europea sulla revisione della direttiva che regola produzione, etichettatura e vendita di sigarette, elettroniche incluse. La revisione legislativa è attesa entro fine anno. Troppo presto, dice la filiera. Il cambiamento dell’attuale assetto regolatorio metterebbe a repentaglio un comparto strategico dal punto di vista economico e occupazionale.
Sul piede di guerra pure i sindacati. La Ces, la Confederazione europea dei sindacati, punta l’indice contro i piani della Commissione europea di consentire alle imprese di registrarsi in Paesi con standard inferiori, compromettendo in questo modo i diritti dei lavoratori europei. «Secondo la proposta della Commissione, esiste il forte rischio che i lavoratori siano tutelati dalla legislazione del lavoro del Paese di registrazione dell’impresa, e non da quella del Paese di impiego», ammonisce la Ces.
Il settore siderurgico e metallurgico è tra i più critici. Il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, ha sempre detto che «la riduzione delle emissioni attribuita ai settori Ets è fuorviante: il calo deriva in gran parte dalla generazione elettrica, che ha avuto accesso a incentivi alle rinnovabili estranei all’Ets».
Le norme green impattano anche sul settore immobiliare. L’Ance, l’Associazione dei costruttori, contesta la perentorietà delle scadenze per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare. Senza massicci incentivi pubblici europei i costi ricadranno su imprese e proprietari.
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Intanto, Giorgia Meloni chiede che al prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno in programma a Bruxelles si parli di regole comuni in tema di vigilanza sanitaria sugli ingressi dalle zone colpite dal virus Ebola, mentre Raffaele Fitto insiste con l’idea di utilizzare per far fronte alla crisi energetica i Fondi di coesione, ovvero le risorse destinate a ridurre i divari economici, sociali e territoriali tra le diverse regioni europee, ma la sua idea non entusiasma: arriva un secco «no» sia dalle stesse regioni dell’Unione che da esponenti politici italiani di maggioranza e opposizione, tra i quali Letizia Moratti di Forza Italia, Enzo Amendola del Pd e Roberto Fico del M5s. Intanto, non viene accolta (almeno per il momento) la richiesta di Giorgia Meloni di concedere agli Stati membri della Ue margini di flessibilità sui vincoli economici per affrontare l’aumento dei prezzi dei carburanti.
Iniziamo dai contentini: la Commissione Ue, nell’Analisi sugli squilibri macroeconomici, consultata dall’Ansa, mette nero su bianco giudizi lusinghieri per il governo italiano: «L’Italia», si legge nel documento, «ha continuato ad attuare misure che migliorano la qualità delle finanze pubbliche, ridurre l’evasione fiscale e sostenere la sostenibilità di bilancio. Inoltre ha introdotto diverse misure contro l’evasione fiscale negli ultimi anni», attraverso «un sistema completo di compliance fiscale digitale», che si basa su fatturazione elettronica e trasmissione digitale dei dati. «Sono attesi ulteriori miglioramenti nella riscossione nel medio termine», si legge ancora e non mancano i complimenti sul rafforzamento del settore bancario e i «livelli record» del mercato del lavoro.
Manco a dirlo, però, arrivano pure le bacchettate: secondo la Commissione, «ulteriori interventi di politica economica dovrebbero dare priorità a tre obiettivi fondamentali: favorire la crescita delle imprese e le fusioni tra piccole e medie imprese, professionalizzandone la gestione e riducendo le soglie normative e gli incentivi legati alla dimensione che incoraggiano le aziende a rimanere piccole».
Per quel che riguarda la richiesta italiana di discutere di vigilanza sanitaria sugli ingressi dalle zone colpite da Ebola, Bruxelles fa sapere che «la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino», sottolinea Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, «l’evolversi della situazione. Si tratta di una situazione che richiede vigilanza e coordinamento. Disponiamo dei canali e degli strumenti necessari per agire rapidamente. L’Ue sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i Paesi colpiti a contenere l’epidemia e a ridurre il rischio di ulteriore trasmissione».
Continua a suscitare perplessità, invece, la proposta del Commissario europeo, Raffaele Fitto, di utilizzare i fondi di coesione, quelli destinati alle regioni europee più disagiate, per affrontare il caro-carburanti. A Fitto aveva risposto duramente la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto: «I fondi di coesione non sono un bancomat e sono già stati impegnati». Ieri sono piovute critiche da altri esponenti politici: «Proporre di toccare i fondi Ue di coesione per far fronte alla crisi energetica», dice il deputato Pd Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei, a La7, «è come dire allora siamo alla frutta perché più di questo Bruxelles non può fare. La lettera di Fitto agli Stati membri, per Amendola «conferma che l’Unione europea non può concedere scostamenti di bilancio, invitando quindi a utilizzare tutte le risorse che si hanno: è come dire vi abbiamo dato miliardi di euro per le politiche di coesione e miliardi con il Pnrr, e più di questo non si può fare».
Perplessità sull’idea di Fitto anche da parte di Letizia Moratti, eurodeputata di Forza Italia: «Le preoccupazioni espresse dalle Regioni europee», argomenta la Moratti, «meritano grande attenzione. Le risorse della politica di coesione sono nate per ridurre i divari territoriali, sostenere la competitività, favorire l’innovazione, le infrastrutture, la formazione e lo sviluppo locale. Deviare tali fondi verso finalità diverse rischia di mettere in seria difficoltà amministrazioni regionali, imprese, artigiani e intere filiere produttive che hanno programmato investimenti e progetti sulla base di risorse già assegnate».
Un secco «no» arriva anche dal presidente della regione Campania, Roberto Fico, del M5s: «Io credo che quei fondi vadano usati per altri scopi e quindi non condivido questa proposta. Non penso», aggiunge Fico, «che sia una proposta adeguata al raggiungimento dell’obiettivo».
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Qui, più o meno un alunno su tre è arabo o bengalese e pochi anni fa la comunità islamica aveva chiesto la somministrazione a scuola di carne halal, ottenendo in cambio un’ampia disponibilità ad assicurare tutti i pasti vegetariani necessari. Non solo, ma a Mestre è attivo un servizio di recupero del cibo scolastico che avanza ogni giorno, gestito dal sindacato cattolico delle Acli, che ha fatto una vasta opera di sensibilizzazione nella lotta contro gli sprechi alimentari.
In questo contesto non poteva passare sotto silenzio quanto accaduto mercoledì scorso, puntualmente raccontato dal Gazzettino di Venezia. Quel giorno era l’Eid al-Ahda, o «Festa del sacrificio» e a Mestre si sono ritrovati centinaia di pasti non ritirati, totalmente a sorpresa. Il dirigente delle scuole primarie Grimani e Visintini di Marghera, Massimo Cono Pietropaolo, non ha chinato la testa e ha preso carta e penna. «Oggi, mercoledì 27 maggio, il servizio mensa dell’Ic Grimani ha buttato via oltre 200 pasti a causa delle assenze di bambine e bambini che non erano state comunicate, con un evidente sperpero di risorse pubbliche che ricadono anche sulla comunità», ha scritto in una lettera ai genitori. Duecento è solo un numero di partenza, perché nelle due scuole ci sono 600 bambini, ma non sono le uniche. Tanto per chiarire lo spirito della missiva, il preside ha aggiunto: «Sia chiaro che si tratta di un discorso che vale per qualsiasi religione e per qualunque assenza. La nostra scuola ha una procedura interna per la mensa che deve essere rispettata, proprio con l’obiettivo di evitare gli sprechi». Ogni famiglia ha a disposizione un’app per la refezione, con la quale basta un clic per bloccare il servizio di giorno in giorno. E si può avvertire anche a scuola, telefonando entro le nove di mattina del giorno stesso. Insomma, non avvertire è proprio sciatteria.
Il servizio mensa è gestito da una controllata del Comune di Venezia (Ames spa), che lo ha ceduto in appalto a una ditta esterna: costa mediamente sui cinque euro a pasto e viene proposto a quattro. Maika Canton, architetto e assessore con delega alle politiche educative di Fdi, ha annunciato verifiche scuola per scuola su quanto è accaduto e ha sottolineato: «Si è trattato di uno spreco assurdo. Eticamente trovo profondamente scorretto dover buttare via del cibo per una mancanza di questo tipo». Di fronte alla figuraccia, almeno una voce critica si è alzata dalla comunità islamica. È quella di Kamrul Islam Regan, papà di una bambina della Grimani, uno dei leader locali della comunità del Bangladesh, che ha un negozio di servizi internet e ha sposato una donna italiana. «Qui non ci sono vacanze da scuola nei giorni dell’Eid (le feste islamiche, ndr)», ha scritto, «ma la maggior parte delle famiglie musulmane non manda i propri figli a scuola. Sia che tu abbia cibo gratis o che paghi, pensaci prima che il cibo venga sprecato».
Già, perché la beffa nella beffa, se di beffa si è trattato, è che il Comune di Venezia da tempo appoggia il progetto «La mensa che non spreca» per recuperare il cibo dalle scuole. Un progetto che a Mestre tutti conoscono, che è molto rodato, ma non è attrezzato per gestire un simile evento imprevisto, anche solo per mancanza di celle frigorifere.
Lo scorso mese di marzo le Acli provinciali, insieme ad Ames, hanno fatto un appello per la ricerca di nuovi volontari, dotati anche di patente auto. I pasti recuperati nelle scuole finiscono ogni sera nelle mense solidali gestite dalla Casa dell’Ospitalità, dai frati Cappuccini e dalla Caritas di Venezia e di Marghera. Nella sola Marghera, partecipano al progetto sei istituti scolastici comprensivi e, secondo i dati forniti dalle Acli, nel 2024-2025 sono stati recuperati 5.737 chilogrammi di eccedenze, che sono divenuti circa 21.000 pasti, serviti a una media di 150 persone al giorno.
Mestre è dunque una piazza di buon esempio, anche se non tutti, evidentemente, l’hanno colto appieno. Per il resto, com’è noto, ha subito un’immigrazione pesante. E il caso di questi giorni riporta alla memoria la singolare richiesta che a settembre del 2019 fu avanzata dai genitori bengalesi musulmani: carne halal nelle mense scolastiche. I presidi di alcune scuole risposero: fate richiesta di menù alternativi alla carne e verrete accontentati. Poi si mise di traverso la Lega e cercò di spiegare che pretendere la propria carne «purificata» non era integrazione. Alla fine, probabilmente, si trattava solo del tentativo di una comunità islamica di piantare una bandiera. I volontari delle Acli e della Caritas non lo fanno e questo, evidentemente, viene scambiato per un segno di debolezza.
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