
Le manovre diplomatiche per far concludere la crisi ucraina potrebbero trovarsi davanti a uno scoglio. Uno dei principali negoziatori americani, Steve Witkoff, è infatti finito nella bufera, dopo che Bloomberg News ha pubblicato la trascrizione di una telefonata da lui avuta con il consigliere di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, lo scorso 14 ottobre. Dal testo è emerso che l’inviato americano ha dato all’interlocutore dei consigli su come lo zar avrebbe dovuto affrontare il colloquio telefonico con Donald Trump, che si sarebbe tenuto due giorni dopo.
È in questo quadro, che il deputato repubblicano Don Bacon ha invocato il licenziamento di Witkoff, mentre il collega dem Ted Lieu ha bollato quest’ultimo come un «vero traditore». Interpellato sulla questione, Trump è invece andato in soccorso del proprio inviato, sostenendo come la sua fosse una strategia negoziale. «Ho sentito dire che si trattava di negoziati standard. E immagino che stia dicendo la stessa cosa all’Ucraina, perché entrambe le parti devono dare e ricevere», ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca. «Trovate il leaker e licenziatelo immediatamente. Nessuna scusa. Il leaker anonimo è un rischio per la sicurezza nazionale», ha aggiunto l’inviato speciale di Trump, Richard Grenell, riferendosi a chi ha fatto trapelare la conversazione telefonica alla stampa.
Tutto questo, mentre il figlio del presidente americano, Donald jr., ha puntato il dito contro il «deep State» che starebbe tentando di sabotare l’accordo di pace. «Questa storia dimostra una cosa: l’inviato speciale Witkoff parla con i funzionari sia in Russia che in Ucraina quasi ogni giorno per raggiungere la pace, che è esattamente ciò per cui il presidente Trump lo ha incaricato», ha inoltre tagliato corto il direttore della comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung. Dal canto suo, Ushakov ha definito il leak «inaccettabile», mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che le richieste di licenziare Witkoff nascerebbero dall’intento di ostacolare il «fragile slancio verso una soluzione pacifica in Ucraina». Kiev ha frattanto negato di essere coinvolta nel leak. «L’Ucraina, ovviamente, non ha nulla a che fare con l’organizzazione di queste pubblicazioni. Agiamo direttamente, nell’ambito di partnership, con una logica trasparente e con linee rosse che sono assolutamente chiare ai nostri alleati», ha dichiarato il consigliere presidenziale ucraino, Mykhailo Podolyak.
Come detto, Witkoff è uno dei principali protagonisti del team negoziale americano. Domenica, era presente a Ginevra, insieme a Marco Rubio e a Jared Kushner, al vertice con la delegazione ucraina. Non solo. L’altro ieri, Trump ha anche reso noto che, probabilmente la prossima settimana, Witkoff si recherà a Mosca, per parlare direttamente con Putin del piano di pace statunitense, modificato dopo i colloqui ginevrini. È quindi evidente come il leak punti a complicare il processo di pace. La domanda ovvia è allora: chi c’è dietro? In assenza di informazioni concrete, il Guardian ha messo in campo tutte le ipotesi. Potrebbe trattarsi di funzionari della Cia o della Nsa scontenti della politica di Trump. Potrebbe trattarsi anche di un servizio di intelligence europeo, dell’Ucraina o di pezzi dell’apparato russo. Kiev ha del resto sempre considerato Witkoff una figura troppo amichevole con Mosca, mentre non si può neanche escludere che alcuni settori dei servizi russi non vedano di buon occhio l’attuale politica del Cremlino nei confronti di Washington. Nel Vecchio continente, poi, i malumori per un eventuale accordo di pace mediato da Trump sono notoriamente molti.
Come che sia, al di là del leak, Mosca non ha ancora espresso una posizione chiara sul piano americano, modificato a Ginevra. «È troppo presto per dirlo», ha replicato, ieri, Peskov, quando gli è stato chiesto se ritenesse imminente un accordo di pace. Sempre ieri, il viceministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, ha reso noto che Mosca non è ancora pronta a discutere pubblicamente della proposta statunitense. «Il problema è la presenza o l’assenza della volontà politica di attuare rigorosamente gli accordi raggiunti dai leader dei due Paesi ad Anchorage», ha dichiarato, riferendosi al vertice, tenutosi ad agosto tra Trump e Putin in Alaska. E così, mentre il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha detto che il conflitto potrebbe chiudersi entro fine anno, Mosca, almeno per ora, resta piuttosto cauta.
Sono intanto emersi alcuni dettagli sull’incontro che, la scorsa settimana, il segretario all’Esercito statunitense, Dan Driscoll, aveva avuto con i vertici ucraini a Kiev. Nbc News ha infatti riferito che il diretto interessato «ha detto ai suoi omologhi che le loro truppe si trovavano in una situazione disperata sul campo di battaglia e che avrebbero subito una sconfitta imminente contro le forze russe». «La delegazione statunitense ha anche affermato che l’industria della difesa americana non può continuare a fornire all’Ucraina armi e difese aeree al ritmo necessario per proteggere le infrastrutture e la popolazione del Paese», ha aggiunto la testata. Tutto questo, mentre Ushakov ha riferito che, durante gli incontri di Abu Dhabi di inizio settimana a cui ha preso parte anche Driscoll, erano presenti anche esponenti dei servizi russi e ucraini. Nel frattempo, secondo quanto fatto sapere da Kiev, Volodymyr Zelensky potrebbe recarsi negli Stati Uniti entro la fine del mese per incontrare Trump. Infine, domani Viktor Orban dovrebbe essere ricevuto a Mosca da Putin: è abbastanza verosimile che i due parleranno anche della proposta di pace statunitense.






