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Psicodramma degli intellettuali rossi. «Mi si nota più se diserto o censuro?»

Psicodramma degli intellettuali rossi. «Mi si nota più se diserto o censuro?»
Zerocalcare (Ansa)
La presenza di Passaggio al bosco alla fiera dell’editoria manda al manicomio i compagni: Zerocalcare annulla (di nuovo) l’impegno, Berizzi chiede di ampliare la lista dei reprobi. E i pro Pal attaccano Emanuele Fiano.

Quando non sanno più come cavarsela, boicottano, per via dell’antica regola per cui li si nota di più se non vanno. La parte di quello che si tira indietro tocca a Zerocalcare (a cui si è accodato l'assessore romano Massimiliano Smeriglio): «Ciao, purtroppo non sarò alla fiera romana Più libri più liberi», ha scritto. «Purtroppo ognuno c’ha i suoi paletti, questo è il mio. Quando l’ho deciso, quindici anni fa, mi pareva semplicissimo da applicare. Oggi è una specie di campo minato. Penso che questo ci costringa a rifletterne insieme, di più, e in modo più efficace. Gente a cui voglio bene ha fatto scelte diverse, sono sicuro che sapranno far sentire le loro voci e faccio il tifo per loro».

Anche lo scorso anno era andata così: il fumettista rinunciò alla kermesse perché tra gli invitati c’era il filosofo Leonardo Caffo, coinvolto in una vicenda di maltrattamenti domestici per cui è stato condannato (in primo grado, in attesa di ulteriori passaggi: lui ha sempre definito ingiusta la condanna). Altri seguirono e ne scaturì una faida tutta interna alla sinistra. Quest’anno se non altro per i compagni della cultura la faccenda è più lineare, nel senso che non debbono salire sul piedistallo e prendere le distanze da qualcuno proveniente dal loro mondo: stavolta si tratta di fare gli antifascisti, e di protestare contro l’inclusione dell’editore Passaggio al bosco nella manifestazione libraria. La casa editrice è di destra estrema, dicono, dunque non può partecipare. Motivo per cui si sono tutti messi in fila a firmare l’appello rivolto all’Associazione italiana editori, chiedendo la rimozione del marchio sgradito.

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Sinner vola in semifinale a Roma: domenica ci sarà anche Mattarella
Jannik Sinner durante il suo incontro di singolare maschile contro Andrey Rublev agli Internazionali d'Italia di tennis a Roma (Ansa)
Jannik Sinner supera Rublev e punta dritto alla finale degli Internazionali d’Italia, dove presenzierà il presidente Sergio Mattarella. Dopo le polemiche del 2025 per una mancata visita del campione al Quirinale, i ruoli sembrano ribaltati.
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Persi 4 giorni per spostare il derby di 30 minuti
Nella combo, a sinistra i tifosi della Roma nella curva sud dello stadio Olimpico; a destra i tifosi della Lazio nella curva nord (Ansa)
Ennesima giornata surreale: Lega serie A ricorre al Tar contro la decisione del prefetto di spostare a lunedì stracittadina e altri match Champions. I giudici rimpallano all’avvocatura di Stato. Risultato: domenica ore 12.

Alla fine, dopo quattro giorni e 48 ore tra ordinanze, comunicati, ricorsi, veleni, minacce di diserzione e tavoli istituzionali, Roma-Lazio si giocherà domenica 17 maggio alle 12. Non lunedì sera. Non alle 12.30. Ma alle 12. E insieme al derby si disputeranno anche le altre quattro partite decisive per la corsa Champions: Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Pisa-Napoli. Tutte in contemporanea, come la Lega Serie A aveva di fatto pianificato fin dall’inizio, con il piccolo anticipo di mezz’ora preteso dalla Prefettura come ultimo segno di sovranità amministrativa.

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L’incontro a Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping vede un tycoon ammaccato dai conflitti e dal braccio di ferro sui dazi. Il rivale invece ha fatto incetta di risorse ed energia. Dal punto di vista finanziario i dubbi restano.

L’incontro a Pechino fra Xi Jinping e Donald Trump racconta un brutale bagno di realismo. Trump torna nella Capitale cinese dopo quasi nove anni, ma non è più il «conquistatore» dei dazi. È un leader scottato dalla guerra con l’Iran, che ha incendiato i prezzi energetici, e dalle sentenze dei tribunali americani che hanno demolito parti centrali delle sue politiche tariffarie.

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Nembrini: «Don Giussani mi ha convertito grazie a Marx»
Franco Nembrini
Nel giorno della chiusura della fase diocesana per la causa di beatificazione, il saggista racconta il carisma del fondatore di CL: «Ho capito chi fosse quando ha regalato a mio fratello una copia del “Capitale”. Per lui le persone venivano prima di tutto il resto».

«Questa idea di compagnia che don Luigi Giussani lanciò più di cinquant’anni fa è la cosa di cui oggi, anche nella Chiesa, abbiamo più bisogno». Lo dice Franco Nembrini, insegnante e saggista, educatore, cantore di Dante, bergamasco di ferro. Si sente particolarmente interpellato dalla chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio monsignor Luigi Giussani (1922-2005) che avviene oggi, alle 17, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, con la recita dei Vespri presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini. Perché Giussani ha cambiato la vita di Franco Nembrini, come ha fatto con quella di alcune generazioni di persone che attraverso il carisma di questo prete e, appunto, la «compagnia» che ha generato, hanno incontrato la «realtà di Cristo».

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