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2023-04-13
Protezione speciale: il giro di vite della maggioranza contro gli abusi
Ansa
Dopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale per la situazione insostenibile degli sbarchi illegali, il governo sta cambiando il volto del Dl Cutro in senso restrittivo. Una decisione che era nell’aria, sollecitata in particolar modo dalla Lega, che però alla fine ha trovato - salvo colpi di scena dell’ultim'ora - concordi tutte le forze di maggioranza. Nella mattinata di oggi la «quadra» dovrebbe essere sancita dall’arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato (convocata per le 9 dopo un rinvio ieri sera) di una decina di emendamenti firmati dall’esecutivo, che intervengono sui punti qualificanti del provvedimento approvato dopo la tragedia sulle rive calabresi. La novità più rilevante dal punto di vista pratico riguarderebbe la stretta sulla concessione della protezione speciale, che negli ultimi tempi era diventato il passe-partout attraverso il quale era stato scardinato ogni controllo sull’effettivo diritto da parte dei migranti a godere di una tutela per particolari motivi di necessità. Fino al primo pomeriggio di ieri, gli emendamenti sulla protezione speciale non facevano ancora parte di quelli firmati in maniera certa dal governo, anche se la determinazione sia di Fratelli d’Italia che di Forza Italia sarebbe stata quella di votarli senza esitazione. Poi, secondo quanto filtra, la quasi certa quadratura del cerchio dopo alcune «interlocuzioni» tra Palazzo Chigi e via Bellerio, rese necessarie dal superamento di alcune criticità nei confronti della normativa Ue.
Le modifiche sulla concessione della protezione speciali sono importanti: un emendamento prevede anzitutto che questa decada quando il migrante che ne gode abbia fatto ritorno, anche per un breve periodo, in patria. Non era infatti infrequente che alcuni «protetti speciali» presunti perseguitati in patria tornassero nella stessa patria per fare le vacanze. Un altro emendamento governativo «ex-leghista» dice basta alla conversione delle protezioni speciali in permessi di lavoro: anche in questo caso il meccanismo era diventato un escamotage per abolire ogni controllo sui migranti sbarcati illegalmente. I dati diffusi dal Viminale, in questo senso, sono espliciti, visto che negli ultimi tre anni le percentuali di protezioni speciali convertite in permessi di soggiorno sono state risibili: 4,4 nel 2021, del 5,2 nel 2022 e del 7,4 in questo primo scorcio del 2023. Un’altra modifica riguarda la periodicità delle verifiche per il rinnovo della protezione speciale, che viene dimezzata da quattro a due anni, mentre viene operato un giro di vite anche sulla protezione per motivi di salute, eliminando di fatto le motivazioni di ordine psichico, concesse in passato con troppa disinvoltura.
Per quanto riguarda gli altri emendamenti governativi, questi si accordano col nuovo scenario determinatosi dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, perché intervengono su questioni come le procedure per l’accompagnamento alla frontiera dei clandestini (più rapide) e i tempi di permanenza all’interno dei centri per i rimpatri. A proposito di centri di permanenza, tra gli emendamenti fìrmati dall’esecutivo si è aggiunto in extremis, dopo la riunione al Viminale di martedì scorso, quello che affida alla Croce Rossa la gestione dell’hotspot di Lampedusa ormai al collasso con un numero di presenze pari al quadruplo della capienza originaria. Nella seduta della commissione che è svolta ieri mattina, proprio in virtù delle proposte in cantiere, erano stati accantonati otto emendamenti della Lega, mentre il governo aveva dato parere positivo alla proposta - sempre del Carroccio - di un giro di vite alla concessione del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età. In questo contesto, è maturato anche l’ok all’arresto entro 48 ore per chi compia atti violenti nei Centri di accoglienza.
Queste modifiche si inseriscono nell’impianto originario del decreto, la cui norma più qualificante è l’introduzione, rivolta agli scafisti, di una nuova fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», per il quale è prevista una pena che va dai 20 ai 30 anni di reclusione. Sono inoltre previste pene più severe per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato», anche al di fuori dei confini nazionali, perché si tratta di un «reato universale». Quanto all’iter del provvedimento, le opposizioni, presentando una pioggia di emendamenti (circa 500), hanno reso in modo plateale la volontà di puntare sull’ostruzionismo: con la presentazione degli emendamenti, infatti, si aprirà il termine per i subemendamenti e l’esame di entrambi potrebbe mettere a rischio il mandato al relatore Andrea De Priamo. Questo significa che tutte le proposte di modifica dovranno essere votate direttamente in aula, con un’inevitabile dilatazione dei tempi. Intanto gli sbarchi non si fermano: ieri a Catania, dopo i 4.000 sbarchi negli ultimi quattro giorni, sono arrivati altri 600 migranti per i quali sono state approntate nei giorni scorsi due tensostrutture.
L’Ue si accorge dell’emergenza: «L’Italia chiede fondi»
Mentre il flusso migratorio continua senza sosta e l’Europa accende un faro sullo stato d’emergenza dichiarato dal governo italiano annunciando la richiesta di aiuti economici, i sindaci alzano il tiro e chiedono una missione Ue. La situazione si fa sempre più complicata. Ieri, con la nave militare Diciotti sono approdati a Vibo Valentia i 397 migranti soccorsi dalla Capitaneria di porto nel Canale di Sicilia. E a Catania sono sbarcati i 600 trainati da una nave rimorchiatore della Guardia costiera che erano su un peschereccio alla deriva al largo delle coste siciliane. Lampedusa, nonostante la strategia di alleggerimento messa in campo da Prefettura e Viminale, continua a scoppiare: nell’hotspot di contrada Imbriacola sono rimasti ancora oltre 800 ospiti.
E ci sono regioni che cominciano ad avere difficoltà anche nella rete d’accoglienza: su tutte la Lombardia che ospita il 12 per cento di tutti gli sbarcati finiti nei Cas e nella rete Sai, ovvero 13.137, seguita dall’Emilia Romagna con il 10 per cento (11.118). Ora anche Piemonte e Lazio si avvicinano al 10 per cento. Trasferire i migranti sta diventando anche particolarmente difficile. A Caserta, per esempio, gli ormai ex ospiti di un Sai sospeso a metà febbraio dal Viminale perché i migranti erano rimasti perfino senza vitto, ora si lagnano perché è in corso il loro trasferimento in Comuni isolati della Calabria o del Sannio, al confine col Molise.
La Commissione Europea intanto fa sapere di essere in costante contatto con le autorità italiane «per vedere che cosa implica lo stato di emergenza» sui flussi migratori dichiarato dal governo. Ieri la portavoce per gli Affari Interni, Anitta Hipper, ha spiegato che la Commissione presieduta da Ylva Johansson ha «preso atto» della decisione del governo italiano di dichiarare lo stato di emergenza, che è una «competenza nazionale» e non comunitaria. Più in generale, però, aggiunge la portavoce, «Abbiamo riconosciuto la situazione particolarmente difficile», con una crescita «molto pronunciata degli arrivi dal Mediterraneo centrale. Abbiamo presentato un piano mirato in novembre, con 20 azioni specifiche, sostenute da misure operative e finanziarie. Nel frattempo stiamo lavorando a pieno ritmo su due binari, quello per le misure operative per continuare a sostenere l’Italia e quello per l’adozione del patto sulle migrazioni e sull’asilo».
Da Pozzallo, però, il sindaco Roberto Ammatuna non si accontenta della dichiarazione dello stato di emergenza: «Occorre una missione europea tipo Mare Nostrum per cercare di coinvolgere gli altri Stati nell’accoglienza. Purtroppo, però, di questo non c’è traccia». Non contento dei risultati portati a casa per la prima volta da Giorgia Meloni in campo europeo afferma: «Quando andiamo nei tavoli europei non abbiamo la forza necessaria a porre il tema». E infine si schiera con le Organizzazioni non governative: «Invece di bloccarle nei porti bisogna dare più spazio alle Ong». Che stanno facendo crescere la pressione sul governo.
L’altro giorno con un tweet Sea Watch ha accusato la Guardia costiera italiana di arrivare in ritardo sul luogo dei soccorsi e di non riuscire a coprire tutti gli Sos, ieri, dopo aver ribadito il concetto, è arrivata perfino a sostenere che le autorità maltesi «ordinano alle navi mercantili di non soccorrere i migranti». E ora Frontex certifica che quella del Mediterraneo centrale è stata la rotta più attiva nel primo trimestre dell’anno, con quasi 28.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, il triplo rispetto a un anno fa. A marzo i rilevamenti totali sono aumentati di quasi nove volte, superando i 13.000. A più partenze, come sempre, sono corrisposti più morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e marzo di quest’anno, i morti in mare sono arrivati a quota 441, superando tutti i record dal 2017.
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Decreto Cutro più rigido. Fdi apre alle richieste della Lega Modifiche su rientri, lavoro e rinnovi. Il rischio ostruzionismo.Sbarchi incessanti. Frontex: +300% di arrivi. Regioni in difficoltà nella rete d’accoglienza. I sindaci: «Coinvolgere gli altri Stati».Lo speciale contiene due articoliDopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale per la situazione insostenibile degli sbarchi illegali, il governo sta cambiando il volto del Dl Cutro in senso restrittivo. Una decisione che era nell’aria, sollecitata in particolar modo dalla Lega, che però alla fine ha trovato - salvo colpi di scena dell’ultim'ora - concordi tutte le forze di maggioranza. Nella mattinata di oggi la «quadra» dovrebbe essere sancita dall’arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato (convocata per le 9 dopo un rinvio ieri sera) di una decina di emendamenti firmati dall’esecutivo, che intervengono sui punti qualificanti del provvedimento approvato dopo la tragedia sulle rive calabresi. La novità più rilevante dal punto di vista pratico riguarderebbe la stretta sulla concessione della protezione speciale, che negli ultimi tempi era diventato il passe-partout attraverso il quale era stato scardinato ogni controllo sull’effettivo diritto da parte dei migranti a godere di una tutela per particolari motivi di necessità. Fino al primo pomeriggio di ieri, gli emendamenti sulla protezione speciale non facevano ancora parte di quelli firmati in maniera certa dal governo, anche se la determinazione sia di Fratelli d’Italia che di Forza Italia sarebbe stata quella di votarli senza esitazione. Poi, secondo quanto filtra, la quasi certa quadratura del cerchio dopo alcune «interlocuzioni» tra Palazzo Chigi e via Bellerio, rese necessarie dal superamento di alcune criticità nei confronti della normativa Ue. Le modifiche sulla concessione della protezione speciali sono importanti: un emendamento prevede anzitutto che questa decada quando il migrante che ne gode abbia fatto ritorno, anche per un breve periodo, in patria. Non era infatti infrequente che alcuni «protetti speciali» presunti perseguitati in patria tornassero nella stessa patria per fare le vacanze. Un altro emendamento governativo «ex-leghista» dice basta alla conversione delle protezioni speciali in permessi di lavoro: anche in questo caso il meccanismo era diventato un escamotage per abolire ogni controllo sui migranti sbarcati illegalmente. I dati diffusi dal Viminale, in questo senso, sono espliciti, visto che negli ultimi tre anni le percentuali di protezioni speciali convertite in permessi di soggiorno sono state risibili: 4,4 nel 2021, del 5,2 nel 2022 e del 7,4 in questo primo scorcio del 2023. Un’altra modifica riguarda la periodicità delle verifiche per il rinnovo della protezione speciale, che viene dimezzata da quattro a due anni, mentre viene operato un giro di vite anche sulla protezione per motivi di salute, eliminando di fatto le motivazioni di ordine psichico, concesse in passato con troppa disinvoltura. Per quanto riguarda gli altri emendamenti governativi, questi si accordano col nuovo scenario determinatosi dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, perché intervengono su questioni come le procedure per l’accompagnamento alla frontiera dei clandestini (più rapide) e i tempi di permanenza all’interno dei centri per i rimpatri. A proposito di centri di permanenza, tra gli emendamenti fìrmati dall’esecutivo si è aggiunto in extremis, dopo la riunione al Viminale di martedì scorso, quello che affida alla Croce Rossa la gestione dell’hotspot di Lampedusa ormai al collasso con un numero di presenze pari al quadruplo della capienza originaria. Nella seduta della commissione che è svolta ieri mattina, proprio in virtù delle proposte in cantiere, erano stati accantonati otto emendamenti della Lega, mentre il governo aveva dato parere positivo alla proposta - sempre del Carroccio - di un giro di vite alla concessione del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età. In questo contesto, è maturato anche l’ok all’arresto entro 48 ore per chi compia atti violenti nei Centri di accoglienza. Queste modifiche si inseriscono nell’impianto originario del decreto, la cui norma più qualificante è l’introduzione, rivolta agli scafisti, di una nuova fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», per il quale è prevista una pena che va dai 20 ai 30 anni di reclusione. Sono inoltre previste pene più severe per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato», anche al di fuori dei confini nazionali, perché si tratta di un «reato universale». Quanto all’iter del provvedimento, le opposizioni, presentando una pioggia di emendamenti (circa 500), hanno reso in modo plateale la volontà di puntare sull’ostruzionismo: con la presentazione degli emendamenti, infatti, si aprirà il termine per i subemendamenti e l’esame di entrambi potrebbe mettere a rischio il mandato al relatore Andrea De Priamo. Questo significa che tutte le proposte di modifica dovranno essere votate direttamente in aula, con un’inevitabile dilatazione dei tempi. Intanto gli sbarchi non si fermano: ieri a Catania, dopo i 4.000 sbarchi negli ultimi quattro giorni, sono arrivati altri 600 migranti per i quali sono state approntate nei giorni scorsi due tensostrutture.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/protezione-speciale-il-giro-di-vite-della-maggioranza-contro-gli-abusi-2659847267.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lue-si-accorge-dellemergenza-litalia-chiede-fondi" data-post-id="2659847267" data-published-at="1681338000" data-use-pagination="False"> L’Ue si accorge dell’emergenza: «L’Italia chiede fondi» Mentre il flusso migratorio continua senza sosta e l’Europa accende un faro sullo stato d’emergenza dichiarato dal governo italiano annunciando la richiesta di aiuti economici, i sindaci alzano il tiro e chiedono una missione Ue. La situazione si fa sempre più complicata. Ieri, con la nave militare Diciotti sono approdati a Vibo Valentia i 397 migranti soccorsi dalla Capitaneria di porto nel Canale di Sicilia. E a Catania sono sbarcati i 600 trainati da una nave rimorchiatore della Guardia costiera che erano su un peschereccio alla deriva al largo delle coste siciliane. Lampedusa, nonostante la strategia di alleggerimento messa in campo da Prefettura e Viminale, continua a scoppiare: nell’hotspot di contrada Imbriacola sono rimasti ancora oltre 800 ospiti. E ci sono regioni che cominciano ad avere difficoltà anche nella rete d’accoglienza: su tutte la Lombardia che ospita il 12 per cento di tutti gli sbarcati finiti nei Cas e nella rete Sai, ovvero 13.137, seguita dall’Emilia Romagna con il 10 per cento (11.118). Ora anche Piemonte e Lazio si avvicinano al 10 per cento. Trasferire i migranti sta diventando anche particolarmente difficile. A Caserta, per esempio, gli ormai ex ospiti di un Sai sospeso a metà febbraio dal Viminale perché i migranti erano rimasti perfino senza vitto, ora si lagnano perché è in corso il loro trasferimento in Comuni isolati della Calabria o del Sannio, al confine col Molise. La Commissione Europea intanto fa sapere di essere in costante contatto con le autorità italiane «per vedere che cosa implica lo stato di emergenza» sui flussi migratori dichiarato dal governo. Ieri la portavoce per gli Affari Interni, Anitta Hipper, ha spiegato che la Commissione presieduta da Ylva Johansson ha «preso atto» della decisione del governo italiano di dichiarare lo stato di emergenza, che è una «competenza nazionale» e non comunitaria. Più in generale, però, aggiunge la portavoce, «Abbiamo riconosciuto la situazione particolarmente difficile», con una crescita «molto pronunciata degli arrivi dal Mediterraneo centrale. Abbiamo presentato un piano mirato in novembre, con 20 azioni specifiche, sostenute da misure operative e finanziarie. Nel frattempo stiamo lavorando a pieno ritmo su due binari, quello per le misure operative per continuare a sostenere l’Italia e quello per l’adozione del patto sulle migrazioni e sull’asilo». Da Pozzallo, però, il sindaco Roberto Ammatuna non si accontenta della dichiarazione dello stato di emergenza: «Occorre una missione europea tipo Mare Nostrum per cercare di coinvolgere gli altri Stati nell’accoglienza. Purtroppo, però, di questo non c’è traccia». Non contento dei risultati portati a casa per la prima volta da Giorgia Meloni in campo europeo afferma: «Quando andiamo nei tavoli europei non abbiamo la forza necessaria a porre il tema». E infine si schiera con le Organizzazioni non governative: «Invece di bloccarle nei porti bisogna dare più spazio alle Ong». Che stanno facendo crescere la pressione sul governo. L’altro giorno con un tweet Sea Watch ha accusato la Guardia costiera italiana di arrivare in ritardo sul luogo dei soccorsi e di non riuscire a coprire tutti gli Sos, ieri, dopo aver ribadito il concetto, è arrivata perfino a sostenere che le autorità maltesi «ordinano alle navi mercantili di non soccorrere i migranti». E ora Frontex certifica che quella del Mediterraneo centrale è stata la rotta più attiva nel primo trimestre dell’anno, con quasi 28.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, il triplo rispetto a un anno fa. A marzo i rilevamenti totali sono aumentati di quasi nove volte, superando i 13.000. A più partenze, come sempre, sono corrisposti più morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e marzo di quest’anno, i morti in mare sono arrivati a quota 441, superando tutti i record dal 2017.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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