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2023-04-13
Protezione speciale: il giro di vite della maggioranza contro gli abusi
Ansa
Dopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale per la situazione insostenibile degli sbarchi illegali, il governo sta cambiando il volto del Dl Cutro in senso restrittivo. Una decisione che era nell’aria, sollecitata in particolar modo dalla Lega, che però alla fine ha trovato - salvo colpi di scena dell’ultim'ora - concordi tutte le forze di maggioranza. Nella mattinata di oggi la «quadra» dovrebbe essere sancita dall’arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato (convocata per le 9 dopo un rinvio ieri sera) di una decina di emendamenti firmati dall’esecutivo, che intervengono sui punti qualificanti del provvedimento approvato dopo la tragedia sulle rive calabresi. La novità più rilevante dal punto di vista pratico riguarderebbe la stretta sulla concessione della protezione speciale, che negli ultimi tempi era diventato il passe-partout attraverso il quale era stato scardinato ogni controllo sull’effettivo diritto da parte dei migranti a godere di una tutela per particolari motivi di necessità. Fino al primo pomeriggio di ieri, gli emendamenti sulla protezione speciale non facevano ancora parte di quelli firmati in maniera certa dal governo, anche se la determinazione sia di Fratelli d’Italia che di Forza Italia sarebbe stata quella di votarli senza esitazione. Poi, secondo quanto filtra, la quasi certa quadratura del cerchio dopo alcune «interlocuzioni» tra Palazzo Chigi e via Bellerio, rese necessarie dal superamento di alcune criticità nei confronti della normativa Ue.
Le modifiche sulla concessione della protezione speciali sono importanti: un emendamento prevede anzitutto che questa decada quando il migrante che ne gode abbia fatto ritorno, anche per un breve periodo, in patria. Non era infatti infrequente che alcuni «protetti speciali» presunti perseguitati in patria tornassero nella stessa patria per fare le vacanze. Un altro emendamento governativo «ex-leghista» dice basta alla conversione delle protezioni speciali in permessi di lavoro: anche in questo caso il meccanismo era diventato un escamotage per abolire ogni controllo sui migranti sbarcati illegalmente. I dati diffusi dal Viminale, in questo senso, sono espliciti, visto che negli ultimi tre anni le percentuali di protezioni speciali convertite in permessi di soggiorno sono state risibili: 4,4 nel 2021, del 5,2 nel 2022 e del 7,4 in questo primo scorcio del 2023. Un’altra modifica riguarda la periodicità delle verifiche per il rinnovo della protezione speciale, che viene dimezzata da quattro a due anni, mentre viene operato un giro di vite anche sulla protezione per motivi di salute, eliminando di fatto le motivazioni di ordine psichico, concesse in passato con troppa disinvoltura.
Per quanto riguarda gli altri emendamenti governativi, questi si accordano col nuovo scenario determinatosi dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, perché intervengono su questioni come le procedure per l’accompagnamento alla frontiera dei clandestini (più rapide) e i tempi di permanenza all’interno dei centri per i rimpatri. A proposito di centri di permanenza, tra gli emendamenti fìrmati dall’esecutivo si è aggiunto in extremis, dopo la riunione al Viminale di martedì scorso, quello che affida alla Croce Rossa la gestione dell’hotspot di Lampedusa ormai al collasso con un numero di presenze pari al quadruplo della capienza originaria. Nella seduta della commissione che è svolta ieri mattina, proprio in virtù delle proposte in cantiere, erano stati accantonati otto emendamenti della Lega, mentre il governo aveva dato parere positivo alla proposta - sempre del Carroccio - di un giro di vite alla concessione del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età. In questo contesto, è maturato anche l’ok all’arresto entro 48 ore per chi compia atti violenti nei Centri di accoglienza.
Queste modifiche si inseriscono nell’impianto originario del decreto, la cui norma più qualificante è l’introduzione, rivolta agli scafisti, di una nuova fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», per il quale è prevista una pena che va dai 20 ai 30 anni di reclusione. Sono inoltre previste pene più severe per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato», anche al di fuori dei confini nazionali, perché si tratta di un «reato universale». Quanto all’iter del provvedimento, le opposizioni, presentando una pioggia di emendamenti (circa 500), hanno reso in modo plateale la volontà di puntare sull’ostruzionismo: con la presentazione degli emendamenti, infatti, si aprirà il termine per i subemendamenti e l’esame di entrambi potrebbe mettere a rischio il mandato al relatore Andrea De Priamo. Questo significa che tutte le proposte di modifica dovranno essere votate direttamente in aula, con un’inevitabile dilatazione dei tempi. Intanto gli sbarchi non si fermano: ieri a Catania, dopo i 4.000 sbarchi negli ultimi quattro giorni, sono arrivati altri 600 migranti per i quali sono state approntate nei giorni scorsi due tensostrutture.
L’Ue si accorge dell’emergenza: «L’Italia chiede fondi»
Mentre il flusso migratorio continua senza sosta e l’Europa accende un faro sullo stato d’emergenza dichiarato dal governo italiano annunciando la richiesta di aiuti economici, i sindaci alzano il tiro e chiedono una missione Ue. La situazione si fa sempre più complicata. Ieri, con la nave militare Diciotti sono approdati a Vibo Valentia i 397 migranti soccorsi dalla Capitaneria di porto nel Canale di Sicilia. E a Catania sono sbarcati i 600 trainati da una nave rimorchiatore della Guardia costiera che erano su un peschereccio alla deriva al largo delle coste siciliane. Lampedusa, nonostante la strategia di alleggerimento messa in campo da Prefettura e Viminale, continua a scoppiare: nell’hotspot di contrada Imbriacola sono rimasti ancora oltre 800 ospiti.
E ci sono regioni che cominciano ad avere difficoltà anche nella rete d’accoglienza: su tutte la Lombardia che ospita il 12 per cento di tutti gli sbarcati finiti nei Cas e nella rete Sai, ovvero 13.137, seguita dall’Emilia Romagna con il 10 per cento (11.118). Ora anche Piemonte e Lazio si avvicinano al 10 per cento. Trasferire i migranti sta diventando anche particolarmente difficile. A Caserta, per esempio, gli ormai ex ospiti di un Sai sospeso a metà febbraio dal Viminale perché i migranti erano rimasti perfino senza vitto, ora si lagnano perché è in corso il loro trasferimento in Comuni isolati della Calabria o del Sannio, al confine col Molise.
La Commissione Europea intanto fa sapere di essere in costante contatto con le autorità italiane «per vedere che cosa implica lo stato di emergenza» sui flussi migratori dichiarato dal governo. Ieri la portavoce per gli Affari Interni, Anitta Hipper, ha spiegato che la Commissione presieduta da Ylva Johansson ha «preso atto» della decisione del governo italiano di dichiarare lo stato di emergenza, che è una «competenza nazionale» e non comunitaria. Più in generale, però, aggiunge la portavoce, «Abbiamo riconosciuto la situazione particolarmente difficile», con una crescita «molto pronunciata degli arrivi dal Mediterraneo centrale. Abbiamo presentato un piano mirato in novembre, con 20 azioni specifiche, sostenute da misure operative e finanziarie. Nel frattempo stiamo lavorando a pieno ritmo su due binari, quello per le misure operative per continuare a sostenere l’Italia e quello per l’adozione del patto sulle migrazioni e sull’asilo».
Da Pozzallo, però, il sindaco Roberto Ammatuna non si accontenta della dichiarazione dello stato di emergenza: «Occorre una missione europea tipo Mare Nostrum per cercare di coinvolgere gli altri Stati nell’accoglienza. Purtroppo, però, di questo non c’è traccia». Non contento dei risultati portati a casa per la prima volta da Giorgia Meloni in campo europeo afferma: «Quando andiamo nei tavoli europei non abbiamo la forza necessaria a porre il tema». E infine si schiera con le Organizzazioni non governative: «Invece di bloccarle nei porti bisogna dare più spazio alle Ong». Che stanno facendo crescere la pressione sul governo.
L’altro giorno con un tweet Sea Watch ha accusato la Guardia costiera italiana di arrivare in ritardo sul luogo dei soccorsi e di non riuscire a coprire tutti gli Sos, ieri, dopo aver ribadito il concetto, è arrivata perfino a sostenere che le autorità maltesi «ordinano alle navi mercantili di non soccorrere i migranti». E ora Frontex certifica che quella del Mediterraneo centrale è stata la rotta più attiva nel primo trimestre dell’anno, con quasi 28.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, il triplo rispetto a un anno fa. A marzo i rilevamenti totali sono aumentati di quasi nove volte, superando i 13.000. A più partenze, come sempre, sono corrisposti più morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e marzo di quest’anno, i morti in mare sono arrivati a quota 441, superando tutti i record dal 2017.
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Decreto Cutro più rigido. Fdi apre alle richieste della Lega Modifiche su rientri, lavoro e rinnovi. Il rischio ostruzionismo.Sbarchi incessanti. Frontex: +300% di arrivi. Regioni in difficoltà nella rete d’accoglienza. I sindaci: «Coinvolgere gli altri Stati».Lo speciale contiene due articoliDopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale per la situazione insostenibile degli sbarchi illegali, il governo sta cambiando il volto del Dl Cutro in senso restrittivo. Una decisione che era nell’aria, sollecitata in particolar modo dalla Lega, che però alla fine ha trovato - salvo colpi di scena dell’ultim'ora - concordi tutte le forze di maggioranza. Nella mattinata di oggi la «quadra» dovrebbe essere sancita dall’arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato (convocata per le 9 dopo un rinvio ieri sera) di una decina di emendamenti firmati dall’esecutivo, che intervengono sui punti qualificanti del provvedimento approvato dopo la tragedia sulle rive calabresi. La novità più rilevante dal punto di vista pratico riguarderebbe la stretta sulla concessione della protezione speciale, che negli ultimi tempi era diventato il passe-partout attraverso il quale era stato scardinato ogni controllo sull’effettivo diritto da parte dei migranti a godere di una tutela per particolari motivi di necessità. Fino al primo pomeriggio di ieri, gli emendamenti sulla protezione speciale non facevano ancora parte di quelli firmati in maniera certa dal governo, anche se la determinazione sia di Fratelli d’Italia che di Forza Italia sarebbe stata quella di votarli senza esitazione. Poi, secondo quanto filtra, la quasi certa quadratura del cerchio dopo alcune «interlocuzioni» tra Palazzo Chigi e via Bellerio, rese necessarie dal superamento di alcune criticità nei confronti della normativa Ue. Le modifiche sulla concessione della protezione speciali sono importanti: un emendamento prevede anzitutto che questa decada quando il migrante che ne gode abbia fatto ritorno, anche per un breve periodo, in patria. Non era infatti infrequente che alcuni «protetti speciali» presunti perseguitati in patria tornassero nella stessa patria per fare le vacanze. Un altro emendamento governativo «ex-leghista» dice basta alla conversione delle protezioni speciali in permessi di lavoro: anche in questo caso il meccanismo era diventato un escamotage per abolire ogni controllo sui migranti sbarcati illegalmente. I dati diffusi dal Viminale, in questo senso, sono espliciti, visto che negli ultimi tre anni le percentuali di protezioni speciali convertite in permessi di soggiorno sono state risibili: 4,4 nel 2021, del 5,2 nel 2022 e del 7,4 in questo primo scorcio del 2023. Un’altra modifica riguarda la periodicità delle verifiche per il rinnovo della protezione speciale, che viene dimezzata da quattro a due anni, mentre viene operato un giro di vite anche sulla protezione per motivi di salute, eliminando di fatto le motivazioni di ordine psichico, concesse in passato con troppa disinvoltura. Per quanto riguarda gli altri emendamenti governativi, questi si accordano col nuovo scenario determinatosi dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, perché intervengono su questioni come le procedure per l’accompagnamento alla frontiera dei clandestini (più rapide) e i tempi di permanenza all’interno dei centri per i rimpatri. A proposito di centri di permanenza, tra gli emendamenti fìrmati dall’esecutivo si è aggiunto in extremis, dopo la riunione al Viminale di martedì scorso, quello che affida alla Croce Rossa la gestione dell’hotspot di Lampedusa ormai al collasso con un numero di presenze pari al quadruplo della capienza originaria. Nella seduta della commissione che è svolta ieri mattina, proprio in virtù delle proposte in cantiere, erano stati accantonati otto emendamenti della Lega, mentre il governo aveva dato parere positivo alla proposta - sempre del Carroccio - di un giro di vite alla concessione del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età. In questo contesto, è maturato anche l’ok all’arresto entro 48 ore per chi compia atti violenti nei Centri di accoglienza. Queste modifiche si inseriscono nell’impianto originario del decreto, la cui norma più qualificante è l’introduzione, rivolta agli scafisti, di una nuova fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», per il quale è prevista una pena che va dai 20 ai 30 anni di reclusione. Sono inoltre previste pene più severe per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato», anche al di fuori dei confini nazionali, perché si tratta di un «reato universale». Quanto all’iter del provvedimento, le opposizioni, presentando una pioggia di emendamenti (circa 500), hanno reso in modo plateale la volontà di puntare sull’ostruzionismo: con la presentazione degli emendamenti, infatti, si aprirà il termine per i subemendamenti e l’esame di entrambi potrebbe mettere a rischio il mandato al relatore Andrea De Priamo. Questo significa che tutte le proposte di modifica dovranno essere votate direttamente in aula, con un’inevitabile dilatazione dei tempi. Intanto gli sbarchi non si fermano: ieri a Catania, dopo i 4.000 sbarchi negli ultimi quattro giorni, sono arrivati altri 600 migranti per i quali sono state approntate nei giorni scorsi due tensostrutture.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/protezione-speciale-il-giro-di-vite-della-maggioranza-contro-gli-abusi-2659847267.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lue-si-accorge-dellemergenza-litalia-chiede-fondi" data-post-id="2659847267" data-published-at="1681338000" data-use-pagination="False"> L’Ue si accorge dell’emergenza: «L’Italia chiede fondi» Mentre il flusso migratorio continua senza sosta e l’Europa accende un faro sullo stato d’emergenza dichiarato dal governo italiano annunciando la richiesta di aiuti economici, i sindaci alzano il tiro e chiedono una missione Ue. La situazione si fa sempre più complicata. Ieri, con la nave militare Diciotti sono approdati a Vibo Valentia i 397 migranti soccorsi dalla Capitaneria di porto nel Canale di Sicilia. E a Catania sono sbarcati i 600 trainati da una nave rimorchiatore della Guardia costiera che erano su un peschereccio alla deriva al largo delle coste siciliane. Lampedusa, nonostante la strategia di alleggerimento messa in campo da Prefettura e Viminale, continua a scoppiare: nell’hotspot di contrada Imbriacola sono rimasti ancora oltre 800 ospiti. E ci sono regioni che cominciano ad avere difficoltà anche nella rete d’accoglienza: su tutte la Lombardia che ospita il 12 per cento di tutti gli sbarcati finiti nei Cas e nella rete Sai, ovvero 13.137, seguita dall’Emilia Romagna con il 10 per cento (11.118). Ora anche Piemonte e Lazio si avvicinano al 10 per cento. Trasferire i migranti sta diventando anche particolarmente difficile. A Caserta, per esempio, gli ormai ex ospiti di un Sai sospeso a metà febbraio dal Viminale perché i migranti erano rimasti perfino senza vitto, ora si lagnano perché è in corso il loro trasferimento in Comuni isolati della Calabria o del Sannio, al confine col Molise. La Commissione Europea intanto fa sapere di essere in costante contatto con le autorità italiane «per vedere che cosa implica lo stato di emergenza» sui flussi migratori dichiarato dal governo. Ieri la portavoce per gli Affari Interni, Anitta Hipper, ha spiegato che la Commissione presieduta da Ylva Johansson ha «preso atto» della decisione del governo italiano di dichiarare lo stato di emergenza, che è una «competenza nazionale» e non comunitaria. Più in generale, però, aggiunge la portavoce, «Abbiamo riconosciuto la situazione particolarmente difficile», con una crescita «molto pronunciata degli arrivi dal Mediterraneo centrale. Abbiamo presentato un piano mirato in novembre, con 20 azioni specifiche, sostenute da misure operative e finanziarie. Nel frattempo stiamo lavorando a pieno ritmo su due binari, quello per le misure operative per continuare a sostenere l’Italia e quello per l’adozione del patto sulle migrazioni e sull’asilo». Da Pozzallo, però, il sindaco Roberto Ammatuna non si accontenta della dichiarazione dello stato di emergenza: «Occorre una missione europea tipo Mare Nostrum per cercare di coinvolgere gli altri Stati nell’accoglienza. Purtroppo, però, di questo non c’è traccia». Non contento dei risultati portati a casa per la prima volta da Giorgia Meloni in campo europeo afferma: «Quando andiamo nei tavoli europei non abbiamo la forza necessaria a porre il tema». E infine si schiera con le Organizzazioni non governative: «Invece di bloccarle nei porti bisogna dare più spazio alle Ong». Che stanno facendo crescere la pressione sul governo. L’altro giorno con un tweet Sea Watch ha accusato la Guardia costiera italiana di arrivare in ritardo sul luogo dei soccorsi e di non riuscire a coprire tutti gli Sos, ieri, dopo aver ribadito il concetto, è arrivata perfino a sostenere che le autorità maltesi «ordinano alle navi mercantili di non soccorrere i migranti». E ora Frontex certifica che quella del Mediterraneo centrale è stata la rotta più attiva nel primo trimestre dell’anno, con quasi 28.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, il triplo rispetto a un anno fa. A marzo i rilevamenti totali sono aumentati di quasi nove volte, superando i 13.000. A più partenze, come sempre, sono corrisposti più morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e marzo di quest’anno, i morti in mare sono arrivati a quota 441, superando tutti i record dal 2017.
Ford Puma Gen-E
Il modello è equipaggiato con una serie avanzata di Adas (Advanced driver assistance systems) abbastanza affidabile: pre-collision assist per intervenire in situazioni critiche; lane keeping system per mantenere la traiettoria; cruise control adattivo con riconoscimento dei segnali stradali; camera a 360°. Il motore promette, secondo la Casa, 523 km di autonomia nel ciclo urbano e 376 km in quello combinato. Dalle prove fatte, se nel ciclo urbano più o meno ci siamo, per quello misto il valore è leggermente inferiore al dichiarato. Onesta la velocità di ricarica: il produttore dichiara dal 10 all’80% in soli 23 minuti, a patto che si utilizzi una stazione di ricarica da 100 kW.
I PRO
Innanzitutto, la linea: la Puma è un’auto che piace agli italiani: lo scorso anno ha venduto, in tutte le sue motorizzazioni, oltre 25.000 esemplari. Non ci sono parti in plastica non verniciata all’esterno e questo, se da un lato rende più filante la linea, dall’altro espone le zone più critiche, come passaruota e fascioni anteriori e posteriori, a rischio di grattata. L’abitacolo è fatto bene: comodi ed esteticamente belli i sedili, gradevole il rivestimento in finta pelle di parte del cruscotto. Molto luminose le luci a led per illuminare l’abitacolo. Sorprende la capacità di carico: tra bagagliaio, profondissimo box immediatamente sotto (basta alzare il pianale per accedervi) e box ricavato nella parte anteriore, si raggiungono oltre 550 litri di spazio. Abbattendo i sedili posteriori (nella configurazione 60-40) si possono superare i 1.300 litri. Comodo e completo il grande quadro strumenti digitale da 12,8 pollici dietro al volante: tutte le informazioni sono al posto giusto e facilmente adocchiabili. Buona l’abitabilità: gli ingegneri Ford hanno saputo realizzare un piccolo capolavoro sfruttando ogni centimetro di spazio per rendere gradevole il soggiorno a bordo. Fanno egregiamente il loro lavoro i fari a led. Comodo il tunnel centrale a due piani, con tanti spazi dove riporre oggetti pure voluminosi e l’ormai immancabile piastra per la ricarica wireless dello smartphone.
I CONTRO
I tasti fisici sono ridotti al lumicino: ce ne sono soltanto quattro, il più utilizzabile è quello delle frecce d’emergenza. Per il resto, ci si deve affidare al grande display touch da 12 pollici centrale che non è immediatamente intuitivo: per trovare i vari comandi, ci si deve distrarre un po’ troppo dalla guida. Scomoda anche la manopola per la gestione delle luci: troppo nascosta dietro al volante e alla leva dei tergicristalli. Se si è un po’ alti, vedere che comando è impostato è un’impresa. Croccanti, come dicono gli esperti di auto, alcune plastiche all’interno. Divertente, ma forse troppo a rischio «deposito di polvere» la grande soundbar integrata sopra il cruscotto del sistema audio firmato da Bang & Olufsen da 575 watt. Altra pecca, l’utilizzo del nero lucido sul tunnel centrale: troppo a rischio graffio.
CONCLUSIONI
Le conclusioni si traggono sempre guardando il prezzo. La Puma Gen-E parte, con il modello base, da 27.250 euro (prezzo in promozione, il listino schizza a 33.250 euro) con già una buona dotazione di serie (fari proiettori e luci diurne a led, cerchi in lega da 17 pollici, gigabox posteriore, climatizzatore automatico). Per il modello definito «Premium» si spendono 2.000 euro in più. Grazie al cumulo tra incentivo statale (fino a 11.000 euro con rottamazione e Isee basso) e lo sconto Ford, il prezzo d’attacco può scendere sotto i 18.000 euro. Una quota che rende l’acquisto molto, molto interessante.
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Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
Un dato che non è solo un record finanziario, ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
«Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia», ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 a Roma.
«Euphoria» (Sky)
Dopo quattro anni torna Euphoria con otto nuovi episodi su Sky. La terza stagione segue Rue cinque anni dopo, tra dipendenze e tentativi di rinascita, mentre i personaggi affrontano il passaggio all’età adulta e la possibilità di un futuro diverso.
Dopo quattro anni di silenzio, il gran ritorno. Euphoria, venticinque nomination agli Emmy e nove vittorie, è pronta a debuttare su Sky, con otto episodi inediti. La terza stagione dello show, incensato unanimemente per la capacità di esporre la realtà dei giovani, quella scomoda e poco patinata, sarà disponibile a partire dalla prima serata di lunedì 13 aprile. Giorno storico che, per chi abbia seguito lo show fin dal principio, legandosi a personaggi che poco hanno di iperbolico o cinematografico.
Rue Bennett, personaggio che ha eletto Zendaya icona globale, è un'adolescente tossica. Sulla carta, dovrebbe rappresentare un'eccezione, diversa dalla miriade di adolescenti che cerca di imbroccare la strada giusta per il mondo dei grandi. Eppure, nelle sue fragilità, opportunamente romanzate per tener viva la narrazione televisiva, riesce a ricalcare le difficoltà dei ragazzi di oggi: la fatica nel costruire un'identità propria, estranea alle pressioni della società e al bisogno quasi epidermico di sentirsi parte di un tutto, le insicurezze, la scarsa fiducia nel domani. Rue Bennett è una tossicodipendente dei sobborghi californiani, figlia di una madre che non ha granché da offrirle. Ed è, però, quel che tanti, tantissimi adolescenti sono.
Euphoria l'ha trovata così, la sua forza: ricalcando con mano pesante la vita vera, le difficoltà comuni a tanti, quelle che, spesso, vengono derubricate a facezie. Ha individuato i problemi dei giovani e, su questi, ha costruito un impianto narrativo che potesse farli sentire visti, ascoltati, capiti. Dunque, mai soli. Anche in età semi-adulta.La terza stagione dello show, difatti, prosegue oltre l'adolescenza, e Rue la trova in Messico, cinque anni più tardi rispetto ai fatti narrati nelle prime stagioni. Cresciuta, ma non cambiata, ha ancora problemi di droga e dipendenza. Ha debiti e una vita segnata dall'improvvisazione, quella che di romantico ha poco. I suoi amici sono cresciuti. Qualcuno sembra avercela fatta, qualcun altro no. Uno è a un passo dalle nozze, un altro iscritto ad una scuola d'arte. Sono distanti, ma chiamati, tutti, a confrontarsi con la fede: non quella religiosa, ma quella che porta a credere che un domani migliore sia cosa possibile e che le risorse per attuarlo siano intrinseche all'essere umano. Anche a Rue, chiamata a scegliere fra paura e coraggio.
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