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2023-04-13
Protezione speciale: il giro di vite della maggioranza contro gli abusi
Ansa
Dopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale per la situazione insostenibile degli sbarchi illegali, il governo sta cambiando il volto del Dl Cutro in senso restrittivo. Una decisione che era nell’aria, sollecitata in particolar modo dalla Lega, che però alla fine ha trovato - salvo colpi di scena dell’ultim'ora - concordi tutte le forze di maggioranza. Nella mattinata di oggi la «quadra» dovrebbe essere sancita dall’arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato (convocata per le 9 dopo un rinvio ieri sera) di una decina di emendamenti firmati dall’esecutivo, che intervengono sui punti qualificanti del provvedimento approvato dopo la tragedia sulle rive calabresi. La novità più rilevante dal punto di vista pratico riguarderebbe la stretta sulla concessione della protezione speciale, che negli ultimi tempi era diventato il passe-partout attraverso il quale era stato scardinato ogni controllo sull’effettivo diritto da parte dei migranti a godere di una tutela per particolari motivi di necessità. Fino al primo pomeriggio di ieri, gli emendamenti sulla protezione speciale non facevano ancora parte di quelli firmati in maniera certa dal governo, anche se la determinazione sia di Fratelli d’Italia che di Forza Italia sarebbe stata quella di votarli senza esitazione. Poi, secondo quanto filtra, la quasi certa quadratura del cerchio dopo alcune «interlocuzioni» tra Palazzo Chigi e via Bellerio, rese necessarie dal superamento di alcune criticità nei confronti della normativa Ue.
Le modifiche sulla concessione della protezione speciali sono importanti: un emendamento prevede anzitutto che questa decada quando il migrante che ne gode abbia fatto ritorno, anche per un breve periodo, in patria. Non era infatti infrequente che alcuni «protetti speciali» presunti perseguitati in patria tornassero nella stessa patria per fare le vacanze. Un altro emendamento governativo «ex-leghista» dice basta alla conversione delle protezioni speciali in permessi di lavoro: anche in questo caso il meccanismo era diventato un escamotage per abolire ogni controllo sui migranti sbarcati illegalmente. I dati diffusi dal Viminale, in questo senso, sono espliciti, visto che negli ultimi tre anni le percentuali di protezioni speciali convertite in permessi di soggiorno sono state risibili: 4,4 nel 2021, del 5,2 nel 2022 e del 7,4 in questo primo scorcio del 2023. Un’altra modifica riguarda la periodicità delle verifiche per il rinnovo della protezione speciale, che viene dimezzata da quattro a due anni, mentre viene operato un giro di vite anche sulla protezione per motivi di salute, eliminando di fatto le motivazioni di ordine psichico, concesse in passato con troppa disinvoltura.
Per quanto riguarda gli altri emendamenti governativi, questi si accordano col nuovo scenario determinatosi dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, perché intervengono su questioni come le procedure per l’accompagnamento alla frontiera dei clandestini (più rapide) e i tempi di permanenza all’interno dei centri per i rimpatri. A proposito di centri di permanenza, tra gli emendamenti fìrmati dall’esecutivo si è aggiunto in extremis, dopo la riunione al Viminale di martedì scorso, quello che affida alla Croce Rossa la gestione dell’hotspot di Lampedusa ormai al collasso con un numero di presenze pari al quadruplo della capienza originaria. Nella seduta della commissione che è svolta ieri mattina, proprio in virtù delle proposte in cantiere, erano stati accantonati otto emendamenti della Lega, mentre il governo aveva dato parere positivo alla proposta - sempre del Carroccio - di un giro di vite alla concessione del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età. In questo contesto, è maturato anche l’ok all’arresto entro 48 ore per chi compia atti violenti nei Centri di accoglienza.
Queste modifiche si inseriscono nell’impianto originario del decreto, la cui norma più qualificante è l’introduzione, rivolta agli scafisti, di una nuova fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», per il quale è prevista una pena che va dai 20 ai 30 anni di reclusione. Sono inoltre previste pene più severe per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato», anche al di fuori dei confini nazionali, perché si tratta di un «reato universale». Quanto all’iter del provvedimento, le opposizioni, presentando una pioggia di emendamenti (circa 500), hanno reso in modo plateale la volontà di puntare sull’ostruzionismo: con la presentazione degli emendamenti, infatti, si aprirà il termine per i subemendamenti e l’esame di entrambi potrebbe mettere a rischio il mandato al relatore Andrea De Priamo. Questo significa che tutte le proposte di modifica dovranno essere votate direttamente in aula, con un’inevitabile dilatazione dei tempi. Intanto gli sbarchi non si fermano: ieri a Catania, dopo i 4.000 sbarchi negli ultimi quattro giorni, sono arrivati altri 600 migranti per i quali sono state approntate nei giorni scorsi due tensostrutture.
L’Ue si accorge dell’emergenza: «L’Italia chiede fondi»
Mentre il flusso migratorio continua senza sosta e l’Europa accende un faro sullo stato d’emergenza dichiarato dal governo italiano annunciando la richiesta di aiuti economici, i sindaci alzano il tiro e chiedono una missione Ue. La situazione si fa sempre più complicata. Ieri, con la nave militare Diciotti sono approdati a Vibo Valentia i 397 migranti soccorsi dalla Capitaneria di porto nel Canale di Sicilia. E a Catania sono sbarcati i 600 trainati da una nave rimorchiatore della Guardia costiera che erano su un peschereccio alla deriva al largo delle coste siciliane. Lampedusa, nonostante la strategia di alleggerimento messa in campo da Prefettura e Viminale, continua a scoppiare: nell’hotspot di contrada Imbriacola sono rimasti ancora oltre 800 ospiti.
E ci sono regioni che cominciano ad avere difficoltà anche nella rete d’accoglienza: su tutte la Lombardia che ospita il 12 per cento di tutti gli sbarcati finiti nei Cas e nella rete Sai, ovvero 13.137, seguita dall’Emilia Romagna con il 10 per cento (11.118). Ora anche Piemonte e Lazio si avvicinano al 10 per cento. Trasferire i migranti sta diventando anche particolarmente difficile. A Caserta, per esempio, gli ormai ex ospiti di un Sai sospeso a metà febbraio dal Viminale perché i migranti erano rimasti perfino senza vitto, ora si lagnano perché è in corso il loro trasferimento in Comuni isolati della Calabria o del Sannio, al confine col Molise.
La Commissione Europea intanto fa sapere di essere in costante contatto con le autorità italiane «per vedere che cosa implica lo stato di emergenza» sui flussi migratori dichiarato dal governo. Ieri la portavoce per gli Affari Interni, Anitta Hipper, ha spiegato che la Commissione presieduta da Ylva Johansson ha «preso atto» della decisione del governo italiano di dichiarare lo stato di emergenza, che è una «competenza nazionale» e non comunitaria. Più in generale, però, aggiunge la portavoce, «Abbiamo riconosciuto la situazione particolarmente difficile», con una crescita «molto pronunciata degli arrivi dal Mediterraneo centrale. Abbiamo presentato un piano mirato in novembre, con 20 azioni specifiche, sostenute da misure operative e finanziarie. Nel frattempo stiamo lavorando a pieno ritmo su due binari, quello per le misure operative per continuare a sostenere l’Italia e quello per l’adozione del patto sulle migrazioni e sull’asilo».
Da Pozzallo, però, il sindaco Roberto Ammatuna non si accontenta della dichiarazione dello stato di emergenza: «Occorre una missione europea tipo Mare Nostrum per cercare di coinvolgere gli altri Stati nell’accoglienza. Purtroppo, però, di questo non c’è traccia». Non contento dei risultati portati a casa per la prima volta da Giorgia Meloni in campo europeo afferma: «Quando andiamo nei tavoli europei non abbiamo la forza necessaria a porre il tema». E infine si schiera con le Organizzazioni non governative: «Invece di bloccarle nei porti bisogna dare più spazio alle Ong». Che stanno facendo crescere la pressione sul governo.
L’altro giorno con un tweet Sea Watch ha accusato la Guardia costiera italiana di arrivare in ritardo sul luogo dei soccorsi e di non riuscire a coprire tutti gli Sos, ieri, dopo aver ribadito il concetto, è arrivata perfino a sostenere che le autorità maltesi «ordinano alle navi mercantili di non soccorrere i migranti». E ora Frontex certifica che quella del Mediterraneo centrale è stata la rotta più attiva nel primo trimestre dell’anno, con quasi 28.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, il triplo rispetto a un anno fa. A marzo i rilevamenti totali sono aumentati di quasi nove volte, superando i 13.000. A più partenze, come sempre, sono corrisposti più morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e marzo di quest’anno, i morti in mare sono arrivati a quota 441, superando tutti i record dal 2017.
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Decreto Cutro più rigido. Fdi apre alle richieste della Lega Modifiche su rientri, lavoro e rinnovi. Il rischio ostruzionismo.Sbarchi incessanti. Frontex: +300% di arrivi. Regioni in difficoltà nella rete d’accoglienza. I sindaci: «Coinvolgere gli altri Stati».Lo speciale contiene due articoliDopo la proclamazione dello stato d’emergenza nazionale per la situazione insostenibile degli sbarchi illegali, il governo sta cambiando il volto del Dl Cutro in senso restrittivo. Una decisione che era nell’aria, sollecitata in particolar modo dalla Lega, che però alla fine ha trovato - salvo colpi di scena dell’ultim'ora - concordi tutte le forze di maggioranza. Nella mattinata di oggi la «quadra» dovrebbe essere sancita dall’arrivo in commissione Affari costituzionali del Senato (convocata per le 9 dopo un rinvio ieri sera) di una decina di emendamenti firmati dall’esecutivo, che intervengono sui punti qualificanti del provvedimento approvato dopo la tragedia sulle rive calabresi. La novità più rilevante dal punto di vista pratico riguarderebbe la stretta sulla concessione della protezione speciale, che negli ultimi tempi era diventato il passe-partout attraverso il quale era stato scardinato ogni controllo sull’effettivo diritto da parte dei migranti a godere di una tutela per particolari motivi di necessità. Fino al primo pomeriggio di ieri, gli emendamenti sulla protezione speciale non facevano ancora parte di quelli firmati in maniera certa dal governo, anche se la determinazione sia di Fratelli d’Italia che di Forza Italia sarebbe stata quella di votarli senza esitazione. Poi, secondo quanto filtra, la quasi certa quadratura del cerchio dopo alcune «interlocuzioni» tra Palazzo Chigi e via Bellerio, rese necessarie dal superamento di alcune criticità nei confronti della normativa Ue. Le modifiche sulla concessione della protezione speciali sono importanti: un emendamento prevede anzitutto che questa decada quando il migrante che ne gode abbia fatto ritorno, anche per un breve periodo, in patria. Non era infatti infrequente che alcuni «protetti speciali» presunti perseguitati in patria tornassero nella stessa patria per fare le vacanze. Un altro emendamento governativo «ex-leghista» dice basta alla conversione delle protezioni speciali in permessi di lavoro: anche in questo caso il meccanismo era diventato un escamotage per abolire ogni controllo sui migranti sbarcati illegalmente. I dati diffusi dal Viminale, in questo senso, sono espliciti, visto che negli ultimi tre anni le percentuali di protezioni speciali convertite in permessi di soggiorno sono state risibili: 4,4 nel 2021, del 5,2 nel 2022 e del 7,4 in questo primo scorcio del 2023. Un’altra modifica riguarda la periodicità delle verifiche per il rinnovo della protezione speciale, che viene dimezzata da quattro a due anni, mentre viene operato un giro di vite anche sulla protezione per motivi di salute, eliminando di fatto le motivazioni di ordine psichico, concesse in passato con troppa disinvoltura. Per quanto riguarda gli altri emendamenti governativi, questi si accordano col nuovo scenario determinatosi dopo la proclamazione dello stato d’emergenza, perché intervengono su questioni come le procedure per l’accompagnamento alla frontiera dei clandestini (più rapide) e i tempi di permanenza all’interno dei centri per i rimpatri. A proposito di centri di permanenza, tra gli emendamenti fìrmati dall’esecutivo si è aggiunto in extremis, dopo la riunione al Viminale di martedì scorso, quello che affida alla Croce Rossa la gestione dell’hotspot di Lampedusa ormai al collasso con un numero di presenze pari al quadruplo della capienza originaria. Nella seduta della commissione che è svolta ieri mattina, proprio in virtù delle proposte in cantiere, erano stati accantonati otto emendamenti della Lega, mentre il governo aveva dato parere positivo alla proposta - sempre del Carroccio - di un giro di vite alla concessione del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento del diciottesimo anno di età. In questo contesto, è maturato anche l’ok all’arresto entro 48 ore per chi compia atti violenti nei Centri di accoglienza. Queste modifiche si inseriscono nell’impianto originario del decreto, la cui norma più qualificante è l’introduzione, rivolta agli scafisti, di una nuova fattispecie di reato per chi provoca «morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», per il quale è prevista una pena che va dai 20 ai 30 anni di reclusione. Sono inoltre previste pene più severe per chi «promuove, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato», anche al di fuori dei confini nazionali, perché si tratta di un «reato universale». Quanto all’iter del provvedimento, le opposizioni, presentando una pioggia di emendamenti (circa 500), hanno reso in modo plateale la volontà di puntare sull’ostruzionismo: con la presentazione degli emendamenti, infatti, si aprirà il termine per i subemendamenti e l’esame di entrambi potrebbe mettere a rischio il mandato al relatore Andrea De Priamo. Questo significa che tutte le proposte di modifica dovranno essere votate direttamente in aula, con un’inevitabile dilatazione dei tempi. Intanto gli sbarchi non si fermano: ieri a Catania, dopo i 4.000 sbarchi negli ultimi quattro giorni, sono arrivati altri 600 migranti per i quali sono state approntate nei giorni scorsi due tensostrutture.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/protezione-speciale-il-giro-di-vite-della-maggioranza-contro-gli-abusi-2659847267.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lue-si-accorge-dellemergenza-litalia-chiede-fondi" data-post-id="2659847267" data-published-at="1681338000" data-use-pagination="False"> L’Ue si accorge dell’emergenza: «L’Italia chiede fondi» Mentre il flusso migratorio continua senza sosta e l’Europa accende un faro sullo stato d’emergenza dichiarato dal governo italiano annunciando la richiesta di aiuti economici, i sindaci alzano il tiro e chiedono una missione Ue. La situazione si fa sempre più complicata. Ieri, con la nave militare Diciotti sono approdati a Vibo Valentia i 397 migranti soccorsi dalla Capitaneria di porto nel Canale di Sicilia. E a Catania sono sbarcati i 600 trainati da una nave rimorchiatore della Guardia costiera che erano su un peschereccio alla deriva al largo delle coste siciliane. Lampedusa, nonostante la strategia di alleggerimento messa in campo da Prefettura e Viminale, continua a scoppiare: nell’hotspot di contrada Imbriacola sono rimasti ancora oltre 800 ospiti. E ci sono regioni che cominciano ad avere difficoltà anche nella rete d’accoglienza: su tutte la Lombardia che ospita il 12 per cento di tutti gli sbarcati finiti nei Cas e nella rete Sai, ovvero 13.137, seguita dall’Emilia Romagna con il 10 per cento (11.118). Ora anche Piemonte e Lazio si avvicinano al 10 per cento. Trasferire i migranti sta diventando anche particolarmente difficile. A Caserta, per esempio, gli ormai ex ospiti di un Sai sospeso a metà febbraio dal Viminale perché i migranti erano rimasti perfino senza vitto, ora si lagnano perché è in corso il loro trasferimento in Comuni isolati della Calabria o del Sannio, al confine col Molise. La Commissione Europea intanto fa sapere di essere in costante contatto con le autorità italiane «per vedere che cosa implica lo stato di emergenza» sui flussi migratori dichiarato dal governo. Ieri la portavoce per gli Affari Interni, Anitta Hipper, ha spiegato che la Commissione presieduta da Ylva Johansson ha «preso atto» della decisione del governo italiano di dichiarare lo stato di emergenza, che è una «competenza nazionale» e non comunitaria. Più in generale, però, aggiunge la portavoce, «Abbiamo riconosciuto la situazione particolarmente difficile», con una crescita «molto pronunciata degli arrivi dal Mediterraneo centrale. Abbiamo presentato un piano mirato in novembre, con 20 azioni specifiche, sostenute da misure operative e finanziarie. Nel frattempo stiamo lavorando a pieno ritmo su due binari, quello per le misure operative per continuare a sostenere l’Italia e quello per l’adozione del patto sulle migrazioni e sull’asilo». Da Pozzallo, però, il sindaco Roberto Ammatuna non si accontenta della dichiarazione dello stato di emergenza: «Occorre una missione europea tipo Mare Nostrum per cercare di coinvolgere gli altri Stati nell’accoglienza. Purtroppo, però, di questo non c’è traccia». Non contento dei risultati portati a casa per la prima volta da Giorgia Meloni in campo europeo afferma: «Quando andiamo nei tavoli europei non abbiamo la forza necessaria a porre il tema». E infine si schiera con le Organizzazioni non governative: «Invece di bloccarle nei porti bisogna dare più spazio alle Ong». Che stanno facendo crescere la pressione sul governo. L’altro giorno con un tweet Sea Watch ha accusato la Guardia costiera italiana di arrivare in ritardo sul luogo dei soccorsi e di non riuscire a coprire tutti gli Sos, ieri, dopo aver ribadito il concetto, è arrivata perfino a sostenere che le autorità maltesi «ordinano alle navi mercantili di non soccorrere i migranti». E ora Frontex certifica che quella del Mediterraneo centrale è stata la rotta più attiva nel primo trimestre dell’anno, con quasi 28.000 attraversamenti irregolari delle frontiere, il triplo rispetto a un anno fa. A marzo i rilevamenti totali sono aumentati di quasi nove volte, superando i 13.000. A più partenze, come sempre, sono corrisposti più morti in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e marzo di quest’anno, i morti in mare sono arrivati a quota 441, superando tutti i record dal 2017.
Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.