Premierato, si fa sul serio: martedì o mercoledì vertice al Senato sulla norma “anti-ribaltone”

Il presidente della commissione Affari Costituzionali e relatore del provvedimento, Alberto Balboni, ha infatti aggiornato a lunedì 5 febbraio il termine per la presentazione degli emendamenti, inizialmente fissato al 29 gennaio.
Si comincia a fare sul serio la prossima settimana, per quanto riguarda il ddl costituzionale sul premierato. Il presidente della commissione Affari Costituzionali e relatore del provvedimento, Alberto Balboni, ha infatti aggiornato a lunedì 5 febbraio il termine per la presentazione degli emendamenti, inizialmente fissato al 29 gennaio. Questo per consentire alla maggioranza di avere maggior tempo per arrivare a definire le proposte di modifica, che dovranno essere firmate da tutti i gruppi di centrodestra. L'appuntamento politicamente più importante, dunque, è per martedì o al massimo mercoledì prossimo, quando si terrà il vertice del centrodestra.
Il testo base, come è noto, è quello licenziato dal governo e che proviene dal ministro per le Riforme Elisabetta Casellati, che prevede in primis l'elezione diretta del presidente del Consiglio per un mandato di cinque anni. Ma la questione più spinosa e attorno alla quale, verosimilmente, ruoterà la ricerca di un compromesso in maggioranza, sarà quella della cosiddetta «norma anti-ribaltone», che il premier Giorgia Meloni gradirebbe inserire nel testo. Si tratta, in sostanza, della possibilità per il presidente del Consiglio di appellarsi alle urne se sfiduciato o in caso di crisi di governo, sciogliendo le Camere. L'opposizione ha contestato questa scelta, accusando la maggioranza di voler comprimere le prerogative del Capo dello Stato, ma il vero nodo è la posizione della Lega, che invece vorrebbe lasciare nel testo la possibilità di “pescare” un altro premier, in caso di crisi di governo, dalla stessa maggioranza. Il compromesso su cui si sta lavorando è quello di ammettere “la staffetta” in casi eccezionali come morte, dimissioni volontarie o decadenza, ma di lasciare la facoltà al premier sfiduciato di proporre al Capo dello Stato lo scioglimento delle Camere, entro sette giorni. In realtà, non manca dentro il partito di maggioranza relativa chi vorrebbe affidare direttamente al premier la facoltà di sciogliere le Camere, andando prevedibilmente allo scontro col Colle.
Questa, dunque, sarà la proposta di Balboni, resta da vedere come reagiranno Lega e FI. Le altre questioni “calde” sono il premio di maggioranza e i limiti ai mandati del premier: nel primo caso il testo Casellati prevede che sia attribuito alla coalizione vincente il 55 per cento dei seggi, ma le perplessità di più di un costituzionalista consigliano di togliere tale riferimento e di demandare la questione alla nuova legge elettorale. Quanto ai mandati del premier, si pensa semplicemente di mettere nero su bianco che questi non potranno essere più di due.






