
Alla fine del 2024, in un momento difficile per Poste italiane alle prese con la riorganizzazione del lavoro a fronte di nuove sfide del settore, l’azienda guidata da Matteo Del Fante chiudeva un accordo col sindacato dei lavoratori di Poste della Cisl, cioè il primo sindacato indiscusso nel settore, con 20.000 nuove assunzioni e un nuovo servizio, Rete corriere, al passo con le richieste del mercato. Insomma, una mossa decisamente azzeccata sia sul mercato della logistica che, più in generale, sul fronte occupazionale; il tutto senza un minuto di sciopero.
Ebbene, cosa fa il comparto postale della Cgil? Si mette d’accordo con i colleghi della Uil e fanno causa a Poste italiane per condotta antisindacale e disapplicazione degli accordi virtuosi, come a dire: o l’accordo è quello che piace a noi, oppure si deve annullare tutto e rifare il tavolo. Ebbene, ieri è arrivata la sentenza della seconda sezione Lavoro del tribunale di Roma che ha dato torto al sindacato di Landini e di Bombardieri, ramo postini, i quali volevano cancellare i benefici per le lavoratrici e i lavoratori. Nessun diritto sindacale è stato scalfito. Una sconfitta totale, sia sul piano della lotta sindacale che su quello della strategia politica.
Per il giudice del lavoro, Poste italiane non poteva ignorare, in quella fase delle trattative, che il momento era difficile e una eventuale azione di scioperi avrebbe penalizzato il servizio a danno dei cittadini e quindi bene hanno fatto, Del Fante e Lasco, ad accelerare sul tavolo negoziale con quelle forze (Slp-Cisl in testa) che erano davvero interessate a un accordo. «Il bene dei lavoratori di Poste e il potenziamento dei servizi resta l’unica bussola che seguiamo», ha commentato il segretario della Slp-Cisl, Raffaele Roscigno. «Grazie a quell’accordo non solo abbiamo migliorato infatti le condizioni lavorative ma abbiamo creato quella Rete corriere che oggi è un servizio tra i più diffusi e performanti, con attenzione non solo ai grandi centri urbani ma anche verso i medi centri urbani e i piccoli paesi che non possono restare senza sportelli».
Ed è questo il cuore della questione: perché mai la Cgil e la Uil si sono sfilate e da una battaglia sindacale hanno portato la questione sul piano giudiziario, finendo anche lì ko? Cosa interessa al sindacato di Landini? Chiudere gli accordi? Così non pare proprio. Dunque non resta che ipotizzare un secondo fine, più di posizionamento politico nei giochi di Palazzo, sponda campo largo. Chiedere al giudice, oltre al riconoscimento di una fantomatica condotta antisindacale di Poste italiane (questione che il giudice del lavoro ha rigettato nettamente), anche la disapplicazione dei contratti è un colpo che danneggia i lavoratori, mica il datore di lavoro! La trattativa che gli uomini di Landini e di Bombardieri hanno rifiutato e contestato aveva chiuso con 20.000 assunzioni, tra l’altro in comparti nevralgici. Prendiamo la logistica: a fronte di un taglio di 3.300 zone di recapito, azienda e sindacato raggiungevano un accordo con 15.000 corrieri assunti in tre anni. Sulla Rete corriere: 3 ore in più di lavoro (da 36 a 39) riconosciute economicamente e pagate con maggiorazione. Per il potenziamento della Rete sportelli: 5.000 nuove assunzioni. Cosa non andava bene alla Cgil? Perché chiedere l’annullamento dei benefici e impugnare l’intesa? E soprattutto dove starebbe il comportamento antisindacale di Poste italiane? Dev’essere stato anche il pensiero del giudice, il quale nelle pieghe della causa del lavoro (dove tra l’altro chiedevano 50.000 euro di danno per ciascuna sigla sindacale, e la pubblicazione della sentenza su «7 quotidiani nazionali») non ha trovato alcuna ragione di diritto che avesse un senso.
Negli ultimi anni non si può non vedere il grande salto compiuto dall’azienda guidata dalla coppia Matteo Del Fante/Giuseppe Lasco (regista della trattativa) e non si può non registrare che il potenziamento dei servizi (pensiamo solo al boom delle consegne: di fatto Amazon lavora con Poste) e la copertura capillare degli sportelli è stata possibile senza un minuto di sciopero. Grazie alla categoria della Cisl guidata da Raffaele Roscigno.






