True
2021-11-28
Pochissimi ricoveri tra i bambini: la corsa a vaccinarli è insensata
Non si capisce l'urgenza di vaccinare i bambini contro il Covid. Sono il 10% della popolazione: se si infettano spesso sono asintomatici e, se si ammalano, praticamente non finiscono all'ospedale. Eppure, da quando è stato dato il via libera dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) ai vaccini a mRna nella fascia d'età 5-11 anni, non si fa che parlare di questo. A livello scientifico si dibatte non tanto sull'efficacia, ma sull'effettiva necessità di vaccinare i più piccoli, visto che i ricoveri e i decessi da Covid interessano le fasce più anziane della società.
Non è infatti un caso che si sia iniziata la vaccinazione lo scorso gennaio proprio dalle residenze per anziani (Rsa). Lascia perplessi che ora si corra a vaccinare i più piccoli quando, a fronte di un aumento dei casi, i ricoveri restino rari. Sono i dati dell'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato il 26 novembre. L'incidenza di infezione da Sars-Cov2 è in aumento «in tutte le fasce di età, in particolare nella popolazione 0-19 anni», si legge nel documento e il 51% interessa la fascia di età 6-11. Ma i ricoveri non sono esplosi. Nel periodo 8 - 21 novembre in questa fascia «sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e tre ricoverati in terapia intensiva». Non è indicato, ma nella fascia 0-11 anni i bambini ricoverati hanno già almeno un fattore di rischio. Alla richiesta della Verità di un chiarimento, l'Iss ha risposto che, trattandosi di pochi casi, per questioni di privacy, non indica le patologie che renderebbero i soggetti identificabili. In ogni caso, dall'inizio della pandemia, dei 4 milioni circa di bambini tra 0-11 anni, se ne sono infettati meno di 400.000 e all'ospedale ne sono finiti 5.212 (l'1% delle ospedalizzazioni totali) con decessi inferiori allo 0,1% contro il 25 e 40% di mortalità registrata nei settantenni e gli over 80. I bambini, anche se non vaccinati, pur stando per 4-6 ore a contatto senza mascherina, resistono bene all'infezione, non hanno sintomi gravi e tanto meno i tanto sbandierati postumi (long Covid).
Di fronte all'evidenza dei dati la comunità scientifica discute e, al mainstreaming del vaccinare tutti, con la Società italiana di pediatria in prima fila, molti sostengono il principio di cautela. Perfino l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che, in questa fase, immunizzare i piccoli sia meno urgente e prioritario rispetto a coprire fragili e anziani, e alzare le coperture nei Paesi poveri. L'Oms infatti ammette che «il beneficio diretto per la salute derivante dalla vaccinazione di bambini e adolescenti è inferiore rispetto alla vaccinazione degli anziani, a causa della minore incidenza di Covid grave e dei decessi nei giovanissimi». Incredibilmente, concorda con l'Oms anche Andrea Crisanti, l'infettivologo dell'Università di Padova che avrebbe «aspettato ancora a decidere» sul vaccino anti-Covid per i bambini di 5-11 anni. «Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione».
I dubbi sono sullo studio realizzato su 3.000 bambini e che, secondo Crisanti, non chiarisce «la cosa più importante», se la vaccinazione blocchi la trasmissione del contagio. Al momento «non ci sono dati validi sul rapporto rischio-beneficio» anche per Maria Rita Gismondo, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano.
L'esperta ha inoltre ricordato che i bambini non sono «serbatoio di infezione per i nonni, per gli adulti», soprattutto perché «tendenzialmente gli adulti e i nonni dovrebbero essere già vaccinati». Attualmente, con adulti e anziani immunizzati, «non c'è l'esigenza di vaccinare i bambini» anche per Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma che, su Sky, invita a prendere decisioni in base alla situazione pandemica» e con dati più chiari sugli effetti del long Covid. Non usa perifrasi nemmeno Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria all'Ospedale Buzzi di Milano.
«Vaccinare questa fascia di età in blocco non è la priorità», ha dichiarato ieri su Repubblica ricordando che consiglierebbe l'immunizzazione «per i bambini con una malattia cronica, perché è verso di loro che il Covid ha dimostrato di provocare ricoveri e in qualche caso decessi, anche se con numeri molto contenuti a livello nazionale». A Milano, ricorda Zuccotti «i bambini finiti in rianimazione per Covid si contano sulle dita di una mano, da settembre a oggi non ricordo un ricoverato. E dall'inizio della pandemia non ne abbiamo mai perso nemmeno uno». Anche al Gaslini di Genova il rapporto in termini di numero di ricoveri «tra i bambini per Rsv, il virus respiratorio sinciziale, e Covid-19 è di circa 10 a 1». L'emergenza sembra proprio un'altra.
Calano contagi e tasso di positività
Sono stati 12.877 i nuovi casi di coronavirus in Italia registrati ieri, a fronte di 596.898 tamponi totali. Il tasso di positività cala al 2,1% dal 2,4 di venerdì, quando i contagi comunicati sono stati 13.686 a fronte di 557.180 test. I decessi comunicati sono stati 90, tuttavia undici tra Campania e Sicilia risultano avvenuti nei giorni precedenti. Le persone guarite ieri risultano 6.451. Gli attuali positivi risultano essere in tutto 178.946.
I pazienti ricoverati nei reparti Covid ordinari sono 78 in più, per un totale di 4.826 degenti.
I posti letto occupati in terapia intensiva sono aumentati di 18 unità, portando il totale dei malati più gravi a 624, con 68 ingressi in rianimazione. La regione con il maggior numero di casi (2.113) è il Veneto, seguito da Lombardia (1.926), Emilia Romagna (1.273), Lazio (1.204) e Campania (1.154). Regioni che resteranno in zona bianca. Da domani, infatti, l'unico territorio a passare in giallo sarà il Friuli Venezia Giulia a causa dei parametri su intensive e reparti ordinari sopra la soglia.
Oltre alle restrizioni dovute al cambio di colore (obbligo di mascherina anche all'aperto, limite di quattro persone al tavolo del ristorante e una riduzione della capienza massima consentita per cinema e teatri, manifestazioni ed eventi sportivi) nella Regione servirà da subito (nel resto del Paese dal 6 dicembre) il super green pass (non basterà più quindi mostrare l'esito negativo del tampone) per entrare in ristoranti al chiuso, cinema, teatri, sale da concerto, discoteche e feste.
Mentre basterà il certificato «base» per accedere a musei, palestre, piscine e i circoli sportivi al chiuso. Resta l'accesso libero per mangiare nei bar e ristoranti all'aperto e per fare attività sportiva all'aperto. Anche per salire sui bus urbani e metropolitane servirà un tampone negativo, sebbene i controlli siano evidentemente di difficile attuazione. Inoltre, con questa ulteriore stretta riguardante il trasporto pubblico, gli studenti over 12 non vaccinati che per andare a scuola tutti i giorni prendono i mezzi dovranno fare i tamponi ogni 48 ore, sebbene per entrare in classe non sia loro richiesto. Un ulteriore salasso per le famiglie, magari con più figli.
Intanto, da ieri anche a Milano è obbligatorio l'uso della mascherina anche all'aperto dalle 10 alle 22 nelle vie dello shopping. Chi trasgredisce verrà multato con una sanzione di almeno 400 euro che, se pagata entro cinque giorni, può essere ridotta a 280 euro. La multa può arrivare fino a 3.000 euro: è la cifra massima che, spiegano dal Comune, considerando tutte le possibili penalità potrebbe arrivare a pagare un cittadino che dovesse fare ricorso e perdere.
Obbligo di coprire naso e bocca all'aperto anche a Bergamo, Bologna, Padova, Venezia, Aosta, Firenze.
Continua a leggereRiduci
Anche a fronte di un aumento dei casi, per i piccoli restano rarissime le possibilità di gravi sintomi o morte. Su circa 4 milioni di under 12, da inizio pandemia sono finiti in ospedale in 5.212, con decessi inferiori allo 0,1%.Indice al 2,1%. Ospedalizzazioni in crescita. Da domani il Friuli diventa giallo e adotta i divieti del super pass. Multe da 400 euro a Milano per chi è senza mascherina all'aperto.Lo speciale contiene due articoli.Non si capisce l'urgenza di vaccinare i bambini contro il Covid. Sono il 10% della popolazione: se si infettano spesso sono asintomatici e, se si ammalano, praticamente non finiscono all'ospedale. Eppure, da quando è stato dato il via libera dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) ai vaccini a mRna nella fascia d'età 5-11 anni, non si fa che parlare di questo. A livello scientifico si dibatte non tanto sull'efficacia, ma sull'effettiva necessità di vaccinare i più piccoli, visto che i ricoveri e i decessi da Covid interessano le fasce più anziane della società. Non è infatti un caso che si sia iniziata la vaccinazione lo scorso gennaio proprio dalle residenze per anziani (Rsa). Lascia perplessi che ora si corra a vaccinare i più piccoli quando, a fronte di un aumento dei casi, i ricoveri restino rari. Sono i dati dell'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato il 26 novembre. L'incidenza di infezione da Sars-Cov2 è in aumento «in tutte le fasce di età, in particolare nella popolazione 0-19 anni», si legge nel documento e il 51% interessa la fascia di età 6-11. Ma i ricoveri non sono esplosi. Nel periodo 8 - 21 novembre in questa fascia «sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e tre ricoverati in terapia intensiva». Non è indicato, ma nella fascia 0-11 anni i bambini ricoverati hanno già almeno un fattore di rischio. Alla richiesta della Verità di un chiarimento, l'Iss ha risposto che, trattandosi di pochi casi, per questioni di privacy, non indica le patologie che renderebbero i soggetti identificabili. In ogni caso, dall'inizio della pandemia, dei 4 milioni circa di bambini tra 0-11 anni, se ne sono infettati meno di 400.000 e all'ospedale ne sono finiti 5.212 (l'1% delle ospedalizzazioni totali) con decessi inferiori allo 0,1% contro il 25 e 40% di mortalità registrata nei settantenni e gli over 80. I bambini, anche se non vaccinati, pur stando per 4-6 ore a contatto senza mascherina, resistono bene all'infezione, non hanno sintomi gravi e tanto meno i tanto sbandierati postumi (long Covid). Di fronte all'evidenza dei dati la comunità scientifica discute e, al mainstreaming del vaccinare tutti, con la Società italiana di pediatria in prima fila, molti sostengono il principio di cautela. Perfino l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che, in questa fase, immunizzare i piccoli sia meno urgente e prioritario rispetto a coprire fragili e anziani, e alzare le coperture nei Paesi poveri. L'Oms infatti ammette che «il beneficio diretto per la salute derivante dalla vaccinazione di bambini e adolescenti è inferiore rispetto alla vaccinazione degli anziani, a causa della minore incidenza di Covid grave e dei decessi nei giovanissimi». Incredibilmente, concorda con l'Oms anche Andrea Crisanti, l'infettivologo dell'Università di Padova che avrebbe «aspettato ancora a decidere» sul vaccino anti-Covid per i bambini di 5-11 anni. «Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione». I dubbi sono sullo studio realizzato su 3.000 bambini e che, secondo Crisanti, non chiarisce «la cosa più importante», se la vaccinazione blocchi la trasmissione del contagio. Al momento «non ci sono dati validi sul rapporto rischio-beneficio» anche per Maria Rita Gismondo, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano. L'esperta ha inoltre ricordato che i bambini non sono «serbatoio di infezione per i nonni, per gli adulti», soprattutto perché «tendenzialmente gli adulti e i nonni dovrebbero essere già vaccinati». Attualmente, con adulti e anziani immunizzati, «non c'è l'esigenza di vaccinare i bambini» anche per Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma che, su Sky, invita a prendere decisioni in base alla situazione pandemica» e con dati più chiari sugli effetti del long Covid. Non usa perifrasi nemmeno Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria all'Ospedale Buzzi di Milano. «Vaccinare questa fascia di età in blocco non è la priorità», ha dichiarato ieri su Repubblica ricordando che consiglierebbe l'immunizzazione «per i bambini con una malattia cronica, perché è verso di loro che il Covid ha dimostrato di provocare ricoveri e in qualche caso decessi, anche se con numeri molto contenuti a livello nazionale». A Milano, ricorda Zuccotti «i bambini finiti in rianimazione per Covid si contano sulle dita di una mano, da settembre a oggi non ricordo un ricoverato. E dall'inizio della pandemia non ne abbiamo mai perso nemmeno uno». Anche al Gaslini di Genova il rapporto in termini di numero di ricoveri «tra i bambini per Rsv, il virus respiratorio sinciziale, e Covid-19 è di circa 10 a 1». L'emergenza sembra proprio un'altra. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pochissimi-ricoveri-bambini-vaccinarli-insensata-2655852467.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="calano-contagi-e-tasso-di-positivita" data-post-id="2655852467" data-published-at="1638066803" data-use-pagination="False"> Calano contagi e tasso di positività Sono stati 12.877 i nuovi casi di coronavirus in Italia registrati ieri, a fronte di 596.898 tamponi totali. Il tasso di positività cala al 2,1% dal 2,4 di venerdì, quando i contagi comunicati sono stati 13.686 a fronte di 557.180 test. I decessi comunicati sono stati 90, tuttavia undici tra Campania e Sicilia risultano avvenuti nei giorni precedenti. Le persone guarite ieri risultano 6.451. Gli attuali positivi risultano essere in tutto 178.946. I pazienti ricoverati nei reparti Covid ordinari sono 78 in più, per un totale di 4.826 degenti. I posti letto occupati in terapia intensiva sono aumentati di 18 unità, portando il totale dei malati più gravi a 624, con 68 ingressi in rianimazione. La regione con il maggior numero di casi (2.113) è il Veneto, seguito da Lombardia (1.926), Emilia Romagna (1.273), Lazio (1.204) e Campania (1.154). Regioni che resteranno in zona bianca. Da domani, infatti, l'unico territorio a passare in giallo sarà il Friuli Venezia Giulia a causa dei parametri su intensive e reparti ordinari sopra la soglia. Oltre alle restrizioni dovute al cambio di colore (obbligo di mascherina anche all'aperto, limite di quattro persone al tavolo del ristorante e una riduzione della capienza massima consentita per cinema e teatri, manifestazioni ed eventi sportivi) nella Regione servirà da subito (nel resto del Paese dal 6 dicembre) il super green pass (non basterà più quindi mostrare l'esito negativo del tampone) per entrare in ristoranti al chiuso, cinema, teatri, sale da concerto, discoteche e feste. Mentre basterà il certificato «base» per accedere a musei, palestre, piscine e i circoli sportivi al chiuso. Resta l'accesso libero per mangiare nei bar e ristoranti all'aperto e per fare attività sportiva all'aperto. Anche per salire sui bus urbani e metropolitane servirà un tampone negativo, sebbene i controlli siano evidentemente di difficile attuazione. Inoltre, con questa ulteriore stretta riguardante il trasporto pubblico, gli studenti over 12 non vaccinati che per andare a scuola tutti i giorni prendono i mezzi dovranno fare i tamponi ogni 48 ore, sebbene per entrare in classe non sia loro richiesto. Un ulteriore salasso per le famiglie, magari con più figli. Intanto, da ieri anche a Milano è obbligatorio l'uso della mascherina anche all'aperto dalle 10 alle 22 nelle vie dello shopping. Chi trasgredisce verrà multato con una sanzione di almeno 400 euro che, se pagata entro cinque giorni, può essere ridotta a 280 euro. La multa può arrivare fino a 3.000 euro: è la cifra massima che, spiegano dal Comune, considerando tutte le possibili penalità potrebbe arrivare a pagare un cittadino che dovesse fare ricorso e perdere. Obbligo di coprire naso e bocca all'aperto anche a Bergamo, Bologna, Padova, Venezia, Aosta, Firenze.
Simone Venturini (Ansa)
Il più giovane tra i candidati nella corsa a Ca’ Farsetti ha superato il diretto avversario del campo largo, Andrea Martella, 58 anni, segretario regionale del Pd, assestando un sonoro schiaffone alla sinistra che non è andata oltre al 40%. Non c’è bisogno di ballottaggio, e quello che è accaduto in Laguna è un test politico importante. «Sarebbe una grande gioia», era stato il primo commento di Giorgia Meloni al risultato che si prospettava, riferito dal senatore di Fdi Raffaele Speranzon.
Qualcuno ha fatto notare che a Venezia il No al referendum costituzionale sulla giustizia aveva preso il 55% dei voti, eppure questo non si è affatto tradotto in uno spostamento a sinistra dell’elettorato. «La stagione buona», che univa Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Psi, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista non ha convinto gli elettori. E nemmeno sono bastati i voti degli islamici, cercati da Martella mettendo in lista ben sei esponenti della comunità bengalese che da tempo chiedono una moschea a Mestre.
Il candidato della mega coalizione «da sindaco darà a Venezia quel cambiamento che Venezia domanda», prometteva sul palco in piazza Ferretto la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, in chiusura di campagna elettorale. Previsione sbagliata, i desideri dei veneziani non sono stati intercettati a sinistra. A Cà Farsetti siederà Venturini. «È un risultato importante e un apprezzamento personale», ha commentato il neo sindaco a caldo, mentre si faceva festa in Galleria Matteotti a Mestre, suo quartier generale assieme alla sede elettorale di Campo Santa Marina, nel centro storico di Venezia, che ad aprile venne imbrattata con cartelli offensivi e intimidatori.
«Un risultato che arriva dopo due mesi impegnativi, ma dopo undici anni di storia personale al servizio della città», ha precisato Venturini. «In questa campagna mi sono sempre presentato come Simone, un ragazzo che da Marghera è partito, ha fatto la gavetta, si è impegnato nel territorio, si è presentato con una civica supportato dal centrodestra e oggi sta ricevendo un buon risultato».
Laureato in giurisprudenza, nato e cresciuto a Marghera, ora residente nella città storica, a 22 anni risultò il più giovane eletto nel Consiglio comunale veneziano. Nel 2015 scese in campo con la lista civica «fucsia» di Brugnaro, fu il più votato e diventò assessore con la delega a Coesione Sociale, Lavoro, Infrastrutture e Sviluppo economico.
Nel corso del mandato 2015-2020 aveva ricoperto ulteriori incarichi all’interno di commissioni e organismi locali e nazionali, nel 2020 venne rieletto sempre nella lista dell’ex sindaco. Ieri, con la lista civica «gialla» sostenuta dal centrodestra ha dimostrato di saper conoscere gli abitanti della sua città. Tra gli obiettivi, vuole una Venezia a misura di giovani «anche in chiave residenziale», come aveva dichiarato alla Verità.
Alla chiusura dei seggi l’affluenza definitiva nel comune di Venezia, con tutte le 256 sezioni conteggiate, è stata del 55,87%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2020 (62,23%). Hanno votato 112.701 elettori su 201.713 iscritti (55,87%). Erano otto, tutti uomini, i candidati alla carica di primo cittadino alle elezioni comunali di Venezia.
Oltre a Venturini e a Martella, in grande distacco gli altri nomi in lista, che erano con «Prima il Veneto» Pierangelo Del Zotto, 63 anni, ex assessore al Bilancio della provincia di Venezia; con le liste civiche «Abc-Ambiente Bene Comune» e «Venezia Pace Lavoro» Giovanni Andrea Martini, 70 anni, docente in pensione e già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano; con «Ora!» Michele Boldrin, 69 anni, economista e docente universitario alla Washington University in Saint Louis, che è risultato tra i più votati tra i «minori». Con la lista civica «Città vive» Claudio Vernier, 49 anni, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco; Roberto Agirmo, 58 anni, imprenditore turistico, era il candidato di «Resistere Veneto» mentre Luigi Corò, 62 anni, ex assessore di An a Mirano, esponente di Futuro Nazionale, si presentava con la lista «Futuro per Venezia Mestre». Tutti hanno portato a casa manciate di voti.
«Per le elezioni comunali di Venezia non mi aspettavo un risultato di questo tipo: era difficile immaginare una débâcle così pesante per il centrosinistra. L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane, che non si è riconosciuto nella candidatura di Andrea Martella. Proprio quei giovani che poche settimane fa avevano fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto», ha dichiarato il filosofo Massimo Cacciari, due volte sindaco di Venezia.
Si è votato anche in due Comuni della città metropolitana Venezia. A Cavallino-Treporti, dove è stata riconfermata Roberta Nesto con la sua civica orientata verso il centro destra e a Torre di Mosto dove è stato eletto Andrea Marchesin, sostenuto dal centrodestra (Fi, Fdi, Lega, Udc, Torre di Mosto).
Continua a leggereRiduci
Geopolitica, intelligenza artificiale e industria: a Trento economisti, imprenditori e politici esaminano i nuovi assetti mondiali.
Innovazione, sostenibilità, tecnologia e, soprattutto, trasformazioni geopolitiche ridefiniscono oggi gli equilibri economici globali. Un contesto in cui le imprese italiane sono chiamate a compiere l'ennesimo salto di qualità: trasformare la complessità in valore strategico. Questo numero di Industria analizza, a partire dai protagonisti del Festival dell'Economia di Trento, i «nuovi poteri» - dall’intelligenza artificiale alla ridefinizione delle filiere produttive, fino alle sfide della sicurezza e del lavoro del futuro – interpretando reazioni e ripercussioni su sistema economico e produzione industriale. È proprio in questo scenario che si inserisce il contributo di Gieffe Research, piattaforma integrata di trasferimento tecnologico e advisory industriale. «Lavoriamo per creare connessioni concrete tra innovazione, organizzazione aziendale e strategia industriale, aiutando le imprese a trasformare gli investimenti tecnologici in vantaggi competitivi reali», sottolinea il fondatore di Gieffe Research, Fabio Glave. «Oggi il mercato richiede una capacità di lettura multidimensionale dei processi industriali: non basta introdurre nuove tecnologie, bisogna saperle integrare all’interno di una governance efficiente e orientata alla crescita strutturata». Il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, si concentra invece su criticità e prospettive della manifattura italiana, dalla crescita di export e made in Italy al rafforzamento delle Pmi.
Lavoro e sicurezza, le voci del governo. Innovazione e intelligenza artificiale stanno già modificando professioni e competenze, imponendo nuovi modelli organizzativi e investimenti continui nella formazione. Su scuola e lavoro intervengono Paola Frassinetti, sottosegretario al ministero dell’Istruzione e del merito, e Marina Calderone, ministro del Lavoro, che commenta il recente Dl 1° maggio, un provvedimento che «guarda in particolare all’inclusione lavorativa dei disoccupati di lunga durata, alle giuste retribuzioni e a un patto di responsabilità con le parti sociali per la qualificazione dell’occupazione in Italia». A concepire la sicurezza come visione integrata, dal contrasto alla criminalità al riutilizzo dei beni confiscati, è il sottosegretario dell'Interno, Wanda Ferro: «Il governo sta lavorando su una strategia complessiva che tiene insieme controllo del territorio, rigenerazione urbana, legalità e prevenzione sociale, dove si inseriscono anche operazioni come «Strade Sicure», «Stazioni Sicure» e il modello Caivano», che segna il ritorno dello Stato nei territori più difficili.
Il modello Trento. Trento, capitale dell'economia durante la kermesse dello Scoiattolo, punta ad alzare l'asticella in termini di sostenibilità e inclusione. Il sindaco Franco Ianeselli non nasconde le sfide: espansione della rete ciclabile, nuovo hub intermodale, circonvallazione ferroviaria, incremento del verde umano, progetti di edilizia a canone moderato, incentivi agli affitti a lungo termine e azzeramento delle liste di attesa per gli asili nido. Dal canto suo, l'Università degli Studi di Trento si propone come luogo capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di aiutare i giovani a interpretare un mondo sempre più complesso. Il rettore Flavio Deflorian sottolinea l’importanza di una didattica partecipativa, alimentata dal dialogo continuo tra studenti e docenti, con l’obiettivo di «dare un senso alla conoscenza». Per mantenere alta la qualità della ricerca e della formazione, l’Ateneo deve continuare a investire in infrastrutture, servizi, internazionalizzazione e capacità di attrarre talenti.
Un nuovo ordine internazionale. Il Festival dell'Economia di Trento (20-24 maggio) si conferma osservatorio privilegiato sulle traiettorie del cambiamento, con oltre 700 relatori tra Premi Nobel, economisti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Quest'anno il tema è «Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani». Da un lato si prendono in esame i nuovi centri di potere come le Big Tech, che detengono le chiavi dell’intelligenza artificiale, e le autarchie di Russia e Cina; dall’altro, le paure e le aspettative dei giovani. In primo piano c'è la geopolitica. Saranno ben 14 i panel targati Ispi. «La vera trasformazione è che economia e sicurezza sono ormai inseparabili», spiega Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’Ispi e membro dell’advisory board del Festival. «Conta chi domina le tecnologie avanzate, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, i dati, l’energia, le terre rare, le rotte marittime, le infrastrutture di gitali e finanziarie». L’economista Alessandro Terzulli (presidente GEI) anticipa a Industria il contenuto del panel «Commercio internazionale e potere dei dazi», con l’evoluzione delle barriere commerciali dal 2009 alle presidenze Trump. «Osserviamo la Weaponisation del commercio internazionale, sempre più un’arma geopolitica», che esercita un forte impatto inevitabilmente anche sulle imprese. Al Festival dell'Economia parteciperà anche Giulio Sapelli, il cui panel si concentrerà sul ruolo strategico dell’India e sul nuovo assetto globale. «Si sta consolidando l’intera area dell’Indo-Pacifico, una regione che negli ultimi anni è diventata il centro strategico delle nuove dinamiche economiche e geopolitiche mondiali».
Anche la cultura è un'infrastruttura economica cruciale per il Paese. Dalla tutela del diritto d’autore alla rigenerazione degli attrattori culturali diffusi, fino al ruolo della cultura come nuovo «soft power» italiano, Luigi Abete, presidente di Confindustria Cultura Italia, traccia una prospettiva che unisce impresa, territorio e identità. Tra i volti della manifestazione c'è anche quello di Giovanni Malagò, reduce dai successi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina e ufficialmente candidato alla presidenza della Figc.
Per scaricare il numero di «Industria» basta cliccare sul link qui sotto.
INDUSTRIA 05-2026.pdf
Continua a leggereRiduci