• Anche a fronte di un aumento dei casi, per i piccoli restano rarissime le possibilità di gravi sintomi o morte. Su circa 4 milioni di under 12, da inizio pandemia sono finiti in ospedale in 5.212, con decessi inferiori allo 0,1%.
  • Indice al 2,1%. Ospedalizzazioni in crescita. Da domani il Friuli diventa giallo e adotta i divieti del super pass. Multe da 400 euro a Milano per chi è senza mascherina all’aperto.

Lo speciale contiene due articoli.

Non si capisce l’urgenza di vaccinare i bambini contro il Covid. Sono il 10% della popolazione: se si infettano spesso sono asintomatici e, se si ammalano, praticamente non finiscono all’ospedale. Eppure, da quando è stato dato il via libera dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) ai vaccini a mRna nella fascia d’età 5-11 anni, non si fa che parlare di questo. A livello scientifico si dibatte non tanto sull’efficacia, ma sull’effettiva necessità di vaccinare i più piccoli, visto che i ricoveri e i decessi da Covid interessano le fasce più anziane della società.

Non è infatti un caso che si sia iniziata la vaccinazione lo scorso gennaio proprio dalle residenze per anziani (Rsa). Lascia perplessi che ora si corra a vaccinare i più piccoli quando, a fronte di un aumento dei casi, i ricoveri restino rari. Sono i dati dell’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato il 26 novembre. L’incidenza di infezione da Sars-Cov2 è in aumento «in tutte le fasce di età, in particolare nella popolazione 0-19 anni», si legge nel documento e il 51% interessa la fascia di età 6-11. Ma i ricoveri non sono esplosi. Nel periodo 8 – 21 novembre in questa fascia «sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e tre ricoverati in terapia intensiva». Non è indicato, ma nella fascia 0-11 anni i bambini ricoverati hanno già almeno un fattore di rischio. Alla richiesta della Verità di un chiarimento, l’Iss ha risposto che, trattandosi di pochi casi, per questioni di privacy, non indica le patologie che renderebbero i soggetti identificabili. In ogni caso, dall’inizio della pandemia, dei 4 milioni circa di bambini tra 0-11 anni, se ne sono infettati meno di 400.000 e all’ospedale ne sono finiti 5.212 (l’1% delle ospedalizzazioni totali) con decessi inferiori allo 0,1% contro il 25 e 40% di mortalità registrata nei settantenni e gli over 80. I bambini, anche se non vaccinati, pur stando per 4-6 ore a contatto senza mascherina, resistono bene all’infezione, non hanno sintomi gravi e tanto meno i tanto sbandierati postumi (long Covid).

Di fronte all’evidenza dei dati la comunità scientifica discute e, al mainstreaming del vaccinare tutti, con la Società italiana di pediatria in prima fila, molti sostengono il principio di cautela. Perfino l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che, in questa fase, immunizzare i piccoli sia meno urgente e prioritario rispetto a coprire fragili e anziani, e alzare le coperture nei Paesi poveri. L’Oms infatti ammette che «il beneficio diretto per la salute derivante dalla vaccinazione di bambini e adolescenti è inferiore rispetto alla vaccinazione degli anziani, a causa della minore incidenza di Covid grave e dei decessi nei giovanissimi». Incredibilmente, concorda con l’Oms anche Andrea Crisanti, l’infettivologo dell’Università di Padova che avrebbe «aspettato ancora a decidere» sul vaccino anti-Covid per i bambini di 5-11 anni. «Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione».

I dubbi sono sullo studio realizzato su 3.000 bambini e che, secondo Crisanti, non chiarisce «la cosa più importante», se la vaccinazione blocchi la trasmissione del contagio. Al momento «non ci sono dati validi sul rapporto rischio-beneficio» anche per Maria Rita Gismondo, direttore del Laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano.

L’esperta ha inoltre ricordato che i bambini non sono «serbatoio di infezione per i nonni, per gli adulti», soprattutto perché «tendenzialmente gli adulti e i nonni dovrebbero essere già vaccinati». Attualmente, con adulti e anziani immunizzati, «non c’è l’esigenza di vaccinare i bambini» anche per Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma che, su Sky, invita a prendere decisioni in base alla situazione pandemica» e con dati più chiari sugli effetti del long Covid. Non usa perifrasi nemmeno Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria all’Ospedale Buzzi di Milano.

«Vaccinare questa fascia di età in blocco non è la priorità», ha dichiarato ieri su Repubblica ricordando che consiglierebbe l’immunizzazione «per i bambini con una malattia cronica, perché è verso di loro che il Covid ha dimostrato di provocare ricoveri e in qualche caso decessi, anche se con numeri molto contenuti a livello nazionale». A Milano, ricorda Zuccotti «i bambini finiti in rianimazione per Covid si contano sulle dita di una mano, da settembre a oggi non ricordo un ricoverato. E dall’inizio della pandemia non ne abbiamo mai perso nemmeno uno». Anche al Gaslini di Genova il rapporto in termini di numero di ricoveri «tra i bambini per Rsv, il virus respiratorio sinciziale, e Covid-19 è di circa 10 a 1». L’emergenza sembra proprio un’altra.


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