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2021-11-28
Pochissimi ricoveri tra i bambini: la corsa a vaccinarli è insensata
Non si capisce l'urgenza di vaccinare i bambini contro il Covid. Sono il 10% della popolazione: se si infettano spesso sono asintomatici e, se si ammalano, praticamente non finiscono all'ospedale. Eppure, da quando è stato dato il via libera dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) ai vaccini a mRna nella fascia d'età 5-11 anni, non si fa che parlare di questo. A livello scientifico si dibatte non tanto sull'efficacia, ma sull'effettiva necessità di vaccinare i più piccoli, visto che i ricoveri e i decessi da Covid interessano le fasce più anziane della società.
Non è infatti un caso che si sia iniziata la vaccinazione lo scorso gennaio proprio dalle residenze per anziani (Rsa). Lascia perplessi che ora si corra a vaccinare i più piccoli quando, a fronte di un aumento dei casi, i ricoveri restino rari. Sono i dati dell'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato il 26 novembre. L'incidenza di infezione da Sars-Cov2 è in aumento «in tutte le fasce di età, in particolare nella popolazione 0-19 anni», si legge nel documento e il 51% interessa la fascia di età 6-11. Ma i ricoveri non sono esplosi. Nel periodo 8 - 21 novembre in questa fascia «sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e tre ricoverati in terapia intensiva». Non è indicato, ma nella fascia 0-11 anni i bambini ricoverati hanno già almeno un fattore di rischio. Alla richiesta della Verità di un chiarimento, l'Iss ha risposto che, trattandosi di pochi casi, per questioni di privacy, non indica le patologie che renderebbero i soggetti identificabili. In ogni caso, dall'inizio della pandemia, dei 4 milioni circa di bambini tra 0-11 anni, se ne sono infettati meno di 400.000 e all'ospedale ne sono finiti 5.212 (l'1% delle ospedalizzazioni totali) con decessi inferiori allo 0,1% contro il 25 e 40% di mortalità registrata nei settantenni e gli over 80. I bambini, anche se non vaccinati, pur stando per 4-6 ore a contatto senza mascherina, resistono bene all'infezione, non hanno sintomi gravi e tanto meno i tanto sbandierati postumi (long Covid).
Di fronte all'evidenza dei dati la comunità scientifica discute e, al mainstreaming del vaccinare tutti, con la Società italiana di pediatria in prima fila, molti sostengono il principio di cautela. Perfino l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che, in questa fase, immunizzare i piccoli sia meno urgente e prioritario rispetto a coprire fragili e anziani, e alzare le coperture nei Paesi poveri. L'Oms infatti ammette che «il beneficio diretto per la salute derivante dalla vaccinazione di bambini e adolescenti è inferiore rispetto alla vaccinazione degli anziani, a causa della minore incidenza di Covid grave e dei decessi nei giovanissimi». Incredibilmente, concorda con l'Oms anche Andrea Crisanti, l'infettivologo dell'Università di Padova che avrebbe «aspettato ancora a decidere» sul vaccino anti-Covid per i bambini di 5-11 anni. «Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione».
I dubbi sono sullo studio realizzato su 3.000 bambini e che, secondo Crisanti, non chiarisce «la cosa più importante», se la vaccinazione blocchi la trasmissione del contagio. Al momento «non ci sono dati validi sul rapporto rischio-beneficio» anche per Maria Rita Gismondo, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano.
L'esperta ha inoltre ricordato che i bambini non sono «serbatoio di infezione per i nonni, per gli adulti», soprattutto perché «tendenzialmente gli adulti e i nonni dovrebbero essere già vaccinati». Attualmente, con adulti e anziani immunizzati, «non c'è l'esigenza di vaccinare i bambini» anche per Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma che, su Sky, invita a prendere decisioni in base alla situazione pandemica» e con dati più chiari sugli effetti del long Covid. Non usa perifrasi nemmeno Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria all'Ospedale Buzzi di Milano.
«Vaccinare questa fascia di età in blocco non è la priorità», ha dichiarato ieri su Repubblica ricordando che consiglierebbe l'immunizzazione «per i bambini con una malattia cronica, perché è verso di loro che il Covid ha dimostrato di provocare ricoveri e in qualche caso decessi, anche se con numeri molto contenuti a livello nazionale». A Milano, ricorda Zuccotti «i bambini finiti in rianimazione per Covid si contano sulle dita di una mano, da settembre a oggi non ricordo un ricoverato. E dall'inizio della pandemia non ne abbiamo mai perso nemmeno uno». Anche al Gaslini di Genova il rapporto in termini di numero di ricoveri «tra i bambini per Rsv, il virus respiratorio sinciziale, e Covid-19 è di circa 10 a 1». L'emergenza sembra proprio un'altra.
Calano contagi e tasso di positività
Sono stati 12.877 i nuovi casi di coronavirus in Italia registrati ieri, a fronte di 596.898 tamponi totali. Il tasso di positività cala al 2,1% dal 2,4 di venerdì, quando i contagi comunicati sono stati 13.686 a fronte di 557.180 test. I decessi comunicati sono stati 90, tuttavia undici tra Campania e Sicilia risultano avvenuti nei giorni precedenti. Le persone guarite ieri risultano 6.451. Gli attuali positivi risultano essere in tutto 178.946.
I pazienti ricoverati nei reparti Covid ordinari sono 78 in più, per un totale di 4.826 degenti.
I posti letto occupati in terapia intensiva sono aumentati di 18 unità, portando il totale dei malati più gravi a 624, con 68 ingressi in rianimazione. La regione con il maggior numero di casi (2.113) è il Veneto, seguito da Lombardia (1.926), Emilia Romagna (1.273), Lazio (1.204) e Campania (1.154). Regioni che resteranno in zona bianca. Da domani, infatti, l'unico territorio a passare in giallo sarà il Friuli Venezia Giulia a causa dei parametri su intensive e reparti ordinari sopra la soglia.
Oltre alle restrizioni dovute al cambio di colore (obbligo di mascherina anche all'aperto, limite di quattro persone al tavolo del ristorante e una riduzione della capienza massima consentita per cinema e teatri, manifestazioni ed eventi sportivi) nella Regione servirà da subito (nel resto del Paese dal 6 dicembre) il super green pass (non basterà più quindi mostrare l'esito negativo del tampone) per entrare in ristoranti al chiuso, cinema, teatri, sale da concerto, discoteche e feste.
Mentre basterà il certificato «base» per accedere a musei, palestre, piscine e i circoli sportivi al chiuso. Resta l'accesso libero per mangiare nei bar e ristoranti all'aperto e per fare attività sportiva all'aperto. Anche per salire sui bus urbani e metropolitane servirà un tampone negativo, sebbene i controlli siano evidentemente di difficile attuazione. Inoltre, con questa ulteriore stretta riguardante il trasporto pubblico, gli studenti over 12 non vaccinati che per andare a scuola tutti i giorni prendono i mezzi dovranno fare i tamponi ogni 48 ore, sebbene per entrare in classe non sia loro richiesto. Un ulteriore salasso per le famiglie, magari con più figli.
Intanto, da ieri anche a Milano è obbligatorio l'uso della mascherina anche all'aperto dalle 10 alle 22 nelle vie dello shopping. Chi trasgredisce verrà multato con una sanzione di almeno 400 euro che, se pagata entro cinque giorni, può essere ridotta a 280 euro. La multa può arrivare fino a 3.000 euro: è la cifra massima che, spiegano dal Comune, considerando tutte le possibili penalità potrebbe arrivare a pagare un cittadino che dovesse fare ricorso e perdere.
Obbligo di coprire naso e bocca all'aperto anche a Bergamo, Bologna, Padova, Venezia, Aosta, Firenze.
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Anche a fronte di un aumento dei casi, per i piccoli restano rarissime le possibilità di gravi sintomi o morte. Su circa 4 milioni di under 12, da inizio pandemia sono finiti in ospedale in 5.212, con decessi inferiori allo 0,1%.Indice al 2,1%. Ospedalizzazioni in crescita. Da domani il Friuli diventa giallo e adotta i divieti del super pass. Multe da 400 euro a Milano per chi è senza mascherina all'aperto.Lo speciale contiene due articoli.Non si capisce l'urgenza di vaccinare i bambini contro il Covid. Sono il 10% della popolazione: se si infettano spesso sono asintomatici e, se si ammalano, praticamente non finiscono all'ospedale. Eppure, da quando è stato dato il via libera dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) ai vaccini a mRna nella fascia d'età 5-11 anni, non si fa che parlare di questo. A livello scientifico si dibatte non tanto sull'efficacia, ma sull'effettiva necessità di vaccinare i più piccoli, visto che i ricoveri e i decessi da Covid interessano le fasce più anziane della società. Non è infatti un caso che si sia iniziata la vaccinazione lo scorso gennaio proprio dalle residenze per anziani (Rsa). Lascia perplessi che ora si corra a vaccinare i più piccoli quando, a fronte di un aumento dei casi, i ricoveri restino rari. Sono i dati dell'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità (Iss) pubblicato il 26 novembre. L'incidenza di infezione da Sars-Cov2 è in aumento «in tutte le fasce di età, in particolare nella popolazione 0-19 anni», si legge nel documento e il 51% interessa la fascia di età 6-11. Ma i ricoveri non sono esplosi. Nel periodo 8 - 21 novembre in questa fascia «sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e tre ricoverati in terapia intensiva». Non è indicato, ma nella fascia 0-11 anni i bambini ricoverati hanno già almeno un fattore di rischio. Alla richiesta della Verità di un chiarimento, l'Iss ha risposto che, trattandosi di pochi casi, per questioni di privacy, non indica le patologie che renderebbero i soggetti identificabili. In ogni caso, dall'inizio della pandemia, dei 4 milioni circa di bambini tra 0-11 anni, se ne sono infettati meno di 400.000 e all'ospedale ne sono finiti 5.212 (l'1% delle ospedalizzazioni totali) con decessi inferiori allo 0,1% contro il 25 e 40% di mortalità registrata nei settantenni e gli over 80. I bambini, anche se non vaccinati, pur stando per 4-6 ore a contatto senza mascherina, resistono bene all'infezione, non hanno sintomi gravi e tanto meno i tanto sbandierati postumi (long Covid). Di fronte all'evidenza dei dati la comunità scientifica discute e, al mainstreaming del vaccinare tutti, con la Società italiana di pediatria in prima fila, molti sostengono il principio di cautela. Perfino l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ritiene che, in questa fase, immunizzare i piccoli sia meno urgente e prioritario rispetto a coprire fragili e anziani, e alzare le coperture nei Paesi poveri. L'Oms infatti ammette che «il beneficio diretto per la salute derivante dalla vaccinazione di bambini e adolescenti è inferiore rispetto alla vaccinazione degli anziani, a causa della minore incidenza di Covid grave e dei decessi nei giovanissimi». Incredibilmente, concorda con l'Oms anche Andrea Crisanti, l'infettivologo dell'Università di Padova che avrebbe «aspettato ancora a decidere» sul vaccino anti-Covid per i bambini di 5-11 anni. «Sono convinto, e lo ripeto, che non ci siano problemi a vaccinare i bambini. Solo, non credo che i dati a disposizione siano sufficienti per giustificare questa decisione». I dubbi sono sullo studio realizzato su 3.000 bambini e che, secondo Crisanti, non chiarisce «la cosa più importante», se la vaccinazione blocchi la trasmissione del contagio. Al momento «non ci sono dati validi sul rapporto rischio-beneficio» anche per Maria Rita Gismondo, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano. L'esperta ha inoltre ricordato che i bambini non sono «serbatoio di infezione per i nonni, per gli adulti», soprattutto perché «tendenzialmente gli adulti e i nonni dovrebbero essere già vaccinati». Attualmente, con adulti e anziani immunizzati, «non c'è l'esigenza di vaccinare i bambini» anche per Francesco Vaia, direttore dello Spallanzani di Roma che, su Sky, invita a prendere decisioni in base alla situazione pandemica» e con dati più chiari sugli effetti del long Covid. Non usa perifrasi nemmeno Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della Pediatria all'Ospedale Buzzi di Milano. «Vaccinare questa fascia di età in blocco non è la priorità», ha dichiarato ieri su Repubblica ricordando che consiglierebbe l'immunizzazione «per i bambini con una malattia cronica, perché è verso di loro che il Covid ha dimostrato di provocare ricoveri e in qualche caso decessi, anche se con numeri molto contenuti a livello nazionale». A Milano, ricorda Zuccotti «i bambini finiti in rianimazione per Covid si contano sulle dita di una mano, da settembre a oggi non ricordo un ricoverato. E dall'inizio della pandemia non ne abbiamo mai perso nemmeno uno». Anche al Gaslini di Genova il rapporto in termini di numero di ricoveri «tra i bambini per Rsv, il virus respiratorio sinciziale, e Covid-19 è di circa 10 a 1». 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I posti letto occupati in terapia intensiva sono aumentati di 18 unità, portando il totale dei malati più gravi a 624, con 68 ingressi in rianimazione. La regione con il maggior numero di casi (2.113) è il Veneto, seguito da Lombardia (1.926), Emilia Romagna (1.273), Lazio (1.204) e Campania (1.154). Regioni che resteranno in zona bianca. Da domani, infatti, l'unico territorio a passare in giallo sarà il Friuli Venezia Giulia a causa dei parametri su intensive e reparti ordinari sopra la soglia. Oltre alle restrizioni dovute al cambio di colore (obbligo di mascherina anche all'aperto, limite di quattro persone al tavolo del ristorante e una riduzione della capienza massima consentita per cinema e teatri, manifestazioni ed eventi sportivi) nella Regione servirà da subito (nel resto del Paese dal 6 dicembre) il super green pass (non basterà più quindi mostrare l'esito negativo del tampone) per entrare in ristoranti al chiuso, cinema, teatri, sale da concerto, discoteche e feste. Mentre basterà il certificato «base» per accedere a musei, palestre, piscine e i circoli sportivi al chiuso. Resta l'accesso libero per mangiare nei bar e ristoranti all'aperto e per fare attività sportiva all'aperto. Anche per salire sui bus urbani e metropolitane servirà un tampone negativo, sebbene i controlli siano evidentemente di difficile attuazione. Inoltre, con questa ulteriore stretta riguardante il trasporto pubblico, gli studenti over 12 non vaccinati che per andare a scuola tutti i giorni prendono i mezzi dovranno fare i tamponi ogni 48 ore, sebbene per entrare in classe non sia loro richiesto. Un ulteriore salasso per le famiglie, magari con più figli. Intanto, da ieri anche a Milano è obbligatorio l'uso della mascherina anche all'aperto dalle 10 alle 22 nelle vie dello shopping. Chi trasgredisce verrà multato con una sanzione di almeno 400 euro che, se pagata entro cinque giorni, può essere ridotta a 280 euro. La multa può arrivare fino a 3.000 euro: è la cifra massima che, spiegano dal Comune, considerando tutte le possibili penalità potrebbe arrivare a pagare un cittadino che dovesse fare ricorso e perdere. Obbligo di coprire naso e bocca all'aperto anche a Bergamo, Bologna, Padova, Venezia, Aosta, Firenze.
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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