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2018-11-02
Finisce al Tar la riforma delle polizze: «Le regole Ivass aiutano le banche»
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È in atto una battaglia tra gli agenti di assicurazione e l'Ivass, l'autorità di vigilanza del settore. Teatro dello scontro è il Tar del Lazio, al quale il sindacato degli agenti ha fatto ricorso contro il nuovo regolamento sulla distribuzione assicurativa, in vigore dal 1° ottobre, che sarebbe colpevole di limitare la libertà imprenditoriale e l'autonomia degli agenti professionisti e di arrecare un pregiudizio ai consumatori in conseguenza di un possibile freno alla libera concorrenza. Dietro le quinte si muovono gli enormi interessi di un sistema che, in Italia, è caratterizzato da una concorrenza ridotta, con pochi gruppi assicurativi che concentrano la raccolta.
La preoccupazione degli agenti è legata principalmente all'introduzione, con il nuovo Regolamento Ivass numero 40 del 2 agosto 2018, dell'obbligo per gli agenti di essere titolari di almeno un mandato da parte di una compagnia per poter mantenere l'iscrizione al Registro unico degli intermediari assicurativi. Potrebbe essere un colpo di spugna sull'ormai affermato sistema delle collaborazioni tra intermediari assicurativi, che consente di offrire ai clienti anche polizze trattate da altri intermediari. Un sistema che non è mai stato visto di buon occhio dalle imprese di assicurazione.
Le collaborazioni tra intermediari si stanno affermando come modalità principale di esercizio dell'attività da parte di numerosi agenti che hanno scelto di rendere conto esclusivamente ai clienti e non alle compagnie mandanti. La nuova norma, invece, impone che le collaborazioni possano essere esercitate solo da agenti titolari di un mandato e prevede la cancellazione dal Registro degli agenti privi di mandato vietando loro ogni intermediazione. Il ricorso di Sna pone l'accento sull'inesistenza, nel Codice delle assicurazioni private, di previsioni che giustifichino le nuove regole, che dovrebbero pertanto essere considerate in contrasto sia con il codice sia con la legge sulle collaborazioni.
La direttiva europea sulla distribuzione assicurativa è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 68 del 21/5/2018. Ma le nuove norme, così come l'Ivass le ha tradotte nel Regolamento oggetto di contestazione al Tar, oltre a introdurre l'obbligo di mandato per gli intermediari indipendenti favorirebbe anche la disintermediazione del sistema. Ma chi ne trarrebbe vantaggio? Le compagnie, soprattutto quelle che puntano sui prodotti assicurativi standardizzati, la cui vendita potrebbe essere meglio organizzata attraverso reti dedicate, piuttosto che attraverso il sistema dei distributori consulenti, come gli agenti professionisti, che intermediano circa l'80% del mercato nel ramo danni.
Anche le banche, che non sono ancora riuscite, in Italia, a mettere a regime il sistema della bancassicurazione, potrebbero trarre dei vantaggi. È infatti noto il collegamento esistente tra le principali banche e le compagnie di assicurazione, nei capitali delle quali gli istituti di credito hanno importanti partecipazioni. Inoltre, le banche possono operare nel settore assicurativo dietro mandato delle compagnie semplicemente autocertificando l'esistenza dei requisiti di professionalità che gli altri intermediari devono garantire con un esame e aggiornamenti professionali.
Non a caso il nuovo regolamento Ivass ha disciplinato l'attività degli intermediari a titolo accessorio, figure che possono essere iscritte al registro degli intermediari al pari degli agenti ma senza dover sostenere un esame. Queste figure teoricamente potrebbero operare su incarico diretto di agenti, intermediari indipendenti, broker, banche, Poste italiane e delle compagnie di assicurazione per la vendita di prodotti assicurativi accessori, appunto, a quelli che sono oggetto della loro attività principale. Ma il Regolamento Ivass ancora una volta favorisce le imprese di assicurazione, disponendo, in contrasto con la norma di riferimento, che gli intermediari a titolo accessorio per poter operare abbiano bisogno dell'incarico «di una o più imprese di assicurazione»: ancora una volta gli intermediari professionali sono tagliati fuori. È facile, allora, immaginare la costituzione, sotto il controllo di compagnie e banche, di reti finalizzate al collocamento di polizze. Il tutto a scapito del diritto dell'assicurato all'offerta di coperture adeguate. Il Regolamento Ivass sembra elevare questi intermediari a titolo accessorio al medesimo rango degli intermediari di primo livello, nonostante la minore professionalizzazione.
Inoltre gli intermediari a titolo accessorio non rientrano nella disciplina della legge 40/2006, che aveva messo fuorilegge i patti di esclusiva nei mandati delle agenzie. Ne consegue che possono avere un vincolo di esclusiva, favorendo così le compagnie mandanti.
Queste criticità paiono favorire proprio le compagnie e le banche, incontrandone i desiderata. È auspicabile che l'Ivass verifichi la legittimità di norme che sembrano contenere delle disparità di trattamento. La situazione è delicata anche perché l'Ivass opera sotto il controllo di Bankitalia, il cui capitale è detenuto da banche e assicurazioni.
Gli agenti contestano anche l'obbligo del mandato da parte delle compagnie
È in atto una battaglia tra gli agenti di assicurazione e l'Ivass, l'autorità di vigilanza del settore assicurativo. Teatro dello scontro è il Tar del Lazio, al quale gli agenti hanno indirizzato un ricorso contro il nuovo regolamento sulla distribuzione assicurativa, in vigore dal 1 ottobre, secondo loro colpevole di limitare la libertà imprenditoriale e autonomia degli agenti professionisti e di arrecare, nel contempo, un grave pregiudizio ai consumatori in conseguenza di un possibile freno alla libera concorrenza ed alla pluralità dell'offerta.
I timori sembrano tutt'altro che infondati e dietro le quinte si muovono gli enormi interessi di un sistema che, in Italia, è caratterizzato proprio da una concorrenza ridotta, con pochi gruppi assicurativi che concentrano la raccolta e che sembrano non voler mollare la presa, nonostante i tentativi del legislatore e dell'Antitrust di sciogliere il nodo scorsoio che soffoca il mercato. Le nuove regole, secondo il Sindacato Nazionale Agenti, che è la principale associazione di categoria degli intermediari, rischiano di esasperare questa situazione, annullando gli effetti positivi delle norme legislative che, insieme ai provvedimenti dell'Antitrust, negli ultimi dodici anni hanno consentito lo sviluppo di una concorrenza capace di produrre effetti virtuosi e nuove opportunità per i consumatori.
La preoccupazione degli agenti è legata principalmente all'introduzione, con il nuovo Regolamento Ivass n. 40 del 2 agosto 2018, dell'obbligo, imposto agli agenti, di essere titolari di almeno un mandato da parte di una compagnia, per poter mantenere l'iscrizione al Registro unico degli intermediari assicurativi. Potrebbe essere un colpo di spugna sull'ormai affermato sistema delle collaborazioni tra intermediari assicurativi, introdotto nel dicembre 2012 dalla legge 221 proprio allo scopo di "favorire il superamento dell'attuale segmentazione del mercato assicurativo ed accrescere il grado di libertà dei diversi operatori". Questo ampliamento delle facoltà operative degli intermediari consente loro di offrire ai propri clienti anche le polizze trattate da altri intermediari, utilizzando, come appoggio per l'emissione, le agenzie titolari del mandato delle relative compagnie. Il sistema non è mai stato visto di buon occhio dalle imprese di assicurazione, che hanno opposto ogni resistenza al suo sviluppo per evitare di perdere il controllo di una parte della filiera distributiva delle proprie polizze, di fatto improvvisamente liberalizzata ex lege.
Le collaborazioni tra intermediari si stanno affermando come modalità principale, se non esclusiva, di esercizio dell'attività da parte di numerosi agenti che hanno scelto di rendere conto del proprio operato esclusivamente ai propri clienti e non alle compagnie mandanti, potendolo fare, in virtù della legge 221, in piena libertà e con il solo obbligo di fornire all'assicurato una puntuale informativa sulle circostanze della collaborazione. La nuova norma regolamentare, invece, impone che le collaborazioni possano essere esercitate solo da agenti che siano titolari di almeno un mandato di una compagnia e prevede la cancellazione dal Registro degli agenti privi di mandato - i cosiddetti "inoperativi" - vietando loro ogni forma di intermediazione. Il mercato verrebbe così privato di una figura che sta diventando sempre più importante e la cui attività è basata sulla ricerca, fra molteplici soluzioni offerte anche da compagnie delle quali non è mandataria, delle polizze più adeguate alle esigenze del proprio cliente.
Il ricorso del Sindacato nazionale agenti al Tar pone l'accento sulla inesistenza, nella norma di riferimento, che è il Codice delle assicurazioni private, di previsioni che giustifichino le nuove regole imposte dall'Ivass, che vengono pertanto considerate in contrasto sia con il codice stesso che con la legge sulle collaborazioni e che creano limitazioni operative agli agenti, comprimendone ingiustamente le facoltà operative e i diritti.
Un altro argomento sul quale gli agenti danno battaglia riguarda la semplificazione delle attività burocratiche collaterali all'emissione e gestione delle polizze. Non viene contestato il diritto del consumatore ad una informazione chiara e completa sui contenuti delle polizze che gli vengono proposte, bensì le modalità imposte dai regolamenti Ivass per l'assolvimento di questo obbligo di trasparenza da parte degli intermediari: una pletora di modelli, dichiarazioni, questionari ed informative che cresce ogni volta che si mette mano ai regolamenti e che ha più volte dimostrato di non avere alcuna utilità per il consumatore, ma, al contrario, di confondergli le idee. A sentire gli intermediari, questo eccesso di adempimenti sembra avvantaggiare i distributori con una professionalità più limitata, i quali possono proporre qualsiasi tipo di polizza pur senza possedere tutte le competenze necessarie ad orientare correttamente il cliente verso l'analisi delle proprie esigenze, ma limitandosi ad assolvere alla formalità di far sottoscrivere un fascio di carte e mettendosi così al sicuro in caso di controlli, anch'essi più formali che sostanziali, da parte delle compagnie o dell'Ivass. Ma è davvero questo ciò di cui a bisogno il cliente?
Il regolamento Ivass n. 40 contiene anche altri aspetti che gli intermediari hanno messo sotto la lente di ingrandimento in quanto capaci di peggiorare la qualità del servizio offerto ai clienti. Ad esempio, l'Ivass ha stabilito che i broker che collaborano con agenti senza avere una specifica autorizzazione all'incasso dei premi da parte delle compagnie mandanti non possono garantire al cliente l'effetto liberatorio del versamento dei premi ad essi effettuato. Un assurdità, anch'essa oggetto del ricorso al Tar, che non trova riscontro in alcuna norma di riferimento, ma anzi, contraddice un principio contenuto nel Codice delle assicurazioni secondo il quale il pagamento del premio eseguito in buona fede all'intermediario o ai suoi collaboratori si considera effettuato direttamente all'impresa di assicurazione.
Ora spetta ai giudici del Tar fare luce sulle numerose zone d'ombra di un regolamento che sembra presentare diverse incoerenze con la normative primaria e con la stessa Direttiva europea sulla distribuzione assicurativa.
«Così si mette a repentaglio la concorrenza e la tutela degli utenti»

Ci siamo rivolti al presidente del sindacato nazionale agenti, Claudio Demozzi. Gli agenti hanno annunciato ricorso al Tar del Lazio contro il regolamento 40 dell'Istituto di Vigilanza sulle assicurazioni (Ivass). Perché si è arrivati a tanto?
«Sna, il Sindacato nazionale agenti professionisti di assicurazione, al quale aderisce più del 90% degli Agenti iscritti ad una Rappresentanza sindacale in Italia, si sente in dovere di contrastare con ogni mezzo alcune disposizioni che danneggiano gli Agenti italiani, limitandoli nella loro libertà imprenditoriale e creando ostacoli alla loro autonomia. L'Ivass, che è un ramo della Banca d'Italia, dovrebbe mettere sempre al primo posto il miglior interesse dell'utente, proprio come dobbiamo fare per legge noi agenti; a volte questo non traspare dalle norme che scrive e dai ragionamenti che vengono espressi a monte di tali norme. Dopo aver tentato ogni strada, senza esito, per impedire alcune norme che riteniamo ingiuste, per gli Agenti e per i clienti, non resta che ricorrere alla Magistratura amministrativa».
Ci può riassumere alcune disposizioni sulle quale fate ricorso?
«Sono diverse. Ad esempio contestiamo all'Ivass la decisione di cancellare dal Registro gli Agenti che saranno considerati inoperativi pur operando in libera collaborazione con altri Agenti sulla base della legge 221/2012 se sprovvisti di Mandato agenziale e questo appare un ostacolo alla nostra libertà imprenditoriale. Si è agenti superando un esame e dotandosi di polizza rc professionale; questo è certo. Il possesso del Mandato è solo una delle modalità possibili. Ivass pare faccia fatica a concepirlo. Eppure questo è il risultato di una battaglia politica vinta sei anni fa, di una decisione del Legislatore! Contestiamo anche che le banche non possano più operare per conto di un agente se prima non hanno accettato di collaborare con una o più Imprese assicuratrici. Anche questa sembra una disposizione che reca grave pregiudizio agli Agenti ed alla loro libertà d'azione. Potrei proseguire a lungo».
Se siete arrivati al ricorso al Tar, significa che l'Istituto di Vigilanza non ha preso nella dovuta considerazione le istanze dei soggetti vigilati?
«Beh, certamente se Ivass avesse accolto le nostre istanze sui punti più controversi del Regolamento, non avremmo dovuto utilizzare questo strumento, al quale facciamo ricorso solamente quando ci vediamo costretti a farlo per tutelare gli agenti assicurativi italiani. Del resto, credo che se non lo facesse Sna, non lo farebbe nessuno. E ancora: con questo ricorso tuteliamo gli agenti, ma anche gli interessi dei nostri clienti, cioè dei consumatori».
Sna è critico anche sul fronte delle semplificazioni o sbaglio?
«Abbiamo sempre creduto che semplificare significhi rendere più comprensibile ed attuabile l'informativa al cliente ed i connessi oneri burocratici in capo all'agente. Negli ultimi anni, invece, la semplificazione si è tradotta in pochi accorgimenti formali e l'informativa precontrattuale in un insieme di documenti così copiosi dal risultare pressoché inutili per il consumatore. Consegnare al cliente settanta, ottanta pagine di informazioni prima di sottoporgli la polizza da firmare, significa avere quasi la certezza che non leggerà nulla e che la sua adesione sarà poco più che formale. Dopo tante innovazioni normative, siamo giunti ad un approccio talmente burocratico e burocratizzato che per un agente onesto, professionale ed imparziale il lavoro è divenuto estremamente complesso, mentre per i distributori deprofessionalizzati il compito sembra alleggerito. Basta rispettare la forma, far sottoscrivere un plico di carta ed il gioco è fatto. Proprio come troppo spesso avviene in banca quando sottoscriviamo decine di fogli, per un mutuo o semplicemente per aprire un conto, senza sapere nulla di ciò che firmiamo».
Tutto questo può avere riflessi sulla concorrenza?
«Ostacolare l'opera degli Agenti e la loro libertà professionale significa anche raffreddare la concorrenza. In un Paese, come l'Italia, in cui operano poche compagnie, in un mercato iper-concentrato come quello assicurativo, alcune disposizioni del regolamento secondo noi potrebbero avere anche effetti deleteri sulla libera concorrenza, a tutto svantaggio dei consumatori. Come ad esempio obbligare gli agenti ad agire nel migliore interesse del cliente, obbligo che condividiamo, obbligandoli al contempo a seguire pedissequamente le direttive della singola compagnia rappresentata, il cui interesse molto spesso è in contrasto con quello del cliente medesimo. Le due cose sono difficilmente conciliabili. All'agente deve essere garantita la necessaria imparzialità, come vuole la direttiva europea cui si riferisce il regolamento».
Ignazio Mangrano
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Gli agenti assicurativi impugnano davanti al tribunale del Lazio l'applicazione italiana delle norme Ue: «Limiti agli intermediari indipendenti mentre si agevolano i grandi gruppi. Per i clienti sarà più difficile trovare prodotti adatti alle esigenze».Più vincoli burocratici a senso unico e obbligo di avere un mandato per gli agenti: tutti i motivi del ricorsoParla il presidente del sindacato nazionale agenti, Claudio Demozzi: «Con tale applicazione si rischia di mettere a repentaglio la concorrenza».Lo speciale contiene tre articoli.È in atto una battaglia tra gli agenti di assicurazione e l'Ivass, l'autorità di vigilanza del settore. Teatro dello scontro è il Tar del Lazio, al quale il sindacato degli agenti ha fatto ricorso contro il nuovo regolamento sulla distribuzione assicurativa, in vigore dal 1° ottobre, che sarebbe colpevole di limitare la libertà imprenditoriale e l'autonomia degli agenti professionisti e di arrecare un pregiudizio ai consumatori in conseguenza di un possibile freno alla libera concorrenza. Dietro le quinte si muovono gli enormi interessi di un sistema che, in Italia, è caratterizzato da una concorrenza ridotta, con pochi gruppi assicurativi che concentrano la raccolta.La preoccupazione degli agenti è legata principalmente all'introduzione, con il nuovo Regolamento Ivass numero 40 del 2 agosto 2018, dell'obbligo per gli agenti di essere titolari di almeno un mandato da parte di una compagnia per poter mantenere l'iscrizione al Registro unico degli intermediari assicurativi. Potrebbe essere un colpo di spugna sull'ormai affermato sistema delle collaborazioni tra intermediari assicurativi, che consente di offrire ai clienti anche polizze trattate da altri intermediari. Un sistema che non è mai stato visto di buon occhio dalle imprese di assicurazione.Le collaborazioni tra intermediari si stanno affermando come modalità principale di esercizio dell'attività da parte di numerosi agenti che hanno scelto di rendere conto esclusivamente ai clienti e non alle compagnie mandanti. La nuova norma, invece, impone che le collaborazioni possano essere esercitate solo da agenti titolari di un mandato e prevede la cancellazione dal Registro degli agenti privi di mandato vietando loro ogni intermediazione. Il ricorso di Sna pone l'accento sull'inesistenza, nel Codice delle assicurazioni private, di previsioni che giustifichino le nuove regole, che dovrebbero pertanto essere considerate in contrasto sia con il codice sia con la legge sulle collaborazioni.La direttiva europea sulla distribuzione assicurativa è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 68 del 21/5/2018. Ma le nuove norme, così come l'Ivass le ha tradotte nel Regolamento oggetto di contestazione al Tar, oltre a introdurre l'obbligo di mandato per gli intermediari indipendenti favorirebbe anche la disintermediazione del sistema. Ma chi ne trarrebbe vantaggio? Le compagnie, soprattutto quelle che puntano sui prodotti assicurativi standardizzati, la cui vendita potrebbe essere meglio organizzata attraverso reti dedicate, piuttosto che attraverso il sistema dei distributori consulenti, come gli agenti professionisti, che intermediano circa l'80% del mercato nel ramo danni.Anche le banche, che non sono ancora riuscite, in Italia, a mettere a regime il sistema della bancassicurazione, potrebbero trarre dei vantaggi. È infatti noto il collegamento esistente tra le principali banche e le compagnie di assicurazione, nei capitali delle quali gli istituti di credito hanno importanti partecipazioni. Inoltre, le banche possono operare nel settore assicurativo dietro mandato delle compagnie semplicemente autocertificando l'esistenza dei requisiti di professionalità che gli altri intermediari devono garantire con un esame e aggiornamenti professionali.Non a caso il nuovo regolamento Ivass ha disciplinato l'attività degli intermediari a titolo accessorio, figure che possono essere iscritte al registro degli intermediari al pari degli agenti ma senza dover sostenere un esame. Queste figure teoricamente potrebbero operare su incarico diretto di agenti, intermediari indipendenti, broker, banche, Poste italiane e delle compagnie di assicurazione per la vendita di prodotti assicurativi accessori, appunto, a quelli che sono oggetto della loro attività principale. Ma il Regolamento Ivass ancora una volta favorisce le imprese di assicurazione, disponendo, in contrasto con la norma di riferimento, che gli intermediari a titolo accessorio per poter operare abbiano bisogno dell'incarico «di una o più imprese di assicurazione»: ancora una volta gli intermediari professionali sono tagliati fuori. È facile, allora, immaginare la costituzione, sotto il controllo di compagnie e banche, di reti finalizzate al collocamento di polizze. Il tutto a scapito del diritto dell'assicurato all'offerta di coperture adeguate. Il Regolamento Ivass sembra elevare questi intermediari a titolo accessorio al medesimo rango degli intermediari di primo livello, nonostante la minore professionalizzazione.Inoltre gli intermediari a titolo accessorio non rientrano nella disciplina della legge 40/2006, che aveva messo fuorilegge i patti di esclusiva nei mandati delle agenzie. Ne consegue che possono avere un vincolo di esclusiva, favorendo così le compagnie mandanti.Queste criticità paiono favorire proprio le compagnie e le banche, incontrandone i desiderata. È auspicabile che l'Ivass verifichi la legittimità di norme che sembrano contenere delle disparità di trattamento. La situazione è delicata anche perché l'Ivass opera sotto il controllo di Bankitalia, il cui capitale è detenuto da banche e assicurazioni.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pezzo-assicurazioni-2617129037.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-agenti-contestano-anche-l-obbligo-del-mandato-da-parte-delle-compagnie" data-post-id="2617129037" data-published-at="1767903946" data-use-pagination="False"> Gli agenti contestano anche l'obbligo del mandato da parte delle compagnie È in atto una battaglia tra gli agenti di assicurazione e l'Ivass, l'autorità di vigilanza del settore assicurativo. Teatro dello scontro è il Tar del Lazio, al quale gli agenti hanno indirizzato un ricorso contro il nuovo regolamento sulla distribuzione assicurativa, in vigore dal 1 ottobre, secondo loro colpevole di limitare la libertà imprenditoriale e autonomia degli agenti professionisti e di arrecare, nel contempo, un grave pregiudizio ai consumatori in conseguenza di un possibile freno alla libera concorrenza ed alla pluralità dell'offerta.I timori sembrano tutt'altro che infondati e dietro le quinte si muovono gli enormi interessi di un sistema che, in Italia, è caratterizzato proprio da una concorrenza ridotta, con pochi gruppi assicurativi che concentrano la raccolta e che sembrano non voler mollare la presa, nonostante i tentativi del legislatore e dell'Antitrust di sciogliere il nodo scorsoio che soffoca il mercato. Le nuove regole, secondo il Sindacato Nazionale Agenti, che è la principale associazione di categoria degli intermediari, rischiano di esasperare questa situazione, annullando gli effetti positivi delle norme legislative che, insieme ai provvedimenti dell'Antitrust, negli ultimi dodici anni hanno consentito lo sviluppo di una concorrenza capace di produrre effetti virtuosi e nuove opportunità per i consumatori.La preoccupazione degli agenti è legata principalmente all'introduzione, con il nuovo Regolamento Ivass n. 40 del 2 agosto 2018, dell'obbligo, imposto agli agenti, di essere titolari di almeno un mandato da parte di una compagnia, per poter mantenere l'iscrizione al Registro unico degli intermediari assicurativi. Potrebbe essere un colpo di spugna sull'ormai affermato sistema delle collaborazioni tra intermediari assicurativi, introdotto nel dicembre 2012 dalla legge 221 proprio allo scopo di "favorire il superamento dell'attuale segmentazione del mercato assicurativo ed accrescere il grado di libertà dei diversi operatori". Questo ampliamento delle facoltà operative degli intermediari consente loro di offrire ai propri clienti anche le polizze trattate da altri intermediari, utilizzando, come appoggio per l'emissione, le agenzie titolari del mandato delle relative compagnie. Il sistema non è mai stato visto di buon occhio dalle imprese di assicurazione, che hanno opposto ogni resistenza al suo sviluppo per evitare di perdere il controllo di una parte della filiera distributiva delle proprie polizze, di fatto improvvisamente liberalizzata ex lege.Le collaborazioni tra intermediari si stanno affermando come modalità principale, se non esclusiva, di esercizio dell'attività da parte di numerosi agenti che hanno scelto di rendere conto del proprio operato esclusivamente ai propri clienti e non alle compagnie mandanti, potendolo fare, in virtù della legge 221, in piena libertà e con il solo obbligo di fornire all'assicurato una puntuale informativa sulle circostanze della collaborazione. La nuova norma regolamentare, invece, impone che le collaborazioni possano essere esercitate solo da agenti che siano titolari di almeno un mandato di una compagnia e prevede la cancellazione dal Registro degli agenti privi di mandato - i cosiddetti "inoperativi" - vietando loro ogni forma di intermediazione. Il mercato verrebbe così privato di una figura che sta diventando sempre più importante e la cui attività è basata sulla ricerca, fra molteplici soluzioni offerte anche da compagnie delle quali non è mandataria, delle polizze più adeguate alle esigenze del proprio cliente.Il ricorso del Sindacato nazionale agenti al Tar pone l'accento sulla inesistenza, nella norma di riferimento, che è il Codice delle assicurazioni private, di previsioni che giustifichino le nuove regole imposte dall'Ivass, che vengono pertanto considerate in contrasto sia con il codice stesso che con la legge sulle collaborazioni e che creano limitazioni operative agli agenti, comprimendone ingiustamente le facoltà operative e i diritti.Un altro argomento sul quale gli agenti danno battaglia riguarda la semplificazione delle attività burocratiche collaterali all'emissione e gestione delle polizze. Non viene contestato il diritto del consumatore ad una informazione chiara e completa sui contenuti delle polizze che gli vengono proposte, bensì le modalità imposte dai regolamenti Ivass per l'assolvimento di questo obbligo di trasparenza da parte degli intermediari: una pletora di modelli, dichiarazioni, questionari ed informative che cresce ogni volta che si mette mano ai regolamenti e che ha più volte dimostrato di non avere alcuna utilità per il consumatore, ma, al contrario, di confondergli le idee. A sentire gli intermediari, questo eccesso di adempimenti sembra avvantaggiare i distributori con una professionalità più limitata, i quali possono proporre qualsiasi tipo di polizza pur senza possedere tutte le competenze necessarie ad orientare correttamente il cliente verso l'analisi delle proprie esigenze, ma limitandosi ad assolvere alla formalità di far sottoscrivere un fascio di carte e mettendosi così al sicuro in caso di controlli, anch'essi più formali che sostanziali, da parte delle compagnie o dell'Ivass. Ma è davvero questo ciò di cui a bisogno il cliente?Il regolamento Ivass n. 40 contiene anche altri aspetti che gli intermediari hanno messo sotto la lente di ingrandimento in quanto capaci di peggiorare la qualità del servizio offerto ai clienti. Ad esempio, l'Ivass ha stabilito che i broker che collaborano con agenti senza avere una specifica autorizzazione all'incasso dei premi da parte delle compagnie mandanti non possono garantire al cliente l'effetto liberatorio del versamento dei premi ad essi effettuato. Un assurdità, anch'essa oggetto del ricorso al Tar, che non trova riscontro in alcuna norma di riferimento, ma anzi, contraddice un principio contenuto nel Codice delle assicurazioni secondo il quale il pagamento del premio eseguito in buona fede all'intermediario o ai suoi collaboratori si considera effettuato direttamente all'impresa di assicurazione.Ora spetta ai giudici del Tar fare luce sulle numerose zone d'ombra di un regolamento che sembra presentare diverse incoerenze con la normative primaria e con la stessa Direttiva europea sulla distribuzione assicurativa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/pezzo-assicurazioni-2617129037.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="cosi-si-mette-a-repentaglio-la-concorrenza-e-la-tutela-degli-utenti" data-post-id="2617129037" data-published-at="1767903946" data-use-pagination="False"> «Così si mette a repentaglio la concorrenza e la tutela degli utenti» Ci siamo rivolti al presidente del sindacato nazionale agenti, Claudio Demozzi. Gli agenti hanno annunciato ricorso al Tar del Lazio contro il regolamento 40 dell'Istituto di Vigilanza sulle assicurazioni (Ivass). Perché si è arrivati a tanto?«Sna, il Sindacato nazionale agenti professionisti di assicurazione, al quale aderisce più del 90% degli Agenti iscritti ad una Rappresentanza sindacale in Italia, si sente in dovere di contrastare con ogni mezzo alcune disposizioni che danneggiano gli Agenti italiani, limitandoli nella loro libertà imprenditoriale e creando ostacoli alla loro autonomia. L'Ivass, che è un ramo della Banca d'Italia, dovrebbe mettere sempre al primo posto il miglior interesse dell'utente, proprio come dobbiamo fare per legge noi agenti; a volte questo non traspare dalle norme che scrive e dai ragionamenti che vengono espressi a monte di tali norme. Dopo aver tentato ogni strada, senza esito, per impedire alcune norme che riteniamo ingiuste, per gli Agenti e per i clienti, non resta che ricorrere alla Magistratura amministrativa».Ci può riassumere alcune disposizioni sulle quale fate ricorso?«Sono diverse. Ad esempio contestiamo all'Ivass la decisione di cancellare dal Registro gli Agenti che saranno considerati inoperativi pur operando in libera collaborazione con altri Agenti sulla base della legge 221/2012 se sprovvisti di Mandato agenziale e questo appare un ostacolo alla nostra libertà imprenditoriale. Si è agenti superando un esame e dotandosi di polizza rc professionale; questo è certo. Il possesso del Mandato è solo una delle modalità possibili. Ivass pare faccia fatica a concepirlo. Eppure questo è il risultato di una battaglia politica vinta sei anni fa, di una decisione del Legislatore! Contestiamo anche che le banche non possano più operare per conto di un agente se prima non hanno accettato di collaborare con una o più Imprese assicuratrici. Anche questa sembra una disposizione che reca grave pregiudizio agli Agenti ed alla loro libertà d'azione. Potrei proseguire a lungo».Se siete arrivati al ricorso al Tar, significa che l'Istituto di Vigilanza non ha preso nella dovuta considerazione le istanze dei soggetti vigilati?«Beh, certamente se Ivass avesse accolto le nostre istanze sui punti più controversi del Regolamento, non avremmo dovuto utilizzare questo strumento, al quale facciamo ricorso solamente quando ci vediamo costretti a farlo per tutelare gli agenti assicurativi italiani. Del resto, credo che se non lo facesse Sna, non lo farebbe nessuno. E ancora: con questo ricorso tuteliamo gli agenti, ma anche gli interessi dei nostri clienti, cioè dei consumatori».Sna è critico anche sul fronte delle semplificazioni o sbaglio?«Abbiamo sempre creduto che semplificare significhi rendere più comprensibile ed attuabile l'informativa al cliente ed i connessi oneri burocratici in capo all'agente. Negli ultimi anni, invece, la semplificazione si è tradotta in pochi accorgimenti formali e l'informativa precontrattuale in un insieme di documenti così copiosi dal risultare pressoché inutili per il consumatore. Consegnare al cliente settanta, ottanta pagine di informazioni prima di sottoporgli la polizza da firmare, significa avere quasi la certezza che non leggerà nulla e che la sua adesione sarà poco più che formale. Dopo tante innovazioni normative, siamo giunti ad un approccio talmente burocratico e burocratizzato che per un agente onesto, professionale ed imparziale il lavoro è divenuto estremamente complesso, mentre per i distributori deprofessionalizzati il compito sembra alleggerito. Basta rispettare la forma, far sottoscrivere un plico di carta ed il gioco è fatto. Proprio come troppo spesso avviene in banca quando sottoscriviamo decine di fogli, per un mutuo o semplicemente per aprire un conto, senza sapere nulla di ciò che firmiamo».Tutto questo può avere riflessi sulla concorrenza?«Ostacolare l'opera degli Agenti e la loro libertà professionale significa anche raffreddare la concorrenza. In un Paese, come l'Italia, in cui operano poche compagnie, in un mercato iper-concentrato come quello assicurativo, alcune disposizioni del regolamento secondo noi potrebbero avere anche effetti deleteri sulla libera concorrenza, a tutto svantaggio dei consumatori. Come ad esempio obbligare gli agenti ad agire nel migliore interesse del cliente, obbligo che condividiamo, obbligandoli al contempo a seguire pedissequamente le direttive della singola compagnia rappresentata, il cui interesse molto spesso è in contrasto con quello del cliente medesimo. Le due cose sono difficilmente conciliabili. All'agente deve essere garantita la necessaria imparzialità, come vuole la direttiva europea cui si riferisce il regolamento».Ignazio Mangrano
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».
Jacques Moretti e Jessica Maric (Ansa)
È pericoloso lasciare i coniugi Moretti in libertà, perché potrebbero fuggire. Lo pensano gli avvocati delle famiglie delle vittime che, per provare a mitigare l’enorme dolore, chiedono giustizia. E, in effetti, fuggire non sarebbe una novità, almeno per Jessica Maric, titolare del locale Le Constellation insieme al marito Jacques Moretti, a quanto pare ripresa da due telecamere di sorveglianza in quella notte di orrore mentre si allontanava dal locale che andava a fuoco con la cassa sottobraccio, lasciando dietro di sé le grida di aiuto dei ragazzini a cui aveva spillato 100 euro per il biglietto di ingresso. Un particolare quasi osceno, se fosse confermato. Mentre quello che non ha bisogno di conferme è il fatto che lei, là sotto, a tentare di salvare i giovani intrappolati tra le fiamme, non c’era.
A denunciare la mollezza del sistema giudiziario svizzero a fronte di una tragedia immane, che ha ucciso, bruciandoli vivi, 40 giovanissimi e ne ha feriti gravemente altri 116, ustionandoli così in profondità che molti ancora lottano tra la vita e la morte, sono i legali che assistono le vittime e le famiglie del rogo di capodanno a Le Constellation di Crans-Montana. «È un rischio aver lasciato i gestori del Costellation in libertà. Immaginate cosa succederebbe per le vittime se queste persone lasciassero la Svizzera e non si potesse avere il processo che è dovuto ai genitori e alle famiglie delle vittime», ha dichiarato l’avvocato Sébastien Fanti, alla tv svizzera Rts. I due risultano indagati per omicidio colposo e lesioni colpose ma, alla luce di quello che sta emergendo, «si parla potenzialmente di lesioni personali gravi, intenzionali, con dolo eventuale», aggiunge un altro avvocato delle famiglie, Alain Mancaluso che, insieme al collega Romain Jordan, si dice «scioccato» anche del fatto che che «i legali siano esclusi dalle audizioni» e non possano partecipare alle prime fasi delle indagini.
Eppure, la decisione di non arrestare i due gestori è stata confermata, anche ieri, dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud: «In questa fase non ci sono indicazioni di un rischio di fuga, di collusione o recidiva. Ma la situazione viene valutata costantemente», ha ribadito, mentre, per quanto riguarda l’esclusione dei legali, Pilloud si è giustificata sostenendo che serve ad «evitare fughe di notizie dato il carattere mediatico del dossier».
Eppure, che fosse pericoloso accendere candele pirotecniche in quel seminterrato, i gestori non potevano ignorarlo: a dimostrarlo c’è il video che, ormai da giorni è stato diffuso, sul Capodanno 2020 quando uno dei camerieri, davanti a una scena del tutto simile a quella che ha dato via al rogo una settimana fa (cioè qualcuno che, sollevando le candele durate la festa, avvicinava le scintille al soffitto) gridava: «Attenti alla schiuma!». Ma torniamo a Jessica, la quarantenne di origini corse che insieme al marito - noto alla giustizia per truffa, sfruttamento della prostituzione e sequestro di persona - in pochi anni, dal nulla, ha costruito un impero nel settore della ristorazione nella piccola e costosissima Crans-Montana.
A quanto risulta, le telecamere di sorveglianza l’avrebbero immortalata mentre lasciava in tutta fretta il luogo della tragedia stringendo tra le mani la cassa del locale mentre il figlio, capo staff di Le Constellation, sarebbe stato ripreso mentre tentava di sfondare dall’interno i pannelli di plexiglass che chiudevano la veranda. Se le indiscrezioni sulla sua condotta si rivelassero vere, sarebbe un ennesimo elemento che aggiunge orrore alla tragedia. Comunque sia, da quella notte infernale Jessica è uscita illesa, solo con una piccola bruciatura al braccio. E si capisce bene il motivo: non c’è traccia di lei nelle immagini che riprendono gli ultimi istanti di vita di tante vittime imprigionate nel sotterraneo, non ha incitato quei giovani quasi incantati dalle fiamme al soffitto a scappare né la si intravede all’esterno a tentare di far uscire chi era rimasto intrappolato, come invece era suo dovere.
Nei prossimi giorni, l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado si recherà a Sion e incontrerà le autorità del Canton Vallese «per acquisire informazioni sulle indagini», ha spiegato. Intanto dall’ospedale Niguarda dove sono ricoverati 11 pazienti, arrivano notizie contrastanti: «La situazione rimane stabile con lievi accenni di miglioramento per alcuni di loro», ma «rimangono critiche le condizioni di tre persone a causa delle ustioni riportate e di danni importanti a livello polmonare causati dalle inalazioni».
E nel dolore straziante di chi è rimasto, c’è ancora una famiglia che stenta a credere a quanto è accaduto. Sono i genitori di Emanuele Galeppini, 17 anni, che ancora non sanno cosa ha causato la morte del loro figlio, perché il suo corpo non era ustionato come si aspettavano ma perfettamente integro. «Non sono bruciati neppure il telefono cellulare e il portafoglio», ha fatto sapere il legale della famiglia, «vogliono sapere com’è morto. Abbiamo chiesto alla autorità svizzere spiegazioni ma non ci hanno nemmeno risposto».
Musica, lacrime e rabbia durante i quattro funerali dei ragazzi morti nel rogo
Fiori bianchi, note struggenti, tanti abbracci e tante lacrime. Ieri in Italia l’ultimo doloroso saluto alle giovani vittime di Capodanno nel devastante rogo de Le Constellation di Crans-Montana.A Milano, dove il sindaco Beppe Sala aveva proclamato il lutto cittadino, si sono svolti i funerali di Chiara Costanzo e Achille Barosi in due basiliche simbolo della città. La cerimonia funebre di Chiara in Santa Maria delle Grazie, quella di Achille in Sant’Ambrogio. «Oggi non siamo qui a cercare spiegazioni o colpe, ci sarà tempo anche per questo ma non è oggi», ha detto monsignor Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone, rivolgendosi a papà Andrea Costanzo, mamma Giovanna, e ai fratelli Camilla, Elena e Luca. «Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più», ha detto il padre Andrea che, al termine delle esequie in un breve colloquio con il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha affermato: «Il presidente Meloni è stata umana e attenta nei nostri confronti. Siccome non ho mai avuto la possibilità di stringerle la mano, vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni. Le indagini vanno effettuate con scrupolo. Serve giustizia. Visto che le nostre istituzioni si sono dimostrate molto serie, sono convinto che il presidente sia con noi. Non sono un tecnico ma vorrei che l’Italia si costituisse parte civile». Un mazzo di rose bianche, un lungo applauso e le note di Perdutamente di Achille Lauro, fuori dalla Basilica di Sant’Ambrogio, per i funerali di Achille Barosi. Il nonno Osvaldo ha voluto ringraziare i poliziotti che avevano formato un cordone a protezione del carro ed ha aggiunto: «L’unica cosa che posso dire è che ci vuole solamente tanta fede e tanto amore ed essere vicini, è l’unica medicina che possiamo avere gratis per non cercare di sprofondare nella disperazione». Nella Capitale, oltre ai parenti e agli amici, per l’ultimo saluto a Riccardo Minghetti nella basilica di San Pietro e Paolo all’Eur c’erano anche i ministri dello Sport e della Salute, Andrea Abodi e Orazio Schillaci, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Sulla bara, accanto alla foto di Riccardo, la corona di fiori firmata «Ma, papà e Matilde», la sorella di 14 anni che quella tragica notte ha scavato tra le macerie alla ricerca del fratello. Dal pulpito la mamma ha ricordato: «Riccardo aveva un cuore grande, tenero e gentile, dietro la sua ironia e l’irrequietezza nascondeva una profonda sensibilità. Ci ha fatto faticare, ma era buono». «La vostra presenza qui oggi è il segno di quanto Riccardo ha fatto nella sua breve vita donandosi con generosità», ha detto in lacrime il papà Massimo. Uscendo dalla chiesa i genitori hanno sottolineato: «Non proviamo rabbia, solo dolore, ma vogliamo che sia fatta giustizia». «Condividere questo dolore con altre persone ti dà la forza», ha aggiunto la mamma, che ha ringraziato il presidente Meloni che è stata vicina anche a livello personale a tutti i genitori».«Il primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no», ha detto, con voce rotta dal pianto, Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni durante il funerale a Bologna. La passione per la musica univa Giovanni a don Stefano Greco, amico di famiglia e catechista del sedicenne, che proprio dagli spartiti ha iniziato il suo discorso parlando dell’Incompiuta di Schubert: «È perfetta e struggente perché incompleta. Giovanni è la nostra Incompiuta». A Lugano sono state celebrate le esequie di Sofia Prosperi, l’italosvizzera di 15 anni studentessa dell’International School di Fino Mornasco, nel Comasco. Chiesa gremita di ragazzi con una rosa bianca in mano per la messa celebrata dal vescovo Alain de Raemy. Oggi a Boccadasse, a Genova, si terrà in forma strettamente privata il funerale di Emanuele Galeppini, il giovane campione di golf.
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George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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