Il passaggio dallo Stretto di Hormuz è stato trasformato dalle Guardie della Rivoluzione iraniane (Irgc) in un checkpoint a pagamento, dove le navi devono presentare una documentazione per ottenere il permesso di transito. Dopo un’attenta verifica, anche geopolitica, il naviglio ottiene il passaggio dietro pagamento in yuan cinesi o in stablecoin, una delle criptovalute più stabili presenti sul mercato.
Questi asset digitali contribuiscono alla creazione di un vero e proprio sistema bancario ombra, estremamente difficile da tracciare, perché esterno al sistema Swift. La procedura, ricostruita da Bloomberg, prevede l’assegnazione di un codice al mercantile e di una scorta armata da parte delle marina iraniana. Tutto fatto attraverso alcune agenzie di intermediazione che lavorano a stretto contatto con il comando navale della provincia dell’Hormozgan, che si occupa di controllare che la nave non abbia nessun collegamento con Israele, Stati Uniti o altri Paesi considerati nemici. Viene poi applicato un punteggio di amicizia da 1 a 5, spiega ancora Bloomberg, che si tramuta nel costo di 1 dollaro al barile per le petroliere che vogliono passare da Hormuz. Secondo Al Jazeera, almeno due navi avrebbero già pagato questa tariffa ed altre sarebbero sotto esame in questi giorni.
Il Parlamento di Teheran ha approvato una proposta di legge formale per istituzionalizzare tale sistema. «Chi vuole passare da Hormuz deve pagare», dice alla Verità il deputato Mohammad Rezaei Kouchi, che guida la commissione civile del Parlamento. «La nostra Marina garantisce la sicurezza di questa arteria vitale ed è stata necessaria una legge sulle tariffe. Non siamo influenzati dall’aggressione sionista-americana, da tempo pensavamo che fosse giusto mettere un pedaggio e stiamo istituzionalizzando pagamenti in criptovalute ed in moneta cinese, ma come un meccanismo duraturo per ottenere entrate certe da un luogo strategico per le economie globali. Sarà tutto molto semplice: deve passare sotto il controllo del checkpoint tra le isole di Qeshim e di Larak e le motovedette della marina della Repubblica islamica garantiranno che tutto si svolgerà in sicurezza».
Non è ancora chiaro se le petroliere dirette in Asia abbiamo rispettato questo tariffario, né se la valuta cinese sia già stata scartata e si punti esclusivamente sulle criptovalute perché ritenute più sicure, come dicono alcuni economisti. Il vicepresidente dell’Iran, Mohammad Reza Aref, è stato fra i primi a introdurre l’idea di superare i pagamenti in dollari, scegliendo un asseti di riferimento differente.
«Nel novembre del 2025», ha spiegato il politico, «ho proposto alle nazioni che fanno parte dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) di creare una sorta di stablecoin sotto il nostro controllo che sarebbe fondamentale per i commerci e aggirerebbe le ingiuste e crudeli sanzioni che da 47 anni cercano di strangolare il popolo iraniano. Questa valuta appoggiata da Cina, India, Russia e tutte le altre nazioni, potrebbe cambiare gli equilibri economici globali, rafforzare la fiducia e aumentare la trasparenza fra i membri, tutto con l’obiettivo di uno sviluppo comune. Un argomento che avevamo affrontato anche nei Brics , il gruppo economico nato per contrastare l’egemonia dell’occidente, ma che non si era mai concretizzato. Serve un sistema che sia indipendente dal dispotismo americano e il transito dello stretto di Hormuz ci sembra un’ottima occasione per rompere questa dittatura economica di Washington e dei suoi alleati.
Da tempo l’Iran ha intrapreso la strada dell’adozione delle criptovalute, ritenendole un mezzo fondamentale per rafforzare l’indipendenza finanziaria della nostra nazione. L’Iran non sarebbe in grado di raggiungere l’obiettivo di sviluppo di digitalizzare il 10% della sua economia senza adottare le criptovalute. Questa metodica offre un nuovo modo di fare affari e pagare le transazioni commerciali e adesso noi lo utilizzeremo per aumentare le nostre entrate e molte nazioni sono già pronte ad accettare le nostre condizioni».






