True
2023-12-25
Perseguitati ma sempre testimoni. I cattolici in Francia non mollano la fede
True
Ansa
I cristiani francesi hanno portato la loro croce anche nel 2023, quest’anno hanno subito almeno 564 attacchi. Il dato è ufficiale, visto che è stato comunicato dal ministro dell’interno Gérald Darmanin in persona, tuttavia è incompleto per varie ragioni. Innanzitutto, questa cifra prende in considerazione solo il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 14 novembre 2023. In questa data che il capo del Viminale francese ha reso note le cifre degli atti «anti religiosi» registrati al di là delle Alpi nell’arco di tempo indicato, con l’obiettivo di mostrare la brusca impennata di atti antisemiti registrati dopo l’attacco terroristico di Hamas in Israele. Inoltre, il ministro dell’interno parigino ha precisato che i dati raccolti non sono statistici ma solo «informazioni ottenute sul campo» dai «servizi di polizia, di gendarmeria e dalle prefetture». Anche le statistiche che saranno diffuse nel 2024, come ogni anno nel mese di marzo, dal Servizio Statistico Ministeriale della Sicurezza Interna (Ssmsi), ma anche queste rischiano di essere parziali. Lo dice un’altra fonte ufficiale: la Commissione Nazionale Consultiva dei Diritti dell’Uomo (Cncdh). Questa istanza ricorda infatti che l’obiettivo delle informazioni comunicate da prefetture e forze dell’ordine e le statistiche del Ssmsi «non è quello di contabilizzare l’insieme degli atti razzisti». Questo comporta degli scostamenti importanti visto che, dice ancora la Cncdh, i dati comunicati dal ministero dell’interno nel 2022, riferiti a tutte le religioni, erano «quattro volte inferiori» a quelli poi forniti dalla Ssmsi. Ma la Cndh va anche oltre e, sebbene sia un’istanza statale; compie una prima discriminazione nei confronti dei cristiani. Questo perché, nel riconoscere che i fatti anti cristiani erano «sensibilmente aumentati tra il 2021 e il 2022», la Cncdh ne relativizza la gravità affermando che «pochissimi fatti anti cristiani erano effettivamente degli attacchi alla religione». Per la Cncdh si trattava solamente di atti di «piccola delinquenza come dei piccoli furti in edifici religiosi» o ancora di «comportamenti di squilibrati, specialmente nei cimiteri». A supporto di ciò la commissione dice che, in base ai dati 2022, il 93% dei fatti anti cristiani riguardava degli «attacchi a luoghi di culto e cimiteri», non contro delle persone.
Questa discriminazione conferma che la laicissima Francia, l’ignoranza sulla fede cristiana porta a occultare gli attacchi da essa subita. Dal 1905 vige la legge di separazione tra lo Stato e la Chiesa, che tra l’altro ha permesso alla Repubblica di spogliare la Chiesa di molti dei suoi beni. Se queste sono le basi, figuriamoci cosa accade quando un cristiano vuole denunciare un attacco o una discriminazione contro di lui in quanto discepolo di Gesù. In effetti, dire che degli attacchi a chiese o cimiteri sono meno gravi di attacchi a fedeli, sacerdoti o religiosi, mostra l’incapacità di comprendere che, nei tabernacoli di quasi tutte le chiese cattoliche, ci sono delle ostie consacrate, cioè la presenza reale di Cristo. Quindi, scassinare un tabernacolo non è solo un «reato contro il patrimonio» ma un sacrilegio. Poi, per i cattolici, le immagini sacre e le reliquie hanno un’importanza particolare perché, possono diventare dei «trasmettitori» della volontà di Dio Padre, di concedere delle grazie agli uomini. Quindi, il furto di un reliquiario, per un cattolico non è solo un reato ma è un attacco contro il sacro.
Ma nonostante le aggressioni, le minacce e la laicità estremista dello Stato, anche in Francia non mancano dei segni di speranza per i cristiani. Si tratta di uomini e donne che, individualmente o nell’ambito di associazioni, operano per testimoniare la loro fede in Gesù Cristo. Tra di loro ci sono tanti sconosciuti, spesso tacciati di «estremismo» dalla Chiesa progressista modellata da Jorge Mario Bergoglio, ma anche qualche personaggio famoso. Tutte queste persone hanno scelto di non nascondersi e di non scendere a compromessi.
Alle imprese compiute da alcuni di questi testimoni cristiani è dedicato questo speciale natalizio de La Verità.
I cristiani testimoni della fede

L'attaccante francese del Milan Olivier Giroud (Ansa)
Tra le celebrità d’Oltralpe, non manca chi vive la propria fede in Gesù Cristo alla luce del sole. Tra questi Vip figurano anche alcuni atleti di alto livello. Quello che forse è il più celebre è Olivier Giroud. In effetti, l’attaccante del Milan non fa mistero della sua appartenenza alla Chiesa evangelica e non manca di testimoniare il proprio attaccamento a Gesù. Nelle varie interviste rilasciate dal calciatore traspare la gioia semplice di essere cristiani, qualcosa che sorprende visto che viene manifestata da uno dei campioni più pagati del calcio internazionale. Ma questo non impedisce a Giroud di restare autentico. Anche altri giocatori, attuali o passati, della nazionale francese sono cristiani. E stato lo stesso attaccante rossonero a parlarne in un’intervista concessa al quotidiano cattolico transalpino La Croix, pubblicata nel 2019. «Durante i mondiali del 2014» ricordava il giocatore milanista «sono andato a pregare in una chiesa con i miei compagni di squadra Yohan Cabaye e Patrice Evra». Sempre nel 2019, Giroud aveva accettato di essere il direttore di un numero di Jesus. Questo magazine invita una celebrità a dirigere la redazione, per un numero, e a parlare della propria esperienza personale con Cristo.
Oltre ai calciatori altri sportivi di altissimo livello non nascondono la propria fede. Potrà sorprendere ma, tra le discipline nelle quali si trovano vari cristiani che non si fanno problemi a parlare di Gesù, ci sono quelle di combattimento. Uno dei personaggi attualmente più in vista è Bénoît Saint-Denis, campione internazionale di Mma, la disciplina delle arti marziali miste e che si combatte in un ring a forma di ottagono. Nei combattimenti, Saint-Denis non risparmia colpi agli avversari ma, anche sul ring, porta il proprio credo cattolico ben in mostra. Sul suo petto infatti spicca un tatuaggio che rappresenta la croce dell’Ordine dei Templari. Fuori dai combattimenti, il giovane campione di Mma non esita a ricordare il proprio attaccamento a vari santi d’Oltralpe come, ad esempio, santa Giovanna D’Arco. L’altro valore affermato da Saint-Denis, nonostante il rischio di essere etichettato come un pericoloso reazionario, è la patria. Fino al 2019 il campione dell’ottagono ha fatto parte del 1° Reggimento Paracadutisti della Fanteria di Marina (Rpima) stanziato a Bayonne. Con questo corpo speciale Bénoît Saint-Denis ha partecipato a diverse operazioni militari in zone di guerra. Recentemente il campione di Mma ha combattuto al Madison Square garden di New York, dove ha vinto per Ko. In un video-documentario realizzato da Rmc Sport in quella occasione, Benôit Saint-Denis è stato seguito anche durante un momento di raccoglimento nella cattedrale di San Patrizio. Nel filmato, il campione di Mma afferma che «la fede è ringraziare Dio per l’avventura, comunque vada» ma anche «cercare di pregare per le persone che hanno difficoltà» o ancora «stare in raccoglimento, semplicemente, pensando agli amici, la famiglia, la situazione geopolitica e fare il vuoto (dentro di sé) e pensare non solo alla Mma».
Restando nell’ambito degli sport di combattimento, vanno segnalati anche due pugili che non fanno mistero della loro appartenenza ad una Chiesa. Il primo è Arsen Goulamirian (soprannominato «Feroz», feroce), campione del Mondo Wba nella categoria massimi leggeri. Questo colosso trentaseienne è nato in Armenia poi, all’età di 12 anni è arrivato in Francia, Paese del quale ha acquisito in seguito la cittadinanza. Dalla sua terra natale, Goulamirian non ha importato solo la determinazione ma anche la fede e l'appartenenza alla Chiesa apostolica armena. Sul proprio profilo Instagram, questo campione di boxe ha pubblicato dei post che, con molto pudore, ricordano il suo credo. Ad esempio, nel messaggio che accompagna una foto scattata in una chiesa il 1 luglio 2022, Goulamirian scrive «Grazie a Dio. Dio mi dà ogni cosa…»
Nella categoria dei pesi medi, un altro pugile si esprime sui social anche a proposito della sua religione. Il suo nome ricorda quello di un cavaliere medievale (tanto è vero che il suo totem di battaglia è The Last Knight, ndr): Lancelot Proton de la Chapelle. A soli 23 anni, questo atleta franco-belga detiene il titolo di Campione Wbc della francofonia.
Scendendo dai ring, nello sport d’Oltralpe si incontrano altri cristiani «senza complessi». È il caso di Gaël Fickou, giocatore della nazionale francese di rugby e di una delle squadre della prima divisione, il Racing 92. Nei mesi scorsi questo atleta ha pubblicato un libro intitolato Derrière l’armure (dietro l’armatura, edizioni L’Equipe-Solar) nel quale parla anche della propria fede. Inoltre, in un’intervista concessa la scorsa primavera al quotidiano regionale Ouest France, Fickou diceva di essere «molto» credente e di pregare «spesso». Il rugbista ricordava anche che «la religione è una lotta quotidiana» e che «la preghiera è un momento di calma, serenità e quiete». Tra gli atleti cristiani non va dimenticata la giocatrice della nazionale di pallamano Grâce Zaadi che punta all’oro ai prossimi giochi olimpici.
Tutti questi sportivi rappresentano una testimonianza forte della «normalità» della fede in Gesù. Non si tratta qui di volerli mettere su un piedistallo perché, come tutti gli altri esseri umani, sono dei peccatori con i loro pregi e i loro difetti. Ma il loro attaccamento a Cristo può essere considerato una forma di evangelizzazione rivolta soprattutto ai giovani. Dei giovani che, magari grazie all’esempio dei loro campioni sportivi preferiti, eviteranno di fare le scelte sbagliate.
Le associazioni in soccorso dei monumenti della fede
Dal 1905 in Francia vige la legge di separazione tra la Chiesa e lo Stato che impone la laicità a tutti i servizi e uffici pubblici. In quasi 120 anni di vita, questa norma ha pesantemente condizionato anche le mentalità visto che, anche per questioni squisitamente private, spesso i francesi censurano la propria fede, specie se si tratta di quella cristiana. Come ha ricordato più volte La Verità, la legge del 1905 è stata spesso invocata da associazioni laiciste o collettivi di sinistra per ottenere l’occultamento di simboli cristiani dagli spazi pubblici.
Ad esempio, nel 2017, la Federazione del Pensiero Libero della Vandea aveva adito il Consiglio di Stato per chiedere lo spostamento di una statua di San Giovanni-Paolo II, situata nel comune di Ploërmel, in Bretagna. La scultura è sovrastata da una croce.Questo è bastato alla Federazione del Libero Pensiero per pretendere l’applicazione brutale della legge del 1905. Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai ricorrenti e condannato il comune a rimuovere la statua dall’area di parcheggio in cui era stata installata. La scultura stata spostata di 30 metri, in una proprietà privata. Il tutto al costo di circa 100.000 euro, in parte pagati dalla diocesi geograficamente competente.
Più recentemente la stessa Federazione del Pensiero Libero ha ottenuto lo spostamento di una statua di San Michele Arcangelo nel comune balneare de Les-Sables-D’Olonnes. Essa era situata su una piazza e davanti ad una chiesa intitolate proprio al Principe delle milizie celesti. Nonostante ciò i giudici che hanno accolto il ricorso della Federazione, hanno preferito anche in questo caso l’applicazione ottusa della legge del 1905.
Queste e altre rimozioni di statue di santi o madonne hanno indotto dei cattolici francesi a formare l’associazione «Touche pas à ma statue», ovvero: giù le mani dalla mia statua. Sul proprio sito l’associazione spiega di voler condurre una «lotta essenzialmente culturale e di civiltà». Una battaglia con la quale l’associazione si oppone «alle decisioni campate per aria e prive di buon senso» prese da «un pugno di ideologi». L’associazione ricorda che la propria azione è «apolitica e non confessionale» e che è pronta a difendere le statue «sia di San Michele che di Napoleone, sia di San Luigi che di Colbert».
Il recupero del patrimonio cristiano è l’obiettivo anche di un’altra associazione, Sos Calvaires, che sul proprio sito si presenta come «apolitica» e «non legata a movimenti cattolici». Per capire meglio l’azione di questa associazione bisogna ricordare che, in francese, con il termine «calvaire» si indicano i crocifissi, le statue o le cappellette, posti prevalentemente in zone rurali. Sos Calvaires si è strutturata con 65 rappresentanze locali e questo le ha permesso di restaurare oltre 250 monumenti e di censirne circa 23.350. Attraverso il sito internet dell’associazione, chiunque può contribuire al finanziamento dei lavori di restauro di crocifissi o santelle. Sos Calvaires ha esteso la propria attività anche all’estero. In effetti i suoi volontari sono arrivati anche in Irlanda per restaurare cinque croci celtiche, in altrettanti importanti siti cristiani dell’isola. Sempre sul sito dell’associazione, è possibile acquistare croci o statue di santi o madonne, realizzate da artigiani. Inoltre, l’associazione ha costituito la sezione delle «consolatrici» che è attiva nel restauro dei crocifissi dimenticati nei cassetti di casa.
Nonostante le precisazioni pubblicate sui propri siti, sia da Touche pas à ma statue che da Sos Calvaires, è chiaro che entrambe siano fortemente ispirate al cattolicesimo. Va anche detto che, ad alcune delle loro azioni, hanno partecipato esponenti del partito sovranista Reconquete!, fondato da Eric Zemmour, ma anche politici vicini ai Républicains, la formazione fondata da Nicolas Sarkozy. Tuttavia, alle due associazioni va riconosciuto il merito di aver attirato l’attenzione dell’opinione pubblica su alcune piccole tracce della storia e della cultura francesi. Per molti cattolici poi, il restauro di croci e calvari non è qualcosa di anodino, ma la riabilitazione di segni sacri e di luoghi di raccoglimento e preghiera.
Continua a leggereRiduci
I cristiani francesi hanno portato la loro croce anche nel 2023, quest’anno hanno subito almeno 564 attacchi.Sos Calvaires e Touche pas à ma statue sono due gruppi di attivisti formatosi per salvare il patrimonio religioso francese. Il primo punta a restaurare cappelle, crocifissi e altri monumenti religiosi nelle campagne francesi. Il secondo milita per impedire lo spostamento di statue di santi come richiesto dalle associazioni laiciste e massoniche.Dall'attaccante del Milan Olivier Giroud al campione di Mma Benoit Saint Denis, ecco chi sono gli atleti transalpini che non nascondono la loro fede.Lo speciale contiene tre articoli.I cristiani francesi hanno portato la loro croce anche nel 2023, quest’anno hanno subito almeno 564 attacchi. Il dato è ufficiale, visto che è stato comunicato dal ministro dell’interno Gérald Darmanin in persona, tuttavia è incompleto per varie ragioni. Innanzitutto, questa cifra prende in considerazione solo il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 14 novembre 2023. In questa data che il capo del Viminale francese ha reso note le cifre degli atti «anti religiosi» registrati al di là delle Alpi nell’arco di tempo indicato, con l’obiettivo di mostrare la brusca impennata di atti antisemiti registrati dopo l’attacco terroristico di Hamas in Israele. Inoltre, il ministro dell’interno parigino ha precisato che i dati raccolti non sono statistici ma solo «informazioni ottenute sul campo» dai «servizi di polizia, di gendarmeria e dalle prefetture». Anche le statistiche che saranno diffuse nel 2024, come ogni anno nel mese di marzo, dal Servizio Statistico Ministeriale della Sicurezza Interna (Ssmsi), ma anche queste rischiano di essere parziali. Lo dice un’altra fonte ufficiale: la Commissione Nazionale Consultiva dei Diritti dell’Uomo (Cncdh). Questa istanza ricorda infatti che l’obiettivo delle informazioni comunicate da prefetture e forze dell’ordine e le statistiche del Ssmsi «non è quello di contabilizzare l’insieme degli atti razzisti». Questo comporta degli scostamenti importanti visto che, dice ancora la Cncdh, i dati comunicati dal ministero dell’interno nel 2022, riferiti a tutte le religioni, erano «quattro volte inferiori» a quelli poi forniti dalla Ssmsi. Ma la Cndh va anche oltre e, sebbene sia un’istanza statale; compie una prima discriminazione nei confronti dei cristiani. Questo perché, nel riconoscere che i fatti anti cristiani erano «sensibilmente aumentati tra il 2021 e il 2022», la Cncdh ne relativizza la gravità affermando che «pochissimi fatti anti cristiani erano effettivamente degli attacchi alla religione». Per la Cncdh si trattava solamente di atti di «piccola delinquenza come dei piccoli furti in edifici religiosi» o ancora di «comportamenti di squilibrati, specialmente nei cimiteri». A supporto di ciò la commissione dice che, in base ai dati 2022, il 93% dei fatti anti cristiani riguardava degli «attacchi a luoghi di culto e cimiteri», non contro delle persone.Questa discriminazione conferma che la laicissima Francia, l’ignoranza sulla fede cristiana porta a occultare gli attacchi da essa subita. Dal 1905 vige la legge di separazione tra lo Stato e la Chiesa, che tra l’altro ha permesso alla Repubblica di spogliare la Chiesa di molti dei suoi beni. Se queste sono le basi, figuriamoci cosa accade quando un cristiano vuole denunciare un attacco o una discriminazione contro di lui in quanto discepolo di Gesù. In effetti, dire che degli attacchi a chiese o cimiteri sono meno gravi di attacchi a fedeli, sacerdoti o religiosi, mostra l’incapacità di comprendere che, nei tabernacoli di quasi tutte le chiese cattoliche, ci sono delle ostie consacrate, cioè la presenza reale di Cristo. Quindi, scassinare un tabernacolo non è solo un «reato contro il patrimonio» ma un sacrilegio. Poi, per i cattolici, le immagini sacre e le reliquie hanno un’importanza particolare perché, possono diventare dei «trasmettitori» della volontà di Dio Padre, di concedere delle grazie agli uomini. Quindi, il furto di un reliquiario, per un cattolico non è solo un reato ma è un attacco contro il sacro.Ma nonostante le aggressioni, le minacce e la laicità estremista dello Stato, anche in Francia non mancano dei segni di speranza per i cristiani. Si tratta di uomini e donne che, individualmente o nell’ambito di associazioni, operano per testimoniare la loro fede in Gesù Cristo. Tra di loro ci sono tanti sconosciuti, spesso tacciati di «estremismo» dalla Chiesa progressista modellata da Jorge Mario Bergoglio, ma anche qualche personaggio famoso. Tutte queste persone hanno scelto di non nascondersi e di non scendere a compromessi.Alle imprese compiute da alcuni di questi testimoni cristiani è dedicato questo speciale natalizio de La Verità.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/perseguitati-cattolici-francesi-2666709640.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-cristiani-testimoni-della-fede" data-post-id="2666709640" data-published-at="1703131450" data-use-pagination="False"> I cristiani testimoni della fede L'attaccante francese del Milan Olivier Giroud (Ansa) Tra le celebrità d’Oltralpe, non manca chi vive la propria fede in Gesù Cristo alla luce del sole. Tra questi Vip figurano anche alcuni atleti di alto livello. Quello che forse è il più celebre è Olivier Giroud. In effetti, l’attaccante del Milan non fa mistero della sua appartenenza alla Chiesa evangelica e non manca di testimoniare il proprio attaccamento a Gesù. Nelle varie interviste rilasciate dal calciatore traspare la gioia semplice di essere cristiani, qualcosa che sorprende visto che viene manifestata da uno dei campioni più pagati del calcio internazionale. Ma questo non impedisce a Giroud di restare autentico. Anche altri giocatori, attuali o passati, della nazionale francese sono cristiani. E stato lo stesso attaccante rossonero a parlarne in un’intervista concessa al quotidiano cattolico transalpino La Croix, pubblicata nel 2019. «Durante i mondiali del 2014» ricordava il giocatore milanista «sono andato a pregare in una chiesa con i miei compagni di squadra Yohan Cabaye e Patrice Evra». Sempre nel 2019, Giroud aveva accettato di essere il direttore di un numero di Jesus. Questo magazine invita una celebrità a dirigere la redazione, per un numero, e a parlare della propria esperienza personale con Cristo.Oltre ai calciatori altri sportivi di altissimo livello non nascondono la propria fede. Potrà sorprendere ma, tra le discipline nelle quali si trovano vari cristiani che non si fanno problemi a parlare di Gesù, ci sono quelle di combattimento. Uno dei personaggi attualmente più in vista è Bénoît Saint-Denis, campione internazionale di Mma, la disciplina delle arti marziali miste e che si combatte in un ring a forma di ottagono. Nei combattimenti, Saint-Denis non risparmia colpi agli avversari ma, anche sul ring, porta il proprio credo cattolico ben in mostra. Sul suo petto infatti spicca un tatuaggio che rappresenta la croce dell’Ordine dei Templari. Fuori dai combattimenti, il giovane campione di Mma non esita a ricordare il proprio attaccamento a vari santi d’Oltralpe come, ad esempio, santa Giovanna D’Arco. L’altro valore affermato da Saint-Denis, nonostante il rischio di essere etichettato come un pericoloso reazionario, è la patria. Fino al 2019 il campione dell’ottagono ha fatto parte del 1° Reggimento Paracadutisti della Fanteria di Marina (Rpima) stanziato a Bayonne. Con questo corpo speciale Bénoît Saint-Denis ha partecipato a diverse operazioni militari in zone di guerra. Recentemente il campione di Mma ha combattuto al Madison Square garden di New York, dove ha vinto per Ko. In un video-documentario realizzato da Rmc Sport in quella occasione, Benôit Saint-Denis è stato seguito anche durante un momento di raccoglimento nella cattedrale di San Patrizio. Nel filmato, il campione di Mma afferma che «la fede è ringraziare Dio per l’avventura, comunque vada» ma anche «cercare di pregare per le persone che hanno difficoltà» o ancora «stare in raccoglimento, semplicemente, pensando agli amici, la famiglia, la situazione geopolitica e fare il vuoto (dentro di sé) e pensare non solo alla Mma». Restando nell’ambito degli sport di combattimento, vanno segnalati anche due pugili che non fanno mistero della loro appartenenza ad una Chiesa. Il primo è Arsen Goulamirian (soprannominato «Feroz», feroce), campione del Mondo Wba nella categoria massimi leggeri. Questo colosso trentaseienne è nato in Armenia poi, all’età di 12 anni è arrivato in Francia, Paese del quale ha acquisito in seguito la cittadinanza. Dalla sua terra natale, Goulamirian non ha importato solo la determinazione ma anche la fede e l'appartenenza alla Chiesa apostolica armena. Sul proprio profilo Instagram, questo campione di boxe ha pubblicato dei post che, con molto pudore, ricordano il suo credo. Ad esempio, nel messaggio che accompagna una foto scattata in una chiesa il 1 luglio 2022, Goulamirian scrive «Grazie a Dio. Dio mi dà ogni cosa…»Nella categoria dei pesi medi, un altro pugile si esprime sui social anche a proposito della sua religione. Il suo nome ricorda quello di un cavaliere medievale (tanto è vero che il suo totem di battaglia è The Last Knight, ndr): Lancelot Proton de la Chapelle. A soli 23 anni, questo atleta franco-belga detiene il titolo di Campione Wbc della francofonia.Scendendo dai ring, nello sport d’Oltralpe si incontrano altri cristiani «senza complessi». È il caso di Gaël Fickou, giocatore della nazionale francese di rugby e di una delle squadre della prima divisione, il Racing 92. Nei mesi scorsi questo atleta ha pubblicato un libro intitolato Derrière l’armure (dietro l’armatura, edizioni L’Equipe-Solar) nel quale parla anche della propria fede. Inoltre, in un’intervista concessa la scorsa primavera al quotidiano regionale Ouest France, Fickou diceva di essere «molto» credente e di pregare «spesso». Il rugbista ricordava anche che «la religione è una lotta quotidiana» e che «la preghiera è un momento di calma, serenità e quiete». Tra gli atleti cristiani non va dimenticata la giocatrice della nazionale di pallamano Grâce Zaadi che punta all’oro ai prossimi giochi olimpici.Tutti questi sportivi rappresentano una testimonianza forte della «normalità» della fede in Gesù. Non si tratta qui di volerli mettere su un piedistallo perché, come tutti gli altri esseri umani, sono dei peccatori con i loro pregi e i loro difetti. Ma il loro attaccamento a Cristo può essere considerato una forma di evangelizzazione rivolta soprattutto ai giovani. Dei giovani che, magari grazie all’esempio dei loro campioni sportivi preferiti, eviteranno di fare le scelte sbagliate. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/perseguitati-cattolici-francesi-2666709640.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="le-associazioni-in-soccorso-dei-monumenti-della-fede" data-post-id="2666709640" data-published-at="1703131450" data-use-pagination="False"> Le associazioni in soccorso dei monumenti della fede Dal 1905 in Francia vige la legge di separazione tra la Chiesa e lo Stato che impone la laicità a tutti i servizi e uffici pubblici. In quasi 120 anni di vita, questa norma ha pesantemente condizionato anche le mentalità visto che, anche per questioni squisitamente private, spesso i francesi censurano la propria fede, specie se si tratta di quella cristiana. Come ha ricordato più volte La Verità, la legge del 1905 è stata spesso invocata da associazioni laiciste o collettivi di sinistra per ottenere l’occultamento di simboli cristiani dagli spazi pubblici. Ad esempio, nel 2017, la Federazione del Pensiero Libero della Vandea aveva adito il Consiglio di Stato per chiedere lo spostamento di una statua di San Giovanni-Paolo II, situata nel comune di Ploërmel, in Bretagna. La scultura è sovrastata da una croce.Questo è bastato alla Federazione del Libero Pensiero per pretendere l’applicazione brutale della legge del 1905. Il Consiglio di Stato ha dato ragione ai ricorrenti e condannato il comune a rimuovere la statua dall’area di parcheggio in cui era stata installata. La scultura stata spostata di 30 metri, in una proprietà privata. Il tutto al costo di circa 100.000 euro, in parte pagati dalla diocesi geograficamente competente.Più recentemente la stessa Federazione del Pensiero Libero ha ottenuto lo spostamento di una statua di San Michele Arcangelo nel comune balneare de Les-Sables-D’Olonnes. Essa era situata su una piazza e davanti ad una chiesa intitolate proprio al Principe delle milizie celesti. Nonostante ciò i giudici che hanno accolto il ricorso della Federazione, hanno preferito anche in questo caso l’applicazione ottusa della legge del 1905. Queste e altre rimozioni di statue di santi o madonne hanno indotto dei cattolici francesi a formare l’associazione «Touche pas à ma statue», ovvero: giù le mani dalla mia statua. Sul proprio sito l’associazione spiega di voler condurre una «lotta essenzialmente culturale e di civiltà». Una battaglia con la quale l’associazione si oppone «alle decisioni campate per aria e prive di buon senso» prese da «un pugno di ideologi». L’associazione ricorda che la propria azione è «apolitica e non confessionale» e che è pronta a difendere le statue «sia di San Michele che di Napoleone, sia di San Luigi che di Colbert».Il recupero del patrimonio cristiano è l’obiettivo anche di un’altra associazione, Sos Calvaires, che sul proprio sito si presenta come «apolitica» e «non legata a movimenti cattolici». Per capire meglio l’azione di questa associazione bisogna ricordare che, in francese, con il termine «calvaire» si indicano i crocifissi, le statue o le cappellette, posti prevalentemente in zone rurali. Sos Calvaires si è strutturata con 65 rappresentanze locali e questo le ha permesso di restaurare oltre 250 monumenti e di censirne circa 23.350. Attraverso il sito internet dell’associazione, chiunque può contribuire al finanziamento dei lavori di restauro di crocifissi o santelle. Sos Calvaires ha esteso la propria attività anche all’estero. In effetti i suoi volontari sono arrivati anche in Irlanda per restaurare cinque croci celtiche, in altrettanti importanti siti cristiani dell’isola. Sempre sul sito dell’associazione, è possibile acquistare croci o statue di santi o madonne, realizzate da artigiani. Inoltre, l’associazione ha costituito la sezione delle «consolatrici» che è attiva nel restauro dei crocifissi dimenticati nei cassetti di casa.Nonostante le precisazioni pubblicate sui propri siti, sia da Touche pas à ma statue che da Sos Calvaires, è chiaro che entrambe siano fortemente ispirate al cattolicesimo. Va anche detto che, ad alcune delle loro azioni, hanno partecipato esponenti del partito sovranista Reconquete!, fondato da Eric Zemmour, ma anche politici vicini ai Républicains, la formazione fondata da Nicolas Sarkozy. Tuttavia, alle due associazioni va riconosciuto il merito di aver attirato l’attenzione dell’opinione pubblica su alcune piccole tracce della storia e della cultura francesi. Per molti cattolici poi, il restauro di croci e calvari non è qualcosa di anodino, ma la riabilitazione di segni sacri e di luoghi di raccoglimento e preghiera.
Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
Continua a leggereRiduci
Getty Images
L’obiettivo è fare il punto sulle varie partite aperte nel Belpaese, partendo da un presupposto: l’intenzione della casa automobilistica francese a livello globale di fare una decisa retromarcia (il progetto «futuREady» si concentra sull’ibrido) rispetto agli obiettivi sull’elettrificazione della produzione che cozzano plasticamente con la realtà. Per carità, nulla che non sia in ballo anche tra gli altri grandi player dell’automotive. Perché la sbornia per le EV complice la spinta del Green deal europeo è stata collettiva e adesso un po’ tutti provano a metterci una pezza. Con una consapevolezza: far rientrare il dentifricio nel tubetto e assai più complicato che farlo uscire e quindi il riposizionamento per nessuno sarà indolore.
Torniamo quindi al Piano Italia, quello che il precedente ad, Luca de Meo, aveva disegnato su misura per il Belpaese. De Meo è un ex Marchionne boys (come Antonio Filosa, l’attuale ad di Stellantis, del resto) e aveva avuto un approccio meno «incauto» e più pragmatico sull’elettrico. Anzi, da presidente di Acea (l’associazione dei costruttori) era stato tra i primi a tirare il freno rispetto all’elettrificazione senza se e senza ma. Il suo mantra, purtroppo inascoltato, partiva dalla richiesta di una maggiore flessibilità normativa e arrivava fino all’idea che in mancanza di infrastrutture adeguate, la transizione sarebbe stata un bagno di sangue. E in effetti è andata proprio così. Questo per dire che i progetti di De Meo non erano una sorta di elenco utopistico di desiderata, ma obiettivi che a metà del 2022 sembravano realistici, e che poi con il reiterarsi degli errori politici di Bruxelles sono diventati complicati da raggiungere.
Ma cosa ha in ballo Renault in Italia? Da una parte c’era un rafforzamento significativo degli acquisti sulla filiera nazionale, soprattutto lato componentistica e siderurgia con volumi stimati per alcuni miliardi di euro in un arco temporale di 5 anni. Rafforzamento che aveva ben impressionato il governo. Il problema è che i riscontri, soprattutto lato industriale, parlano di un volume di commesse che sta disattendendo le attese. Non solo. Perché tra i dossier discussi con le istituzioni rientrava anche la possibilità di rafforzare le attività tecnologiche e le competenze sui software per l’automotive. E anche questa pratica è rimasta sulla carta, anzi, a dirla tutta, non è mai decollata.
Ma forse la partita più spinosa riguarda Free To X, la società strategica per la realizzazione di nuove colonnine di Autostrade per l’Italia. Le infrastrutture che De Meo considerava centrali e che contava di realizzare grazie alla collaborazione con Aspi, controllata da HRA (Holding Reti Autostradali), il veicolo che ha come socio di maggioranza Cdp Equity (51%) e come altri azionisti Blackstone Infrastructure Partners al 24,5% e i fondi gestiti da Macquarie Asset Management con il restante 24,5%. Insomma un mix pubblico-privato.
Renault ha una partecipazione praticamente paritaria con Aspi nel capitale di Free to X e il governo si aspetta che collabori attivamente al raggiungimento degli obiettivi originari che prevedevano la realizzazione di almeno 400 nuove stazioni di ricarica in tempi rapidi.
I numeri restano gli stessi? François Provost ha intenzione di garantire l’impegno di Renault nel progetto nonostante il ridimensionamento sull’elettrico? Sono questi alcuni degli interrogativi che dovrebbero trovare risposte adeguate dopo l’incontro con il ministro Urso. Questione di giorni e se ne saprà di più. Anche perché se i riscontri lato transalpino non dovessero essere convincenti, non è escluso che si vada alla ricerca di partner diverso sul mercato.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 12 maggio 2026. Il generale Giuseppe Santomartino spiega le conseguenze nel medio e lungo periodo di quello che sta accadendo in Iran.