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2018-09-29
Per Viganò, Ouellet ha la pistola fumante
Ansa
L'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò parla ancora, a un mese dalla pubblicazione sulla Verità del suo esplosivo memoriale in cui ha accusato i vertici della Chiesa, tre segretari di Stato e perfino papa Francesco, di aver coperto gli abusi commessi dall'ex cardinale statunitense Theodore McCarrick. In Italia il testo è stato reso noto sul blog del vaticanista Aldo Maria Valli, nella serata di giovedì.
Ci sono alcuni elementi nuovi e altri già presenti nel memoriale dello scorso 28 agosto. «Resta al centro della mia testimonianza», scrive Viganò, «che almeno dal 23 giugno 2013 il Papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire» e non avrebbe preso provvedimenti, anzi avrebbe fatto di lui «uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina». Su questo passaggio si inserisce un elemento di stretta attualità e che riguarda il recente accordo provvisorio (e segreto) che il Vaticano ha siglato con Pechino sulla nomina dei vescovi. Del ruolo di McCarrick in Cina l'ex nunzio non fornisce riferimenti, ma basta informarsi sui viaggi e le dichiarazioni dell'ex cardinale per rendersi conto che negli ultimi anni aveva senz'altro svolto un ruolo utile per le relazioni della Santa Sede con la Cina. Nel giugno 2014 il Washington Post riportava che McCarrick si era recato in Cina «l'anno precedente» per «colloqui delicati sulla libertà religiosa», e nel febbraio 2016 lo stesso ex cardinale concedeva un'intervista esclusiva al Global Times, organo di stampa ufficiale del governo comunista, per dire che vedeva «accadere molte cose che aprirebbero davvero molte porte perché il presidente Xi e il suo governo sono preoccupati per le cose che preoccupano papa Francesco». Perciò sarebbe interessante sapere se la squadra vaticana che ha lavorato al recente e discusso accordo con la Cina, in particolare monsignor Claudio Maria Celli e il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha tenuto in qualche modo conto delle missioni e delle relazioni di McCarrick, oppure no. E poi: le motivazioni dell'ex cardinale nelle sue frequentazioni cinesi erano esclusivamente di carattere pastorale, come si dice dell'accordo firmato nei giorni scorsi, oppure erano contigue a qualche agenda politica globale?
L'altro particolare interessante delle nuove parole di Viganò riguarda il suo appello al cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della congregazione per i vescovi, perché dica ciò che sa. Da una serie di elementi, infatti, si può ragionevolmente ritenere che presso la congregazione oggi presieduta dal porporato canadese, da tempo, giaccia un dossier sull'ex cardinale abusatore. Nel primo memoriale dell'ex nunzio se ne fa cenno diretto in un colloquio tra lo stesso Viganò e il Papa nel giugno 2013. Inoltre, sembra che le informazioni in possesso di questa congregazione siano alla base dei «chiarimenti» che il Vaticano avrebbe preparato per rispondere a Viganò.
Nel nuovo testo di Viganò ci sono anche alcuni elementi da provare, come ad esempio il riferimento alle presunte coperture dell'allora cardinale Bergoglio nei confronti del sacerdote argentino condannato padre Julio Grassi; l'interruzione del dossier aperto presso la congregazione della Dottrina della fede sul defunto cardinale Cormac Murphy O'Connor; il ruolo di due indefiniti «amici» omosessuali coinvolti nelle nomine dei vescovi presso la congregazione. Comunque resta molto debole la posizione di coloro che ritengono completamente falsa la testimonianza di Viganò perché sarebbe tendenziosa negli intenti. Le circostanze fondamentali del memoriale e il quadro che ne emerge sono tali da meritare una risposta precisa che vada oltre il problema generico del clericalismo.
Lorenzo Bertocchi
Pure i vescovi picconano il celibato
«Sì, presto avremo una risposta dettagliata». Così ha detto in un'intervista concessa al Fatto quotidiano il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, a proposito dei «chiarimenti» in merito al memoriale dell'ex nunzio Carlo Maria Viganò che il Vaticano sarebbe sul punto di rendere pubblici. «Ci sono gli elementi per smontare quelle falsità», dice ancora l'arcivescovo di Perugia, mostrando chiaramente cosa pensi delle circostanze riportate nel dossier. «Quello che ha scritto Viganò è assurdo, soprattutto è assurdo il modo», precisa Bassetti.
In attesa di capire se i fatti elencati dall'ex nunzio siano falsi oppure semplicemente sconvenienti nel modo e nello stile, è interessante che Bassetti individui come argine alla malapianta della pedofilia nel clero la vigilanza da porre nell'accesso ai seminari. Una questione, quella della vigilanza all'ingresso dei seminari, che ha posto anche papa Francesco incontrando i vescovi italiani nella primavera scorsa. Il Papa parlò della omosessualità e disse che i candidati omosessuali, anche in caso di semplice dubbio, «meglio che non entrino» in seminario. Certo, l'omosessualità non può essere direttamente connessa alla pedofilia, ma osservando i dati che emergono dalla diverse indagini americane, ci si rende conto che la questione delle tendenze omosessuali è da rilevare nella maggioranza dei casi di abusi che vengono perpetrati su adolescenti e giovani adulti.
Pertanto, è come minimo superficiale insistere sull'abolizione del celibato sacerdotale come soluzione alla questione abusi. Eppure, molti continuano a indicarla. Lo stesso Bassetti confessa al Fatto di essere possibilista sull'idea di concedere il sacerdozio agli uomini sposati: «Va fatta una riflessione», spiega il porporato. «È un problema che la Chiesa si dovrà porre. Io non sono contrario». È una vecchia richiesta che torna di tanto in tanto, ora per risolvere il problema del calo vocazionale, ora per risolvere il dramma degli abusi. In tutti i casi si dice che c'è già l'esempio dei preti di rito orientale, anche se si decontestualizza quella realtà dai dati storici per aprire poi la pratica alla Chiesa universale, dicendo che in fondo è solo una questione di disciplina ecclesiastica.
Anche il prossimo sinodo straordinario sull'Amazzonia, che si terrà in Vaticano nell'autunno 2019, ha l'obiettivo nemmeno troppo nascosto di aprire ad experimentum all'ordinazione sacerdotale di uomini sposati di provata fede, i cosiddetti viri probati. In questo caso l'obiettivo è fornire risposta a un territorio vasto e con pochi sacerdoti, ma anche in Germania ci sono sostenitori di questo esperimento.
Proprio un cardinale tedesco, l'allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio Gerhard Müller, diceva però che il celibato sacerdotale trova le sue ragioni profonde non tra i cavilli del diritto, ma «corrisponde all'esempio e alla parola di Gesù e ha trovato nell'esperienza spirituale della Chiesa latina una sua particolare espressione». Peraltro, anche la radice teologica del celibato è da rintracciare nel legame, ha scritto Giovanni Paolo II, «che configura il sacerdote a Gesù Cristo Capo e Sposo della Chiesa». Insomma, il sacerdote una volta tale è già sposato, e non può farlo con un'altra che non sia la Chiesa.
Al sinodo sui giovani che si apre in Vaticano il 3 ottobre prossimo si parlerà di vocazione ed è probabile che il celibato sarà tra i temi dibattuti. I favorevoli all'abolizione spesso partono dal presupposto che in fondo fare sesso sarebbe una impellenza naturale inderogabile, dentro o fuori il matrimonio. Con buona pace anche del libero arbitrio.
Lorenzo Bertocchi
La Cei regala un nuovo leader all’opposizione
«Una chiamata del Signore attraverso il Papa». L'ha definita così monsignor Stefano Russo la sua nomina a segretario generale della Conferenza episcopale Italiana. Russo è di Ascoli Piceno, ha 57 anni ed è vescovo di Fabriano-Matelica e Camerino, e ieri è stato nominato al vertice della Cei da papa Francesco in sostituzione di monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all'Jonio, che era stato scelto dal Pontefice nel giugno scorso come presidente dell'Apsa, l'organismo di gestione economica che si occupa dell'amministrazione del patrimonio della Santa Sede.
«È una nomina che accogliamo con gioia e fiducia», ha subito commentato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e grande oppositore dell'attuale governo Lega-M5s. Mai come con l'attuale esecutivo, proprio Bassetti e Galantino, hanno attaccato la politica e i provvedimenti messi in campo, dal reddito di cittadinanza all'immigrazione contestando soprattutto il decreto Salvini per l'abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, malgrado lo stesso Papa abbia sottolineato che comunque per l'accoglienza è necessario seguire criteri e regole. Non si sa se Russo fosse nella lista «più lunga di una terna» che Bassetti ha consegnato al Papa, ma tant'è.
«Nei giorni scorsi, come Consiglio episcopale permanente, abbiamo espresso a monsignor Galantino la nostra riconoscenza per quanto con intelligenza e zelo ha fatto negli anni del suo mandato. Ora la decisione del Santo Padre è motivo di viva gratitudine: anche questa nomina è segno della prossimità e della cura con cui papa Francesco accompagna il cammino della nostra Chiesa. A monsignor Stefano Russo, che ben conosce la segreteria generale essendo stato per una decina d'anni il responsabile dell'ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, va la nostra vicinanza e il nostro fraterno augurio».
Il neosegretario generale, in una dichiarazione ad Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha detto: «Ricevo questa nomina con sorpresa ed esprimo gratitudine al Papa. Al cardinale Bassetti, che ho sentito per telefono, esprimo fin d'ora il mio impegno a mettermi a servizio della comunione e della sinodalità».
Monsignor Russo, nominato a marzo 2016 da Bergoglio vescovo di Fabriano-Matelica fino a ieri è stato vicepresidente della Conferenza episcopale marchigiana e presidente del comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell'edilizia di culto. La sua conoscenza in ambito artistico culturale, ma anche edilizio gli deriva dalla laurea in architettura conseguita presso l'università di Pescara nel 1990, con una tesi di indirizzo storico. Il suo percorso formativo al sacerdozio lo ha fatto invece a Grottaferrata, alle porte di Roma, nel movimento dei Focolari, fondata da Chiara Lubich, frequentando i corsi per il Baccalaureato in Teologia presso la pontificia università Lateranense. Dal 1990 al 2007 è stato presidente della commissione arte sacra e beni culturali della diocesi di Ascoli e incaricato per i beni culturali ecclesiastici della stessa diocesi dirigendo anche il lavoro d'inventariazione informatizzata; poi membro della consulta per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale marchigiana fino a gestire e coordinare le attività del Museo diocesano di Ascoli. È stato anche responsabile dell'Udtap, l'ufficio che coordina gli interventi di recupero degli edifici di valore storico artistico che sono stati danneggiati dal terremoto, e che sono di pertinenza della diocesi di Ascoli Piceno.
Sempre al quotidiano cattolico monsignor Russo non ha nascosto l'importanza della nomina: «Sono consapevole della difficoltà che questo incarico comporta, ma sono confortato dal fatto di conoscere in segreteria generale tante persone che hanno questa stessa passione di voler lavorare secondo uno stile di sinodalità. Ho conservato belle relazioni con tutto il personale della segreteria generale e chiedo fin d'ora l'aiuto di tutti». Vedremo poi, una volta Oltretevere, quale sarà la linea politica di monsignor Stefano Russo neosegretario generale della Cei.
Sarina Biraghi
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A un mese di distanza dal suo memoriale, l'ex nunzio torna ad attaccare il Pontefice. E invita il cardinale canadese a tirar fuori le carte decisive contro Theodore McCarrick e il Papa.Concedere il sacerdozio a uomini sposati? Perfino il capo della Cei ora si dice «non contrario» all'idea. Ma non è il modo per arginare gli abusi né le altre crisi del clero.Monsignor Stefano Russo è il nuovo segretario generale dei vescovi italiani. Una scelta coerente con la linea politica di Gualtiero Bassetti, il presidente che ha schierato la Conferenza episcopale contro il governo. Dalla sua vanta rapporti consolidati con le gerarchie.Lo speciale contiene tre articoliL'ex nunzio negli Stati Uniti Carlo Maria Viganò parla ancora, a un mese dalla pubblicazione sulla Verità del suo esplosivo memoriale in cui ha accusato i vertici della Chiesa, tre segretari di Stato e perfino papa Francesco, di aver coperto gli abusi commessi dall'ex cardinale statunitense Theodore McCarrick. In Italia il testo è stato reso noto sul blog del vaticanista Aldo Maria Valli, nella serata di giovedì.Ci sono alcuni elementi nuovi e altri già presenti nel memoriale dello scorso 28 agosto. «Resta al centro della mia testimonianza», scrive Viganò, «che almeno dal 23 giugno 2013 il Papa ha saputo da me quanto perverso e diabolico fosse McCarrick nei suoi intenti e nel suo agire» e non avrebbe preso provvedimenti, anzi avrebbe fatto di lui «uno dei suoi principali agenti di governo della Chiesa, per gli Stati Uniti, la Curia e perfino per la Cina». Su questo passaggio si inserisce un elemento di stretta attualità e che riguarda il recente accordo provvisorio (e segreto) che il Vaticano ha siglato con Pechino sulla nomina dei vescovi. Del ruolo di McCarrick in Cina l'ex nunzio non fornisce riferimenti, ma basta informarsi sui viaggi e le dichiarazioni dell'ex cardinale per rendersi conto che negli ultimi anni aveva senz'altro svolto un ruolo utile per le relazioni della Santa Sede con la Cina. Nel giugno 2014 il Washington Post riportava che McCarrick si era recato in Cina «l'anno precedente» per «colloqui delicati sulla libertà religiosa», e nel febbraio 2016 lo stesso ex cardinale concedeva un'intervista esclusiva al Global Times, organo di stampa ufficiale del governo comunista, per dire che vedeva «accadere molte cose che aprirebbero davvero molte porte perché il presidente Xi e il suo governo sono preoccupati per le cose che preoccupano papa Francesco». Perciò sarebbe interessante sapere se la squadra vaticana che ha lavorato al recente e discusso accordo con la Cina, in particolare monsignor Claudio Maria Celli e il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha tenuto in qualche modo conto delle missioni e delle relazioni di McCarrick, oppure no. E poi: le motivazioni dell'ex cardinale nelle sue frequentazioni cinesi erano esclusivamente di carattere pastorale, come si dice dell'accordo firmato nei giorni scorsi, oppure erano contigue a qualche agenda politica globale?L'altro particolare interessante delle nuove parole di Viganò riguarda il suo appello al cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della congregazione per i vescovi, perché dica ciò che sa. Da una serie di elementi, infatti, si può ragionevolmente ritenere che presso la congregazione oggi presieduta dal porporato canadese, da tempo, giaccia un dossier sull'ex cardinale abusatore. Nel primo memoriale dell'ex nunzio se ne fa cenno diretto in un colloquio tra lo stesso Viganò e il Papa nel giugno 2013. Inoltre, sembra che le informazioni in possesso di questa congregazione siano alla base dei «chiarimenti» che il Vaticano avrebbe preparato per rispondere a Viganò. Nel nuovo testo di Viganò ci sono anche alcuni elementi da provare, come ad esempio il riferimento alle presunte coperture dell'allora cardinale Bergoglio nei confronti del sacerdote argentino condannato padre Julio Grassi; l'interruzione del dossier aperto presso la congregazione della Dottrina della fede sul defunto cardinale Cormac Murphy O'Connor; il ruolo di due indefiniti «amici» omosessuali coinvolti nelle nomine dei vescovi presso la congregazione. Comunque resta molto debole la posizione di coloro che ritengono completamente falsa la testimonianza di Viganò perché sarebbe tendenziosa negli intenti. Le circostanze fondamentali del memoriale e il quadro che ne emerge sono tali da meritare una risposta precisa che vada oltre il problema generico del clericalismo.Lorenzo Bertocchi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/per-vigano-ouellet-ha-la-pistola-fumante-2608655543.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pure-i-vescovi-picconano-il-celibato" data-post-id="2608655543" data-published-at="1776241505" data-use-pagination="False"> Pure i vescovi picconano il celibato «Sì, presto avremo una risposta dettagliata». Così ha detto in un'intervista concessa al Fatto quotidiano il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, a proposito dei «chiarimenti» in merito al memoriale dell'ex nunzio Carlo Maria Viganò che il Vaticano sarebbe sul punto di rendere pubblici. «Ci sono gli elementi per smontare quelle falsità», dice ancora l'arcivescovo di Perugia, mostrando chiaramente cosa pensi delle circostanze riportate nel dossier. «Quello che ha scritto Viganò è assurdo, soprattutto è assurdo il modo», precisa Bassetti. In attesa di capire se i fatti elencati dall'ex nunzio siano falsi oppure semplicemente sconvenienti nel modo e nello stile, è interessante che Bassetti individui come argine alla malapianta della pedofilia nel clero la vigilanza da porre nell'accesso ai seminari. Una questione, quella della vigilanza all'ingresso dei seminari, che ha posto anche papa Francesco incontrando i vescovi italiani nella primavera scorsa. Il Papa parlò della omosessualità e disse che i candidati omosessuali, anche in caso di semplice dubbio, «meglio che non entrino» in seminario. Certo, l'omosessualità non può essere direttamente connessa alla pedofilia, ma osservando i dati che emergono dalla diverse indagini americane, ci si rende conto che la questione delle tendenze omosessuali è da rilevare nella maggioranza dei casi di abusi che vengono perpetrati su adolescenti e giovani adulti. Pertanto, è come minimo superficiale insistere sull'abolizione del celibato sacerdotale come soluzione alla questione abusi. Eppure, molti continuano a indicarla. Lo stesso Bassetti confessa al Fatto di essere possibilista sull'idea di concedere il sacerdozio agli uomini sposati: «Va fatta una riflessione», spiega il porporato. «È un problema che la Chiesa si dovrà porre. Io non sono contrario». È una vecchia richiesta che torna di tanto in tanto, ora per risolvere il problema del calo vocazionale, ora per risolvere il dramma degli abusi. In tutti i casi si dice che c'è già l'esempio dei preti di rito orientale, anche se si decontestualizza quella realtà dai dati storici per aprire poi la pratica alla Chiesa universale, dicendo che in fondo è solo una questione di disciplina ecclesiastica. Anche il prossimo sinodo straordinario sull'Amazzonia, che si terrà in Vaticano nell'autunno 2019, ha l'obiettivo nemmeno troppo nascosto di aprire ad experimentum all'ordinazione sacerdotale di uomini sposati di provata fede, i cosiddetti viri probati. In questo caso l'obiettivo è fornire risposta a un territorio vasto e con pochi sacerdoti, ma anche in Germania ci sono sostenitori di questo esperimento. Proprio un cardinale tedesco, l'allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio Gerhard Müller, diceva però che il celibato sacerdotale trova le sue ragioni profonde non tra i cavilli del diritto, ma «corrisponde all'esempio e alla parola di Gesù e ha trovato nell'esperienza spirituale della Chiesa latina una sua particolare espressione». Peraltro, anche la radice teologica del celibato è da rintracciare nel legame, ha scritto Giovanni Paolo II, «che configura il sacerdote a Gesù Cristo Capo e Sposo della Chiesa». Insomma, il sacerdote una volta tale è già sposato, e non può farlo con un'altra che non sia la Chiesa. Al sinodo sui giovani che si apre in Vaticano il 3 ottobre prossimo si parlerà di vocazione ed è probabile che il celibato sarà tra i temi dibattuti. I favorevoli all'abolizione spesso partono dal presupposto che in fondo fare sesso sarebbe una impellenza naturale inderogabile, dentro o fuori il matrimonio. Con buona pace anche del libero arbitrio. Lorenzo Bertocchi <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/per-vigano-ouellet-ha-la-pistola-fumante-2608655543.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-cei-regala-un-nuovo-leader-allopposizione" data-post-id="2608655543" data-published-at="1776241505" data-use-pagination="False"> La Cei regala un nuovo leader all’opposizione «Una chiamata del Signore attraverso il Papa». L'ha definita così monsignor Stefano Russo la sua nomina a segretario generale della Conferenza episcopale Italiana. Russo è di Ascoli Piceno, ha 57 anni ed è vescovo di Fabriano-Matelica e Camerino, e ieri è stato nominato al vertice della Cei da papa Francesco in sostituzione di monsignor Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all'Jonio, che era stato scelto dal Pontefice nel giugno scorso come presidente dell'Apsa, l'organismo di gestione economica che si occupa dell'amministrazione del patrimonio della Santa Sede. «È una nomina che accogliamo con gioia e fiducia», ha subito commentato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e grande oppositore dell'attuale governo Lega-M5s. Mai come con l'attuale esecutivo, proprio Bassetti e Galantino, hanno attaccato la politica e i provvedimenti messi in campo, dal reddito di cittadinanza all'immigrazione contestando soprattutto il decreto Salvini per l'abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, malgrado lo stesso Papa abbia sottolineato che comunque per l'accoglienza è necessario seguire criteri e regole. Non si sa se Russo fosse nella lista «più lunga di una terna» che Bassetti ha consegnato al Papa, ma tant'è. «Nei giorni scorsi, come Consiglio episcopale permanente, abbiamo espresso a monsignor Galantino la nostra riconoscenza per quanto con intelligenza e zelo ha fatto negli anni del suo mandato. Ora la decisione del Santo Padre è motivo di viva gratitudine: anche questa nomina è segno della prossimità e della cura con cui papa Francesco accompagna il cammino della nostra Chiesa. A monsignor Stefano Russo, che ben conosce la segreteria generale essendo stato per una decina d'anni il responsabile dell'ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, va la nostra vicinanza e il nostro fraterno augurio». Il neosegretario generale, in una dichiarazione ad Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha detto: «Ricevo questa nomina con sorpresa ed esprimo gratitudine al Papa. Al cardinale Bassetti, che ho sentito per telefono, esprimo fin d'ora il mio impegno a mettermi a servizio della comunione e della sinodalità». Monsignor Russo, nominato a marzo 2016 da Bergoglio vescovo di Fabriano-Matelica fino a ieri è stato vicepresidente della Conferenza episcopale marchigiana e presidente del comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell'edilizia di culto. La sua conoscenza in ambito artistico culturale, ma anche edilizio gli deriva dalla laurea in architettura conseguita presso l'università di Pescara nel 1990, con una tesi di indirizzo storico. Il suo percorso formativo al sacerdozio lo ha fatto invece a Grottaferrata, alle porte di Roma, nel movimento dei Focolari, fondata da Chiara Lubich, frequentando i corsi per il Baccalaureato in Teologia presso la pontificia università Lateranense. Dal 1990 al 2007 è stato presidente della commissione arte sacra e beni culturali della diocesi di Ascoli e incaricato per i beni culturali ecclesiastici della stessa diocesi dirigendo anche il lavoro d'inventariazione informatizzata; poi membro della consulta per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale marchigiana fino a gestire e coordinare le attività del Museo diocesano di Ascoli. È stato anche responsabile dell'Udtap, l'ufficio che coordina gli interventi di recupero degli edifici di valore storico artistico che sono stati danneggiati dal terremoto, e che sono di pertinenza della diocesi di Ascoli Piceno. Sempre al quotidiano cattolico monsignor Russo non ha nascosto l'importanza della nomina: «Sono consapevole della difficoltà che questo incarico comporta, ma sono confortato dal fatto di conoscere in segreteria generale tante persone che hanno questa stessa passione di voler lavorare secondo uno stile di sinodalità. Ho conservato belle relazioni con tutto il personale della segreteria generale e chiedo fin d'ora l'aiuto di tutti». Vedremo poi, una volta Oltretevere, quale sarà la linea politica di monsignor Stefano Russo neosegretario generale della Cei. Sarina Biraghi
Raffaele Pernasetti fotografato nel suo ristorante a Roma
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Raffaele Pernasetti, 75 anni, detto «Er Palletta», per più di un lustro ha fatto parte del nucleo storico della Banda della Magliana (sospettato di 7 omicidi, è condannato in primo grado a quattro ergastoli; in Appello la pena è scesa a 30 anni anche per l’assoluzione per tre di quei delitti) e, questa mattina, è stato arrestato con un’accusa che non stupisce: continuava a trafficare con la droga. Nelle prime ore della mattina, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma (nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma) hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone accusate, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e munizioni da guerra, ricettazione, lesioni personali gravi, estorsione, tentata rapina e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose.
L’indagine si è sviluppata tra marzo 2021 e maggio 2024 e ha consentito di sgominare una banda dedita al traffico di droga.
Pernasetti, grazie alla sua vicinanza, risalente ai primi anni Ottanta, ad alcuni importanti esponenti del clan Senese e di una cosca di ‘ndrangheta, avrebbe favorito l’attività di approvvigionamento di droga.
In particolare, una volta tornato in libertà, il leader della cosiddetta «batteria dei testaccini» avrebbe ottenuto il benestare a operare nei quartieri romani di Trastevere e Testaccio, oltre che, ovviamente, alla Magliana e al Trullo, ove negli anni Ottanta e Novanta aveva imperato.
Pernasetti (a cui è contestata la recidiva reiterata) è accusato in particolare di avere operato con Marco Casamatta e Manuel Severa, capo dell’organizzazione, entrambi arrestati nel 2024 con l’accusa di essere esecutore e mandante dell’omicidio di Cristiano Molè, componente di una nota famiglia di ‘ndrangheta. Pernasetti, insieme con Casamatta, avrebbe acquistato e ceduto 44 chilogrammi di cocaina (due forniture rispettivamente di 31 e 13 chilogrammi) e avrebbe venduto 10 chili di hashish insieme con Severa e 2 con Casamatta.
Molti degli arrestati avevano soprannomi folcloristici come «Il Matto» (Severa), «Fiore» (Casamatta), «Miliardero», «Piovra», «Lupo», «Er Cicoria» e «Perepè».
Luogo privilegiato luogo di incontri con ‘ndranghetisti ed esponenti della criminalità organizzata romana (monitorati dagli inquirenti con telecamere nascoste e microspie), era il ristorante della famiglia Pernasetti a Testaccio, «Oio a casa mia», dove lo stesso ha lavorato per anni come cuoco.
Nelle scorse settimane noi avevamo iniziato a lavorare sui reduci della Banda e, per questo, avevamo cercato un paio di volte Pernasetti nel suo locale. Anche perché una fonte ci aveva riferito che l’uomo continuava a frequentare brutti giri e a dedicarsi a business poco commendevoli. Di sera non lo avevamo trovato (ai fornelli a preparare la tipica cucina romana abbiamo visto solo cuochi extracomunitari), mentre a pranzo aveva fatto la sua comparsa e si era seduto a mangiare in una saletta appartata con il fratello e altri famigliari. Un parente si era presentato con un trolley e aveva preso parte a quella che appariva come una riunione importante a due passi dalla cucina.
Mentre i piatti tipici venivano serviti ai tavoli (trippa, nervetti, puntarelle, lingua, coda alla vaccinara e i primi della tradizione), siamo riusciti a scattare alcune foto di Pernasetti.
In aggiunta alle contestazioni relative al narcotraffico, il criminale è accusato di aver picchiato e minacciato con una pistola alla testa un meccanico per farsi pagare 8.000 euro di droga. Non avendo ottenuto i soldi, l’ex esponente della Banda della Magliana avrebbe ordinato a un gruppo di fuoco composto da tre persone (di cui avrebbe fatto parte anche Casamatta) di punire il debitore che, il 25 marzo 2024, veniva gambizzato nel quartiere della Magliana.
I Carabinieri, durante una perquisizione, hanno trovato un documento redatto con ogni probabilità da Severa. Nel testo erano indicate le «regole disciplinari» a cui tutti gli associati avrebbero dovuto attenersi e che prevedeva sanzioni economiche in caso di violazione delle regole. Ad esempio: non essere puntuale all’appuntamento costava 125 euro; comunicare su una chat sbagliata 100; parlare o scrivere cose fuori luogo 100; non cambiare telefono ogni primo del mese 250. Chi rispettava il regolamento, riceveva, invece, premi in denaro. Nello stesso manoscritto erano riportati un elenco di armi e indicazioni sulla logistica relativi a un raid punitivo in fase di realizzazione.
Le foto degli incontri di Pernasetti contenute all'interno dell'ordinanza di applicazione di misura cautelar emessa dal Tribunale ordinario di Roma
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 15 aprile con Carlo Cambi