Per gli sbancati le promesse non bastano
  • I due vicepremier in Veneto annunciano: «Soldi in una settimana». Ma le vittime ribattono: «Non è credibile. Sceneggiata elettorale senza risultati concreti». Intanto, Gianni Zonin impugna la dichiarazione d’insolvenza che può aprire all’accusa di bancarotta fraudolenta.
  • Dopo la scelta di Paolo Savona alla Consob, i due partiti chiedono discontinuità a Palazzo Koch. Slitta la riconferma di Fedrico Signorini.

Lo speciale contiene due articoli

Dovevano divorziare rapidamente, tra un Tav e una trivella, e invece Matteo Salvini e Luigi Di Maio ieri si sono addirittura baciati. E lo hanno fatto a Vicenza, la capitale delle famigerate «baciate» della Popolare di Gianni Zonin e di Veneto banca, ovvero le micidiali accoppiate «mutuo+acquisto di azioni» che hanno bruciato oltre 5 miliardi di euro dei veneti. Ma mentre i due vicepremier provano a rassicurare migliaia di truffati, garantendo che quel miliardo e mezzo di risarcimento promesso arriverà addirittura nel giro di una settimana, «con o senza il via libera dell’Europa», i comitati dei risparmiatori temono che invece una procedura d’infrazione Ue possa bloccare tutto e lamentano «poca concretezza» da parte del governo. Intanto, gli avvocati di Zonin impugnano la sentenza d’insolvenza della Bpvi, nel tentativo di azzoppare l’unico reato a prova di prescrizione: la bancarotta fraudolenta.

il bacio

Arrivati separatamente, preceduti dalla consueta rassegna di stampa di dissidi tra l’insanabile e l’irrecuperabile, il capo del Carroccio e il frontman del M5s si sono scambiati un bacio e si sono abbracciati calorosamente, prima di salire sul palco del palazzetto dello sport di Vicenza. Di Maio, per la verità, all’ingresso s’era beccato anche qualche fischio.

Salvini, accompagnato dal governatore Luca Zaia, è andato invece sul velluto. «Siamo qua da otto mesi, per voi c’erano a bilancio 150 milioni, adesso c’è un miliardo e mezzo e vedremo di far veloce», ha detto il leader leghista, aggiungendo che se l’Europa considererà questi risarcimenti aiuti di Stato, vietandoli, «confermerà soltanto che è contro tutti, contro gli artigiani, contro gli agricoltori, contro i truffati dalle banche». Salvini non ha escluso di accettare sul punto un’interlocuzione con Bruxelles, «ma solo se dura una settimana». E ha ostentato grande motivazione: «Il contatto con i truffati mi dà una forza incredibile, si può sempre migliorare, ma la gente vera, al di là di qualche polemica di qualche esponente della sinistra, mi dà un’energia incredibile».

Anche Di Maio ha battuto sul tasto della rapidità, ben sapendo che sono passati già cinque anni dai primi scandali. «Noi abbiamo messo nella legge di bilancio i soldi a fine anno, siamo al 9 febbraio, questa è la settimana in cui si scrivono i decreti e si erogano i soldi», ha spiegato. I risarcimenti agli ex soci della Banca popolare di Vicenza, «verranno dati direttamente, senza che queste persone si debbano impegnare o spendere altri soldi in cause». Nella foga, Di Maio ha fatto confusione tra vigilanza italiana ed europea: «Non me ne frega niente dell’Unione europea, doveva vigilare e non l’ha fatto, noi siamo qua per metterci i soldi». Proprio a Vicenza fu il passaggio della vigilanza dagli uomini di Via Nazionale alla Bce di Francoforte a far emergere improvvisamente tutte le magagne.

Certo, restano sempre sullo sfondo le pavidità, se non le coperture, che la politica ha fornito per anni contribuendo alla glorificazione di banchieri «del territorio» che banchieri non erano. Su questo aspetto, il M5s ha le mani un po’ più libere degli altri, se non altro per motivi anagrafici. Di Maio ha spiegato perché bisogna andare avanti: «Secondo me è giusto risarcire tutti, perché queste persone sono state prese in giro per anni da una politica che non ha controllato, da istituzioni di controllo che non hanno vigilato e banche, quindi è giusto risarcirli». Il vicepremier pentastellato ha poi annunciato che «entro fine mese faremo partire la commissione di inchiesta sulle banche e Gianluigi Paragone sarà il presidente. Li convochiamo tutti e iniziamo a farli cantare, perché i conflitti di interesse nelle banche hanno spolpato i risparmiatori».

Tutto bello, bellissimo, ma i veneti non si sono fatti incantare più di tanto. La cabina di regia delle associazioni dei risparmiatori traditi non invitate all’assemblea di ieri ha definito l’appuntamento «una sceneggiata elettorale con nessun risultato concreto» e ha bollato come «incredibile» la promessa di far partire i risarcimenti «entro una settimana». «Ci aspettavamo la distribuzione dei moduli per accedere al fondo indennizzo dei risparmiatori e non una generica promessa», si legge in una nota del coordinamento.

il decreto attuativo

Per nulla tenera anche Letizia Giorgianni, coordinatrice del comitato Vittime del salva banche: «Siamo venuti a Vicenza pensando che ci avrebbero presentato le linee guida del decreto attuativo delle norme contenute nella legge di bilancio, ma non è stato così». Allo stesso tempo, la Giorgianni ha fatto notare che l’Italia andrà ad affrontare uno scontro con l’Europa su quelle norme per i risparmiatori traditi schierando il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, che «il 16 dicembre ha anticipato in un documento scritto che almeno due di quelle previsioni sui rimborsi sarebbero meritevoli di procedura d’infrazione».

Intanto l’ex presidente Zonin combatte la sua battaglia per evitarsi la contestazione di un reato praticamente eterno come la bancarotta fraudolenta. I suoi legali hanno impugnato a Venezia la declaratoria di insolvenza della Bpvi che apre la strada a reati più gravi di quelli di ostacolo alla vigilanza, parlando di «errori madornali» e facendo notare che a giugno 2017 la Vicenza aveva 2 miliardi di patrimonio netto. Anche politicamente, il punto è delicato, perché la bancarotta potrebbe essere contestata anche ai «risanatori» scelti dal Pd per il dopo-Zonin.

Francesco Bonazzi

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