
L’esercito israeliano sta pianificando una massiccia offensiva di terra a Gaza e per i parenti degli ostaggi cresce l’angoscia. Benjamin Netanyahu ha promesso di «schiacciare e distruggere» Hamas; il ministro dell’Energia, Israel Katz, ha scritto sui social che nessun «interruttore elettrico sarà acceso, nessun idrante sarà aperto e nessun camion di carburante entrerà», nella Striscia di Gaza, fino a quando i «rapiti» non saranno liberati.
L’obiettivo è distruggere le infrastrutture terroristiche e tutte le aree in cui Hamas opera o si nasconde. Un piano estremamente difficile, che rischia di provocare un numero altissimo di vittime civili palestinesi (tra i 1.417 morti per i raid israeliani sulla Striscia ci sono 447 bambini e 248 donne) e di non salvare le persone rapite dai terroristi, nascoste nella rete di tunnel sotterranei.
Le autorità israeliane hanno affermato di stimare che siano circa 150 gli ostaggi tra civili, e soldati catturati negli attacchi alle postazioni militari, ma il numero è sicuramente superiore come sostengono diversi media americani. Il portavoce della Casa Bianca, John Kirby, ha detto che 17 americani risultano dispersi.
«Quello degli ostaggi è un problema gravissimo, vogliamo che siano rilasciati. Sono stati catturati uomini, donne, bambini. La comunità internazionale deve fare qualcosa, ci deve essere una richiesta da parte di tutto il mondo affinché Hamas li liberi», ha dichiarato Alon Bar, ambasciatore di Israele in Italia.
Tra gli uomini, le donne e i bambini trascinati a Gaza sabato mattina c’erano decine di cittadini stranieri. Non si sa ancora nulla degli italoisraeliani Liliach Havron ed Eviatar Kipnis, marito e moglie che erano nel kibbutz di Beeri, dove sono stati ritrovati oltre 100 corpi trucidati, e di Nir Forti, che viveva da anni a Tel Aviv e che era andato con un’amica al rave party nel deserto per celebrare la festa ebraica del Sukkot, dove almeno 260 giovani sono stati massacrati da Hamas.
Ieri, in una conferenza stampa a Londra, alcuni parenti dei 17 cittadini britannici morti o dispersi hanno chiesto aiuto perché vengano rilasciati. «A mia mamma è stato staccato l’ossigeno e caricata su una moto», ha raccontato con la voce rotta Sharon Livshitz, i cui genitori anziani sono stati rapiti. «Non sono qui per la politica. Non posso permettermi il lusso di farlo. Dobbiamo agire insieme per combattere l’odio e dire no al massacro e alla distruzione», ha aggiunto. Anche l’anziana madre di Noam Sagi è stata trascinata via dal Kibbutz Nir Oz. «Hanno raso al suolo il posto, hanno sparato ai cani, non è rimasto nulla», spiegava ai giornalisti esortandoli a «chiamare Hamas per quello che è», un gruppo terroristico, non di militanti.
Ha poi ricordato che «persone sopravvissute all’Olocausto si sono trovate ad affrontarne un altro. Uno degli ostaggi era sul Kindertransport», riferendosi alle operazioni di salvataggio dai nazisti che portarono in Gran Bretagna migliaia bambini ebrei durante la seconda guerra mondiale.
C’è stato l’appello anche dei familiari dei 17 francoisraeliani che risultano dispersi, come riferito da Anne-Claire Legendre, portavoce del ministero degli Esteri. Meitar Journo, la cui sorella Karine, 24 anni, è scomparsa da quando ha preso parte al rave, ha detto: «Macron, tu hai il potere di riportarli a casa». Gaia Calderon ha raccontato delle cinque persone della sua famiglia scomparse nel Kibbutz Nir Oz: il padre, la sorella, il fratello di 12 anni, la nonna di origine francese e una cugina. «Aiutaci, governo francese, dacci qualche informazione», ha implorato una signora, che vuole sapere se sono ancora vivi il marito, ferito dai terroristi e portato via assieme al figlio dodicenne.
«Hamas ha preso più di 100 ostaggi e molti di loro erano tedeschi», ha dichiarato al Parlamento il cancelliere Olaf Scholz. Tre cittadini austriaci con doppia cittadinanza risultano scomparsi e potrebbero essere tra gli ostaggi.











