- Sospesi tre sindacalisti della Guardia civil che avevano osato criticare l’amnistia per i catalani e il disprezzo della Costituzione. Mentre Carles Puigdemont potrebbe pure avere la scorta fuori confine. Oggi l’investitura del premier, tra toghe e studenti in piazza.
- Alberto Núñez Feijóo: «Distrutta la sicurezza giuridica». Ma Josep Borrell approva: «Leggi costruttive».
Lo speciale contiene due articoli.
Pur di avere una nuova maggioranza in Parlamento, Pedro Sánchez ha garantito l’amnistia ai catalani che agirono contro la Costituzione, però punisce i poliziotti contrari all’amnistia. Il suo ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha sospeso per tre mesi e lasciato senza stipendio tre sindacalisti della Guardia civil, la gendarmeria spagnola, che avevano osato criticare l’accordo con gli indipendentisti. Prove di dittatura in un Paese che i socialisti europei vorrebbero additare come esempio? Colpiti dal provvedimento sono il presidente e il vicepresidente dell’associazione pro Guardia civil (Aprogc), la più rappresentativa della categoria, e un comandante portavoce di Jucil, altra grossa componente sindacale del prestigioso corpo militare.
I primi perché venerdì scorso avevano diramato un comunicato in cui i componenti della Guardia civil si dichiaravano «profondamente preoccupati», in quanto ritengono che il patto Psoe-Junts «miri a svuotare di contenuto la missione costituzionale affidata alle forze e ai corpi di sicurezza». C’era e c’è rabbia, nei confronti dei politici che «tradiscono il sangue versato e gli sforzi compiuti» dalle forze dell’ordine, e per «il messaggio di impunità e di incoraggiamento a non rispettare le regole», contenuto nel patto. Concludevano poi il comunicato ribadendo la loro determinazione a difendere la Costituzione e la sovranità della Spagna. Una bella conferma di lealtà e compattezza, però meritevole di punizione secondo la bizzarra interpretazione del ministro dell’Interno. L’ex giudice e attivista Lgbt, Grande-Marlaska, ha privato di lavoro e stipendio anche un terzo gendarme, «colpevole» a suo dire di aver detto che Sánchez tradisce il popolo spagnolo concedendo l’amnistia agli indipendentisti finiti sotto processo.
Siamo arrivati al paradosso di premiare chi ha spregiato lo Stato, e di farla pagare a chi afferma di aver giurato sulla Costituzione e di non ammettere tradimenti. Addirittura, ci si preoccupa di garantire protezione all’ex presidente catalano, Carles Puigdemont, latitante a Bruxelles. Il ministro della presidenza della Spagna, Félix Bolaños, ha assicurato che Grande-Marlaska esaminerà la richiesta di assegnazione all’europarlamentare di una scorta, per «gli aumentati rischi alla sua incolumità» segnalati dal capo della segreteria di Puigdemont, Josep Lluís Alay.
Il leader di Junts vuole a proteggerlo i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, che però non ha competenza fuori dalla Spagna e solo un’autorizzazione del ministro dell’Interno, fino a oggi negata, può accontentare i suoi capricci. Dopo aver illegalmente dichiarato l’autonomia della Catalogna ed essere fuggito all’estero, Puigdemont continua a fare quello che gli pare grazie alla sete di potere di Sánchez. Disposto a trattare con i traditori pure di restare alla Moncloa, incurante delle proteste che incendiano il suo Paese.
Ieri, centinaia di magistrati e di avvocati si sono riuniti a Siviglia convocati dal decano Francisco Guerrero, per dire no all’amnistia. Non sono entrati nel merito della legge, ma hanno ribadito l’indipendenza dei giudici e la separazione dei poteri che sono alla base di uno Stato democratico. Ha preso parte alla manifestazione anche José Rodríguez de la Borbolla, ex presidente socialista della Comunità autonoma dell’Andalusia. Del suo compagno di partito, Pedro Sánchez, ha detto che «si può cambiare opinione, ma non l’anima». Il premier si era sempre dichiarato contrario all’amnistia, e adesso la concede, quindi «è una persona della quale non ci si può fidare».
Giudici in piazza pure a Salamanca, mentre studenti hanno protestato davanti alle facoltà di giurisprudenza di Madrid, Siviglia e Barcellona. Molti governi locali, da Valencia a La Roja, da Castiglia e León all’Aragona, a Murcia, stanno convocando riunioni urgenti sulla questione degli accordi stretti dal Psoe con Junts per ottenere l’investitura del loro leader. L’Andalusia presenterà a breve un ricorso di incostituzionalità contro la legge sull’amnistia, sulla quale sta lavorando in tempi rapidissimi.
Il presidente di Castiglia -La Mancia, il socialista Emiliano García-Page molto critico nei confronti dell’amnistia, oggi non sarà presente all’investitura di Sánchez. E l’ex ministro ai Lavori pubblici, Javier Sáenz Cosculluela, ha detto ai suoi compagni di partito: «Mi fate vergognare». Ad oggi, Sánchez ha il sostegno di 179 deputati sui 350 del Congresso e si insedierà al primo voto, presumibilmente domani, superando quindi la maggioranza assoluta. Psoe, Sumar, Erc, Junts, Eh Bildu, Pnv, Bng e Cc voteranno a favore della presidenza del leader socialista, contro i 171 contrari di Pp, Vox e Upn.
In questo clima arroventato, il ministro dell’Interno si è detto «preoccupato» per le manifestazioni che si svolgeranno oggi, a partire dalle 12 quando il candidato premier farà il suo discorso senza limiti di tempo e, a seguire, interverranno i rappresentanti dei gruppi parlamentari, ciascuno con 30 minuti di tempo a disposizione per la replica.
Grande-Marlaska farà schierare 1.600 poliziotti, 600 di più di quelli che furono dispiegati il 29 ottobre 2016 per la contestata rielezione di Mariano Rajoy del Pp. Fonti sindacali della polizia, da un paio di giorni fanno sapere che diversi agenti della Uip, le unità di intervento per la sicurezza e la prevenzione pubblica, stanno presentando certificati di malattia per non essere oggi tra coloro che devono presidiare il palazzo del Congresso.
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