Pd e renziani attaccano la Azzolina ma il vero obiettivo è far fuori Conte

Matteo Salvini, oltre a essere un leader politico d'assalto, ha un'ottima capacità tattica, a dispetto di quanto sostengono i suoi detrattori. Il leader della Lega, con la mossa di annunciare la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha infatti mandato per aria il piano dei giallorossi: sostituire la stessa Azzolina con Maria Elena Boschi, con la scusa del pasticcio sulla riapertura delle scuole, e magari procedere a un altro paio di cambi nel governo, per dar modo a Pd e Italia viva di soddisfare i propri appetiti in termini di poltrone. Salvini, con la sfiducia, ha messo nei guai la maggioranza: se qualcuno del Pd o di Iv votasse la mozione della Lega, infatti, un minuto dopo il premier Giuseppe Conte dovrebbe salire al Quirinale per dimettersi. Se invece fosse la Azzolina a dimettersi, sarebbe stato per la pressione della Lega. Un bel ginepraio per il governo, che ora sarà costretto a inventarsi qualcosa per tenere la Azzolina all'Istruzione seppure la sua azione sia ormai giudicata come catastrofica dalla stragrande maggioranza degli italiani. Non solo: Conte, da qualche giorno, è completamente sparito dalla circolazione, probabilmente terrorizzato dal fatto che il mix caos scuola-elezioni regionali possa disarcionarlo, accelerando la sua sostituzione con un altro premier.
Ad aprire ufficialmente il «fuoco amico» sulla Azzolina è stato il capogruppo del Pd in Senato, Andrea Marcucci: «Siamo ancora nella fase», ha detto Marcucci alla Stampa, «in cui bisogna fare di tutto affinché l'inizio della scuola non sia un dramma, certo è che il tema è stato affrontato in ritardo e con qualche incertezza di troppo. Adesso dobbiamo fare di tutto affinché l'inizio delle lezioni non sia un dramma: i problemi vanno affrontati e se possibile risolti. E in tal senso», ha affondato i colpi Marcucci, «mi pare insufficiente il contributo che sta portando la ministra Azzolina. Spero migliori di qui a settembre. È da marzo che sappiamo che questa era la priorità, si doveva lavorare tutti a testa bassa per creare le migliori condizioni a settembre. La ministra purtroppo è sembrata a tratti più interessata a trovare un capro espiatorio, da ultimo persino i sindacati».
Di fronte alle (in verità timide) difese del M5s, a rincarare la dose è arrivato il parlamentare di Italia viva Luigi Marattin: «Nessuno dice», ha scritto Marattin su Twitter, «che sulla scuola si dovevano fare miracoli. Ma solo che quello che sta accadendo ora (preparativi, bandi, ipotesi, prove) doveva avvenire sei mesi fa, per tempo. Ma questo è un Paese incapace di fare programmazione persino a sei mesi. È questo il cuore del problema».
Insomma, Pd e Iv stavano iniziando a cuocere a fuoco lento la Azzolina, ma Salvini ha capito il giochino e ha mandato all'aria il piano: «Non è possibile», ha sottolineato Salvini, «avere un ministro che non dà il minimo della certezza della sicurezza: in tutta Europa le scuole o sono già riaperte o stanno riaprendo in sicurezza, senza mascherine, senza plexiglas, senza problemi, senza banchi con le rotelle. Noi», ha argomentato Salvini, «presenteremo una mozione di sfiducia a nome del popolo della scuola al ministro Azzolina, perché veramente non è in grado di garantire il lavoro degli insegnanti e il futuro degli studenti. C'è un'approssimazione imbarazzante. L'incapacità di gestire il mondo della scuola. Per questo spero che la ministra Azzolina tolga il disturbo il prima possibile. Si sta litigando anche su chi deve misurare la febbre. È il festival dell'incompetenza», ha concluso Salvini, «le soluzioni ci sono».
Dunque, tra banchi a rotelle, appalti misteriosi, caos totale, Regioni che chiedono di posticipare l'apertura delle scuole, insegnanti e famiglie in rivolta, la riapertura dell'anno scolastico, se accompagnata da una sconfitta dei giallorossi alle regionali, potrebbe costare la poltrona non alla Azzolina, ma a Conte. Già si ragiona, in ambienti di maggioranza, su quale collocazione dare a Giuseppi una volta sloggiato da Palazzo Chigi.






