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2020-08-22
Migranti, i sindaci di Pd e M5s si ribellano contro il governo
Ansa
Qualcuno si ostina a dire che l'invasione non c'è, ma forse non ha mai ascoltato gli allarmi e le richieste dei sindaci siciliani che, esasperati, attaccano anche il «loro» governo per la gestione maldestra del problema migratorio al tempo del Covid-19. E ieri proprio il sindaco di Trapani del Pd, Giacomo Tranchida ha ottenuto una «vittoria», dopo aver minacciato di vietare lo sbarco dalla nave quarantena Aurelia (273 migranti, di cui una ventina infetti). Il primo cittadino aveva denunciato la «maldestra gestione romana» in fatto di immigrazione e in mattinata il Viminale aveva deciso di dirottare l'Aurelia nel porto di Augusta. Nel primo pomeriggio però è arrivata l'ordinanza con il no anche della sindaca di Augusta, Cettina Di Pietro del M5s. Ai due va aggiunto anche il sindaco di sinistra di Lampedusa, Totò Martello, che ha scritto al premier Giuseppe Conte dicendogli chiaramente che «il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza sull'isola». Insomma per i sindaci di Pd e M5s non c'è alcuna alleanza: vanno contro la loro stessa maggioranza di governo, che non riesce a gestire l'immigrazione mentre tenta di smontare i decreti sicurezza salviniani ma ne utilizza i risparmi. Sulla vicenda della nave Aurelia, Tranchida aveva evidenziato una confusa strategia già quando l'imbarcazione, salpata da Lampedusa, inizialmente avrebbe dovuto raggiungere Corigliano Calabro. Poi l'improvviso dirottamento su Trapani, dove c'era già un'altra nave quarantena in attesa. A quel punto Tranchida aveva deciso di vietare lo sbarco e firmare un'ordinanza. Non senza aver scritto su Facebook il suo attacco al governo: «Agli atti del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, la verità sulla maldestra gestione romana della nave Aurelia. Mi auguro che tale scivolone ne eviti altri per il futuro. Farebbero bene anche alcuni dirigenti autorevoli del Pd a fare silenzio e meditare... anche sulla loro inadeguatezza». Parole pesanti verso i compagni di partito, tra cui l'onorevole Carmelo Miceli, responsabile nazionale della Sicurezza del Pd, che aveva rimbrottato il sindaco: «Serve maggiore collaborazione istituzionale, e non gongoli l'ex ministro Salvini perché quello che sta accadendo è provocato proprio dalla fragilità dei suoi decreti. Quanto a Trapani, insieme al ministro Lamorgese abbiamo seguito e continuiamo a seguire costantemente la situazione. Quando sarà scaduta la quarantena a bordo della nave Azzurra e sarà acquisita la certezza che i suoi passeggeri non sono positivi, saranno avviate le procedure di sbarco e quelle di ricollocamento in vista dei rimpatri, il tutto in piena sicurezza e senza alcun rischio per la città». Tranchida, sempre convinto che «chi non ha diritto all'accoglienza non deve essere accolto», aveva trovato infatti la solidarietà del leader della Lega, Matteo Salvini, «per aver compiuto un gesto coraggioso» soprattutto perché non ha esitato a polemizzare col Pd, che da Roma pretende di calpestare i territori. «Il Viminale è in stato confusionale e il Pd si conferma nemico dei cittadini»,dice il leader della Lega, «non trasformeranno la Sicilia e tutta Italia nel campo profughi e nel lazzaretto d'Europa. Il 3 ottobre andrò in tribunale a Catania a testa alta, perché sono orgoglioso di aver difeso i confini. E comunque nel frattempo ci sono sindaci del Pd e M5s che vietano lo sbarco, cioè la stessa cosa che ho fatto io. Vedremo».
L'ex ministro dell'Interno aveva anche ipotizzato che la decisione repentina di indirizzare la nave quarantena verso Augusta fosse in realtà una ritorsione dem verso gli alleati di governo: «Per non creare problemi interni al Pd, visto che il sindaco dem di Trapani ha negato lo sbarco, il Viminale obbedisce al partito di Zingaretti e manda gli immigrati a rischio Covid in un comune grillino. È una punizione per la mancata alleanza del M5s con il Pd alle regionali, soprattutto nelle Marche e in Puglia. E a pagare ora sono i siciliani». Ma la frattura era ormai insanabile, e anche la sindaca grillina Cettina Di Pietro ha firmato immediatamente l'ordinanza di divieto di sbarco: «Per tutelare la salute dei miei concittadini, nessuna delle persone a bordo, che siano equipaggio o migranti, potrà scendere a terra ad Augusta. Può apparire una decisione forte, ma ho la responsabilità di assicurare le massime condizioni di sicurezza sanitaria ad Augusta ed agli augustani». Un vero tilt istituzionale: «È ampiamente condivisibile la scelta del sindaco di Augusta che ha vietato lo sbarco. L'ordinanza del primo cittadino va nella direzione della tutela sanitaria delle comunità locali». Così i parlamentari del M5s Paolo Ficara, Pino Pisani e Filippo Scerra sono al fianco del primo cittadino pentastellato. I tre grillini hanno detto di avere saputo dalla Prefettura di Siracusa che si tratterebbe di uno sbarco «limitato a un numero di migranti non positivi al Covid da trasferire in una struttura attrezzata fuori provincia. Dopodiché l'imbarcazione riprenderà la via del mare, diretta a Lampedusa». L'insoddisfazione dei due sindaci dei partiti di governo mostra in tutta la sua gravità il cortocircuito tra gli enti locali e l'esecutivo di Giuseppi, ma anche gli stessi parlamentari attaccano la maggioranza. Inoltre proprio il primo cittadino di Lampedusa, che non sa più dove mettere i circa 1.400 migranti presenti sull'isola e che un tempo attaccava Salvini, ieri ha bastonato Conte con la sua certezza: «Presidente, forse non è chiaro: in queste condizioni il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza, non solo sanitarie, sull'isola». Ma non sono soltanto i sindaci della Sicilia a turbare l'esecutivo giallorosso. Ieri la sindaca di Civitella del Tronto (Abruzzo), Cristina Di Pietro, eletta con una civica di centrosinistra, ha minacciato di dimettersi se i problemi legati ai contagi e alla presenza dei migranti non saranno risolti, dopo che si è reso irreperibile un immigrato positivo al Covid-19 fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza. La sindaca infatti in Prefettura a Teramo aveva sollecitato maggiori controlli e vigilanza da parte delle forze dell'ordine ma aveva anche scritto a Lamorgese e Conte definendo «inaccettabile che il governo collochi nei Comuni i migranti senza prima accertarne lo stato di salute».
Lo sbarco dei 1.500 a Lampedusa e nel resto d’Italia malati in fuga
C'è stato un momento in cui, durante la giornata di ieri, a Lampedusa, tra l'hotspot e la Casa della fraternità, gestita da un sacerdote, c'erano quasi 1.500 immigrati, dei quali, come è stato comunicato al governatore Nello Musumeci, 38 contagiati. Numeri impressionanti. Che però lasciano il governo indifferente. «Sinceramente», ha affermato il governatore isolano, «non comprendiamo l'atteggiamento del governo che, oltre a non chiudere i porti siciliani, a più di due mesi dalla nostra richiesta non si è ancora pronunciato sullo stato di emergenza». Dopo il «niet» allo sbarco ad Augusta di una nave con 250 immigrati di cui una ventina risultati positivi, è stato programmato il trasferimento di 220 ospiti dell'hotspot con un traghetto per Porto Empedocle. Da lì raggiungeranno la struttura di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta. Altri 70 partiranno per Pozzallo con due motovedette. Ma è ancora troppo poco per la piccola isola siciliana.
La Prefettura di Agrigento, per il secondo giorno consecutivo, fa sapere che è al lavoro per pianificare ulteriori trasferimenti da Lampedusa. Alla fine gli immigrati restano stipati lì. I flussi non vengono contenuti: tant'è che, complessivamente, sono 293 i profughi giunti sull'isola nell'arco di poche ore: tunisini, libici e subsahariani, tutti su barchini raggiunti dalle motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza. C'è stato anche chi è riuscito ad arrivare fino al molo Madonnina. E in 72 sono stati rintracciati dai carabinieri dopo l'approdo a Cala Francese. Si sono aggiunti ai 250 arrivati giovedì con sei imbarcazioni. E anche delle fughe i giallorossi sembrano infischiarsene: ieri circa 40, tutti tunisini, hanno lasciato l'hotspot senza neppure una mascherina. Un fenomeno che non è solo siciliano. Due cittadini africani positivi al Covid-19 e ricoverati nel Policlinico Riuniti di Foggia si sono allontanati all'alba di ieri dall'ospedale facendo perdere le loro tracce. Sono stati recuperati nel pomeriggio e riportati in ospedale. È il terzo caso a Foggia in due giorni. Attualmente, negli ospedali della città pugliese, sono ricoverati in tutto 12 stranieri asintomatici nel reparto di Malattie infettive e due paucisintomatici nel reparto di Pneumologia. I vertici della struttura hanno richiamato il Prefetto affinché disponga misure per garantire il rispetto della quarantena. Ed è ancora irreperibile l'immigrato positivo fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. Gli investigatori ritengono che sia giù fuori dal territorio regionale, diretto verso nord per cercare di uscire dall'Italia.
L'immigrato al suo arrivo aveva dichiarato di essere un bengalese di 23 anni, anche se dai tratti somatici sembrerebbe somalo o eritreo. Sono fuggiti anche i 13 immigrati che erano ospitati in una struttura di Collecarino di Arpino, in Ciociaria. In quattro sono stati rintracciati e riportati nella struttura, mentre per gli altri proseguono le ricerche. Sembra che abbiano usato un percorso preciso che conduce alla stazione ferroviaria di Isola Liri che gli immigrati evidentemente conoscevano, nonostante fossero ad Arpino solo pochi giorni. Erano in quarantena fiduciaria. Altri tre immigrati hanno lasciato la foresteria del Castello di Tricesimo, comune friulano, scavalcando le alte mura. Anche loro erano in quarantena fiduciaria. I carabinieri della compagnia di Udine sono riusciti a rintracciarne due. Li hanno denunciati. Dopo i casi di Udine e Gorizia anche nella struttura di Fernetti, a due passi da Trieste, il personale sanitario ha rilevato il primo caso di un immigrato proveniente dalla rotta balcanica. Altri otto migranti sono risultati positivi a Terni. Sono tutti ospiti del centro d'accoglienza che si trova in via del Leone, nella zona della movida. Sono stati isolati, ma c'è il pericolo di fughe, tanto che la struttura è presidiata 24 ore su 24 dalle forze di polizia. Qualche giorno fa un operatore della struttura era risultato positivo e da quel momento sono cominciati i test. Si tratta di un nigeriano di 32 anni che lavora, oltre che nel centro d'accoglienza, anche in un centro semiresidenziale per pazienti psichiatrici nelle vicinanze di Stroncone. Anche lì sono scattati gli accertamenti sanitari. Bomba al Covid anche nel centro di Civita d'Antino, in provincia dell'Aquila.
Quattro i nuovi contagiati. Sono asintomatici e in isolamento insieme ad altri otto che erano già risultati positivi. In tutto nella struttura ci sono 16 immigrati, dei quali 12 con il Covid. Il centro d'accoglienza, nonostante le misure, è diventato un focolaio. Altri due immigrati sono risultati positivi nel centro di Canistro, sempre in provincia dell'Aquila. Anche in Sardegna il rischio è elevato: «Dentro al centro di Monastir succedono cose assurde, malati e non malati si mischiano rischiando di generare focolai che potrebbero colpire anche i poliziotti». L'allarme, l'ennesimo sulla struttura sarda, arriva dal segretario provinciale del Sap di Cagliari, Luca Agati, che ha scritto al questore. «Gli ospiti ogni giorno vagano per il centro, scavalcando sia internamente che verso l'esterno». Ma c'è un particolare che lascia di stucco: «Le disposizioni per gli addetti alla vigilanza», sostiene il sindacalista, «continuano ad essere quelle di non intervenire».
Mentre a Brescia, nel centro d'accoglienza di Pampuri, è scoppiata una violenta protesta: una trentina di richiedenti asilo lamenta carenze sanitarie e la presenza di cimici nei letti. Un altro fallimento per il sistema giallorosso dell'accoglienza.
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Il sindaco dem di Trapani nega lo sbarco a un traghetto con 273 extracomunitari fra cui degli infetti, che viene dirottato su Augusta dove il primo cittadino è pentastellato. Però il risultato non cambia: altro divieto. Matteo Salvini ironico: «A me faranno il processo...».Giornata di arrivi a Lampedusa, che per alcune ore ha registrato un livello choc di presenze. Gli smistamenti vanno a rilento, e i pochi eseguiti spesso finiscono con gli stranieri che scappano. Nello Musumeci chiede chiusure.Lo speciale contiene due articoli.Qualcuno si ostina a dire che l'invasione non c'è, ma forse non ha mai ascoltato gli allarmi e le richieste dei sindaci siciliani che, esasperati, attaccano anche il «loro» governo per la gestione maldestra del problema migratorio al tempo del Covid-19. E ieri proprio il sindaco di Trapani del Pd, Giacomo Tranchida ha ottenuto una «vittoria», dopo aver minacciato di vietare lo sbarco dalla nave quarantena Aurelia (273 migranti, di cui una ventina infetti). Il primo cittadino aveva denunciato la «maldestra gestione romana» in fatto di immigrazione e in mattinata il Viminale aveva deciso di dirottare l'Aurelia nel porto di Augusta. Nel primo pomeriggio però è arrivata l'ordinanza con il no anche della sindaca di Augusta, Cettina Di Pietro del M5s. Ai due va aggiunto anche il sindaco di sinistra di Lampedusa, Totò Martello, che ha scritto al premier Giuseppe Conte dicendogli chiaramente che «il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza sull'isola». Insomma per i sindaci di Pd e M5s non c'è alcuna alleanza: vanno contro la loro stessa maggioranza di governo, che non riesce a gestire l'immigrazione mentre tenta di smontare i decreti sicurezza salviniani ma ne utilizza i risparmi. Sulla vicenda della nave Aurelia, Tranchida aveva evidenziato una confusa strategia già quando l'imbarcazione, salpata da Lampedusa, inizialmente avrebbe dovuto raggiungere Corigliano Calabro. Poi l'improvviso dirottamento su Trapani, dove c'era già un'altra nave quarantena in attesa. A quel punto Tranchida aveva deciso di vietare lo sbarco e firmare un'ordinanza. Non senza aver scritto su Facebook il suo attacco al governo: «Agli atti del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, la verità sulla maldestra gestione romana della nave Aurelia. Mi auguro che tale scivolone ne eviti altri per il futuro. Farebbero bene anche alcuni dirigenti autorevoli del Pd a fare silenzio e meditare... anche sulla loro inadeguatezza». Parole pesanti verso i compagni di partito, tra cui l'onorevole Carmelo Miceli, responsabile nazionale della Sicurezza del Pd, che aveva rimbrottato il sindaco: «Serve maggiore collaborazione istituzionale, e non gongoli l'ex ministro Salvini perché quello che sta accadendo è provocato proprio dalla fragilità dei suoi decreti. Quanto a Trapani, insieme al ministro Lamorgese abbiamo seguito e continuiamo a seguire costantemente la situazione. Quando sarà scaduta la quarantena a bordo della nave Azzurra e sarà acquisita la certezza che i suoi passeggeri non sono positivi, saranno avviate le procedure di sbarco e quelle di ricollocamento in vista dei rimpatri, il tutto in piena sicurezza e senza alcun rischio per la città». Tranchida, sempre convinto che «chi non ha diritto all'accoglienza non deve essere accolto», aveva trovato infatti la solidarietà del leader della Lega, Matteo Salvini, «per aver compiuto un gesto coraggioso» soprattutto perché non ha esitato a polemizzare col Pd, che da Roma pretende di calpestare i territori. «Il Viminale è in stato confusionale e il Pd si conferma nemico dei cittadini»,dice il leader della Lega, «non trasformeranno la Sicilia e tutta Italia nel campo profughi e nel lazzaretto d'Europa. Il 3 ottobre andrò in tribunale a Catania a testa alta, perché sono orgoglioso di aver difeso i confini. E comunque nel frattempo ci sono sindaci del Pd e M5s che vietano lo sbarco, cioè la stessa cosa che ho fatto io. Vedremo».L'ex ministro dell'Interno aveva anche ipotizzato che la decisione repentina di indirizzare la nave quarantena verso Augusta fosse in realtà una ritorsione dem verso gli alleati di governo: «Per non creare problemi interni al Pd, visto che il sindaco dem di Trapani ha negato lo sbarco, il Viminale obbedisce al partito di Zingaretti e manda gli immigrati a rischio Covid in un comune grillino. È una punizione per la mancata alleanza del M5s con il Pd alle regionali, soprattutto nelle Marche e in Puglia. E a pagare ora sono i siciliani». Ma la frattura era ormai insanabile, e anche la sindaca grillina Cettina Di Pietro ha firmato immediatamente l'ordinanza di divieto di sbarco: «Per tutelare la salute dei miei concittadini, nessuna delle persone a bordo, che siano equipaggio o migranti, potrà scendere a terra ad Augusta. Può apparire una decisione forte, ma ho la responsabilità di assicurare le massime condizioni di sicurezza sanitaria ad Augusta ed agli augustani». Un vero tilt istituzionale: «È ampiamente condivisibile la scelta del sindaco di Augusta che ha vietato lo sbarco. L'ordinanza del primo cittadino va nella direzione della tutela sanitaria delle comunità locali». Così i parlamentari del M5s Paolo Ficara, Pino Pisani e Filippo Scerra sono al fianco del primo cittadino pentastellato. I tre grillini hanno detto di avere saputo dalla Prefettura di Siracusa che si tratterebbe di uno sbarco «limitato a un numero di migranti non positivi al Covid da trasferire in una struttura attrezzata fuori provincia. Dopodiché l'imbarcazione riprenderà la via del mare, diretta a Lampedusa». L'insoddisfazione dei due sindaci dei partiti di governo mostra in tutta la sua gravità il cortocircuito tra gli enti locali e l'esecutivo di Giuseppi, ma anche gli stessi parlamentari attaccano la maggioranza. Inoltre proprio il primo cittadino di Lampedusa, che non sa più dove mettere i circa 1.400 migranti presenti sull'isola e che un tempo attaccava Salvini, ieri ha bastonato Conte con la sua certezza: «Presidente, forse non è chiaro: in queste condizioni il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza, non solo sanitarie, sull'isola». Ma non sono soltanto i sindaci della Sicilia a turbare l'esecutivo giallorosso. Ieri la sindaca di Civitella del Tronto (Abruzzo), Cristina Di Pietro, eletta con una civica di centrosinistra, ha minacciato di dimettersi se i problemi legati ai contagi e alla presenza dei migranti non saranno risolti, dopo che si è reso irreperibile un immigrato positivo al Covid-19 fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza. La sindaca infatti in Prefettura a Teramo aveva sollecitato maggiori controlli e vigilanza da parte delle forze dell'ordine ma aveva anche scritto a Lamorgese e Conte definendo «inaccettabile che il governo collochi nei Comuni i migranti senza prima accertarne lo stato di salute».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pd-e-m5s-litigano-su-chi-debba-aprire-i-porti-2647054201.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-sbarco-dei-1-500-a-lampedusa-e-nel-resto-ditalia-malati-in-fuga" data-post-id="2647054201" data-published-at="1598037524" data-use-pagination="False"> Lo sbarco dei 1.500 a Lampedusa e nel resto d’Italia malati in fuga C'è stato un momento in cui, durante la giornata di ieri, a Lampedusa, tra l'hotspot e la Casa della fraternità, gestita da un sacerdote, c'erano quasi 1.500 immigrati, dei quali, come è stato comunicato al governatore Nello Musumeci, 38 contagiati. Numeri impressionanti. Che però lasciano il governo indifferente. «Sinceramente», ha affermato il governatore isolano, «non comprendiamo l'atteggiamento del governo che, oltre a non chiudere i porti siciliani, a più di due mesi dalla nostra richiesta non si è ancora pronunciato sullo stato di emergenza». Dopo il «niet» allo sbarco ad Augusta di una nave con 250 immigrati di cui una ventina risultati positivi, è stato programmato il trasferimento di 220 ospiti dell'hotspot con un traghetto per Porto Empedocle. Da lì raggiungeranno la struttura di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta. Altri 70 partiranno per Pozzallo con due motovedette. Ma è ancora troppo poco per la piccola isola siciliana. La Prefettura di Agrigento, per il secondo giorno consecutivo, fa sapere che è al lavoro per pianificare ulteriori trasferimenti da Lampedusa. Alla fine gli immigrati restano stipati lì. I flussi non vengono contenuti: tant'è che, complessivamente, sono 293 i profughi giunti sull'isola nell'arco di poche ore: tunisini, libici e subsahariani, tutti su barchini raggiunti dalle motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza. C'è stato anche chi è riuscito ad arrivare fino al molo Madonnina. E in 72 sono stati rintracciati dai carabinieri dopo l'approdo a Cala Francese. Si sono aggiunti ai 250 arrivati giovedì con sei imbarcazioni. E anche delle fughe i giallorossi sembrano infischiarsene: ieri circa 40, tutti tunisini, hanno lasciato l'hotspot senza neppure una mascherina. Un fenomeno che non è solo siciliano. Due cittadini africani positivi al Covid-19 e ricoverati nel Policlinico Riuniti di Foggia si sono allontanati all'alba di ieri dall'ospedale facendo perdere le loro tracce. Sono stati recuperati nel pomeriggio e riportati in ospedale. È il terzo caso a Foggia in due giorni. Attualmente, negli ospedali della città pugliese, sono ricoverati in tutto 12 stranieri asintomatici nel reparto di Malattie infettive e due paucisintomatici nel reparto di Pneumologia. I vertici della struttura hanno richiamato il Prefetto affinché disponga misure per garantire il rispetto della quarantena. Ed è ancora irreperibile l'immigrato positivo fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. Gli investigatori ritengono che sia giù fuori dal territorio regionale, diretto verso nord per cercare di uscire dall'Italia. L'immigrato al suo arrivo aveva dichiarato di essere un bengalese di 23 anni, anche se dai tratti somatici sembrerebbe somalo o eritreo. Sono fuggiti anche i 13 immigrati che erano ospitati in una struttura di Collecarino di Arpino, in Ciociaria. In quattro sono stati rintracciati e riportati nella struttura, mentre per gli altri proseguono le ricerche. Sembra che abbiano usato un percorso preciso che conduce alla stazione ferroviaria di Isola Liri che gli immigrati evidentemente conoscevano, nonostante fossero ad Arpino solo pochi giorni. Erano in quarantena fiduciaria. Altri tre immigrati hanno lasciato la foresteria del Castello di Tricesimo, comune friulano, scavalcando le alte mura. Anche loro erano in quarantena fiduciaria. I carabinieri della compagnia di Udine sono riusciti a rintracciarne due. Li hanno denunciati. Dopo i casi di Udine e Gorizia anche nella struttura di Fernetti, a due passi da Trieste, il personale sanitario ha rilevato il primo caso di un immigrato proveniente dalla rotta balcanica. Altri otto migranti sono risultati positivi a Terni. Sono tutti ospiti del centro d'accoglienza che si trova in via del Leone, nella zona della movida. Sono stati isolati, ma c'è il pericolo di fughe, tanto che la struttura è presidiata 24 ore su 24 dalle forze di polizia. Qualche giorno fa un operatore della struttura era risultato positivo e da quel momento sono cominciati i test. Si tratta di un nigeriano di 32 anni che lavora, oltre che nel centro d'accoglienza, anche in un centro semiresidenziale per pazienti psichiatrici nelle vicinanze di Stroncone. Anche lì sono scattati gli accertamenti sanitari. Bomba al Covid anche nel centro di Civita d'Antino, in provincia dell'Aquila. Quattro i nuovi contagiati. Sono asintomatici e in isolamento insieme ad altri otto che erano già risultati positivi. In tutto nella struttura ci sono 16 immigrati, dei quali 12 con il Covid. Il centro d'accoglienza, nonostante le misure, è diventato un focolaio. Altri due immigrati sono risultati positivi nel centro di Canistro, sempre in provincia dell'Aquila. Anche in Sardegna il rischio è elevato: «Dentro al centro di Monastir succedono cose assurde, malati e non malati si mischiano rischiando di generare focolai che potrebbero colpire anche i poliziotti». L'allarme, l'ennesimo sulla struttura sarda, arriva dal segretario provinciale del Sap di Cagliari, Luca Agati, che ha scritto al questore. «Gli ospiti ogni giorno vagano per il centro, scavalcando sia internamente che verso l'esterno». Ma c'è un particolare che lascia di stucco: «Le disposizioni per gli addetti alla vigilanza», sostiene il sindacalista, «continuano ad essere quelle di non intervenire». Mentre a Brescia, nel centro d'accoglienza di Pampuri, è scoppiata una violenta protesta: una trentina di richiedenti asilo lamenta carenze sanitarie e la presenza di cimici nei letti. Un altro fallimento per il sistema giallorosso dell'accoglienza.
Negli ultimi tre anni, l’indice delle banche italiane ha messo a segno un clamoroso +274,85%, staccando nettamente l’indice settoriale europeo e surclassando colossi come JPMorgan e Bank of America.
Nel primo trimestre 2026 gli utili aggregati dei sei principali gruppi commerciali italiani - Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Credem - sono saliti del 4% su base annua, toccando 7,8 miliardi di euro in tre mesi, con un Roe di sistema stabilmente sopra il 15%. Il tutto mentre la discesa dei tassi Bce ha iniziato a limare il margine di interesse. La compensazione è arrivata dalle commissioni: +2,7% complessivo. Unicredit ha archiviato il miglior trimestre di sempre con 3,22 miliardi di utili, mentre Intesa Sanpaolo è salita a 2,76 miliardi. Commissioni sul risparmio gestito, fondi, certificati, polizze, credito al consumo e prestiti «garantiti»: è qui che si concentra il vero business.
«C’è una celebre massima finanziaria che dice “L’arte degli affari consiste nel fare affari con i soldi degli altri”, e le banche italiane la stanno applicando con rigore scientifico», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Se l’America ha la tecnologia della Silicon Valley e il Medio Oriente ha i giacimenti di petrolio, l’Italia ha una ricchezza altrettanto preziosa, strategica e contesa: i risparmi dei cittadini». Secondo Gaziano, quando i tassi scendono, le banche italiane non puntano tanto sulla crescita organica all’estero o sull’efficienza tecnologica per ridurre i costi ai clienti. «Cercano di allargare il proprio territorio per “catturare” più conti correnti e patrimoni possibili attraverso le fusioni, espandendo il perimetro su cui applicare le commissioni di gestione e vendere i propri prodotti assicurativi e finanziari». La dimostrazione plastica arriva dal nuovo risiko bancario esploso con l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione andrà in porto, sommando Intesa, Mps, Mediobanca e la galassia Generali, nascerà un super-polo capace di controllare circa 2.000 miliardi di euro di ricchezza finanziaria complessiva dei clienti: conti correnti, fondi, certificati e polizze. «Ma c’è una differenza geopolitica profonda che i risparmiatori devono comprendere», osserva ancora l’esperto. «Mentre Ubs gestisce capitali sparsi in tutto il pianeta, il nuovo colosso di Carlo Messina, se realizzato, controllerebbe una montagna di denaro concentrata quasi interamente in Italia. È il trionfo della “fortezza Italia”: si diventa leader europei giocando al sicuro in casa».
Nel risiko bancario italiano, fino alle assemblee, tutto può ancora succedere.
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La tangenziale di Napoli, costruita negli anni Settanta con i suoi circa 21 chilometri di tracciato e 22 di svincoli, entra così nella storia della mobilità del nostro Paese, avendo come obiettivo primario la sicurezza e l’efficienza della mobilità attraverso un ecosistema integrato e connesso.
Tre le grandi novità che hanno permesso la certificazione ufficiale del Mit in conformità ai requisiti del decreto ministeriale 70/2018, figurano il monitoraggio intelligente della viabilità, il controllo costante del rischio meteo e idrogeologico, con molteplici sensori che rilevano condizioni della pavimentazione, livelli delle acque e in generale lo stato del territorio che circonda l’infrastruttura stradale, e soprattutto il dialogo diretto tra strada e veicoli connessi. Le auto possono ricevere sul display informazioni su incidenti, cantieri, ostacoli e velocità consigliata per evitare le code, ma anche inviare a loro volta dati all’infrastruttura, rendendo la gestione del traffico più rapida e precisa. Non è quindi solo l’infrastruttura a fornire informazioni al mezzo, avviene anche il contrario: per questo la comunicazione V2i aggiorna anche il gestore autostradale sulle condizioni del traffico in modo molto più preciso e tempestivo. L’operatore diventa così orchestratore della mobilità: potrà cioè gestire la viabilità in modo proattivo e non solo reattivo.
Una Smart Road che «parla» con le auto grazie a un progetto ambizioso che ha coinvolto Tangenziale di Napoli, società del gruppo Autostrade per l’Italia, insieme al Mit e al Centro nazionale per la mobilità sostenibile (Most), con il supporto tecnologico di Movyon, polo d’innovazione di Aspi. Un primato costruito con tecnologie all’avanguardia: lungo i 22 chilometri del tracciato sono in fase di installazione 217 telecamere intelligenti, 15 portali di rilevamento, otto centraline meteo e 40 antenne di comunicazione, in grado di raccogliere e analizzare dati in tempo reale su traffico, condizioni della strada e possibili criticità. Sono già 30 i mezzi connessi che comunicano con la tangenziale e, nel tratto tra Vomero e Fuorigrotta, è stato testato con successo per la prima volta in Italia un veicolo a guida autonoma capace di adattare la propria velocità seguendo le indicazioni ricevute dalla strada stessa. Un test che prefigura uno scenario in cui infrastruttura e veicoli non sono entità separate, ma un sistema integrato e cooperativo.
La Smart Road è un traguardo che fa di Napoli il laboratorio italiano della mobilità del futuro e apre la strada alla diffusione di queste tecnologie su scala nazionale considerato che la tangenziale, principale asse a pagamento di attraversamento urbano del capoluogo campano, è tra le tratte più trafficate d’Italia con flussi medi giornalieri di circa 230.000 veicoli, più del doppio dei volumi medi della rete gestita da Autostrade.
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