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2020-08-22
Migranti, i sindaci di Pd e M5s si ribellano contro il governo
Ansa
Qualcuno si ostina a dire che l'invasione non c'è, ma forse non ha mai ascoltato gli allarmi e le richieste dei sindaci siciliani che, esasperati, attaccano anche il «loro» governo per la gestione maldestra del problema migratorio al tempo del Covid-19. E ieri proprio il sindaco di Trapani del Pd, Giacomo Tranchida ha ottenuto una «vittoria», dopo aver minacciato di vietare lo sbarco dalla nave quarantena Aurelia (273 migranti, di cui una ventina infetti). Il primo cittadino aveva denunciato la «maldestra gestione romana» in fatto di immigrazione e in mattinata il Viminale aveva deciso di dirottare l'Aurelia nel porto di Augusta. Nel primo pomeriggio però è arrivata l'ordinanza con il no anche della sindaca di Augusta, Cettina Di Pietro del M5s. Ai due va aggiunto anche il sindaco di sinistra di Lampedusa, Totò Martello, che ha scritto al premier Giuseppe Conte dicendogli chiaramente che «il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza sull'isola». Insomma per i sindaci di Pd e M5s non c'è alcuna alleanza: vanno contro la loro stessa maggioranza di governo, che non riesce a gestire l'immigrazione mentre tenta di smontare i decreti sicurezza salviniani ma ne utilizza i risparmi. Sulla vicenda della nave Aurelia, Tranchida aveva evidenziato una confusa strategia già quando l'imbarcazione, salpata da Lampedusa, inizialmente avrebbe dovuto raggiungere Corigliano Calabro. Poi l'improvviso dirottamento su Trapani, dove c'era già un'altra nave quarantena in attesa. A quel punto Tranchida aveva deciso di vietare lo sbarco e firmare un'ordinanza. Non senza aver scritto su Facebook il suo attacco al governo: «Agli atti del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, la verità sulla maldestra gestione romana della nave Aurelia. Mi auguro che tale scivolone ne eviti altri per il futuro. Farebbero bene anche alcuni dirigenti autorevoli del Pd a fare silenzio e meditare... anche sulla loro inadeguatezza». Parole pesanti verso i compagni di partito, tra cui l'onorevole Carmelo Miceli, responsabile nazionale della Sicurezza del Pd, che aveva rimbrottato il sindaco: «Serve maggiore collaborazione istituzionale, e non gongoli l'ex ministro Salvini perché quello che sta accadendo è provocato proprio dalla fragilità dei suoi decreti. Quanto a Trapani, insieme al ministro Lamorgese abbiamo seguito e continuiamo a seguire costantemente la situazione. Quando sarà scaduta la quarantena a bordo della nave Azzurra e sarà acquisita la certezza che i suoi passeggeri non sono positivi, saranno avviate le procedure di sbarco e quelle di ricollocamento in vista dei rimpatri, il tutto in piena sicurezza e senza alcun rischio per la città». Tranchida, sempre convinto che «chi non ha diritto all'accoglienza non deve essere accolto», aveva trovato infatti la solidarietà del leader della Lega, Matteo Salvini, «per aver compiuto un gesto coraggioso» soprattutto perché non ha esitato a polemizzare col Pd, che da Roma pretende di calpestare i territori. «Il Viminale è in stato confusionale e il Pd si conferma nemico dei cittadini»,dice il leader della Lega, «non trasformeranno la Sicilia e tutta Italia nel campo profughi e nel lazzaretto d'Europa. Il 3 ottobre andrò in tribunale a Catania a testa alta, perché sono orgoglioso di aver difeso i confini. E comunque nel frattempo ci sono sindaci del Pd e M5s che vietano lo sbarco, cioè la stessa cosa che ho fatto io. Vedremo».
L'ex ministro dell'Interno aveva anche ipotizzato che la decisione repentina di indirizzare la nave quarantena verso Augusta fosse in realtà una ritorsione dem verso gli alleati di governo: «Per non creare problemi interni al Pd, visto che il sindaco dem di Trapani ha negato lo sbarco, il Viminale obbedisce al partito di Zingaretti e manda gli immigrati a rischio Covid in un comune grillino. È una punizione per la mancata alleanza del M5s con il Pd alle regionali, soprattutto nelle Marche e in Puglia. E a pagare ora sono i siciliani». Ma la frattura era ormai insanabile, e anche la sindaca grillina Cettina Di Pietro ha firmato immediatamente l'ordinanza di divieto di sbarco: «Per tutelare la salute dei miei concittadini, nessuna delle persone a bordo, che siano equipaggio o migranti, potrà scendere a terra ad Augusta. Può apparire una decisione forte, ma ho la responsabilità di assicurare le massime condizioni di sicurezza sanitaria ad Augusta ed agli augustani». Un vero tilt istituzionale: «È ampiamente condivisibile la scelta del sindaco di Augusta che ha vietato lo sbarco. L'ordinanza del primo cittadino va nella direzione della tutela sanitaria delle comunità locali». Così i parlamentari del M5s Paolo Ficara, Pino Pisani e Filippo Scerra sono al fianco del primo cittadino pentastellato. I tre grillini hanno detto di avere saputo dalla Prefettura di Siracusa che si tratterebbe di uno sbarco «limitato a un numero di migranti non positivi al Covid da trasferire in una struttura attrezzata fuori provincia. Dopodiché l'imbarcazione riprenderà la via del mare, diretta a Lampedusa». L'insoddisfazione dei due sindaci dei partiti di governo mostra in tutta la sua gravità il cortocircuito tra gli enti locali e l'esecutivo di Giuseppi, ma anche gli stessi parlamentari attaccano la maggioranza. Inoltre proprio il primo cittadino di Lampedusa, che non sa più dove mettere i circa 1.400 migranti presenti sull'isola e che un tempo attaccava Salvini, ieri ha bastonato Conte con la sua certezza: «Presidente, forse non è chiaro: in queste condizioni il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza, non solo sanitarie, sull'isola». Ma non sono soltanto i sindaci della Sicilia a turbare l'esecutivo giallorosso. Ieri la sindaca di Civitella del Tronto (Abruzzo), Cristina Di Pietro, eletta con una civica di centrosinistra, ha minacciato di dimettersi se i problemi legati ai contagi e alla presenza dei migranti non saranno risolti, dopo che si è reso irreperibile un immigrato positivo al Covid-19 fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza. La sindaca infatti in Prefettura a Teramo aveva sollecitato maggiori controlli e vigilanza da parte delle forze dell'ordine ma aveva anche scritto a Lamorgese e Conte definendo «inaccettabile che il governo collochi nei Comuni i migranti senza prima accertarne lo stato di salute».
Lo sbarco dei 1.500 a Lampedusa e nel resto d’Italia malati in fuga
C'è stato un momento in cui, durante la giornata di ieri, a Lampedusa, tra l'hotspot e la Casa della fraternità, gestita da un sacerdote, c'erano quasi 1.500 immigrati, dei quali, come è stato comunicato al governatore Nello Musumeci, 38 contagiati. Numeri impressionanti. Che però lasciano il governo indifferente. «Sinceramente», ha affermato il governatore isolano, «non comprendiamo l'atteggiamento del governo che, oltre a non chiudere i porti siciliani, a più di due mesi dalla nostra richiesta non si è ancora pronunciato sullo stato di emergenza». Dopo il «niet» allo sbarco ad Augusta di una nave con 250 immigrati di cui una ventina risultati positivi, è stato programmato il trasferimento di 220 ospiti dell'hotspot con un traghetto per Porto Empedocle. Da lì raggiungeranno la struttura di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta. Altri 70 partiranno per Pozzallo con due motovedette. Ma è ancora troppo poco per la piccola isola siciliana.
La Prefettura di Agrigento, per il secondo giorno consecutivo, fa sapere che è al lavoro per pianificare ulteriori trasferimenti da Lampedusa. Alla fine gli immigrati restano stipati lì. I flussi non vengono contenuti: tant'è che, complessivamente, sono 293 i profughi giunti sull'isola nell'arco di poche ore: tunisini, libici e subsahariani, tutti su barchini raggiunti dalle motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza. C'è stato anche chi è riuscito ad arrivare fino al molo Madonnina. E in 72 sono stati rintracciati dai carabinieri dopo l'approdo a Cala Francese. Si sono aggiunti ai 250 arrivati giovedì con sei imbarcazioni. E anche delle fughe i giallorossi sembrano infischiarsene: ieri circa 40, tutti tunisini, hanno lasciato l'hotspot senza neppure una mascherina. Un fenomeno che non è solo siciliano. Due cittadini africani positivi al Covid-19 e ricoverati nel Policlinico Riuniti di Foggia si sono allontanati all'alba di ieri dall'ospedale facendo perdere le loro tracce. Sono stati recuperati nel pomeriggio e riportati in ospedale. È il terzo caso a Foggia in due giorni. Attualmente, negli ospedali della città pugliese, sono ricoverati in tutto 12 stranieri asintomatici nel reparto di Malattie infettive e due paucisintomatici nel reparto di Pneumologia. I vertici della struttura hanno richiamato il Prefetto affinché disponga misure per garantire il rispetto della quarantena. Ed è ancora irreperibile l'immigrato positivo fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. Gli investigatori ritengono che sia giù fuori dal territorio regionale, diretto verso nord per cercare di uscire dall'Italia.
L'immigrato al suo arrivo aveva dichiarato di essere un bengalese di 23 anni, anche se dai tratti somatici sembrerebbe somalo o eritreo. Sono fuggiti anche i 13 immigrati che erano ospitati in una struttura di Collecarino di Arpino, in Ciociaria. In quattro sono stati rintracciati e riportati nella struttura, mentre per gli altri proseguono le ricerche. Sembra che abbiano usato un percorso preciso che conduce alla stazione ferroviaria di Isola Liri che gli immigrati evidentemente conoscevano, nonostante fossero ad Arpino solo pochi giorni. Erano in quarantena fiduciaria. Altri tre immigrati hanno lasciato la foresteria del Castello di Tricesimo, comune friulano, scavalcando le alte mura. Anche loro erano in quarantena fiduciaria. I carabinieri della compagnia di Udine sono riusciti a rintracciarne due. Li hanno denunciati. Dopo i casi di Udine e Gorizia anche nella struttura di Fernetti, a due passi da Trieste, il personale sanitario ha rilevato il primo caso di un immigrato proveniente dalla rotta balcanica. Altri otto migranti sono risultati positivi a Terni. Sono tutti ospiti del centro d'accoglienza che si trova in via del Leone, nella zona della movida. Sono stati isolati, ma c'è il pericolo di fughe, tanto che la struttura è presidiata 24 ore su 24 dalle forze di polizia. Qualche giorno fa un operatore della struttura era risultato positivo e da quel momento sono cominciati i test. Si tratta di un nigeriano di 32 anni che lavora, oltre che nel centro d'accoglienza, anche in un centro semiresidenziale per pazienti psichiatrici nelle vicinanze di Stroncone. Anche lì sono scattati gli accertamenti sanitari. Bomba al Covid anche nel centro di Civita d'Antino, in provincia dell'Aquila.
Quattro i nuovi contagiati. Sono asintomatici e in isolamento insieme ad altri otto che erano già risultati positivi. In tutto nella struttura ci sono 16 immigrati, dei quali 12 con il Covid. Il centro d'accoglienza, nonostante le misure, è diventato un focolaio. Altri due immigrati sono risultati positivi nel centro di Canistro, sempre in provincia dell'Aquila. Anche in Sardegna il rischio è elevato: «Dentro al centro di Monastir succedono cose assurde, malati e non malati si mischiano rischiando di generare focolai che potrebbero colpire anche i poliziotti». L'allarme, l'ennesimo sulla struttura sarda, arriva dal segretario provinciale del Sap di Cagliari, Luca Agati, che ha scritto al questore. «Gli ospiti ogni giorno vagano per il centro, scavalcando sia internamente che verso l'esterno». Ma c'è un particolare che lascia di stucco: «Le disposizioni per gli addetti alla vigilanza», sostiene il sindacalista, «continuano ad essere quelle di non intervenire».
Mentre a Brescia, nel centro d'accoglienza di Pampuri, è scoppiata una violenta protesta: una trentina di richiedenti asilo lamenta carenze sanitarie e la presenza di cimici nei letti. Un altro fallimento per il sistema giallorosso dell'accoglienza.
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Il sindaco dem di Trapani nega lo sbarco a un traghetto con 273 extracomunitari fra cui degli infetti, che viene dirottato su Augusta dove il primo cittadino è pentastellato. Però il risultato non cambia: altro divieto. Matteo Salvini ironico: «A me faranno il processo...».Giornata di arrivi a Lampedusa, che per alcune ore ha registrato un livello choc di presenze. Gli smistamenti vanno a rilento, e i pochi eseguiti spesso finiscono con gli stranieri che scappano. Nello Musumeci chiede chiusure.Lo speciale contiene due articoli.Qualcuno si ostina a dire che l'invasione non c'è, ma forse non ha mai ascoltato gli allarmi e le richieste dei sindaci siciliani che, esasperati, attaccano anche il «loro» governo per la gestione maldestra del problema migratorio al tempo del Covid-19. E ieri proprio il sindaco di Trapani del Pd, Giacomo Tranchida ha ottenuto una «vittoria», dopo aver minacciato di vietare lo sbarco dalla nave quarantena Aurelia (273 migranti, di cui una ventina infetti). Il primo cittadino aveva denunciato la «maldestra gestione romana» in fatto di immigrazione e in mattinata il Viminale aveva deciso di dirottare l'Aurelia nel porto di Augusta. Nel primo pomeriggio però è arrivata l'ordinanza con il no anche della sindaca di Augusta, Cettina Di Pietro del M5s. Ai due va aggiunto anche il sindaco di sinistra di Lampedusa, Totò Martello, che ha scritto al premier Giuseppe Conte dicendogli chiaramente che «il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza sull'isola». Insomma per i sindaci di Pd e M5s non c'è alcuna alleanza: vanno contro la loro stessa maggioranza di governo, che non riesce a gestire l'immigrazione mentre tenta di smontare i decreti sicurezza salviniani ma ne utilizza i risparmi. Sulla vicenda della nave Aurelia, Tranchida aveva evidenziato una confusa strategia già quando l'imbarcazione, salpata da Lampedusa, inizialmente avrebbe dovuto raggiungere Corigliano Calabro. Poi l'improvviso dirottamento su Trapani, dove c'era già un'altra nave quarantena in attesa. A quel punto Tranchida aveva deciso di vietare lo sbarco e firmare un'ordinanza. Non senza aver scritto su Facebook il suo attacco al governo: «Agli atti del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, la verità sulla maldestra gestione romana della nave Aurelia. Mi auguro che tale scivolone ne eviti altri per il futuro. Farebbero bene anche alcuni dirigenti autorevoli del Pd a fare silenzio e meditare... anche sulla loro inadeguatezza». Parole pesanti verso i compagni di partito, tra cui l'onorevole Carmelo Miceli, responsabile nazionale della Sicurezza del Pd, che aveva rimbrottato il sindaco: «Serve maggiore collaborazione istituzionale, e non gongoli l'ex ministro Salvini perché quello che sta accadendo è provocato proprio dalla fragilità dei suoi decreti. Quanto a Trapani, insieme al ministro Lamorgese abbiamo seguito e continuiamo a seguire costantemente la situazione. Quando sarà scaduta la quarantena a bordo della nave Azzurra e sarà acquisita la certezza che i suoi passeggeri non sono positivi, saranno avviate le procedure di sbarco e quelle di ricollocamento in vista dei rimpatri, il tutto in piena sicurezza e senza alcun rischio per la città». Tranchida, sempre convinto che «chi non ha diritto all'accoglienza non deve essere accolto», aveva trovato infatti la solidarietà del leader della Lega, Matteo Salvini, «per aver compiuto un gesto coraggioso» soprattutto perché non ha esitato a polemizzare col Pd, che da Roma pretende di calpestare i territori. «Il Viminale è in stato confusionale e il Pd si conferma nemico dei cittadini»,dice il leader della Lega, «non trasformeranno la Sicilia e tutta Italia nel campo profughi e nel lazzaretto d'Europa. Il 3 ottobre andrò in tribunale a Catania a testa alta, perché sono orgoglioso di aver difeso i confini. E comunque nel frattempo ci sono sindaci del Pd e M5s che vietano lo sbarco, cioè la stessa cosa che ho fatto io. Vedremo».L'ex ministro dell'Interno aveva anche ipotizzato che la decisione repentina di indirizzare la nave quarantena verso Augusta fosse in realtà una ritorsione dem verso gli alleati di governo: «Per non creare problemi interni al Pd, visto che il sindaco dem di Trapani ha negato lo sbarco, il Viminale obbedisce al partito di Zingaretti e manda gli immigrati a rischio Covid in un comune grillino. È una punizione per la mancata alleanza del M5s con il Pd alle regionali, soprattutto nelle Marche e in Puglia. E a pagare ora sono i siciliani». Ma la frattura era ormai insanabile, e anche la sindaca grillina Cettina Di Pietro ha firmato immediatamente l'ordinanza di divieto di sbarco: «Per tutelare la salute dei miei concittadini, nessuna delle persone a bordo, che siano equipaggio o migranti, potrà scendere a terra ad Augusta. Può apparire una decisione forte, ma ho la responsabilità di assicurare le massime condizioni di sicurezza sanitaria ad Augusta ed agli augustani». Un vero tilt istituzionale: «È ampiamente condivisibile la scelta del sindaco di Augusta che ha vietato lo sbarco. L'ordinanza del primo cittadino va nella direzione della tutela sanitaria delle comunità locali». Così i parlamentari del M5s Paolo Ficara, Pino Pisani e Filippo Scerra sono al fianco del primo cittadino pentastellato. I tre grillini hanno detto di avere saputo dalla Prefettura di Siracusa che si tratterebbe di uno sbarco «limitato a un numero di migranti non positivi al Covid da trasferire in una struttura attrezzata fuori provincia. Dopodiché l'imbarcazione riprenderà la via del mare, diretta a Lampedusa». L'insoddisfazione dei due sindaci dei partiti di governo mostra in tutta la sua gravità il cortocircuito tra gli enti locali e l'esecutivo di Giuseppi, ma anche gli stessi parlamentari attaccano la maggioranza. Inoltre proprio il primo cittadino di Lampedusa, che non sa più dove mettere i circa 1.400 migranti presenti sull'isola e che un tempo attaccava Salvini, ieri ha bastonato Conte con la sua certezza: «Presidente, forse non è chiaro: in queste condizioni il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza, non solo sanitarie, sull'isola». Ma non sono soltanto i sindaci della Sicilia a turbare l'esecutivo giallorosso. Ieri la sindaca di Civitella del Tronto (Abruzzo), Cristina Di Pietro, eletta con una civica di centrosinistra, ha minacciato di dimettersi se i problemi legati ai contagi e alla presenza dei migranti non saranno risolti, dopo che si è reso irreperibile un immigrato positivo al Covid-19 fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza. La sindaca infatti in Prefettura a Teramo aveva sollecitato maggiori controlli e vigilanza da parte delle forze dell'ordine ma aveva anche scritto a Lamorgese e Conte definendo «inaccettabile che il governo collochi nei Comuni i migranti senza prima accertarne lo stato di salute».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pd-e-m5s-litigano-su-chi-debba-aprire-i-porti-2647054201.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lo-sbarco-dei-1-500-a-lampedusa-e-nel-resto-ditalia-malati-in-fuga" data-post-id="2647054201" data-published-at="1598037524" data-use-pagination="False"> Lo sbarco dei 1.500 a Lampedusa e nel resto d’Italia malati in fuga C'è stato un momento in cui, durante la giornata di ieri, a Lampedusa, tra l'hotspot e la Casa della fraternità, gestita da un sacerdote, c'erano quasi 1.500 immigrati, dei quali, come è stato comunicato al governatore Nello Musumeci, 38 contagiati. Numeri impressionanti. Che però lasciano il governo indifferente. «Sinceramente», ha affermato il governatore isolano, «non comprendiamo l'atteggiamento del governo che, oltre a non chiudere i porti siciliani, a più di due mesi dalla nostra richiesta non si è ancora pronunciato sullo stato di emergenza». Dopo il «niet» allo sbarco ad Augusta di una nave con 250 immigrati di cui una ventina risultati positivi, è stato programmato il trasferimento di 220 ospiti dell'hotspot con un traghetto per Porto Empedocle. Da lì raggiungeranno la struttura di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta. Altri 70 partiranno per Pozzallo con due motovedette. Ma è ancora troppo poco per la piccola isola siciliana. La Prefettura di Agrigento, per il secondo giorno consecutivo, fa sapere che è al lavoro per pianificare ulteriori trasferimenti da Lampedusa. Alla fine gli immigrati restano stipati lì. I flussi non vengono contenuti: tant'è che, complessivamente, sono 293 i profughi giunti sull'isola nell'arco di poche ore: tunisini, libici e subsahariani, tutti su barchini raggiunti dalle motovedette della Capitaneria di porto e della Guardia di finanza. C'è stato anche chi è riuscito ad arrivare fino al molo Madonnina. E in 72 sono stati rintracciati dai carabinieri dopo l'approdo a Cala Francese. Si sono aggiunti ai 250 arrivati giovedì con sei imbarcazioni. E anche delle fughe i giallorossi sembrano infischiarsene: ieri circa 40, tutti tunisini, hanno lasciato l'hotspot senza neppure una mascherina. Un fenomeno che non è solo siciliano. Due cittadini africani positivi al Covid-19 e ricoverati nel Policlinico Riuniti di Foggia si sono allontanati all'alba di ieri dall'ospedale facendo perdere le loro tracce. Sono stati recuperati nel pomeriggio e riportati in ospedale. È il terzo caso a Foggia in due giorni. Attualmente, negli ospedali della città pugliese, sono ricoverati in tutto 12 stranieri asintomatici nel reparto di Malattie infettive e due paucisintomatici nel reparto di Pneumologia. I vertici della struttura hanno richiamato il Prefetto affinché disponga misure per garantire il rispetto della quarantena. Ed è ancora irreperibile l'immigrato positivo fuggito mercoledì mattina dal centro di accoglienza di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo. Gli investigatori ritengono che sia giù fuori dal territorio regionale, diretto verso nord per cercare di uscire dall'Italia. L'immigrato al suo arrivo aveva dichiarato di essere un bengalese di 23 anni, anche se dai tratti somatici sembrerebbe somalo o eritreo. Sono fuggiti anche i 13 immigrati che erano ospitati in una struttura di Collecarino di Arpino, in Ciociaria. In quattro sono stati rintracciati e riportati nella struttura, mentre per gli altri proseguono le ricerche. Sembra che abbiano usato un percorso preciso che conduce alla stazione ferroviaria di Isola Liri che gli immigrati evidentemente conoscevano, nonostante fossero ad Arpino solo pochi giorni. Erano in quarantena fiduciaria. Altri tre immigrati hanno lasciato la foresteria del Castello di Tricesimo, comune friulano, scavalcando le alte mura. Anche loro erano in quarantena fiduciaria. I carabinieri della compagnia di Udine sono riusciti a rintracciarne due. Li hanno denunciati. Dopo i casi di Udine e Gorizia anche nella struttura di Fernetti, a due passi da Trieste, il personale sanitario ha rilevato il primo caso di un immigrato proveniente dalla rotta balcanica. Altri otto migranti sono risultati positivi a Terni. Sono tutti ospiti del centro d'accoglienza che si trova in via del Leone, nella zona della movida. Sono stati isolati, ma c'è il pericolo di fughe, tanto che la struttura è presidiata 24 ore su 24 dalle forze di polizia. Qualche giorno fa un operatore della struttura era risultato positivo e da quel momento sono cominciati i test. Si tratta di un nigeriano di 32 anni che lavora, oltre che nel centro d'accoglienza, anche in un centro semiresidenziale per pazienti psichiatrici nelle vicinanze di Stroncone. Anche lì sono scattati gli accertamenti sanitari. Bomba al Covid anche nel centro di Civita d'Antino, in provincia dell'Aquila. Quattro i nuovi contagiati. Sono asintomatici e in isolamento insieme ad altri otto che erano già risultati positivi. In tutto nella struttura ci sono 16 immigrati, dei quali 12 con il Covid. Il centro d'accoglienza, nonostante le misure, è diventato un focolaio. Altri due immigrati sono risultati positivi nel centro di Canistro, sempre in provincia dell'Aquila. Anche in Sardegna il rischio è elevato: «Dentro al centro di Monastir succedono cose assurde, malati e non malati si mischiano rischiando di generare focolai che potrebbero colpire anche i poliziotti». L'allarme, l'ennesimo sulla struttura sarda, arriva dal segretario provinciale del Sap di Cagliari, Luca Agati, che ha scritto al questore. «Gli ospiti ogni giorno vagano per il centro, scavalcando sia internamente che verso l'esterno». Ma c'è un particolare che lascia di stucco: «Le disposizioni per gli addetti alla vigilanza», sostiene il sindacalista, «continuano ad essere quelle di non intervenire». Mentre a Brescia, nel centro d'accoglienza di Pampuri, è scoppiata una violenta protesta: una trentina di richiedenti asilo lamenta carenze sanitarie e la presenza di cimici nei letti. Un altro fallimento per il sistema giallorosso dell'accoglienza.
Ansa
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha comunicato che almeno tre italovenezuelani sarebbero rimasti uccisi nel sisma, cinque sarebbero feriti e altri 35 sicuramente dispersi, ma, come ha aggiunto, la comunità degli italiani iscritti all’Aire, cioè censiti come italiani in Venezuela, è composta da circa 150.000 persone e per questo motivo il nostro ministero sta monitorando con grande attenzione quello che accade. L’area colpita vede la presenza di oltre 65.000 italiani che rappresentano la spina dorsale economica del Venezuela e che sono membri attivi sia a livello politico che sociale nella società sudamericana.
I due eventi sismici, distanti meno di un minuto, hanno devastato il Nord-ovest venezuelano colpendo sia sulla costa che nell’interno. Il fenomeno sarebbe avvenuto fra i 10 e i 20 chilometri di profondità, ma nonostante questo gli edifici colpiti non hanno retto, soprattutto la seconda scossa dopo che la prima aveva messo a dura prova costruzioni vecchie e con poca manutenzione. Il bilancio è arrivato a 920 vittime, al momento in cui stiamo scrivendo, oltre 4.000 feriti e almeno 50.000 dispersi, ma sui media locali e su Internet appaiono continuamente foto di persone scomparse che si aggiungono alle migliaia già segnalate.
Da Caracas arrivano storie sempre più drammatiche e i cittadini della capitale e dello Stato di La Guaira raccontano di scavare con le mani fra le macerie alla ricerca dei propri cari. A Caracas stanno arrivando un centinaio di esperti in soccorso in caso di calamità naturali fra vigili del fuoco, protezione civile e l’unità di crisi, ma il governo italiano è intenzionato a sostenere con forza la popolazione venezuelana in questo momento di difficoltà. Le Nazioni unite hanno dichiarato che le persone colpite dal sisma sono 6,8 milioni, in crescita costante anche per le scosse di assestamento che non danno tregua. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato di La Guaira, con l’obiettivo di facilitare le operazioni di soccorso nella zona più disastrata del Paese.
Le famiglie rimaste senza casa che dovranno essere accolte in campi profughi sono già più di 70.000, ma arrivano anche buone notizie come quella di un neonato estratto vivo dalle macerie e di una donna salvata dopo 36 ore dal crollo della propria abitazione a La Guaira. L’Unione europea ha già attivato il suo meccanismo di protezione civile, ma oltre all’Italia, altre nazioni si stanno muovendo anche autonomamente. La Spagna ha messo a disposizione 54 militari esperti in operazioni di soccorso, la Francia ha annunciato che attiverà un team di 85 soccorritori, mentre dalla Germania arriveranno sei aerei da trasporto con materiale tecnico. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha reso disponibile un secondo velivolo dell’Aeronautica militare che trasporterà personale specializzato e attrezzature dei Vigili del fuoco. Nell’annunciare l’iniziativa ha dichiarato: «Un impegno concreto che conferma la vocazione dell’Italia all’aiuto» verso «chi soffre».
Ma la situazione sanitaria del Paese appare drammatica per la carenza di materiale negli ospedali, soprattutto in alcune zone che risultano addirittura irraggiungibili. Il primo a lanciare l’allarme è stato il presidente della Federazione medica che due giorni prima del sisma aveva chiesto trasparenza riguardo alla distribuzione di 71 tonnellate di medicinali consegnate dagli Stati Uniti. Un appello all’Italia arriva anche da Maria Andreina De Grazia, figlia dell’ex deputato italiano Americo De Grazia a lungo incarcerato dal regime di Maduro, che chiede al nostro Paese di restare accanto al Venezuela e soprattutto di non dimenticare i prigionieri i politici italovenezuelani ancora nelle carceri del regime.
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La nuova Audi A6 allroad
Audi rinnova la A6 allroad quattro, giunta alla quinta generazione, facendo così evolvere uno dei modelli più iconici della gamma di questo marchio. Più larga, tecnologica ed elettrificata, la nuova allroad conferma la propria doppia vocazione: grande viaggiatrice su strada e compagna affidabile lontano dall’asfalto. Per la prima volta nella storia del modello, accanto al tradizionale V6 TDI arriva infatti una variante plug-in hybrid da 367 CV.
«Audi A6 allroad è un’icona dei quattro anelli e da sempre è caratterizzata da una doppia anima: eccezionalmente confortevole nell’utilizzo quotidiano e al tempo stesso in grado di spingersi agevolmente dove finisce l’asfalto», ha dichiarato Rouven Mohr, Chief Technical Officer di Audi AG, sottolineando il ruolo della trazione integrale quattro e delle sospensioni pneumatiche adattive. Sul piano stilistico, la nuova A6 allroad si distingue per un corpo vettura più muscoloso. Per la prima volta è più larga di oltre 11 centimetri rispetto alla A6 Avant da cui deriva, con carreggiate maggiorate e una presenza su strada ancora più marcata. Il look all terrain è enfatizzato da passaruota dedicati, protezioni sottoscocca, mancorrenti specifici e un’altezza da terra superiore. La gamma prevede cerchi fino a 21 pollici e otto colori per la carrozzeria.
Tra gli elementi tecnici più caratterizzanti figurano le sospensioni pneumatiche adattive di serie, sviluppate appositamente per questo modello. L’escursione massima raggiunge i 55 millimetri e consente di modificare l’assetto in funzione della velocità e della modalità di guida selezionata. In autostrada la vettura si abbassa per migliorare efficienza e stabilità, mentre nelle modalità dedicate all’off-road aumenta sensibilmente la distanza dal suolo per affrontare terreni difficili.La nuova A6 allroad è basata sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC) e beneficia di una scocca più rigida, sospensioni multilink a cinque bracci e sterzo progressivo evoluto. È inoltre disponibile lo sterzo integrale, che migliora agilità alle basse velocità e stabilità alle andature più elevate.
La principale novità riguarda la gamma motori. Debutta infatti la prima Audi A6 allroad e-hybrid quattro, che abbina il quattro cilindri 2.0 TFSI da 252 CV a un motore elettrico da 143 CV per una potenza complessiva di 367 CV e 500 Nm di coppia. Le prestazioni sono brillanti, con uno 0-100 km/h coperto in 5,5 secondi, mentre la batteria da 25,9 kWh garantisce fino a 95 chilometri di autonomia elettrica WLTP. La ricarica in corrente alternata fino a 11 kW permette di completare il pieno di energia in circa due ore e mezza. Accanto alla versione plug-in viene proposta la motorizzazione V6 3.0 TDI da 299 CV, dotata della tecnologia mild hybrid plus a 48 Volt. Il sistema integra un powertrain generator capace di fornire fino a 24 CV e 230 Nm supplementari, migliorando efficienza e risposta all’acceleratore. Il motore beneficia inoltre di una sofisticata sovralimentazione a due stadi che combina turbocompressore tradizionale e compressore elettrico, garantendo prestazioni elevate e una risposta immediata. La vettura accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Entrambe le motorizzazioni sono abbinate alla trazione integrale quattro ultra, che gestisce in modo predittivo la distribuzione della coppia tra avantreno e retrotreno, privilegiando l’efficienza senza rinunciare alla motricità.
Grande attenzione è stata dedicata anche alla digitalizzazione. L’abitacolo adotta la nuova architettura elettronica Audi con integrazione di ChatGPT nell’assistente vocale e sistema operativo Android Automotive OS. Il cosiddetto Audi Digital Stage comprende il quadro strumenti digitale da 11,9 pollici e il display OLED curvo da 14,5 pollici, cui può aggiungersi uno schermo dedicato al passeggero.Completano il quadro i proiettori Matrix LED digitali di nuova generazione, i gruppi ottici OLED 2.0 e numerosi sistemi di assistenza alla guida e di comunicazione con l’ambiente circostante. Lunga 5,02 metri e con una capacità di carico fino a 1.497 litri, la nuova Audi A6 allroad quattro arriverà nelle concessionarie italiane nel quarto trimestre del 2026, con prezzi a partire da 82.350 euro per la versione V6 TDI e da 88.650 euro per la variante plug-in hybrid.
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I nuovi modelli di Maserati, Grecale, GranTurismo e GranCabrio, sfilano in Piazza Unità d'Italia a Trieste
Maserati rinnova la propria gamma con il debutto di Nuova Grecale, Nuova GranTurismo e Nuova GranCabrio, tre modelli che rappresentano un importante aggiornamento strategico per il marchio nell’anno del centenario del Tridente. Le novità puntano a rafforzare il posizionamento del brand nel segmento luxury attraverso una proposta che unisce design, eleganza, prestazioni, artigianalità e innovazione tecnologica, nel solco della tradizione Maserati.
«Con la nuova gamma del Tridente rafforziamo la peculiarità che da sempre ci definisce: il Gran Turismo italiano, in cui design, eleganza, prestazioni e maestria artigianale si fondono in un equilibrio di eleganza mai ostentata, ma sempre orientata alla performance», ha dichiarato Santo Ficili, Ceo di Alfa Romeo e Coo di Maserati. Ficili ha inoltre sottolineato la volontà del marchio di continuare a crescere nel segmento del lusso attraverso l’ampliamento dell’offerta e lo sviluppo delle tecnologie che meglio esprimono il carattere del brand, «dallo sviluppo di motorizzazioni iconiche come il V6 Nettuno all’evoluzione delle performance della gamma Folgore».
Il rinnovamento stilistico completa un percorso avviato dal Centro Stile Maserati con la MCXtrema, la vettura da pista che ha introdotto un nuovo linguaggio formale caratterizzato da frontali più orizzontali, netti e aggressivi. Un’impostazione successivamente sviluppata sulla GT2 Stradale e sulla MCPURA e oggi applicata alle nuove GranTurismo, GranCabrio e Grecale.
Le nuove GranTurismo e GranCabrio si presentano con un design aggiornato, interni ulteriormente raffinati e contenuti tecnici evoluti. Al centro dell’offerta rimane il motore V6 Nettuno 3.0 biturbo, disponibile fino a 590 CV nella versione Trofeo, capace di spingere la GranTurismo oltre i 320 km/h. Il propulsore sfrutta la tecnologia di combustione a precamera derivata dal motorsport e condivisa con la MCPURA, confermando il trasferimento tecnologico tra competizioni e produzione stradale. Tutta la gamma dispone di serie della trazione integrale e delle sospensioni pneumatiche regolabili, soluzioni che consentono di coniugare comfort e dinamica di guida. Le due granturismo mantengono inoltre quattro veri posti, una caratteristica distintiva che permette di unire sportività e praticità nell’utilizzo quotidiano. Le nuove GranTurismo e GranCabrio sono disponibili in tre configurazioni. Le versioni da 490 CV privilegiano comfort ed eleganza, mentre le Trofeo da 590 CV esaltano il carattere sportivo grazie a scarico dedicato, assetto specifico e dettagli in fibra di carbonio. Al vertice si collocano le varianti Folgore, dotate di una tecnologia elettrica a 800 Volt con tre motori, oltre 1.200 CV installati e 760 CV disponibili alle ruote. La GranTurismo Folgore raggiunge i 325 km/h, mentre la GranCabrio Folgore, prima cabriolet completamente elettrica del segmento, arriva a 290 km/h. Importanti anche gli interventi sul piano aerodinamico e stilistico. Il frontale è stato completamente riprogettato con nuove prese d’aria, air curtain e splitter ottimizzati per incrementare l’efficienza aerodinamica e la deportanza. All’interno debuttano un nuovo volante ispirato al mondo delle corse, un Maserati Digital Clock ridisegnato, un’interfaccia grafica aggiornata e un sistema di monitoraggio che rileva distrazione e affaticamento del conducente. Ampio spazio viene dedicato alla personalizzazione attraverso il programma BOTTEGAFUORISERIE, che introduce nuove colorazioni esterne, finiture dedicate e inedite combinazioni per gli interni. Per la prima volta, anche la capote della GranCabrio può essere completamente personalizzata nell’ambito delle configurazioni Bespoke.
Accanto alle due granturismo, la nuova Grecale rafforza il proprio ruolo all’interno della gamma Maserati. Il D-SUV luxury della Casa modenese evolve con aggiornamenti estetici e tecnici che ne accentuano il carattere sportivo senza rinunciare a comfort e versatilità. Il nuovo frontale presenta una fascia più marcata e ribassata che accentua la percezione di larghezza, mentre paraurti e griglie ridisegnati migliorano l’efficienza aerodinamica. L’abitacolo viene aggiornato con un nuovo volante, un orologio digitale rivisitato e un selettore PRND con tecnologia aptica. Materiali autentici come pelle, legno e fibra di carbonio contribuiscono a elevare la qualità percepita, mentre il sistema MIA con display Ultra HD da 12,3 pollici, l’head-up display e l’impianto audio Sonus faber completano una dotazione tecnologica di alto livello.
Tra le principali novità tecniche figura il debutto del V6 Nettuno da 390 CV, disponibile nelle versioni Grecale V6 e Modena V6. Al vertice resta la Trofeo V6 da 530 CV, che accelera da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi e raggiunge i 285 km/h. La Grecale Folgore conferma invece la proposta elettrica del modello, migliorando ulteriormente autonomia ed efficienza grazie a interventi aerodinamici e a nuovi algoritmi di gestione energetica. Le tre novità sono sviluppate e prodotte in Italia, tra Modena e Cassino, a testimonianza del forte legame tra Maserati e il territorio nazionale. Il lancio assume inoltre un valore simbolico nell’anno in cui il marchio celebra sia il centenario del Tridente sia il centenario della prima vittoria sportiva ottenuta da Alfieri Maserati alla Targa Florio del 1926, ribadendo il legame storico tra le vetture da competizione e quelle stradali.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità. Gli interni in pelle provengono da fornitori certificati secondo gli standard del Leather Working Group, di cui Maserati è membro attivo, confermando l’impegno verso una visione sempre più responsabile del lusso. Contestualmente al lancio debutta anche il nuovo Web Configurator Maserati, una piattaforma fotorealistica che consente ai clienti di visualizzare in tempo reale la propria vettura in ambientazioni tridimensionali immersive. Il nuovo strumento rappresenta un ulteriore passo nell’evoluzione del customer journey del marchio, integrando in un’unica esperienza showroom fisico e ambiente digitale con una qualità visiva di livello cinematografico.
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Giuseppe Valditara (Imagoeconomica)
Il ministro dell’Istruzione e del merito l’aveva già annunciato in altre occasioni: il recupero della tradizione e della memoria storica della civiltà occidentale è essenziale nella formazione delle generazioni future. Non si tratta di un ritorno al passato, di un orgoglio vagamente nostalgico, quanto della ripresa di un patrimonio essenziale oggi più che mai capace di affrontare le sfide del futuro. Riguardo alle quali torna utile anche l’apertura all’Intelligenza artificiale, adottata non certo in maniera selvaggia, bensì come strumento di lavoro da usare con spirito critico e finalizzato a funzioni all’interno di discipline precise. Quanto ai chiacchierati Promessi sposi, che fine fanno? Restano invariabilmente al secondo anno del percorso per l’importanza che questo libro ha nella «storia linguistica, culturale e civile» italiana. «Proprio in ragione di tale importanza», si legge nelle note del ministro, «è questo l’unico libro, oltre alla Commedia di Dante, la cui lettura sia (e debba restare) obbligatoria, in forma integrale o per ampi brani».
Le nuove Indicazioni nazionali per i licei, che modificano quelle del ministro Maria Stella Gelmini risalenti al 2010, sono state elaborate da una commissione ministeriale e sottoposte «a un lungo lavoro di ascolto, a decine di audizioni con il mondo associativo, scientifico e sindacale, comprese le associazioni delle famiglie» e sono giunte alla «stesura definitiva dopo un confronto con chi la scuola la vive ogni giorno». Per la prima volta hanno contribuito a questo lavoro anche le rappresentanze studentesche con un impegno costruttivo e proposte puntuali. La riforma Valditara si prefigge un rafforzamento dell’identità sul piano della formazione degli studenti e un’accelerazione nell’innovazione delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).
Al centro del nuovo impianto pedagogico e didattico c’è la persona. La formazione del giovane avviene attraverso quella che il ministro chiama «la rivoluzione del buon senso». Il liceo nelle sue diverse declinazioni è la scuola dell’adolescenza, ovvero «il tempo delle cose che accadono per la prima volta». Per la costruzione di una corretta soggettività giovanile, capace di relazioni emotive consapevoli e non discriminatorie, è necessario favorire rapporti con figure adulte autorevoli e coinvolgere in modo sistematico le famiglie degli studenti in una corresponsabilità che riguarda l’orientamento, la valutazione e il lavoro quotidiano in classe. L’obiettivo dei licei è valorizzare i talenti, promuovendo il merito in un corretto rapporto tra libertà e norma all’interno del quale lo spirito critico è la capacità di esprimere anche il dissenso, purché in modo argomentato.
Consistenti le novità didattiche definite e auspicate. Nel biennio di letteratura è consigliato l’approfondimento dei poemi classici della civiltà europea (Odissea ed Eneide) e, superando certe proteste pregiudiziali, «di alcune pagine della Bibbia, “grande codice” di ispirazione delle letterature». Detto del mantenimento dei Promessi sposi, la maggiore apertura agli autori contemporanei non sostituisce il canone, ma si aggiunge a esso. Nei primi due anni è raccomandata la lettura integrale di almeno sei autori contemporanei, italiani o stranieri. In filosofia si suggerisce un insegnamento comparato e, nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza, l’approfondimento dei principi che hanno ispirato la Costituzione. Insieme alla letteratura e alla filosofia, anche la storia e la storia dell’arte si concentreranno sul recupero dell’identità occidentale. Ma lo studente, sottolinea il testo del ministro, «dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo». La matematica, non più proposta come tecnica ma come percorso di crescita all’interno del quale anche l’errore sarà «un’opportunità di apprendimento e di confronto», è sottoposta a profonda revisione. In particolare, insegnando concetti e linguaggi che sono alla base dell’Intelligenza artificiale, al quinto anno se ne favorisce un uso consapevole per sviluppare una comprensione critica e responsabile del funzionamento di questi sistemi per imparare a «valutarne l’affidabilità e le implicazioni». Lo stesso uso vigile dell’IA è suggerito per gli ultimi anni di latino e greco, materie nelle quali la traduzione automatica, di cui si registra l’enorme espansione, non deve sostituire le strategie di problem solving.
La riforma del liceo punta a formare studenti che sappiano da dove vengono e dove vanno. Che siano, perciò più occidentali, usino l’intelligenza artificiale con giudizio e leggano con disinvoltura i testi della letteratura italiana ed europea. E i docenti? Non basta che si aggiornino, devono studiare anche loro, auspica Valditara. Giusto. Magari, sia detto sommessamente, facendo in modo che possano ritrovare l’orgoglio di una professione fondamentale ma, in realtà, fortemente mortificata.
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