Giorgia Meloni insieme alla premier giapponese Sanae Takaichi (Ansa)
Annunciate iniziative comuni nell’ambito del Piano Mattei e sullo Spazio. Poco dopo in Francia inizia il delicato summit. Subito il bilaterale tra Macron e Trump, che si prende la scena già prima di partire: «Se importi persone del Terzo mondo, lo diventi».
«Il mondo è cambiato profondamente dall’ultima volta che i leader si sono incontrati qui. È più frammentato. Più competitivo. Più incerto», osservava ieri su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, poche ore prima dell’inizio dei lavori del G7 a Évian-les-Bains.
Malgrado i propositi di compiere scelte che «invieranno un segnale chiaro sulla nostra volontà di agire, di cooperare e di difendere i principi che sono alla base della stabilità globale», enunciati dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, tra i protagonisti del summit non c’è unità di intenti e di interessi nell’elaborare risposte di fronte alle urgenti sfide globali. In un clima di forti tensioni, sia internazionali sia locali, dopo gli scontri scoppiati domenica a Ginevra fra manifestanti anti G7 e polizia, le questioni aperte sono tante, non solo belliche.
«Gli squilibri globali sono un tema centrale di questo vertice», ha dichiarato Von der Leyen. Con un riferimento esplicito a Pechino: «Se guardiamo al 2025, questo anno verrà ricordato come quello in cui, per la prima volta in assoluto, tutti gli Stati membri hanno registrato un deficit commerciale con la Cina». Per la Ue si parla di 360 miliardi di euro. «Naturalmente questo non è sostenibile», ha commentato la presidente, ribadendo la strategia Ue del derisking che si concentra sulla mitigazione dei rischi e sulla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, allo scopo di ridurre l’esposizione verso un singolo mercato.
Nella località termale dell’Alta Savoia, incastonata tra le montagne da un lato e il lago di Ginevra e il confine svizzero dall’altro, fino al 17 giugno Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito discuteranno assieme all’Unione europea di Medio Oriente, di Ucraina, di squilibri economici globali, di dazi, di partenariati e solidarietà internazionali ma anche di intelligenza artificiale. La presidenza francese ha inoltre invitato i leader di diversi Paesi quali India, Brasile, Egitto Qatar e Emirati Arabi Uniti a partecipare ad alcune sessioni di lavoro.
Tra imponenti misure di sicurezza, il vertice ha preso il via nella serata di lunedì, dopo l’arrivo all’Evian Resort (che comprende l’hotel a 5 stelle Le Royal, dove alloggeranno i leader e le loro delegazioni) dei big internazionali che hanno preso parte a una cena di lavoro dal tema: «Affrontare insieme le grandi sfide internazionali». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato l’ultimo ad arrivare a Ginevra, poco dopo la premier Giorgia Meloni accompagnata dalla figlia Ginevra. Alla bimba, il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, ha regalato una confezione da 80 matite Caran d’Ache. Dall’aeroporto tutti i leader hanno proseguito il viaggio in elicottero, verso la vicina città francese.
L’ospite più atteso era ovviamente il neo ottantenne Donald Trump. Prima di atterrare in Svizzera lunedì pomeriggio con l’Air Force One, accompagnato dal segretario di Stato Marco Rubio e dal segretario al Tesoro Scott Bessent, aveva lanciato sul suo social Truth l’ennesima provocazione. «Purtroppo, se importi persone dai Paesi del Terzo mondo, diventi rapidamente un Paese del Terzo mondo; e non c’è nulla che tu possa fare al riguardo», ha scritto il presidente.
Il primo incontro l’ha avuto con Emmanuel Macron, che aveva dichiarato di volere «una discussione rispettosa ma ferma» con l’inquilino della Casa Bianca, il quale, prima del vertice, aveva minacciato di imporre dazi del 100% sul vino francese se Parigi non avesse abolito la tassa sui servizi digitali. Al termine del bilaterale, Trump ha annunciato che, ora che la situazione in Medio Oriente si è calmata, si concentrerà «sulla guerra in Ucraina».
Prima del vertice, a Roma si è svolto il bilaterale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier giapponese Sanae Takaichi. Sostenere gli investimenti reciproci, aprire i rispettivi mercati, far crescere l’interscambio è l’obiettivo che si danno i due Paesi. Tra le nuove iniziative annunciate, un dialogo bilaterale strutturato per costruire sinergie tra il piano Mattei italiano e la Tokyo International Conference on African Developoment (Ticad), che promuove le relazioni con i governi in Africa.
Così pure una collaborazione sull’Artico,«che è uno chiaramente dei quadranti strategici del presente e del futuro», ha sottolineato Meloni; la cooperazione spaziale e altre sinergie. Per il 2027 è prevista una nuova riunione dell’Italy Japan Business Group. Takaichi si è augurata che il progetto del ponte sullo stretto di Messina «possa realizzarsi al più presto», facendo leva «su know-how ed esperienze del Giappone».
Il premier nipponico «è una leader pragmatica e concreta, convinta come me che Italia e Giappone siano alleati strategici», ha dichiarato Meloni. «Con Sanae ci siamo incontrate a gennaio a Tokyo e abbiamo fissato insieme degli obiettivi concreti che vogliamo raggiungere e, siccome siamo due donne a capo delle loro nazioni, li abbiamo raggiunti in pochi mesi».
E c’è anche chi preme perché sia finalizzato l’Accordo pandemico dell’Oms adottato un anno fa. In una lettera aperta congiunta, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, e il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva hanno esortato i leader del G7 a finalizzare il trattato sulle pandemie. «L’umanità ha promesso di non affrontare mai più una sfida simile impreparata», ripetendo l’ennesimo allarme: «Un virus lasciato libero di diffondersi in un luogo finirà per raggiungere tutti».
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Ansa
La Procura di Francoforte avvia verifiche preliminari dopo la denuncia del gruppo tedesco per sospetta manipolazione del mercato. L’istituto di Orcel, salito quasi al 40% del capitale con l’Ops, non ci sta: «Noi corretti, qualcuno vuole compromettere l’operazione».
La partita tra Unicredit e Commerzbank entra in una nuova fase, sempre più giudiziaria e regolamentare. Secondo quanto riferito da Bloomberg, la Procura di Francoforte acquisirà i dettagli delle comunicazioni inviate da Unicredit alla Bafin, l’autorità tedesca di vigilanza finanziaria, in merito alle adesioni all’Ops promossa sulla banca tedesca.
Al momento, viene precisato, non è stato aperto alcun procedimento formale. Il passaggio resta tuttavia politicamente e finanziariamente rilevante, perché si inserisce in un confronto ormai apertissimo tra le due banche, con accuse incrociate sulla correttezza delle informazioni diffuse al mercato.
La tensione era già salita venerdì, quando era emerso che il Consiglio di fabbrica di Commerzbank aveva incaricato il proprio presidente di presentare una denuncia per presunta manipolazione del mercato. Il nodo riguarda la rappresentazione della partecipazione di Unicredit e, in particolare, il peso delle azioni effettivamente detenute rispetto alle posizioni costruite tramite strumenti derivati. Commerzbank sostiene che il mercato possa essere stato indotto in errore sulla reale consistenza della quota in mano alla banca italiana. Unicredit respinge invece ogni contestazione e rivendica la correttezza delle comunicazioni effettuate.
L’amministratrice delegata di Commerzbank, Bettina Orlopp, è tornata a difendere la posizione dell’istituto tedesco, replicando direttamente alle dichiarazioni arrivate da Piazza Gae Aulenti. «Non abbiamo fatto nulla di fuorviante, abbiamo semplicemente presentato i fatti con diligenza», ha affermato la manager, definendo il comunicato di Unicredit «leggermente irritante».
Unicredit, dal canto suo, ha deciso di passare al contrattacco. Dopo giorni di rilievi e insinuazioni provenienti dalla banca tedesca, l’istituto guidato da Andrea Orcel ha coinvolto a sua volta la Bafin, chiedendo di valutare se siano state assunte iniziative idonee a compromettere la regolarità e l’integrità del processo di offerta. La banca italiana si è inoltre riservata di ricorrere a tutti gli strumenti disponibili per tutelare la propria posizione.
Nel merito, Unicredit ribadisce di aver utilizzato i modelli informativi previsti dalla normativa vigente e di aver comunicato correttamente al mercato le informazioni relative all’offerta. La banca sottolinea inoltre che l’obiettivo minimo dell’Ops è già stato raggiunto, con il superamento della soglia del 30% del capitale. È un passaggio non secondario: alla luce della quota detenuta e delle adesioni già raccolte, Unicredit potrebbe esercitare in prospettiva un’influenza significativa su Commerzbank, con effetti potenziali sulla governance e sulle future scelte manageriali dell’istituto tedesco.
Il confronto si gioca anche sulla lettura del comportamento dei fondi istituzionali. Commerzbank ha evidenziato che, tra i soggetti che hanno aderito finora, figurerebbero soprattutto banche d’affari e non grandi investitori istituzionali. I principali fondi, dal canto loro, tendono spesso a decidere nelle ultime fasi delle operazioni, quando il quadro informativo è più completo e quando è chiaro se l’offerente intenda o meno migliorare i termini dell’offerta.
Al momento, il mercato attende anzitutto di capire se Unicredit presenterà un rilancio. In realtà, non emergerebbero segnali concreti in questa direzione e l’ipotesi prevalente resta quella di un mancato aumento dei termini. Una volta sciolto questo nodo, potrebbero arrivare le decisioni definitive dei principali investitori istituzionali.
In tutto questo sono salite ancora leggermente le adesioni all’Ops di Unicredit su Commerzbank, dall’11,86% comunicato venerdì all’11,91% di ieri. Con il 26,77% già in possesso, il gruppo di Piazza Gae Aulenti arriva a detenere in azioni il 38,68% dell’istituto tedesco, secondo quanto emerge dalle comunicazioni obbligatorie sui risultati parziali dell’offerta la cui prima parte si chiude alla mezzanotte di oggi. Continua a rimanere invariata la parte in derivati (che sono solo a regolamento in contanti e quindi non prevedono la consegna di ulteriori azioni) che è al 13,19%. Così come è immutato il 3,22% in strumenti. L’esposizione potenziale è dunque del 55,09%.
Il titolo del secondo gruppo bancario italiano ha fermato ieri la sua corsa a Piazza Affari a 74,57 euro, in aumento dell’1,73%.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 16 giugno con Carlo Cambi
Roberto Vannacci (Ansa)
L’exploit di Futuro nazionale (secondo Swg, ha appaiato la la Lega al 5,3%) certifica che gli elettori vogliono che le promesse delle urne siano mantenute. Dai ministri in giù, tanti l’hanno capito. E pure la sinistra trema.
Scompiglio generale: la discesa in campo di Roberto Vannacci ha l’effetto di spostare il focus della politica italiana dagli slogan ai risultati, dai post sui social ai dati, dalla propaganda alla realtà, nuda e cruda.
Come il nostro giornale va ripetendo da qualche tempo, per il centrodestra un pungolo come quello di Futuro nazionale non può che essere salutare. A un anno dalle elezioni politiche, infatti, la maggioranza, che forse si stava un po’ adagiando sulla assenza di avversari credibili, ora si trova a fare i conti con un probabile, o quantomeno possibile, alleato che però ha la libertà di ricordare al centrodestra che alcuni degli impegni elettorali non sono stati pienamente mantenuti che sia per colpa dei vincoli europei, dei magistrati, delle crisi internazionali o delle congiunture astrali. Vannacci attua un pressing alto sul governo, che può rispondere in due modi: lanciare la palla più lontano possibile (tattica ch, però, serve solo a prendere tempo) o costruire gioco con impegno, precisione e determinazione, per vincere la partita. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, come abbiamo scritto ieri, ha scelto questa seconda strada, promettendo, per il 2026, il «superamento della soglia simbolo dei 10.000 rimpatri, che non è mai avvenuto in Italia», aggiungendo di aver già «dato mandato» agli uffici di lavorare al traguardo, poiché «in questo quadriennio abbiamo accresciuto il numero» delle espulsioni di stranieri irregolari. Lo stesso Piantedosi ha aggiunto che ci saranno difficoltà dovute a ricorsi e cavilli, ma insomma: il messaggio di Vannacci sul piano della lotta alla immigrazione clandestina sembra essere stato recepito come stimolo, in positivo.
Ieri, altra conferma, arrivata stavolta da Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e soprattutto leader di Forza Italia, bersaglio polemico preferito del generale e della sua «sporca dozzina». Mentre i suoi avversari interni, come ad esempio Roberto Occhiuto, rilasciano interviste al vetriolo contro il generale, Tajani, che sa bene che un accordo con Vannacci è quasi indispensabile, va sul concreto: «Io mi occupo», risponde il leader di Fi all’ennesima domanda su Futuro nazionale, «non mi preoccupo, mi occupo di quello che devo fare. Quindi, non ho mai problemi, cerco di fare tutto ciò che serve e dare risposte ai cittadini. Se il centrodestra sarà in grado di dare risposte concrete, come stiamo facendo, perché i dati dell’export dimostrano che il governo sta lavorando bene, sta sostenendo il mondo delle imprese. Questi sono risultati che sono convinto che gli italiani premieranno. Il resto sono chiacchiere, sono un po’ un teatrino della politica. Io credo che sia questo quello che noi dobbiamo fare: dare risposte concrete ai cittadini italiani, questo governo lo sta facendo e vogliamo farlo sempre di più».
Traduzione: Vannacci non è la malattia ma il sintomo, se cresce nei consensi attirando gli elettori delusi dal governo centrodestra, deve essere il governo di centrodestra a recuperare questi elettori, attraverso i fatti. Del resto, mentre chi non ha ruoli di governo o alte responsabilità di partito fa ragionamenti sui massimi sistemi, chi è impegnato ogni giorno su problemi concreti non considera Vannacci un avversario del centrodestra. È il caso del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, pure lui di Forza Italia, che non solo condivide con il generale l’esigenza di puntare sul nucleare di ultima generazione, ma in una intervista alla Verità fa sfoggio di sano realismo rispondendo a una domanda sull’eventuale accordo con Fn: «Le alleanze politiche tra partiti si fanno su programmi e posizioni condivise. Al momento», risponde Pichetto Fratin, «mi sembra che siamo ancora lontani da questa valutazione, ma manca ancora un anno. Non escludo nulla: quando si costruisce un programma di governo bisogna essere concreti, e le posizioni che si leggono sui manifesti tendono ad ammorbidirsi».
Dunque, Vannacci pungola il centrodestra, ma quello che nessuno di noi poteva aspettarsi è che pungolasse pure il centrosinistra. Incredibile ma vero, nel Pd c’è chi si dissocia dagli insulti al grido di «Fascista!» e invita i suoi compagni di partito a darsi una sveglia commentando il fenomeno-generale. Trattasi di Stefano Bonaccini, sconfitto da Elly Schlein alle primarie per la segreteria del Pd, alleatosi prontamente con la sua avversaria e diventato presidente del partito: «Con l’antifascismo», dice Bonaccini a La Stampa, «non abbiamo sconfitto Giorgia Meloni, né basterà a sconfiggere Vannacci. Il Paese è alle soglie della recessione, le bollette energetiche e il caro carburante erodono il potere d’acquisto delle famiglie e colpiscono le imprese: l’estrema destra si nutre di questo malessere e lo trasforma in rancore militante. Il nostro compito è offrire risposte concrete, non fare liste di proscrizione. Sottovalutare la destra», aggiunge Bonaccini, «va evitato come la peste: non vinceremo solo per il fallimento del governo Meloni. In questo considero Vannacci davvero un campanello per tutti».
Futuro nazionale, intanto, incassa il pareggio con la Lega nei sondaggi (5,3% per entrambi i partiti secondo Swg per il Tg di La7) e Vannacci pubblica un video da Bruxelles: «Remigrazione! Grazie anche al mio voto in commissione Libe del Parlamento europeo», dice il generale, «abbiamo approvato il nuovo regolamento per il rimpatrio degli immigrati illegali. La remigrazione inizia anche da Bruxelles». Gli applausi in sottofondo ovviamente non sono per lui, ma l’effetto, occorre riconoscerlo, è scenicamente notevole.
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