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2018-08-13
I visitatori dei parchi divertimento aumentano del 10%, quelli dei musei 50 volte meno
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Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti.
Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
INFOGRAFICA
Da Avatar a Harry Potter: le tecnologie immersive conquistano i parchi a tema

A 64 anni dalla nascita del primo parco di divertimenti Disney, i protagonisti del settore sentono il bisogno di restare al passo con le ultime tecnologie e le aspettative dei loro visitatori. Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva.
Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive.
Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro.
Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente.
Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele.
Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente.
Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare.
Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza.
Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.
Mariella Baroli
Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo

The Holy Land Experience
Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».
Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo.
In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti.
Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male».
Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra.
Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc.
Marianna Baroli
Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016

Gardaland
Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.
In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana».
Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti».
Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor.
Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.
Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar.
Marianna Baroli
Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca
GiphyPrima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai.
Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.
Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932.
Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale.
A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900.
Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.
Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove.
Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.
Mariella Baroli
I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro
GiphyAltro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.
Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.
Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20.
Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.
«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met.
Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.
Ignazio Mangrano
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I primi 25 parchi di divertimenti al mondo attraggono 244 milioni di visitatori. Il trend cresce quasi del 10%. I musei invece segnano solo una percentuale dello 0,2%. Balzano quelli italiani con un incremento di visitatori del 10%. Peccato abbiano incassato in tutto incassato 193 milioni di euro. (Quello della Bibbia di Washington da solo ha registrato un fatturato di 168 milioni). Le nuove tecnologie vengono incontro all'esigenza delle grandi strutture. Dopo il mondo dedicato a Pandora a Walt Disney World e Harry Potter agli Universal Studios, il futuro dei sistemi immersivi sarà il protagonista delle aree tematiche dedicate a Star Wars che apriranno in California e in Florida nel 2019.Nani che ballano al ritmo di musica techno, la riproduzione di Gerusalemme al tempi di Gesù e uno spazio dedicato a quello che succede quando ci si siede sul wc. Guida ai parchi più strambi del mondo.Meglio il settore dei parchi divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto allo scorso anno. Primo in classifica per gradimento degli ospiti è invece Leolandia, in provincia di Bergamo. Bene anche Mirabilandia, Etnaland e Cinecittà World. Il parco più antico del mondo è il Bakken, si trova in Danimarca. Costruito nel 1932 al suo interno si può sperimentare il primo rollorcoaster costruito in legno.Lo speciale contiene 6 articoli.Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti. Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 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Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva. Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive. Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro. Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente. Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele. Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente. Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare. Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza. Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="il-freak-che-piace-guida-ai-parchi-tematici-piu-strani-al-mondo" data-post-id="2594776061" data-published-at="1779795346" data-use-pagination="False"> Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo The Holy Land Experience Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo. In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti. Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male». Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra. Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="meglio-il-divertimento-in-italia-per-gardaland-10-di-visitatori-rispetto-al-2016" data-post-id="2594776061" data-published-at="1779795346" data-use-pagination="False"> Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016 Gardaland Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana». Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti». Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor. Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-parco-piu-antico-del-mondo-si-trova-in-danimarca" data-post-id="2594776061" data-published-at="1779795346" data-use-pagination="False"> Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca Giphy Prima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai. Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932. Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale. A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900. Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove. Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="i-musei-italiani-nel-2017-hanno-incassato-193-milioni-di-euro" data-post-id="2594776061" data-published-at="1779795346" data-use-pagination="False"> I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro Giphy Altro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20. Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met. Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.Ignazio Mangrano
Il 22enne Jaggay Naber è stato fermato dagli uomini della Digos di Reggio Emilia (Polizia di Stato)
Stando alla ricostruzione degli inquirenti voleva compiere un attentato, proprio a Reggio, in una affollata serata di festa. Ma, a contrario di quanto accaduto con El Koudri, è stato fermato in tempo. Naggay era già noto alle forze dell’ordine che da due anni ne monitoravano i suoi movimenti. Più volte, infatti, si era dichiarato sostenitore dello Stato islamico e pronto a organizzare un attentato. La Germania pesa enormemente nel racconto giudiziario. Naggay viene descritto come un ragazzo ossessionato dall’universo jihadista già dal 2019, quando mostrava ai compagni «video di decapitazioni». Poi arrivano gli episodi sempre più inquietanti: falsi allarmi bomba, minacce di attentati nelle stazioni ferroviarie, lettere dal carcere in cui rivendica simpatia per Hamas e Isis, fantasie di ostaggi e martirio. Arrivato in Italia, dopo la sua espulsione da soggetto «pericoloso», è stato seguito dal Centro di salute mentale reggiano, poi ha interrotto il percorso e giovedì scorso, a pochi giorni dall’attentato di Modena, secondo l’accusa, sarebbe stato anche lui pronto a colpire. È stata la madre a segnalare alla polizia le intenzioni del ragazzo, dopo che questi le aveva aveva mandato un messaggio valutato come inequivocabile, nel quale dichiarava di «andare in centro con un coltello a picchiare le persone». E Reggio Emilia, giovedì scorso, già dal pomeriggio era più affollata del solito, perché al palazzetto era prevista una importante partita di pallacanestro: Reggiana Basket contro Olimpia Milano mentre in centro era in corso anche uno spettacolo musicale. Naggay è stato fermato dalla polizia mentre si dirigeva a piedi, da solo, proprio nell’area della movida. Ora è gravemente indiziato del reato di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale e per lui, ieri, il gip ha confermato la custodia cautelare in carcere. Il problema non sarebbe l’appartenenza formale a una cellula terroristica, bensì la disponibilità soggettiva all’azione violenta. È qui che entra in gioco il comma quattro dell’articolo 270 del codice penale. Non serve il soldato inserito nella gerarchia del Califfato. Basta un’adesione concreta e individuale alla prospettiva terroristica. Una prospettiva che proverrebbe dritta dal suo recente passato. Dal 2024, quando era stato arrestato in Germania e condannato a 20 mesi per «simulazione di reato» e «disturbo della quiete pubblica mediante la minaccia di commettere un reato». Nel gennaio 2022, mentre si trovava alla stazione di Friburgo, era stato fermato per un controllo dalla polizia e in quell’occasione ha dichiarato di avere con sé un’arma «per commettere un attentato in nome dello Stato Islamico». Nell’aprile dello stesso anno aveva spontaneamente chiamato la stazione di polizia di Villingen, comunicando che stava per commettere un attentato dinamitardo, aggiungendo di aver «ricevuto da un siriano, conosciuto tramite un gruppo Telegram, uno zaino con all’interno una bomba collegata a distanza che avrebbe depositato nella stazione ferroviaria». A seguito di questa chiamata, le stazioni di Offenburg e Lahr erano state chiuse per diverse ore con il blocco totale della circolazione. Nel giugno dello stesso anno è stato arrestato, dichiarato socialmente pericoloso sottoposto a visita psichiatrica, per poi finire nel penitenziario minorile di Adelsheim. E anche lì avrebbe ribadito più volte la sua volontà di agire. Un giorno, per esempio, come riportato nell’ordinanza, avrebbe chiesto al responsabile dell’area lavoro della struttura di poter cercare su internet il sito di un negozio di bricolage. Una volta trovato, aveva digitato sul sito della catena la parola «ascia» e ne aveva poi selezionata una tra quelle offerte in vendita. Alla richiesta di spiegazioni, aveva dichiarato di volersi «recare alla stazione ferroviaria di Mosbach-Neckarelz per compiere una vendetta per l’uccisione da parte dei tedeschi di Abu Talha Al-Almani», un rapper, morto nel gennaio 2018 in Siria dove aveva raggiunto lo Stato islamico. E per mostrarsi più credibile Naggay avrebbe aggiunto i dettagli dell’operazione che stava pianificando: «Dato che tra quattro mesi sarò rilasciato, comincio subito a pianificare il tutto. Lo faccio per l’Isis perché per me la Germania non è uno Stato finché non sarà islamica e governata dall’Isis». Poi avrebbe affermato a più riprese che «la violenza è un mezzo legittimo per manifestare le proprie convinzioni religiose».
Atteggiamenti che gli sono costati perizie e cure psichiatriche. Poi c’è la chat di Telegram, il vero detonatore dell’inchiesta italiana. Con al centro una conversazione che il giudice interpreta come un dialogo con un possibile reclutatore o intermediario dell’Isis. L’interlocutore usa termini tipici del gergo jihadista: «Lone wolf (lupo solitario, ndr)» e «gruppo specializzato». Si parla di video di adesione al Daesh, di soldi, di «produzione di tossine» e di «lezioni di manifattura». Il giudice insiste soprattutto su un elemento: l’altro interlocutore pretende «prove» della fedeltà ideologica di Naggay prima di aiutarlo. «Qualsiasi cosa che dimostri che sei un sostenitore». Una provocazione alla quale l’indagato replica con una promessa: «Registrerò un video in cui dichiarerò di essere sostenitore dell’Isis». L’istigatore, però, chiede altre conferme: «Quando puoi girarlo? Fino ad allora non posso aiutarti (economicamente)». Ed è a quel punto che fornisce all’allievo un inquietante suggerimento: quello di assumere l’identità di un «lone wolf». Un lupo solitario.
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Simone Venturini (Ansa)
Il più giovane tra i candidati nella corsa a Ca’ Farsetti ha superato il diretto avversario del campo largo, Andrea Martella, 58 anni, segretario regionale del Pd, assestando un sonoro schiaffone alla sinistra che non è andata oltre al 40%. Non c’è bisogno di ballottaggio, e quello che è accaduto in Laguna è un test politico importante. «Sarebbe una grande gioia», era stato il primo commento di Giorgia Meloni al risultato che si prospettava, riferito dal senatore di Fdi Raffaele Speranzon.
Qualcuno ha fatto notare che a Venezia il No al referendum costituzionale sulla giustizia aveva preso il 55% dei voti, eppure questo non si è affatto tradotto in uno spostamento a sinistra dell’elettorato. «La stagione buona», che univa Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Psi, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista non ha convinto gli elettori. E nemmeno sono bastati i voti degli islamici, cercati da Martella mettendo in lista ben sei esponenti della comunità bengalese che da tempo chiedono una moschea a Mestre.
Il candidato della mega coalizione «da sindaco darà a Venezia quel cambiamento che Venezia domanda», prometteva sul palco in piazza Ferretto la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, in chiusura di campagna elettorale. Previsione sbagliata, i desideri dei veneziani non sono stati intercettati a sinistra. A Cà Farsetti siederà Venturini. «È un risultato importante e un apprezzamento personale», ha commentato il neo sindaco a caldo, mentre si faceva festa in Galleria Matteotti a Mestre, suo quartier generale assieme alla sede elettorale di Campo Santa Marina, nel centro storico di Venezia, che ad aprile venne imbrattata con cartelli offensivi e intimidatori.
«Un risultato che arriva dopo due mesi impegnativi, ma dopo undici anni di storia personale al servizio della città», ha precisato Venturini. «In questa campagna mi sono sempre presentato come Simone, un ragazzo che da Marghera è partito, ha fatto la gavetta, si è impegnato nel territorio, si è presentato con una civica supportato dal centrodestra e oggi sta ricevendo un buon risultato».
Laureato in giurisprudenza, nato e cresciuto a Marghera, ora residente nella città storica, a 22 anni risultò il più giovane eletto nel Consiglio comunale veneziano. Nel 2015 scese in campo con la lista civica «fucsia» di Brugnaro, fu il più votato e diventò assessore con la delega a Coesione Sociale, Lavoro, Infrastrutture e Sviluppo economico.
Nel corso del mandato 2015-2020 aveva ricoperto ulteriori incarichi all’interno di commissioni e organismi locali e nazionali, nel 2020 venne rieletto sempre nella lista dell’ex sindaco. Ieri, con la lista civica «gialla» sostenuta dal centrodestra ha dimostrato di saper conoscere gli abitanti della sua città. Tra gli obiettivi, vuole una Venezia a misura di giovani «anche in chiave residenziale», come aveva dichiarato alla Verità.
Alla chiusura dei seggi l’affluenza definitiva nel comune di Venezia, con tutte le 256 sezioni conteggiate, è stata del 55,87%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2020 (62,23%). Hanno votato 112.701 elettori su 201.713 iscritti (55,87%). Erano otto, tutti uomini, i candidati alla carica di primo cittadino alle elezioni comunali di Venezia.
Oltre a Venturini e a Martella, in grande distacco gli altri nomi in lista, che erano con «Prima il Veneto» Pierangelo Del Zotto, 63 anni, ex assessore al Bilancio della provincia di Venezia; con le liste civiche «Abc-Ambiente Bene Comune» e «Venezia Pace Lavoro» Giovanni Andrea Martini, 70 anni, docente in pensione e già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano; con «Ora!» Michele Boldrin, 69 anni, economista e docente universitario alla Washington University in Saint Louis, che è risultato tra i più votati tra i «minori». Con la lista civica «Città vive» Claudio Vernier, 49 anni, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco; Roberto Agirmo, 58 anni, imprenditore turistico, era il candidato di «Resistere Veneto» mentre Luigi Corò, 62 anni, ex assessore di An a Mirano, esponente di Futuro Nazionale, si presentava con la lista «Futuro per Venezia Mestre». Tutti hanno portato a casa manciate di voti.
«Per le elezioni comunali di Venezia non mi aspettavo un risultato di questo tipo: era difficile immaginare una débâcle così pesante per il centrosinistra. L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane, che non si è riconosciuto nella candidatura di Andrea Martella. Proprio quei giovani che poche settimane fa avevano fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto», ha dichiarato il filosofo Massimo Cacciari, due volte sindaco di Venezia.
Si è votato anche in due Comuni della città metropolitana Venezia. A Cavallino-Treporti, dove è stata riconfermata Roberta Nesto con la sua civica orientata verso il centro destra e a Torre di Mosto dove è stato eletto Andrea Marchesin, sostenuto dal centrodestra (Fi, Fdi, Lega, Udc, Torre di Mosto).
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Geopolitica, intelligenza artificiale e industria: a Trento economisti, imprenditori e politici esaminano i nuovi assetti mondiali.
Innovazione, sostenibilità, tecnologia e, soprattutto, trasformazioni geopolitiche ridefiniscono oggi gli equilibri economici globali. Un contesto in cui le imprese italiane sono chiamate a compiere l'ennesimo salto di qualità: trasformare la complessità in valore strategico. Questo numero di Industria analizza, a partire dai protagonisti del Festival dell'Economia di Trento, i «nuovi poteri» - dall’intelligenza artificiale alla ridefinizione delle filiere produttive, fino alle sfide della sicurezza e del lavoro del futuro – interpretando reazioni e ripercussioni su sistema economico e produzione industriale. È proprio in questo scenario che si inserisce il contributo di Gieffe Research, piattaforma integrata di trasferimento tecnologico e advisory industriale. «Lavoriamo per creare connessioni concrete tra innovazione, organizzazione aziendale e strategia industriale, aiutando le imprese a trasformare gli investimenti tecnologici in vantaggi competitivi reali», sottolinea il fondatore di Gieffe Research, Fabio Glave. «Oggi il mercato richiede una capacità di lettura multidimensionale dei processi industriali: non basta introdurre nuove tecnologie, bisogna saperle integrare all’interno di una governance efficiente e orientata alla crescita strutturata». Il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, si concentra invece su criticità e prospettive della manifattura italiana, dalla crescita di export e made in Italy al rafforzamento delle Pmi.
Lavoro e sicurezza, le voci del governo. Innovazione e intelligenza artificiale stanno già modificando professioni e competenze, imponendo nuovi modelli organizzativi e investimenti continui nella formazione. Su scuola e lavoro intervengono Paola Frassinetti, sottosegretario al ministero dell’Istruzione e del merito, e Marina Calderone, ministro del Lavoro, che commenta il recente Dl 1° maggio, un provvedimento che «guarda in particolare all’inclusione lavorativa dei disoccupati di lunga durata, alle giuste retribuzioni e a un patto di responsabilità con le parti sociali per la qualificazione dell’occupazione in Italia». A concepire la sicurezza come visione integrata, dal contrasto alla criminalità al riutilizzo dei beni confiscati, è il sottosegretario dell'Interno, Wanda Ferro: «Il governo sta lavorando su una strategia complessiva che tiene insieme controllo del territorio, rigenerazione urbana, legalità e prevenzione sociale, dove si inseriscono anche operazioni come «Strade Sicure», «Stazioni Sicure» e il modello Caivano», che segna il ritorno dello Stato nei territori più difficili.
Il modello Trento. Trento, capitale dell'economia durante la kermesse dello Scoiattolo, punta ad alzare l'asticella in termini di sostenibilità e inclusione. Il sindaco Franco Ianeselli non nasconde le sfide: espansione della rete ciclabile, nuovo hub intermodale, circonvallazione ferroviaria, incremento del verde umano, progetti di edilizia a canone moderato, incentivi agli affitti a lungo termine e azzeramento delle liste di attesa per gli asili nido. Dal canto suo, l'Università degli Studi di Trento si propone come luogo capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di aiutare i giovani a interpretare un mondo sempre più complesso. Il rettore Flavio Deflorian sottolinea l’importanza di una didattica partecipativa, alimentata dal dialogo continuo tra studenti e docenti, con l’obiettivo di «dare un senso alla conoscenza». Per mantenere alta la qualità della ricerca e della formazione, l’Ateneo deve continuare a investire in infrastrutture, servizi, internazionalizzazione e capacità di attrarre talenti.
Un nuovo ordine internazionale. Il Festival dell'Economia di Trento (20-24 maggio) si conferma osservatorio privilegiato sulle traiettorie del cambiamento, con oltre 700 relatori tra Premi Nobel, economisti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Quest'anno il tema è «Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani». Da un lato si prendono in esame i nuovi centri di potere come le Big Tech, che detengono le chiavi dell’intelligenza artificiale, e le autarchie di Russia e Cina; dall’altro, le paure e le aspettative dei giovani. In primo piano c'è la geopolitica. Saranno ben 14 i panel targati Ispi. «La vera trasformazione è che economia e sicurezza sono ormai inseparabili», spiega Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’Ispi e membro dell’advisory board del Festival. «Conta chi domina le tecnologie avanzate, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, i dati, l’energia, le terre rare, le rotte marittime, le infrastrutture di gitali e finanziarie». L’economista Alessandro Terzulli (presidente GEI) anticipa a Industria il contenuto del panel «Commercio internazionale e potere dei dazi», con l’evoluzione delle barriere commerciali dal 2009 alle presidenze Trump. «Osserviamo la Weaponisation del commercio internazionale, sempre più un’arma geopolitica», che esercita un forte impatto inevitabilmente anche sulle imprese. Al Festival dell'Economia parteciperà anche Giulio Sapelli, il cui panel si concentrerà sul ruolo strategico dell’India e sul nuovo assetto globale. «Si sta consolidando l’intera area dell’Indo-Pacifico, una regione che negli ultimi anni è diventata il centro strategico delle nuove dinamiche economiche e geopolitiche mondiali».
Anche la cultura è un'infrastruttura economica cruciale per il Paese. Dalla tutela del diritto d’autore alla rigenerazione degli attrattori culturali diffusi, fino al ruolo della cultura come nuovo «soft power» italiano, Luigi Abete, presidente di Confindustria Cultura Italia, traccia una prospettiva che unisce impresa, territorio e identità. Tra i volti della manifestazione c'è anche quello di Giovanni Malagò, reduce dai successi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina e ufficialmente candidato alla presidenza della Figc.
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