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2018-08-13
I visitatori dei parchi divertimento aumentano del 10%, quelli dei musei 50 volte meno
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Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti.
Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
INFOGRAFICA
Da Avatar a Harry Potter: le tecnologie immersive conquistano i parchi a tema

A 64 anni dalla nascita del primo parco di divertimenti Disney, i protagonisti del settore sentono il bisogno di restare al passo con le ultime tecnologie e le aspettative dei loro visitatori. Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva.
Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive.
Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro.
Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente.
Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele.
Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente.
Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare.
Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza.
Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.
Mariella Baroli
Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo

The Holy Land Experience
Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».
Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo.
In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti.
Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male».
Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra.
Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc.
Marianna Baroli
Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016

Gardaland
Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.
In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana».
Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti».
Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor.
Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.
Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar.
Marianna Baroli
Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca
GiphyPrima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai.
Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.
Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932.
Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale.
A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900.
Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.
Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove.
Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.
Mariella Baroli
I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro
GiphyAltro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.
Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.
Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20.
Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.
«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met.
Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.
Ignazio Mangrano
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I primi 25 parchi di divertimenti al mondo attraggono 244 milioni di visitatori. Il trend cresce quasi del 10%. I musei invece segnano solo una percentuale dello 0,2%. Balzano quelli italiani con un incremento di visitatori del 10%. Peccato abbiano incassato in tutto incassato 193 milioni di euro. (Quello della Bibbia di Washington da solo ha registrato un fatturato di 168 milioni). Le nuove tecnologie vengono incontro all'esigenza delle grandi strutture. Dopo il mondo dedicato a Pandora a Walt Disney World e Harry Potter agli Universal Studios, il futuro dei sistemi immersivi sarà il protagonista delle aree tematiche dedicate a Star Wars che apriranno in California e in Florida nel 2019.Nani che ballano al ritmo di musica techno, la riproduzione di Gerusalemme al tempi di Gesù e uno spazio dedicato a quello che succede quando ci si siede sul wc. Guida ai parchi più strambi del mondo.Meglio il settore dei parchi divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto allo scorso anno. Primo in classifica per gradimento degli ospiti è invece Leolandia, in provincia di Bergamo. Bene anche Mirabilandia, Etnaland e Cinecittà World. Il parco più antico del mondo è il Bakken, si trova in Danimarca. Costruito nel 1932 al suo interno si può sperimentare il primo rollorcoaster costruito in legno.Lo speciale contiene 6 articoli.Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti. Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 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Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva. Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive. Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro. Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente. Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele. Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente. Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare. Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza. Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="il-freak-che-piace-guida-ai-parchi-tematici-piu-strani-al-mondo" data-post-id="2594776061" data-published-at="1771460913" data-use-pagination="False"> Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo The Holy Land Experience Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo. In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti. Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male». Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra. Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="meglio-il-divertimento-in-italia-per-gardaland-10-di-visitatori-rispetto-al-2016" data-post-id="2594776061" data-published-at="1771460913" data-use-pagination="False"> Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016 Gardaland Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana». Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti». Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor. Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-parco-piu-antico-del-mondo-si-trova-in-danimarca" data-post-id="2594776061" data-published-at="1771460913" data-use-pagination="False"> Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca Giphy Prima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai. Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932. Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale. A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900. Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove. Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="i-musei-italiani-nel-2017-hanno-incassato-193-milioni-di-euro" data-post-id="2594776061" data-published-at="1771460913" data-use-pagination="False"> I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro Giphy Altro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20. Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met. Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.Ignazio Mangrano
Il deserto di Wadi Rum in Giordania (iStock)
Il Wadi Rum, una delle aree desertiche più iconiche al mondo e patrimonio dell’Unesco, punta a diventare progressivamente plastic free. Al centro del progetto ci sono la tutela di un ecosistema fragile e la creazione di almeno 100 nuovi posti di lavoro, con un’attenzione particolare all’inclusione femminile. L’iniziativa si svolge nel Sud della Giordania, tra Aqaba e l’area protetta del Wadi Rum, e vede l’Italia protagonista con il contributo di Plastic Free Onlus.
Il percorso è nato dal dialogo con Sua Eccellenza Thabet Al-Nabulsi, Commissario al Turismo e agli Affari del Sud del governo giordano, con l’obiettivo di definire una strategia concreta per ridurre la plastica nelle aree protette del Paese. La strategia si inserisce nella più ampia politica ambientale giordana, guidata dalla Casa Reale, che punta a trasformare la Giordania in uno dei Paesi più green del Medio Oriente.
Plastic Free Onlus, attiva dal 2019 nella lotta contro l’inquinamento da plastica, accompagna il progetto con la sua esperienza sul campo. Dal 2024, le missioni dell’associazione nel Wadi Rum hanno già portato alla rimozione di oltre tre tonnellate di rifiuti, tra plastica, lattine, copertoni e mozziconi di sigaretta, anche nelle zone più remote del deserto. Le operazioni sono state realizzate in collaborazione con i beduini locali e i ranger della riserva naturale.
Una delle operazioni di pulizia ambientale condotte da Plastic Free Onlus in Giordania
«L’incontro con Sua Eccellenza Al-Nabulsi rappresenta un passaggio strategico fondamentale per costruire un modello sostenibile che unisca tutela ambientale e sviluppo sociale – spiega Silvia Pettinicchio, Global strategy director di Plastic Free Onlus –. L’azione concreta sul campo è la base di ogni strategia credibile: abbiamo rimosso tonnellate di rifiuti e costruito relazioni solide con la comunità locale. Rendere plastic free il Wadi Rum significa proteggere uno degli ecosistemi più preziosi della regione e generare nuove opportunità economiche per le persone del territorio. Non c’è vera sostenibilità senza inclusione sociale, e per questo il coinvolgimento delle donne è centrale nel progetto».
Nei prossimi giorni sono previste nuove spedizioni di pulizia congiunte tra Plastic Free e i ranger del Wadi Rum. Saranno il primo passo concreto verso una trasformazione strutturale che punta a coniugare ambiente, sviluppo economico e cooperazione internazionale.
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Giovanni Lindo Ferretti (Getty Images)
E l’accadere nella vita di Ferretti è che a un certo punto doveva essere strappato all’eremo, tornare fra gli altri mortali. Il sentiero che lo ha riportato nel mondo è il cuore di Ora et labora (Compagnia editoriale Aliberti), la nuova edizione di un libro splendido che in origine era dedicato alla preghiera e che in questa versione aggiornata deve ritrovare anche il tempo della vita vissuta nel quotidiano: il lavoro, l’incontro con gli altri esseri umani, il ritorno di Giovanni Lindo sul palco, lì dove abbiamo imparato a conoscerlo e ad amarne l’arte. «Prego, ogni giorno non sempre come vorrei, come si deve, ma prego ne sento necessità, ne traggo beneficio, comunque», scrive. «C’è altro? Sì, lavoro per quel che mi è dato, che so, che posso, fin che potrò ora et labora quindi. Sì, come sempre nei secoli dei secoli. Amen». Questo altro è appunto la riunione dei Cccp, le mostre celebrative, i concerti di successo, di nuovo le luci calde dei riflettori che si sostituiscono a quelle fioche della candela interiore dello spirito.
Ferretti si fa strappare alla sua dimora montana non senza fatica. «Ho già detto quanto il mio cristianesimo affiori da un substrato barbarico pagano, in continuità», racconta. «È una connotazione storico geografica culturale: le cose accadono, agli uomini farne tesoro, con tutta l’attenzione necessaria. Ancora pochi anni fa mi auguravo con nota di sarcasmo gli arresti domiciliari in senso lato: il perimetro della mia valle, l’ambito della mia comunità seppur residuale. La immaginavo comunità di destino. Qui stava il vivere, fuori la costrizione. Qui la pace, fuori l’inquietudine, il disagio. Poi tutto si è rigirato. Fuori Felicitazioni! Qui Condoglianze! Non è stato facile e non lo è. Una infinita tristezza ammanta lo sguardo ma non vorrei essere che qui, in questa incerta ora. Sia fatta la Tua volontà. È il cuore pacificato di chi prega ora et labora per quel che ti è dato. Amen. Così dopo i 70 avvenne che tornai sul palco».
Sembra il racconto del Parsifal: Ferretti, puro folle ritirato nel mezzo della natura, viene raggiunto dai cavalieri della tavola rotonda, al cui richiamo non gli è dato di resistere. Un giorno arrivano da lui in montagna i vecchi compagni di viaggio. «Fine di settembre... arrivano a Cerreto: Zamboni Annarella Fatur, una foto e un’intervista più di trent’anni dopo, niente di che oltre il piacere di ritrovarsi. Sciocco stupido Ferretti: si apre una voragine. L’ignoto del noto, tutto da scoprire, un pezzo per volta e... in questo presente che capire non sai l’ultima volta non arriva mai». Nel frattempo l’esistenza ritirata continua: «A dicembre muore Scampato, piccola cerimonia domestica: i cavalli per raggiunti limiti di età non saranno più cavalcati, ne siamo intristiti». Ma il seme piantato dalla visita degli amici antichi comincia a dare frutti. Segue una mostra a Reggio Emilia, poi un concerto sempre lì, nel Teatro Valli.
«L’imprevedibile si è imposto, obtorto collo, a tutt’altro interessato non l’ho desiderato. Zamboni, con lui ho scardinato/rimodellato la mia vita. Fatur già bronzo di Riace ora Buddha di giada e pura poesia sgorga in questo sfacelo di chiappe pance in cadenze ammalianti…vota Fatur vota Fatur… Annarella Benemerita Soubrette, Esecutore testamentario, Amministratore delegato, la Bene Gesserit di questo nostro distonico presente. L’imprevedibile si è imposto, funziona per moto proprio funziona proprio bene. Certificazione esterna. Doveva essere solo un’intervista per il film Kissing Gorbachov ma il ritrovarci ci ha travolti: cellula dormiente risvegliata al presente? Che fare? Un ultimo spettacolo. Immobile dove tutto era stato movimento, un ordine dove fu vortice e ordine mai si era visto». La giostra è ripartita, la musica è ricominciata.
«Com’è potuto succedere?», si domanda Ferretti. È solo colpa di Massimo Zamboni e della sua chitarra? «Cantando ho trascorso tutta la mia vita adulta, mi sono garantito sopravvivenza e decoro, mi sono preso cura della mia dimora e dei suoi vecchi. Dei miei giorni, di cani e cavalli. Mai stato facile mai troppo difficile. Mai pensato di fare/essere cantante. Agli inizi era il palco: urlavo, mi agitavo, esibivo strafottente il mio disagio. Sempre, alla mia destra, composto/ciondolante Zamboni, presto, alla mia sinistra, paesaggi mutevoli. Con Annarella e Fatur rigenerammo il palco in spazio teatrale primitivo, cerimoniale, carnale ed ossessivo, penetrato dalla parola e determinato da una musicalità austera e rigorosa. Una torcia accesa che bruciando illumina ed attrae, consumandosi. I concerti di Mosca e Leningrado, già rinominata San Pietroburgo, ne segnarono l’apice. Un ultimo disco, che poi nel tempo risulterà il primo di un nuovo ciclo, a decretarne la fine Epica Etica Etnica Pathos. Conturbante visionario. Pensai di essermi liberato, non ero nato per fare il cantante. Ne ero sicuro. Tornai a vivere sui monti, nella mia casa natale, comprai una cavallina a lungo cercata come viatico per un cammino a ritroso verso l’infanzia. Una necessità impellente improrogabile e mai più disattesa. Pochi anni dopo ero di nuovo sul palco. Un palco nuovo ottimi musicisti e il piacere della musica: CSI KODEMONDO... A tratti percepisco tra indistinto brusio... A ben vedere dal palco non sono più sceso. Potrei scandire la mia vita facendo il conto dei dischi registrati in studio». È vero in fondo: Ferretti dal palco non è più sceso, anche se si è allontanato ed è stato - ed è, con potenza - molto di più di un cantante. Ha scritto libri importanti, di recente ha pubblicato persino un graphic novel. E i suoi album sono stati tutto tranne che un mestiere o una faccenda di soldi, celebrità e applausi. Ha scelto una via impervia, Giovanni Lindo, e non era nemmeno scontato che i fan di un tempo volessero stare a riascoltarlo dal vivo, dopo tutto quello che molti gli hanno tirato addosso negli anni, quando la sua fede cristiana è diventata felicemente pubblica. Eppure, forse, non poteva fare altrimenti. Doveva continuare a pregare, sì, ma non lontano da tutto. Deve pregare per combattere meglio, specie in questo presente frastornato e depresso. «Quando il mondo era giovane gli uomini sembravano non temere nulla se non che il cielo cadesse», scrive Ferretti. «L’ira degli dei, la punizione divina. Il nostro mondo è vecchio, ossessionato da sé stesso, quante paure lo attanagliano? Il mondo si sgretola rotola via. Sembra che il mondo vada a puttane è locuzione volgare ma la considero boccata d’aria fresca, altro tempo, altra baldanza. Quando ero bimbo gli uomini parlavano così». Già, il mondo forse va in rovina, ma ci sono ancora le preghiere a salvarlo, preghiere di pochi forse, ma forti. E poi, con la preghiera, c’è anche il canto. «Il mondo va a puttane è un giudizio inesorabile sul presente, aggiungo quindi alle mie preghiere quotidiane parti del Dies irae con la speranza di volgerle in canto». Il canto di Ferretti che lo ha strappato al suo eremo, ma che per tanti di noi è rassicurante e benefico, curativo. Come sempre, come una preghiera.
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La giudice ha spiegato che l’azienda non può scegliere «a piacere» chi sospendere dal lavoro. La scelta deve seguire regole corrette, fatte con buona fede, senza favoritismi e senza discriminazioni, anche quando alcuni lavoratori hanno limitazioni nello svolgere certe mansioni.
Un punto importante della sentenza riguarda il numero minimo di giornate lavorate durante gli ammortizzatori sociali. Il Tribunale dice che non basta rispettare la percentuale solo formalmente: se poi, nella pratica, alcuni dipendenti restano quasi sempre a casa e altri vengono chiamati molto più spesso, il sistema non è corretto. Questo vale soprattutto quando i lavoratori possono essere spostati su mansioni simili (cioè quando c’è «fungibilità»). Per questi motivi, Stellantis è stata condannata a pagare le differenze di stipendio e anche i due terzi delle spese legali.
In dettaglio, la sentenza si apre con un chiarimento sul quadro di legge: il Decreto legislativo 148/2015 non impone in modo esplicito la rotazione nella Cassa integrazione ordinaria. Però questo non dà all’azienda «carta bianca». La giudice richiama la Cassazione e ricorda che «il potere di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione […] non è incondizionato»: l’impresa deve comunque rispettare «i doveri di correttezza e buona fede» e non può creare discriminazioni, comprese quelle legate a «invalidità o presunta ridotta capacità lavorativa». Il punto centrale è che, anche se la legge non parla di rotazione come obbligo formale, resta un principio di equità e di tutela che non può essere aggirato.
Il Tribunale aggiunge poi che la rotazione diventa concreta e pretendibile quando i lavoratori sono «pienamente fungibili», cioè quando fanno lo stesso lavoro o lavori molto simili. Ed è qui che viene criticato il comportamento aziendale dell’ex Fca: Stellantis, secondo la sentenza, non ha mai spiegato alle rappresentanze sindacali con quali criteri scegliesse chi sospendere, limitandosi a indicare quanti lavoratori erano coinvolti e per quali periodi. Come osserva la giudice, nelle comunicazioni dell’azienda «viene riportato soltanto il numero dei lavoratori interessati […] senza alcun richiamo ai criteri utilizzati». In un contesto come quello delle linee di Termoli, dove la fungibilità è ampia, questa mancanza pesa in modo decisivo.
È un problema che l’Unione sindacale di base denuncia da tempo: dietro la regola del «minimo», spesso si finisce per penalizzare sempre le stesse persone. La sentenza riconosce che una regola che sembra neutra può creare, nei fatti, un’ingiustizia. Non è accettabile aggirare la rotazione lasciando sempre gli stessi lavoratori fuori dal lavoro.
«La pronuncia del giudice di Larino», si legge nella nota dell’Usb lavoro privato Abruzzo e Molise e Rsa Usb Stellantis Termoli, «non è la prima a favore di lavoratori rappresentati dalla nostra organizzazione sindacale ed è un riferimento importante anche per altri dipendenti di Stellantis che ritengano di aver subito trattamenti analoghi. Ancora una volta emerge il ruolo passivo delle organizzazioni sindacali firmatarie del contatto collettivo specifico di lavoro che in questi anni hanno sempre abdicato al ruolo di controllo e di tutela dei lavoratori».
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