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2018-08-13
I visitatori dei parchi divertimento aumentano del 10%, quelli dei musei 50 volte meno
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Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti.
Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
INFOGRAFICA
Da Avatar a Harry Potter: le tecnologie immersive conquistano i parchi a tema

A 64 anni dalla nascita del primo parco di divertimenti Disney, i protagonisti del settore sentono il bisogno di restare al passo con le ultime tecnologie e le aspettative dei loro visitatori. Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva.
Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive.
Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro.
Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente.
Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele.
Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente.
Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare.
Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza.
Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.
Mariella Baroli
Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo

The Holy Land Experience
Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».
Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo.
In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti.
Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male».
Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra.
Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc.
Marianna Baroli
Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016

Gardaland
Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.
In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana».
Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti».
Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor.
Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.
Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar.
Marianna Baroli
Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca
GiphyPrima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai.
Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.
Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932.
Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale.
A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900.
Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.
Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove.
Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.
Mariella Baroli
I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro
GiphyAltro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.
Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.
Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20.
Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.
«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met.
Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.
Ignazio Mangrano
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I primi 25 parchi di divertimenti al mondo attraggono 244 milioni di visitatori. Il trend cresce quasi del 10%. I musei invece segnano solo una percentuale dello 0,2%. Balzano quelli italiani con un incremento di visitatori del 10%. Peccato abbiano incassato in tutto incassato 193 milioni di euro. (Quello della Bibbia di Washington da solo ha registrato un fatturato di 168 milioni). Le nuove tecnologie vengono incontro all'esigenza delle grandi strutture. Dopo il mondo dedicato a Pandora a Walt Disney World e Harry Potter agli Universal Studios, il futuro dei sistemi immersivi sarà il protagonista delle aree tematiche dedicate a Star Wars che apriranno in California e in Florida nel 2019.Nani che ballano al ritmo di musica techno, la riproduzione di Gerusalemme al tempi di Gesù e uno spazio dedicato a quello che succede quando ci si siede sul wc. Guida ai parchi più strambi del mondo.Meglio il settore dei parchi divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto allo scorso anno. Primo in classifica per gradimento degli ospiti è invece Leolandia, in provincia di Bergamo. Bene anche Mirabilandia, Etnaland e Cinecittà World. Il parco più antico del mondo è il Bakken, si trova in Danimarca. Costruito nel 1932 al suo interno si può sperimentare il primo rollorcoaster costruito in legno.Lo speciale contiene 6 articoli.Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti. Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 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Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva. Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive. Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro. Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente. Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele. Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente. Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare. Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza. Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="il-freak-che-piace-guida-ai-parchi-tematici-piu-strani-al-mondo" data-post-id="2594776061" data-published-at="1774184144" data-use-pagination="False"> Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo The Holy Land Experience Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo. In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti. Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male». Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra. Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="meglio-il-divertimento-in-italia-per-gardaland-10-di-visitatori-rispetto-al-2016" data-post-id="2594776061" data-published-at="1774184144" data-use-pagination="False"> Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016 Gardaland Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana». Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti». Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor. Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-parco-piu-antico-del-mondo-si-trova-in-danimarca" data-post-id="2594776061" data-published-at="1774184144" data-use-pagination="False"> Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca Giphy Prima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai. Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932. Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale. A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900. Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove. Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="i-musei-italiani-nel-2017-hanno-incassato-193-milioni-di-euro" data-post-id="2594776061" data-published-at="1774184144" data-use-pagination="False"> I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro Giphy Altro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20. Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met. Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.Ignazio Mangrano
(IStock)
Follia pura. Nessuna logica economica. Sprezzo della realtà. Menefreghismo totale nei confronti delle conseguenze di queste misure. Poiché gas, benzina e gasolio sono aumentati un secondo dopo l’attacco all’Iran, da parte di Israele e degli Stati Uniti, dovrebbe risultare chiaro ed evidente anche a un cretino che gli aumenti sono stati compiuti da compagnie che hanno speculato: non ne hanno aumentato il prezzo perché lo hanno pagato di più, ma perché hanno rubato soldi ai consumatori vendendo gas, benzina e gasolio che avevano già e che non avevano pagato a prezzi alti perché la Guerra non c’era ancora.
Chiaro? Cosa avrebbe dovuto fare l’Europa? Avviare tempestivamente, cioè il giorno dopo gli aumenti ingiustificati, un’azione del Commissario della concorrenza per impedire intese tra compagnie petrolifere per alzare il prezzo e speculare su famiglie imprese. Avrebbe dovuto poi, una volta riportato il gas al suo valore naturale di mercato, invitare tutti gli Stati membri a stoccare il più possibile in modo da prevenire, nel caso di prolungamento della guerra, l’aumento del prezzo e quindi dell’inflazione. Poiché sono degli imbelli, cioè degli inermi e privi di alcun coraggio, non hanno agito nei tempi giusti facendo le cose giuste, ma nei tempi sbagliati facendo le cose sbagliate.
Essendoci di mezzo il gas, evidentemente non hanno usato il cervello che avrebbe prodotto un ragionamento, un flatus vocis, ma hanno usato quella parte del corpo che produce appunto il gas e non si esprime attraverso la bocca col ragionamento, ma produce esclusivamente un «flatus culi». Lo stoccaggio, cioè l’immagazzinamento, la conservazione e il deposito del gas era stato considerato dalla Ue un buono strumento di prevenzione dell’aumento dei costi e lo aveva esortato fino al 90% delle possibilità. Non si capisce perché ora indichi nell’80% il limite massimo. Ma che cacchio di ragionamento hanno fatto? Per fare i conti leggono la mano dei benzinai? Fanno le carte agli autotrasportatori? Fanno delle sedute spiritiche? No, perché non c’è in natura altra spiegazione, almeno di stampo economico. L’Ansa ci informa che «in una lettera visionata dal Financial Times, il commissario per l’energia Dan Jorgensen ha istruito i ministri dell’energia dell’Ue a non affrettarsi a reintegrare le riserve di gas dei loro Paesi e a usare la “flessibilità” per ridurre la domanda da parte di famiglie e industrie in un momento in cui l’offerta è tesa». Nella missiva la percentuale di stoccaggio consigliata come obiettivo è pari all’80%, il 10% in meno rispetto al target finora indicato. Ma se al posto di Jorgensen avessero messo Dan Peterson, certamente avrebbe fatto cose più ragionevoli.
Quel genio che porta indegnamente il nome di Peterson ha poi esortato a consumare di meno. A parte che le temperature si stanno alzando e quindi il consumo di gas e gasolio diminuiranno automaticamente, ma questo è già un ragionamento eccessivo per le menti gassose. Chi dovrebbe diminuire l’uso di gas? Le imprese? Così produrrebbero di meno e si creerebbe ulteriori disoccupazione? Le famiglie? Caro Dan, le famiglie ci pensano da sole a ridurre l’uso di gas, di benzina e di gasolio, purtroppo. Lei dovrebbe pensare a come non farglielo ridurre, non invitarli a ridurlo, famiglie o imprese che siano. Ma possibile mai che in queste poche esortazioni riportate dal Financial Times non ne abbia azzeccata una. Ma sa che lei non passerebbe neanche l’esame di microeconomia che di solito si affronta il primo anno di università, dove spiegano il formarsi dei prezzi e le regole della concorrenza? In uno studio condotto dai ricercatori del I-Aer si legge che «l’analisi, condotta su 457 piccole e medie imprese italiane, evidenzia un segnale molto chiaro: il 58% delle aziende ha deciso di congelare temporaneamente gli investimenti previsti per il 2026, mentre il 46% sta valutando di rinviare nuove assunzioni per preservare liquidità e margini in uno scenario di forte volatilità energetica». Ma lei in un’impresa, per capire come funziona, c’è mai stato? E come funziona l’economia di una famiglia lo sa o no? Perché delle due l’una: o glielo hanno spiegato e non ci ha capito una mazza, o vive talmente fuori dalla realtà che proprio la ignora. Le due ipotesi non sono incompatibili nello stesso soggetto. E questo è il caso del nostro commissario europeo per l’Energia.
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Da quando è esploso il conflitto con l’Iran, i titoli di Stato italiani hanno ripreso a muoversi come ai vecchi tempi. Nervosi, suscettibili, pronti a diventare, ancora una volta, l’anello debole dell’eurozona. I rendimenti sono saliti di scatto superando la soglia del 3,9%. Se il picco si consolida il Tesoro dovrà pagare 3,5 miliardi di interessi in più. In un mese, da quando è cominciata la guerra, c’è stata una impennata dei rendimenti del 20,9%. Un indice di paura che non ha eguali fra le grandi economie avanzate, come dimostra la tabella accanto. Lo spread è tornato a farsi notare: 92 punti base. Nulla di drammatico ancora. Ma abbastanza per far drizzare le antenne a chi, negli ultimi anni, si era abituato a considerarlo un rifugio sicuro e ben remunerato. Il punto, però, è che questa volta non è colpa dell’Italia. O almeno non direttamente. Non ci sono manovre sballate, né conti pubblici fuori controllo. Il problema è più sottile e proprio per questo più insidioso: si chiama «carry trade». Un nome elegante per una strategia molto semplice e diffusa.
Funziona così: si prende in prestito denaro a tassi contenuti, e lo si investe in titoli che rendono di più. Come i Btp. Il guadagno è nello spread, nella differenza di rendimento. Finché il mare è calmo, è una macchina da soldi perfetta. Ma appena arriva la tempesta, tutti corrono al salvagente. Esattamente quello che sta succedendo adesso. Spiegano gli strateghi di Natixis che «l’allargamento sembra essere dovuto principalmente alla continua liquidazione delle posizioni di carry trade e all’elevata volatilità, piuttosto che a un deterioramento dei fondamentali». In altre parole, non è l’Italia che va male, sono gli investitori che stanno smontando in fretta e furia le loro scommesse.
Laura Cooper di Nuveen mette il dito nella piaga vera: l’Italia paga la sua maggiore dipendenza energetica. «Il mercato sembra sempre più attento ai rischi derivanti da un’eccessiva concentrazione di posizioni lunghe in Italia, aggravati dalla forte dipendenza del Paese dal petrolio e dal gas». Se il conflitto dovesse durare, il rischio è che crescita e conti pubblici tornino sotto pressione. A quel punto, la narrativa rassicurante degli ultimi anni potrebbe incrinarsi. Intendiamoci: siamo ancora lontani dalle zone rosse. Quattro anni fa lo spread viaggiava sopra i 250 punti. Oggi siamo sotto i 100. Ma i mercati non ragionano per livelli assoluti, bensì per direzione e velocità. E la direzione, in questo momento, non è delle migliori. Anche perché sullo sfondo si muove un altro gigante, molto meno disciplinato dell’Italia e molto meno osservato con sospetto: gli Stati Uniti. Qui i numeri non sono nervosi, sono semplicemente fuori scala. Il debito federale ha superato i 39.000 miliardi di dollari. In otto mesi è aumentato di 2.000 miliardi. Dal 2018 è quasi raddoppiato. E secondo le stime, continuerà a crescere di oltre 2.400 miliardi l’anno, fino a sfondare quota 64.000 miliardi nel 2036.
Il rapporto debito/Pil è al 124%. Un livello che, se appartenesse a un Paese europeo, scatenerebbe editoriali indignati, riunioni straordinarie e probabilmente qualche crisi di governo. Ma siccome si tratta di Washington, tutto scorre. O quasi. Perché ieri il presidente della Fed, Jerome Powell, non ha mancato, ancora una volta, di mettere sotto accusa le scelte di Trump. Lo ha fatto in maniera indiretta citando Paul Volker, mitico capo della Fed negli anni Ottanta che non ebbe paura di sfidare un inquilino della Casa Bianca del calibro di Ronald Reagan stringendo i tassi fino al soffocamento pur di fermare l’inflazione. Allora come oggi a innescarla era stato il petrolio. Perché la verità è che il mercato globale dei titoli di Stato è sempre più interconnesso. E quando il debito americano accelera in modo così vistoso, inevitabilmente influenza anche il resto del mondo. I rendimenti salgono, il costo del denaro cambia, e le strategie diventano improvvisamente molto più rischiose. In questo quadro, l’Italia si ritrova esposta due volte: per la sua struttura economica e per il suo ruolo nei portafogli degli investitori. È un asset che rende di più, e proprio per questo viene comprato e venduto più velocemente. È il solito gioco. Finché funziona, sembra semplice. Quando si inceppa, si scopre quanto fosse fragile. La sensazione, oggi, è che i titoli di Stato siano tornati in guerra. Non solo per effetto delle bombe in Medio Oriente, ma per le tensioni accumulate negli anni. L’Italia, ancora una volta, si ritrova nel posto meno comodo: quello dove i movimenti si vedono prima e si sentono di più.
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Il martirio di San Simonino da Trento di Giovanni Gasparro (nel riquadro)
Giovanni Gasparro è uno dei più grandi pittori italiani, apprezzato nel mondo. Negli ultimi sei anni la sua vita e il suo lavoro sono stati funestati da una accusa infamante: quella di essere un antisemita che istiga alla discriminazione razziale. Pochi giorni fa è stato assolto, ma la vicenda lascia un segno.
Finalmente si è conclusa questa storia assurda. Che cosa ha deciso il tribunale?
«Il tribunale di Bari, in composizione collegiale, mi ha assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, mossa dalla comunità ebraica, per il dipinto Martirio di San Simonino da Trento e i commenti esplicativi relativi all’opera. Sostanzialmente, i giudici hanno confermato quanto stabilito già nel 2022 nell’ordinanza di archiviazione emessa dal gip presso il tribunale di Milano dove ero imputato per il medesimo dipinto. Oltretutto, l’archiviazione per infondatezza della notizia di reato era in accoglimento della richiesta del pubblico ministero e fu accolta dal gip. Cosa che non è successa a Bari, la mia città, dove sono stato rinviato a giudizio con un’accusa infamante quanto ingiusta, lontana dalla mia indole e dalla mia opera artistica. Sarebbe bastato guardare la mia produzione pittorica, la mia attività di incisore, scenografo o leggere i miei scritti per capire che artisticamente e umanamente penso e agisco in modo diametralmente opposto rispetto alle accuse che mi sono state rivolte dai miei denuncianti».
Quanto è durato questo procedimento?
«Il dipinto (che ha avuto una lunga genesi, dal 2018 al 2019) fu pubblicato online nel marzo del 2020 ma mai esposto fisicamente. All’indomani della pubblicazione fui denunciato e da allora è iniziato un calvario giudiziario che si è diramato in due filoni, quello di Milano e quello di Roma, quest’ultimo poi passato a Bari. Da allora, sino alla sentenza dell’altro giorno, sono trascorsi sei lunghi anni. Un lasso di tempo interminabile in cui i media enfatizzavano la mia potenziale colpevolezza e io declinavo tutte le richieste di interviste che mi pervenivano da tutte le maggiori testate nazionali e persino dagli Usa, Israele, Polonia, Brasile, ecc, con il fermo proposito di non alimentare il clamore sulla vicenda».
Non è difficile immaginare che impatto possa avere avuto tutto ciò sulla sua vita...
«Sono innumerevoli i risvolti negativi innescati da questo procedimento penale. Sul piano umano e familiare sono facilmente intuibili, oltretutto in un periodo della mia vita in cui sono pesantemente peggiorate le condizioni di salute di mia madre e che, poi, l’hanno portata alla morte. La pressione emotiva, il rischio di una condanna penale (il pm chiedeva per me sei mesi di reclusione) e la gogna sono già una condanna inflitta a un imputato che si vede catapultato in un’aula di tribunale alla stregua di un comune malfattore, interrogato per il suo operato artistico. Ricevere la visita improvvisa della Digos a casa come fossi un delinquente, dover subire interrogatori in questura in una Bari deserta, in pieno lockdown, e poi tutta la trafila giudiziaria con il processo è stato umiliante quanto surreale. Tutto per aver dipinto su tela la riproposizione di un’iconografia d’arte sacra che ha una storia lunga mezzo millennio (tanto è durato il culto del piccolo Simonino come compatrono di Trento) e i cui esemplari antichi sono ancora esposti alla pubblica fruizione in chiese, musei, biblioteche e persino sulla pubblica via, in tutta Europa. Davvero una situazione surreale che mi ha lasciato sbigottito ed incredulo».
E sul lavoro è stato danneggiato?
«Ovviamente, pur avendo quest’unico carico pendente riferito al processo, non ho potuto concorrere a bandi e concorsi d’arte prestigiosissimi come quello indetto per la realizzazione della Via Crucis per la basilica di San Pietro in Vaticano, non ho potuto firmare commissioni altrettanto prestigiose per l’acquisizione di mie opere per musei e collezioni private di tutto il mondo. Questo, insieme alle onerose spese legali da sostenere, mi ha causato anche un danno materiale ed economico esorbitante. Molti collezionisti privati o istituzioni hanno dovuto, obtorto collo, o per ragioni ideologiche connesse con la vicenda, negarmi rapporti professionali. E chissà quanti altri non hanno neppure provato a contattarmi, dissuasi dalla vicenda giudiziaria che mi vedeva coinvolto. Dai primissimi mesi ne scrissero il Times of Israel e il Jerusalem Post e anche in Italia sono stato oggetto di una campagna mediatica di infimo livello, senza possibilità d’appello, ancora trattato come un pericoloso antisemita».
Sei anni per confermare una decisione che era già stata presa da un altro tribunale non le sembrano troppi?
«Mi sono sembrati un tempo biblico. Perché tra i trenta e i quarant’anni un artista è nell’età in cui può estrinsecare il proprio pensiero e le proprie abilità tecniche con maggior vigore fisico e intellettuale. Sicché sento di esser stato defraudato di sei preziosissimi anni di lavoro e arte che nessuno potrà restituirmi».
È uscito da questa storia a testa alta, totalmente innocente. C’è, tuttavia, qualche macchia che rimane?
«Tutta la vicenda mi ha cagionato un danno d’immagine ma anche in termini finanziari, artistici, familiari, professionali, ecc, incalcolabili. In parallelo e a seguito dello stigma infamante di antisemita, sono stato oggetto di hackeraggi dei miei siti Web, i miei detrattori hanno tentato (talvolta riuscendoci), di farmi revocare commissioni artistiche, premi internazionali già vinti, spogliare gli altari delle chiese dalle mie pale dipinte. Sono stato oggetto di insulti in tutte le lingue e su tutti i miei canali di comunicazione, nonché di pedinamenti a Bari (finanche nella cripta della cattedrale) e minacce di morte. Il tutto, ripeto, con una pressione mediatica di certi giornali che oggi sono silenti rispetto alla mia assoluzione. Tutte le istituzioni civili, religiose e culturali del mio contesto d’origine, comprese quelle che ostentano a ogni piè sospinto la propria indignazione per le censure artistiche, non hanno mosso un dito in mia difesa».
Quali istituzioni?
«L’episodio più eclatante e inopportuno è stato quello legato alla censura subita dal sindaco di Bari, Vito Leccese, quando, a ridosso dell’inaugurazione, ha cancellato la mia esposizione personale presso la Pinacoteca Corrado Giaquinto. Mostra che era stata voluta dalla precedente amministrazione. Il sindaco ammise, a mezzo stampa, come riportato da tutte le testate locali, “di aver annullato, da sindaco, la mostra del pittore Giovanni Gasparro dopo le segnalazioni di Chiara di Segni della comunità ebraica, secondo cui le opere contenevano messaggi antisemiti”. Un vero e proprio atto di censura culturale per un cittadino e pittore libero e incensurato. Sicché è parsa a tutti come una pretestuosa e ingiustificabile censura. Inoltre, ero già a processo quando mi fu chiesto insistentemente dalla direzione della Pinacoteca e dalla delegata alla cultura della Città metropolitana di Bari, di realizzare questa mostra. Tutto il personale del museo, la curatrice dell’esposizione e la direzione erano a conoscenza delle opere che sarebbero state esposte e quindi anche l’operato di costoro è stato screditato. La censura subita non ha riguardato il dipinto Martirio di San Simonino da Trento, per cui ero a processo (considerando il fatto che non era affatto prevista la sua esposizione a Bari) bensì l’intera mia opera artistica».
Un colpo bruttissimo...
«Per il catalogo della mostra stavano scrivendo storici dell’arte di fama internazionale. Un danno d’immagine e professionale indicibile. Ho esposto in tutto il mondo da quando avevo vent’anni. Mai mi sarei aspettato, proprio nella città in cui sono nato e ho scelto di tornare a vivere, di subire in parallelo un processo penale ed una censura artistica di questo calibro. Questo mi ha profondamente ferito e ho meditato di trasferirmi altrove. A ogni modo, in questi anni, altri spiriti intellettualmente onesti, culturalmente e spiritualmente nobili non mi hanno fatto mancare commissioni e coinvolgimenti in mostre di ancor più rilevante prestigio».
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