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2018-08-13
I visitatori dei parchi divertimento aumentano del 10%, quelli dei musei 50 volte meno
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Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti.
Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
INFOGRAFICA
Da Avatar a Harry Potter: le tecnologie immersive conquistano i parchi a tema

A 64 anni dalla nascita del primo parco di divertimenti Disney, i protagonisti del settore sentono il bisogno di restare al passo con le ultime tecnologie e le aspettative dei loro visitatori. Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva.
Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive.
Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro.
Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente.
Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele.
Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente.
Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare.
Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza.
Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.
Mariella Baroli
Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo

The Holy Land Experience
Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».
Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo.
In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti.
Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male».
Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra.
Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc.
Marianna Baroli
Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016

Gardaland
Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.
In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana».
Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti».
Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor.
Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.
Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar.
Marianna Baroli
Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca
GiphyPrima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai.
Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.
Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932.
Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale.
A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900.
Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.
Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove.
Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.
Mariella Baroli
I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro
GiphyAltro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.
Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.
Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20.
Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.
«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met.
Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.
Ignazio Mangrano
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I primi 25 parchi di divertimenti al mondo attraggono 244 milioni di visitatori. Il trend cresce quasi del 10%. I musei invece segnano solo una percentuale dello 0,2%. Balzano quelli italiani con un incremento di visitatori del 10%. Peccato abbiano incassato in tutto incassato 193 milioni di euro. (Quello della Bibbia di Washington da solo ha registrato un fatturato di 168 milioni). Le nuove tecnologie vengono incontro all'esigenza delle grandi strutture. Dopo il mondo dedicato a Pandora a Walt Disney World e Harry Potter agli Universal Studios, il futuro dei sistemi immersivi sarà il protagonista delle aree tematiche dedicate a Star Wars che apriranno in California e in Florida nel 2019.Nani che ballano al ritmo di musica techno, la riproduzione di Gerusalemme al tempi di Gesù e uno spazio dedicato a quello che succede quando ci si siede sul wc. Guida ai parchi più strambi del mondo.Meglio il settore dei parchi divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto allo scorso anno. Primo in classifica per gradimento degli ospiti è invece Leolandia, in provincia di Bergamo. Bene anche Mirabilandia, Etnaland e Cinecittà World. Il parco più antico del mondo è il Bakken, si trova in Danimarca. Costruito nel 1932 al suo interno si può sperimentare il primo rollorcoaster costruito in legno.Lo speciale contiene 6 articoli.Il 2015 è stato l'anno più difficile dei parchi divertimenti. In Italia soprattutto, ma le difficoltà hanno colpito almeno quattro continenti; l'Asia se l'è cavata un po' meglio. Solo nel nostro Paese il settore impiega 15.000 persone e sviluppa un giro d'affari intorno ai 350 milioni di euro. Il tutto senza considerare l'indotto e il fatturato delle aziende che realizzano le attrazioni, un segmento quest'ultimo in cui l'Italia è leader mondiale. A soffrire di più è stato il Sud, dove le strutture fino a due anni fa stentavano a quadrare i conti. «Nel Mezzogiorno non mancano di certo le idee e nemmeno la domanda di mercato, ma è obiettivamente difficile andare avanti se la situazione intorno rema conto», lamentava in un colloquio a Repubblica, Francesco Russello, direttore di Etnaland, situato a pochi passi da Catania, che combina parco acquatico e tematico, con investimenti che nei primi tre anni di vita hanno sfiorato i 50 milioni di euro. «La nostra società ha fatto sforzi enormi, ma la nuova stagione, oltre a dover fare i conti con la crisi dei consumi, è partita con un forte handicap, la chiusura ai pullman dell'autostrada Palermo Catania per il cedimento del cavalcavia, una situazione che lascia sconcertati per l'assoluto silenzio delle istituzioni al riguardo, come se un parco acquatico e tematico come il nostro, che ospita 400.000 persone all'anno, non fosse d'interesse per l'economia e l'occupazione del territorio», aggiungeva Russello. La situazione potrebbe cambiare. Non tanto per via delle infrastrutture ma del trend complessivo. Il recente studio pubblicato da Aecom, il colosso delle consulenze tecnologiche, ha messo assieme il trend dei primi 25 parchi al mondo. Il risultato è un più 5% circa con un flusso di visitatori complessivo di 244 milioni di persone. Ovviamente solo Florida e California da sole ne portano a casa 110 milioni. Tantissimo se si considera che l'intera area dell'Europa nel 2017 ha macinato 61,5 milioni di visitatori. L'Europa però cresce del 3,8% e non riesce a dare il colpo di reni. L'Italia nel 2017 ha sofferto condizioni climatiche particolari che hanno rallentato particolarmente i parchi acquatici e messo in difficoltà le numerose strutture. Tant'è che nell'elenco dei primi 20 siti in Europa, Gardaland figura come nono e in calo del 9,7%. Mentre Disneyland Paris con quasi 10 milioni di visitatori ha messo a segno un +15%. In tutto le strutture francesi hanno ospitato 21,1 milioni di persone contro i 2,6 del Belpaese. Fare un confronto è difficile. Da noi manca Disney che da sola fa la differenza. E ovviamente mancano i grandissimi investimenti. Un esempio su tutto quelli avviati in Florida. Rappresentando un terzo delle presenze del Nord America, Orlando dovrebbe continuare a sviluppare future attrazioni mettendo sul piatto 10 miliardi di dollari in investimenti. L'estate in corso offre invece segnali più positivi. Una tendenza confermata dal bilancio di mezza estate fatto dal Gardaland che ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 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Non sorprende che una delle maggiori novità in merito alle nuove attrazioni sia l'utilizzo di realtà virtuale e aumentata per rendere l'esperienza degli ospiti sempre più realistica e immersiva. Esempio principe di questo nuovo trend è The World of Avatar, un'area a tema interamente dedicata al film di James Cameron inaugurato l'estate scorsa a World Disney World. La creazione di una zona di Avatar ha richiesto alla Disney un investimento di 500 milioni di dollari utilizzate anche per lo sviluppo di innovative tecnologie immersive. Varcare le soglie di Pandora è come entrare in un altro mondo, tra montagne fluttuanti e strade che si illuminano a ogni vostro passo. A farla da padrone sono senza dubbio gli animatronics (ovvero robot che emulano perfettamente i movimenti di essere umani o animali, ndr) così realistici da essere in grado di interagire con i visitatori e le attrazioni che permettono di esplorare l'universo creato da James Cameron a bordo di una delle creature che lo popolano, le banshee, così reali nei loro movimenti da riuscire persino a sentirne il loro respiro. Il viaggio verso la creazione del mondo di Avatar non è stata delle più semplici. Il franchise, nonostante fosse uno dei film di maggiore successo al box office, si basa su una storia piuttosto semplice e quindi poco coinvolgente. Niente a che vedere con il maghetto Harry Potter, il cui successo nei parchi Universal è stato tanto immediato quanto certo. Basti pensare che i 170 milioni di dollari necessario alla costruzione dell'attrazione principale del maghetto sono stati ripagati in soli 5 mesi, soprattutto in vendite di burrobirra, la bevanda preferita dai maghi di tutto il mondo e creata con un mix di gassosa, panna liquida, zucchero, burro e aceto di mele. Quando il tuo primo competitor riesce a creare un universo completamente immersivo, dove i visitatori possono acquistare la loro bacchetta e fare foto davanti all'Hogwarts Express, la necessità di creare qualcosa di unico è ancora più imminente. Ecco allora che tutte le maggiori tecnologie immersive si riuniscono nei quasi 50.000 metri quadrati dedicati a Pandora, dove puoi - e vuoi - perderti per ore, anche senza burrobirra e bacchette con cui giocare. Ma non sarà solo la tecnologia a farla da padrone nei prossimi anni. I parchi di divertimento si stanno concentrando sul role playing (gioco di ruolo) per attirare ancora più visitatori. Sfruttando la popolarità di cene con delitto, escape rooms e Halloween Horror Nights, la Disney ha annunciato il primo hotel dedicato alla saga di Star Wars. Il direttore della sezione parchi e resort di Walt Disney, Bob Capek ha spiegato come «l'hotel sarà diverso da tutto quando esista oggi. Una volta lasciata la terra scoprirete un'astronave viva con personaggi, storie e avventure che si creano attorno a voi». Insieme ai personaggi resi famosi dalla serie, gli ospiti si troveranno a combattere per la resistenza o a unirsi al lato oscuro della forza. Un'esperienza che in tanti non vendono l'ora di provare e che potrebbe costare fino a 1000 dollari a persona.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="il-freak-che-piace-guida-ai-parchi-tematici-piu-strani-al-mondo" data-post-id="2594776061" data-published-at="1782763510" data-use-pagination="False"> Il freak che piace: guida ai parchi tematici più strani al mondo The Holy Land Experience Cento nani, ogni giorno, intrattengono con balli e danze gli ospiti di un parco di divertimenti. Il loro re, scelto per meriti non ben definiti, tiene discorsi dal balcone del suo castello, ovvero il fungo più alto all'interno del villaggio. Siamo al Dwarf Empire, letteralmente l'Impero dei nani, un parco di divertimento creato a Kunming, in Cina, dove l'attrazione principale non sono i caroselli con cavalli giganteschi o montagne russe dalle discese mozzafiato, ma 400 nani che danzano a ritmo di musica techno. Animatronics? Per nulla. I nani in questione sono persone, in carne e ossa, affette da nanismo, che scelgono di vivere come dei «freak» in balia dei visitatori che ogni giorno pagano un biglietto per trascorrere una giornata tra persone alte un metro o poco più. Il motivo è semplice. «Fatichiamo a trovare lavoro» spiega il re del parco «qui riceviamo oltre a uno stipendio, vitto, alloggio e lezioni gratuite di danza e di inglese».Se il villaggio lillipuziano che suona come un campo di reclusione vi sembra davvero troppo, non temete. Di parchi a tema decisamente differenti dai classici Disney o Universa a cui siamo abituati, ne è proprio pieno il mondo. In Lituania, più precisamente a Druskininkai, sorge il Grūto Parkas, conosciuto ai più come Stalin World. Sì, quello Stalin. Il parco, che sorge al confine con la Bielorussia è totalmente dedicato alla politica sovietica e si propone di presentare, in un modo differente, le personalità di spicco che hanno segnato la storia del Paese. Oltre ad attrazioni come la «terror sphere» che riproduce torri di avvistamento e trincee, il parco è famoso per le 84 statue di Stalin create appositamente per il Grūto Parkas da 46 artisti differenti. Dalla politica alla fede. Dalla Cina all'assolata Florida. A Orlando, oltre ai più noti parchi Disney e Universal, esiste un luogo in cui ogni giorno Gesù viene crocifisso davanti agli occhi di centinaia di spettatori. La Holy Land Experience non è altro che la riproduzione della Gerusalemme di millenni fa con tanto di Arca di Noè, sepolcro e Golgota. Niente montagne russe o dark ride. Qui si passeggia, si prega, si incontrano i personaggi delle Sacre Scritture. Il tutto in un ambiente «protetto da ogni male». Se non bastasse ancora, in Libano e più precisamente nel villaggio di Mleeta è stato aperto un parco a tema Hezbollah. Al suo interno oltre a cimeli bellici ci sono mezzi blindati israeliani, riproduzioni di trincee e una fossa, piena di elmetti, in memoria di tutti i caduti di guerra. I proprietari assicurano: il parco è adatto anche ai bambini. Che potranno ovviamente divertirsi emulando bombardamenti e maneggiando armi da guerra. Nella rosa dei parchi tematici più strani al mondo di certo non poteva mancare quello dedicato ai gabinetti. Il wc e tutto quello che accade quando ci si siede sul «trono» di casa sono il tema di questo parco creato a Suwon, nel Sud della Corea. Pose plastiche, riproduzioni di quello che accade, anche in formato tridimensionale, la possibilità di camminare all'interno di un vero e proprio gabinetto formato gigante. Queste sono solo alcune delle attrazioni del Toilet Culture park che, nella sua ala più culturale, ospita la collezione più grande al mondo di wc. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="meglio-il-divertimento-in-italia-per-gardaland-10-di-visitatori-rispetto-al-2016" data-post-id="2594776061" data-published-at="1782763510" data-use-pagination="False"> Meglio il divertimento in Italia. Per Gardaland +10% di visitatori rispetto al 2016 Gardaland Adrenalina, giochi, tanto divertimento per tutti. Non solo per i più piccoli. Sono questi gli ingredienti che fanno dei parchi di divertimento la meta perfetta per chi vuole concedersi una fuga dalla città.In Italia, senza dover attraversare il confine o ricorrere all'aereo, le alternative sono molteplici. Gardaland è senza dubbio il parco tematico più conosciuto nel nostro Paese. Situato sul lago di Garda, a due passi da località come Sirmione o Peschiera del Garda, quest'anno il parco numero uno del Nord Italia ha visto un incremento del 10% delle presenze rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Un bilancio preliminare per questi primi mesi del 2018 che evidenzia un aumento del turismo italiano» ha affermato Aldo Maria Vigevani, Ceo Gardaland «All'interno del parco stiamo osservando un trend decisamente positivo, con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Se il turismo straniero, proveniente principalmente da Germania, Austria e Olanda, si è consolidato con una percentuale del 20%, ci fa particolarmente piacere la maggiore presenza di visitatori provenienti non solo dal Nord Italia ma anche dal Centro-Sud, un segnale decisamente positivo per l'economia italiana». Ma a crescere sono tutti i parchi divertimento italiani. TripAdvisor, il sito per la pianificazione e prenotazione dei viaggi, ha annunciato nelle scorse settimane i vincitori dei premi Travelers' Choice. Nella sezione parchi divertimento, dove i vincitori sono stati determinati sulla base di un algoritmo che ha preso in considerazione la qualità e la quantità delle recensioni oltre che ai punteggi relativi ai vari parchi, spicca al primo posto per le preferenze Leolandia, situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo in Lombardia. Nato nel 1971 con il nome di Minitalia, nel 1997 ha cambiato nome in FantasyWorld Minitalia e nel 2008 in Minitalia Leolandia, oggi è definito dai viaggiatori appassionati di parchi tematici come «il mondo dei balocchi» grazie al suo mix perfetto tra adrenalina e giochi per i più piccoli. «Siamo molto orgogliosi di questo successo» ha commentato Giuseppe Ira, presidente di Leolandia «questo traguardo è la riprova che il percorso e gli investimenti intrapresi finora per continuare a innovare e anticipare le tendenze andando sempre incontro ai desideri dei nostri ospiti, si stanno rivelando vincenti». Dalla Lombardia alla Sicilia, passando per il centro Italia, i parchi di divertimento del nostro Paese raccolgono centinaia di consensi ogni mese. Due, tuttavia, sono le regioni che spiccano per i loro parchi: la Sicilia, con Etnaland e Acqua Verde e il Veneto, con ben quattro parchi tematici (Gardaland, parco acquatico Cavour, Movieland e Aqualandia inseriti nella classifica di TripAdvisor. Quando si parla di parchi italiani è impossibile non menzionare Mirabilandia. Situato a Ravenna, a due passi dalla costa e dai più famosi litorali dell'Adriatico, è tra le mete più amate dalle famiglie italiane per trascorrere qualche giornata di divertimento e relax con i propri figli. A bimbopoli, la cittadella creata a misura di bambino, i più piccoli potranno divertirsi sbizzarrendosi in uno spazio a loro dedicato, mentre i più grandi e coraggiosi potranno scegliere se perdersi nel Far West, tra i dinosauri o lanciarsi nel vuoto sulle montagne russe del parco.Se siete appassionati di cinema e spettacoli, la meta perfetta è Cinecittà world, Il parco di divertimenti di Roma nato per iniziativa degli imprenditori Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Diego Della Valle. Imperdibile il tour tra i set di Ben Hur dove a bordo di una biga trainata da cavalli si correrà tra le scenografie del film vincitore di 11 premi Oscar. Marianna Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-parco-piu-antico-del-mondo-si-trova-in-danimarca" data-post-id="2594776061" data-published-at="1782763510" data-use-pagination="False"> Il parco più antico del mondo si trova in Danimarca Giphy Prima della nascita dei parchi a tema, giovani e meno giovani si divertivano visitando i parchi di divertimento. Le loro dimensioni erano decisamente più modeste e nonostante la presenza di tutti gli elementi che oggi caratterizzano parchi come Disneyland e Universal Studios - attrazioni, spettacoli, cibo - mancavano completamente della tematizzazione che ha reso i parchi un successo in tutto il mondo. La differenza fondamentale tra i parchi di ieri e quelli di oggi è che l'ingresso era totalmente gratuito e si pagavano solo le attrazioni che venivano effettivamente utilizzate. Un po' come avviene ancora oggi nelle fiere di paese quando arrivano i giostrai. Affascinanti, ricchi di storia, estremamente datati, i parchi più antichi del mondo rimangono ancora oggi una delle mete più amate da grandi e piccini.Il più antico parco divertimenti ancora operante si trova in Europa, più precisamente in Danimarca. Si chiama Bakken ed è a soli dieci minuti da Copenhagen. Le attrazioni sono in totale 32 di cui 6 rollercoaster. Il primo di questi ultimi è stato costruito completamente in legno nel 1932. Sempre a Copenhagen è possibile visitare i Giardini di Tivoli. Aperto il 15 agosto 1843, è il secondo più antico parco di divertimenti attivo. Sorge in un'oasi verde all'interno del centro cittadino e a oggi è possibile visitare il Teatro della Pantomima aperto nel 1874. È dal creatore dei Giardini di Tivoli, Georg Carstensen che Walt Disney ha preso in prestito la frase «Disneyland non sarà mai terminato», infatti il parco continua a crescere con nuove attrazioni, come le montagne russe con visore di realtà virtuale. A Vienna, il parco pubblico Prater ospita invece un celebre parco divertimenti, reso noto dalla presenza della ruota panoramica alta quasi sessantacinque metri e datata 1897. Aperto da marzo a ottobre a causa delle temperature troppo rigide, oggi solo alcune attrazioni, tra cui la famosa ruota, restano aperte al pubblico tutto l'anno. Con le sue oltre 250 attrazioni il Prater guarda al futuro senza dimenticare il suo glorioso passato. Imperdibile, forse più del museo delle cere che lo rende oggi famoso, è una passeggiata tra le vecchie attrazioni di inizio 900. Arriviamo al 1901 con una nuova apertura: il parco Tibidabo a Barcellona. Oggi il suo simbolo è un aeroplano rosso che rimanda all'attrazione più famosa del parco, l'aviò, perfetta riproduzione del primo velivolo che ha collegato Madrid e Barcellona. Oltre a questo lentissimo aereoplanino sospeso nel vuoto, memorabili sono le vecchissime attrazioni come la sala degli specchi Miramiralls, il nostalgico museu de autómatas o l'embruixabruixes, la primissima giostra del parco.Ha «solo» 172 anni, il parco di divertimenti più vecchio d'America. Si trova in Connecticut e si chiama Lake Compunce. I suoi 332 acri possono essere percorsi su un trenino che risale al 1911 per poi salire sulle montagne russe The Wildcat, aperte nel 1927. Il parco comprende anche una spiaggia e un vero e proprio parco acquatico, chiamato Crocodile Cove. Sorge invece a Osaka il più vecchio parco di divertimenti ancora attivo del Giappone. Si chiama Hirakata Park e la sua lunga storia inizia nel 1910. Il parco conta in totale 45 attrazioni tra cui Elf, un rollercoaster in legno lungo 695 metri. Hirakata offre anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio e una piscina. Attorno al 2000 si pensava che il parco avrebbe chiuso causa debiti, ma usando la fama di alcuni personaggi dello spettacolo, trasformati in rappresentati o meglio Hirapa Nisan, in pochi anni Hirakata Park è riuscito a saldare tutti i suoi debiti e ottenere un record di visitatori. Oggi resta estremamente popolare, soprattutto per chi vive a Kanto and Kyushu.Mariella Baroli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/parchi-divertimento-vs-musei-2594776061.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="i-musei-italiani-nel-2017-hanno-incassato-193-milioni-di-euro" data-post-id="2594776061" data-published-at="1782763510" data-use-pagination="False"> I musei italiani nel 2017 hanno incassato 193 milioni di euro Giphy Altro trend seguono i musei. I primi venti al mondo crescono solo dello 0,2% con 108 milioni di visitatori realizzati. L'Italia ha segnato percentuali interessanti, ma del tutto relative. L'ex ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, a inizio anno aveva commentato, esultando, i dati dello sugli incassi dei musei italiani. «I numeri definitivi del 2017», ha gongolato Franceschini, «segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento sul 2016 di circa 5 milioni di visitatori e di 20 milioni di euro». Dunque, un incasso totale di quasi 200 milioni in un anno, per la precisione 193.631.308 euro, per tutti i musei italiani rappresenta, per Franceschini, un trionfo. Ricordiamo che in Italia, nazione che non è seconda a nessun'altra sotto l'aspetto del patrimonio artistico, culturale e archeologico, ci sono circa 4.600 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico, di cui 3.900 sono musei, gallerie o collezioni, 250 aree o parchi archeologici e 500 monumenti e complessi monumentali.Franceschini dovrebbe sapere che i 200 milioni di euro incassati nel 2017 dai musei italiani sono una lucciola, a paragone con le lanterne rappresentate, per fare un esempio, dai musei americani. Il totale degli incassi dei musei e dei siti storici e culturali degli Stati Uniti d'America nel 2017 ammonta a oltre 15,5 miliardi di dollari. Naturalmente, questa enorme cifra non deriva solo dai biglietti di ingresso, ma anche, in larga parte dalle donazioni, dagli eventi e dal merchandising. Fatto sta che il dislivello è un vero e proprio abisso, considerato che, con tutto il rispetto per gli Stati Uniti, il patrimonio storico, artistico e culturale italiano è assai più ricco di quello americano.Entrando nello specifico, analizzando la classifica realizzata da Forbes, le sorprese sulle quali riflettere non mancano. Il museo più importante degli Stati Uniti è il Metropolitan museum of art, il cosiddetto «Met», di New York. Si trova sul lato est di Central Park, e la collezione permanente comprende due milioni di opere d'arte. Le entrate del Met, nel 2017, ammontano a 527 milioni di dollari. Sottraendo i 18 milioni di sovvenzioni statali e i 208 di donazioni private, l'incasso del museo, tra biglietti e merchandising, è stato lo scorso anno pari a 301 milioni di dollari, praticamente quasi una volta e mezza quello di tutti i musei italiani insieme, considerando il cambio euro dollaro di ieri, a 1,20. Il Colosseo, probabilmente il monumento più famoso del mondo oltre che il sito culturale più visitato d'Italia con 7 milioni di ingressi nel 2017, ha incassato circa 50 milioni di euro, un quinto del Metropolitan museum of art di New York.«Ve bene, ma il Met è un museo, non si può paragonarlo al Colosseo!», diranno i fan di Franceschini. Allora compariamo i dati del Metropolitan museum of art con le Gallerie degli Uffizi di Firenze, uno dei musei più importanti del mondo, terzo sito culturale per numero di visitatori in Italia nel 2017 con 2,2 milioni di visitatori (il secondo sono gli scavi di Pompei, con 3,4 milioni). Nel 2015, con 1,9 milioni di visitatori, il fatturato degli Uffizi ammontava a 9,4 milioni di euro; dando per scontato un aumento parallelo a quello degli ingressi, siamo comunque lontanissimi dai 300 milioni di dollari incassati dal Met. Passiamo a un altro esempio, che ha del clamoroso: il museo della Bibbia di Washington, realizzato interamente da privati, ideato dall'imprenditore Steve Green, che nel 2009 ha avviato una delle maggiori collezioni private di oggetti biblici a Oklahoma city, aperto da pochi mesi e situato nei pressi del Congresso. Otto piani, 40.000 metri quadri di superficie, uno spazio immenso tutto dedicato alle Sacre scritture e a null'altro. Bene: questo museo, i cui visitatori sono nella loro totalità appassionati della Bibbia, ha incassato, nel 2017, 168 milioni di dollari di donazioni private e 1 bel milione tondo tondo in biglietti e merchandising. In tutto fattura quasi quanto tutti i siti italiani. Anche prendendo solo gli incassi da biglietti, il confronto è strabiliante. Un milione di dollari, vale a dire poco meno di quel milione di euro incassato in totale dal museo Leonardiano di Vinci, una delle raccolte più affascinanti e complete dedicate a Leonardo, realizzato nella sua città natale, il cui incasso, in un anno, ammonta a 1 milione di euro. Passiamo al Museo di storia naturale di New York, Situato nell'Upper west side di Manhattan, sulla Central Park West. Nel 2017, il bilancio del museo ha fatto registrare entrate per 266 milioni di dollari, 104 dei quali provenienti dalla vendita dei biglietti e del merchandising: da solo, ha incassato la metà di quanto ricavato da tutti i 4.600 musei e siti archeologici italiani. Altro esempio? Il Peabody essex museum in Massachusetts, che contiene una delle più importanti collezioni di opere d'arte asiatiche degli Stati Uniti, ha incassato nel 2017, solo dai biglietti e dal merchandising, 7 milioni di dollari su un totale di 147 milioni. Dunque, gli incassi dei musei e dei siti culturali italiani aumentano, ma siamo lontanissimi dal potenziale che si potrebbe raggiungere.Ignazio Mangrano
Gabriel Martinelli festeggia dopo aver segnato il gol del 2-1 durante la partita dei sedicesimi di finale della Coppa del Mondo Fifa 2026 tra Brasile e Giappone, a Houston (Ansa)
La Seleção va sotto contro il Giappone per il gol di Sano, ma nella ripresa reagisce. Casemiro firma l'1-1 di testa, poi al 96' Martinelli decide la sfida con la rete che vale gli ottavi di finale e stabilisce un nuovo record nella storia dei Mondiali. Per Ancelotti ora una tra Norvegia e Costa d'Avorio.
Per una buona mezz'ora il Brasile se l'è vista brutta. Sotto 1-0 contro il Giappone, gol di Sano al 29', la Seleção di Carlo Ancelotti ha trovato prima il pareggio con un colpo di testa al 56' di Casemiro e poi è riuscita a evitare i tempi supplementari con un colpo da biliardo di Gabriel Martinelli in pieno recupero, al 96'. Una vittoria affatto scontata e più complicata del previsto per i cinque volte campioni del mondo, ottenuto contro un avversario ostico e che può dare al Brasile lo slancio necessario per guardare con ottimismo alla sua parte di tabellone.
La squadra di Ancelotti ha però dovuto sudarsi fino all'ultimo il passaggio del turno. Il Giappone ha confermato anche contro una delle grandi favorite del torneo di essere una nazionale organizzata, compatta e capace di colpire appena si apre uno spiraglio. È successo al 29', quando un errore in impostazione di Danilo ha spalancato la strada a Kaishu Sano, bravo a recuperare il pallone e a battere Alisson con un preciso diagonale. Un gol che ha premiato la concretezza dei nipponici, fino a quel momento quasi sempre chiusi nella propria metà campo ma impeccabili nel difendere il vantaggio. Il Brasile, pur mantenendo a lungo il possesso del pallone, aveva infatti faticato a trovare spazi. La manovra verdeoro era sembrata lenta e prevedibile, con Suzuki impegnato soltanto in un paio di interventi senza particolari difficoltà. Nell'intervallo Ancelotti ha perso anche Paquetá, costretto ad alzare bandiera bianca per un problema fisico e sostituito da Endrick, modificando l'assetto offensivo della squadra.
La ripresa ha raccontato un'altra partita. I verdeoro hanno aumentato ritmo e intensità, affidandosi soprattutto al gioco sulle corsie laterali e ai cross in area. Dopo un colpo di testa di Bruno Guimarães respinto da Suzuki e una conclusione di Casemiro salvata sulla linea da Tomiyasu, il pareggio è arrivato al 56': perfetto traversone di Gabriel Magalhães e incornata vincente dello stesso Casemiro. Due minuti più tardi il Brasile è andato vicinissimo al sorpasso con una straordinaria iniziativa personale di Vinicius Junior, fermato soltanto dal palo dopo la deviazione del portiere giapponese. Con il passare dei minuti il copione è diventato sempre più chiaro. Il Giappone si è abbassato a difesa della propria area, mentre il Brasile ha continuato ad attaccare con pazienza, senza però riuscire a trovare il varco decisivo. Quando i tempi supplementari sembravano ormai inevitabili, al sesto minuto di recupero è arrivata la giocata che ha deciso la sfida: Bruno Guimarães ha trovato con un filtrante perfetto Gabriel Martinelli, entrato dalla panchina, che ha controllato il pallone e con un preciso destro ha battuto Suzuki per il definitivo 2-1.
Una rete pesantissima non solo perché vale gli ottavi di finale, dove il Brasile affronterà la vincente di Costa d'Avorio-Norvegia, ma anche perché entra nella storia del torneo. Il gol di Martinelli, realizzato al 96', è infatti il più tardivo mai segnato nei tempi regolamentari di una partita della fase finale di un Mondiale, superando il primato che apparteneva dal 2006 a Francesco Totti, autore del rigore decisivo contro l'Australia al 95'. Per Ancelotti, al di là del record, conta soprattutto il carattere mostrato dalla sua squadra: per continuare a inseguire il sesto titolo mondiale serviranno anche vittorie sofferte come questa.
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L’ex bomber protagonista al Summer Fancy Food 2026: inaugurato il Padiglione Italia e celebrato l’ingresso della cucina italiana nel patrimonio Unesco. «Orgoglioso di rappresentare le nostre eccellenze», ha detto Vieri.
Christian Vieri è stato tra i volti simbolo della presenza italiana al Summer Fancy Food 2026 di New York, una delle principali fiere mondiali dedicate al settore specialty food e beverage. L’ex attaccante, oggi Ambassador della Lega Calcio Serie A, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione del Padiglione Italia al Javits Center, nell’ambito delle attività di promozione del Made in Italy portate avanti insieme all’Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).
All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, il consigliere del MAECI Nicola Caputo, il presidente dell’Ice Matteo Zoppas, l’ambasciatore d’Italia a Washington Marco Peronaci, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il presidente del Summer Fancy Food Bill Lynch.
A seguire, in occasione delle celebrazioni per l’ingresso della cucina italiana nei patrimoni immateriali dell’Unesco, si è tenuto l’Authentic Italian Aperitivo, momento conclusivo della giornata con i saluti istituzionali dello stesso ministro Lollobrigida, dell’ambasciatore Peronaci, del presidente Zoppas e di Vieri.
Nel suo intervento, l’ex bomber ha sottolineato il legame personale con la cucina italiana e il valore dei prodotti nazionali: «Ringrazio tutte le istituzioni che sono intervenute oggi in questa giornata così prestigiosa e importante per il Made in Italy – ha detto – e tengo in particolar modo a dare un grande abbraccio a tutti gli italiani che sono qua a New York. Il nostro cibo è il migliore al mondo, la qualità dei nostri prodotti è impareggiabile. Chi mi segue sa che mi diletto anche in cucina e vado a comprare solo prodotti italiani, quindi sono fiero di essere ancora una volta qui a rappresentare le eccellenze del Made in Italy».
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di collaborazione tra Lega Calcio Serie A, Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) per promuovere le eccellenze italiane nei principali appuntamenti fieristici internazionali, anche attraverso la presenza di testimonial dello sport.
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Nel riquadro, il dottor Emanuele De Nobili (iStock)
Emanuele De Nobili, specialista di medicina preventiva e autore di successo, ha appena pubblicato un nuovo libro dedicato a un tema che negli ultimi tempi è molto discusso: il cortisolo, l’ormone dello stress che fa dormire male e ingrassare. Per Giunti esce Il reset del cortisolo. Il metodo per controllare l’ormone dello stress e riequilibrare corpo e mente, che offre un programma di quattro settimane utile a tenere sotto controllo il cortisolo.
Dottore, cominciamo dalla definizione. Che cos’è il cortisolo?
«Ora questo ormone, il cortisolo, è sulla bocca di tutti, non dimentichiamo che sono però anni che noi specialisti ne parliamo. Il cortisolo è un ormone chiave, pivot, nel metabolismo del nostro corpo. È un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, soprattutto dopo l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Dal cervello parte un segnale che arriva all’ipofisi, a livello centrale, e poi a livello periferico le surreni producono questo ormone, un glucocorticoide».
Noto anche come ormone dello stress.
«Sì, spesso è chiamato ormone dello stress e alle volte anche con accezione negativa, sembra il cattivo di turno. Io spiego invece nel mio libro che ha una funzione molto più ampia, è un regolatore dell’energia, dell’adattamento e dei ritmi biologici, i cosiddetti ritmi circadiani».
A che cosa serve questo ormone?
«Al mattino è quello che ci dà quella spinta ad alzarci dal letto e ad affrontare la giornata. È quello che mobilizza lo zucchero nel sangue per farci avere energia a livello sia fisico, muscolare, sia livello anche cerebrale. È importante per le funzioni cerebrali: memoria, concentrazione, attenzione».
Quindi questo è ormone estremamente utile perché è una sorta di attivatore. Ma quali sono gli effetti negativi che può avere sul nostro corpo?
«Il cortisolo generalmente dovrebbe essere alto al mattino quando ci svegliamo e poi man mano durante la giornata andare a decadere. Ma quanto il ritmo è alterato per prima cosa va a influire sul sonno. Alterna il ritmo sonno-veglia, causa difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte, soprattutto tra le 2 e le 4 di mattina. Può influire come dicevo prima sulla mente, sia sulle funzioni cognitive ma anche sull’umore, tende a dare una sorta di sindrome depressiva quando è alterato in maniera abnorme. E poi può andare a lavorare anche sull’appetito e sul metabolismo, è una delle cause principali della cosiddetta fame nervosa. Chiaramente quando abbiamo la fame nervosa di sotto siamo attirati verso cibi densamente calorici, ecco che allora il sovrappeso è dietro l’angolo. Poi può comportare delle tensioni a livello muscolare. E poiché è un regolatore del sistema immunitario può favorire, quando è alterato, infezioni ricorrenti».
Insomma quando è in eccesso causa tantissimi guai.
«Non solo. Bisogna fare attenzione: così come può essere perennemente alto, c’è anche il rischio che rimanga perennemente basso e questo è un segno di esaurimento, quello che viene definito in genere burnout, quando la persona ha, come dire, le batterie scariche».
Nel senso comune il cortisolo è associato allo stress e pure a un senso di pesantezza, al gonfiore, all’aumento di peso. Può procurare tutto questo?
«Ha anche questo tipo di effetti soprattutto quando è in eccesso. Abbiamo detto che il cortisolo dovrebbe avere un ritmo circadiano, cioè nell’arco delle 24 ore è più alto al mattino, verso le 6-7 di mattina, poi verso mezzodì dovrebbe diminuire fino ad arrivare ai valori minimi nelle ore serali. Se invece questo ritmo rimane alterato tutto il giorno e tende sempre verso l’alto, ecco che abbiamo questi sintomi di gonfiore, perché va a interferire anche con la digestione. Poi va a interferire anche con la flora batterica intestinale, in questo caso chiaramente siamo più soggetti ad avere gonfiore anche tardivo legato a una disbiosi, un’alterata funzione dei batteri buoni e cattivi nell’intestino. C’è una fermentazione che produce gas. E si accumula più grasso a livello soprattutto viscerale».
Quindi possiamo dire che è vero che il cortisolo fa ingrassare.
«Esatto, questi sono i sintomi: ritenzione, accumulo di grasso, gonfiore».
Prima abbiamo parlato di stress, ma così sembra un po’ generico. Quali sono gli indicatori, i segnali che ci avvertono che abbiamo davvero superato la soglia?
«Soprattutto il sonno. Se il cortisolo è alto alla sera impedisce al nostro corpo e in particolare alla ghiandola pineale, all’epifisi, di produrre la melatonina, di conseguenza avremo insonnia. Poi la stanchezza fisica, legata anche al fatto che dormiamo male. Il sonno è uno dei primi campanelli d’allarme assieme alla stanchezza cronica. Poi vanno valutate anche altre situazioni ma questi sono i due sintomi principali».
Altro?
«La difficoltà di perdere peso o l’aumento di peso che si verifica in maniera sconsiderata anche se non si modificano le proprie abitudini alimentari. Poi c’è il danno alla prestazioni mentali. Chiunque abbia un lavoro intellettuale fa molta più fatica a portare a termine i propri obiettivi giornalieri».
C’è una prova che si può fare in casa per capire se effettivamente si ha un problema legato al cortisolo in eccesso? C’è un test che si possa fare semplicemente?
«Sa che cosa faccio fare ai miei pazienti per essere certo che ci sia una problematica del cortisolo? Un esame che si può fare in parte a casa. Basta recuperare delle provette, 4 generalmente, e fare la raccolta salivare del cortisolo alle ore 8, alle 12, alle 16 e alle 22. A quale punto si porta tutto in laboratorio ad analizzare».
Perché questi orari?
«Perché dagli esami dovremmo trovare che alle 8 il cortisolo è alto, a mezzogiorno un pochino più basso, circa a metà, alle 16 inizia ad arrivare a valori bassi e alle 22 dovrebbe essere al minimo per favorire poi la melatonina. Quando si fanno questi test, il più delle volte nel soggetto che hai i sintomi che abbiamo definito prima il cortisolo è perennemente alto. Cioè non ha la curva a picco e poi decade, ma è sempre alto. Un’altra cosa che si può fare a casa è tenere un diario. Con diverse colonne dove segnare come va il sonno, il tipo di attività fisica che si fa, le abitudini ai pasti, l’ora in cui ci si corica, la stanchezza. Si segna tutto attribuendo dei valori che vanno da 0 10. Si tiene questo diario per un paio di settimane e poi si va a vedere dove sono i voti più bassi. Lì ci saranno le priorità su cui agire. Se trovate che avete il sonno disturbato, che fate poca attività fisica e che mangiate male, non andrete a modificare tutto e subito: questo diventerebbe fonte di stress».
Come si può fare rapidamente per abbassare i livelli di cortisolo? Qual è la cosa più efficace da fare nell’immediatezza?
«Di solito io faccio lavorare su una cosa banale: sull’esposizione alla luce, ovvero un bel bagno di sole al mattino. Non il sole dell’alba ma quello delle prime ore del mattino, e alla sera, di contro, invito a tenere tutto molto più sobrio, luci soffuse... La luce blu del mattino attiva il cortisolo e lo fa elevare nel momento corretto. Alla sera invece deve prevalere la luce arancione del tramonto».
Cosa che raramente succede.
«Certo, perché abbiamo la luce artificiale di casa, la rete di illuminazione blu di computer, telefonini e quant’altro... In questo modo si dà un continuo segnale ai nostri fotorecettori retinici che sono collegati all’ipotalamo. Si segnala in sostanza che è giorno o anche di notte, per cui si va ad alterare il ritmo circadiano. La cosa più semplice da fare per prima è dunque cercare di rispettare un po’ il ritmo luce/buio».
Quindi chi si mette a letto e comincia a scrollare sullo smartphone fa la cosa peggiore possibile.
«Esatto. Lo scrolling è la cosa più sbagliata perché non ti permette il recupero, non ti fa raggiungere il sonno di qualità di cui hai bisogno. Non è solo una questione di quantità: un sonno disturbato non ti permette di raggiungere la profondità necessaria, la cosiddetta fase 3 del sonno o la fase Rem, che è quella che ti fa recuperare energie. Rimani sempre in un sonno leggero, di dormiveglia, e questo non è un sonno riposante e ristoratore. Per cui: vietato alla sera fare lo scrolling sul telefonino, mandare i saluti agli amici e quant’altro».
Facile immaginare che anche l’esercizio fisico sia fondamentale e curativo.
«Sì, ai miei pazienti dico sempre che il movimento è medicina. Ho tanti pazienti con sindromi metaboliche, ipertesi, col colesterolo alto, col diabete... Dico a tutti di fare movimento ogni giorno. Non mi riferisco nello specifico alla camminata o alla palestra o all’aerobica o allo yoga e al pilates. Serve un po’ di tutto questo. Il nostro corpo ha bisogno della aerobica leggera, del sollevamento pesi, degli esercizi di flessibilità e di equilibrio. Ma non serve necessariamente iscriversi in palestra o in piscina, adesso che è estate, mettete scarpette, pantaloncini e maglietta e camminate in mezzo alla natura. Cosa che ha un doppio effetto: fa fare attività fisica e aiuta a rallentare un po’. Se poi sì va in compagnia c’è anche la parte sociale».
E dal punto di vista della dieta che cosa consiglia?
«Il vecchio adagio: colazione da re, pranzo da principe e cena da povero. Poi dipende dalle persone. Le divido in due categorie relativamente allo stress: lo stressato ipoattivo e lo stressato iperattivo. Allo stressato ipoattivo tendo a dare principalmente alla sera le classiche verdure e delle proteine ad alta digeribilità. Nello stressato iperattivo aggiungo anche un po’ di carboidrato che ha effetto calmante. Il carboidrato un po’ appaga, fa produrre più serotonina e dopamina che sono gli ormoni della felicità. Chiaro, per carboidrato non intendo il dolce, semmai del riso integrale, della pasta integrale, delle patate lesse in piccole quantità».
Esistono superfood che possano aiutare ad abbassare il cortisolo?
«Ci sono dei superfood, sono cibi che contengono un aminoacido, il triptofano, ad esempio la banana e il cioccolato fondente. Presi nel tardo pomeriggio, aiutano. Il triptofano è un precursore della serotonina, che a volta è un precursore della melatonina. Sono sostanze, come il magnesio delle mandorle, che ci aiutano a rilassarci sia a livello muscolare sia a livello cerebrale».
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Gatto Panceri
Con quaderno, penna e chitarra, da ragazzo si sedeva in una panchina in un parco di Monza. Scriveva canzoni, testo e musica. In questa panchina, ora dipinta di bianco e a lui ufficialmente dedicata, sono nati molti suoi evergreen, tra i quali Vivo per lei, cantata da Andrea Bocelli e Giorgia, il brano più venduto al mondo. Gatto Panceri ha firmato 12 album e ne sta per uscire un altro. Mina scelse un suo testo e ha composto per grandi nomi, da Leali a Mietta, da Morandi a Mengoni. Il suo talento fu precoce.
Luigi Giovanni Maria Panceri, Gatto. Come è nato il tuo nome d’arte?
«A scuola, quando facevo le medie. Durante un intervallo mi arrampicai su un albero e non riuscivo più a scendere. Prima di presentarmi a Sanremo 1992 con L’amore va oltre, alla Universal feci un incontro Patrick Dijvas, il mio primo produttore e Pippo Baudo che disse “questo nome è un po’ lungo”. Intervenne Dijvas: “A scuola lo chiamavano Gatto”. E Baudo “allora bisogna assolutamente chiamarlo così”, Gatto Panceri».
Sei nato a Monza. Come ti racconteresti da bambino?
«Ero un bambino che pensava di fare il calciatore nel Monza Calcio, avevo il motorino, cantavo con gli amici in cortile con la chitarra. A 14 anni la folgorazione. Quando ho incontrato la musica, la parte poetica, sopita, ha vinto su tutto il resto. Lasciai il liceo scientifico e feci il conservatorio a Milano».
Hai fratelli o sorelle?
«Ho una sorella e un fratello, loro però hanno il dono del disegno, che io non ho».
Vivevi in una casa con giardino o in un appartamento?
«In un appartamento ma c’era la villa comunale adiacente, aperta al pubblico, un parco cittadino insomma. Andavo spesso lì a scrivere le mie canzoni e addirittura adesso in questo parco, a Concorezzo, due chilometri da Monza, c’è una panchina dedicata a me, bianca, proprio dove andavo, con il testo di Un qualunque posto fuori o dentro di te. Lì ho scritto la canzone per Mina, L’amore va oltre, Vivo per lei…».
Vivi in Brianza adesso?
«Sì, sempre vissuto in Brianza anche se non sono un campanilista perché quando fai questo lavoro ti senti a casa dappertutto. Mi piace per il verde e poi c’è ancora mia mamma, ha 95 anni, non la lascerei mai, sono figlio di ragazza-madre per cui… vive in una casa mia, qui a pochi chilometri, ci sono mia sorella, mio fratello e una persona che gli stanno un po’ dietro… Io parto, ritorno, riparto, è un po’ un casino, ma non mi sono mai spostato troppo da qui. Tutti siamo legati alla mamma ma quando la mamma è ragazza-madre fa anche da padre…».
Nel 1992 il tuo primo contratto discografico con la Universal. Fosti tu a proporti o ti scoprirono?
«No, è stato il destino. Non sono mai stato uno che si mette sotto la sede della casa discografica per sperare di incontrarne il presidente. A me le cose sono capitate. Ad esempio Dijvas della Pfm casualmente era in un locale a Monza nell’87 e io facevo parte di una band di giovani, suonavamo lì, mi disse che avevo del potenziale e sono andato avanti fino a che sentì 3-4 canzoni che ritenne giuste e facemmo dei provini».
Età della tua prima composizione?
«Dopo una settimana che iniziai a suonare la chitarra a livello amatoriale scrissi la mia prima canzone con gli accordi, avevo 14 anni».
Parlando di cantautori chi ascoltavi allora?
«Fondamentalmente tre. Cocciante perché aveva la voce che gli usciva dalla gola e la mia aveva un suono simile. L’altro era Bennato perché aveva un’energia fuori dal normale, e al primo posto Battisti, perché mi sorprendeva la varietà delle sue canzoni. Poi per le mie sonorità i Police sono stati fondamentali».
A Sanremo 1992 presentasti la tua L’amore va oltre. Bellissimo testo. «Marino e la sua carrozzella / sono inseparabili ormai / sorride, avanza con le braccia [...] Marino che al suo compleanno avrà trenta candele / Marino che da più di un anno / s’è innamorato di Adele / Adele che lo va a trovare / che lo fa appena può / che lotta contro il mal di testa / e poi si addormenta sul metrò / Adele si sta laureando in psicologia / l’amore la sta consumando come una malattia». Una storia vera?
«Assolutamente vera. Chiaramente il personaggio principale della canzone nella realtà non si chiama Marino, è un ragazzo che sta qui vicino a Monza. A 23 anni ebbe un incidente stradale. La sua reazione fu decisamente positiva, di amore per la vita, questa donna s’innamora di lui. La canzone parla dell’amore che dovrebbe andar oltre ogni disgrazia. È anche una bandiera per i portatori di handicap, non si parla di lui in maniera pietista. Avanza con le braccia, ama, ha coraggio, non può più giocare a pallone ma se ne fa una ragione».
Questa storia ha avuto una positiva continuazione?
«Procede tutto molto bene».
Canterò per te, scrivi testo e musica. Mina la sceglie per Ullallà.
«Era circa il ’91, in quel periodo gli editori facevano ancora gli editori. Sentivano i cantanti per capire quando avrebbero voluto fare un disco nuovo. Mi chiamò il mio per dirmi “ho saputo che Mina sta sondando per fare un possibile nuovo disco. Hai qualcosa?”. Avevo questa canzone che non era neanche tanto alla Mina. “Guarda, lei vuole cose nuove, diverse”. Così gliela mandai. Le piacque molto, era per il suo singolo. Mi chiamò sul telefono fisso perché voleva che cambiassi alcune frasi - la canzone l’avevo scritta per me - le cambiai, poi ci risentimmo all’uscita del disco».
Vivo per lei, interpretata da Andrea Bocelli e Giorgia, 45 milioni di copie vendute nel mondo.
«La musica è un collante, l’arte più divina per eccellenza che ci accompagna in tanti momenti, tristi o felici. Ho pensato fosse giusto scrivere un inno alla musica. Però la cosa bella di questa canzone è che se qualcuno vuole vedere questa “lei” in un altro modo lo può fare, può essere la racchetta se gioca a tennis, la medicina se fa il medico, la religione, la famiglia, la moglie, la figlia… È la canzone italiana più venduta di tutti i tempi nel mondo. Ha superato anche Nel blu, dipinto di blu»
In un’intervista hai detto che i diritti di questo brano ti garantiscono una buona rendita. Sarebbe il sogno di ogni cantautore…
«Se ti capita il destino e la fortuna di avere la firma su un titolo così venduto… I diritti d’autore mi consentono di vivere bene ma soprattutto di continuare a fare dischi, curandoli, di fare solo i concerti che mi piacciono. Mi sono fatto uno studio stra-professionale a casa mia essendomi stancato di andare da terzi. Basta che salga la scala…».
Abita in te, quando ci sentiamo attraversati dall’amore. «Oh mio Dio come lo senti / che abita in te questo amore»…
«Si sono fatti milioni di canzoni sull’amore, ma se ne potrebbe fare milioni di altre. L’amore abita in noi. Una volta a un concerto una ragazza incinta mi disse che la leggeva come rivolta al bambino che aveva in grembo».
Hai una cattedra alla Hope Music School di Roma. È vero che ti è stata affidata dalla Cei (Conferenza episcopale italiana)?
«Assolutamente sì. Tutto nacque da Wojtyla che nel 2001 ritenne che L’amore va oltre era la canzone giusta come sigla per la Giornata mondiale della famiglia. Da quel momento la Cei si accorse di Gatto, dei testi e dei contenuti, che sono pieni di valori e ne è nato un sodalizio, essendo figlio di una ragazza-madre ho anche fatto concerti pro ragazze-madri e da lì mi hanno detto “facciamo dei corsi per cantautori di ispirazione cristiana e sarebbe bello che tu venissi a insegnare come si scrivono”. Risposi “io vengo ma se non ci sono solo i cantautori di ispirazione cristiana ma anche gli altri che condividono determinati valori”. Per quella giornata papa Wojtyla scelse quella canzone dove non è che si parla della croce, di Maria eccetera, perché, intelligentemente, pensò “non posso evangelizzare solo con le preghiere”».
La tua Io, Maria, José e Gesù, la preghiera di un camionista. «La merito una soluzione, dimmelo tu Gesù / seppur da quella comunione non ci siam toccati quasi più / È una vita dura da guidare…». «Non dover mai più bestemmiare [...] Non dover più trasportare un camion di perché». Puoi cercare Dio ma c’è la vita là fuori, l’asfalto…
«È così, in questa canzone c’è la dicotomia tra il credere e nello stesso tempo il non credere, la religione ti dice che non devi metterne in discussione l’esistenza, se non si crede non si ha nessuno, se esiste ti chiedi “perché fa succedere certe cose?”. Questo camionista, come dici tu, non vede l’aiuto di Dio ma sogna di non bestemmiare».
Anche tu ti fai spesso queste domande?
«Me le faccio spesso ma non bestemmio mai. Penso di non avere uno scetticismo totale e per quello che mi è successo nella vita sicuramente ho avuto un aiuto dall’Alto».
Benefici di una vita gratificante. C’è qualcosa che ti manca?
«Una cosa cui terrei è poter fare qualche concerto in un palasport perché vorrebbe dire che la gente che mi segue aumenta. Nella vita privata mi manca avere un figlio ma si sa che i maschi fino a 70 anni e più questa possibilità ce l’hanno. Sto bene, ho un cavallo, un’asina, due cani, ringrazio per quello che ho. Ci tengo al disco nuovo che sta per uscire, Vertigine, 12 canzoni completamente nuove, e poi in vista c’è un’autobiografia particolare, fatta di racconti, Vita da Gatto».
Pensi che animali abbiamo un’anima?
«Penso di sì. A un cane che ho avuto e che non c’è più ho dedicato una canzone, Super, l’ho fatto cremare e le sue ceneri sono sul mio comodino. Ora c’è una legge che consente di far mettere le ceneri dei tuoi animali nella tua tomba».
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