Ignazio La Russa: «Palazzo e Paese sono scollati. Mattarella sciolga le Camere»

Senatore La Russa, come va?
«Bene, ma mi richiami tra qualche minuto, che saluto i miei nipotini...».
Per Ignazio La Russa è stato un weekend intenso. Il 26 gennaio, in Emilia Romagna, il centrodestra ha perso le elezioni, ma Fratelli d'Italia ha doppiato il risultato delle europee. Di lì è partita una disputa con gli alleati sulle candidature alle prossime regionali: al partito di Giorgia Meloni, infatti, spetta indicare gli aspiranti governatori di Puglia e Marche.
(Trascorsi i cinque minuti...) Rieccoci, senatore.
«Mi dica tutto».
Un sondaggio di Nando Pagnoncelli fotografa un testa a testa tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni come leader più apprezzati dagli italiani, alle spalle di Giuseppe Conte. Non è che questa competizione tra i due mina la tenuta della coalizione?
«La competizione sta solo sui media, specialmente su quelli “interessati"».
Che significa?
«Sicuramente la competizione non è nella testa di Giorgia Meloni. Ma non è neanche nei fatti».
Un sondaggio Ixè dice che state drenando voti dalla Lega e che perciò ora sfiorate il 12%.
«In Emilia abbiamo quintuplicato il risultato delle scorse regionali, ma la Lega ha sostanzialmente tenuto la propria percentuale delle europee. E i voti che ha preso Fratelli d'Italia vengono da tutte le parti».
Inclusa la Lega.
«Alla quale però cediamo una parte dei consensi: c'è stato un interscambio. Il punto è un altro».
Qual è?
«Un'offerta diversificata consente al centrodestra di non arretrare».
Offerta diversificata?
«Sì: se c'è qualcuno che non è contento di Fratelli d'Italia, può scegliere la Lega o Forza Italia. E viceversa».
Quindi non c'è concorrenza.
«C'è una rete di salvaguardia a tutela della coalizione».
C'è chi dice - pensi a Ernesto Galli della Loggia - che al centrodestra manca il centro.
«Io mi rifaccio a Pinuccio Tatarella».
Vicepresidente del Consiglio di Alleanza Nazionale nel primo governo Berlusconi.
«Lui aveva teorizzato che il centro è una zattera: a volte si sposta verso la sponda destra e a volte si sposta verso la sponda sinistra. Ma le sponde sono soltanto due».
Però il partito di Silvio Berlusconi può contribuire a moderare certe posizioni troppo di destra di Lega e Fdi.
«Guardi che Berlusconi, nella sua vita, tutto è stato meno che un moderato».
Ma come?
«Era moderato nei toni, semmai. E questo noi l'abbiamo sempre apprezzato. Ma già ai tempi la sinistra ci accusava di essere “di destra destra"».
Per cui questo centrodestra non è estremista?
«Macché. Noi di Fdi aderiamo ai Conservatori e riformisti europei, che per gli standard italiani sono sostanzialmente di centro».
D'altronde, a proposito di toni, una Meloni al Papeete o che suona al citofono non ce la vede nessuno...
«Io non condanno né il Papeete né il citofono, che era un modo per dare voce a una mamma».
Però?
«È questione di scelte: la Meloni certe cose non le fa ed è per queste differenze che siamo una coalizione, non un unico partito».
Dopo il passo falso del Carroccio in Emilia, comunque, avete iniziato a litigare sulle candidature alle prossime regionali.
«La discussione non è successiva al voto, c'era già prima».
Va bene. Fatto sta che la discussione c'è stata.
«Una discussione un po' provinciale, che appartiene ai territori. A livello nazionale il metodo era stato già deciso».
Che metodo?
«Di affidare a un partito la selezione del candidato in certe Regioni».
Quindi?
«In Emilia abbiamo lavorato pancia a terra, accettando la candidata scelta dalla Lega».
E poi?
«In Campania la selezione spetta a Forza Italia. Nelle Marche e in Puglia a Fratelli d'Italia».
E avete blindato Raffaele Fitto.
«Abbiamo indicato anche Francesco Acquaroli nelle Marche. Peraltro, sono due candidati fortissimi, come confermato da tutti i sondaggi».
Come finirà?
«Vedrà che al vertice tra Berlusconi, Salvini e Meloni, cui di solito partecipo anch'io con Giancarlo Giorgetti, raggiungeremo un'intesa. Spero persino prima che esca quest'intervista».
Delle sardine lei ha detto: hanno avuto un palco gigantesco, chi gliel'ha pagato?
«Noi di Fdi non avremmo potuto permettercelo...».
La sardina campionessa di preferenze in Emilia, Elly Schlein, ha rifiutato la presidenza del Pd, offertale da Nicola Zingaretti. Sabato, le «6.000 sardine» hanno dettato i loro punti a Conte dalle colonne di Repubblica.
«Ho visto».
Ecco: se non si accontentano di encomi e incarichi, per il Pd le sardine non rischiano di essere un boomerang?
«Oggettivamente le sardine sono state un risorsa, in Emilia, per chiamare alle armi tanti elettori della sinistra e una parte di quelli dei 5 stelle. Ma se lo lasci dire da me, che certe cose le ho vissute...».
A che allude?
«Finirà come con il movimento studentesco del Sessantotto».
Cioè?
«Cominciò benedetto dal Pci e poi divenne “il problema" per il Partito comunista».
Andrà così anche stavolta?
«Certo: il Pd si ritrova un'area movimentista che lo condizionerà. Ma le sardine saranno un problema pure per i 5 stelle».
Perché?
«Come in Emilia, offrono una via di fuga verso la sinistra agli elettori delusi. E questo determinerà nuovi attriti nell'alleanza giallorossa».
Per la destra non cambia nulla?
«Abbiamo i numeri per battere la sinistra, indipendentemente da sardine, pesci rossi e pescecani».
Ovunque, tranne che in Emilia Romagna...
«Li avremmo avuti anche lì, se ci fosse stata più collegialità nel centrodestra».
Cosa intende?
«Il nostro elettorato non ama che si dia l'impressione di una guerra interna alla coalizione».
Bastava questo?
«Magari non avrebbe guastato una maggiore visibilità concessa alla candidata».
Oscurata da Salvini?
«Era una brava candidata, ma non è riuscita ad avere lo spazio che meritava. In Puglia non credo che adotteremo la stessa tecnica».
Salvini avvisato...
«Sarà Fitto - e nessun altro - a guidare la coalizione».
Pensa sia vero che qualcuno, in Forza Italia, abbia fatto votare per Stefano Bonaccini?
(Tono incredulo) «No, no, no».
Però Conte, sentendo che il M5s si sfilaccia, qualche appello ai «responsabili» l'ha lanciato... Magari guarda a pezzi di Fi.
«Non vedo aree di Forza Italia interessate a sostenere Conte».
Giuseppi vuole diventare il nuovo Romano Prodi?
«Conte vorrebbe fare tutto. L'unica cosa che non vuole fare è candidarsi e dimostrare quanti voti è capace di prendere».
Essendo interista, lei di Conte preferisce Antonio...
(Risata) «Indubbiamente. Ma non voglio fare il cambio, se no la squadra va in malora...».
Sul taglio dei parlamentari come la pensa?
«Noi di Fratelli d'Italia siamo stati coerenti: abbiamo detto che questa cosa l'avremmo fatta, anche se siamo convinti che una cosa del genere non doveva servire solo a gettare fumo negli occhi».
Come bisognava procedere?
«La cosa andava inserita nell'ambito di una riforma costituzionale più ampia».
Di che tipo?
«Repubblica presidenziale con sistema elettorale maggioritario. E allora lì ci stava pure il taglio del numero dei parlamentari. Abbiamo votato comunque a favore, ma solo come primo gradino».
Al referendum farete votare sì?
«Non credo che su questo gli italiani abbiano bisogno delle indicazioni dei partiti».
Se, come probabile, diventasse definitivo il taglio, a questo Parlamento mancherebbe la legittimazione per eleggere il prossimo capo dello Stato? Si dovrebbe riandare a votare?
«Il governo non si dimette di sicuro. Finché ha i numeri, ogni ragionevolezza sarà superata dall'attaccamento alle poltrone. C'è un'unica possibilità a quel punto».
Quale?
«Che il presidente della Repubblica, di cui rispetto l'autonomia, decida che il distacco tra Paese reale e Parlamento è tale da rendere necessario il ritorno alle urne».
Il capo dello Stato può sciogliere le Camere anche se c'è ancora la maggioranza?
«Certo. È già successo. Ma non vorrei sostituirmi al presidente...».






