True
2019-07-02
Palamara alla sbarra, ma il pg che lo accusa rischia grosso: gli passava le notizie
Ansa
Il colpo di scena era nell'aria, ma ieri c'è stato un completo capovolgimento di fronte. Il pg della Cassazione che, proprio questa mattina, dovrà sostenere l'accusa a carico di Luca Palamara, è finito nel tritacarne del virus trojan installato nel cellulare del pm indagato a Perugia per corruzione. Riccardo Fuzio è stato intercettato mentre discute col suo futuro imputato non solo delle nomine di Roma («bisogna lavorare sui numeri», suggerisce), ma soprattutto mentre gli rivela informazioni sull'indagine in cui è coinvolto. Condotta che al consigliere Luigi Spina è costata la poltrona a Palazzo dei Marescialli e l'accusa di rivelazione di segreto investigativo. Che cosa succederà ora a Fuzio? Le intercettazioni, pubblicate online ieri dall'Espresso, sono eloquenti. Il pg della Suprema Corte, componente di Unicost, la stessa corrente di Palamara, riferisce all'ex presidente dell'Anm contenuti dell'informativa di 98 pagine arrivata, da pochi giorni, al Csm. Dice che «ci stanno le cose con Adele (l'amica con cui Palamara avrebbe condiviso soggiorni pagati da Fabrizio Centofanti, ndr)... e il viaggio a Dubai...». L'accusatore e l'accusato, insomma, il 21 maggio scorso parlavano tranquillamente dei risultati delle investigazioni di Perugia. Fuzio, addirittura, si spinge a dichiarare che se davvero il pm avesse favorito il procuratore Giancarlo Longo, in cambio di soldi, «ti arrestavano».
Palamara - che rischia la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio - è accusato di violazione dei doveri di «imparzialità, correttezza ed equilibrio», in relazione ai rapporti tenuti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti, nonché di un «comportamento gravemente scorretto» attuato nella riunione notturna del 9 maggio scorso, in cui, alla presenza dei deputati Pd Luca Lotti (imputato nella Capitale per il caso Consip) e Cosimo Ferri, e di 5 consiglieri del Csm (4 dei quali si sono dimessi), avrebbe brigato per pilotare la successione del pensionato Giuseppe Pignatone alla guida di Piazzale Clodio. La difesa di Palamara, nei giorni scorsi, ha ricusato il consigliere di «Autonomia&Indipendenza» Sebastiano Ardita dopo che già due consiglieri, componenti della disciplinare, si erano astenuti: Marco Mancinetti (Unicost), e Giuseppe Cascini (Area). Se l'istanza dovesse essere accolta (gli avvocati lo scopriranno solo oggi), il tribunale delle toghe dovrebbe essere modificato visto che, dopo le dimissioni di Luigi Spina e Antonio Lepre, Ardita e Cascini sono gli unici togati pm.
A Palazzo dei Marescialli, la difesa di Palamara punta soprattutto a demolire i rapporti con l'imprenditore Centofanti. Come? Facendo leva su un particolare che il nostro giornale è in grado di anticipare. Nel quinquennio 2014-2018 la famiglia Palamara (il pm Luca e la moglie Giovanna Remigi, ex dirigente esterno della Regione Lazio) ha sviluppato una capacità finanziaria complessiva di ben 835.000 euro. Una ricchezza che ben giustificherebbe i viaggi e i soggiorni, in Italia e all'estero, e che minerebbe del tutto - secondo gli avvocati - l'assunto accusatorio della corruzione ad opera di Centofanti. Anche per il famoso anello regalato all'amica Adele Attisani, che per i pm di Perugia sarebbe stato in realtà pagato dall'imprenditore, l'ex presidente dell'Anm è pronto a offrire una spiegazione che, paradossalmente, lo espone ancor di più dal punto di vista familiare. Del monile, che per gli inquirenti valeva 2.000 euro ma che Palamara sostiene di aver acquistato per 6.500 euro, aveva parlato con l'allora capocentro della Dia di Catania, Renato Panvino, al quale il pm, in più tranche, avrebbe consegnato il contante a estinzione del debito col gioielliere di Misterbianco.
Sul fronte della contestata «disponibilità» dell'ex togato, in seno al Csm (2014-2018), che nel fascicolo di Perugia diventa addirittura l'accusa di aver incassato 40.000 euro per favorire la nomina di Giancarlo Longo alla guida della Procura di Gela, la linea difensiva trae spunto dalle stesse carte della magistratura umbra. Infatti, all'epoca Palamara non faceva parte della Quinta commissione (incarichi direttivi e semidirettivi). A smentire l'interessamento del pm romano sarebbe addirittura l'avvocato Giuseppe Calafiore, condannato insieme al collega Piero Amara per le presunte sentenze pilotate al Consiglio di Stato. Pur ammettendo di aver egli stesso tentato di favorire l'amico magistrato nella sua aspirazione, Calafiore ha negato che Palamara e Longo possano aver parlato di soldi. Resta da chiarire l'ultima contestazione, quella di aver saputo in anticipo i contenuti dell'inchiesta umbra grazie a Spina ma anche, come abbiamo visto, allo stesso pg. Aspetto su cui la difesa è pronta a dare battaglia. Anche perché, secondo i legali, la notizia era già da tempo non più riservata considerati gli articoli di giornale che avevano dato ampio risalto alla storia. Inoltre, a testimonianza di ciò, ci sarebbero delle chat WhatsApp tra Palamara e i magistrati Sergio Colaiocco e Giuseppe Cascini. Quest'ultimo viene citato, ripetutamente, nelle intercettazioni col virus spia. In particolare, nella ormai famosa conversazione del 9 maggio scorso, a cui erano presenti Lotti e Ferri, il consigliere dimissionario del Csm Luigi Spina sbotta: «Oggi, se fosse per me, Cascini gli impugnavo pure l'elezione e gli controllavamo i voti (...) tiravamo fuori la cosa del fratello...». In che cosa consista questa «cosa» non è chiaro. Il riferimento è a Marcello Cascini, sostituto procuratore di Roma. Ancora un fratello, dunque, nelle intercettazioni al veleno del «mercato delle toghe», dopo quelli di Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo. Consulenti di aziende finite nel mirino dell'autorità giudiziaria capitolina, e fulcro centrale dell'esposto firmato dal pm Stefano Fava contro i suoi superiori in Procura.
Simone Di Meo
Intermediario per la Roma all’emiro. Il Bullo non smentisce il nostro scoop
Abbiamo atteso tutto il giorno, ma alla fine Matteo Renzi, sempre loquace, non ha smentito di essere il presunto intermediario di una trattativa per la cessione della Roma agli emiri del Qatar. Nella notte tra il 15 e il 16 maggio Luca Lotti aveva rivelato al pm Luca Palamara (intercettato dalla Guardia di finanza) quanto segue: «Matteo era a Doha (incomprensibile) ha detto “oh io la compro la Roma" c'era scritto “io la compro davvero la Roma, ma lo stadio si fa o no?" e Matteo gli ha risposto: “Guardi vediamoci a Parigi con Luca la settimana prossima…"».
Non è chiaro chi dovessero incontrare a Parigi Renzi e «Luca», probabilmente Lotti, per parlare dell'affare. Lo stesso Palamara, in un'altra convesazione, aveva detto alla moglie che l'ex ministro stava facendo da «intermediario per far comprare al Qatar la Roma». «Non commentiamo stronzate, siamo una società quotata» risponde con savoir faire il vicepresidente della società Mauro Baldissoni. A questo punto domandiamo se Lotti dica «stronzate»: «Questo lo dice lei. Noi non commentiamo false notizie». L'intercettazione, però, è vera: «I dialoghi tra terze persone non ci riguardano» è la conclusione del dirigente.
Di certo i rapporti tra il Giglio magico e il Qatar si sono consolidati nel tempo, favoriti anche dagli ottimi rapporti personali di Matteo con l'ambasciatore italiano a Doha, Pasquale Salzano. Ad aprile avevamo ricordato alcuni recenti viaggi dell'ex premier nell'emirato per non meglio specificate missioni. Le nostre fonti ci avevano parlato di un viaggio a fine marzo e di un altro tra il 29 e 30 dicembre scorsi. Nell'aprile 2018 l'ex premier era volato a Doha con l'imprenditore Marco Carrai al seguito, su invito dell'emiro, Tamim Bin Hamad Al Thani, per partecipare all'inaugurazione della biblioteca nazionale, insieme a un «gruppo ristretto di ex uomini di governo accomunati dalla passione per l'islam sunnita di Doha», tra cui Nicolas Sarkozy. Nell'occasione l'ex segretario del Pd si intrattenne per più di un'ora con i vertici della ricchissima Qatar foundation.
L'ex segretario Pd era volato a Doha anche subito dopo le sue dimissioni da capo del governo: era il 19 gennaio del 2017, e anche in quel caso si trattò di una visita lampo. L'emiro del piccolo Stato arabo controlla un fondo d'investimento che in Europa possiede quote di colossi bancari, ma anche immobili e hotel. Tra questi il Four seasons di Firenze, acquistato proprio dalla famiglia al-Thani: Matteo lo usa come ufficio, palestra e ristorante. È nota la passione per il calcio degli emiri, che organizzeranno il prossimo Mondiale e che possiedono il Paris Saint Germain. Ad aprile i giornali avevano dato la notizia di contatti tra un fondo del Qatar e Lotti per trovare finanziatori per la Fiorentina. Alla fine la squadra viola è stata acquistata dall'italo-americano Rocco Commisso. Da tempo nella capitale si vocifera di un interessamento del Qatar per la Roma. Si è parlato anche di un'offerta da 1,5 miliardi, comprendente la realizzazione del nuovo stadio. A febbraio rappresentanti dell'emirato avevano sondato la disponibilità di Francesco Totti a fare l'ambasciatore per i Mondiali del 2022. L'agenzia di stampa Adn kronos, citando fonti qatariote, ha riferito il «fastidio» del governo emiratino per le notizie apparse sul nostro giornale. Una mancanza di riservatezza che sarebbe stata bollata come «odiosa». Un incidente diplomatico che potrebbe far naufragare la trattativa. Ieri hanno commentato il nostro scoop molti tifosi, compresi diversi politici. «La Roma ha già tante disgrazie, ci manca solo se ne occupi Renzi: e poi a che titolo?» ha dichiarato il senatore di Forza Italia e tifoso giallorosso, Maurizio Gasparri. «Il Qatar non mi fa impazzire. È uno dei più noti finanziatori delle peggiori frange del fondamentalismo islamico».
Giacomo Amadori
Continua a leggereRiduci
Oggi giorno del giudizio al Csm. Caos nella sezione disciplinare: Riccardo Fuzio e il consigliere Ardita potrebbero dover lasciare il posto.Tengono banco le parole di Luca Lotti intercettato con il pm al centro di «toghe sporche».Lo speciale contiene due articoliIl colpo di scena era nell'aria, ma ieri c'è stato un completo capovolgimento di fronte. Il pg della Cassazione che, proprio questa mattina, dovrà sostenere l'accusa a carico di Luca Palamara, è finito nel tritacarne del virus trojan installato nel cellulare del pm indagato a Perugia per corruzione. Riccardo Fuzio è stato intercettato mentre discute col suo futuro imputato non solo delle nomine di Roma («bisogna lavorare sui numeri», suggerisce), ma soprattutto mentre gli rivela informazioni sull'indagine in cui è coinvolto. Condotta che al consigliere Luigi Spina è costata la poltrona a Palazzo dei Marescialli e l'accusa di rivelazione di segreto investigativo. Che cosa succederà ora a Fuzio? Le intercettazioni, pubblicate online ieri dall'Espresso, sono eloquenti. Il pg della Suprema Corte, componente di Unicost, la stessa corrente di Palamara, riferisce all'ex presidente dell'Anm contenuti dell'informativa di 98 pagine arrivata, da pochi giorni, al Csm. Dice che «ci stanno le cose con Adele (l'amica con cui Palamara avrebbe condiviso soggiorni pagati da Fabrizio Centofanti, ndr)... e il viaggio a Dubai...». L'accusatore e l'accusato, insomma, il 21 maggio scorso parlavano tranquillamente dei risultati delle investigazioni di Perugia. Fuzio, addirittura, si spinge a dichiarare che se davvero il pm avesse favorito il procuratore Giancarlo Longo, in cambio di soldi, «ti arrestavano».Palamara - che rischia la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio - è accusato di violazione dei doveri di «imparzialità, correttezza ed equilibrio», in relazione ai rapporti tenuti con l'imprenditore Fabrizio Centofanti, nonché di un «comportamento gravemente scorretto» attuato nella riunione notturna del 9 maggio scorso, in cui, alla presenza dei deputati Pd Luca Lotti (imputato nella Capitale per il caso Consip) e Cosimo Ferri, e di 5 consiglieri del Csm (4 dei quali si sono dimessi), avrebbe brigato per pilotare la successione del pensionato Giuseppe Pignatone alla guida di Piazzale Clodio. La difesa di Palamara, nei giorni scorsi, ha ricusato il consigliere di «Autonomia&Indipendenza» Sebastiano Ardita dopo che già due consiglieri, componenti della disciplinare, si erano astenuti: Marco Mancinetti (Unicost), e Giuseppe Cascini (Area). Se l'istanza dovesse essere accolta (gli avvocati lo scopriranno solo oggi), il tribunale delle toghe dovrebbe essere modificato visto che, dopo le dimissioni di Luigi Spina e Antonio Lepre, Ardita e Cascini sono gli unici togati pm.A Palazzo dei Marescialli, la difesa di Palamara punta soprattutto a demolire i rapporti con l'imprenditore Centofanti. Come? Facendo leva su un particolare che il nostro giornale è in grado di anticipare. Nel quinquennio 2014-2018 la famiglia Palamara (il pm Luca e la moglie Giovanna Remigi, ex dirigente esterno della Regione Lazio) ha sviluppato una capacità finanziaria complessiva di ben 835.000 euro. Una ricchezza che ben giustificherebbe i viaggi e i soggiorni, in Italia e all'estero, e che minerebbe del tutto - secondo gli avvocati - l'assunto accusatorio della corruzione ad opera di Centofanti. Anche per il famoso anello regalato all'amica Adele Attisani, che per i pm di Perugia sarebbe stato in realtà pagato dall'imprenditore, l'ex presidente dell'Anm è pronto a offrire una spiegazione che, paradossalmente, lo espone ancor di più dal punto di vista familiare. Del monile, che per gli inquirenti valeva 2.000 euro ma che Palamara sostiene di aver acquistato per 6.500 euro, aveva parlato con l'allora capocentro della Dia di Catania, Renato Panvino, al quale il pm, in più tranche, avrebbe consegnato il contante a estinzione del debito col gioielliere di Misterbianco.Sul fronte della contestata «disponibilità» dell'ex togato, in seno al Csm (2014-2018), che nel fascicolo di Perugia diventa addirittura l'accusa di aver incassato 40.000 euro per favorire la nomina di Giancarlo Longo alla guida della Procura di Gela, la linea difensiva trae spunto dalle stesse carte della magistratura umbra. Infatti, all'epoca Palamara non faceva parte della Quinta commissione (incarichi direttivi e semidirettivi). A smentire l'interessamento del pm romano sarebbe addirittura l'avvocato Giuseppe Calafiore, condannato insieme al collega Piero Amara per le presunte sentenze pilotate al Consiglio di Stato. Pur ammettendo di aver egli stesso tentato di favorire l'amico magistrato nella sua aspirazione, Calafiore ha negato che Palamara e Longo possano aver parlato di soldi. Resta da chiarire l'ultima contestazione, quella di aver saputo in anticipo i contenuti dell'inchiesta umbra grazie a Spina ma anche, come abbiamo visto, allo stesso pg. Aspetto su cui la difesa è pronta a dare battaglia. Anche perché, secondo i legali, la notizia era già da tempo non più riservata considerati gli articoli di giornale che avevano dato ampio risalto alla storia. Inoltre, a testimonianza di ciò, ci sarebbero delle chat WhatsApp tra Palamara e i magistrati Sergio Colaiocco e Giuseppe Cascini. Quest'ultimo viene citato, ripetutamente, nelle intercettazioni col virus spia. In particolare, nella ormai famosa conversazione del 9 maggio scorso, a cui erano presenti Lotti e Ferri, il consigliere dimissionario del Csm Luigi Spina sbotta: «Oggi, se fosse per me, Cascini gli impugnavo pure l'elezione e gli controllavamo i voti (...) tiravamo fuori la cosa del fratello...». In che cosa consista questa «cosa» non è chiaro. Il riferimento è a Marcello Cascini, sostituto procuratore di Roma. Ancora un fratello, dunque, nelle intercettazioni al veleno del «mercato delle toghe», dopo quelli di Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo. Consulenti di aziende finite nel mirino dell'autorità giudiziaria capitolina, e fulcro centrale dell'esposto firmato dal pm Stefano Fava contro i suoi superiori in Procura.Simone Di Meo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/palamara-alla-sbarra-ma-il-pg-che-lo-accusa-rischia-grosso-gli-passava-le-notizie-2639047528.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="intermediario-per-la-roma-allemiro-il-bullo-non-smentisce-il-nostro-scoop" data-post-id="2639047528" data-published-at="1778633851" data-use-pagination="False"> Intermediario per la Roma all’emiro. Il Bullo non smentisce il nostro scoop Abbiamo atteso tutto il giorno, ma alla fine Matteo Renzi, sempre loquace, non ha smentito di essere il presunto intermediario di una trattativa per la cessione della Roma agli emiri del Qatar. Nella notte tra il 15 e il 16 maggio Luca Lotti aveva rivelato al pm Luca Palamara (intercettato dalla Guardia di finanza) quanto segue: «Matteo era a Doha (incomprensibile) ha detto “oh io la compro la Roma" c'era scritto “io la compro davvero la Roma, ma lo stadio si fa o no?" e Matteo gli ha risposto: “Guardi vediamoci a Parigi con Luca la settimana prossima…"». Non è chiaro chi dovessero incontrare a Parigi Renzi e «Luca», probabilmente Lotti, per parlare dell'affare. Lo stesso Palamara, in un'altra convesazione, aveva detto alla moglie che l'ex ministro stava facendo da «intermediario per far comprare al Qatar la Roma». «Non commentiamo stronzate, siamo una società quotata» risponde con savoir faire il vicepresidente della società Mauro Baldissoni. A questo punto domandiamo se Lotti dica «stronzate»: «Questo lo dice lei. Noi non commentiamo false notizie». L'intercettazione, però, è vera: «I dialoghi tra terze persone non ci riguardano» è la conclusione del dirigente. Di certo i rapporti tra il Giglio magico e il Qatar si sono consolidati nel tempo, favoriti anche dagli ottimi rapporti personali di Matteo con l'ambasciatore italiano a Doha, Pasquale Salzano. Ad aprile avevamo ricordato alcuni recenti viaggi dell'ex premier nell'emirato per non meglio specificate missioni. Le nostre fonti ci avevano parlato di un viaggio a fine marzo e di un altro tra il 29 e 30 dicembre scorsi. Nell'aprile 2018 l'ex premier era volato a Doha con l'imprenditore Marco Carrai al seguito, su invito dell'emiro, Tamim Bin Hamad Al Thani, per partecipare all'inaugurazione della biblioteca nazionale, insieme a un «gruppo ristretto di ex uomini di governo accomunati dalla passione per l'islam sunnita di Doha», tra cui Nicolas Sarkozy. Nell'occasione l'ex segretario del Pd si intrattenne per più di un'ora con i vertici della ricchissima Qatar foundation. L'ex segretario Pd era volato a Doha anche subito dopo le sue dimissioni da capo del governo: era il 19 gennaio del 2017, e anche in quel caso si trattò di una visita lampo. L'emiro del piccolo Stato arabo controlla un fondo d'investimento che in Europa possiede quote di colossi bancari, ma anche immobili e hotel. Tra questi il Four seasons di Firenze, acquistato proprio dalla famiglia al-Thani: Matteo lo usa come ufficio, palestra e ristorante. È nota la passione per il calcio degli emiri, che organizzeranno il prossimo Mondiale e che possiedono il Paris Saint Germain. Ad aprile i giornali avevano dato la notizia di contatti tra un fondo del Qatar e Lotti per trovare finanziatori per la Fiorentina. Alla fine la squadra viola è stata acquistata dall'italo-americano Rocco Commisso. Da tempo nella capitale si vocifera di un interessamento del Qatar per la Roma. Si è parlato anche di un'offerta da 1,5 miliardi, comprendente la realizzazione del nuovo stadio. A febbraio rappresentanti dell'emirato avevano sondato la disponibilità di Francesco Totti a fare l'ambasciatore per i Mondiali del 2022. L'agenzia di stampa Adn kronos, citando fonti qatariote, ha riferito il «fastidio» del governo emiratino per le notizie apparse sul nostro giornale. Una mancanza di riservatezza che sarebbe stata bollata come «odiosa». Un incidente diplomatico che potrebbe far naufragare la trattativa. Ieri hanno commentato il nostro scoop molti tifosi, compresi diversi politici. «La Roma ha già tante disgrazie, ci manca solo se ne occupi Renzi: e poi a che titolo?» ha dichiarato il senatore di Forza Italia e tifoso giallorosso, Maurizio Gasparri. «Il Qatar non mi fa impazzire. È uno dei più noti finanziatori delle peggiori frange del fondamentalismo islamico». Giacomo Amadori
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
Continua a leggereRiduci
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
Continua a leggereRiduci