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2022-07-29
Orda di minori stranieri a Genova. Lady Speranza contro la Lamorgese
(Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)
C’è un documento, al di sopra di ogni sospetto di razzismo, che fotografa le origini dell’emergenza delle baby gang composte da minori non accompagnati che stanno seminando in terrore in alcune zone di Genova. È il rapporto per il 2021 dell’Osservatorio minori stranieri non accompagnati in Italia, firmato da Daniele Frigeri, direttore del Cespi e da Rosangela Cossidente, coordinatrice dell’osservatorio nonché moglie del ministro della Salute Roberto Speranza. Le 174 pagine del documento dell’osservatorio istituito dal Cespi descrivono così la situazione in Liguria: «Dal report mensile minori stranieri non accompagnati in Italia della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 30 novembre 2021, il numero di minorenni stranieri non accompagnati presenti sul territorio ligure è pari a 341 (due sono di genere femminile) e rappresenta il 3,1% delle presenze a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente, in cui i minorenni stranieri erano 185, si è assistito ad un incremento significativo di oltre l’80%». Poi il rapporto chiama in causa la gestione dei minori e il ministero dell’Interno, retto da Luciana Lamorgese, al governo insieme al marito della Cossidente: «A tale incremento non è tuttavia corrisposta un’adeguata risposta da parte del sistema di accoglienza». Ed ecco la questione: «Con l’avviso del 7 maggio 2021 del ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di ampliamento posti della rete Sai (quella in cui confluiscono i minori stranieri non accompagnati, ndr), vi è stato infatti un ampliamento di soli 20 posti dedicati ai minorenni stranieri per una spesa pari a euro 517.570,00; ampliamento che ha tuttavia interessato il solo capoluogo ligure, lasciando le altre province completamente scoperte». Nel dettaglio, si parla di «193 posti Sai già presenti al 2020 (163 su Genova e 30 sul Distretto sociale del Savonese) e dedicati ai minorenni». Il numero
complessivo di posti Sai nella regione è pari a 213, a fronte di un numero di minorenni stranieri decisamente superiore. Nella sola Genova a dicembre scorso i ragazzi erano 377, con stime che prevedono che entro fine anno si arrivi a 500. Numeri fuori dal comune. Per Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni del capoluogo ligure «gli inserimenti nelle comunità andrebbero programmati. Non si può lavorare sulle ondate». Epicentro del fenomeno sono i giardini di Quinto, non lontano dall’omonima spiaggia e dalla stazione ferroviaria che porta lo stesso nome, che sono diventati il luogo del regolamento di conti tra la varie gang che si affrontano anche a colpi di casco da motociclista o di spranghe. Come la notte del 7 luglio scorso nel quartiere Castelletto di Genova, dove è scoppiata una maxi rissa tra minori stranieri non accompagnati proprio nel centro di accoglienza di passo dell’Acquidotto. Sette ragazzi sono rimasti feriti, dieci quelli identificati e denunciati. A fronteggiarsi, con cinghie, estintori e spranghe, sono stati un gruppo di albanesi e uno di egiziani e magrebini. Una situazione che ha costretto il prefetto Renato Franceschelli e il questore Orazio D’Anna a organizzare presidi con agenti antisommossa. Ma lo spauracchio dei celerini sembra non sortire molti effetti, visto che poco meno di un mese fa, dalle risse alle rapine, che hanno portato a cinque arresti alla fine di giugno, si è aggiunta anche una violenza sessuale su una ragazza quindicenne. Compiuta, secondo gli investigatori, da un minorenne straniero non accompagnato, denunciato alla Procura della Repubblica dei minori di Genova.
La violenza sarebbe cominciata sulla spiaggia di Quinto, dove la ragazzina si trovava con due amiche. Alle tre giovani si sarebbero avvicinati tre ragazzi egiziani temporaneamente ospitati in una struttura di accoglienza. L’approccio sarebbe avvenuto senza che le ragazzine genovesi avessero mostrato disponibilità, neppure a scambiare qualche parola, ma questo non ha fermato uno degli egiziani. Avrebbe allungato le mani su una di loro, palpeggiandola nelle parti intime, testimone la gente presente in spiaggia che ha assistito sgomenta. E forse proprio la presenza di numerosi testimoni ha permesso a una delle ragazzine di allontanarsi e avvertire i genitori, che hanno allertato i carabinieri. Che hanno dovuto attuare una mini caccia all’uomo, visto che i tre stranieri avevano tentato la fuga salendo su un autobus di linea diretto verso il centro della città. Il terzetto di molestatori è stato rintracciato sul pullman e bloccato. Solo uno di loro, considerato l’autore materiale dei palpeggiamenti, è stato denunciato per violenza sessuale. Si tratta di un sedicenne arrivato in Italia il 6 giugno scorso, ma che in meno di un mese si è dato molto da fare nel giro delle baby gang. Prima dell’ultima denuncia il ragazzo ne vantava già un paio nel suo curriculum: per spaccio di droga e violenza sessuale. Quella della spiaggia è stata la terza in poche settimane, ma senza un intervento radicale sul sistema di gestione dei minori non accompagnati l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi.
Lampedusa: una fogna a cielo aperto
Mentre due giorni fa il Pd non ha votato il rinnovo del sostegno dell’Italia alla guardia costiera libica nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, gli sbarchi continuano senza sosta. E l’hotspot di Lampedusa è di nuovo ai limiti del collasso con gravi rischi igienico sanitari. In un video che circola in queste ore si vedono infatti gli ospiti della struttura costretti a fare la doccia all’aperto con bottiglie di acqua minerale, mentre fuori dai cancelli si intravede un’autobotte in arrivo per risolvere la carenza d’acqua che ormai va avanti da giorni. E per il numero eccessivo di presenze è scoppiata anche la rete fognaria.
Nella struttura si trovano 1.793 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E anche se due notti fa 597 migranti sono stati imbarcati sulla nave Diciotti in direzione Porto Empedocle, la struttura sta per scoppiare. E dimostra che il viavai di traghetti e navi militari non è sufficiente.
«Il ciclo di svuotamento e riempimento del centro di accoglienza di Lampedusa non è sostenibile», denuncia il segretario generale del sindacato di polizia Coisp Domenico Pianese, che aggiunge: «La situazione igienico sanitaria resta insostenibile sia per gli immigrati ma anche per i poliziotti, costretti a svolgere il proprio lavoro nelle stradine invase dai liquami della rete fognaria».
Del resto, sull’isola non c’è tregua, grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, che spingono gli scafisti trafficanti di esseri umani a mettere i barconi in mare. Otto gli approdi in rapida successione dalle 20.30 di mercoledì sera, quando il pattugliatore della Guardia di finanza in servizio ha raggiunto il molo Favaloro con 70 persone di origine subsahariana, intercettate su un barchino di 12 metri a circa 11 miglia dall’isola. Poco dopo a sbarcare sono stati in 24: erano su un barchino alla deriva rintracciato dai militari della Guardia costiera, che hanno soccorso anche 62 egiziani, tutti uomini. Intorno alle 21.30 l’approdo più consistente della giornata: 124 sbarcati, che la motovedetta della Guardia di finanza aveva bloccato a circa nove miglia dalle coste. Gli ultimi a raggiungere mercoledì sera l’isola sono stati 29 uomini, tutti adulti e di origine subsahariana, intercettati, sempre dalle Fiamme gialle, a una decina di miglia dall’isola. Ma gli sbarchi notturni sono proseguiti. Intorno alle 3, infatti, una motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto il molo Favaloro con 88 persone. E sempre gli uomini della Capitaneria di porto hanno rintracciato 21 tunisini, sbarcati poco dopo. Infine, gli ultimi 83, tra cui cinque minori, che i militari della Guardia di finanza hanno bloccato a mezzo miglio su una carretta del mare. Nella stessa notte altri tre sbarchi hanno toccato le coste siracusane, con in tutto 350 stranieri.
A bordo di un barcone giunto a Portopalo c’era anche un cadavere. La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro della salma e ha aperto un fascicolo. Altri 270 sono sbarcati a Messina. Ma i numeri degli approdi potrebbero presto moltiplicarsi: sui taxi del mare ci sono 1.421 persone a bordo.
La Geo Barents di Medici senza frontiere ora conta 596 passeggeri. Mentre 387 (di cui 150 minori non accompagnati) sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che chiede senza sosta un porto sicuro, già da due giorni. Infine 438, dopo l’evacuazione di un minore, sono sulla Sea Watch 3, tra cui 128 minori, 116 dei quali non accompagnati, la cui presenza è stata già segnalata dall’Ong al Tribunale di Palermo. Ma la palla passerà ad altri magistrati, visto che alla nave ieri sera è stato assegnato il porto di Taranto. E la Lega fa le pulci al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Purtroppo», commenta il deputato siciliano leghista Nino Germanà, «la situazione è fuori controllo a causa di un ministro dell’Interno che è stato sempre totalmente assente. Basta ricordare i numeri: con Matteo Salvini nel 2019 sono sbarcati 3.589 migranti, con Lamorgese nel 2022, 37.415. Ma la politica dei porti chiusi vuol dire anche salvare vite umane, fattore che la retorica progressista finge di dimenticare».
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Con 377 ragazzi extracomunitari in città escalation di risse fra etnie diverse, spaccio e violenze sessuali. La moglie del ministro (coordinatrice dell’Osservatorio): «Risposta inadeguata del sistema d’accoglienza”.Lampedusa: una fogna a cielo aperto. Sbarchi a raffica e oltre 1.700 persone nell’hotspot, a fronte di una capienza di 350 posti. La rete non ha retto e i liquami sono tracimati. Navi Ong pronte a scaricare 1.500 anime. Lo speciale comprende due articoli.C’è un documento, al di sopra di ogni sospetto di razzismo, che fotografa le origini dell’emergenza delle baby gang composte da minori non accompagnati che stanno seminando in terrore in alcune zone di Genova. È il rapporto per il 2021 dell’Osservatorio minori stranieri non accompagnati in Italia, firmato da Daniele Frigeri, direttore del Cespi e da Rosangela Cossidente, coordinatrice dell’osservatorio nonché moglie del ministro della Salute Roberto Speranza. Le 174 pagine del documento dell’osservatorio istituito dal Cespi descrivono così la situazione in Liguria: «Dal report mensile minori stranieri non accompagnati in Italia della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 30 novembre 2021, il numero di minorenni stranieri non accompagnati presenti sul territorio ligure è pari a 341 (due sono di genere femminile) e rappresenta il 3,1% delle presenze a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente, in cui i minorenni stranieri erano 185, si è assistito ad un incremento significativo di oltre l’80%». Poi il rapporto chiama in causa la gestione dei minori e il ministero dell’Interno, retto da Luciana Lamorgese, al governo insieme al marito della Cossidente: «A tale incremento non è tuttavia corrisposta un’adeguata risposta da parte del sistema di accoglienza». Ed ecco la questione: «Con l’avviso del 7 maggio 2021 del ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di ampliamento posti della rete Sai (quella in cui confluiscono i minori stranieri non accompagnati, ndr), vi è stato infatti un ampliamento di soli 20 posti dedicati ai minorenni stranieri per una spesa pari a euro 517.570,00; ampliamento che ha tuttavia interessato il solo capoluogo ligure, lasciando le altre province completamente scoperte». Nel dettaglio, si parla di «193 posti Sai già presenti al 2020 (163 su Genova e 30 sul Distretto sociale del Savonese) e dedicati ai minorenni». Il numerocomplessivo di posti Sai nella regione è pari a 213, a fronte di un numero di minorenni stranieri decisamente superiore. Nella sola Genova a dicembre scorso i ragazzi erano 377, con stime che prevedono che entro fine anno si arrivi a 500. Numeri fuori dal comune. Per Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni del capoluogo ligure «gli inserimenti nelle comunità andrebbero programmati. Non si può lavorare sulle ondate». Epicentro del fenomeno sono i giardini di Quinto, non lontano dall’omonima spiaggia e dalla stazione ferroviaria che porta lo stesso nome, che sono diventati il luogo del regolamento di conti tra la varie gang che si affrontano anche a colpi di casco da motociclista o di spranghe. Come la notte del 7 luglio scorso nel quartiere Castelletto di Genova, dove è scoppiata una maxi rissa tra minori stranieri non accompagnati proprio nel centro di accoglienza di passo dell’Acquidotto. Sette ragazzi sono rimasti feriti, dieci quelli identificati e denunciati. A fronteggiarsi, con cinghie, estintori e spranghe, sono stati un gruppo di albanesi e uno di egiziani e magrebini. Una situazione che ha costretto il prefetto Renato Franceschelli e il questore Orazio D’Anna a organizzare presidi con agenti antisommossa. Ma lo spauracchio dei celerini sembra non sortire molti effetti, visto che poco meno di un mese fa, dalle risse alle rapine, che hanno portato a cinque arresti alla fine di giugno, si è aggiunta anche una violenza sessuale su una ragazza quindicenne. Compiuta, secondo gli investigatori, da un minorenne straniero non accompagnato, denunciato alla Procura della Repubblica dei minori di Genova.La violenza sarebbe cominciata sulla spiaggia di Quinto, dove la ragazzina si trovava con due amiche. Alle tre giovani si sarebbero avvicinati tre ragazzi egiziani temporaneamente ospitati in una struttura di accoglienza. L’approccio sarebbe avvenuto senza che le ragazzine genovesi avessero mostrato disponibilità, neppure a scambiare qualche parola, ma questo non ha fermato uno degli egiziani. Avrebbe allungato le mani su una di loro, palpeggiandola nelle parti intime, testimone la gente presente in spiaggia che ha assistito sgomenta. E forse proprio la presenza di numerosi testimoni ha permesso a una delle ragazzine di allontanarsi e avvertire i genitori, che hanno allertato i carabinieri. Che hanno dovuto attuare una mini caccia all’uomo, visto che i tre stranieri avevano tentato la fuga salendo su un autobus di linea diretto verso il centro della città. Il terzetto di molestatori è stato rintracciato sul pullman e bloccato. Solo uno di loro, considerato l’autore materiale dei palpeggiamenti, è stato denunciato per violenza sessuale. Si tratta di un sedicenne arrivato in Italia il 6 giugno scorso, ma che in meno di un mese si è dato molto da fare nel giro delle baby gang. Prima dell’ultima denuncia il ragazzo ne vantava già un paio nel suo curriculum: per spaccio di droga e violenza sessuale. Quella della spiaggia è stata la terza in poche settimane, ma senza un intervento radicale sul sistema di gestione dei minori non accompagnati l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/orda-di-minori-stranieri-a-genova-lady-speranza-contro-la-lamorgese-2657765253.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lampedusa-una-fogna-a-cielo-aperto" data-post-id="2657765253" data-published-at="1659043987" data-use-pagination="False"> Lampedusa: una fogna a cielo aperto Mentre due giorni fa il Pd non ha votato il rinnovo del sostegno dell’Italia alla guardia costiera libica nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, gli sbarchi continuano senza sosta. E l’hotspot di Lampedusa è di nuovo ai limiti del collasso con gravi rischi igienico sanitari. In un video che circola in queste ore si vedono infatti gli ospiti della struttura costretti a fare la doccia all’aperto con bottiglie di acqua minerale, mentre fuori dai cancelli si intravede un’autobotte in arrivo per risolvere la carenza d’acqua che ormai va avanti da giorni. E per il numero eccessivo di presenze è scoppiata anche la rete fognaria. Nella struttura si trovano 1.793 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E anche se due notti fa 597 migranti sono stati imbarcati sulla nave Diciotti in direzione Porto Empedocle, la struttura sta per scoppiare. E dimostra che il viavai di traghetti e navi militari non è sufficiente. «Il ciclo di svuotamento e riempimento del centro di accoglienza di Lampedusa non è sostenibile», denuncia il segretario generale del sindacato di polizia Coisp Domenico Pianese, che aggiunge: «La situazione igienico sanitaria resta insostenibile sia per gli immigrati ma anche per i poliziotti, costretti a svolgere il proprio lavoro nelle stradine invase dai liquami della rete fognaria». Del resto, sull’isola non c’è tregua, grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, che spingono gli scafisti trafficanti di esseri umani a mettere i barconi in mare. Otto gli approdi in rapida successione dalle 20.30 di mercoledì sera, quando il pattugliatore della Guardia di finanza in servizio ha raggiunto il molo Favaloro con 70 persone di origine subsahariana, intercettate su un barchino di 12 metri a circa 11 miglia dall’isola. Poco dopo a sbarcare sono stati in 24: erano su un barchino alla deriva rintracciato dai militari della Guardia costiera, che hanno soccorso anche 62 egiziani, tutti uomini. Intorno alle 21.30 l’approdo più consistente della giornata: 124 sbarcati, che la motovedetta della Guardia di finanza aveva bloccato a circa nove miglia dalle coste. Gli ultimi a raggiungere mercoledì sera l’isola sono stati 29 uomini, tutti adulti e di origine subsahariana, intercettati, sempre dalle Fiamme gialle, a una decina di miglia dall’isola. Ma gli sbarchi notturni sono proseguiti. Intorno alle 3, infatti, una motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto il molo Favaloro con 88 persone. E sempre gli uomini della Capitaneria di porto hanno rintracciato 21 tunisini, sbarcati poco dopo. Infine, gli ultimi 83, tra cui cinque minori, che i militari della Guardia di finanza hanno bloccato a mezzo miglio su una carretta del mare. Nella stessa notte altri tre sbarchi hanno toccato le coste siracusane, con in tutto 350 stranieri. A bordo di un barcone giunto a Portopalo c’era anche un cadavere. La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro della salma e ha aperto un fascicolo. Altri 270 sono sbarcati a Messina. Ma i numeri degli approdi potrebbero presto moltiplicarsi: sui taxi del mare ci sono 1.421 persone a bordo. La Geo Barents di Medici senza frontiere ora conta 596 passeggeri. Mentre 387 (di cui 150 minori non accompagnati) sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che chiede senza sosta un porto sicuro, già da due giorni. Infine 438, dopo l’evacuazione di un minore, sono sulla Sea Watch 3, tra cui 128 minori, 116 dei quali non accompagnati, la cui presenza è stata già segnalata dall’Ong al Tribunale di Palermo. Ma la palla passerà ad altri magistrati, visto che alla nave ieri sera è stato assegnato il porto di Taranto. E la Lega fa le pulci al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Purtroppo», commenta il deputato siciliano leghista Nino Germanà, «la situazione è fuori controllo a causa di un ministro dell’Interno che è stato sempre totalmente assente. Basta ricordare i numeri: con Matteo Salvini nel 2019 sono sbarcati 3.589 migranti, con Lamorgese nel 2022, 37.415. Ma la politica dei porti chiusi vuol dire anche salvare vite umane, fattore che la retorica progressista finge di dimenticare».
Magari ci si aspettava qualcosa di più ma è il massimo che le risorse in campo permettono, dopo il veto di Bruxelles alla flessibilità per le spese contro il caro energia. Ieri è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale dei ministeri dell’Economia e dell’Ambiente che prolunga fino al 3 luglio il taglio delle accise sui carburanti, a decorrere da oggi. Lo sconto è solo di 5 centesimi. Per la benzina è una conferma rispetto a quello già in vigore con il precedente decreto, mentre per il gasolio il taglio di 5 centesimi è un dimezzamento dagli attuali 10 centesimi (12,2 contando anche l’Iva). È il quinto intervento del governo per calmierare i prezzi dei carburanti dopo la crisi energetica per la guerra nel Golfo.
Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso della scorsa settimana, ha detto più volte che le decisioni sarebbero state prese in base ai listini nelle stazioni di servizio. I lenti e continui ribassi lasciavano già presagire una riduzione dello sconto. In particolare, negli ultimi giorni, secondo il monitoraggio del Mimit, i prezzi medi alla pompa in modalità self service lungo la rete stradale nazionale sono rimasti sotto la soglia dei 2 euro al litro, registrando un valore pari a 1,921 euro/l per la benzina (era 1,926 venerdì) e 1,980 euro/l per il gasolio (in calo rispetto ai 1,984 euro del giorno prima). Come anticipato alla vigilia, il meccanismo adottato è quello delle accise mobili, che tiene conto dell’extra gettito dell’Iva dovuto ai rincari. Un sistema obbligato, alla luce del divieto della Commissione Ue di utilizzare la flessibilità di bilancio per misure che non siano le fonti rinnovabili, quindi per il taglio delle accise. Non è consentito fare più deficit. Nel decreto è precisato che «al fine di compensare le maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto rispetto all’ultima previsione, derivanti dall’aumento del prezzo internazionale del petrolio greggio, a decorrere dal 7 giugno 2026 e fino al 3 luglio 2026, le aliquote di accisa vengono rideterminate per la benzina a 622,90 euro per mille litri; per gli oli da gas o gasolio usato come carburante a 622,90 euro per mille litri; per i gas di petrolio liquefatti (GPL) usati come carburanti a 242,77 euro per mille chilogrammi; per il gas naturale usato come carburante: zero euro per metro cubo». Quanto alla copertura finanziaria del provvedimento, «pari a 149,4 milioni di euro, è garantita dal maggior gettito conseguito nel periodo dal 1 maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto».
Considerando che il taglio durerà per altri 27 giorni, il costo quotidiano è di circa 5,5 milioni. Molto meno del periodo iniziale in cui, per finanziare lo sconto di 24,4 centesimi sia per la benzina che per il gasolio, sono serviti centinaia di milioni per periodi anche più brevi.
Il prezzo della benzina quindi rimarrà invariato, intorno a 1,920 euro al litro nei prossimi giorni. Per il diesel, invece, bisogna aspettarsi una risalita sopra la soglia dei due euro litro, seppur di poco. Con il taglio dimezzato, si dovrebbe arrivare intorno a 2,040 euro al litro. Per entrambi, comunque, c’è un andamento al ribasso.
Con ogni probabilità questo sarà l’ultimo intervento generalizzato. Sia la Ue che il Fondo monetario internazionale hanno auspicato interventi mirati in favore delle famiglie più vulnerabili e delle imprese più esposte ai rincari, e non un taglio indiscriminato che contrasta con la politica di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Nei giorni scorsi era emersa la possibilità di voucher per le famiglie sotto i 15.000 euro di reddito. Ipotesi che a questo punto potrebbe essere valutata in un successivo intervento.
Le associazioni di consumatori sono rimaste deluse dal decreto.
Il Codacons ha stimato che «per effetto del minor sconto fiscale un pieno di diesel costerà 3,05 euro in più, considerata l’Iva. Maggior costo che raggiunge +9,1 euro al litro se il confronto è col precedente taglio da 20 centesimi del 18 marzo».
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Scorte di greggio USA sotto pressione. Aggirare Hormuz si può (alla lunga). Transiti protetti nell’ombra. Arriva il ferro di Simandou. Data center contro bollette.
Ansa
Anche Callum Turner è inglese e fa l’attore: di lui si sa soprattutto che è uno di quelli in predicato di fare James Bond. A meno che non lo blocchi l’accusa di… concorso esterno in associazione mafiosa, che la stampa inglese ha appiccicato addosso a lui e alla cantante, novella neomelodica.
Ai due consigliamo di non sottovalutare questi articoli: in Italia sappiamo bene dove portino certe campagne stampa... Battute a parte, dopo il matrimonio in forma privata celebrato a Londra, i due si stanno dando alla pazza gioia in Sicilia: giorni interi di feste, gite, piatti tipici; con ospiti di prim’ordine come Elton John (nei panni del testimone di nozze e performer di un mini show al pianoforte), Donatella Versace, le colleghe di lei, Olivia Dean e Charli XCX, e il produttore Mark Ronson. Per un costo totale che si aggira attorno a 1,7 milioni di dollari, e un giro d’affari per l’isola calcolato - indotto compreso - in addirittura 268 milioni di euro per il marchio della Trinacria. Ed è qui che gli inglesi non ci hanno visto più: ma come, qui stiamo nella crisi economica più nera, e voi andate a spendere i vostri soldi in Italia, in Sicilia? E così, accecati da un livore olimpico ineguagliabile, hanno commesso il più stupido dei falli di reazione: accusare la coppia di aver portato i soldi nella terra dei mafiosi. Una specie di concorso esterno, appunto.
Gli indizi, per i tabloid inglesi, sarebbero puntuali e precisi: un obbligo di tenere la bocca cucita e gli occhi chiusi, tipico delle famigghie «Non vedo, non sento, non parlo. Nulla saccio»; e poi la location principale - Villa Valguarnera - individuata a Bagheria. Cascano pure male perché la principessa proprietaria del palazzo, Vittoria Alliata, è stata protagonista di una coraggiosa denuncia proprio contro gli uomini di Cosa nostra. Il Telegraph aveva addirittura definito Bagheria «covo della mafia siciliana», salvo poi aggiungerci un «ex» nel tentativo di metterci una pezza, ma aggiungendo un riferimento al «triangolo della morte», una fabbrica di chiodi abbandonata dove, secondo il giornale, le vittime della criminalità organizzata venivano eliminate e disciolte nell’acido. E qui, a corredo dell’articolo, una bella foto di Bernardo Provenzano.
Per non farsi mancare nulla l’altro giornale popolare, The Sun ha titolato «Sole, mare e sopranos, il brutale passato dell’isola amata dalle star». E il Daily Mail ha paragonato queste nozze siciliane al matrimonio tra Michael Corleone e Apollonia Vitelli nel Padrino di Coppola: il più importante celebrato sull’isola da allora, a loro giudizio.
Insomma, agli amici inglesi è scivolato il piede sulla frizione e hanno dimenticato alcune cosette che ci permettiamo di ricordare loro. La prima: la mafia esiste a Palermo, esiste in Sicilia ma opera ormai con modalità che nella City londinese e nei paradisi fiscali britannici conoscono ancora meglio; pertanto c’è più capitale mafioso (di una mafia globale) nelle operazioni finanziarie che nelle mura di Villa Valguarnera o nelle strade di Palermo. Quella Palermo scelta dalle star perché è una città viva e la Sicilia sarà pure «buttanissima», per dirla col nostro amico Pietrangelo Buttafuoco, ma è una delle terre più belle al mondo. Già a luglio dello scorso anni Dua Lipa e Callum Turner erano stati paparazzati a Palermo, senza scorta o altro, pienamente immersi in quell’anima che evidentemente Londra non ha o non è capace di trasmettere.
I tabloid inglesi avrebbero potuto raccontare questo cambiamento, o cercare di strappare foto e video esclusivi della festa, o farsi coinvolgere. Invece no: hanno dovuto pescare nel peggior pregiudizio, dal sapore stantio. E dire che ai giornalisti inglesi certe notizie non mancano: in questi giorni per esempio avrebbero potuto seguire le polemiche sull’omicidio di Henry Nowak, ammanettato e ucciso dalla polizia che - secondo le indicazioni - ha preferito credere alle ricostruzioni false di un giovane sikh che, ubriaco e armato, aveva sferrato alcune coltellate al ragazzo bianco, salvo poi accusarlo di razzismo. E così, il ragazzo bianco è morto mentre continuava a dire che l’avevano ferito e che non riusciva a respirare: un George Floyd al contrario? Boh, meglio non montare polemiche per non favorire la destra e Nigel Farage che già vola nei sondaggi.
Per lo stesso motivo, in Gran Bretagna la sinistra ha nascosto e silenziato le violenze e i soprusi compiuti da alcuni uomini delle comunità pakistane nei confronti di donne e ragazze inglesi: i sindaci dei diversi Comuni coinvolti diedero ordine alla polizia locale di tenere coperte queste situazioni per non favorire il razzismo. Poi il bubbone è scoppiato e né il Partito laburista né il premier Starmer hanno potuto tenere la sordina attiva. E questi sono alcuni esempi di un fallimento sostanziale chiamato Londonistan. Poi certo, la stampa britannica può andare alla caccia dei mafiosi siciliani invece di quelli che nella City ripuliscono il malaffare. Se non bastassero certi articoli, potranno sperare nel nuovo 007 (che a questo punto non sarà Callum: troppo amico di don Vito Corleone...).
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Nicole Minetti (Ansa)
Adesso a spiare i contendenti non c’è l’occhio della televisione, ma lo scontro è comunque pubblico, con tanto di minaccia di finire in tribunale. Marco Travaglio e Fatto quotidiano da una parte, Francesca Nanni e la Procura generaledella Corte d’appello di Milano dall’altra. Una lite violenta, cominciata - guarda caso - da un risvolto di uno dei tanti processi a carico di Silvio Berlusconi. Sembra di vederlo, il Cavaliere, che da lassù se la ride, guardando uno dei suoi più acerrimi accusatori, l’ex Torquemada al servizio pubblico di Michele Santoro, che duella con uno dei magistrati gerarchicamente più in vista del tribunale lombardo, annunciando carte bollate e querela per diffamazione.
Memorabile, l’una che con linguaggio para giuridico dà all’altro del venditore di frottole, l’altro che risponde accusando il magistrato di non sapere fare le indagini e pretende le scuse per l’accusa di aver pubblicato «cose non vere». Tutto ha inizio dalla grazia a Nicole Minetti, ex igienista dentale che, con Berlusconi, prima divenne protagonista delle famose cene eleganti per poi finire a fare il consigliere della Regione Lombardia. Per le prime, i giudici l’hanno condannata a due anni e dieci mesi di carcere. Per l’attività politica, con l’accusa di aver usato fondi per scopi personali, le hanno inflitto un altro anno più un mese di detenzione. In totale, tre anni e 11 mesi, da scontarsi ai servizi sociali. Però, nell’estate del 2025, prima che il Tribunale di sorveglianza decidesse l’applicazione della pena, i legali di Nicole Minetti si sono rivolti a Sergio Mattarella, chiedendo un atto di clemenza perché l’ex igienista e consigliere regionale, a 15 anni di distanza dai fatti per cui fu condannata, ha ormai cambiato vita. A supporto della richiesta, gli avvocati allegano le cartelle mediche del minore che, nel frattempo, Minetti e il compagno hanno adottato. Il bambino ha bisogno di cure e «siccome è seguito dall’ospedale di Boston» non può essere staccato dalla madre adottiva. Per di più l’ex organizzatrice delle cene eleganti ormai vive tra l’Italia, gli Stati Uniti e l’Uruguay, dove lei e il suo fidanzato hanno attività imprenditoriali.
Mattarella, che ha il cuore d’oro, si commuove e, senza far suonare la grancassa, concede la grazia. Travaglio, che viene a sapere del gesto di clemenza, invece di commuoversi, si agita e comincia a scandagliare la vita privata di Minetti e compagno sostenendo che la donna continui a organizzare cene eleganti, con contorno di donnine e sostanze. Segue nota del Quirinale che, spaventato dai contraccolpi mediatici, chiede alla Procura generale, che aveva dato via libera alla grazia, di riconsiderare il caso con un supplemento d’indagine. E qui ecco il preludio dello show, con «Che dici? Ti querelo». Francesca Nanni, procuratrice generale di Milano che si è incaricata di effettuare le successive verifiche, scrive un comunicato puntuto in cui dice chiaro e tondo che Il Fatto quotidiano ha pubblicato una serie di balle, smentendo le accuse contro Minetti. A suo carico non ci sono indagini, né qui né in Spagna né Uruguay, dice l’alto magistrato. Non risultano ombre sull’adozione del bambino, la mamma lo ha abbandonato rendendosi irreperibile e il legale della donna, che sarebbe morto in circostanze misteriose, non era il difensore della madre, ma l’avvocato d’ufficio del bambino. Non solo: oltre a essersi espresso a favore dell’adozione del piccolo, il legale non è stato ucciso. Insomma, una smentita su tutta la linea che rischia di minare la credibilità della testata di Travaglio e proprio su un argomento di battaglia del giornale, Berlusconi e le sue feste.
E dunque, dopo aver sostenuto l’indipendenza, l’autonomia e la necessità di rispettare le sentenze e l’azione della magistratura, il direttore del Fatto dalla carta passa alle carte bollate, annunciando querela. La guerra alle toghe, ovviamente, è appena all’inizio. Non avendo alcuna intenzione di accettare la patente di bugiardo, Travaglio ha spedito i suoi inviati in Uruguay a scandagliare nuovamente la vita di Minetti e compagno. Dunque, ne vedremo delle belle, con protagonisti, oltre al suddetto direttore, anche Quirinale e tribunale. Uno spettacolo. Stampa, sinistra e magistratura si erano tanto amati. Ma adesso che Berlusconi non c’è più, tutto è cambiato e perfino Beppe Sala, il sindaco sulla cui attività da commissario Expo si consumò uno strappo fra magistrati (il capo della Procura voleva archiviare, il suo vice invece intendeva processare: la bega finì al Csm) dice che le toghe fanno politica. Uno scontro che arriva dopo il referendum sulla giustizia e a mettere sul banco degli imputati i giudici non è la destra, ma coloro che fino a ieri ne sostenevano l’indipendenza, l’autonomia e l’autorevolezza.
Come finirà? Beh, se la querela di Travaglio verrà davvero presentata, ci sarà da ridere. Il Cavaliere, se ci fosse, pulirebbe la sedia con il suo fazzoletto e si accomoderebbe per assistere in prima fila allo show. Come da Santoro.
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