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2022-07-29
Orda di minori stranieri a Genova. Lady Speranza contro la Lamorgese
(Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)
C’è un documento, al di sopra di ogni sospetto di razzismo, che fotografa le origini dell’emergenza delle baby gang composte da minori non accompagnati che stanno seminando in terrore in alcune zone di Genova. È il rapporto per il 2021 dell’Osservatorio minori stranieri non accompagnati in Italia, firmato da Daniele Frigeri, direttore del Cespi e da Rosangela Cossidente, coordinatrice dell’osservatorio nonché moglie del ministro della Salute Roberto Speranza. Le 174 pagine del documento dell’osservatorio istituito dal Cespi descrivono così la situazione in Liguria: «Dal report mensile minori stranieri non accompagnati in Italia della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 30 novembre 2021, il numero di minorenni stranieri non accompagnati presenti sul territorio ligure è pari a 341 (due sono di genere femminile) e rappresenta il 3,1% delle presenze a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente, in cui i minorenni stranieri erano 185, si è assistito ad un incremento significativo di oltre l’80%». Poi il rapporto chiama in causa la gestione dei minori e il ministero dell’Interno, retto da Luciana Lamorgese, al governo insieme al marito della Cossidente: «A tale incremento non è tuttavia corrisposta un’adeguata risposta da parte del sistema di accoglienza». Ed ecco la questione: «Con l’avviso del 7 maggio 2021 del ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di ampliamento posti della rete Sai (quella in cui confluiscono i minori stranieri non accompagnati, ndr), vi è stato infatti un ampliamento di soli 20 posti dedicati ai minorenni stranieri per una spesa pari a euro 517.570,00; ampliamento che ha tuttavia interessato il solo capoluogo ligure, lasciando le altre province completamente scoperte». Nel dettaglio, si parla di «193 posti Sai già presenti al 2020 (163 su Genova e 30 sul Distretto sociale del Savonese) e dedicati ai minorenni». Il numero
complessivo di posti Sai nella regione è pari a 213, a fronte di un numero di minorenni stranieri decisamente superiore. Nella sola Genova a dicembre scorso i ragazzi erano 377, con stime che prevedono che entro fine anno si arrivi a 500. Numeri fuori dal comune. Per Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni del capoluogo ligure «gli inserimenti nelle comunità andrebbero programmati. Non si può lavorare sulle ondate». Epicentro del fenomeno sono i giardini di Quinto, non lontano dall’omonima spiaggia e dalla stazione ferroviaria che porta lo stesso nome, che sono diventati il luogo del regolamento di conti tra la varie gang che si affrontano anche a colpi di casco da motociclista o di spranghe. Come la notte del 7 luglio scorso nel quartiere Castelletto di Genova, dove è scoppiata una maxi rissa tra minori stranieri non accompagnati proprio nel centro di accoglienza di passo dell’Acquidotto. Sette ragazzi sono rimasti feriti, dieci quelli identificati e denunciati. A fronteggiarsi, con cinghie, estintori e spranghe, sono stati un gruppo di albanesi e uno di egiziani e magrebini. Una situazione che ha costretto il prefetto Renato Franceschelli e il questore Orazio D’Anna a organizzare presidi con agenti antisommossa. Ma lo spauracchio dei celerini sembra non sortire molti effetti, visto che poco meno di un mese fa, dalle risse alle rapine, che hanno portato a cinque arresti alla fine di giugno, si è aggiunta anche una violenza sessuale su una ragazza quindicenne. Compiuta, secondo gli investigatori, da un minorenne straniero non accompagnato, denunciato alla Procura della Repubblica dei minori di Genova.
La violenza sarebbe cominciata sulla spiaggia di Quinto, dove la ragazzina si trovava con due amiche. Alle tre giovani si sarebbero avvicinati tre ragazzi egiziani temporaneamente ospitati in una struttura di accoglienza. L’approccio sarebbe avvenuto senza che le ragazzine genovesi avessero mostrato disponibilità, neppure a scambiare qualche parola, ma questo non ha fermato uno degli egiziani. Avrebbe allungato le mani su una di loro, palpeggiandola nelle parti intime, testimone la gente presente in spiaggia che ha assistito sgomenta. E forse proprio la presenza di numerosi testimoni ha permesso a una delle ragazzine di allontanarsi e avvertire i genitori, che hanno allertato i carabinieri. Che hanno dovuto attuare una mini caccia all’uomo, visto che i tre stranieri avevano tentato la fuga salendo su un autobus di linea diretto verso il centro della città. Il terzetto di molestatori è stato rintracciato sul pullman e bloccato. Solo uno di loro, considerato l’autore materiale dei palpeggiamenti, è stato denunciato per violenza sessuale. Si tratta di un sedicenne arrivato in Italia il 6 giugno scorso, ma che in meno di un mese si è dato molto da fare nel giro delle baby gang. Prima dell’ultima denuncia il ragazzo ne vantava già un paio nel suo curriculum: per spaccio di droga e violenza sessuale. Quella della spiaggia è stata la terza in poche settimane, ma senza un intervento radicale sul sistema di gestione dei minori non accompagnati l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi.
Lampedusa: una fogna a cielo aperto
Mentre due giorni fa il Pd non ha votato il rinnovo del sostegno dell’Italia alla guardia costiera libica nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, gli sbarchi continuano senza sosta. E l’hotspot di Lampedusa è di nuovo ai limiti del collasso con gravi rischi igienico sanitari. In un video che circola in queste ore si vedono infatti gli ospiti della struttura costretti a fare la doccia all’aperto con bottiglie di acqua minerale, mentre fuori dai cancelli si intravede un’autobotte in arrivo per risolvere la carenza d’acqua che ormai va avanti da giorni. E per il numero eccessivo di presenze è scoppiata anche la rete fognaria.
Nella struttura si trovano 1.793 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E anche se due notti fa 597 migranti sono stati imbarcati sulla nave Diciotti in direzione Porto Empedocle, la struttura sta per scoppiare. E dimostra che il viavai di traghetti e navi militari non è sufficiente.
«Il ciclo di svuotamento e riempimento del centro di accoglienza di Lampedusa non è sostenibile», denuncia il segretario generale del sindacato di polizia Coisp Domenico Pianese, che aggiunge: «La situazione igienico sanitaria resta insostenibile sia per gli immigrati ma anche per i poliziotti, costretti a svolgere il proprio lavoro nelle stradine invase dai liquami della rete fognaria».
Del resto, sull’isola non c’è tregua, grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, che spingono gli scafisti trafficanti di esseri umani a mettere i barconi in mare. Otto gli approdi in rapida successione dalle 20.30 di mercoledì sera, quando il pattugliatore della Guardia di finanza in servizio ha raggiunto il molo Favaloro con 70 persone di origine subsahariana, intercettate su un barchino di 12 metri a circa 11 miglia dall’isola. Poco dopo a sbarcare sono stati in 24: erano su un barchino alla deriva rintracciato dai militari della Guardia costiera, che hanno soccorso anche 62 egiziani, tutti uomini. Intorno alle 21.30 l’approdo più consistente della giornata: 124 sbarcati, che la motovedetta della Guardia di finanza aveva bloccato a circa nove miglia dalle coste. Gli ultimi a raggiungere mercoledì sera l’isola sono stati 29 uomini, tutti adulti e di origine subsahariana, intercettati, sempre dalle Fiamme gialle, a una decina di miglia dall’isola. Ma gli sbarchi notturni sono proseguiti. Intorno alle 3, infatti, una motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto il molo Favaloro con 88 persone. E sempre gli uomini della Capitaneria di porto hanno rintracciato 21 tunisini, sbarcati poco dopo. Infine, gli ultimi 83, tra cui cinque minori, che i militari della Guardia di finanza hanno bloccato a mezzo miglio su una carretta del mare. Nella stessa notte altri tre sbarchi hanno toccato le coste siracusane, con in tutto 350 stranieri.
A bordo di un barcone giunto a Portopalo c’era anche un cadavere. La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro della salma e ha aperto un fascicolo. Altri 270 sono sbarcati a Messina. Ma i numeri degli approdi potrebbero presto moltiplicarsi: sui taxi del mare ci sono 1.421 persone a bordo.
La Geo Barents di Medici senza frontiere ora conta 596 passeggeri. Mentre 387 (di cui 150 minori non accompagnati) sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che chiede senza sosta un porto sicuro, già da due giorni. Infine 438, dopo l’evacuazione di un minore, sono sulla Sea Watch 3, tra cui 128 minori, 116 dei quali non accompagnati, la cui presenza è stata già segnalata dall’Ong al Tribunale di Palermo. Ma la palla passerà ad altri magistrati, visto che alla nave ieri sera è stato assegnato il porto di Taranto. E la Lega fa le pulci al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Purtroppo», commenta il deputato siciliano leghista Nino Germanà, «la situazione è fuori controllo a causa di un ministro dell’Interno che è stato sempre totalmente assente. Basta ricordare i numeri: con Matteo Salvini nel 2019 sono sbarcati 3.589 migranti, con Lamorgese nel 2022, 37.415. Ma la politica dei porti chiusi vuol dire anche salvare vite umane, fattore che la retorica progressista finge di dimenticare».
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Con 377 ragazzi extracomunitari in città escalation di risse fra etnie diverse, spaccio e violenze sessuali. La moglie del ministro (coordinatrice dell’Osservatorio): «Risposta inadeguata del sistema d’accoglienza”.Lampedusa: una fogna a cielo aperto. Sbarchi a raffica e oltre 1.700 persone nell’hotspot, a fronte di una capienza di 350 posti. La rete non ha retto e i liquami sono tracimati. Navi Ong pronte a scaricare 1.500 anime. Lo speciale comprende due articoli.C’è un documento, al di sopra di ogni sospetto di razzismo, che fotografa le origini dell’emergenza delle baby gang composte da minori non accompagnati che stanno seminando in terrore in alcune zone di Genova. È il rapporto per il 2021 dell’Osservatorio minori stranieri non accompagnati in Italia, firmato da Daniele Frigeri, direttore del Cespi e da Rosangela Cossidente, coordinatrice dell’osservatorio nonché moglie del ministro della Salute Roberto Speranza. Le 174 pagine del documento dell’osservatorio istituito dal Cespi descrivono così la situazione in Liguria: «Dal report mensile minori stranieri non accompagnati in Italia della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 30 novembre 2021, il numero di minorenni stranieri non accompagnati presenti sul territorio ligure è pari a 341 (due sono di genere femminile) e rappresenta il 3,1% delle presenze a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente, in cui i minorenni stranieri erano 185, si è assistito ad un incremento significativo di oltre l’80%». Poi il rapporto chiama in causa la gestione dei minori e il ministero dell’Interno, retto da Luciana Lamorgese, al governo insieme al marito della Cossidente: «A tale incremento non è tuttavia corrisposta un’adeguata risposta da parte del sistema di accoglienza». Ed ecco la questione: «Con l’avviso del 7 maggio 2021 del ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di ampliamento posti della rete Sai (quella in cui confluiscono i minori stranieri non accompagnati, ndr), vi è stato infatti un ampliamento di soli 20 posti dedicati ai minorenni stranieri per una spesa pari a euro 517.570,00; ampliamento che ha tuttavia interessato il solo capoluogo ligure, lasciando le altre province completamente scoperte». Nel dettaglio, si parla di «193 posti Sai già presenti al 2020 (163 su Genova e 30 sul Distretto sociale del Savonese) e dedicati ai minorenni». Il numerocomplessivo di posti Sai nella regione è pari a 213, a fronte di un numero di minorenni stranieri decisamente superiore. Nella sola Genova a dicembre scorso i ragazzi erano 377, con stime che prevedono che entro fine anno si arrivi a 500. Numeri fuori dal comune. Per Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni del capoluogo ligure «gli inserimenti nelle comunità andrebbero programmati. Non si può lavorare sulle ondate». Epicentro del fenomeno sono i giardini di Quinto, non lontano dall’omonima spiaggia e dalla stazione ferroviaria che porta lo stesso nome, che sono diventati il luogo del regolamento di conti tra la varie gang che si affrontano anche a colpi di casco da motociclista o di spranghe. Come la notte del 7 luglio scorso nel quartiere Castelletto di Genova, dove è scoppiata una maxi rissa tra minori stranieri non accompagnati proprio nel centro di accoglienza di passo dell’Acquidotto. Sette ragazzi sono rimasti feriti, dieci quelli identificati e denunciati. A fronteggiarsi, con cinghie, estintori e spranghe, sono stati un gruppo di albanesi e uno di egiziani e magrebini. Una situazione che ha costretto il prefetto Renato Franceschelli e il questore Orazio D’Anna a organizzare presidi con agenti antisommossa. Ma lo spauracchio dei celerini sembra non sortire molti effetti, visto che poco meno di un mese fa, dalle risse alle rapine, che hanno portato a cinque arresti alla fine di giugno, si è aggiunta anche una violenza sessuale su una ragazza quindicenne. Compiuta, secondo gli investigatori, da un minorenne straniero non accompagnato, denunciato alla Procura della Repubblica dei minori di Genova.La violenza sarebbe cominciata sulla spiaggia di Quinto, dove la ragazzina si trovava con due amiche. Alle tre giovani si sarebbero avvicinati tre ragazzi egiziani temporaneamente ospitati in una struttura di accoglienza. L’approccio sarebbe avvenuto senza che le ragazzine genovesi avessero mostrato disponibilità, neppure a scambiare qualche parola, ma questo non ha fermato uno degli egiziani. Avrebbe allungato le mani su una di loro, palpeggiandola nelle parti intime, testimone la gente presente in spiaggia che ha assistito sgomenta. E forse proprio la presenza di numerosi testimoni ha permesso a una delle ragazzine di allontanarsi e avvertire i genitori, che hanno allertato i carabinieri. Che hanno dovuto attuare una mini caccia all’uomo, visto che i tre stranieri avevano tentato la fuga salendo su un autobus di linea diretto verso il centro della città. Il terzetto di molestatori è stato rintracciato sul pullman e bloccato. Solo uno di loro, considerato l’autore materiale dei palpeggiamenti, è stato denunciato per violenza sessuale. Si tratta di un sedicenne arrivato in Italia il 6 giugno scorso, ma che in meno di un mese si è dato molto da fare nel giro delle baby gang. Prima dell’ultima denuncia il ragazzo ne vantava già un paio nel suo curriculum: per spaccio di droga e violenza sessuale. Quella della spiaggia è stata la terza in poche settimane, ma senza un intervento radicale sul sistema di gestione dei minori non accompagnati l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/orda-di-minori-stranieri-a-genova-lady-speranza-contro-la-lamorgese-2657765253.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lampedusa-una-fogna-a-cielo-aperto" data-post-id="2657765253" data-published-at="1659043987" data-use-pagination="False"> Lampedusa: una fogna a cielo aperto Mentre due giorni fa il Pd non ha votato il rinnovo del sostegno dell’Italia alla guardia costiera libica nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, gli sbarchi continuano senza sosta. E l’hotspot di Lampedusa è di nuovo ai limiti del collasso con gravi rischi igienico sanitari. In un video che circola in queste ore si vedono infatti gli ospiti della struttura costretti a fare la doccia all’aperto con bottiglie di acqua minerale, mentre fuori dai cancelli si intravede un’autobotte in arrivo per risolvere la carenza d’acqua che ormai va avanti da giorni. E per il numero eccessivo di presenze è scoppiata anche la rete fognaria. Nella struttura si trovano 1.793 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E anche se due notti fa 597 migranti sono stati imbarcati sulla nave Diciotti in direzione Porto Empedocle, la struttura sta per scoppiare. E dimostra che il viavai di traghetti e navi militari non è sufficiente. «Il ciclo di svuotamento e riempimento del centro di accoglienza di Lampedusa non è sostenibile», denuncia il segretario generale del sindacato di polizia Coisp Domenico Pianese, che aggiunge: «La situazione igienico sanitaria resta insostenibile sia per gli immigrati ma anche per i poliziotti, costretti a svolgere il proprio lavoro nelle stradine invase dai liquami della rete fognaria». Del resto, sull’isola non c’è tregua, grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, che spingono gli scafisti trafficanti di esseri umani a mettere i barconi in mare. Otto gli approdi in rapida successione dalle 20.30 di mercoledì sera, quando il pattugliatore della Guardia di finanza in servizio ha raggiunto il molo Favaloro con 70 persone di origine subsahariana, intercettate su un barchino di 12 metri a circa 11 miglia dall’isola. Poco dopo a sbarcare sono stati in 24: erano su un barchino alla deriva rintracciato dai militari della Guardia costiera, che hanno soccorso anche 62 egiziani, tutti uomini. Intorno alle 21.30 l’approdo più consistente della giornata: 124 sbarcati, che la motovedetta della Guardia di finanza aveva bloccato a circa nove miglia dalle coste. Gli ultimi a raggiungere mercoledì sera l’isola sono stati 29 uomini, tutti adulti e di origine subsahariana, intercettati, sempre dalle Fiamme gialle, a una decina di miglia dall’isola. Ma gli sbarchi notturni sono proseguiti. Intorno alle 3, infatti, una motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto il molo Favaloro con 88 persone. E sempre gli uomini della Capitaneria di porto hanno rintracciato 21 tunisini, sbarcati poco dopo. Infine, gli ultimi 83, tra cui cinque minori, che i militari della Guardia di finanza hanno bloccato a mezzo miglio su una carretta del mare. Nella stessa notte altri tre sbarchi hanno toccato le coste siracusane, con in tutto 350 stranieri. A bordo di un barcone giunto a Portopalo c’era anche un cadavere. La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro della salma e ha aperto un fascicolo. Altri 270 sono sbarcati a Messina. Ma i numeri degli approdi potrebbero presto moltiplicarsi: sui taxi del mare ci sono 1.421 persone a bordo. La Geo Barents di Medici senza frontiere ora conta 596 passeggeri. Mentre 387 (di cui 150 minori non accompagnati) sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che chiede senza sosta un porto sicuro, già da due giorni. Infine 438, dopo l’evacuazione di un minore, sono sulla Sea Watch 3, tra cui 128 minori, 116 dei quali non accompagnati, la cui presenza è stata già segnalata dall’Ong al Tribunale di Palermo. Ma la palla passerà ad altri magistrati, visto che alla nave ieri sera è stato assegnato il porto di Taranto. E la Lega fa le pulci al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Purtroppo», commenta il deputato siciliano leghista Nino Germanà, «la situazione è fuori controllo a causa di un ministro dell’Interno che è stato sempre totalmente assente. Basta ricordare i numeri: con Matteo Salvini nel 2019 sono sbarcati 3.589 migranti, con Lamorgese nel 2022, 37.415. Ma la politica dei porti chiusi vuol dire anche salvare vite umane, fattore che la retorica progressista finge di dimenticare».
Idris Elba (Ansa)
Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c’era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma». Così Ian Fleming descrive James Bond in Dalla Russia con amore. È la prima volta che appare, così nel dettaglio, il viso di 007. Un uomo qualunque, tanto che lo scrittore britannico aveva deciso di battezzarlo con il nome di un ornitologo. Non appariscente, quindi. Un uomo con un volto e un fisico normali. Che passa inosservato, o quasi, come si conviene a un agente segreto. Più simile al primo attore che lo ha impersonificato, Sean Connery, che all’ultimo, Daniel Craig.
Ma adesso che anche Craig è uscito di scena, chi lo sostituirà? Qualcuno ha proposto una donna, del resto già intravista in No time to die. «È solo un numero», risponde Lashana Lynch a un esterrefatto Craig dopo che quest’ultimo è venuto a sapere che non è più lui 007, ma lei. Qualcun altro, invece, ha fatto il nome di un attore afro, Idris Elba, il quale però ha messo le cose in chiaro in un’intervista concessa a Gq: «Bond è talmente irreale che un pizzico di realismo ci sta bene, ma non cerchiamo di renderlo politicamente corretto. Credo che si debba rimanere fedeli alla propria essenza. Non bisogna cercare di assecondare i gusti del pubblico. Bisogna essere semplicemente Bond».
Non ci sarà quindi, almeno secondo Elba, alcun 007 afro. E neppure politicamente corretto. Anche perché non avrebbe senso. Il personaggio inventato da Fleming, infatti, è un bianco squisitamente britannico. Un uomo disposto a rischiare la pelle per la regina e per quel che resta dell’impero britannico. E il cui profilo, già nei primi film, è stato parecchio ammorbidito. Su Bond, infatti, Fleming ha riversato tutto sé stesso. Le proprie paure, le proprie passioni. E pure le proprie perversioni. Nei libri è addirittura un sadico, proprio come il suo inventore. Indossa vestiti su misura, realizzati dai migliori sarti di Londra. Beve il Vesper Martini in onore della donna che ha amato, Vesper Lynd appunto, e che gli è stata strappata («la puttana è morta», dirà alla fine di Casinò royale, mentre invece stava morendo dentro lui). Nei romanzi si parla di cocktail e di buon vino, ma non si fa mai riferimento alla birra, che pure appare in uno degli ultimi film, il già citato No time to die, ma solo per una questione di pubblicità (povero James, costretto a sorseggiare con la bottiglia verde in bella vista pur di campare). C’è tanto caviale su pane tostato e ideali ormai vecchi e sepolti. C’è un uomo che è ben lontano dalla figura del super eroe che emerge dai film. Soffre di accidia, si abbatte ed è ferito più volte. Viene addirittura spedito in un centro per disintossicarsi di tutto il cibo e i drink che ha nel corpo ed è costretto a bere strani intrugli dietetici. E infine, dopo essersi innamorato, pensa addirittura di smettere di fare l’agente segreto. Bond è tutto questo. Un personaggio della letteratura inglese del Dopoguerra. E ne conserva i dolori e le speranze. È figlio dei bombardamenti su Londra e della noia di Fleming, l’uomo che voleva essere James Bond.
Sbagliava il personaggio della Lynch a dire, in No time to die, che 007 è solo un numero. È un pezzo di storia britannica. Un brandello di Union Jack che si ostina a resistere, anche se rovinato dal tempo.
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Franco Prodi (Imagoeconomica)
Oppure quando, per fronteggiare alcune crisi degli anni Settanta, nonché l’abbandono del nucleare, si costruirono alcune centrali a policombustibile che, con semplici modifiche ai bruciatori, avrebbero potuto generare elettricità da questo o quel combustibile (gas naturale, petrolio, carbone), a seconda della convenienza, e poi, arrivò la sinistra e dispose ogni impedimento per l’uso del carbone? Scelte scriteriate che ogni tanto si fanno a casa nostra, direte. D’accordo sullo «scriteriate», un po’ meno su «ogni tanto», ché l’elenco è ben lungo. Ecco un altro esempio fresco di questi giorni: per misteriosi motivi la Regione Puglia sta smantellando un modernissimo sistema di radar che avrebbe giovato al monitoraggio degli eventi meteorologici. Il che è tanto più misterioso, posto che quelli che stanno commettendo il delitto sono gli stessi che piangono perché non si fa abbastanza per contrastare quegli eventi. Quei radar li aveva predisposti il professor Franco Prodi.
Professor Prodi, alla Regione Puglia stanno rottamando alcuni radar di avanzato livello tecnologico che lei stesso aveva voluto. È così?
«Sì, è così. La fisica dell’Atmosfera è centrale nel sistema clima, ma studia anche il meteo e i sistemi di precipitazione. Lo strumento principale della ricerca sperimentale è il radar meteorologico. Era il 2010 quando preparavo un progetto in risposta ad un bando della Regione Puglia su fondi europei. Il progetto si chiamava “Rivona. Rischi per il volo e nowcasting aeroportuale”, e risultò vincitore del bando. Tra il 2012 e il 2014, realizzammo quanto il progetto prometteva: installazione di due radar meteorologici di avanzate caratteristiche, collocati a distanza ottimale dall’aeroporto di Brindisi (a Torchiarolo e a Mesagne), su direzioni a 90 gradi fra loro, multiparametrici, Doppler e sincronizzabili».
Cosa ci facevate con quei radar?
«Per esempio, col radar basato in Torchiarolo studiammo i temporali e i sistemi precipitanti, e presentammo interessanti risultati alle conferenze di radarmeteorologia a Breckenridge (Colorado) e a Norman (Oklahoma)».
Per quanto tempo sono stati utilizzati?
«Non per molto. Per ragioni misteriose, sebbene fino al 2010 io avessi diretto l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) del Cnr, decisero di assegnare quelle apparecchiature radar ai ricercatori della sezione di Roma dell’Isac, fino ad allora totalmente estranei al progetto stesso. Purtroppo, questi si rivelarono presto incapaci di gestire quelle strumentazioni - e non posso dargliene una colpa, visto che non l’avevano progettato loro - tanto che dalla data del loro coinvolgimento dal radar di Torchiarolo non uscì più alcuna immagine».
E l’altro radar, quello di Mesagne?
«Sebbene noi lo avessimo consegnato completato, esso non fu mai neanche attivato, per la stessa ragione per la quale l’altro fu messo da parte».
Le conseguenze?
«Anche se il mio gruppo aveva disegnato specificatamente il progetto per la sicurezza dei voli, quei radar e i metodi della radarmeteorologia avrebbero avuto ricadute benefiche importanti in tutti gli altri settori, nella gestione dei rischi meteorologici (alluvioni, temporali distruttivi e grandine), in agricoltura per l’irrigazione, nella gestione dei bacini idroelettrici, nel traffico terrestre, marittimo e ferroviario».
E oggi cosa sta succedendo?
«Un fatto gravissimo. Utilizzando fondi del Pnrr, la Regione Puglia, attraverso la cessione in comodato dell’area di Torchiarolo, sta consentendo l’installazione, da parte della Protezione civile regionale, di un radar di caratteristiche inferiori al radar esistente. Sembrerebbe per restare nei tempi di scadenza (fine giugno) previsti per l’utilizzo di quei fondi Pnrr. In pratica, pur di spendere denaro pubblico disponibile, si sta ignorando che attrezzatura migliore di quella che si vorrebbe installare nuova esiste già».
Ma non avrebbero potuto installare il nuovo radar in altra zona e continuare a beneficiare di quelli più avanzati che esistono già?
«Esatto. Il radar della Protezione civile potrebbe tuttora essere installato in altra località. Una adatta potrebbe essere Grottaglie: la Regione avrebbe tre radar e non commetterebbe il delitto di rottamarne due che sono di grande valore tecnico-scientifico».
Da quel che capisco, chi li ha avuti in carico non sembra sappia usarli. Ma i proprietari dei radar avanzati non hanno battuto ciglio?
«Il proprietario è il Cnr, ma a quanto pare la direzione Isac-Cnr ha preferito subire l’umiliazione. Ed è un’umiliazione alla scienza in generale, cosa cui ormai siamo abituati da quando i decisori politici, soprattutto quelli locali brillano di insipienza. Pensi che hanno venduto la cosa all’opinione pubblica come un miglioramento del progetto che stanno smantellando».
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.