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2022-07-29
Orda di minori stranieri a Genova. Lady Speranza contro la Lamorgese
(Simona Granati - Corbis/Corbis via Getty Images)
C’è un documento, al di sopra di ogni sospetto di razzismo, che fotografa le origini dell’emergenza delle baby gang composte da minori non accompagnati che stanno seminando in terrore in alcune zone di Genova. È il rapporto per il 2021 dell’Osservatorio minori stranieri non accompagnati in Italia, firmato da Daniele Frigeri, direttore del Cespi e da Rosangela Cossidente, coordinatrice dell’osservatorio nonché moglie del ministro della Salute Roberto Speranza. Le 174 pagine del documento dell’osservatorio istituito dal Cespi descrivono così la situazione in Liguria: «Dal report mensile minori stranieri non accompagnati in Italia della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 30 novembre 2021, il numero di minorenni stranieri non accompagnati presenti sul territorio ligure è pari a 341 (due sono di genere femminile) e rappresenta il 3,1% delle presenze a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente, in cui i minorenni stranieri erano 185, si è assistito ad un incremento significativo di oltre l’80%». Poi il rapporto chiama in causa la gestione dei minori e il ministero dell’Interno, retto da Luciana Lamorgese, al governo insieme al marito della Cossidente: «A tale incremento non è tuttavia corrisposta un’adeguata risposta da parte del sistema di accoglienza». Ed ecco la questione: «Con l’avviso del 7 maggio 2021 del ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di ampliamento posti della rete Sai (quella in cui confluiscono i minori stranieri non accompagnati, ndr), vi è stato infatti un ampliamento di soli 20 posti dedicati ai minorenni stranieri per una spesa pari a euro 517.570,00; ampliamento che ha tuttavia interessato il solo capoluogo ligure, lasciando le altre province completamente scoperte». Nel dettaglio, si parla di «193 posti Sai già presenti al 2020 (163 su Genova e 30 sul Distretto sociale del Savonese) e dedicati ai minorenni». Il numero
complessivo di posti Sai nella regione è pari a 213, a fronte di un numero di minorenni stranieri decisamente superiore. Nella sola Genova a dicembre scorso i ragazzi erano 377, con stime che prevedono che entro fine anno si arrivi a 500. Numeri fuori dal comune. Per Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni del capoluogo ligure «gli inserimenti nelle comunità andrebbero programmati. Non si può lavorare sulle ondate». Epicentro del fenomeno sono i giardini di Quinto, non lontano dall’omonima spiaggia e dalla stazione ferroviaria che porta lo stesso nome, che sono diventati il luogo del regolamento di conti tra la varie gang che si affrontano anche a colpi di casco da motociclista o di spranghe. Come la notte del 7 luglio scorso nel quartiere Castelletto di Genova, dove è scoppiata una maxi rissa tra minori stranieri non accompagnati proprio nel centro di accoglienza di passo dell’Acquidotto. Sette ragazzi sono rimasti feriti, dieci quelli identificati e denunciati. A fronteggiarsi, con cinghie, estintori e spranghe, sono stati un gruppo di albanesi e uno di egiziani e magrebini. Una situazione che ha costretto il prefetto Renato Franceschelli e il questore Orazio D’Anna a organizzare presidi con agenti antisommossa. Ma lo spauracchio dei celerini sembra non sortire molti effetti, visto che poco meno di un mese fa, dalle risse alle rapine, che hanno portato a cinque arresti alla fine di giugno, si è aggiunta anche una violenza sessuale su una ragazza quindicenne. Compiuta, secondo gli investigatori, da un minorenne straniero non accompagnato, denunciato alla Procura della Repubblica dei minori di Genova.
La violenza sarebbe cominciata sulla spiaggia di Quinto, dove la ragazzina si trovava con due amiche. Alle tre giovani si sarebbero avvicinati tre ragazzi egiziani temporaneamente ospitati in una struttura di accoglienza. L’approccio sarebbe avvenuto senza che le ragazzine genovesi avessero mostrato disponibilità, neppure a scambiare qualche parola, ma questo non ha fermato uno degli egiziani. Avrebbe allungato le mani su una di loro, palpeggiandola nelle parti intime, testimone la gente presente in spiaggia che ha assistito sgomenta. E forse proprio la presenza di numerosi testimoni ha permesso a una delle ragazzine di allontanarsi e avvertire i genitori, che hanno allertato i carabinieri. Che hanno dovuto attuare una mini caccia all’uomo, visto che i tre stranieri avevano tentato la fuga salendo su un autobus di linea diretto verso il centro della città. Il terzetto di molestatori è stato rintracciato sul pullman e bloccato. Solo uno di loro, considerato l’autore materiale dei palpeggiamenti, è stato denunciato per violenza sessuale. Si tratta di un sedicenne arrivato in Italia il 6 giugno scorso, ma che in meno di un mese si è dato molto da fare nel giro delle baby gang. Prima dell’ultima denuncia il ragazzo ne vantava già un paio nel suo curriculum: per spaccio di droga e violenza sessuale. Quella della spiaggia è stata la terza in poche settimane, ma senza un intervento radicale sul sistema di gestione dei minori non accompagnati l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi.
Lampedusa: una fogna a cielo aperto
Mentre due giorni fa il Pd non ha votato il rinnovo del sostegno dell’Italia alla guardia costiera libica nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, gli sbarchi continuano senza sosta. E l’hotspot di Lampedusa è di nuovo ai limiti del collasso con gravi rischi igienico sanitari. In un video che circola in queste ore si vedono infatti gli ospiti della struttura costretti a fare la doccia all’aperto con bottiglie di acqua minerale, mentre fuori dai cancelli si intravede un’autobotte in arrivo per risolvere la carenza d’acqua che ormai va avanti da giorni. E per il numero eccessivo di presenze è scoppiata anche la rete fognaria.
Nella struttura si trovano 1.793 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E anche se due notti fa 597 migranti sono stati imbarcati sulla nave Diciotti in direzione Porto Empedocle, la struttura sta per scoppiare. E dimostra che il viavai di traghetti e navi militari non è sufficiente.
«Il ciclo di svuotamento e riempimento del centro di accoglienza di Lampedusa non è sostenibile», denuncia il segretario generale del sindacato di polizia Coisp Domenico Pianese, che aggiunge: «La situazione igienico sanitaria resta insostenibile sia per gli immigrati ma anche per i poliziotti, costretti a svolgere il proprio lavoro nelle stradine invase dai liquami della rete fognaria».
Del resto, sull’isola non c’è tregua, grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, che spingono gli scafisti trafficanti di esseri umani a mettere i barconi in mare. Otto gli approdi in rapida successione dalle 20.30 di mercoledì sera, quando il pattugliatore della Guardia di finanza in servizio ha raggiunto il molo Favaloro con 70 persone di origine subsahariana, intercettate su un barchino di 12 metri a circa 11 miglia dall’isola. Poco dopo a sbarcare sono stati in 24: erano su un barchino alla deriva rintracciato dai militari della Guardia costiera, che hanno soccorso anche 62 egiziani, tutti uomini. Intorno alle 21.30 l’approdo più consistente della giornata: 124 sbarcati, che la motovedetta della Guardia di finanza aveva bloccato a circa nove miglia dalle coste. Gli ultimi a raggiungere mercoledì sera l’isola sono stati 29 uomini, tutti adulti e di origine subsahariana, intercettati, sempre dalle Fiamme gialle, a una decina di miglia dall’isola. Ma gli sbarchi notturni sono proseguiti. Intorno alle 3, infatti, una motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto il molo Favaloro con 88 persone. E sempre gli uomini della Capitaneria di porto hanno rintracciato 21 tunisini, sbarcati poco dopo. Infine, gli ultimi 83, tra cui cinque minori, che i militari della Guardia di finanza hanno bloccato a mezzo miglio su una carretta del mare. Nella stessa notte altri tre sbarchi hanno toccato le coste siracusane, con in tutto 350 stranieri.
A bordo di un barcone giunto a Portopalo c’era anche un cadavere. La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro della salma e ha aperto un fascicolo. Altri 270 sono sbarcati a Messina. Ma i numeri degli approdi potrebbero presto moltiplicarsi: sui taxi del mare ci sono 1.421 persone a bordo.
La Geo Barents di Medici senza frontiere ora conta 596 passeggeri. Mentre 387 (di cui 150 minori non accompagnati) sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che chiede senza sosta un porto sicuro, già da due giorni. Infine 438, dopo l’evacuazione di un minore, sono sulla Sea Watch 3, tra cui 128 minori, 116 dei quali non accompagnati, la cui presenza è stata già segnalata dall’Ong al Tribunale di Palermo. Ma la palla passerà ad altri magistrati, visto che alla nave ieri sera è stato assegnato il porto di Taranto. E la Lega fa le pulci al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Purtroppo», commenta il deputato siciliano leghista Nino Germanà, «la situazione è fuori controllo a causa di un ministro dell’Interno che è stato sempre totalmente assente. Basta ricordare i numeri: con Matteo Salvini nel 2019 sono sbarcati 3.589 migranti, con Lamorgese nel 2022, 37.415. Ma la politica dei porti chiusi vuol dire anche salvare vite umane, fattore che la retorica progressista finge di dimenticare».
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Con 377 ragazzi extracomunitari in città escalation di risse fra etnie diverse, spaccio e violenze sessuali. La moglie del ministro (coordinatrice dell’Osservatorio): «Risposta inadeguata del sistema d’accoglienza”.Lampedusa: una fogna a cielo aperto. Sbarchi a raffica e oltre 1.700 persone nell’hotspot, a fronte di una capienza di 350 posti. La rete non ha retto e i liquami sono tracimati. Navi Ong pronte a scaricare 1.500 anime. Lo speciale comprende due articoli.C’è un documento, al di sopra di ogni sospetto di razzismo, che fotografa le origini dell’emergenza delle baby gang composte da minori non accompagnati che stanno seminando in terrore in alcune zone di Genova. È il rapporto per il 2021 dell’Osservatorio minori stranieri non accompagnati in Italia, firmato da Daniele Frigeri, direttore del Cespi e da Rosangela Cossidente, coordinatrice dell’osservatorio nonché moglie del ministro della Salute Roberto Speranza. Le 174 pagine del documento dell’osservatorio istituito dal Cespi descrivono così la situazione in Liguria: «Dal report mensile minori stranieri non accompagnati in Italia della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, aggiornato al 30 novembre 2021, il numero di minorenni stranieri non accompagnati presenti sul territorio ligure è pari a 341 (due sono di genere femminile) e rappresenta il 3,1% delle presenze a livello nazionale. Rispetto all’anno precedente, in cui i minorenni stranieri erano 185, si è assistito ad un incremento significativo di oltre l’80%». Poi il rapporto chiama in causa la gestione dei minori e il ministero dell’Interno, retto da Luciana Lamorgese, al governo insieme al marito della Cossidente: «A tale incremento non è tuttavia corrisposta un’adeguata risposta da parte del sistema di accoglienza». Ed ecco la questione: «Con l’avviso del 7 maggio 2021 del ministero dell’Interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, di ampliamento posti della rete Sai (quella in cui confluiscono i minori stranieri non accompagnati, ndr), vi è stato infatti un ampliamento di soli 20 posti dedicati ai minorenni stranieri per una spesa pari a euro 517.570,00; ampliamento che ha tuttavia interessato il solo capoluogo ligure, lasciando le altre province completamente scoperte». Nel dettaglio, si parla di «193 posti Sai già presenti al 2020 (163 su Genova e 30 sul Distretto sociale del Savonese) e dedicati ai minorenni». Il numerocomplessivo di posti Sai nella regione è pari a 213, a fronte di un numero di minorenni stranieri decisamente superiore. Nella sola Genova a dicembre scorso i ragazzi erano 377, con stime che prevedono che entro fine anno si arrivi a 500. Numeri fuori dal comune. Per Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni del capoluogo ligure «gli inserimenti nelle comunità andrebbero programmati. Non si può lavorare sulle ondate». Epicentro del fenomeno sono i giardini di Quinto, non lontano dall’omonima spiaggia e dalla stazione ferroviaria che porta lo stesso nome, che sono diventati il luogo del regolamento di conti tra la varie gang che si affrontano anche a colpi di casco da motociclista o di spranghe. Come la notte del 7 luglio scorso nel quartiere Castelletto di Genova, dove è scoppiata una maxi rissa tra minori stranieri non accompagnati proprio nel centro di accoglienza di passo dell’Acquidotto. Sette ragazzi sono rimasti feriti, dieci quelli identificati e denunciati. A fronteggiarsi, con cinghie, estintori e spranghe, sono stati un gruppo di albanesi e uno di egiziani e magrebini. Una situazione che ha costretto il prefetto Renato Franceschelli e il questore Orazio D’Anna a organizzare presidi con agenti antisommossa. Ma lo spauracchio dei celerini sembra non sortire molti effetti, visto che poco meno di un mese fa, dalle risse alle rapine, che hanno portato a cinque arresti alla fine di giugno, si è aggiunta anche una violenza sessuale su una ragazza quindicenne. Compiuta, secondo gli investigatori, da un minorenne straniero non accompagnato, denunciato alla Procura della Repubblica dei minori di Genova.La violenza sarebbe cominciata sulla spiaggia di Quinto, dove la ragazzina si trovava con due amiche. Alle tre giovani si sarebbero avvicinati tre ragazzi egiziani temporaneamente ospitati in una struttura di accoglienza. L’approccio sarebbe avvenuto senza che le ragazzine genovesi avessero mostrato disponibilità, neppure a scambiare qualche parola, ma questo non ha fermato uno degli egiziani. Avrebbe allungato le mani su una di loro, palpeggiandola nelle parti intime, testimone la gente presente in spiaggia che ha assistito sgomenta. E forse proprio la presenza di numerosi testimoni ha permesso a una delle ragazzine di allontanarsi e avvertire i genitori, che hanno allertato i carabinieri. Che hanno dovuto attuare una mini caccia all’uomo, visto che i tre stranieri avevano tentato la fuga salendo su un autobus di linea diretto verso il centro della città. Il terzetto di molestatori è stato rintracciato sul pullman e bloccato. Solo uno di loro, considerato l’autore materiale dei palpeggiamenti, è stato denunciato per violenza sessuale. Si tratta di un sedicenne arrivato in Italia il 6 giugno scorso, ma che in meno di un mese si è dato molto da fare nel giro delle baby gang. Prima dell’ultima denuncia il ragazzo ne vantava già un paio nel suo curriculum: per spaccio di droga e violenza sessuale. Quella della spiaggia è stata la terza in poche settimane, ma senza un intervento radicale sul sistema di gestione dei minori non accompagnati l’elenco potrebbe essere destinato ad allungarsi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/orda-di-minori-stranieri-a-genova-lady-speranza-contro-la-lamorgese-2657765253.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lampedusa-una-fogna-a-cielo-aperto" data-post-id="2657765253" data-published-at="1659043987" data-use-pagination="False"> Lampedusa: una fogna a cielo aperto Mentre due giorni fa il Pd non ha votato il rinnovo del sostegno dell’Italia alla guardia costiera libica nelle commissioni Esteri e Difesa della Camera, gli sbarchi continuano senza sosta. E l’hotspot di Lampedusa è di nuovo ai limiti del collasso con gravi rischi igienico sanitari. In un video che circola in queste ore si vedono infatti gli ospiti della struttura costretti a fare la doccia all’aperto con bottiglie di acqua minerale, mentre fuori dai cancelli si intravede un’autobotte in arrivo per risolvere la carenza d’acqua che ormai va avanti da giorni. E per il numero eccessivo di presenze è scoppiata anche la rete fognaria. Nella struttura si trovano 1.793 ospiti a fronte di una capienza di 350 posti. E anche se due notti fa 597 migranti sono stati imbarcati sulla nave Diciotti in direzione Porto Empedocle, la struttura sta per scoppiare. E dimostra che il viavai di traghetti e navi militari non è sufficiente. «Il ciclo di svuotamento e riempimento del centro di accoglienza di Lampedusa non è sostenibile», denuncia il segretario generale del sindacato di polizia Coisp Domenico Pianese, che aggiunge: «La situazione igienico sanitaria resta insostenibile sia per gli immigrati ma anche per i poliziotti, costretti a svolgere il proprio lavoro nelle stradine invase dai liquami della rete fognaria». Del resto, sull’isola non c’è tregua, grazie anche alle condizioni meteo favorevoli, che spingono gli scafisti trafficanti di esseri umani a mettere i barconi in mare. Otto gli approdi in rapida successione dalle 20.30 di mercoledì sera, quando il pattugliatore della Guardia di finanza in servizio ha raggiunto il molo Favaloro con 70 persone di origine subsahariana, intercettate su un barchino di 12 metri a circa 11 miglia dall’isola. Poco dopo a sbarcare sono stati in 24: erano su un barchino alla deriva rintracciato dai militari della Guardia costiera, che hanno soccorso anche 62 egiziani, tutti uomini. Intorno alle 21.30 l’approdo più consistente della giornata: 124 sbarcati, che la motovedetta della Guardia di finanza aveva bloccato a circa nove miglia dalle coste. Gli ultimi a raggiungere mercoledì sera l’isola sono stati 29 uomini, tutti adulti e di origine subsahariana, intercettati, sempre dalle Fiamme gialle, a una decina di miglia dall’isola. Ma gli sbarchi notturni sono proseguiti. Intorno alle 3, infatti, una motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto il molo Favaloro con 88 persone. E sempre gli uomini della Capitaneria di porto hanno rintracciato 21 tunisini, sbarcati poco dopo. Infine, gli ultimi 83, tra cui cinque minori, che i militari della Guardia di finanza hanno bloccato a mezzo miglio su una carretta del mare. Nella stessa notte altri tre sbarchi hanno toccato le coste siracusane, con in tutto 350 stranieri. A bordo di un barcone giunto a Portopalo c’era anche un cadavere. La Procura di Siracusa ha disposto il sequestro della salma e ha aperto un fascicolo. Altri 270 sono sbarcati a Messina. Ma i numeri degli approdi potrebbero presto moltiplicarsi: sui taxi del mare ci sono 1.421 persone a bordo. La Geo Barents di Medici senza frontiere ora conta 596 passeggeri. Mentre 387 (di cui 150 minori non accompagnati) sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée, che chiede senza sosta un porto sicuro, già da due giorni. Infine 438, dopo l’evacuazione di un minore, sono sulla Sea Watch 3, tra cui 128 minori, 116 dei quali non accompagnati, la cui presenza è stata già segnalata dall’Ong al Tribunale di Palermo. Ma la palla passerà ad altri magistrati, visto che alla nave ieri sera è stato assegnato il porto di Taranto. E la Lega fa le pulci al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Purtroppo», commenta il deputato siciliano leghista Nino Germanà, «la situazione è fuori controllo a causa di un ministro dell’Interno che è stato sempre totalmente assente. Basta ricordare i numeri: con Matteo Salvini nel 2019 sono sbarcati 3.589 migranti, con Lamorgese nel 2022, 37.415. Ma la politica dei porti chiusi vuol dire anche salvare vite umane, fattore che la retorica progressista finge di dimenticare».
Il fumo si alza dopo gli attacchi aerei sui depositi di petrolio dell'8 marzo a Teheran (Getty Images)
Per la prima volta nella storia recente, gli Emirati Arabi Uniti hanno lanciato un attacco diretto contro l’Iran, prendendo di mira un impianto di desalinizzazione. Il raid segna un’escalation significativa nel conflitto in Medio Oriente, che vede ormai coinvolti Stati Uniti, Israele e diversi Paesi del Golfo. Abu Dhabi ha annunciato di aver intercettato la maggior parte dei missili e dei droni provenienti dall’Iran, pur confermando quattro vittime tra cittadini stranieri e feriti in un bilancio che ha incluso persone di più di una decina di nazionalità.
Il bombardamento degli Emirati arriva in una giornata già segnata da nuove tensioni sul fronte iraniano. L’Assemblea degli Esperti ha raggiunto un accordo sulla scelta del nuovo leader supremo della Repubblica Islamica dopo la morte di Ali Khamenei, aprendo uno scenario di incertezza politica interna che si intreccia con l’emergenza militare. L’ayatollah Mohammad-Mahdi Mirbagheri ha dichiarato che sono stati compiuti «grandi sforzi per determinare la guida» e che è stato concordato «un parere decisivo e unanime». Secondo altri membri dell’Assemblea, il candidato scelto dovrebbe essere «odiato dal nemico», citando addirittura gli Stati Uniti, che avrebbero già fatto il nome del prescelto. Il figlio di Khamenei, Mojtaba, resta tra i favoriti, ma la sua candidatura ha incontrato la ferma opposizione di Washington.
Sul terreno, la guerra si manifesta con numeri impressionanti di vittime e distruzione. Gli attacchi israeliani in Libano hanno provocato almeno 394 morti, tra cui 83 bambini e 42 donne, mentre gli scontri tra Hezbollah e Israele proseguono senza sosta. In Iran, oltre 1.200 persone sono rimaste uccise negli attacchi statunitensi e israeliani, con quasi diecimila edifici civili danneggiati o distrutti, secondo la Mezzaluna Rossa. La città di Teheran è avvolta da fumo e da una pioggia nera, contaminata dal petrolio che le bombe hanno fatto fuoriuscire dai depositi colpiti.
Il conflitto ha ormai travalicato i confini iraniani. Missili e droni iraniani hanno preso di mira Israele, la Giordania, il Kuwait e gli Emirati, causando danni materiali e morti tra civili e operatori di sicurezza. Secondo Abu Dhabi, gli attacchi dell’Iran hanno incluso 16 missili balistici e 117 droni, in gran parte intercettati dalle difese aeree locali. L’Iran, dal canto suo, dichiara di poter sostenere la guerra su vasta scala per almeno sei mesi, forte di un arsenale di missili e droni pronti all’impiego. La crisi ha provocato anche flussi di rifugiati: molti iraniani stanno attraversando il confine con la Turchia per sfuggire al conflitto, ricordando scenari già vissuti durante la guerra siriana. Il rischio di un’escalation regionale è evidente, con Paesi del Golfo vulnerabili e la produzione petrolifera in pericolo, minacciando ripercussioni globali. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ammonito che «se la guerra continua, non ci sarà modo di vendere petrolio, né la capacità di produrlo nella regione».
Anche la diplomazia internazionale accelera. Il presidente francese Emmanuel Macron si recherà a Cipro per riaffermare la solidarietà europea e cercare di contribuire alla de-escalation nel Mediterraneo orientale. La Cina, attraverso il ministro degli Esteri Wang Yi, ha richiamato tutte le potenze a svolgere «un ruolo costruttivo» e a evitare che la forza diventi diritto. In questo contesto, le parole di papa Leone XIV all’Angelus domenicale risuonano come un monito: «Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi» in Iran e in tutto il Medio Oriente, affinché la guerra non trascini nella destabilizzazione anche il Libano e i paesi circostanti.
Il conflitto sembra ormai destinato a protrarsi, con un intreccio di vendette, alleanze e interessi strategici che rende sempre più difficile prevedere il prossimo sviluppo. La prima volta degli Emirati contro Teheran non è soltanto un episodio isolato: potrebbe essere il segnale che la guerra, finora circoscritta, rischia di allargarsi a nuovi fronti.
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