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Orcel ribatte a Merz. «Al tavolo Commerz ci avete invitato voi»

Orcel ribatte a Merz. «Al tavolo Commerz ci avete invitato voi»
Andrea Orcel (Ansa)
  • Il capo di Unicredit sulla Russia: «Così perdiamo 20 miliardi». Vicina l’assemblea di Mediobanca: testa a testa sul sì all’Ops.
  • I sindacati: «Auspichiamo l’autonomia del gruppo a tutela di 20.000 lavoratori».

Lo speciale contiene due articoli.


Andrea Orcel si presenta alla conferenza organizzata a Berlino da Goldman Sachs con piglio deciso. Molti sassolini nella scarpa. Nel mirino ci sono i vincoli del golden power italiano sull’Ops lanciata su Banco Bpm e le reticenze del governo tedesco che intende bloccare la scalata a Commerzbank. Roma e Berlino, unite dalla diffidenza. L’amministratore delegato di Unicredit non la manda a dire: «Se il golden power non viene chiarito in qualche forma, ci ritireremo. La probabilità di proseguire con l’offerta su Banco Bpm è al 20%, o meno». In attesa che il Tar del Lazio si esprima sul ricorso di Banco Bpm contro la decisione della Consob di sospendere per 30 giorni l’Ops, Orcel torna a criticare i paletti posti dal governo. «Perché abbiamo chiesto la sospensione?», si chiede, «Perché stiamo cercando il dialogo e avere ancora il tempo di presentare l’offerta. Se la definizione dei contorni del golden power non è chiara e non è corretta ci ritireremo». Da Bruxelles fanno sapere che gli uffici stanno esaminando i documenti inviati da Palazzo Chigi per spiegare le motivazioni che hanno imposto paletti così rigidi in un’operazione totalmente domestica. La risposta è attesa per il 19 giugno. Orcel coglie l’occasione per incalzare il governo: «Mi devono spiegare cosa intendono per uscita dalla Russia. Se chiudo tutte le attività, smetto di incassare e mi espongo a una penale da 20 miliardi».

La Russia come alibi regolatorio secondo Orcel. Unicredit ha ridotto l’attività del 90%. «Abbiamo effettivamente cessato tutte le nostre attività di prestito in Russia dal 2022» dice il super manager «Abbiamo 800-900 milioni di prestiti rimasti, ma se ho un mutuo di 20 anni, non posso accelerare più di così. Siamo scesi dell’85-90%, penso che sia abbastanza. Abbiamo cessato tutti i pagamenti, tranne quelli in euro e dollari. Siamo passati da 25 miliardi a trimestre a 6 miliardi a trimestre». Non manca la punta di veleno: «Anche il golden power indica che devo continuare a effettuare quei pagamenti perché le aziende in Germania, in Italia e in Francia continuano a operare lì e ne hanno bisogno. D’altronde, continuiamo a comprare energia, materie prime dalla Russia, questo è consentito. Quindi, come potrà una società pagare tutto questo se non esiste un sistema di pagamento?».

Ma il governo italiano continua a spingere sul pedale dei divieti sventolando il vessillo della sicurezza nazionale anche se Unicredit e Banco Bpm hanno entrambi sede a Milano. «Non è una critica alla politica, ma non è nemmeno razionale», dice il banchiere, «quando si blocca un’operazione solo per difesa, si uccide il mercato».

In Germania il copione è diverso ma il finale è uguale: stop alla scalata su Commerzbank. Dopo il siluro lanciato dal cancelliere Friedrich Merz, secondo cui l’offerta di Unicredit sarebbe «inaccettabile» e «ostile», Orcel alza le spalle: «Siamo stati invitati dal ministero delle Finanze tedesco, a partecipare alla privatizzazione. Eravamo gli unici. Ci hanno chiesto pure di alzare l’offerta. Dove sarebbe l’atteggiamento ostile?».

Orcel, per ora, si ferma al 30%, aspetta le autorizzazioni, ma avverte: il prezzo delle azioni è troppo caro, «ben oltre i fondamentali».

E mentre Unicredit gioca le sue partite, Mediobanca prepara l’assemblea più importante della sua storia. Lunedì sarà il giorno del giudizio per l’Ops su Banca Generali. Nel pomeriggio si era diffusa la notizia di un esposto in Procura presentato dai legali di Piazzetta Cuccia. Ipotizzava un’azione di «concerto» tra Caltagirone e Delfin nell’Ops che Montepaschi si appresta a lanciare sulla banca d’affari. La notizia è stata smentita anche se del tema sono già stati investite Consob e Banca d’Italia.

Sul fronte azionario le cose vanno diversamente. Favorevoli e contrari all’Ops su Banca Generali si confrontano testa a testa. Caltagirone e Delfin voteranno contro facendo pesare la loro partecipazione che si avvicina al 30%. Ma il blocco potrebbe aggiungere 10 punti. Dall’altra parte c’è il fronte degli investitori istituzionali. Norges bank, il più grande fondo sovrano del mondo, ha detto sì all’Ops. E con lui, si allineano anche i fondi americani – da Calpers a Calstrs – e consulenti più influenti (Iss, Glass Lewis e Pirc). Si muovono anche la famiglia Doris e Banca Mediolanum. Da entrambi i fronti arriva luce verde. In un risiko che sembra geopolitica finanziaria, Piazza Affari resta osservatrice impassibile: Mediobanca chiude la giornata con un modesto -0,20% a 19,635 euro. La calma prima della tempesta.

Anche Fabi e Unisin scendono in campo per i dipendenti del Banco

Fabi e Unisin, le due principali sigle sindacali del gruppo Banco Bpm, scendono in campo contro l’Ops proposta da Unicredit: «Auspichiamo l’autonomia del gruppo, a tutela dei 20.000 dipendenti, della loro professionalità e del ruolo sociale che la banca esercita da decenni». Non è un grido di resistenza ideologica, ma un riflettore sui nodi di una corsa alla concentrazione che, se non governata, rischia di lasciare sul campo più macerie che sviluppo.Banco Bpm ha una storia industriale fatta di volti, competenze, legami con il territorio. È il terzo gruppo bancario italiano per dimensioni. Smembrarlo o inglobarlo senza una visione sociale condivisa vuol dire, secondo il sindacato, tagliare i ponti con la funzione che il gruppo ha sempre svolto, soprattutto in aree fragili del Paese. Secondo le comunicazioni di Unicredit, per rispettare i limiti imposti dall’Antitrust il nuovo gruppo dovrebbe chiudere almeno 209 sportelli. Il 14% della rete Banco Bpm. Un’amputazione territoriale, lamentano Fabi e Unisin, che colpisce soprattutto due regioni già provate dalla ritirata silenziosa del credito: Veneto e Sicilia.In Veneto, le sovrapposizioni tra la vecchia Cariverona e Banco Popolare rendono quasi inevitabile la chiusura di numerose filiali. In Sicilia, la storia si ripete con un copione noto: l’eredità del Banco di Sicilia, assorbito da Capitalia e poi da Unicredit. La desertificazione bancaria, aggiungono i sindacati, non è una formula retorica: è la realtà di cittadini costretti a percorrere chilometri per accedere ai servizi bancari, imprese che vedono sparire il proprio interlocutore di fiducia e con esso ogni possibilità di accesso al credito. Nel documento preparato Fabi e Unisin la domanda è esplicita: «E se uno degli obiettivi di questa operazione fosse guadagnare dalla commercializzazione degli sportelli?». È una provocazione legittima. Perché quando un’intera rete di filiali viene valutata in termini di costi e opportunità finanziarie, il rischio è che si perda il senso stesso della banca come infrastruttura sociale, oltre che economica.L’ossessione per l’efficienza non può giustificare la rinuncia alla prossimità. Né può il mercato decidere, da solo, dove e a chi il credito debba essere garantito. L’autonomia di Banco Bpm - come auspicano Fabi e Unisn - non è solo una questione di governance, ma un modo per evitare che un altro pezzo del sistema bancario italiano venga assorbito in logiche che premiano la concentrazione a scapito dell’occupazione e della coesione territoriale.Chiudere 209 sportelli non significa solo ridurre i costi: significa impoverire il territorio. L’articolo 47 prescrive la tutela del risparmio e l’accesso al credito. E le banche, prima di essere strumenti finanziari, dovrebbero restare ciò che la nostra Costituzione prescrive: un servizio al cittadino

Leone alza la voce: «Risolvete i conflitti da uomini, non come bestie tecnologiche»
Papa Leoen XIV (Ansa)
Il Santo Padre durante il Concistoro chiede il dono della pace. Poi torna sull’importanza della famiglia, «che precede gli Stati».

«La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche», sono parole molto forti quelle pronunciate ieri da Papa Leone XIV è stato piuttosto chiaro ieri, nell’omelia della messa a San Pietro che di fatto ha aperto il Concistoro straordinario.

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«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Il presidente libanese Joseph Aoun (Getty Images)
Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le Pen.
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L'Europa finisce sotto un'auto
Ursula von der Leyen (Ansa)
Volkswagen licenzia 100.000 dipendenti e chiude fabbriche, i vertici di Mercedes ammettono: «Situazione gravissima». I due colossi schiantati, assieme a concorrenti e indotto made in Italy, dalle folli politiche verdi di Bruxelles. Che però insiste.

Immagino che da ieri nessuno avrà più dubbi sul prezzo da pagare per la transizione energetica. Volkswagen, ossia il più grande gruppo automobilistico europeo e il secondo nel mondo, si prepara a licenziare 100.000 dipendenti, all’incirca un sesto dell’intera sua forza lavoro. La decisione sarebbe maturata in seguito al calo delle vendite ma soprattutto dei profitti che nello scorso anno si sarebbero ridotti di oltre il 40 per cento. Che a Wolfsburg, in Bassa Sassonia, le cose non andassero a gonfie vele lo si era capito da tempo, quando l’azienda aveva annunciato un programma di riduzione del personale da qui al 2030.

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Per la Cgil con il caldo non si lavora, ma si può sfilare sul carro del Pride
Ansa
Secondo Maurizio Landini e compagni, la mancata pioggia e i morti nei cantieri sono colpa di Giorgia Meloni. Faticare al sole è un suicidio mentre andare al corteo arcobaleno a Napoli (alle 15) è un dovere. Alla faccia dell’allerta.

Lavoratori di tutto il mondo, refrigeratevi. La Cgil di lotta e di condizionatore è da tempo impegnata, come sappiamo, in una campagna infuocata, o per meglio dire: ghiacciata, contro il caldo.

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