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Orbán è un alleato fondamentale per cambiare faccia all’Europa

Orbán è un alleato fondamentale per cambiare faccia all’Europa
Ansa
  • Tutti dicono che Matteo Salvini amoreggia con il suo peggior nemico. In realtà, il magiaro non ci danneggia sull'immigrazione. E, in vista delle elezioni del 2019, può portare la Lega nel Ppe a trazione identitaria.
  • Tra il vicepremier e il leader di Fidesz è subito intesa, complice la cucina lombarda. L'alleanza ha il beneplacito di Silvio Berlusconi e un solo nemico giurato: Emmanuel Macron.
  • In piazza San Babila la manifestazione di chi contestava il summit in prefettura. Laura Boldrini, tante sigle, ma solite parole d'ordine in favore di Bruxelles e accoglienza.
  • Investimenti e tasse giù: la «Orbanomics» sta facendo volare il Paese La disoccupazione è passata dall'11 al 4%. E i redditi salgono da anni.

Lo speciale contiene quattro articoli

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Ranucci si scusa con Nordio a metà
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)
Mister «Report» ammette di aver sbagliato a sostenere che il ministro era stato nel ranch uruguaiano. Poi prova a svicolare: «Ho detto che era una notizia da verificare».

Zero passi avanti, uno indietro e una supercazzola. È la sintesi dell’ultimo episodio della serie intitolata Il giornalista e il ministro: Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e principe dell’informazione d’inchiesta e il Guardasigilli Carlo Nordio.

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Per l’Uruguay è regolare l’adozione della Minetti. E Cipriani ringrazia il Colle
Nicole Minetti (Ansa)
Né affidamento informale né pratica privata: il tribunale del Paese sudamericano rispettò le procedure. Il compagno dell’ex igienista: «Da Mattarella atto d’amore».

A dispetto di quanto è stato raccontato nelle ultime settimane, la vicenda legata a Nicole Minetti, tra la grazia ricevuta dal Quirinale e il bambino adottato in Uruguay, comincia poco alla volta a rientrare dentro un perimetro più preciso. Restano ancora alcune verifiche da fare.

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Russi da censurare, regimi benvenuti: alla Biennale va in mostra l’ipocrisia
Ansa
Bruxelles strilla per la presenza di Mosca a Venezia, ma tace su Cuba e Cina, Stati dove i dissidenti vengono fatti morire in cella. D’altronde, è la stessa Ue che finge di non vedere le violazioni delle sanzioni che impone.

Più che un’esposizione internazionale d’arte, la Biennale di Venezia sta diventando il festival mondiale dell’ipocrisia. Non si parla di quadri, di opere, di allestimenti scenografici. Ma soltanto dell’apertura o meno del padiglione russo, considerata da alcuni come una sorta di legittimazione della campagna criminale di Vladimir Putin contro l’Ucraina.

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Vietato dire no alla moschea
Nel riquadro il manifesto della Lega rimosso dopo la protesta degli islamici dell’Ucoii (iStock)

A Venezia i fedeli di Maometto si lamentano per lo spot leghista sui bus contro la costruzione di un tempio islamico. La società concessionaria della pubblicità fa rimuovere i cartelloni: il messaggio non rispetta il codice etico aziendale. Il Carroccio fa ricorso.

Si può inneggiare ai No Tav, schierarsi per il No Trivelle e negare con tutte le forze la caccia e il nucleare. Ma se ti azzardi a scrivere «No moschea» su un cartello vieni bandito dal consesso civile. Accade a Venezia durante la campagna elettorale, con un oscurantismo a orologeria degno di Riad.

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